Cantiere Tav della Val di Susa: un anno di ritardo e lo pagherà l’Italia

Secondo il cronoprogramma del 2011 lo scavo della tratta fissa del tunnel geognostico di Chiomonte – fino a 5765 metri – sarebbe dovuto durare 689 giorni.
Il cronoprogramma aggiornato al 2015 allunga la durata dello scavo a 1084 giorni, con una dilatazione dei tempi di 395 giorni. Oltre un anno di ritardo. Chi pagherà per questo ritardo? Secondo i documenti di Telt a rimetterci sarà l’Italia, che pagherà da sola l’ultimo tratto del tunnel, senza il cofinanziamento di Francia e Unione Europea.

Ma andiamo con ordine. Nel cronoprogramma stilato da Telt nell’ottobre 2011 lo scavo con la talpa sarebbe dovuto incominciare il 2 maggio 2014, e arrivare alla fine della tratta fissa il 20 marzo 2016. In realtà iniziarono con largo anticipo il 12 Novembre 2013, come attesta l’Action Status Report per il cofinanziamento europeo. Quasi sei mesi di vantaggio sono stati persi strada facendo e a loro si è aggiunto ulteriore ritardo. Il cronoprogramma di Telt redatto nel 2015 indica infatti come termine della tratta fissa il 31 ottobre 2016. Lo scavo della tbm durerebbe quindi 36 mesi anziché i 23 previsti inizialmente.

Lo scavo del tunnel geognostico non finisce però con la tratta fissa. Il Cipe (86/2010) ha autorizzato e finanziato un tunnel “con una lunghezza complessiva di circa 7,5 Km”. Rimangono quindi ancora altri 2 km conclusa la tratta fissa, la cosiddetta tratta opzionale. E quando pensa di finirli Telt? Secondo il cronoprogramma del 2011 la talpa avrebbe impiegato 210 giorni per terminare questa parte finale. Il cronoprogramma 2015 riduce incredibilmente a 150 giorni quest’ultima fase portando il termine dello scavo al 1 aprile 2017 e la fine dei lavori al 2 ottobre 2017; ma è un altro l’aspetto importante. Nell’ultimo cronoprogramma c’è scritto esplicitamente che l’ultima tratta sarà “financé à 100% par l’Italie”. Merci!

Lo scavo in clamoroso ritardo e parte dello scavo totalmente a carico dell’Italia, senza cofinanziamento francese o europeo: le previsioni dei detrattori dell’opera sembrano concretizzarsi una dopo l’altra.

Qualcuno chiederà mai conto a chi dichiarava solennemente che i lavori per l’intero cunicolo esplorativo sarebbero terminati entro il 2015?

Quel cantiere è un pozzo che ingoia soldi che potrebbero essere utilizzati per qualcosa di utile per tutti, non sarà mai troppo tardi per porre fine a questo spreco.

da SpintadalBasso 

Rapporto ISPRA sul consumo di territorio: Lombardia e Veneto tra le peggiori! Vogliamo continuare così?

Nel nostro Paese si continua a consumare suolo e la seconda edizione del Rapporto ISPRA fornisce un quadro completo sull’avanzata della copertura artificiale del nostro territorio.

L’intera pubblicazione è scaricabile gratuitamente a questo link.

Dei tantissimi dati presenti vorremmo soffermarci su alcuni punti che trovano ai vertici della classifica le Regioni Veneto e Lombardia:

  • nel 2013, in 15 regioni viene superato il 5% di suolo consumato, con il valore percentuale più elevato in Lombardia e in Veneto intorno al 10%
  • in termini assoluti, le province di Roma e Torino superano, entrambe abbondantemente, i 50.000 ettari di suolo consumato, a cui seguono Brescia e Milano seguono con valori superiori ai 40.000 ettari, mentre Napoli, Verona, Cuneo, Lecce, Padova, Treviso, Salerno, Bari e Venezia hanno valori compresi tra i 30.000 e i 35.000 ettari.
  • a livello comunale, i maggiori valori di superficie consumata si riscontrano a Roma (quasi 30.000 ettari) e nei principali comuni capoluoghi di provincia dopo Roma: Milano, Torino, Napoli, Venezia, Palermo, Ravenna, Parma, Genova, Verona, Catania, Taranto, Bari, Ferrara e Reggio nell’Emilia, tutti con oltre 4.000 ettari di suolo consumato).

