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19/12 CENA NO TAV DI AUTOFINANZIAMENTO a Brescia

Avendo già molte spese alle spalle e prevedendo l’innumerevole quantità di iniziative dei prossimi mesi, aiuta anche tu a finanziare la lotta contro l’alta velocità brescia – verona con una cena di autofinanziamento!

VENERDI 19 DICEMBRE  ore 20:30

Menù della serata:

– Frittelle di ceci con salsa alioli

– Cannelloni con tofu, broccoli e noci

– Spiedini di seitan, tofu e verdure con lenticchie in umido e spinaci, insalata con arance e noci

– Dolce

Su ogni tavolo acqua, vino, pane.

Il costo della cena è di 12 euro a persona (10 per studenti e precari) per tutte le portate, vino, acqua e contorni compresi.
E’ molto gradita la prenotazione.

Per INFO E PRENOTAZIONI chiamare Radio Onda d’Urto allo 030-45670.

Il ricavato della cena andrà interamente al Coordinamento No Tav Brescia-Verona per sostenere la lotta contro la devastazione dei nostri territori e le numerose iniziative in programma.

Durante la serata sarà possibile trovare e acquistare i calendari NO TAV 2015!

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MARTEDI 16 DICEMBRE ASSEMBLEA POPOLARE NO TAV

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Le belle e partecipate ” passeggiate popolari ” del 5 ottobre a San Martino della Battaglia e del 22 novembre a Lonato del Garda ci hanno regalato dei bei momenti passati insieme ma soprattutto ci hanno fatto crescere in consapevolezza : è ormai evidente infatti il salto di qualita’ compiuto dal Movimento No Tav attivo lungo la tratta Brescia – Verona.  Da quando siamo in campo con azioni dirette, incontri e manifestazioni di massa sul territorio non c’è più nessuna subalternità da parte degli enti locali rispetto alle istituzioni sovraordinate su questo tema.  In pochi mesi  abbiamo spostato i termini del confronto, dando a tutti la possibilità di avviare una discussione collettiva su un problema che non è più considerato nei riduttivi termini di compensazione e mitigazione, come ancora diversi amministratori comunali si attardano a fare: è ormai senso comune un no senza se e senza ma alla realizzazione di questa grande opera.

Appare ormai evidente a tutti che una dilazione dei termini per presentare le osservazioni o un rinvio dell’esame del progetto definivo attualmente in discussione non cambiano né lo scenario né tanto meno la prospettiva di opposizione integrale con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, essendo questa un’infrastruttura che giudichiamo inutile per i trasporti, dannosa al territorio e costosa per le tasche dei cittadini.

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FERMARLO E’ POSSIBILE . FERMARLO TOCCA A NOI.                             Convochiamo quindi per martedi 16 dicembre alle ore 21.00 un’assemblea popolare , a Ponte San Marco, frazione di un comune, quello di Calcinato, diventato oggi il cuore della resistenza al Tav: qui si susseguono i tentativi di effettuare i carotaggi dei terreni da parte  di tecnici sovente respinti dai proprietari e monitorati dai nostri militanti, con il conseguente innalzamento del livello di consapevolezza della cittadinanza.

Nel corso di questo appuntamento da un lato verra messo a punto un fitto calendario di iniziative pubbliche per l’inverno, dal’altro verranno definite le forme e gli strumenti di consulenza alla popolazione per sostenerla, allargando il fronte dell’opposizione al Tav anche a tutti quei paesi in cui non sono ancora attive strutture organizzate. Invitiamo quindi alla massima partecipazione tutte le persone, le associazioni , i comitati , i collettivi che vogliono proseguire nella lotta contro il TAV , aspettandoci anche un contributo in termini di idee e proposte.  

L’unica opzione, lo ribadiamo ancora una volta, è quella zero. Gli oltre quattro miliardi di euro destinati alla costruzione del TAV devono essere destinati al miglioramento e alla riqualificazione del servizio della ferrovia esistente, alle bonifiche , al risanamento idrogeologico del territorio.

L’UNICA VERA GRANDE OPERA

CASA REDDITO SALUTE DIGNITA’

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ASSEMBLEA PUBBLICA A DESENZANO: COME RESISTERE AGLI ESPROPRI?

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IL TAV STA ARRIVANDO, MA FERMARLO E’ POSSIBILE!
COME RESISTERE AGLI ESPROPRI?

Assemblea aperta a tutti,
Mercoledì 10 Dicembre, ore 21:00
sala Brunelli presso il palazzo comunale di Desenzano

Invitiamo tutte le persone che abitano e amano questo territorio a partecipare ad un’assemblea aperta in cui si parlerà di come resistere ad un esproprio. Resistenza che oltre agli espropriati nello specifico coinvolge anche l’intera popolazione, che subirà i danni devastanti del passaggio della TAV.
Con noi saranno presenti gli attivisti No Tav del Terzo Valico, cioè della tratta Milano-Tortona, che in questo periodo stanno combattendo con tutte le loro forze agli espropri.

L’Alta Velocità comporterà disagi enormi per il nostro territorio e toccherà aree molte sensibili, dal sito archeologico del Lavagnone al laghetto del Frassino, fino ad arrivare ai danni idrogeologici delle due grandi gallerie di Calcinato e Peschiera e ai disagi causati dai lavori e dalle aree cantieristiche.
Molti ancora non sanno che chi ha in appalto l’opera è ansioso di iniziare a speculare sulla nostra terra: più volte i tecnici di Cepav2 sono stati avvistati nei territori di Calcinato, Montichiari e Lonato, mentre cercavano di entrare in proprietà private senza alcun diritto acquisito.
Ricordiamo come alcune ditte che formano il consorzio di Cepav 2 (Maltauro e Saipem) siano legate ad inchieste giudiziarie per mafia o a illeciti che trovano le proprie radici agli scandali di tangentopoli.

