RESISTENZA NO TAV : INIZIATIVE DA TUTTI I FRONTI DI LOTTA

NO TAV BRESCIA : PARTECIPATA ASSEMBLEA A LONATO DEL GARDA

lonatoFermarlo tocca a noi.  Grande partecipazione di pubblico all’assemblea No Tav che si è svolta lunedi 7 luglio a Lonato del Garda promossa da No Tav Brescia , Collettivo Autonomo Gardesano e No Tav Basso Garda e che ha visto la partecipazione anche di realta’ arrivate da fuori provincia, per costrire iniziative di informazione e mobilitazione sul territorio in grado di contrastare l’ avvio dei cantieri dell’alta velocita’ ormai prossimi all’apertura. Due sostanzialmente le decisioni prese: una manifestazione da tenere il prossimo autunno nella zona delle colline del Lugana e cercare un ‘area dove dar vita a un presidio permanente nella zona di Campagna di Lonato . Sentiamo il report di Roberto Saleri di No Tav Brescia.  Ascolta

Una nuova assemblea si svolgera’ lunedi 21 luglio sempre alle 20.30 alla Saletta di via Zambelli 22 a Lonato del Garda.

NO TAV TERZO VALICO: IN STRADA PER BLOCCARE GLI ESPROPRI

BsFUN5-CAAAJTNAGiornata di mobilitazione indetta dal Movimento No Tav Terzo Valico per bloccare gli espropri da parte del Cociv funzionali alla realizzazione della linea dell’alta velocita’. Un centinaio di persone sono in presidio lungo la strada che collega Serravalle ad Arquata in attesa dell’arrivo dell’Ufficiale Giudiziario.

Il collegamento con Eugenio No Tav Terzo Valico

Di seguito il comunicato dell’iniziativa

Il 9 e il 10 luglio ancora in strada a bloccare gli espropri del Terzo Valico ad Arquata e a Serravalle

A distanza di neanche dieci giorni dalla chiusura del cantiere di Voltaggio per la mancanza del requisito antimafia della ditta Lauro, sono ricomparse ad Arquata e Serravalle le letterine verdi che comunicano l’intenzione da parte del Cociv di eseguire gli espropri funzionali alla realizzazione della linea. Ancora una volta il passa parola messo in moto dal movimento ha permesso di ricostruire velocemente quanto stava accadendo. Cociv sente l’urgenza di chiudere il prima possibile una partita, quella degli espropri, che aveva aperto a luglio del 2012. Sempre più evidente appare chi sia Cociv, di chi si avvalga per la realizzazione dell’opera e di cosa sia il mondo che ruota intorno alla realizzazione delle grandi opere; anche per questo decidiamo di giocare la partita legata agli espropri con la forza e con la consapevolezza di essere dalla parte giusta. Rivolgiamo un appello a tutte le donne e a tutti gli uomini che lottano da anni contro il Terzo Valico. La mattina di mercoledì 9 luglio con appuntamento alle ore 7,00 presso il piazzale delle Vaie ad Arquata riprendiamo insieme la lotta contro gli espropri. Convochiamo inoltre una giornata di campeggio al presidio di Radimero ad Arquata per la serata del 9 luglio sapendo che il 10 sarà un’altra giornata di lotta. Il 9 e il 10 luglio saremo in strada per dire ancora una volta che non abbassiamo la testa. Tutti insieme pacifici e determinati possiamo fermarli. O ti batti o ti fai battere.