consumo suolo per regione 2015 - veneto e lombardia

consumo suolo dagli anni 50 - Lombardia

Si sottolinea che le aree naturali e seminaturali minacciate sono quasi totalmente situate nelle zone costiere, nelle pianure e nei fondovalle montani; facendo  una stima di suolo consumato “effettivo”, che tenga conto della concreta possibilità di un suolo ad essere degradato, individuando cioè quelle aree che per caratteristiche geomorfologiche o perché occupate da corpi idrici, possono considerarsi protette naturalmente dalla minaccia antropica. Con diverse stime spicca di nuovo che tra la “top-10” ci sono di nuovo Lombardia e Veneto per percentuale di suolo “effettivo” consumato.

consumo suolo effettivo - lombardia venero

Inoltre secondo IUTI tra il 1990 e il 2008 l’espansione delle aree urbane netta è stata pari a quasi 500.000 ettari, passando dal 5,5% della superficie nazionale al 7,1%, con un incremento di 1,6 punti percentuali.  Anche in rapporto alla superficie territoriale le regioni con il più alto incremento di aree urbane risultano il Veneto, il Lazio e la Lombardia.

% terra alterata direttamente o indirettamente - Lombardia e veneto

Vogliamo davvero continuare così? Pensate a quanto il TAV Brescia-Verona-Vicenza andrà ad incidere sull’aumento dei livelli di consumo di territorio, già vergognosi, in Lombardia e Veneto se quest’opera dovesse essere costruita.

E’ davvero questa il futuro che scegliamo per le nostre terre e le prossime generazioni?

I numeri del disastro tav: la ghiaia estratta per costruire la BS-VR potrebbe ricoprire l’area urbanizzata di Desenzano per 1 metro di altezza!

Il 18 aprile 2015 sul Corriere di Bergamo appariva questo articolo:
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Decine e decine di camion hanno movimentato quotidianamente terra attraversando il centro di Pumenengo, mettendo in pericolo pedoni e ciclisti per mesi. Camion carichi di ghiaia e sabbia destinati alla costruzione dell’Alta Velocità Treviglio-Brescia.

In paesi come Pumenengo (dove il centro abitato è attraversato dalla strada provinciale 127 che conduce a Calcio, dove sorgevano i cantieri Tav) ogni giorno un flusso di 120 camion tra andata a ritorno ha transitato per la via principale del paese.

Un continuo andare e venire tra il timore che si potesse verificare un nuovo incidente come quello accaduto a Caravaggio, quando una pensionata di 65 anni fu travolta e uccisa da un camion in manovra, tra i disagi dovuti all’aumento del traffico, tra la paura di un aumento dell’inquinamento dell’aria dovuto al circolo di mezzi pensanti in prossimità di case ed edifici pubblici.

Se il transito e la messa in sicurezza di questi materiali sono stati fatti come per cantieri di Via Toscana a Brescia, dove nello spostamento della terra venivano smosse polveri ed inquinanti ( Via Toscana rientra nel cono PCB, o il caso dell’amianto di via Roncadelle), la preoccupazione di chi abita questo Comune è stata più che lecita.

Alla luce di tutto questo, immaginiamo cosa potrebbe accadere per i cantieri del TAV Brescia-Verona dove serviranno 10 MILIONI E 200 MILA METRI CUBI DI GHIAIA per costruire l’opera.

Per farci un’idea dell’enorme quantità di materiale prelevato abbiamo provato a fare un esempio più concreto: la quantità di ghiaia estratta è la stessa che potrebbe ricoprire l’intera superficie urbanizzata di Desenzano per 1 metro di altezza.

Lo sapevi che 2

Quanti camion passeranno fuori dalle nostre case?
Quante ore di traffico?
Quanto inquinamento aggiunto?
Quanti incidenti ci saranno?
Ma sopratutto, ne vale la pena?

 La risposta per noi è sempre NO ed è per questo che domani, sabato 14 maggio, parteciperemo alla MARCIA NO TAV a San Michele Extra (VR) perchè FERMARE QUESTO SCEMPIO E’ POSSIBILE, MA TOCCA A TUTTI E TUTTE NOI!

Montecchio, Verona e Vicenza: 3 appuntamenti per informarsi sul TAV!

Triplice appuntamento per informarsi sulla tratta Verona-Vicenza nelle prossime settimane, con esperti, testimonianze degli espropriati della tratta Treviglio-Brescia, testimonianze degli attivisti della Brescia-Verona e tanti aggiornamenti e novità su cosa sta succedendo nei nostri territori. E’ ORA DI INFORMARSI!

