Un anno dopo gli abbattimenti delle case a Brescia per il TAV Treviglio-Brescia: cosa resta in via Toscana

Il cantiere di Via Toscana oggi: lavori ancora ben lontani dalla fine, dopo un anno esatto dall’inizio degli abbattimenti delle case espropriate.

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Cumuli consistenti di terra da mesi a ridosso delle abitazioni per i quali né Italferr ne’ Comune di Brescia hanno fornito, ad oggi, dati pubblici sulla presenza o meno di inquinanti tra cui PCB.

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Dopo un anno esatto non si conosce nemmeno che destinazione finale avrà l’area adiacente alla ferrovia. La promessa comunale di realizzare un parco pubblico ( qualora le analisi dei terreni lo permettessero) con le piante salvate dai lavori e’ lontana dalla reale progettazione. Le piante stesse all’interno del cantiere, a causa di una totale noncuranza, giacciono in condizioni di sofferenza a causa di una non possibile irrigazione.

Niente di cui stupirsi ma dovrebbe servire da allarme per tutte le persone che si potrebbero ritrovare espropriate o a ridosso dei futuri cantieri della Brescia-Verona.

E con l’immagine forte di una delle case durante gli abbattimenti vogliamo ricordare che questa è la violenza del Tav, questo è quello che succede se chiniamo la testa e accettiamo che quest’opera distrugga le nostre terre e le nostre vite, questo è quello che potrebbe succedere a centinaia di persone se lasciamo che il Tav Brescia-Verona venga costruito.

Ma dopo un anno possiamo affermare che le cose ora son ben diverse, che la gente inizia a sapere, a informarsi e a tirar su la testa consapevoli che un NO si può dire e che la violenza che loro usano per ottenere il loro risultato non ci fermerà in nessun modo se restiamo uniti.

Dalle macerie di queste case e di tutto quello che è stato perso con la costruzione di questa tratta di TAV traiamo gli importanti insegnamenti dell’opposizione, della resistenza e della volontà di cambiare le cose.

Perchè ora sappiamo che fermarlo è possibile e che lo faremo, costi quel che costi, perchè è l’unica possibilità di dare un futuro a questi territori e a chi li vive.

NON CI SARANNO ALTRI ESPROPRI, NON CI SARANNO ALTRI ABBATTIMENTI PERCHE’ INSIEME FERMEREMO QUEST’OPERA DEL MALAFFARE!

NO TAV FINO ALLA VITTORIA! ‪#‎notav‬

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Dalla festa di Calcinatello al campeggio di Lonato: non si ferma la mobilitazione No Tav

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Almeno 600 persone sabato scorso hanno partecipato a Calcinatello alla Festa No Tav in Piazza Pertini, per incontrarsi, informarsi e condividere – fra musica e convivialità – le ragioni di questa mobilitazione permanente in difesa della nostra terra.

Molto interesse tra il pubblico per la mostra fotografica  “TAVrò ancora?”, realizzata da attivisti e cittadini del territorio in forma “itinerante e collettiva per amore della terra” con immagini di case, cascine e paesaggi che saranno cancellati dall’eventuale passaggio del Tav .  “Considerando i danni provocati al nostro territorio – spiegano i No Tav – avevamo chiesto il patrocinio all’amministrazione comunale: purtroppo ci è stato negato. Non chiedevamo un contributo economico, ma la condivisione della nostra intenzione di informare sullo stato dell’opera, sui danni rilevati, sulle controdeduzioni pervenute dai ministeri, utilizzando una occasione di festa. Con rammarico prendiamo atto di questa scelta che non rallenterà comunque la nostra missione, a partire da questa serata che miscela musica e sensibilizzazione su quello che potrebbe accadere sul territorio se dovesse essere approvato il progetto esecutivo di questa grande opera pubblica”. Patrocinio o no la grande partecipazione di pubblico ha permesso al comitato no tav locale , non solo di fare informazione , ma anche di coprire tutte le spese .

Molto soddisfatti gli attivisti No Tav di Calcinato che in un messaggio mandato al Coordinamento No Tav Brescia – Verona scrivono ” La serata si è chiusa con un utile grazie all’impegno di tutti. I riscontri in zona di coloro che hanno partecipato sono tutti positivi sia per l’organizzazione logistica sia per i contenuti espressi. Questo ci fa molto  piacere ma accettiamo anche osservazioni negative, se ce ne fossero, poiché sempre costruttive. Grazie ancora a tutti. Certamente quando si vuole raggiungere un obiettivo perché si crede in una determinata cosa, nulla è impossibile.”