Non abbiamo intenzione di farci espropriare dalle nostre case, dai nostri luoghi di lavoro, di farci rovinare territorio e salute per costruire un’opera inutile che farà guadagnare solo le imprese costruttrici e chi gravita loro attorno, per di più utilizzando i soldi dei cittadini.

Comitato No Tav Desenzano

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

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IL TERZO VALICO PROVOCA DISSESTO: METTIAMO IN SICUREZZA IL TERRITORIO

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DIROTTARE I FINANZIAMENTI DEL TERZO VALICO ALLA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO

Le recenti alluvioni, che hanno colpito fortemente buona parte delle vallate Liguri e Basso Piemontesi, hanno messo a nudo l’urgenza di intervenire nella messa in sicurezza e cura del territorio.

In questo momento centinaia di frane stanno causando l’interruzione di un numero impressionante di strade Provinciali e Comunali,  abitazioni sono state evacuate e altre sono ad alto rischio.

In questo contesto di criticità diffusa, se percorriamo le valli interessate dal progetto del Tav – Terzo Valico, scopriamo come i cantieri aperti abbiano contribuito ad aggravare la situazione. Ovunque c’è un cantiere attivo, si sono create situazioni di dissesto correlate ai cantieri stessi. Una vera e propria Via Crucis: da Trasta, con la frana che ha causato il deragliamento del Freccia Bianca, ai cantieri di Cravasco, Pontedecimo e Maglietto dove la distruzione della collina avvenuta nel cantiere ha causato il cedimento della strada soprastante. Al Basso Pieve di Novi dove l’installazione dei cantieri ha contribuito al peggioramento di una zona già fragile.

Questa situazione di straordinaria criticità mette in luce una situazione di ordinaria ingiustizia.

Da una parte montagne di risorse pubbliche vengono inghiottite da grandi opere come il Tav – Terzo Valico che consumano in maniera scellerata il territorio e per cui nessuno è mai riuscito a dimostrarne l’utilità (progetti basati su previsioni di traffico merci che la storia ha già sentenziato come assurde, nessuna analisi costi – benefici) e dall’altra assistiamo a tagli  e carenze laddove occorre soddisfare le reali necessità delle persone.

Non solo cura del territorio, ma un trasporto realmente pubblico ed efficiente, un miglioramento dei servizi scolastici ed ospedalieri, sono alcuni esempi delle priorità in cui crediamo debbano andare le risorse delle grandi opere, perché siano rispettati gli interessi dei molti sugli interessi di pochi.

Movimento No Tav – Terzo Valico

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NO TAV TRENTINO: SABATO 13 PARATA NO TAV A ROVERETO

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Il Coordinamento Trentino No Tav ha organizzato per sabato 13 dicembre una PARATA NO TAV a Rovereto. L’invito è quello di portare  fischietti, pentole, tamburi, “qualsiasi cosa per farci sentire”. Una parata per ricordare che il 17 dicembre, a Torino, verrà pronunciata la sentenza del processo contro Chiara, Mattia, Claudio e Niccolò, no tav in carcere da un anno per aver sabotato dei macchinari nel cantiere del TAV in Valsusa. Per quell’azione, che subito il movimento in un’assemblea popolare e poi i quattro compagni in aula hanno rivendicato a testa alta, la Procura ha chiesto 9 anni e 6 mesi di carcere per “terrorismo”. Altri tre no tav sono in carcere (Lucio, Francesco e Graziano) e centinaia sono sotto processo per aver difeso la terra e la libertà dalla devastazione e dal profitto. Il Coordinamento Trentino NOTAV sottolinea in una nota che ” con questi processi e con l’accusa di terrorismo lo Stato
vuole intimidire e ricattare tutte le lotte”.

notav_5Intanto domenica 7 dicembre è stato inaugurato il primo presidio permanente No Tav della tratta Verona-Brennero situato lungo la statale 12 tra i comuni di Mattarello e Besenello all’altezza di un cavalcavia che segna il passaggio da strada normale a superstrada. Oltre 700 le persone che hanno partecipato all’acquisto del terreno dove sorgera’ il presidio.

Sentiamo Anna del gruppo Mamme No Tav di Marco ( Rovereto )

 

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8 dicembre 2005: Venaus è libera!

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L’idea di riprendersi Venaus è concreta, i giorni di blocco sono stati giorni impareggiabili, e il sondaggio popolare decreta la manifestazione. Tutti sono convinti della manifestazione, tutti sanno che il movimento ancora una volta ci può riuscire. E’ chiaro quello che si andrà a fare, con l’astuzia, la determinazione che contraddistingue ormai il movimento bisogna provarci. Il giorno prima i preparativi sono stati frenetici, un commerciante di Rivoli che affitta e ripara generatori di corrente è un no tav convinto, e siccome siamo spesso da lui si dice disposto a donare per la causa un container per rifare il presidio, la nostra base di partenza per ri-insediarci a Venaus. Lo andiamo a prendere il giorno prima, facciamo il giro dei blocchi in statale dove passa è salutato da un’ovazione.

E’ il comune di Bussoleno a mettere a disposizione il furgone che lo deve caricare e che vogliamo portare a Venaus, l’area individuata è quella del prato davanti all’ingresso del cantiere.