MARTEDì 26 APRILE – VICENZA
ore 20:30 @ Scuola Media Carta – Ferrovieri
evento facebook per maggiori informazioni QUI

Ne parleremo con:
Erasmo Venosi – fisico esperto in infrastrutture e impatti ambientali
Francesca Leder – docente di Urbanistica all’Università di Ferrara
Attiviste del Comitato No Tav Brescia

VENERDì 29 APRILE – VERONA
ore 20:45 @ Cinema teatro nuovo di San Michele E.
Via Vincenzo Monti 7 C

Ne parleremo con:
Erasmo Venosi – fisico esperto in infrastrutture e impatti ambientali
Marta Vanzetto – esperta di dirtto ambientale
Rappresentanti degli espropriati della tratta Treviglio-Brescia

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MARTEDì 3 MAGGIO – MONTECCHIO MAGGIORE (VI)
ore 20:30 @ sala San Paolo in piazza San Paolo

Ne parleremo con:
Maunel Brusco – consigliere regionale del Movimento 5 stelle
Circolo culturale “NO TAV” – La Mesa
Rappresentanti degli espropriati della tratta Treviglio-Brescia

 

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Notificato il ricorso al TAR contro il TAV Brescia-Verona: non staremo di certo a guardare, fermarlo tocca a noi con ogni strada possibile!

Il Coordinamento No Tav Brescia-Verona ha promosso un ricorso al Tar collettivo impugnando il decreto n. 50 del 22/02/2016. Questa azione collettiva ha avuto l’adesione, oltre che del Coordinamento No Tav Brescia-Verona, di più di 50 soggetti tra Associazioni, Aziende, Privati Cittadini ed Enti Religiosi aventi sede nazionale o nei comuni bresciani e veronesi interessati.

Le Associazioni aderenti sono: Comitato Cittadini di Calcinato, Comitato Castelnuovo Futura, Comitato Parco delle Colline Moreniche del Garda, Legambiente Onlus – associazione nazionale, Medicina Democratica-movimento di lotta per la salute onlus, Consorzio delle Colline Moreniche del Garda, Terra Viva Verona.

Ha aderito tra gli enti locali il Comune di Medole e tra i soggetti a carattere religioso l’Istituto Don Calabria di Verona.

Inoltre, hanno aderito cinque parlamentari del Movimento Cinque Stelle che hanno trasferito il proprio ufficio parlamentare presso la casa di un espropriando di Calcinato: Vito Crimi, Tatiana Basilio, Ferdinando Alberti, Claudio Cominardi, Girgis Sorial.

Con il decreto n. 50 del 22/02/2016 il Ministero dell’Ambiente ha determinato la positiva conclusione dell’istruttoria di verifica di ottemperanza del progetto definitivo del lotto funzionale Brescia – Verona della linea AV/AC tratto Milano – Verona alle prescrizioni poste con il progetto preliminare approvato dal CIPE con delibera n. 120/2003. In sostanza, il Ministero ha dato il via libera al CIPE per l’approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera che consentirà l’espropriazione delle aree interessate dal tracciato. Il decreto n. 50/2016, pur rappresentando un atto inserito nel procedimento che si concluderà con l’approvazione del progetto definitivo, ha una sua autonomia e può essere impugnato davanti al Giudice Amministrativo.

Il decreto 50/2016 presenta gravi vizi e lacune che si possono far valere in sede processuale e come Coordinamento No Tav Brescia-Verona riteniamo che ogni azione legale vada intrapresa per tentare di fermare un’opera che non presenta alcuna utilità per il nostro territorio e che creerà gravi danni all’economia locale, al turismo e alla vita quotidiana di tutti gli abitanti.

I vizi sollevati con il ricorso sono, in estrema sintesi, i seguenti:

1) violazione dei trattati europei in materia di appalti: libertà di stabilimento, libera prestazione di servizi, divieto di restrizioni del movimento di capitali;

2) richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia della Comunità Europea per violazione delle norme sull’affidamento dei lavori pubblici;

3) mancata o tardiva sottoposizione del piano generale dei trasporti e quindi del progetto alta velocità alla Valutazione di Impatto Ambientale (VAS);

4) assenza, nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), della valutazione dell’opzione zero (utilizzare, migliorandola, la struttura ferroviara esistente) o di opzioni alternative;

5) mancata conformità del progetto definitivo a numerose prescrizioni del CIPE imposte con il progetto preliminare approvato nel 2003;

6) compromissione del Laghetto del Frassino, oasi naturalistica di elevata importanza e sito UNESCO, il quale rischia il prosciugamento a causa dei lavori in galleria.