Movimento No Tav – Terzo Valico www.notavterzovalico.info

NO TAV TRENTINO: ENTRA NEL VIVO LA CAMPAGNA ” FERMIAMO IL TAV METRO PER METRO “

2012-05-05 Trento 6Entra nel vivo la campagna ” Fermiamo il Tav metro per metro “ promossa dai No Tav Trentini. Oltre 400 le adesioni raccolte per ora per l’acquisto collettivo di un terreno dove sorgera’ il presidio permanente che diventera’ punto di incontro e resistenza alla Tav Verona-Brennero. Contemporaneamente inizia la raccolta fondi . Ogni sabato a Rovereto fino alla fine dell’anno verra’ allestito un banchetto. Si inizia sabato 12 luglio dalle 10 alle 19 in via Mazzini angolo via Scuole. Per informazioni sul progetto si puo’ mandare una mail a coordinamentonotavtrentino@gmail.com. Il Movimento No Tav Trentino è ormai attivo da 10 anni e sono gia’ molti i comitati sorti lungo la tratta che sara’ toccata dall’alta velocita’. Sentiamo un bilancio di questi anni di lotta e la presentazione della Campagna ” Fermiamo il Tav metro per metro ” dalle parole di Federica Mattarei di No Tav Trentino registrata in un dibattito che si è tenuto a Rovereto lo scorso 16 giugno a cui aveva partecipato anche Albero Perino dalla Valsusa.  Ascolta

 http://www.notavbrennero.info/

 

 

NO TAV VALSUSA : CAMPEGGIO A VENAUS

Dall’11 al 13 luglio a Venaus tre giorni di discussione, confronto iniziative fra realtà europee per un’opposizione sociale alla crisi.

La decisione di Renzi di rimandare sine die il vertice sulla disoccupazione giovanile previsto per l’11 luglio a Torino è significativo della fase che stiamo vivendo. Chi sta al governo (in Italia come in Europa) non ha la capacità di trovare delle soluzioni alla crisi, l’unica prospettiva che hanno è di continuare a scaricarne i costi verso chi sta più in basso nella piramide sociale. Per chi ci governa sfuggire alle situazioni di conflitto, quindi alla possibilità che trovi spazio di rappresentazione un modo di essere differente, serve per mantenere (anche a livello di immagine) una forza che rispecchia la debolezza delle forze sociali che vi si contrappongono.

Nell’ultimo anno abbiamo visto diversi esempi di lotte contro i processi di impoverimento, precarizzazione e proletarizzazione che ci hanno imposto che sono state in grado di dar voce ad una contrapposizione alle politiche del governo e dei vertici europei: il percorso aperto con il 19 Ottobre e la questione della casa, la resistenza NoTav e le tante lotte diffuse sul territorio nazionale contro la precarietà (a 360 gradi) delle condizioni di vita. Siamo convinti che il nostro obbiettivo non sia, e non possa essere, la semplice sommatoria di collettivi e gruppi militanti, ma la nostra ambizione è quella di attivare dei movimenti di massa che sappiano costruire rapporti di forza favorevoli. Allo stesso modo guardare all’Europa non significa accettare o rifiutare uno spazio comunque definito dai suoi confini istituzionali, bensì rivolgerci a quei comportamenti di rifiuto che lo attraversano e plasmano: essere all’altezza della sfida vuol dire scommettere su quelli organizzabili e massificabili, non inseguire la federazione formale tra soggettività militanti provenienti da paesi diversi.

Quindi dobbiamo porci il problema di ricomporre i comportamenti di contrapposizione intorno a dei bisogni sociali concreti, di costruire comunità in lotta, radicamento nei territori e un modo diverso di viverli, in alternativa/contrapposizione ai modelli imposti dalla governance istituzionale. Per questa ragione la nostra chiave di lettura vuole essere quella di una (potenziale) conflittualità di massa, piuttosto che farci guidare da inefficaci schemi ideologici.

La questione dei giovani rimane aperta, appare chiaro che l’intenzione di politici ed istituzioni (a corto di idee) è di scaricare i costi della crisi su di loro, tagliando redditi e servizi, precludendo possibilità. La battaglia sulle grandi opere, inoltre, ha messo in evidenza che l’impiego delle risorse pubbliche è strutturato come redistribuzione di ricchezza (che non manca) da ceti medi e bassi verso la finanza e i ceti alti e altissimi. In questo quadro il tema della fiscalità è emerso con centralità in diverse situazioni di protesta: a fronte di un prelievo sui redditi sempre più alto non corrispondono né maggiori servizi né maggiore benessere o forme di redistribuzione.

Non potendo accontentarci di quanto finora costruito rimane fondamentale discutere sull’autunno a venire, i limiti con cui ci siamo scontrati, su quali scommesse ed ipotesi mettere in campo.