La manifestazione è convocata per la mattina alle 10.30 piazza della stazione di Susa, è la manifestazione del riscatto, chi c’è e siamo almeno 10.000, sa cosa fare, sa che questo è il corteo della svolta, oggi ce la riprendiamo!

Venaus è presidiata dalle forze dell’ordine in maniera massiccia, il bivio dei passeggeri è chiuso da uomini e mezzi, uguale Mompantero, Giaglione è libera. Il percorso della manifestazione è semplice e il movimento lo conosce già, l’ultima volta il 4 giugno, lo abbiamo fatto in 30.000, la partenza uguale, quella piazza l’abbiamo riempita di 50.000 no tav allo sciopero generale della valle. E’ questo il passaporto della manifestazione, è tutto questo più le botte prese nella notte di Venaus, e l’occupazione dell’ autostrada, è questo che si legge sui volti votati alla riscossa. Alcuni compagni sono giunti da fuori per partecipare a quella che sarà la Manifestazione per eccellenza.

Aprono i sindaci, davanti a loro una schiera di giornalisti e cameraman, anche loro hanno capito che oggi il movimento farà notizia, a seguire il container addobbato con il nonno combattivo della bandiera disegnato su una tavola di legno enorme, dietro ancora si apre il corteo con una talpa in gommapiuma che simboleggia gli scavi sospirati di VENAUS,  il furgone dell’amplificazione dei comitati, il camper no tav e dietro migliaia di persone con le bandiere, i cartelli autoprodotti, e tanto coraggio.

La manifestazione si snoda in salita, alla prima curva verso Venaus ci si prepara, dietro al container i compagni si schierano: 7 scudi di plexigass, uno per ogni lettera vergata in rosso a  comporre il più dei combattivi NO TAV e ai lati 2 scudi con sopra i manifesti che chiamavano a raccolta il 4 giugno con il cartelli stradale di Venaus, elmetti da cantiere in testa e il pensiero rivolto al bivio dei passeggeri, passaggio simbolico verso il cantiere, è il primo posto che ci hanno chiuso del resto.

Dal furgone si spiegano una volta in più le ragioni del corteo, si salutano le realtà venute da fuori, e si dichiarano le intenzioni di scendere a Venaus; quando la testa giunge ai passeggeri i sindaci contrattano il passaggio del container e di una delegazione, intorno si crea una folla incredibile che si posiziona man mano dietro agli scudi formando un’onda d’urto e tutt’intorno sulle collinette antistanti a formare quasi una curva di tifosi per la partita che da lì a poco si giocherà.

Dal furgone si continua a spiegare la situazione, “oggi siamo noi a provare a passare i blocchi, abbiamo anche noi gli scudi, spingeremo verso Venaus!”, l’intervento è accolto da applausi e grida d’incitamento, inizia la contesa, passa il container e la polizia si schiera compatta a chiudere il varco, le arieti no tav ci provano si parte a spingere, il contatto è determinato, la polizia carica ma non riesce ad andare oltre a pochi centimetro dalla propria postazione, calci e manganelli colpiscono gli scudi e chi ne rimane fuori, Nicoletta Dosio è colpita in pieno volto da una manganellata che gli rompe il naso, la professoressa sanguina vistosamente, il corteo spinge e risponde alle cariche, volano oggetti ed è naturale che sia così. I compagni della fila di scudi sono circondati da gente che non si tira indietro, molti sono di Venaus, tutti sono lì per provarci. Non si indietreggia , la massa spinge e la colluttazione dura diversi minuti. Dalle curve sopra le collinette si scattano foro e riprese e soprattutto si incita a non mollare l’azione, dalla casa accanto al blocco vola qualche vaso di terracotta all’indirizzo della polizia, un anziano no tav colpisce un poliziotto con l’ombrello. E’ il momento, il corteo si divide, una parte prosegue in su verso Guaglione e si riversa giù dalla montagna per i sentieri. Tutti i punti sono buoni, inizia a nevicare quasi a rendere la coreografia della giornata di resistenza alpina perfetta, ai passeggeri continua il fronteggiamento ma inizia a filtrare gente dai lati delle forze dell’ordine che ormai allo sbaraglio si aprono sconfitte. Sono migliaia i no tav che sono già al cantiere, l’area è recintata a fero di cavallo, il prato su cui si sono costruiti i giorni meravigliosi di resistenza sono circondati da quella rete rossa che vilmente i tecnici di CMC, passamontagna calato sul volto, protetti dalla polizia la notte del blitz hanno piantato nel terreno. I manifestanti si dispongono tutt’intorno alla rete, si aspetta il via, sembra così a guardare bene. La discesa sotto gli osceni piloni dell’autostrada, già vergati a vernice con due scritte no tav enormi, sono una cascata colorata di no tav, da Giaglione scendono i furgoni e il resto della manifestazione che passando dalla chiesa di Venaus che ancora una volta batte i rintocchi della lotta.

Il via arriva, la rete cade sotto i piedi di chi si va a riprendere la propria terra, capeggiati da una bandiera issata i no tav si dirigono al cantiere con la polizia che indietreggia chiudendosi a testuggine. Le reti sono divelte, prese a calci persino dai bambini, la rete arancione è sequestrata e servirà poi a comporre scritte no tav sui prati antistanti. E’ una massa enorme quella che invade il prato, l’avanguardia della manifestazione intima alle forze dell’ordine la fuga, è ancora una volta la balera a separare no tav e agenti, poco tempo è c’è ancora il disperato tentativo da parte di una squadra di carabinieri di disperdere la folla. Due lacrimogeni lanciati non fanno di certo oggi desistere nessuno! “Via!” è il segnale e si entra nel cantiere, lì i mezzi di CMC e LTF vengono lasciati incustoditi e vengono giustamente danneggiati, camper, gru e macchinari saranno inutilizzabili, i wc chimici formano una barricata verso la via interna dove gli agenti si sono ritirati, non vengono neanche più presi in considerazione.