7) mancata analisi dei rapporti costi-benefici;

8) richiesta di dichiarare costituzionalmente illegittimo il decreto legge n. 133/2008 (decreto Berlusconi che ha revocato la revoca delle concessioni ai general contractors disposta dal governo Prodi);

9) mancata valutazione delle prescrizioni imposte dalla Commissione VIA (valutazione impatto ambientale);

10) nullità del contratto intercorrente tra Rete Ferroviaria Italiana e general contractor per contrarietà a norme imperative, quali sono le norme sull’affidamento mediante gara d’appalto.

Anche sette Comuni ed il Consorzio del Lugana hanno depositato ricorso al Tar impugnando lo stesso provvedimento.
Riteniamo che ciò sia avvenuto anche grazie alla positiva spinta dei movimenti No Tav che da anni svolgono attività informativa sui nostri territori.
Pensiamo sia vergognoso che la stragrande maggioranza dei comuni bresciani non abbia fatto lo stesso: sarà impossibile per loro dimostrare ai propri cittadini che hanno fatto tutto il possibile per difendere le loro comunità locali e questo noi glielo ricorderemo puntualmente.

Riteniamo inoltre che, al di là del risultato giuridico di questo ricorso, che sappiamo essere esposto a pressioni politiche ed economiche fortissime, debba essere considerato l’enorme risultato politico: per la prima volta si è creato un fronte comune compatto di enti locali, consorzi, associazioni e privati che HANNO DETTO UN CHIARO NO a quest’opera inutile, devastante e costosissima.

Un treno definito ad “alta velocità” quando sappiamo benissimo che per questioni meramente tecniche non raggiungerà mai i 300 chilometri orari (per distanze brevi tra una stazione e l’altra e tempi insufficienti di accelerazione e frenata); quando sappiamo benissimo che l’Unione Europea (v. direttiva europea per l’alta velocità), non ci ha mai imposto l’alta velocità e che il corridoio ferroviario richiesto C’E’ GIA’ ed è la linea storica esistente la quale, con un adeguamento tecnologico (Sistema Controllo Marcia Treno SCMT) potrebbe supportare fino a 130-150 treni in più e sulla quale GIA’ VIAGGIANO la Freccia Rossa e Italo.

Il Ministro Delrio, ieri in tour nel bresciano, ha dichiarato che i cantieri partiranno entro il 2016. Lo dichiarò anche il suo predecessore Lupi, che dovevano partire nel 2014, e sappiamo com’è andata a finire. Noi, contestandolo in due presidi, a Padenghe e a Castenedolo, gli abbiamo ribadito la nostra contrarietà. Gli abbiamo consegnato anche una copia del ricorso, chiedendogli di valutare se sia sensato continuare su questa strada quando la comunità locale è fortemente contraria. Se vuole riprendere il dialogo con la comunità locale, come ci ha detto, lo deve fare partendo dall’opzione zero, mai valutata nell’iter procedurale, non dall’obbiettivo di ridurre l’impatto di questo progetto, obbiettivo impossibile, salvo che i treni non si mettano a volare.

Noi di certo non staremo a guardare mentre distruggeranno il nostro già martoriato territorio.
Continueremo le nostre attività informative, di piazza e legali, guardando in quest’ultimo caso all’Europa.

Arrivederci alla prossima puntata, ministro!
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Delrio: il TAV Brescia-Verona non verrà costruito né quest’anno né mai!

Ieri è andato in scena il solito teatrino dei politicanti che vorrebbero decidere del nostro futuro, senza tenere minimamente conto di cosa vogliano in realtà i territori che sporadicamente visitano.

Nella scorsa giornata infatti,  il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio ha visitato Brescia, Padenghe e Castenedolo ribadendo in più occasioni che il tratto di Tav Treviglio-Brescia verrà inaugurato a dicembre (al viaggio inaugurale parteciperà anche il premier Renzi) e che per il progetto TAV Brescia-Verona l’avvio dei cantieri  è previsto entro fine anno, partendo dalle gallerie sul Garda. Resta aperta invece la questione shunt.
Il ministro ha ribadito inoltre la centralità di Brescia nel “famoso corridoio mediterraneo” e di come il progetto Tav non sia fondamentale per lo sviluppo dell’aeroporto di Montichiari.
Non la pensa nello stesso modo Bonometti,  presidente degli industriali bresciani, che ha dichiarato qualche settimana fa che è fiducioso sul “decollo” del d’Annunzio se si riuscirà a coniugare cargo leggero, pesante e passeggeri, proprio grazie all’arrivo del collegamento con l’alta velocità.

Dal momento che le grandi opere inutili e dannose sembrano non bastare mai, si è deciso di sbloccare anche l’Autostrada della Val Trompia i cui lavori, a sua detta, dovrebbero partire a breve.

