LUPI SI E’ DIMESSO! ORA FERMIAMO IL TAV E IL PIANO CASA – ORE 17:30 PIAZZA LOGGIA

Era stata annunciata, per la data di lunedì 23 marzo, la visita nella nostra città dell’ormai dimesso ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi: il programma prevedeva un incontro a Palazzo Loggia, dove avrebbe incontrato la Giunta comunale per parlare di emergenza casa, per poi spostarsi al Pirellino, dove doveva incontrare i sindaci dei comuni interessati dal passaggio dell’Alta Velocità Brescia-Verona.

Ma dopo i fatti di cronaca degli ultimi giorni riguardo al sistema delle grandi opere, la stampa nazionale e tutti i principali portali web non hanno parlato di altro se non del suo coinvolgimento (e del figlio) nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Firenze. Inchiesta, che per l’ennesima volta, dimostra come le posizioni chiare dei NO TAV nei confronti di questo tema siano sempre più legittime e vere: una storia di gigantesche tangenti, appalti truccati, lievitazione dei costi, mancati controlli, regali e regalini nella migliore delle tradizioni italiane.
Evidentemente non scopriamo nulla di nuovo, ma allo stesso tempo è sempre più evidente il ruolo, del Governo e dell’intera classe politica, di sponda istituzionale per le speculazioni e i profitti di coloro che detengono la maggior parte della ricchezza, lontana anni luce dai bisogni di quella che è invece la maggioranza della popolazione.

Poco importa che oggi lo dica anche la magistratura, il Movimento No Tav lo va dicendo da sempre.
E anche se Lupi si è dimesso, molti nodi dovranno ancora venire al pettine, che dimostreranno sempre più l’illegittimità con cui questa devastante opera continua a essere portata avanti.

Lunedì 23 quindi anche se Lupi non sarà presente, date le ovvie ragioni, noi saremo comunque in Piazza Loggia, sotto l’ufficio del nostro sindaco e chiedendo nuovamente che tutti gli amministratori coinvolti dalla tratta Brescia-Verona prendano una posizione: è giunto il momento di smetterla di sedersi al tavolo della corruzione e del malaffare, svendendosi per due rotonde, un sottopassaggio o un cavalcavia.

Non potete più permettervi di stare zitti, di non prendere una posizione su quanto sta succedendo e non potete più disinteressarvi del passaggio di quest’opera sui vostri territori.

Questo silenzio altrimenti non fa che avvalorare la tesi di quanti hanno sempre temuto che anche i nostri primi cittadini siano parte di questo sistema marcio e corrotto.

Sia comunque ben chiara una cosa: non ci basta sapere che avevamo ragione, adesso dovete abbandonare l’idea di questo catastrofico progetto! Questo è il momento giusto in cui il progetto della folle Brescia-Verona (insieme a tanti altri) torni nel cassetto, prima che sia troppo tardi, prima che sia di nuovo compito dei cittadini difendere ad ogni costo la propria terra da amministratori corrotti, e da una politica che puzza solo di malaffare e criminalità organizzata. E’ questo il tempo di chiudere la partita una volta per tutte e lunedì saremo in piazza a ribadirlo!

Ci troviamo tutti e tutte, rumorosi e ben visibili con cartelloni e bandiere NO TAV, a partire dalle 17:30 in Piazza Loggia a Brescia, insieme a migranti, disoccupati, ambientalisti, studenti e lavoratori per ribadire nuovamente che L’UNICA GRANDE OPERA CHE VOGLIAMO E’ CASA, SALUTE, REDDITO E DIGNITA’ PER TUTTI E TUTTE!

SISTEMA GRANDI OPERE: LUPI SI E’ DIMESSO

Oggi abbiamo fatto la conferenza stampa davanti al Pirellino in via Dalmazia a Brescia per dire la nostra sull’inchiesta avviata dalla Procura di Firenze sul cosiddetto Sistema Grandi Opere e lanciare la mobilitazione popolare contro la presenza di Lupi atteso in citta’ lunedi prossimo ” per chiudere la conferenza dei servizi “.

Temiamo che Sindaci, costruttori, associazioni , consorzi e chi ne ha piu’ ne metta, che nei mesi scorsi facevano la fila davanti all’ufficio di Ercole Incalza a Roma per concertare compensazioni e mitigazioni ( diventando cosi’ parte integrante di quel Sistema)  dovranno aspettare ancora per mettere le mani su una torta che vale oltre quattro miliardi di euro ( e parliamo solo della tratta Brescia – Verona ). Noi Movimento No Tav ci siamo sempre dichiarati contrari alla costruzione del TAV  e il motivo principale era proprio perche’ non volevamo in nessun modo sentirci complici di quel Sistema ( come spieghiamo bene nel volantino che abbiamo presentato alla stampa) .

volantino LUPI a Brescia

Alla conferenza stampa erano presenti anche i reporter di Piazzapulita , la trasmissione di inchiesta che va’ in onda il lunedi su LA7. Non perdetevi la prossima puntata. Ci avevano contattato per conoscere da vicino chi il Tav lo subisce sulla propria pelle , a caro prezzo. Noi non siamo quelli delle ” ville o dei vigneti “ di cui bisogna avere paura, come dice una delle intercettazioni dell’inchiesta e che non fa altro che confermare che viviamo in uno Stato che riesce a essere forte con i deboli e debole con i forti, ma certamente siamo quelli che sanno da che parte stare . Senza se e senza ma.