Nel tragitto verso l’interno del cantiere vengono individuate le provviste delle forze dell’ordine che vengono requisite e distribuite tra i manifestanti. L’altra parte del prato è satura di manifestanti, il prato del cantiere è completamente invaso, la forza pubblica è schiacciata nell’unico rifugio lasciatogli. Si schierano a difesa dell’ingresso principale, sono ridicoli, gli viene costruita una barricata in faccia laddove sorgeva il vecchio presidio, non sanno cosa fare, sono immobili e palesemente preoccupati.

Si è ovunque, è di nuovo tutto del movimento, la gente è euforica. Nel prato si da vita ad un comizio dove tutti acclamano la liberazione di Venaus, c’è chi la chiama la battaglia di VenausGrado in ricordo di Stalingrado, e anche la neve ci si mette ad aiutare i paragoni. Persino gli amministratori sono euforici, “ci siamo ripresi la dignità riprendendoci il cantiere” dice il sindaco di Venaus, “in montagna abbiamo sempre vinto” afferma il sindaco di Susa”, A sarà Dura risponde la gente, il comizio è di tutti, la vittoria è collettiva.

Ignare le forze dell’ordine annunciano il prossimo ritiro che non avverrà, ma rimarranno mogie e schierate all’interno di quella piccola area rimastagli.

La giornata si completa calando sul prato il container, dando vita al nuovo presidio, bandiera no tav e albero di natale in cima, inaugurazione del sindaco e del più assiduo presidiante, Biagio fuochista di Venaus.

E’ sancito, Venaus è libera.

Per gli elicotteri di polizia e carabinieri rimane un’enorme scritta NO TAV fatta con la rete che hanno messo con i manganelli la notte del 5.

La gente di Venaus rimane sul posto, quando cala il buio in corteo si torna a Susa, la vittoria è schiacciante, il corteo è festoso e cantando Bella Ciao torna alla piazza da dove è partito, dove c’è una piccola distribuzione di viveri e bevande calde.

Nella serata una fiaccolata porterà alcune centinaia di abitanti della Val di Susa a sfilare festeggiando la vittoria tra Venaus e Novalesa.

La prima pagina dei quotidiani, la prima notizia dei tg ed ogni discussione è aperta dalla notizia, La Valle di Susa si è ripresa Venaus, questa è il dato di fatto di quell’8 dicembre, nel nome della dignità di un popolo che diventa comunità in lotta, che sa diventare movimento, che se serve sa come e quando combattere.

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Migliaia di fiaccole in marcia per resistere ancora

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Era il 2005: dallo sgombero del presidio di Venaus al giorno prima della Liberazione di Venaus

Da Notav : La Valle che resiste. Dallo sgombero del presidio di Venaus al giorno prima della Liberazione di Venaus

Il blitz

Il 5 dicembre era lunedì e nei calcoli che facevamo poteva essere il primo giorno buono per le forze di polizia di fare un qualche tentativo. Era una settimana che resistevamo e i turni si facevano sempre più rigidi, molti ri-andavano dopo tempo a lavorare, ma come tanti altri di giorno lavoravano e di notte presidiavano. La giornata scorre come tutte le altre con attività, passaggi dei mass media a fare interviste e analisi e commenti delle dichiarazioni del politico di turno.

Erri de Luca era venuto nel pomeriggio a conoscere i presidianti ed era rimasto molto colpito dalla situazione che aveva di fronte.

La sera notiamo qualcosa di diverso, giornalisti e fotografi si fermano al presidio, non era sempre così, dicono anche loro che potrebbe essere la sera giusta. Notiamo anche il cambio delle forze dell’ordine che avviene in altri tempi: sembrano avvisi di una situazione che sta mutando. Siamo comunque consci di quanto potrebbe accadere, siamo suddivisi nelle varie postazioni di presidio, ci teniamo in contatto con ricetrasmittenti e cellulari. Non vogliamo creare un falso allarme, visto che in altre serate era scattato ed è diventato incontrollabile, però avvertiamo chi sa dosare l’informazione e l’attenzione che chiedevamo.

Dentro la casetta del presidio i volontari continuano a dispensare bevande calde e cibo per la notte; Sandro, un vigile del fuoco che faceva sempre il turno di notte era l’addetto a lanciare l’allarme, e con discrezione riferiva le telefonate che giungevano al cellulare del presidio. Ancora una volta le vedette funzionavano. Chiunque abitava vicino alle statali, o vedeva l’autostrada o di mestiere viaggiava sulla stessa ci avvisava ad ogni blindato in movimento. A un certo punto giunge l’avviso giusto: una colonna di blindati arrivava in valle e in mezzo alla fila teneva il passo una ruspa della polizia. Più telefonate ci danno la conferma, inizia il tam tam, Sandro cerca il sindaco e gli altri amministratori, la notizia circola in tutto il presidio è ora teniamoci pronti. Le barricate sono collegate via radio, gli sms girano all’impazzata, sono le 3.30 quando attaccano contemporaneamente da tutti i lati. Dalla parte di Venaus giungono a fari spanti sono decine di blindati, scendono in maniera fulminea e incitandosi a vicenda, aggirano la barricata passando dal prato. Un compagno chiama alla battaglia da in cima alla barricata” li abbiamo fermati una volta proviamoci anche questa”, il tentativo è messo in campo ma sono troppi, il contrasto dura qualche secondo per poi essere travolti  e spinti a manganellate dentro al presidio. Nel frattempo l’aggressione è dispiegata chiunque viene trovato solo è colpito, una presidiante è colpita in pieno volto ed è la prima ferita che viene medicata da Sandro dentro il presidio. Rastrellano i campi, i resistenti che dormivano nelle tende sono svegliati a calci e manganellate e spinti anch’essi al presidio. Un’assessore di Avigliana entra da una finestra grazie ad un pugno in pieno volto sferratele da un agente.