Ora in zona le manifestazioni continuano con la organizzazione del campeggio No Tav che si svolgerà da sabato 11 al lunedì 13 luglio nell’area verde di via Cavour 1 a Lonato per accogliere il passaggio della “biciclettata nazionale contro le grandi opere”, iniziativa itinerante destinata ad unire la Val di Susa a Bagnaria Arsa (Ud), dove dal 17 al 19 è in programma la quinta edizione del Forum contro le Grandi Opere. La tre giorni si aprirà sabato alle ore 16 con una serie di tornei sportivi. Alle 18 proprio a Lonato terminerà la quarta tappa della pedalata ambientalista. Dopo la cena alle ore 21 ci sarà un concerto rock con gruppi locali e a seguire dj set. Domenica 12 alle 11 si svolgerà una assemblea con i rappresentanti dei diversi comitati che in Italia si oppongono a questa nuova grande opera pubblica; nel pomeriggio escursione collettiva al lago e in serata ancora un mix di musica e convivialità. Lunedì mattina la carovana ripartirà alla volta di Vicenza e verrà salutata dai militanti dei diversi comitati locali.

L’appuntamento per tutti e tutte per preparare al meglio questo evento è per giovedi 2 luglio alle 21.00 al Centro Civico di San Martino della Battaglia ( Desenzano ).

VAL SUSA: la marcia no tav rompe i divieti e fa cadere reti e barriere con l’orgoglio!

11233809_10206201500029249_4666680434660119033_oLa giornata appena conclusa è stata una giornata decisamente positiva. Abbiamo pensato e organizzato la manifestazione per rimetterci in marcia verso il cantiere, tutti insieme, con la determinazione che appartiene al nostro dna notav. Ci siamo trovati a Exilles con l’ottusità della prefettura e della questura che ancora una volta ha deciso di cancellare il diritto alla libera circolazione in Valsusa, piegato ai voleri e agli affari del sistema tav e alla cricca delle grandi opere. Prescrizioni e divieti che ci dovevano impedire di percorrere le strade della nostra terra oggi e magari chiedere “permesso?” per spostarci domani.

Fin dal mattino presto abbiamo capito che oggi il popolo no tav non avrebbe accettato divieti e con le propie forze avrebbe tentato l’impossibile per andare fino al cantiere. Così tra colori, sorrisi e bandiere non abbiamo osservato, uno dopo l’altro, i divieti che ci erano stati imposti e in migliaia siamo partiti dal Forte di Exilles per arrivare fino al punto più vicino al cantiere: i cancelli della centrale di Chiomonte.

Tutti insieme siamo andati fino a dove ci è stato possibile e come ci eravamo prefissati, abbiamo tentato di superare gli sbarramenti con un mix di partecipazione che ci caratterizza: giovani e meno giovani, come sempre. Qui un gruppo di noi ha provato il passo in più e ha tentato di agganciare i betadefence con i rampini per tentare di farli cadere. Non è stato possibile, una pioggia di lacrimogeni ha tempestato le prime file e le retroguardie del corteo, facendoci indietreggiare.

“Ci copriamo il volto per farci vedere” ha affermato una volta il popolo zapatista, e anche noi abbiamo dovuto fare lo stesso. Troppo alto il prezzo pagato in questi due anni per difendere la nostra terra per andare a volto scoperto incontro al momento in cui era necessario tentare di spostare le barriere poste in serata. Troppi i sacrifici chiesti ai notav in questi anni per essere riconosciuti facilmente dagli inquirenti per non usare kway e maschere antigas. Ed è qui che la cronaca poliziesca e giornalistica ha visto i “black bloc” con cui hanno composto titoli e articoli di queste ore. Lo dicemmo nel 2011, qui non ci sono nè black nè bloc, ci sono giovani e meno giovani che si attrezzano con abiti a basso costo per praticare la resistenza. Il nero è il colore che va per la maggiore tra questi capi, vorrà dire che la prossima volta cambieremo colore se potrà servire.

Una volta ritirati, il corteo è rimasto unito e in marcia, si è diretto a Chiomonte per riposarsi dopo la mattinata di fatica sotto il solo, e doopo un’ora di ristoro ha ripreso la marcia verso il cantiere passando dal paese di Chiomonte, scendendo per i tornanti che dal paese portano verso la centrale idroelettrica. Qui dopo una lunga battitura, con dei rampini e delle corde sono caduti come in un soffio di vento i betadefence posti sul ponte, e per una manciata di minuti le truppe di occupazione, che poco prima ci osservavano con disprezzo dalle reti , si sono trovate in difficoltà.

Uniti e compatti abbiamo tenuto il tempo necessario e nel frattempo un gruppo di notav riusciva ad entrare nel cantiere passando da un sentiero secondario, piombando nella zona definitiva inviolabile. Con orgoglio, come ci eravamo prefissati, siamo rientrati in paese, soddisfatti e contenti per aver dimostrato ancora una volta che ci siamo e che, una battaglia alla volta, fermeremo questo scempio.

Non potevamo non pensare a come, mentre a Ventimiglia per uomini e donne in cerca di futuro le frontiere siano chiuse e come invece qui nella nostra valle, le frontiere per le merci (che non ci sono) vengano spalancate da tunnel e difese da eserciti di polizia.

Non potevamo non pensare a come ogni euro speso per quest’oscenità sia un euro rubato a qualcosa di utile per tutti.

Non potevamo e non lo abbiamo fatto. Ci abbiamo messo coraggio, cuore e tenacia, e ci abbiamo provato portando a casa una buona giornata di lotta.