In questo tour dell’ipocrisia il ministro (era stato invitato a Padenghe ad inaugurare una nuova piazza, l’ennesima opera “utile” costata 2 milioni di euro, mentre a Castenedolo sedeva ad un tavolo di discussione sull’Enciclica di Papa Francesco),  è stato accompagnato da personaggi profondamente ambigui: dall’ex sindaco di Brescia del PD Paolo Corsini (è colui che grazie alle sue “amicizie” di partito con la Lorenzetti , arrestata per appalti mafiosi sul TAV di Firenze, ha portato alla costruzione del TAV Treviglio-Brescia; ed è sempre grazie a lui se Brescia non si è costituita a parte civile nel processo Caffaro e ora ne paghiamo le conseguenze in tutti i sensi), a Groli e Del Bono, sindaci rispettivamente di Castenedolo e Brescia che nelle scorse settimane abbiamo visto scendere in piazza con noi nel corteo di Basta Veleni, quando in realtà sono i primi soggetti a spingere affinché il TAV Brescia-Verona venga realizzato.
In entrambi gli incontri si sarebbe dovuto discutere di difesa, sviluppo, tutela e amore del territorio e della natura.
Uno strano concetto di difesa, sviluppo e territorio quello dei nostri politici, ben distante dal volere delle popolazioni che vivono questi territori.

Ed è per questo motivo che ieri decine di persone sono scese nelle piazze: per dimostrare la contrarietà a questo modello di sviluppo che privilegia la costruzione di nuove faraoniche e costose opere inutili, a discapito di grandi opere urgenti ed essenziali come le bonifiche, ad esempio.

Il Coordinamento No Tav Brescia-Verona, insieme ai comitati ambientalisti di Brescia e provincia, ha deciso di contestare rumorosamente questa farsa: con che diritto questi politici discutono di futuro e di tutela ambientale, quando quotidianamente svendono e distruggono le bellezze e unicità dei nostri paesaggi, compromettendo irreversibilmente ecosistemi,  rubando soldi alle necessità reali di questi territori? Con che diritto rilasciano dichiarazioni su come sarà il nostro futuro senza aver mai acconsentito di confrontarsi pubblicamente con noi?

Anche nella giornata di ieri non c’è stato spazio per il dialogo. I manifestanti sono rimasti inascoltati e tenuti a debita distanza da un ingente schieramento di forze dell’ordine.

Quello che forse il ministro Delrio non vuole vedere e sentire, e tanti altri politici locali con lui, è che in questi anni qualcosa nei nostri territori è cambiato. Le persone che vivono queste terre non sono più intenzionate a subire speculazioni che vanno a discapito della salute, dell’ambiente e della spesa pubblica. 

La nostra terra, la nostra salute e il nostro futuro non saranno svenduti a meri interessi economici e speculativi.
Le lobby e le mafie che ruotano intorno a queste opere non decideranno al posto nostro.

Il movimento No Tav continuerà ad opporsi a tutto questo con ogni mezzo a sua disposizione, oggi e nei giorni a venire.
Lo dobbiamo a coloro che hanno già subito ingiustamente l’esproprio della propria casa e dei propri terreni, e sopratutto lo dobbiamo a quanti sono potenzialmente espropriandi e si sentono ogni giorno impotenti, indifesi e non ascoltati.  Lo dobbiamo a coloro che ancora oggi non si rendono conto che in gioco c’è il futuro e la salute di tutti e tutte e lo dobbiamo a chi verrà dopo di noi, perché è nostro dovere lasciare questo mondo vivibile.

Il ministro Delrio può annunciare quanto vuole che i cantieri Tav apriranno nel 2016. A suo tempo, anche l’ex ministro Lupi aveva annunciato l’inizio dei lavori sul Garda entro la fine del 2014.

Prima di rilasciare inutili dichiarazioni, i nostri politici farebbero bene a ricordare che ad oggi non c’è ancora un progetto definitivo per il Tav Brescia-Verona, ne tanto meno i soldi per la costruzione (se non una minima parte)!

Un’ultima riflessione: ma Delrio e company, sono cosi sicuri di aver veramente letto l’enciclica di Papa Francesco?  La risposta per noi, anche questa volta, è NO!13077075_741222472681363_7841217076014987141_n 13062280_741222342681376_1858836455392883079_n 13015400_741303562673254_4645006272757629781_n 13015355_454744671397957_3929477708933164811_n 13007373_741303526006591_891932518637233020_n

22/4: DOPPIO PRESIDIO PER DARE IL BENVENUTO AL MINISTRO DELRIO A PADENGHE E CASTENEDOLO

Questo pomeriggio-sera va in scena il tour del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Delrio.