Alcuni agenti caricano con ombrelli e con qualsiasi oggetto atto a far male che trovano per terra. Non si hanno notizie dall’altra barricata, arriveranno in seguito, lì la ruspa capeggiata dal vicequestore Sanna ha attaccato con alcuni resistenti arrampicati in cima alla stessa per impedire l’azione; il buon vice questore, a capo delle operazioni in Valle di Susa, dall’alto della ruspa guidava l’operazione distruttiva al grido di “uccideteli!”. La barricata era presidiata da resistenti più militanti e dopo alcuni momenti di scontro fisico, resistendo arrivano verso il presidio incordonati, fieri, guardando in faccia la polizia, indietreggiando lentamente.

Intanto gli agenti circondano pressando il presidio, non vogliono far uscire nessuno, si resiste uscendo dalle finestre e tenendo la porta, ci sono momenti continui di spinta e qualche piccolo tafferuglio; la tensione è alta, ogni tanto giunge qualcuno malmenato preso nel prato. Arriva la ruspa e agisce contro la barricata verso Venaus, alcuni poliziotti, ritratti in tutta la oro ridicolità distruggono le tende nel prato a colpi di manganello. La furia devastatrice se non si abbatte sulle persone si sfoga sulle cose. I feriti sono diversi, le ambulanze non vengono fatte passare, all’interno del presidio vengono prestate le prime cure.

Arriva il sindaco di Venaus incredulo di quanto sta accadendo.

La scena più oltraggiosa e simbolica è quella dei tecnici della CMC, che con il passamontagna calato sul volto, con i presidianti schiacciati ai due lati dalla polizia, sfilano in maniera militare in sei, tenendo i picchetti e la rete arancione sulle spalle come un’arma. Sfilano in mezzo agli insulti e più volte qualcuno tenta l’assalto ma viene respinto da quella marea di caschi blu che c’è di fronte.

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Ancora una volta la viltà e l’arroganza del potere che vuole la Tav, e dei suoi stupidi servi si dimostra. Si saprà in seguito che un resistente particolarmente impavido riesce a raggiungerli mentre picchettano, facendoli scappare e colpendo l’ingegnere a capo del gruppetto di vili.

Si sentono le grida degli altri sopraggiunti all’ingresso di Venaus, dove li sono bloccati da un pulman dei carabinieri messo di traverso e da un altro piccolo esercito di militari.

Le ambulanze finalmente passano e vengono medicati alcuni feriti.

Giunge l’ordine e le guardie ci spingono fuori dal presidio e via dal prato antistante dove erano tenuti i resistenti dell’altra barricata, si tenta la resistenza ma è impossibile, quindi prendendo le cose che si riuscivano a portare via a mano, usciamo scortati e spinti verso la folla al di là del bus dei cc. La gente era tutto intorno al pulman, un abitante aveva fatto entrare tutti nel suo giardino in modo da aggirare lo sbarramento.

Indietreggiando ci sono ancora momenti di contatto con i resistenti che creano ostacolo alle forze dell’ordine e quest’ultime che spingono con colpi proibiti alle spalle i no tav .

A un certo punto si decide l’ultima resistenza, un piccolo gruppo dei no tav si scaglia contro gli scudi di plexigass più per orgoglio che per l’utilità della mossa, che si rivela però l’ennesima dimostrazione di coraggio necessaria a far vedere alle truppe che nonostante tutto a sarà dura! Volano manganellate fino al pulmann dove liberandosi dalla presa si ricongiungono i gruppi. Il pulmann è preso d’assalto dalla rabbia dei venausini accorsi, più volte si verificano, nonostante la disparità di forze momenti di scontro. In uno l’alpino del sarà dura cade atterra colpito dalle forze dell’ordine, avrà lo stomaco quasi sfondato da un manganello, sarà il ferito più grave della notte. Le stupide guardie ancora una volta non fanno passare i medici con i mezzi e dopo aver provato a liberare il passaggio i no tav tentano lo sfondamento per permettere il passaggio dell’ambulanza. Due carabinieri sono colpiti con decisione. I paramedici passano a piedi portando via sulla barella l’alpino in stato d’incoscienza. Alcuni anziani manifestanti, con metodo, danneggiano il bus: il vaso è colmo, parlare ora di non violenza non ha più senso in questo momento, in questa notte. Continuano i momenti di scontro fino a quando si decide di spostare la protesta, di ridare un altro concentramento a Bussoleno, lasciando un presidio di venausini a garantire la presenza sul posto, è l’alba, la Valle inizia la risposta, la Valle è in rivolta.