Nel tardo pomeriggio arriva poi la ripicca della questura, che evidentemente in imbarazzo per le reti cadute in un soffio, si vendica fermando il furgone dell’amplificazione mettendo in stato di fermo (nel momento in cui scriviamo) due notav, Brandua e Gianluca, che vogliamo liberi qui tra di noi (aggiornamento: sono stati rilasciati intorno alle 3 di notte con una denuncia) .

Avanti notav, la resistenza si fa un passo alla volta!

 

Pavoni, presidente del Collegio dei costruttori Bresciani, cosa stai dicendo? Gente aprite gli occhi da chi fa solo i propri interessi!

Nelle scorse settimane sul quotidiano BresciaOggi è stato pubblicato un articolo dal titolo “L’Alta velocità è una grande occasione», in cui Pavoni, presidente del Collegio costruttori della provincia di Brescia, ha dichiarato di essere convinto della bontà del progetto TAV Brescia-Verona, aggiungendo anche che «un’infrastruttura così non può essere a costo zero».

Le valutazioni che Pavoni ha fatto a nome del Collegio, a nostro parare, dimostrano una totale disinformazione riguardo quest’opera e, soprattutto, una globale mancanza di corrette informazioni che permettano di poter giungere alle conclusioni da lui tratte. Conclusioni che rientrano perfettamente nella retorica da slogan per cui le grandi opere servono, portano lavoro e ci collegano all’Europa.

Ma sappiamo bene che le cose non sono proprio così.

Prima di tutto presentiamo il Sig. Tiziano Pavoni, Presidente del Consiglio di Amministrazione della Pavoni SPA, azienda attiva nel settore dell’edilizia civile e industriale, stradale, delle infrastrutture e del movimento terra. Azienda che ha un fatturato di oltre 17 milioni di euro l’anno.

Premesso che lo stesso  è componente del consiglio di amministrazione anche di altre aziende operanti nel settore edile, il signor Pavoni è anche il presidente dei costruttori e ovviamente parla per interesse di chi rappresenta.

Già dopo le prime righe dell’articolo (che per onore di cronaca riportiamo di seguito alle nostre osservazioni) è evidente che siano solo i meri profitti a far parlare così Pavoni.

Pavoni parla del “l’importanza strategica di questa nuova infrastruttura”: curioso sottolineare che di “nuovo” non c’è proprio nulla in un progetto datato 1991. Ma soprattutto di strategico c’è ancora meno. Vedere il TAV come la strategia corretta per far ripartire l’aeroporto fantasma di Montichiari (che non è mai partito e che ora gli stessi promotori dell’opera TAV vorrebbero accantonare come un’eventuale ultimo lotto costruttivo la parte di Tav passante da Montichiari) è veramente utopico. Ma altrettanto irreale è pensare che il TAV sia lo strumento adatto per far ripartire il lavoro e l’economia bresciana, quando sappiamo bene che generalmente la costruzione di queste opere non porta lavoro ai locali. Non per altro, per il TAV Treviglio-Brescia attualmente in costruzione, i lavori sono stati subappaltati alla Società Condotte, che a sua volta utilizza aziende di Sondrio, Frosinone, ecc.

Ovviamente è chiaro come l’interesse molto spiccato nei confronti della costruzione di quest’opera da una parte del mondo imprenditoriale sia dovuta al fatto che il 60% dell’importo dei lavori che Cepav Due dovrà fare, dovrà essere appaltato a terzi con gare pubbliche (obbligo imposto all’Italia per evitare una procedura di infrazione europea); sono in gioco quindi una quantità esorbitante di soldi, anche se non materialmente presenti, cui queste ditte sperano di beneficiare in un momento di crisi come questo, a prescindere  ovviamente dall’utilità o meno dell’opera finita. Un modus operandi tipico all’italiana: prima costruiamo e cerchiamo di guadagnare, poi ci preoccuperemo di vedere cosa ne sarà del progetto finito!

Pensiamo ad esempio alla sorte che è toccata a quei piccoli imprenditori che hanno collaborato alla costruzione della BreBeMi (altra grande opera “utile e strategica” che ad un anno dall’apertura si è dimostrata un flop totale andando ad aggiungersi al debito pubblico italiano) che non sono stati pagati, per poi fallire miseramente. Stessa sorte sta toccando alle ditte a cui sono stati appaltati i lavori per la costruzione del TAV tra Liguria e Piemonte, il famoso Terzo Valico.

Ovviamente per questa “nuova” opera ci si auspica una fine diversa, ma noi crediamo ai fatti e non alle favole, soprattutto se di mezzo ci sono delle perdite economico/sociali/ambientali di questo livello.

In ogni caso resta abbastanza controversa l’idea di far guadagnare l’economia nazionale, agevolando o rilanciando alcune categorie produttive, al prezzo della distruzione di altre: molte aziende agricole saranno danneggiate a tal punto da rischiare la chiusura, per non parlare del settore del turismo (ricordiamo che il Lago di Garda è il terzo polo turistico italiano) che negli anni dei cantieri verrà pesantemente penalizzato. Anche queste attività danno lavoro, fatturano, creano indotto. Su che criterio si basa la scelta di chi sopravvive e di chi affonda?