http://www.bresciaoggi.it/stories/4616_bstv/1100703_video_no_tav_appello_a_non_incontrare_lupi/

http://www.bresciaoggi.it/stories/3300_garda/1101240_i_comitati_incalzano_lupi_sulla_bufera_giudiziaria_noi_lavevamo_previsto/

http://www.bresciaoggi.it/stories/3300_garda/1101242_costi_alle_stelle_progetto_ormai_insostenibile/

http://www.radiondadurto.org/2015/03/20/lupi-si-e-dimesso-una-battuta-darresto-per-le-grandi-opere-inutili/

http://www.vvox.it/2015/03/17/incalza-veneto-occhio-a-tav-e-mose/

http://www.notavterzovalico.info/2015/03/20/i-soldi-del-terzo-valico-agli-alluvionati-di-genova-e-lupi-rassicuro-incalza/

http://www.notavterzovalico.info/2015/03/20/e-il-tempo-di-chiudere-una-volta-per-tutte-la-partita-del-terzo-valico/

http://www.notav.info/post/ercole-incalza-il-grande-sacerdote-delle-grandi-opere/

http://www.notav.info/post/i-signorini-del-tav-il-delfino-di-incalza-nella-societa-di-virano/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/19/lupi-manager-racconta-sistema-paese-merda-fatto-i-soldi/1521770/

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Mappa dello scandalo : video Piazza Pulita 

Abbiamo accompagnato i reporter di Piazzapulita  a vedere i cantieri in via Toscana e in via Roncadelle . Lasciamo a voi i commenti.

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Incontro pubblico: TAV COSA FARE PER FERMARLO?

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Incontro Pubblico per capire bene le conseguenze del progetto TAV sul nostro territorio e come resistere insieme.

Parteciperà Erasmo Venosi, consulente esterno del comune di Peschiera del Garda e di Sona per aggiornarci sulle ultime novità del progetto, sui costi e sulle alternative al TAV.

Il Treno ad Alta Velocità è:

– INUTILE, perché non risolve il vero problema del trasporto passeggeri che è quello pendolare, di chi si muove quotidianamente su treni spesso fatiscenti, che magari vengono cancellati all’ultimo momento per rotture improvvise
– COSTOSO: 62 milioni di € al kilometro (avete letto bene, non è un errore di battitura) a carico di tutta la collettività per il profitto di pochi
– DEVASTANTE PER IL TERRITORIO, per l’ambiente, per le proprietà agricole, per le nostre case…

INCONTRO PUBBLICO
Mercoledì 25 Marzo h. 20.45
Sala Civica “Barbarani”
via Marconi, 5 – S. Bonifacio (VR)

FERMARLO E’ POSSIBILE!
FERMARLO TOCCA A TUTTE E TUTTI NOI!

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LUNEDì 23 – RIFIUTIAMO IL MINISTRO LUPI E IL TAV! PER UNA SOLA GRANDE OPERA: CASA, SALUTE, REDDITO E DIGNITA’ PER TUTTI E TUTTE!

L’uomo forte del TAV, anche per la tratta Brescia-Verona, Ercole Incalza è stato arrestato in questi giorni con accuse di corruzione, induzione indebita, turbata libertà degli incanti e altre violazioni relative alla pubblica amministrazione. Gli appalti finiti nell’indagine riguardano diverse grandi opere tra le quali la linea Alta velocità Milano-Verona. Indagini che arrivano fin dentro il Ministero delle Infrastrutture, guidato da Maurizio Lupi che, come annunciato dalla stampa locale,  sarà presente a Brescia il prossimo lunedì 23 marzo “per chiudere la conferenza dei servizi” riguardo alla costruzione del lotto Tav in questione.

Curiose coincidenze. E’ bene ricordare che Lupi e Incalza, infatti, sono gli stessi personaggi che lo scorso anno hanno “tirato fuori dal cassetto”, dove giaceva dimenticato da oltre dieci anni, il progetto per il TAV Brescia – Verona, intimidendo i nostri Comuni di aprire cantieri già entro il 2015. Il perche’ di questa curiosa accelerazione oggi è finalmente sotto gli occhi di tutti.
E’ bene non dimenticare inoltre che i nostri sindaci lacustri conoscono personalmente Ercole Incalza, che hanno incontrato svariate volte a Roma negli scorsi mesi, per sottoporre le diverse richieste di mitigazioni e compensazioni alla grande opera. Opera che vorrebbe, secondo i loro piani, trasformare il Basso Garda in un enorme cantiere per i prossimi dieci anni.

Vogliamo a tal proposito rammentare un passaggio dell’intervento che il Coordinamento No Tav Brescia-Verona ha fatto a Desenzano il 21 novembre scorso, durante il Consiglio Comunale aperto: “… A Roma i Sindaci hanno parlato con Ettore Incalza, direttore generale del Ministero delle Infrastrutture. Vorremmo ricordarvi che quest’uomo è più volte inquisito per tangenti e ora entrato nell’inchiesta della costruzione del Tav a Firenze insieme alla Lorenzetti. L’ Opera bresciana inoltre è bene tenere a mente che sarà affidata al consorzio Cepav 2 del quale fa parte la Maltauro finita nell’inchiesta sia per il Mose di Venezia che per Expo’ di Milano. I quattro miliardi di euro in gioco per quest’opera sono una montagna di soldi che fanno gola a tanti e questa è la cosa che più ci preoccupa. Per speculare e accaparrarsi questi soldi saranno purtroppo troppe le persone e le istituzioni disposte a mettere in secondo piano ambiente, salute, economica locale e vite delle persone, per un mero rendiconto economico o peggio di immagine”.