 “A mio figlio ho sempre detto che quando vede una divisa deve essere rispettoso, ma da quando è successa quella cosa a Venaus, ogni volta che passo davanti alla caserma dei carabinieri non riesco a trattenermi e sputo per terra”

La risposta – LA VALLE CHIUDE PER LOTTA

Dopo l’infame blitz della notte la Valle è in rivolta e la sua risposta non si fa attendere: lasciata Venaus, anche se non completamente, l’appuntamento è a Bussoleno. Ci si trova nella Piazza del mercato, ci sono tutti quelli che dalla notte erano a Venaus, gli sgomberati e i resistenti del presidio e c’è tanta, tantissima gente. Nei volti si legge la rabbia e la determinazione di rispondere a quanto avvenuto, le scuole sono in sciopero, gli studenti e i professori si aggregano al corteo che percorrendo la statale si dirige verso l’autostrada. Lo scenario è surreale, in marcia verso quella che sarà la giornata che paralizzerà le comunicazioni di mezzo Piemonte e della Francia. In testa un giovane sindaco che, fascia al petto, indica l’obbiettivo, cade quell’aspetto di legalità che i blocchi di un mese prima avevano ancora, nessuno compra più il biglietto per mascherare l’occupazione delle stazioni, c’è la determinazione di bloccare l’autostrada ed è giusto, legale o meno che sia.

Mentre il corteo si dirige all’ingresso dell’autostrada giungono le notizie da Venaus, un piccolo gruppo di “guastatori no tav” ha bloccato l’autostrada per qualche minuto, ha incendiato una barricata improvvisata, la polizia è intervenuta ed è riuscita a fermare tre ragazzi, gli altri in fuga per le montagne raggiungeranno tempo dopo il grosso dei no tav.

Entrati in autostrada è la tecnica a prendere il sopravvento sulle parole, tutti si prodigano a costruire ostacoli e organizzare l’eventuale difesa dalla polizia. Con metodo, vengono portati sull’asfalto pietre, tubi ed ogni cosa che serve ad ostacolare un eventuale tentativo di avanzata delle forze dell’ordine. Le bandiere sventolano fiere sul passaggio internazionale, oggi niente merci in circolazione, la Valle chiude per lotta.

I manifestanti sono disposti sui due sensi di marcia, spiegano le ragioni del blocco agli autisti di utilitarie e camion, dal lato di Torino un camionista francese si dimostra subito solidale e gira il suo tir per traverso. Il pavimento è una distesa di selciato rotto che crea ostacolo alla possibile avanzata di mezzi delle forze dell’ordine, ma è anche lì per una possibile reazione ad un eventuale attacco, oggi non si scappa, è questo che si legge nei volti di molti. Arrivano le notizie degli spostamenti delle forze dell’ordine, come in questi casi sempre confuse, ma quando le notizie sembrano certe, la circolazione è riaperta verso Susa per una cinquantina di mezzi, le forze dell’ordine si muovevano in senso di marcia contrario, avrebbero così avuto una sorpresa.

Ad un certo punto, come ad ogni blocco che si rispetti nella memoria dei picchetti operai, vengono recuperati dei copertoni usati da un gommista non poco lontano, servono da subito a rendere più suggestiva la barricata, in seguito riempiti di diavolina e cosparsi di carburante, arricchiranno con il fuoco alto al cielo lo scenario di resistenza.

Man mano l’autostrada si riempie, i blocchi si moltiplicano ad ogni ingresso scendendo da Bussoleno a Torino, Avigliana è insorpassabile, 3 barricate tengono in scacco la circolazione. Le ferrovie subiscono la stessa sorte.

L’autostrada è chiusa, sono centinaia i camion incolonnati.

Bussoleno è il centro della lotta, vederla è incredibile, ci sono barricate ovunque, le due statali sono chiuse da alberi, bidoni e centinaia di persone ad ogni blocco. Dalla statale 24 alla 25 è impossibile passare, via Traforo, la via principale del paese, è sbarrata da bidoni rovesciati. In autostrada intanto la situazione si fa sempre più combattiva, il trattore di un agricoltore fa il giro dell’autostrada con la bandiera del treno crociato issata in segno di vittoria e orgoglio di una lotta che gli appartiene.

Instancabile è il lavoro di chi, munito di motosega, taglia alberi e rami secchi per sbarrare le strade.

Le notizie si fanno convulse “cariche in vista” è la frase più usata , ma genera compattezza e determinazione, in paese la situazione continua a scaldarsi: Bussoleno è isolata, S.Ambrogio sperimenta i blocchi stradali, Villarfioccardo idem, Avigliana tiene.

La risposta dei lavoratori e delle lavoratrici è immediata,scioperi spontanei nascono ovunque, i commercianti chiudono esponendo cartelli di condanna al blitz poliziesco, uno dice “Vergogna, solidarietà ai feriti di questa notte, è questa la vostra democrazia”, le scuole in sciopero motivano la chiusura scrivendo su una lavagna posta all’esterno “non si garantisce il regolare svolgimento delle lezioni causa i fatti gravissimi successi stanotte al cantiere”, un altro recita “i nostri figli oggi invece di essere felici a scuola devono subire l’assedio”.

I bar aperti si prodigano a rifocillare i resistenti a prezzi politici e con un sorriso per tutti.

A un certo punto la polizia tanto aspettata e annunciata dal continuo passaggio di un elicottero, arriva, a piedi dalla carreggiata dal Frejus, con i mezzi vuoti in contromano verso Torino. Eccoli gli stessi della notte di Venaus, in testa i soliti dirigenti, in mano i soliti manganelli. L’effetto che creano però è quello che da tutta la mattina si aspetta, nessuno si muove ci si compatta, “eccoci” dicono i valsusini. Si schierano, non fanno paura a nessuno, l’autostrada è una folla compatta devota alla resistenza, “andatevene” è questo che gli si dice.