Sarà a Padenghe questo pomeriggio alle ore 18 per l’inaugurazione della nuova piazza D’Annunzio, “opera” estremamente costosa e criticata.
Mentre una piazza viene inaugurata i progetti del Tav Brescia-Verona procedono e il risultato di quest’altra ben più devastante “grande opera” sarà la gravissima penalizzazione dell’ambiente, dell’economia, della vita sociale e del turismo di tutto il Basso Garda. Dopo Padenghe sarà a Castenedolo, altro comune toccato dal progetto TAV Brescia-Verona, invitato ad un confronto pubblico dal titolo “Il Vaticano secondo Francesco”.
Castenedolo rappresenta uno dei comuni più colpiti dal saccheggio del territorio avvenuto in anni recenti.
Cave e discariche rappresentano una delle piaghe maggiori di questo territorio ad Est di Brescia ed è proprio in questa fascia di provincia che si concentreranno alcune delle criticità più importanti che il progetto dell’alta velocità prevede: da qua verranno estratte la maggioranza delle sabbie e ghiaie necessarie a realizzarla, qua si materializzerà una delle speculazioni maggiori attraverso la realizzazione della stazione di servizio che servirà l’inutilizzato aeroporto di Montichiari.

Il movimento No Tav agisce nelle sedi dei tribunali (abbiamo appena depositato un ricorso al TAR per impugnare il decreto 50/2016 che sostanzialmente darebbe il via al CIPE per deliberare sull’approvazione finale del progetto TAV), ma anche e soprattutto nelle piazze ed è per questo che oggi “accoglieremo” il ministro Delrio per ricordargli che sul Basso Garda, se vogliono continuare con questo progetto inutile e devastante, i cittadini contrari saranno sempre presenti e attivi.
 E soprattutto sarà un’altra occasione per pretendere che quelle risorse che vorrebbero buttare nella realizzazione dell’Alta Velocità siano destinate ad inaugurare quella stagione delle bonifiche che a migliaia abbiamo preteso il 10 aprile scorso per le strade della città, perchè non ci stancheremo mai di dirlo: L’UNICA VELOCITA’ CHE VOGLIAMO E’ QUELLA DELLE BONIFICHE!

Siete tutti/e invitati/e!

APPUNTAMENTO ALLE 17:30 A PADENGHE – Piazza Caduti
https://www.facebook.com/events/235055616883338/

APPUNTAMENTO ALLE 20:30 A CASTENEDOLO – Piazza Cavour
https://www.facebook.com/events/1249403551743952/

IL 17 APRILE VOTA SI PER DIRE NO ALLE TRIVELLE!

da notav.info Il 17 aprile prossimo i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi su un quesito referendario che riguarda l’abrogazione della legge sulle trivellazioni , esclusivamente per le parole “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. La norma sottoposta a referendum abrogativo si trova nella legge di Stabilità 2016. In pratica , se si desidera abrogare la concessione alle piattaforme di estrazione marina entro le 12 miglia dalla costa fino ad esaurimento del giacimento , si dovrà votare SI’.

La feroce propaganda anti-referendum, che mira al non raggiungimento del quorum o alla vittoria del NO e , quindi, al fallimento del referendum stesso , da parte di quello stesso gruppo di potere , politico e finanziario, che supporta tutte le grandi opere definite “strategiche”, depone sicuramente a favore di una più ampia espressione possibile a favore del SI’.

Gli interessi avidi delle potenti lobby che di fatto guidano il nostro Paese , il loro sfacciato disinteresse per i beni comuni e per la salute ambientale e del cittadino , sommati al recente, vergognoso scandalo che evidenzia l’ennesimo fenomeno di “familismo” di cui è affetta la classe politica italiana e che coinvolge proprio la multinazionale Total e le sue attività estrattive in Basilicata, non fanno altro che rafforzare l’idea della bontà di questo referendum e della necessità di esprimere il proprio voto abrogando la legge sulle trivellazioni in mare.

Aldilà del risultato, comunque, questo referendum va inteso come una forte richiesta da parte dei cittadini italiani di un “cambio di rotta” per quanto riguarda le scelte politiche e ambientali di questo Paese. Non solo circa la necessità di abbandonare le fonti energetiche fossili per optare per quelle rinnovabili , ma anche a favore di un maggiore rispetto per l’ambiente, per l’organizzazione di un lavoro più accettabile e a misura d’uomo, per l’attenzione ai beni comuni come l’acqua , per la salvaguardia del suolo , per la cura e l’attenzione verso chi è in difficoltà, per la garanzia dei diritti che spettano ad ognuno , per un’esistenza “lenta” che permetta a noi tutti di tornare ad essere umani.