Parole fino ad oggi rimaste inascoltate. Ora, alla luce di queste indagini, chiediamo a gran voce che nessuno dei nostri “Primi Cittadini” abbia la volontà di incontrare il Ministro Lupi lunedì 23 marzo. Anzi, sarebbe onesto verso i propri cittadini, che ne venissero chieste le dimissioni immediate. Dimissioni immediate che dovrebbero essere richieste anche per Ettore Fermi, presidente di Metro Brescia e consulente del Consorzio Cepav 2 (ditta appaltata per i lavori del Tav), che risulta fra i 50 indagati nell’inchiesta su corruzione e tangenti. Noi da parte nostra chiediamo inoltre l’immediata sospensione del progetto Tav della tratta Brescia – Verona oltre all’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulle Grandi Opere.

Un sistema quello delle” Grandi Opere all’italiana” che hanno parassistato parecchie centinaia di miliardi di euro a tutti e tutte noi. Euro che possono essere utilizzati per bonificare un territorio fortemente inquinato come quello di Brescia e provincia, oppure per mettere in sicurezza le scuole dei nostri figli che cadono letteralmente a pezzi o per fronteggiare l’emergenza sociale di una crisi che lascia senza lavoro e senza casa migliaia di persone.

Lunedì scenderemo di nuovo in piazza non solo per contestare il sistema delle Grandi Opere, ma saremo insieme a disoccupati, migranti, studenti, precari, ambientalisti e chiunque decida di voler lottare contro questo sistema, che guarda al mero profitto di pochi, condannando noi tutti e tutte a vivere in un ambiente insalubre e dannoso, privandoci di diritti, salute e dignità. Perché in ogni caso continueremo a ribadire che L’UNICA GRANDE OPERA CHE VOGLIAMO SONO CASA, SALUTE, REDDITO E DIGINITA’ PER TUTTI E TUTTE.

In piazza lunedì saremo presenti anche a ricordare che solo poche settimane fa 47 attivisti No Tav della Val di Susa sono stati condannati a 140 anni complessivi di carcere. Gia’ allora pareva una chiara vendetta di Stato alla legittima Resistenza , ma oggi ancora di piu’, pare una punizione contro chi si oppone a un sistema corrotto e ingiusto.

Per questo lunedi 23 marzo ” accoglieremo” il Ministro Lupi insieme agli altri movimenti sociali che come noi credono ” a un altro mondo possibile ” in Piazza Loggia a partire dalle 14.00 e in seguito davanti al Pirellino in via Dalmazia.

Coordinamento No Tav Brescia – Verona

ANCHE LA TRATTA AD ALTA VELOCITA’ BRESCIA – VERONA NEL MIRINO DELLA PROCURA

ordinanza Firenze

 

Ci sono anche la Tav Brescia-Verona e il Consorzio Cepav Due tra gli indagati finiti nel mirino degli inquirenti  che hanno portato all’arresto del dirigente del ministero dei Lavori Pubblici Ercole Incalza, del suo collaboratore Sandro Pacella e degli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, presidente del Cda di Centostazioni Spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato. L’inchiesta condotta dal procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo coinvolge cinquanta indagati. Tra le figure chiave l’ingegnere Stefano Perotti, responsabile della società Ingegneria Spm, a cui sono stati affidati incarichi di direzione lavori per la realizzazione di diverse «Grandi Opere», ferroviarie ed autostradali. Oltre alla tratta Milano -Verona, anche il nodo tav di Firenze per il sotto attraversamento della città, la tratta ferroviaria Firenze-Bologna, la tratta Genova – Milano Terzo Valico di Giovi,l’autostrada Civitavecchia – Orte – Mestre, l’autostrada Reggiolo Rolo – Ferrara, l’Autostrada Eas Ejder -Emssad in Libia, conferiti da Anas International Enterprise spa. Dall’indagine è emerso altresì come Perotti abbia influito illecitamente sulla aggiudicazione dei lavori di realizzazione del Palazzo Italia Expo.
Proprio il rapporto di «dipendenza» del controllore (che dovrebbe agire nell’interesse della pubblica amministrazione) con il controllato è stato sfruttato dagli indagati per la realizzazione dei propri fini di arricchimento illecito, facilitando l’accoglimento delle pretese degli esecutori dell’opera in termini di minori controlli e accettazione di riserve e varianti, con il conseguente incremento dei costi dell’opera e quindi dei guadagni.

Secondo l’inchiesta, appalti per 25 miliardi di euro in 10 anni furono affidati a società legate all’imprenditore Stefano Perotti con modifiche alla direzione dei lavori che permettevano di far lievitare i costi fino al 40%. Perotti affidava consulenze retribuite a Incalza che avrebbe influito in modo illecito sulla aggiudicazione dei lavori del ‘Palazzo Italia Expo’. Per questo filone d’inchiesta è indagato pure Antonio Acerbo, l’ex manager di Expo già arrestato lo scorso ottobre per la cosiddetta ‘cupola milanese degli appalti’.

