Ma quanto si perde davvero ad andare un po’ più piano?

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Nonostante in Italia esista un silenzio omertoso sull’argomento, in tutta Europa stanno riducendosi sempre più i paesi ancora disposti ad investire al futuro su un progetto ritenuto obsoleto ed antieconomico come quello dell’alta velocità. In parte a causa della crisi economica che ha ridotto drasticamente le risorse disponibili, in parte perché dove già esiste il TAV ha ormai mostrato tutti i suoi limiti di costosissimo ‘gioco che non vale la candela’. Continua la lettura di Ma quanto si perde davvero ad andare un po’ più piano?

Il Governo è diviso, si prepara lo scontro sul Tav Torino-Lione

da Il Fatto Quotidiano del 2 novembre 2014

«Gli esperti economici di Palazzo Chigi vogliono imporre l’analisi costi-benefici mai fatta. Dimostrerebbe che sono soldi buttati. Lobbisti del cemento in allarme».

di Giorgio Meletti

Un tecnicismo è il detonatore e la bomba sta per esplodere sulla scrivania di Matteo Renzi. Ancora una volta – come ai tempi di Prodi – un governo guidato dal centro-sinistra sta per spaccarsi sulle grandi infrastrutture, rilanciate con entusiasmo dal decreto Sblocca Italia. Il tecnicismo è una strana mossa di Rfi, la società Fs che gestisce la rete ferroviaria. Nel nuovo contratto di programma con il ministero delle Infrastrutture ha corretto da 8,4 a 12 miliardi di euro il costo previsto del Tav Torino- Lione, con un’impennata del 40 per cento. In realtà è stata solo applicata al preventivo originario, stilato a prezzi 2012, l’inflazione degli anni occorrenti alla realizzazione, calcolata al tasso pessimista del 3,5 per cento annuo. Tanto che Mario Virano, commissario governativo della Torino-Lione, ha subito minimizzato: il costo previsto per il governo italiano (2,9 miliardi se arriva un cospicuo finanziamento europeo) non aumenterà di un euro. MA TANT’È, quel numerino scritto da Rfi ha toccato nervi scopertissimi. Stefano Esposito, sostenitore acceso della Torino- Lione – tanto da essere nel mirino di frange violente dei No Tav – considera la correzione verso l’alto un siluro all’opera, tanto da aver ottenuto per l’11 novembre prossimo la convocazione dei vertici di Rfi alla commissione Trasporti del Senato. Il parlamentare piemontese punta a stroncare subito ogni resistenza facendo uscire allo scoperto i frenatori delle grandi opere. Solo che stavolta la lobby del cemento non se la dovrà vedere con localismi e ambientalismi, bensì con un’agguerrita pattuglia di economisti piazzati proprio a palazzo Chigi. Il Tav Torino-Lione è solo la prima stazione di una via crucis destinata a toccarne numerose, soprattutto ferroviarie, come il terzo valico Genova-Tortona, il nuovo tunnel del Brennero e l’alta velocità Napoli-Bari, investimenti più celebrati che finanziati nel decreto Sblocca Italia, approvato alla Camera e in attesa del voto del Senato. Il fatto è che la tesi principale degli oppositori della Torino-Lione –sono soldi buttati –ha sempre convinto anche Renzi. Ancora un anno e mezzo fa diceva: “Prima lo Stato uscirà dalla logica ciclopica delle grandi infrastrutture e si concentrerà sulla manutenzione delle scuole e delle strade, più facile sarà per noi riavvicinare i cittadini alle istituzioni. E anche, en passant, creare posti di lavoro più stabili”. Sulla Torino-Lione la bocciatura era quasi sprezzante: “Non credo a quei movimenti di protesta che considerano dannose