Abituati a lottare per ciò che amiamo, difendendo i nostri territori giorno dopo giorno, non possiamo esimerci dadire ancora una volta NO ( pur votando il SI’ ) ad opere che mirano esclusivamente a rimpinguare gli interessi enormi di pochi, a discapito della salute e del benessere di intere comunità e territori.

IL 17 APRILE TUTTI E TUTTE A VOTARE SI!

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10 aprile: un fiume di persone in marcia a Brescia per il diritto alla salute e al futuro!

10 mila persone, e anche più, in cammino a Brescia per un colorato
e rumoroso 10 aprile per il cambiamento e la svolta ambientale di
Brescia.  Persone di ogni età che ieri sono scese in strada per
dire BASTA, basta ai veleni che inquinano la nostra città e quindi
la nostra salute, compromettendo il nostro futuro.

10 mila persone con striscioni, bandiere, cartelli, fischietti,
tamburi, 10 mila persone che sotto un sole splendente hanno
attraversato le principali vie del centro, ballando e suonando in
allegria, di fronte a tante facce stranite di vedere un corteo “che
non finisce più…”.

Ma c’è qualcos’altro che non deve finire: l’entusiasmo di ieri, i
sorrisi e la gioia di voler cambiare le cose, di vedere che non
siamo “quattro gatti allarmisti” (come spesso siamo stati definiti),
di toccare con mano che tutti uniti la differenza si può fare.

Il corteo di ieri non è l’arrivo di un percorso iniziato negli
scorsi mesi tra tanti comitati ambientalisti già attivi sul
territorio, ma il trampolino di lancio per iniziare, tutti e tutte
insieme, mettendoci la faccia, smettendo di delegare, a cambiare le
cose. Perchè è responsabilità di ognuno di noi aiutare e
collaborare per questo cambiamento, secondo le proprie
possibilità e capacità.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” diceva Ghandi. Lo
dobbiamo non solo a noi, non solo a chi non ha ancora capito che lo
stiamo facendo anche per loro, ma soprattutto per chi ci sarà dopo
di noi, per le centinaia di bambini che ieri hanno camminato insieme
a noi. E’ nostro dovere lasciare un posto dignitoso in cui vivere,
ai nostri figli e nipoti.

E sono proprio le facce nuove, le famiglie con i tanti passeggini, i
tanti giovani, ma anche i tanti anziani, i veri protagonisti del
corteo, non gli amministratori come tanti vorrebbero far pensare.
Ben venga che qualche rappresentante dei tanti comuni invitati ieri
sia sceso in piazza, ma questo non basta più! La sola passerella
non cambia le cose, se non è seguita dai fatti! Le contraddizioni
sono troppe, le colpe anche…se chi viene in piazza, durante il
proprio mandato politico applica politiche contrarie, non rispetta
le promesse, non lavorerà per il bene comune, andrà tolto dalla
sua carica prima possibile, perchè le decisioni vanno prese non in
funzione di interessi economici o politici, ma per le persone, per
l’ambiente, per la salute e per il futuro!

E per far sì che tutto ciò si realizzi, il cambiamento deve
essere portato avanti ogni giorno, in modi diverso ma unitario, da
ognuno di noi, perchè sono le persone che cambiano i fatti.

L’entusiasmo e l’energia positiva sprigionatasi ieri saranno la
nostra forza per costruire un percorso collettivo, saranno le
ragioni e la spinta per creare un modello di vita e sviluppo diverso
per la nostra provincia, che vada a evitare nuovi danni ambientali e
a risanare quelli presenti, che dia speranza e futuro a chi vive
queste terre.

Ringraziamo TUTTE  e TUTTI coloro che ieri hanno deciso di metterci la faccia!

Solo L’UNIONE DELLE PERSONE rende così forti da poter cambiare il corso della storia. Ieri è stato solo l’inizio!

I comitati del tavolo di lavoro Basta Veleni

 

Perchè siamo qui? Per cambiare le cose! – intervento di apertura del corteo BASTA VELENI..

Buongiorno a tutti e tutte e benvenuti a questa grande manifestazione per dire insieme BASTA VELENI nella nostra città e provincia.