Sempre dall’inchiesta spuntano poi “incarichi di lavoro procurati a Luca Lupi”, figlio del ministro delle Infrastrutture, il ciellino, Maurizio Lupi, che lunedì prossimo ha annunciato la propria visita a Brescia, al Pirellino, per incontrare i sindaci dei comuni coinvolti dal Tav verso Verona.

Comunicato stampa

Firenze, 16 marzo 2015

Sugli arresti eccellenti a seguito dell’inchiesta sul Passante TAV fiorentino

La giornata del 16 marzo 2015, oggi, sta mostrando una Italia schizofrenica: mentre a Torino si sta celebrando un processo allo scrittore Erri De Luca per “istigazione al sabotaggio”, a Firenze l’inchiesta partita dalle indagini sul “Passante TAV di Firenze” sta mostrando, ancora una volta, il vero volto delle grandi opere inutili, cioè un enorme verminaio di  corruzione e pessima economia che sta contribuendo in maniera sostanziale al disastro sociale ed economico italiano.
Le/i cittadine/i non possono che ringraziare la magistratura per aver sollevato il velo che copre il corpo in decomposizione del mondo delle infrastrutture. Le inchieste non fanno altro che confermare le denunce della cittadinanza attiva, in tutta Italia, che da più di un decennio sta indicando le gravissime anomalie del mondo delle grandi opere.
Ovviamente dovremo aspettare di leggere le motivazioni dei provvedimenti da parte della magistratura, ma il quadro che ormai abbiamo sotto gli occhi è abbastanza chiaro: qui non si tratta di qualche mela marcia – come si affanneranno presto a dire molti esponenti politici – ma di una finestra spalancata su un sistema complessivo di malaffare.
Ercole Incalza non è un dirigente qualunque: capo della Struttura di Missione del Ministero delle Infrastrutture sotto governi di tutti i colori, primo amministratore delegato di TAV S.p.A. che ha introdotto il sistema criminogeno del “general contractor all’italiana” e la spartizione del primo enorme regalo al sistema di grandi imprese parassitarie. Incalza ha presenziato a tutto il sistema delle grandi opere inutili che hanno parassitato parecchie centinaia di miliardi di euro agli Italiani.
Se, come pare, nessun politico è coinvolto nell’inchiesta, è tutta la politica nazionale e locale ad essere chiamata in causa. La magistratura ha svolto il suo compito, quello di scoprire reati commessi; al governo e al parlamento spetterebbe il compito di legiferare perché il sistema criminogeno che è stato messo in opera venisse smantellato.
Il Ministero del Tesoro dovrebbe cominciare a guardare cosa succede dentro le Ferrovie dello Stato, visto che ne controlla il 100% delle azioni: l’amministratore delegato Michele Mario Elia, di fronte alla denuncia del comitato fiorentino dell’esplosione dei costi del Passante, non ha trovato di meglio che minimizzare e affermare il falso dicendo che i cantieri fiorentini sono fermi. I lavori vanno avanti in maniera molto rallentata, ma i costi stanno volando alle stelle in maniera incontrollata davanti alla colpevole cecità della politica locale, nazionale e delle stesse FS.
Il Governo del premier più querulo della storia repubblicana si spera trovi non solo battute di spirito, ma strumenti per smantellare completamente il sistema criminogeno delle infrastrutture e lo stesso decreto sblocca-Italia che è nella scia della “legge obiettivo”, uno dei più fallimentari provvedimenti degli ultimi decenni: le opere concluse sono solo l’8%, mentre il flusso di denaro verso il sistema politico-economico-mafioso si è mantenuto costante e generoso.
Ormai è chiaro a tutti: il sistema di deregulation delle grandi opere non è finalizzato ad una più efficiente realizzazione delle stesse, ma a garantire un generoso finanziamento del sistema parassitario che le gestisce.
Ad una politica seria resterebbe solo una cosa da fare: sabotare questo vergognoso malaffare.

Comitato No Tunnel TAV Firenze

http://www.notavterzovalico.info/2015/03/16/arrestato-incalza-gestione-illecita-grandi-opere-fra-cui-il-terzo-valico/

http://www.notav.info/post/arrestato-incalza-cade-un-pezzo-del-sistema-tav/

http://www.notav.info/post/incalza-e-lillegittimo-utilizzo-della-legge-obiettivo-per-il-mantenimento-dellappalto-del-2005-per-il-tunnel-di-venaus/

http://www.notav.info/post/incalza-uno-degli-imprenditori-arrestati-procuro-lavori-al-figlio-di-lupi/

http://www.radiondadurto.org/2015/03/16/grandi-opere-un-vero-affare-davvero-chi-si-ribella-e-il-criminale/

http://www.radiondadurto.org/2015/03/16/tav-arrestato-ercole-incalza-luono-forte-degli-appalti-pubblici/

 

 

 

VERONA: DOMENICA 22 MARZO PRESIDIO NO TAV A VIN ITALY

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Domenica 22 marzo a Verona davanti ai cancelli del Salone Internazionale del vino ci saranno anche gli attivisti No Tav per ricordare ai visitatori ( ma anche ai vignaioli ) che la ” grande inutile opera” portera’ un danno notevolissimo alla pregiata viticoltura del Basso Garda

Volantino definitivo vinitaly

facebook.com/No-Tav-Verona

facebook.com/cittadini contro il disastro TAV 

facebook.com/Comitato-No-TAV-di-Peschiera-Castelnuovo-Sona-Sommacampagna

Gli attivisti No Tav veronesi si ritroveranno in assemblea lunedi 16 marzo per decidere l’indizione di una nuova passeggiata popolare no tav dopo quella che si è tenuta il 14 febbraio a Peschiera del Garda. Intanto sono gia’ state organizzate due assemblee di incontro con gli espropriati : una il 16 aprile per la zona di Peschiera- Castelnuovo e una il 23 aprile per Sona-Sommacampagna.