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Intervento GRANDI OPERE – Ecoparata 2014

Sentiamo tanto parlare di grandi opere, grandi opere per il benessere, grandi opere per il progresso, grandi opere per il futuro. Ma la realtà dei fatti è ben diversa, quelle che loro cercano di propinarci come necessarie e fondamentali sono grandi opere del malaffare, grandi opere di speculazioni e appalti, grandi opere di distruzione e inquinamento, grandi opere che portano morte.

Cercano di convincerci che siano utili, creando ad esempio un malfunzionamento dei servizi già esistenti che potrebbero essere riammodernati e potenziati con danni ambientali e un costo economico ben inferiore a quello della costruzione di nuove opere. Ma la costruzione di opere nuove, più che per la loro utilità, interessano per i soldi che fanno girare…e quindi ogni progetto in cui i profitti potrebbero far girare quantitativi immensi di soldi vengono chiamate e propinate come grandi opere, dicitura che gli permette di aggirare le leggi ordinarie perché disciplinate da leggi speciali.

E così la costruzione di questi mostri impattanti e distruttivi può permettersi di non considerare ad esempio l’impatto ambientale, facendosi dare permessi da tecnici retribuiti dai promotori degli investimenti stessi, senza che ci sia un controllo esterno: in pratica in Italia ci si limita a chiedere all’oste se il vino è buono.

E anche quando tecnici indipendenti arrivano a un NO basato su analisi economiche e finanziarie le cose non cambiano.

E così partono con l’inizio di questi progetti le gare per l’affidamento degli appalti, obbligatorie si, ma sempre e solo vinte dalle stesse imprese nazionali. E questo lo dimostrano le recenti inchieste sul MOSE di Venezia, quelle sull’Expo 2015 di Milano e alla stazione sotterranea dell’alta velocità di Firenze.

Tutte opere per le quali era stata sottolineata da diversi esperti l’eccessiva onerosità per le casse pubbliche, o i danni per l’ambiente e la salute, ma per il quale il livello di corruzione e gli interessi economici sono talmente alti da far si che possano proseguire.

E se cercano di venderci queste opere raccontandoci che portano lavoro, in realtà hanno ricadute occupazionali scarsissime per ogni euro pubblico speso.

E non siamo noi a inventarci queste cose, ma anche la Corte di Conti, viste le cronache giudiziarie, ha affermato che le grandi opere sono anche caratterizzate da straordinari livelli di penetrazione della malavita organizzata e da scarsa innovazione tecnologica.

E se cercano di convincerci che servono anche per risollevare l’Italia dalla crisi economica, non ci dicono che è proprio questo settore che ha contribuito alla crisi del bilancio pubblico italiano.

L’alta velocità, quella che ci raccontano dovrebbe essere il futuro dell’Italia, l’opera che ci collegherà al resto d’Europa riducendo inquinamento e facendoci arricchire enermemente, ha in realtà scavato una voragine nei conti pubblici, costano il triplo se non di più rispetto agli altri paesi d’Europa.

Ma oltre al costo economico c’è da mettere nel conto anche la perdita di tempo: per realizzare queste opere ci sono tempi lunghi, costi assurdi e procedure complicatissime che sembrano ideate apposta per favorire i ritardi e le spese faraoniche, oltre alla corruzione.

A questo si aggiunge l’illegalità con cui procedono questi cantieri: regole minuziose e controlli accurati sulla carta, assenza di regole e assenza di controlli nella realtà. Come sta a dimostrare proprio il caso del MOSE di Venezia, dove ad esempio gli incarichi di collaudo venivano assegnati addirittura a persone prive di laurea e competenze.

E’ inutile girarci intorno: il nesso grandi opere / grandi eventi provoca disastro ambientale, ulteriore precarizzazione del lavoro, crescita della corruzione complessiva ed enormi debiti.

E il risultato è che mentre continuiamo a divorare il nostro meraviglioso paesaggio con distruttive e inutili gradi opere inutili,  non facciamo le opere pubbliche necessarie, le grandi opere utili.  E anche questo è un costo. Enorme.