iniziative come la Torino- Lione. Per me è quasi peggio: non sono dannose, sono inutili. Sono soldi impiegati male”. Poi la politica ha imposto i suoi prezzi e Renzi, conquistando palazzo Chigi, ha confermato Maurizio Lupi al ministero delle Infrastrutture per non perdere l’appoggio parlamentare del Ncd e quello lobbistico del potente e trasversale partito del cemento. Il decreto Sblocca Italia è stato il trionfo di Lupi e dei suoi sostenitori, con grandi opere a strafare e ampi varchi per cementificazioni di ogni tipo. Adesso però sono proprio i lobbisti del cemento e delle imprese di costruzione a notare con preoccupazione che tra gli esperti economici che Renzi ha portato a palazzo Chigi ci sono autorevoli avversari dello spreco di miliardi in nome delle imprescindibili infrastrutture. Il più insidioso è il bocconiano Roberto Perotti, uno che già sei anni fa pubblicò sul Il Sole 24 Ore rasoiate del seguente tenore: “Che cosa sarebbe più utile per l’immagine del Paese: ripulire i treni utilizzati da milioni di turisti stranieri o fare una galleria di dubbia utilità a costi esorbitanti? (…) Nonostante i loro eccessi, gli ambientalisti hanno ragione: deturpare una vallata per ridurre le emissioni dell’1% al costo di 16 miliardi è un buon investimento per le imprese appaltatrici, ma non per il Paese”. SOLDI BUTTATI, dunque, come diceva Renzi finché ha potuto. E come pensa un altro esperto di palazzo Chigi, il deputato Pd ex McKinsey Yoram Gutgeld, che già in tempi non sospetti definiva le nuove linee ad alta velocità “opere faraoniche, miliardarie e inutili”. Per adesso la legge di Stabilità andrà liscia, e vedrà la conferma di tutti i finanziamenti previsti per la Torino- Lione e le altre grandi opere. Ma lo scontro è solo rinviato. Gutgeld e Perotti pensano all’arma totale, a uno scherzetto che per il partito del cemento è come l’aglio per i vampiri: imporre al Cipe – l’opaco comitato interministeriale dove si fanno i giochi per i grandi investimenti, una cosa che in Italia nessuno ha mai fatto, la cosiddetta analisi costi-benefici. Un esercizio che serve agli economisti per sapere se si sta spendendo bene o male. Domande come: serve davvero questa nuova ferrovia? Quanti posti di lavoro crea? È possibile spendere gli stessi soldi in qualcosa che dia risultati più interessanti? Siccome in Italia l’analisi costi-benefici non è mai stata adottata, a domande del genere si è risposto finora con slogan come “è per la competitività” o “ce lo chiede l’Europa”. Ma oggi l’unico argomento politicamente solido per andare avanti con la Torino-Lione è anche il più antipatico: non darla vinta ai No Tav. IL NODO ADESSO sta per arrivare al pettine. Già la Corte dei Conti francese ha fatto notare che i miliardi di euro per la nuova ferrovia Torino-Lione sono sostanzialmente soldi buttati. Gli esperti di palazzo Chigi adesso si preparano a dare una spallata nella stessa direzione, scommettendo che nella difficile situazione dei conti pubblici si potrebbero risparmiare o spendere meglio decine di miliardi. Per adesso l’operazione è tenuta sotto traccia. Il momento propizio, superato lo scoglio della Legge di stabilità, potrebbe essere l’inizio del 2015, per evitare un duello con la lobby del cemento in un momento politicamente complicato. Nello scontro frontale tra il partito anti- spreco e quello del cemento guidato da Lupi è proprio Renzi che rischia di trovarsi schiacciato, se non si inventa una delle sue mosse.