Il 25 marzo invece dibattito pubblico a  San Bonifacio con Erasmo Venosi e Marta Vanzetto per iniziare a discutere anche della tratta Verona – Vicenza.

Gli attivisti No Tav della tratta bresciana si ritrovano in assemblea martedi 17 marzo per decidere anch’essi l’indizione di una passeggiata popolare da tenersi in primavera: presumibilmente la scelta questa volta’ sara’ su Calcinato  , paese pesantemente colpito dagli espropri e a due passi da dove potrebbe aprire il primo cantiere ( gia’ finanziato ) della tratta Brescia – Verona.

 

Listener

 

VICENZA: LE INIZIATIVE DI LOTTA NO TAV DEL COMITATO DEI FERROVIERI

10941036_390843707764729_5991910917668665291_nDopo le mobilitazioni del 12 e 16 gennaio e la partecipata assemblea pubblica del 22 gennaio alCS Bocciodromo dal titolo “Che impatto avrà il Tav sui nostri territori?” , sta’ definitivamente decollando la lotta No Tav nella citta’ di Vicenza.

Da inizio marzo infatti presso il Bocciodromo di via Rossi 198 si riunisce il Comitato popolare dei Ferrovieri , nato dopo un ‘assemblea a cui hanno partecipato oltre 200 persone che fanno parte del quartiere che piu’ di tutti subira’ gli effetti devastanti del passaggio del TAV nella citta’ berica.  “Vi invitiamo a partecipare all’assemblea del Comitato popolare dei Ferrovieri per organizzare i gazebo e per discutere delle altre iniziative in quartiere” scrivono i No Tav che si trovano tutti i giovedi sera.

Sabato 14 marzo infatti gli attivisti No Tav ( dalle ore 9.00 alle 18.00 ) invitano i cittadini a ” venire ai gazebo nel quartiere dei Ferrovieri per firmare la richiesta, all’amministrazione comunale, di moratoria del progetto TAV/TAC a Vicenza e per aprire un percorso di partecipazione e di consultazione tra i cittadini. Sarà inoltre presente il materiale informativo sull’impatto dell’opera nel quartiere e nella città”.

Tra gli obiettivi anche quello di costruire un Coordinamento No Tav in citta’ di cui fanno gia’ parte l’Osservatorio Urbano Territoriale e il Comitato di Borgo Berga. “Ogni progetto della linea Tav/Tac -dicono gli attivisti – porta con sè distruzione del territorio, mancanza di democrazia senza il coinvolgimento dei cittadini, profitto per pochi e spreco di enormi quantità di denaro pubblico. Tutto questo per un modello di mobilità non certo immaginato per favorire il trasporto locale e i pendolari”.

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Ascolta l’intervista di Radio Onda d’Urto a Marko Comitato popolare dei Ferrovieri di Vicenza

facebook.com/comitatopopolareferrovieri

Rassegna stampa a cura dell’ Osservatorio Urbano

L’otto marzo, lotto sempre! La resistenza continua nelle lotte di ieri e di oggi

Intensa ed emozionante la serata di ieri, che ha visto celebrare nel giusto modo questa giornata dedicata alle donne, non come festa ma come invito a proseguire nelle lotte di tutti i giorni.

Abbiamo voluto dedicare la serata a tutte quelle donne che nel loro piccolo, chi più chi meno, hanno dato e danno un contributo essenziale a questa società, ricordando questa importante componente dei movimenti partigiani e popolari dei nostri giorni.

Ma la lotta non si ferma alle parole e ai ricordi, e anche nella giornata di ieri centinaia di donne con coraggio e amore hanno portato avanti la loro battaglia. Le donne NO MOUS, ieri, in tante hanno manifestato contro quest’opera; queste coraggiose donne ieri hanno infranto il divieto della questura di mantenersi a 150 metri dal cancello apponendo sullo stesso steli di mimosa.
Una risposta decisa agli assurdi limiti della questura di Caltanissetta, da sempre incline a limitare fortemente il diritto di manifestare degli attivisti No Muos.
La giornata è terminata con un’azione molto forte: le donne hanno simbolicamente tagliato la rete della base, davanti agli occhi dei funzionari di polizia e celerini. Un’ulteriore azione che dimostra come il movimento No Muos, e in particolare la componente femminile, non intendano dare tregua ai “venditori di morte” , ai guerrafondai, a chi ha imposto la devastazione del territorio.
Libere da imposizioni “dall’alto”, metafora di una giornata non certo di festa ma di lotta, molte donne, anche ieri, hanno dimostrato un coraggio straordinario.

Riportiamo di seguito i testi letti durante la serata.