Il continuare a perpetuare l’idea che servano grandi opere pubbliche per alleviare la pesante crisi economica del settore, ci fa sorgere spontanee alcune domande: terminato il TAV (chissà con quanti anni di ritardo rispetto ai 7 anni preventivati), cosa dovremo costruire per alleviare la crisi aggiuntiva in cui si troveranno questi costruttori? Ma soprattutto perché, ad esempio, per aiutare questo settore non iniziamo con le “piccole opere” utili, mettendo a norma tutte le strutture scolastiche che cadono a pezzi in testa ai nostri figli, dando lavoro utile e onesto alle imprese locali? Solo uno di tanti esempi di “piccole opere” utili di cui l’Italia avrebbe veramente bisogno nei diversi settori: scolastico, sanitario, culturale ecc.

Forse a queste “piccole opere” non si pensa perché gli interessi economici sono inferiori (assurdo considerando che di mezzo c’è l’incolumità e l’istruzione dei nostri figli, ad esempio), e verrebbe a mancare quel facile e cospicuo guadagno di alcuni, come nel caso dei General Contractor.

Andando avanti a leggere l’articolo in questione, riteniamo che sia fortemente offensiva l’affermazione che il progetto “è frutto di accordi transnazionali datati e non discutibili da singole comunità”.

Questi accordi “trans-nazionali”, tanto per cominciare, vengono pagati dalle nazioni interessate (Italia in questo caso) e soprattutto “trans-nazionali” implicherebbe che l’opera venga costruita anche da altre parti, quando invece è solo l’Italia che sta effettivamente portando avanti questo progetto. Assurdo e antidemocratico inoltre pensare che le comunità locali interessate dalla costruzione di un opera cosi impattante sul territorio, non debbano essere prese in considerazioni nelle decisioni che li riguardano.

Anche nell’assurdità della stessa legge Obbiettivo viene sottolineato come “la partecipazione dei cittadini assume un ruolo rilevante nella procedura di valutazione di impatto ambientale che deve considerare oltre agli aspetti tecnici e scientifici anche la molteplicità di interessi e conflitti legali alla realizzazione dell’opera..” Sono solo parole quelle contenute nelle nostre leggi, oppure la legge andrebbe rispettata?

Per non parlare dell’assurdità del ragionamento che riguarda l’aeroporto di Montichiari e che paragona Brescia e Montichiari a Parigi e Lione. Nei nostri territori, tanto per cominciare, non si arriverebbe ad avere una vera e propria alta velocità se non per brevissimi tratti essendo le fermate comunque molto vicine tra loro e all’interno di centri abitati ma, soprattutto, prendere come esempio la Francia, che al momento non vuole costruire l’alta velocità per dare la priorità al riammodernamento dei treni già esistenti, ci sembra al quanto emblematico.

Entrando nello specifico sulla questione merci ( alta capacità), ribadiamo per l’ennesima volta che non esiste ad oggi su alcuna tratta TAV in funzione in Italia, nessun servizio merci che transita, e non risulta alcuna previsione in tal senso nel breve o medio periodo!

Tecnicamente, inoltre, sulle linea a 25 mila volt come quella del TAV italiano non possono viaggiare treni merci, cosa che in ogni caso non accade in nessun altro paese del mondo. Sfatiamo quindi definitivamente anche il mito che il TAV serva per trasportare merci; oltre ai molteplici impedimenti tecnici per questo genere di progetto e trasporto (che anche le ferrovie conoscono), la questione della logistica e dei costi, per il quale infatti non c’è richiesta di trasposto merci su ferro da parte delle nostre aziende, non è certamente trascurabile.

Infine, Pavoni ritiene che il TAV sia un’opera che porterà un notevole e decisivo passo avanti sul fronte dei collegamenti locali indispensabili per sostenere l’economia bresciana (non vi ricorda l’elogio alla BreBeMi?), allora ci domandiamo perché se quest’opera è veramente frutto di una strategia e porterà guadagno, non vengono fatti investimenti privati da ditte come quella dello stesso Pavoni? Perché si parla di un miglioramento dei collegamenti bresciani, quando questo treno avrà pochissime fermate solamente nei grossi centri urbani, tagliando fuori tutte le piccole realtà (che sono anche spesso le più colpite dai lavori)?

Pavoni, infine, sostiene che “un’ infrastruttura così non può essere a costo zero”, e su questo noi gli diamo pienamente ragione. L’onere economico per la costruzione del Tav e il sacrificio del consumo di ettari di suolo non sono assolutamente a costo zero,  in questo caso “di zero” ci sarebbero solamente i benefici per le persone coinvolte direttamente o non ( i soldi spesi per il Tav sono soldi della collettività) da anni di cantieri.

Restiamo dell’idea che forse i costruttori bresciani, che “dovrebbero” comunque rientrare tra gli attori economici dell’opera secondo quanto dichiarato, a nostro parere meriterebbero di lavorare diversamente e favore dell’intera comunità, di cui loro stessi fanno parte. Cosa lasceranno in termini di infrastrutture utili ai loro figli e nipoti? Il Tav e un immenso debito pubblico di un’opera, dati alla mano, inutile. Siamo anche noi a favore dello “sviluppo” citato da Pavoni, ma quando è utile e privo di speculazioni.