Sulle due carreggiate i blocchi si rafforzano, l’allarme via sms porta tutti in autostrada, dicono di dover passare, che bisogna farglielo fare, il dirigente in capo, quello che cavalcava la ruspa poche ore prima a Venaus, la butta anche un po’ a pietà, però pietà l’è morta e sono loro che l’hanno insegnato in poche ore a tutti. “Andatevene” è l’unica parola che circola, scandita da un muro umano e da facce che sono un programma di resistenza e di orgoglio..

Fuori dall’autostrada invece la situazione è diversa, tre cellulari arrivano dalla statale al blocco, pretendono di passare con la forza, in una trentina, quelli che sono, scendono dai mezzi per caricare e liberare il passaggio, poverini sono stanchi vogliono andare a casa. La barricata tiene e dopo qualche tentativo di trattare gli agenti caricano nuovamente la gente che si oppone al loro passaggio, si contano un paio di ferriti ma le forze dell’ordine sono respinte con coraggio. Si distinguono nel malmenare un ciclista che gli passa in mezzo, fanno retromarcia ricoperti di insulti,con la coda fra le gambe, un mezzo s’infossa a lato della strada, i colleghi cercano di tirarlo fuori ma creano un tamponamento che crea applausi e sani insulti.

La situazione continua così ovunque, il traffico non si sbloccherà fino a sera, nessuno vuole mollare le posizioni, la polizia si ritira dall’autostrada, oggi non ce n’è…Al calare della luce le barricate fatte con i copertoni s’incendiano, è il fuoco della lotta, è l’ardore di questa lotta. L’autostrada si lascerà un po’ di ore dopo, quando prenderà il via un’assemblea al centro polivalente di Bussoleno. Nella notte però rimangono ai lati della statale fuochi e strumenti da barricate, il giorno dopo sarà di nuovo ora, e soprattutto a sarà düra!

Il giorno dopo 7 dicembre

La mattina si apre con il prosieguo dell’occupazione dell’autostrada, tutti sono rilassati, il da farsi è chiaro. L’autostrada è chiusa dal mattino presto, le barricate sono ovunque rimontate con cura, dalle statali non si passa, dopo la giornata precedente è chiaro ormai che il movimento detta le regole. Per un week end i trasporti sono al collasso, è il movimento no tav a determinarlo, della polizia neanche l’ombra: quello che sta accadendo è inevitabile, del resto lo stato se l’è cercato. Le televisioni cercano le interviste, ogni valsusino ripreso in video ha l’espressione della battaglia, delle sue ragioni, non si può più nascondere nulla. Su Venaus prendono tutti posizione al di là della Torino Lione, condanne da tutte le parti all’operato delle forze dell’ordine, solo il ministro Pisanu continua a farcire le sue dichiarazioni di menzogne e di propaganda che ormai non attacca più.

Gli studenti della Valle arrivano in corteo da Susa, la macchina del comune di Bussoleno apre il corteo, la stessa che in autostrada ai presidianti fornirà thè caldo e panini per tutta la giornata.

Girando per Bussoleno si respira la tensione e la gioia di una giornata vincente come quella precedente, ma inizia a farsi concreta l’idea di fare una manifestazione il giorno dopo, il giorno dell’Immacolata, il giorno importante per la Valle di Susa del giuramento della Garda, l’8 dicembre del 43’ quando le brigate partigiane alzarono al cielo i mitra e giurarono davanti a Don Foglia, Don Dinamite per tutti, la fedeltà alla lotta, la determinazione a costo della vita nel cacciare l’invasore, a S,Giorio, il paese le cui vie hanno tutte nomi di partigiani.

L’idea prende corpo e forma, il giorno dopo tutti in marcia ancora una volta “ci riprenderemo Venaus”.

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LA NOSTRA TERRA LA DIFENDIAMO NOI : IL PROTAGONISMO DELLE LOTTE STUDENTESCHE

C’è qualcosa di nuovo nella protesta in difesa del territorio e contro lo scempio ambientale, aggravato dalle disposizioni dello Sblocca Italia da parte di governi e istituzioni. E questa vento nuovo di protesta arriva dagli studenti e in modo atipico.  Quello che sta’ accadendo ( e che accadra’ …) in particolare nelle citta’ del Sud Italia non è stato raccontato abbastanza . A Giugliano gli studenti erano in corteo con i comitati per dire No alla costruzione dell’inceneritore; ad Acerra sono arrivati gli studenti a dare forza alle mamme – che hanno evitato con i loro picchetti lo sversamento di ecoballe non meglio identificate nel mostro inceneritore – e a Potenza, dove a dare forza a vari gruppi no triv contro lo Sblocca Italia che prevede ulteriori devastazioni del territorio già trivellato abbondantemente, sono arrivati in massa tutti gli under 20 della città. E ora si preparano a manifestare a Taranto il prossimo 19 dicembre. Continua a leggere

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SI TORNA E SI RIPARTE INSIEME

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Non  bastano i processi, le condanne o i trattati, Fermarci è impossibile!

7 dicembre ore 20:30 FIACCOLATA A SUSA partenza davanti all’ospedale

8 dicembre ore 14 PRESIDIO A CHIOMONTE (cancelli della centrale) e per chi ha le gambe buone AL CANTIERE IN CLAREA.