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LA RESISTENZA IERI

“Io che la guerra l’ho vissuta mi rivolgo alle donne, che capiscono le cose sempre prima degli uomini: educate i figli alla pace e battetevi contro tutte le guerre. Diffondete la Costituzione, noi l’abbiamo conquistata con la lotta di Liberazione, voi abbiatene cura perché solo così difenderete la Libertà e la Giustizia che ne sono fondamento. E ricordate che le donne sono nate per dare la vita e saranno sempre contro la guerra “.

Maria Lupatini, staffetta partigiana della 122esima Brigata Garibaldi, Croce di Guerra al merito, arrestata nel 1944, condannata a 2 anni di reclusione dal Tribunale speciale di Bergamo per associazione sovversiva. Imprigionata a Canton Mombello dal 12 dicembre ´44, fu liberata il 24 aprile´45 dai partigiani scesi in città. Nata a Berlingo nel 1914 e morta a Rovato il 30 gennaio 2015

Alla farfalla di nome Maria, Staffetta Partigiana

PEDALA MARIA IL RIFUGIO E’ LONTANO LA FRUTTA CHE PORTI NON CRESCE COL SOLE NON SENTE DI VENTO, DI TERRA, DI MARE. E’ FREDDA LA BUCCIA LA POLPA E’ D’ACCIAIO E SOLO IL CORAGGIO PUO’ FARLA BRILLARE. C’E’ UN POSTO DI BLOCCO IL CUORE TI BATTE PIU’ FORTE NEL PETTO OSTENTI UN SORRISO LI GUARDI NEGLI OCCHI PER NON DESTAR SOSPETTO IL TEDESCO TI CHIEDE: “ COS’HAI NELLA BORSA?” “ BOMBE A MANO” RISPONDI ACCENNI UN SORRISO E CONTINUI LA CORSA. MA APPENA LONTANA DALLO SGUARDO NEMICO TI FERMI UN ISTANTE A RIPRENDERE FIATO LE GAMBE CHE TREMANO ….. IL PEGGIO E’ PASSATO. PEDALA MARIA PEDALA PIU’ IN FRETTA TRA I BOSCHI IN MONTAGNA IL PARTIGIANO TI ASPETTA.

Dati dell’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia sulla Resistenza e le Donne:
partigiane: 35.000
patriote: 20.000
gruppi di difesa: 70.000
iscritte arrestate/torturate: 4.653
deportate: 2.750
commissarie di guerra: 512
fucilate o cadute in combattimento: 2.900
medaglie d’Oro: 16
medaglie d’argento: 17

La Resistenza Bresciana:
Partigiane combattenti166
Patriote 109
Vittime civili 7
Vittime di rappresaglia 10

Ma i numeri sottostimano molto la partecipazione delle donne alla Resistenza italiana e bresciana. Una storia non ancora completamente narrata, “multiforme”, che raramente riguarda fatti militari, come nel caso di Santina Damonti, la Berta, staffetta di Verginella e di Speziale, che gira armata e partecipa alle azioni. Sono varie le forme “colorite” di lotta e gli strumenti usati, associati al femminile: la civetteria, come fa la Berta quando finge di flirtare col tedesco, per passare la sbarra di Gardone senza essere perquisita, o la sedicenne di Roè Volciano Elsa Pelizzari che, scoperta all’uscita di un deposito, dalla cui finestra ha passato delle coperte al fratello garibaldino, dichiara: “Ero venuta per iscrivermi alle ausiliarie”. L’ostentazione di debolezza, come fanno le valsabbine Carla Leali o Pina Prete, quando fingono di svenire per istrarre i fascisti in procinto di scovare un ricercato. L’uso della maternità per raggiungere lo scopo, come fa Maria Lonati di Botticino, che accende premurosa il fuoco per i fascisti, affinché non salgano la scala che li porterebbe a snidare il figlio Pietro (Spartaco). Strumenti connessi alla casalinghità, per cui infilano le bombe nei pani di burro o la pistola nel sacchetto della pasta (come la bresciana di adozione Bruna Scotti), stampano in casa i volantini di propaganda, mettono bombe o stampa clandestina nella borsa della spesa (come la bresciana Antonia Oscar, la bresciana di adozione Maria Pippan o la rovatese Maria Lupatini), spacciano le riunioni per incontri tra amiche, stendono la biancheria per avvisare di una retata, come le donne valtriumpline o valsabbine.
I contenuti attengono alla tutela dei più deboli, al dar da mangiare agli affamati, al rispetto per i morti, per cui Brigida Pasquini in Val Camonica, Anna Maria Venere a Rovato e Maria Boschi in Val Sabbia lavano con cura i volti insanguinati dei partigiani trucidati. E per cui la contessa Costanza Bettoni cura nottetempo nel suo palazzo bresciano, per metà requisito dalla X Mas, i partigiani feriti e paga il “riscatto” per i cadaveri, per dare loro una degna sepoltura.
Il numero di 35.000 partigiane italiane ufficiali induce quindi a sottostimare la presenza femminile nella Resistenza.
Alla fine della lotta armata, la stragrande maggioranza delle donne non si fece avanti per ritirare medaglie e riconoscimenti: perché l’attività di aiuto e di sostegno non è certificabile, ma anche perché il clima del dopoguerra, se non è stato benevolo con gli ex partigiani, lo è stato ancor meno con le donne.
Laura Cartella, di Gussago, dopo la liberazione fu allontanata dalla processione perché, le disse il monsignore, “andava con tutti”. E c’è chi ha continuato ad affibbiare a Maria Boschi, di Barghe, la rima “partigiana puttana”.
Non è però solo questione di ristretti ambienti, retrivi o bigotti, se è vero ciò che anche Beppe Fenoglio osserva: “con gli uomini sfilarono le partigiane, in abiti maschili, e qui qualcuno tra la gente cominciò a mormorare: Ahi, povera Italia! – perché queste ragazze avevano delle facce e un’andatura che i cittadini presero tutti a strizzar l’occhio. I comandanti, che su questo punto non si facevano illusioni, alla vigilia della calata avevano dato ordine che le partigiane restassero assolutamente sulle colline, ma quelle li avevano mandati a farsi fottere e si erano scaraventate in città.”