Avremmo potuto scrivere infinite pagine per smontare più nel dettaglio quest’articolo ma crediamo che già quanto detto possa bastare a indurre verso un ragionamento più realistico, e privo di interessi, chi deve essere informato o chi è direttamente coinvolto.

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

 

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«L’Alta velocità è una grande occasione»

Pavoni resta convinto della bontà del progetto: «Un’infrastruttura così non può essere a costo zero»

11/06/2015

Il presidente Tiziano Pavoni

Il presidente Tiziano Pavoni

L’Alta velocità si avvicina a grandi passi a Brescia, puntando giorno dopo giorno e chilometro dopo chilometro su Verona. Così, mentre il dibattito degli ultimi mesi si è incentrato sul passaggio o meno da Montichiari, ieri il Collegio costruttori della provincia di Brescia, per voce del presidente Tiziano Pavoni, è intervenuto sull’opera esponendo le proprie valutazioni. «L’importanza strategica di questa nuova infrastruttura ferroviaria è sotto gli occhi di tutti noi – ha ricordato Pavoni -. La pianificazione dell’opera rappresenta per il nostro territorio un deciso passo in avanti sul fronte dei collegamenti indispensabili per sostenere lo sviluppo dell’economia. La soluzione di interscambio con l’aeroporto di Montichiari rappresenta un’occasione di sviluppo unica nel nostro territorio che agevolerà indubbiamente gli spostamenti per Brescia con ampie ed indiscutibili ricadute occupazionali e che porta la nostra città a candidarsi a diventare, al pari di Parigi e Lione, uno dei principali punti di interscambio per i trasporti Europei». Come dire che la presenza delle due interconnessioni in ingresso e in uscita da Brescia garantirà nel tempo la possibilità dei treni anche di fermarsi nella stazione della nostra città, oltre che nella prevista fermata di Montichiari, ormai inserita nell’area metropolitana di Brescia.«Ho seguito con molta attenzione il dibattito che in questi ultimi giorni ha accompagnato l’iter di approvazione della valutazione dell’impatto ambientale che l’opera produrrà sul nostro territorio – ha proseguito il presidente -. E un’opera che travalica gli interessi non solo locali ma anche nazionali proprio perché coinvolge l’intero continente, è frutto di accordi transnazionali, datati e non discutibili da singole comunità locali. È peraltro noto che il miglioramento dei sistemi di trasporto, sia a livello nazionale che transnazionale, agevola la crescita e lo sviluppo economico delle aree interessate ed in questa prospettiva mi sento di poter affermare che l’opera costituisce un’importante occasione anche per lo sviluppo economico della nostra Provincia».NON SOLO. «Certo non possiamo pensare che un’infrastruttura di tale rilevanza sia a costo zero e non produca alcun effetto e non comporti sacrifici – ha precisato Pavoni -. Non è mio intendimento relegare gli aspetti ambientali in secondo piano. Ritengo però che sia terminato il tempo della discussione: chi aveva interessi legittimi da far valere non doveva certo attendere l’avvio dell’opera. Credo perciò che, pur non negando che ci possano essere ancora margini di manovra per conciliare al meglio le esigenze della tutela ambientale con il necessario avvio dell’opera, questo non debba comportare inutili rinvii. Non possiamo attendere oltre: le scelte sono state da tempo fatte, non possiamo mettere in discussione l’intera realizzazione». Chiaro, quanto l’intenzione di non schierarsi. «Non voglio schierarmi nelle discussioni in atto – ha tenuto a precisare Pavoni -, nemmeno in merito alla localizzazione delle aree di coltivazione delle cave per il reperimento degli inerti necessari alla realizzazione dell’opera. Chiedo però che non siano solo occasioni per procrastinare l’avvio dei lavori. Inoltre ritengo che in questa negativa fase congiunturale gli investimenti in opere pubbliche, quali quelli previsti per l’opera in parola, riescano a conciliare vari obiettivi: sono il miglior contributo per cercare di alleviare la pesante crisi economica. E in questa ottica voglio sottolineare – prosegue il presidente dei Costruttori – l’importanza dei riflessi che la realizzazione dell’opera può comportare per il comparto edile della Provincia di Brescia. Le difficoltà che il settore edile sta attualmente attraversando sono note. Il numero delle aziende esposte ai venti della crisi, che hanno dovuto ridimensionare o addirittura cessare la propria attività, è da anni in costante ascesa. Ciò ha comportato la perdita dall’anno 2008 a oggi di circa 9 mila operai, quasi la metà della forza lavoro del comparto bresciano. Quindi l’avvio dei lavori per l’Alta velocità può costituire un irripetibile occasione di sviluppo».