Ci raccontano che non hanno soldi per le bonifiche e il risanamento ambientale e continuano a farci ammalare e ad ucciderci per l’inquinamento ambientale. Le bonifiche sono grandi opere, le grandi opere utili, le grandi opere che vogliamo, il vero progresso! E invece per l’ambiente e la salute ci lasciano le briciole che non servono sicuramente a restituire ai bresciani una terra pulita bonificata in cui vivere in salute.

E anche quando le comunità locali investite dalle grandi opere esprimono pareri contrari e si oppongono a questo scempio, loro hanno creato una legge obbiettivo che rende irrilevanti le procedure di valutazione d’impatto ambientale e di calpestare le persone che vivono in queste terre.

Non ci opponiamo a queste opere perché siamo contro il progresso, ma perché le grandi opere che vogliano sono le opere utili, le opere che portano benessere, salute e futuro a tutte le persone.

Vogliamo bonifiche e risanamento ambientale, vogliamo una possibilità per i giovani di avere un futuro e un lavoro, vogliamo investire nella ricerca di opere che salvaguaridino l’ambiente e creino energia sostenibile.

Ed è per questi motivi che ci opponiamo a queste grandi opere, specchio di un sistema che non funziona e che va contestato fino in fondo reclamando un’inversione di rotta immediata, con coraggio e determinazione, mettendosi tutti in prima persona a combattere questa lotta.

Ed è per questo motivo che la nostra solidarietà e il nostro pensiero va a chi si è opposto e ha lottato contro queste grandi opere, accusato di terrorismo e ingiustamente incarcerato, come Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia. Perchè se terrorista è chi cerca di far fare o non far fare qualcosa al governo, allora di terroristi ce ne sono tanti altri tra di noi. E se accettiamo questa accusa verso questi quattro NO TAV, accetteremo che tutte le forme di protesta possano essere considerate un attentato con finalità di terrorismo e questo vorrebbe dire reprimere ogni forma di protesta accettando tutto quello che dall’alto ci viene imposto!

NON VOGLIAMO PIU’ VIVERE IN UNA CITTA’ CONTAMINATA, BASTA GRANDI OPERE E SPECULAZIONI SULLE NOSTRE VITE!

PER UNA SOLA GRANDE OPERA: CASA, SALUTE, REDDITO E DIGNITA’ PER TUTTI E TUTTE!

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Intervento NO TAV – Ecoparata 2014

Se qualcuno di voi è passato da queste parti negli scorsi giorni  avrà trovato il traffico bloccato e congestionato, avrà visto grandi quantità di polveri sollevarsi o polizia, digos, camionette in gran numero a difendere un cantiere. Ma sapete il perché? Sapete cosa sta succedendo a questo quartiere e più in generale all’intera città?

Se la risposta è no, è meglio che vi informiate perché ne evadono  i vostri interessi economici, la vostra salute, il vostro futuro e quello delle prossime generazioni.

Anche a Brescia sono infatti iniziati i cantieri per la linea ad alta velocità Treviglio-Brescia. Il costo di quest’opera ammonta a più di 2 miliardi di euro per meno di 40 Km…ma da dove arrivano tutti questi soldi?

I soldi usati per la costruzione del TAV vengono ovviamente sottratti ad altri capitoli di spesa: sanità e ospedali, scuola e istruzione pubblica, risanamento e bonifiche ambientali, mobilità sostenibile per tutti, infrastrutture museali e archeologiche, innovazione tecnologica, ricerca, ecc. perché i fondi europei coprono solo marginalmente il costo dell’intero progetto.