No Tav terroristi? Più che un processo una farsa di Stato

Il processo di primo grado in svolgimento a Torino, nell’aula bunker del carcere delle Vallette, contro quattro giovani attivisti No Tav imputati «per condotte e atti di terrorismo» rei di aver “sabotato” un compressore, è a conclusione. Le richieste formulate dai Pm a carico di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò è di 9 anni e 6 mesi di reclusione.

«Chiunque per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico attenta alla vita o alla incolumità di una persona, è punito, nel primo caso, con la reclusione non inferiore ad anni venti e, nel secondo caso, con la reclusione non inferiore ad anni sei». Così recita il primo comma dell’articolo 280 del codice penale, quello che inquadra il delitto di ”attentato per finalità terroristiche o di eversione”, il reato contestato a Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.

Ma su cosa si basano le accuse di “terrorismo”? Il fatto contestato riguarda un “assalto” al cantiere della Maddalena la notte del 14 maggio 2013 nel corso del quale venne “sabotato” un compressore. Il fatto venne originariamente considerato dalla Procura di Torino come reato comune ma, improvvisamente, in sede di richiesta della misura cautelare, la contestazione mutò in ”attentato per finalità di terrorismo”. I Pm pongono a fondamento della contestazione d’accusa: a) l’idoneità del fatto ad arrecare un grave danno al Paese («è indubbio che azioni violente comequella della notte di maggio arrechino un grave danno al Paese quanto all’immagine — in ambito europeo — di partner affidabile »); b) l’attitudine dell’“attacco al cantiere”, in considerazione delle modalità e del contesto, a intimidire la popolazione e a costringere gli organi preposti alla revoca delle concessioni di costruzione della tratta ad alta velocità.

È evidente, in base all’inchiesta della procura Torinese e dalla richiesta dei Pm, che il reato di terrorismo è utilizzato per criminalizzare qualsiasi forma di resistenza a quanto deciso dai poteri economici e politici. Ogni imposizione dello Stato, secondo la procura di Torino, ammette tutt’al più la lamentela, ma condanna il “diritto di resistenza”. La volontà della procura torinese di utilizzare la categoria del terrorismo è chiara nella volontà di produrre una intensa riprovazione sociale. Un’evocazione impropria del terrorismo conferisce sicuramente maggiore autorevolezza alla repressione, significa, in altre parole, introdurci artificialmente nella dimensione esistenziale di uno “stato d’eccezione” permanente, nel senso originario e letterale del termine, il quale evoca una situazione di sospensione della normalità e della Norma (a cominciare dalla Norma fondamentale, la Costituzione, per arrivare alle “normali” regole del Diritto).

Che la repressione sia un strumento del potere per negare il dissenso si sa. Che i diktat finanziari, impongono strette sul controllo è noto, ed è evidente ancor di più nei paesi in cui la condizione sociale è maggiormente aggravata dalla crisi. Tutti sappiamo che quando in gioco c’è una grande quantità di denaro, intorno a esso si eleva un muro che sospende la normale dialettica politica e le stesse regole delle decisioni democratiche. E quanto più la posta si fa ricca, tanto più quel muro si fa invalicabile, il meccanismo intoccabile, la discussione inutile perché la decisione sta a monte. Il Tav resta, oggi, la più ricca preda in questo gioco: quella in cui maggiore è la concentrazione monetaria e più facile la gestione nei circuiti affaristico-clientelari.

Ma, oggi, la lotta in Val Susa non è solo una lotta popolare contro una grande opera ma è anche una lotta di resistenza contro l’occupazione militare di un intero territorio, e con un atto di “sabotaggio” si rivendica il giusto “diritto di resistenza” di un popolo e come tale va compresa e giustificata. Nella storia del movimento operaio e di liberazione gli atti contro le cose che simboleggiano o materializzano lo sfruttamento del lavoro o le occupazioni militari ci sono sempre stati. Dai territori alle fabbriche. A volte erano giustificati altre no, ma nulla avevano a vedere con quello che oggi la procura di Torino definisce come “terrorismo”. Del resto anche la storia delle lotte nonviolente ci racconta di azioni di sabotaggi. Lo stesso Gandhi ne rivendico l’uso nella lotta contro l’occupazione britannica. Il nostro ordinamento prevede che alcuni reati possano esser commessi per motivazioni di alto valore sociale civile o morale e per questo ricevere forti attenuanti. Proprio quelle che dovrebbero essere adottate per giudicare la lotta del popolo della Val Susa, contro il tentativo, questo sì, veramente “terroristico” di creare paura per reprimere con assurdi capi d’accusa attivisti dediti all’opposizione di una grande opera utile solo alle “commesse” per le organizzazioni criminali.

Le gravissime accuse dei Pm di Torino ai No Tav, così come le condanne inflitte ai manifestanti per Genova 2001 e per il 15 ottobre 2011 a Roma, l’utilizzo continuo del reato di devastazione e saccheggio (reato introdotto dal Codice Rocco), la leggerezza con cui si richiedono dure e assurde misure cautelari, le condizioni nelle carceri e l’impunibilità delle forze dell’ordine, fanno riferimento alla “tecnica” dello “Stato d’eccezione”.

Non c’è legalità senza giustizia sociale. Le lotte sociali hanno sempre marciato su un crinale sottile che anticipa legalità future e dunque impatta quelle presenti. Quindi è giusto e necessario essere solidali con Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò e con la lotta No Tav in tutte le sue diverse espressione e manifestazioni, proprio perché si è consapevoli che sul movimento in Val Susa si stanno sperimentano dei modelli che potranno essere applicati in futuro ad ogni forma di dissenso sociale.

Italo Di Sabato – Osservatorio sulla Repressione