Castelnuovo: “Le concessioni per la Tav sono illegittime”, lo dichiara uno dei massimi esperti, il fisico Erasmo Venosi

da sx: Zaglio, Dal Cero, Venosi

Le concessioni della Tav sono illegittime. A dichiararlo è uno dei massimi esperti in materia: Erasmo Venosi, professore universitario di Fisica Nucleare, (ex Vice Presidente Commissione I.P.P.C. del Ministero dell’Ambiente, Membro Commissione Ministero dei Trasporti per la revisione del Piano Generale dei Trasporti e della Logistica- ex Coordinatore Comitato Scientifico Sindaci Veneto per progetto ferroviario “alta velocità”-Rappresentante ANCI -Veneto per Ambiente-Territorio e Infrastrutture), intervenuto nell’assemblea pubblica indetta ieri sera dal gruppo di minoranza “CastelNuovo in Comune”.

tavole progetto Tav tratto Castelnuovo

“La progettazione e relativa costruzione della Tav è stata affidata nel 1991 contrattativa privataalla “General Contract”,(composta dai Consorzi Cociv per la tratta Genova-Milano, Cepav2 per Brescia-Verona e Iricav2 per Verona-Padova). Assegnazione che è illegittima –afferma Venosi- tanto è che nel 2001, il governo Amato toglie le concessioni perché serviva una gara europea. Ma il successivo governo Berlusconi annulla il decreto Amato e riaffida la concessione alla General Contract. Poi nel 2006, quando subentra Prodi, ritoglie le concessioni. A quel punto la General Contract fa ricorso al Tar del Lazio, che gira il quesito alla Corte di Giustizia europea. Uno degli otto avvocati generali della Corte che esamina il caso, però, non risponde solo al quesito del Tar, ma va indietro fino al 1991 e dice che quelle assegnazioni sono contro il diritto comunitario, perché discriminatorie e afferma che vanno sanate. Allora, per impedire il pronunciamento sfavorevole della Corte europea, la General Contract dice al Tar che non è più interessata alla sentenza. Arriviamo, così, all’ottobre 2008, quando era ritornato al governo Berlusconi. In quel momento per evitare il pronunciamento della Corte di Giustizia Europea serviva il consenso del Presidente del Consiglio, del ministro alle infrastrutture, di RFI e di Tav; consenso che G.C ottiene da Berlusconi, quindi il Tar chiede alla Corte di giustizia europea di derubricare il pronunciamento e così la Corte non si pronuncia più”.

Tav CastelnuovoIl tracciato Tav si inserisce nel Corridoio internazionale alta velocità che avrebbe dovuto partire da Lisbona per arrivare a Kiev, ma ora partirà dal sud della Spagna, perché il Portogallo si è opposto, non accettando costi e penalità per il Paese. “Questo dimostra che ci si può opporre”, ha dichiarato Venosi, sottolineando anche  i costi a chilometro per la costruzione dei binari per i treni ad alta velocità, così suddivisi: nella tratta Firenze-Bologna, 92 milioni; Torino-Milano, (pianeggiante), 64 mil; mentre per la Parigi-Lione: 15 mil; in Spagna 10 mil.
La stima dei volumi di traffico, (a pag 31 della relazione del quadro programmatico del progetto), sono così riportati: il nodo merci passa da 3,5% a 3,8%; il traffico passeggeri passa da 11,6% a 13,5%.

assemblea Tav della minoranza a Castelnuovo 002Inoltre, Venosi è andato a “caccia” anche della copertura finanziaria del progetto e dice: “Non ce n’è riscontro: i tre miliardi che serviranno per la tratta Brescia-Verona, che il ministro Lupi dice sono inseriti nella legge di stabilità non li abbiamo trovati da nessuna parte, oppure ci dicano in quale comma della legge sono inseriti. A noi risulta ci siano solo 80 milioni più 120 in mutui da attivarsi, per un totale di 200 milioni. Lupi, dice che i 3 miliardi li otterrà dalla Banca Europea Investimenti (BEI) e dalla Cassa Depositi e Prestiti, ma questi sono finanziamenti al di là da venire. Inoltre la Comunità Europea metterà il 30% di investimenti solo sulle tratte internazionali, ma per le altre tratte ci dovrà pensare lo Stato italiano, che dovrà appunto trovare le coperture”.

Annamaria Schiano

tratto da http://www.reportgarda.com/