La costruzione di questa “grande opera” nel nostro territorio:

– causa la chiusura di strade intasando le vie dei quartieri e la viabilità dell’intera città (es. via Dalmazia chiusa in un solo senso di marcia per 325 giorni e totalmente per 2 mesi, via Corsica chiusa totalmente per 1 anno intero, ecc.);

– solleva inoltre polveri sottili aggravando la pessima qualità dell’aria che respiriamo a Brescia;

– crea inquinamento acustico per i cantieri (d’impatto anche per la salute degli animali);

– porta inoltre danni paesaggistici per la costruzione di una barriera fonoassorbente di 6-8 metri di altezza, normalmente di cemento armato, costruita anche a ridosso delle abitazioni;

– provoca la dispersione di PCB (sostanza cancerogena) nei terreni inquinati coinvolti dai lavori (vi ricordo infatti che l’inquinamento della Caffaro di via Milano arriva fino a via Corsica proseguendo poi verso sud nella città e che quindi anche questa zona particolarmente interessata dai lavori ne fa parte;

– provoca anche la dispersione di amianto (altra sostanza cancerogena) se trovato nel terreno o negli edifici durante i lavori e non bonificato adeguatamente (come è successo in via Roncadelle a maggio e sta succedendo in via Toscana in questi giorni). Questa sostanza però è altamente pericolosa sia per i lavoratori sia per chi abita nei dintorni, causando se inalata, cancro polmonare letale.

Quindi oltre a pagare il TAV con i soldi pubblici (i nostri soldi) lo paghiamo: perdendo case che vengono abbattute ed espropriate (solo in centro più di 100 persone hanno perso la loro casa), perdendo campi e terreni agricoli, dimezzando il valore economico di case e proprietà che si trovano nei pressi della nuova linea ferroviaria, compromettendo la nostra salute ed esponendoci ad un maggior rischio di patologie tumorali e polmonari, danneggiando economicamente le attività e i negozi che si trovano a ridosso dei cantieri per la chiusura delle strade, ecc.

Solo in pochi giorni l’apertura del cantiere TAV di via Toscana è riuscito a dimostrare come vengono costruite e trattate queste grandi opere, con il menefreghismo totale nei confronti delle persone, della salute e molto spesso anche delle regole. Operai che non usano le adeguate protezioni, camion che trasportano rifiuti non in sicurezza, sacchi di amianto stoccati e poi lasciati in posti non adatti a rischio di deteriorarsi e spargere fibre di amianto, abitanti a ridosso dei cantieri che non vengono avvisati nemmeno dell’inizio dei lavori…e in tutto questo si aggiunge uno spiegamento di forze dell’ordine inaudito, forze dell’ordine che sono pagate effettivamente per non fare nulla, che tengono le camionette accese tutto il giorno per l’aria condizionata inquinando a dismisura…forze dell’ordine presenti per difendere un cantiere che rasenta l’illegalità da chi esprime un ideale contrario e vuole controllare come vengono svolti i lavori.

E in tutto questo l’unico beneficio che viene pubblicamente individuato dalle amministrazioni comunali sono circa 10 minuti risparmiati nel tragitto Milano-Brescia (per chi si potrà permettere ovviamente il prezzo del biglietto!).
Comune e amministrazioni che si lavano le mani delle loro responsabilità, che promettono vicinanza ma che non si preoccupano nemmeno di informare le persone (vi ricordiamo che le 100 persone espropriate in via Toscana hanno saputo la notizia leggendo un quotidiano locale nel luglio 2012)…amministrazione che ha promesso più di un anno fa un incontro pubblico per presentare alla cittadinanza l’opera e i suoi benefici ma che non l’ha ancora fatto se non a porte chiuse per i giornalisti, amministrazione che come sempre non fornisce risposte concrete alle problematiche sollevate dalle persone.

Infine c’è anche da ricordare che le società che compongono il consorzio a cui sono affidati i lavori per la tratta Treviglio-Brescia, CEPAV DUE, sono società coinvolte da numerosi scandali per tangenti e appalti, come il MOSE di Venezia e l’EXPO 2015 di Milano…ma nonostante questo gli interessi economici sono talmente forti che questi cantieri continuano a lavorare, distruggere e inquinare.

In tutto questo c’è da aggiungere che questa tratta dovrebbe in futuro uscire da Brescia, ma che il lotto Brescia-Verona, la continuazione, è in fase di progettazione ma  l’eventuale costruzione di questa tratta andrebbe a creare danni ben più consistenti a case, territori e persone. La domanda è: Ne vale la pena? Se la risposta è no è giunto il momento di attivarsi e mobilitarsi in prima persona per fermare questo scempio!