Giuseppe Spatola

25/6: “TAV E TERRITOTI RESISTENTI: DALLA VAL DI SUSA AL BASSO GARDA” – DIBATTITO + CONCERTO DEGLI EGIN

Giorno dopo giorno la grande opera del TAV viene sempre più riconosciuta come dannosa dal punto di vista ambientale e economico e difatti, nonostante i governi si succedano e provino ad estendere la grande opera anche in altre zone d’Italia, nascono comitati popolari e il movimento si espande ed esonda oltre la Val Susa, assumendo connotati nazionali.

Negli ultimi anni oltre al Terzo Valico e la Val Susa la nascita di nuove realtà NO TAV nel basso garda bresciano e veronese e anche a Vicenza sono la dimostrazione che il mostro TAV si può fermare, ma a rendere ciò possibile può solo essere l’autorganizzazione e l’autodeterminazione delle popolazioni.

Alle ore 19.00 il dibattito “Tav e territori resistenti: dalla Val di Susa al Basso Garda” con:

– Nicoletta Dosio (No Tav Val di Susa)

– Comitato NO TAV Desenzano

– Comitato popolare dei Ferrovieri di Vicenza

– Comitato No Tav Verona

Dalle ore 21.00 concerto con:

– EGIN (da Torino)

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La serata si inserisce nella settimana di festa MAGAFEST 2015 per cui saranno presenti:

+ Bar autogestito, pane e salamina, hamburger artigianali, cucina vegan!

+ Banchi di autoproduzione creativa

+ Pincanello

+ Mostra di pittura surrealista

Durante la serata sarà presente anche un banchetto informativo e con vendita di gadget per sostenere la lotta contro il TAV!

INGRESSO BENEFIT Cassa di resistenza NO TAV Val Susa
5 euro

BANNERMAGAZZINO

27/6: FESTA NO TAV A CALCINATELLO CON STAND GASTRONOMICI E MUSICA LIVE!

In uno dei paesi che sarà tra i più toccati dal passaggio del TAV se permetteremo che quest’opera venga costruita siamo lieti di invitarvi sabato 27 giugno a partire dalle 18:00 alla FESTA NO TAV a Calcinatello con:

* MOSTRA FOTOGRAFICA “TAVRO’ ANCORA?”
Mostra fotografica itinerante e collettiva per amore della terra.

* MUSICA LIVE CON:

– ORE 19:00 D.O.C. 5

– ORE 20:30 POTAPORCO (ska/folk)

– ORE 21:30 I GIURADEI (Rock ‘n roll poetico)

* STAND GASTRONOMICO

* BIRRA

* BANCHETTI INFORMATIVI

 

La festa si terrà in Piazza Pertini a Calcinatello (BS)

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Per maggiori informazioni segui:

Comitato No Tav Calcinato

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

VAL SUSA – 28/6: MARCIA NO TAV AL CANTIERE DI CHIOMONTE DI NUOVO TUTTI E TUTTE INSIEME!

 

mani28-6Con un solo metro di Tav si potrebbero comprare 3 ambulanze nuove, con 100 metri di Tav si potrebbero mettere in sicurezza decine di scuole, con meno di un Km. di Tav reparto maternità di Susa non solo non chiuderebbe ma potrebbe essere potenziato l’intero ospedale.
Bastano questi numeri per motivare l’iniziativa di domenica 28-Giugno-a-Chiomonte.
Ci troviamo di fronte a una situazione paradossale: da un lato i governanti tagliano servizi sociali fondamentali come la sanità (in Valle lo sappiamo bene), o la scuola, con l’ennesima riforma che va a colpire il corpo insegnati e di conseguenza i nostri figli che avranno una formazione scolastica-sempre più-approssimativa.
Dall’altro ci troviamo un cantiere divoratore di soldi pubblici per un’opera la cui inutilità è sotto gli occhi di tutti, confermata poche settimane fa dai dati sul traffico merci. (Cfr-Alpinfo–13–maggio–2015 )
Abbiamo il diritto/dovere di fermare questa voragine mangiasoldi e chiedere di dirottare quelle risorse dove servono veramente: tenere aperti e potenziare gli ospedali; garantire un istruzione per tutti in scuole sicure; mettere in sicurezza un territorio sempre più fragile. Richieste di buon senso che troppo spesso si scontrano con politici e affaristi senza scrupoli.
E allora è fondamentale farci sentire ancora e ancora.
Alla moda nostra. Con determinazione e fantasia.
Domenica 28 a Chiomonte non si può mancare.
Non si tratta di difendere solo il nostro territorio da uno scempio ambientale, ma di difendere quello che è il futuro di tutti: nostro e dei nostri figli.
Abbiamo sempre detto che fermarlo è possibile, ma è possiamo farlo solo se saremo tanti e uniti.

APPUNTAMENTO AL PIAZZALE DEL FORTE DI EXILLES ORE 10 – SI PRANZA AL SACCO!

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LUNEDI 15 GIUGNO PRESIDIO NO TAV A DESENZANO DEL GARDA

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Il Comitato No Tav Desenzano organizza un presidio per lunedì 15 giugno in occasione del consiglio comunale, in cui verrà chiesto all’amministrazione di Desenzano di utilizzare tutti gli strumenti possibili per contrastare la linea AV/AC.