A tutte le donne (la poesia sulle donne di Alda Merini)
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

 Bianca Paganini Mori
Eravamo proprio ragazze, allora. C’era un posto di blocco a La Foce, e un posto di blocco proprio a San Benedetto, e il bello è che in mezzo a questi posti di blocco noi giravamo impunemente. Bice, per esempio, che era impiegata a un pastificio di La Spezia, molto spesso la sera arrivava su con un camioncino sul quale c’erano farina e pasta, e faceva passare il posto di blocco, senza che nessuno dicesse niente, al camioncino con quella farina e quella pasta, che poi arrivavano in montagna. Ricordo che una volta io salii su con tre o quattro bombe a mano nella borsa, e la borsa me la portò un repubblichino. «Come pesa ‘sta borsa!» «Sa, ho trovato delle castagne, delle patate! » E me la portò lui, fino a casa. Altre volte scendevamo in città a prendere dei chiodi da mettere nelle strade in cui sarebbero passati gli automezzi dei fascisti e dei tedeschi. Attraverso i posti di blocco noi passavamo impunemente, perché ormai ci conoscevano.

Subito, intanto, durante la stessa mattinata, i soldati che erano nella vallata a 50, a 100 metri da noi, avevano cominciato a scappare: avevano saputo quello che stava succedendo: che i tedeschi caricavano e portavano via su camion i militari, prigionieri. E allora, bisogna che dica la verità, tutte le case del paese si aprirono: chi dava una camicia, chi un paio di scarpe, chi una giacca, chi un paio di calzoni a questi poveri ragazzi; e qualche soldo, anche, per il viaggio. Li si accompagnava per un tratto o gli si insegnava la strada dei boschi, affinché evitassero la strada principale. Cercammo tutti, immediatamente, di aiutarli. Mio fratello Alberto, il maggiore, era tenente degli alpini a Brunico. Il 9 settembre si trovò con l’ordine di bloccare il valico: aveva una mitragliatrice in mano e sei alpini. Pensò: «Da solo non ce la faccio». Vista la mala parata, scappò, come tutti quanti gli altri. Dapprima si unì a un gruppo di alpini e di ufficiali degli alpini nel Trentino. Poi però, sapendo che a casa c’erano quattro ragazzi con la mamma sola, cercò isperatamente di ritornare. Ci impiegò un mese, però ci riuscì. E immediatamente si mise in contatto con altre persone e gruppi di La Spezia che già conoscevamo, per esempio con il colonnello Fontana, non solo per non obbedire alla Repubblica di Salò, ma anche per organizzare una resistenza.

Gabriella Degli Esposti / Nome di battaglia Balella.
Nasce nel 1912 in un piccolo centro in provincia di Bologna ed è fucilata nel dicembre 1944. Aveva 32 anni Originaria di una famiglia contadina socialista, dopo l’8 settembre 1943 Gabriella, assieme al marito trasformò la propria casa in una base della Resistenza.
Nonostante fosse madre di due bambine piccole e fosse in attesa di un terzo figlio, partecipò ad azioni di sabotaggio e si impegnò anche nell’organizzazione dei primi Gruppi di Difesa della Donna.
Il 13 dicembre 1944, a seguito di un rastrellamento dei tedeschi, Gabriella Degli Esposti fu catturata da un gruppo diSS ; benché incinta, viene prima picchiata e poi minacciata di morte affinché rivelasse dove si trovava il marito.
Il 17 dicembre , Gabriella Degli Esposti e nove suoi compagni di prigionia sono trasportati sul greto del Panaro e giustiziati.
Prima di essere fucilata, Gabriella fu barbaramente seviziata: il suo cadavere viene ritrovato senza occhi, con il ventre squarciato e i seni tagliati.
La barbara uccisione di Gabriella induce molte donne della zona ad unirsi ai partigiani: è così che si costituisce il distaccamento femminile Gabriella Degli Esposti, forse l’unica formazione partigiana formata esclusivamente da donne.

Vandana Shiva
 “Ho più volte sostenuto che lo stupro della Terra e lo stupro delle donna sono intimamente connessi – sia metaforicamente, nel modo di cui si costruisce la visione del mondo, sia materialmente: nel modo in cui si costruiscono le vite quotidiane delle donne. (esiste una stretta) connessione tra lo sviluppo di politiche economiche violente ed inique, e l’aumento di crimini contro le donne. (…) L’idea di una crescita illimitata in un mondo limitato può mantenersi solo attraverso il furto delle risorse del debole da parte del potente. E il furto di risorse, essenziale per la crescita, crea una cultura dello stupro: lo stupro della terra, delle economie locali autosostenibili, lo stupro delle donne. (…) Dobbiamo cambiare il paradigma dominante: porre fine alla violenza contro le donne significa anche superare l’economia violenta a favore di economie pacifiche e non violente, capaci di rispettare le donne e il Pianeta”.