Sappiamo tutti di vivere in territori gravemente malati, in cui ci ammala e si muore per l’inquinamento. Questa  stessa provincia è stata in silenzio per anni lasciando spazio all’industrializzazione selvaggia che ha portato allo scenario spaventoso in cui ci ritroviamo a vivere oggi. In nome del lavoro e del profitto, tutto è stato lecito, e oggi ne paghiamo le conseguenze.

La marcia di oggi nasce dall’esigenza di tante persone, persone attive in diverse lotte a favore dell’ambiente e della salute nella nostra provincia, stufe di sentire minimizzare l’emergenza ambientale, e soprattutto stufe di delegare a chi svende per meri profitti la nostra terra e la nostra salute.

Unendoci e confrontando le varie esperienze è risultato ancora più chiaro a tutti che bisogna fare qualcosa per cambiare le cose: non c’è più tempo di aspettare, è giunto il momento di agire.

Non si può continuare ad accettare che ci venga detto che i soldi per le bonifiche e il risanamento ambientale non ci sono, mentre per gli investenti in grandi opere inutili, utili solamente ad arricchire appalti mafiosi ed interrare rifiuti, il TAV o BRE.BE.MI ne sono esempi, ci sono stati e ci vorrebbero essere. Questi soldi sono pubblici, quindi di tutti e tutte noi. Questi soldi dovrebbero essere investiti per opere che servono al nostro territorio. Ci servono le bonifiche, ci servono scuole e infrastrutture sicure ed efficienti….

E’ sotto gli occhi di tutti il quotidiano saccheggio delle risorse naturali del territorio bresciano, aria, terra e acqua sono inquinate: trivellazioni per la ricerca di idrocarburi, fiumi inquinati con morie di pesci continue, impianti di stoccaggio per il gas, nuove cave e discariche, centrali a biomasse, un inceneritore che ogni giorno attira rifiuti speciali da tutta Italia.

PER NOI E’ ORA DI DIRE BASTA!

Oggi marceremo per le strade di Brescia per rivendicare il diritto alla salute e al futuro che ci vengono negati dall’inquinamento e da un modello economico che mette il profitto davanti a tutto. Oggi marceremo non solo per chi c’è, ma anche per chi oggi ha deciso che non era importante, perché il diritto alla salute è di tutti. Oggi marceremo per noi  e per chi ci sarà perché è nostro dovere lasciare una terra sana in cui vivere alle generazioni future, ai nostri figli.

Oggi scendiamo in piazza anche:

– per pretendere una moratoria che blocchi nuove cave e nuove discariche

– per ottenere una drastica riduzione delle emissioni, e smetterla di sentirci dire che portare a passeggio cani e bambini o fare sport all’aperto non ci fa bene, che a volte è meglio chiudere le finestre di casa perché la nostra aria è malata

–  per ribadire la nostra contrarietà a progetti inutili (Tav Brescia-Verona, autostrada della Valtrompia) che distruggono il territorio e saranno un debito economico e paesaggistico gravissimo per la generazioni future,

– per abbandonare le logiche energetiche del secolo scorso legate all’incenerimento rifiuti e agli stoccaggi di gas nella bassa bresciana. L’inceneritore non fa sparire i rifiuti, li rendere rifiuti ancora più pericolosi che entrano nella nostra aria, nella nostra terra, nella nostra acqua..

Come facciamo a dire che non siamo tutti interessati? Tutti viviamo su questa terra, ne mangiamo i prodotti, ne respiriamo l’aria, ne beviamo e usiamo l’acqua. L’inquinamento non risparmia nessuno, riguarda tutti!

Oggi siamo qui infine per denunciare le responsabilità di chi ha governato il nostro territorio negli ultimi decenni, mettendo in secondo piano la nostra salute e il nostro futuro. Non si sentano assolti a tal proposito alcuni degli amministratori che oggi sono scesi in piazza, le cui contraddizioni in materia di ambiente, salute e futuro sono troppe e che per anni il loro silenzio è costato e costa tutt’oggi malattie e morte.

Potremmo parlare per ore di tutti i problemi della nostra provincia ma ci sono state e ci saranno tante occasioni per farlo…oggi Basta Veleni vuole essere un punto d’inizio per tutte quelle persone che hanno a cuore il futuro di questa provincia, con la consapevolezza che sarà un percorso lungo e difficile, che ha bisogno della partecipazione e della voglia di lottare di ognuno di noi.

Per cui buona manifestazione a tutti e tutte e che ognuno si porti a casa un pezzettino di entusiasmo che speriamo essere in grado di trasmettervi.. e come ci insegnano i Macognari: NOI SIAMO PIU’ FORTI DI CHI CI VUOLE MORTI!