Non solo è mancata un’opposizione concreta alla linea AV/AC da parte delle amministrazioni locali, al di là delle dichiarazioni propagandistiche sulla stampa, ma addirittura il comune di Desenzano, “capofila” nel dissenso al TAV, si è recentemente preparato ad alzare la bandiera bianca. Abbiamo letto dichiarazioni assurde da parte dell’assessore Tira, che ha addirittura sostenuto che la linea Alta Velocità sarà un’occasione di “riqualificazione nell’ottica di ricevitità futura”, a dimostrazione di una posizione politica schizofrenica, che manca di un impegno profondo e convinto nel bloccare il TAV!

A tal proposito:

– Ricordiamo agli amministratori locali e ai cittadini che finché il progetto non viene approvato dal Cipe rimane la possibilità di mettere in dicussione la Tav e il suo tracciato. A tal riguardo, invece di sventolare bandiera bianca, gli amministratori dovrebbero impegnarsi a rispondere alla controdeduzioni che CepavDue ha avanzato in risposta alle osservazioni elaborate dai comuni, così come è stato suggerito dai nostri tecnici.

– Alla luce degli scandali emersi, a cui sono seguite le dimissioni del ministro delle Infrastrutture Lupi e del dirigente Ercole Incalza, deus ex machina del TAV, crediamo che mai prima ad ora ci siano le ragioni e i margini politici per fare sentire la propria voce e mettere in discussione l’Alta Velocità.

– In riferimento alle “alternative” al tracciato condividiamo la posizione delle amministrazioni locali di opporsi al quadruplicamento della linea esistente, che riteniamo un’ipotesi inaccettabile sotto ogni punto di vista. Allo stesso tempo valutiamo positivamente l’idea dell’utilizzo della linea storica, fermo restando che la nostra posizione rimane quella No Tav, ossia di non realizzare un’opera che abbiamo dimostrato più volte essere inutile, dannosa ed stremamente costosa.
A questo proposito, però, manca un sostegno concreto all’ipotesi di utilizzo della linea storica.

PER QUESTI MOTIVI SIETE TUTTI/E INVITATI AL PRESIDIO NO TAV DI LUNEDI’ 15 GIUGNO.
ORE 20.00 !

 

“Un’altra via Toscana a Brescia?” – Non lo permetteremo, diciamo no al quadruplicamento!

Questa mattina i comitati No Tav bresciani hanno fatto una conferenza stampa in via Ferri a Brescia. Il motivo della conferenza stampa è legato alla notizia del possibile accantonamento dello shunt che dovrebbe bypassare a sud la città di Brescia e che costituisce un altro tassello dell’assurdo progetto dell’alta velocità tra Brescia e Verona che cade non senza rumore.

Un’ulteriore prova dell’inutilità e dell’insostenibilità di quest’opera, che sembrava legarsi in maniera indissolubile al rilancio del deserto aeroporto di Montichiari. Purtroppo la sola amputazione di un’opera dannosa per la popolazione di questo territorio nell’ambito di quel connubio “criminogeno”, come lo definisce lo stesso Presidente dell’Anac tra grandi opere e legge obiettivo, non è sufficiente ad alleviare lo nostre preoccupazioni per gli impatti che resteranno da affrontare, a partire dallo spreco di enormi risorse (4 miliardi!) passando per l’arroganza delle procedure espropriative per arrivare alla devastazione territoriale e alla questione democratica, di chi decide cosa e per quali finalità e bisogni sociali.

L’idea che comunque l’opera sia da realizzare attraverso il quadruplicamento della linea storica (sembra a parità di costi!) ci lascia altrettanto scontenti. Innanzitutto rimarrebbe inalterata la devastazione che toccherebbe in sorte al Basso Garda, con tutto il danno economico e socio-ambientale di cui tanto si è discusso negli ultimi tempi.

Inoltre l’uscita dalla città avverrebbe in maniera molto più traumatica, con decine di espropri e abbattimenti di case in un territorio così densamente edificato. Espropri dovuti al raddoppio della linea storica.

Tante sono le domande a cui noi che abitiamo queste terre poniamo alle nostre amministrazioni: serve maggiore chiarezza sull’opera, sugli intenti, sul programma di servizio: quali sono i dati reali sui flussi di traffico che dovrebbero giustificare questo progetto faraonico? Sulla base di quale piano economico della nuova linea è stabilito che si riuscirà a rientrare dalle spese? In sostanza, qual’è la prospettiva di sostenibilità economica e commerciale di quest’opera?

Non tollereremo di rimanere all’oscuro di tutto finché è troppo tardi come è successo negli anni scorsi con la costruzione della Treviglio-Brescia. E non tollereremo più dalle amministrazioni locali risposte come “noi non sappiamo nulla” o “non possiamo fare nulla” perché sappiamo bene che anche questo non è vero.

Ci domandiamo ad esempio se lo studio di fattibilità dell’uscita con quadruplicamento da Brescia dovesse essere positivo, che fine farebbe il progetto di tutta la tratta? Dev’essere rivisto tutto, o si chiuderà un occhio visto che si tratta di una “grande opera strategica”? Ma strategica per chi? Con quale rapporto costi/benefici, vista anche la drammatica situazione in cui versa il traffico ferroviario pendolare che non è affatto interessato all’alta velocità? Con quale dissanguamento delle risorse pubbliche a vantaggio di guadagni privati? Ci domandiamo anche che utilità abbia un treno che si ferma a Brescia e Verona, esattamente come un freccia bianca, che da un risparmio teorico di soli 10 minuti sulla tratta rispetto ai danni e ai costi prospettati? Com’è possibile premere per l’acceleramento di apertura di cantieri sul lago di Garda, per un opera che non sanno nemmeno ancora come e dove costruire?

La scusa di aprire “un cantierino”, iniziare insomma a far qualcosa per poi dire “ormai c’è, va finita” non è sicuramente onesta nei confronti dei cittadini e non è più accettabile in nessuna parte d’Italia. Su questa linea di azione, tra qualche anno allora probabilmente anche lo shunt tornerà utile, l’aereoporto deserto di Montichiari tornerà strategico, e via così, tanto a pagare siamo sempre noi (in tutti i sensi)!

Noi lo continueremo a dire, l’alta velocità tra Brescia e Verona, così come più in generale tra Milano e Venezia, non serve. Non risponde ai bisogni del territorio e, soprattutto, non mira a risolverne i problemi di mobilità ed è un insopportabile affronto alle emergenze sociali ed ambientali con cui i cittadini devono confrontarsi ogni giorno. Faticherebbe addirittura a raggiungere le velocità desiderate.

Lungo la linea storica decine di corse sono state soppresse negli ultimi anni ed è già stato dimostrato come un potenziamento tecnologico permetterebbe un sostanziale miglioramento del traffico ferroviario senza ulteriore consumo di suolo (come scritto nel progetto dell’ing. Molinari).

Dopo questa rilevante novità delll’accantonamento dello shut per la stazione TAV di Montichiari-aeroporto, dopo che è stato chiarito che le merci non utilizzano il TAV e che attualmente a Montichiari non c’è, nè si prevede in tempi non biblici, un un traffico viaggiatori tale da giustificarne l’unica fermata e la nuova stazione decentrata di Brescia e del territorio bresciano, diventa indispensabile un serio approfondimento sui dati di traffico e sulla opportunità che il progetto TAV non preveda fermate a Brescia, sul Garda, a Verona: dubbi e validità del progetto TAV che devono essere chiariti ai cittadini e che amministratori pubblici, operatori economici e politici non possono più ignorare.

Si colga questa occasione per rimodellare la stessa funzionalità operativa ed i servizi dell’intera linea Milano-Brescia-Verona-Venezia ad effettivo servizio di viaggiatori e merci rivedendo anche l’utilizzo integrato delle linee ferroviarie esistenti sugli itinerari est-ovest e nord-sud oggi ancora a semplice binario e sottoutilizzate.

Non accantoniamo, ignorando volutamente, le potenzialità delle infrastrutture ferroviarie esistenti. È arrivato il momento di dirlo senza paura e schierarsi così al fianco di chi quest’opera la subirà: il progetto TAV Brescia-Verona non serve e va accantonato. Basta arrampicarsi sugli specchi!

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

* le foto delle case che abbiamo pubblicato non è detto che siano tra le espropriate non essendoci un effettivo progetto, ma sono quelle più vicine alla ferrovie e quindi potenzialmente più a rischio di espropri e abbattimenti (si parla comunque di 200 famiglie a cui toccherà questa sorte se non ci opponiamo)

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Spaventav all’attacco per difendere la nostra terra!

Il Comitato No Tav Desenzano ha avviato un lavoro di sensibilizzazione sul territorio, segnalando alcuni punti critici che saranno interessati dal passaggio del TAV!

Abbiamo posizionato i nostri “Spaventav”, costruiti insieme durante la merenda a Desenzano di qualche settimana fa, anche per ricordare agli sciacalli che vogliono speculare sulla nostra terra che noi non ci arrendiamo e non permetteremo la distruzione del nostro territorio!

E ora invitiamo tutti e tutte, su tutta la tratta che dovrebbe toccare la costruzione del TAV Brescia-Verona, a preparare ed esporre nei propri terreni simbolicamente uno “spaventav” simbolo di difesa e tutela del nostro territorio dove l’agricoltura è ancora una delle attività predominati.

Lasciamo un segno della nostra presenza per continuare ad informare e per resistere contro la costruzione di quest’opera!

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Zona Grezze/Centenaro – lo “Spaventav” ricorda a residenti e turisti che il TAV minaccia la nostra terra con la sua devastazione

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Centenaro – zona trattoria “La Rossa”
Le coltivazioni e le splendide aree verdi di Desenzano saranno attraversate dal TAV, che consumerà ampie porzioni di suolo

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San Martino – lo “Spaventav” affianca le sagome dei bersaglieri. La nostra terra, di cui si è conquistata l’indipendenza con il sangue, è minacciata dalla devastazione del TAV.

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Montonale – case storiche e imprese locali sono pesantemente minacciate dal passaggio dell’Alta Velocità