LA RESISTENZA OGGI

NO MUOS
Bella. Attraente. Sinuosa. Curvilinea. Magra. Scattante. Agile. Bruna, occhi accesi come due fuochi. Bionda e gli occhi chiari come i gatti. In ogni caso, bellezza tipicamente siciliana. Attenta. Decisa. Pronta ad agire. Battagliera e protettiva. Conciliante ed aggressiva. Tanti corpi, tante facce, tante chiome. Pensiero libero. Indipendente. Collettivo. Unitario. Un corpo snello e veloce, nonostante la complessità numerica. Basta una telefonata e subito parte l’allerta. Questa è la mamma No Muos quella che si batte contro il Mobile User Objective System. Così audace e ardita da bloccare alle porte della base americana gli automezzi che trasportano mezzi e persone, compresi ufficiali americani se necessario. Il console americano ci vuole incontrare? Che venga lui a Niscemi da noi! E il Console è andato.
Le mamme del comitato No Muos di Niscemi sono circa settecento. Dall’11 gennaio di quest’anno, quando hanno visto che la polizia caricava i ragazzi del presidio – figli o fratelli – sono impazzite e subito hanno detto un NO deciso e definitivo ai giochi di strapotere americano della base USA di Niscemi in provincia di Caltanissetta. Hanno voluto vedere. Hanno voluto capire.
E hanno visto il bosco – la sughereta – trasformato in un mostruoso deserto elettromagnetico, creato dagli americani a danno dell’ambiente e della salute pubblica.
Hanno visto le antenne ostentate nel cuore del bosco.
Hanno capito e hanno deciso di mettere i loro corpi come scudo, non più solo quelli dei ragazzi attivisti considerati “sporchi ragazzacci”. Ma i figli? Ma il marito? Ma la casa?
Tutto ok, ma la lotta è indispensabile.
D’accordo con i ragazzi si sono piazzate davanti al cancello della base per bloccare l’ingresso ai convogli americani che trasportano mezzi e personale.
A gruppi più o meno piccoli fanno i turni, – ininterrottamente – se necessario.
Obiettivo? La salvaguardia del loro territorio che da vent’anni è ostaggio degli americani che hanno deciso che da questa porzione di territorio devono mandare gli ordini militari – bellici – verso l’altra parte del mondo.

LE MAMME DI CASTENEDOLO
No, le mamme di Castenedolo non stanno ferme. Tanto che per conoscere meglio il territorio e le cause del forte impatto ambientale della zona tra il loro comune, Brescia e Montichiari hanno preso in prestito un aereo e armate di macchina fotografica e videocamera hanno deciso di documentare con i loro occhi quello che sta accadendo. “Avevamo bisogno di avere uno sguardo d’insieme, dall’alto, per capire le trasformazioni della nostra terra- racconta Rosa Cerotti volontaria del gruppo sempre in prima fila, che avevamo incontrato un anno fa, sotto la Loggia a Brescia, intenta a manifestare contro il PCB e a chiedere le bonifiche. “Abbiamo visto innanzitutto la bellezza del nostro territorio, per poi incontrare il tracciato della BREBEMI e la TAV – anche Castenedolo sarà interessato- la Cava Castella su cui pende un’autorizzazione per trasformarla in discarica, ma è allagata dall’acqua di falda che affiora. E abbiamo volato sull’inceneritore di Brescia, sulla centrale a carbone, fino ad arrivare a Montichiari, ma per limiti di sorvolo non abbiamo potuto riprendere l’area delle discariche” “L’emergenza ambientale e la pressione sulla salute la viviamo sulla nostra pelle: ci sono diversi bambini ammalati di tumore anche a Castenedolo- sottolinea Rosa- anche per questo non possiamo e dobbiamo fare finta di niente”.
Così le mamme non si fermano.
Partecipano attivamente alla vita del loro comune e propongono iniziative culturali e sociali per sensibilizzare la comunità. Il prossimo evento sarà con ogni probabilità una conferenza per discutere degli effetti dell’inquinamento sulla salute.
“Il nostro impegno continua ogni giorno, lottiamo per il benessere dei nostri bambini”.

NO TAV fino alla vittoria – Nicoletta Dosio
Si apre il cancello della centrale di Chiomonte davanti alla piccola auto . Per la prima volta, insieme a Marisa, Eleonora, Mario, Ezio, ripercorro la strada vietata da quel giugno del 2011 in cui fu messa in catene la libera repubblica della Maddalena .
Comincia il viaggio, in uno spazio che ci è stato sottratto, ma soprattutto nel tempo, nella memoria viva, che resiste.
Un viaggio che fa rabbiosamente male, ma che alimenta le radici di una lotta mai spenta.
Rivedo le vigne immerse nella dolce luce della mattina d’autunno. Dove c’era il presidio d’accoglienza ora stazionano macchine da guerra, garitte e figure in divisa.
Qualche vigna è stata abbandonata, l’agriturismo a metà strada appare malinconicamente chiuso.
In alto, tra alberi abbattuti, percorsi stradali cambiati, nuove reti e cancelli, si misura ancor meglio il degrado, la militarizzazione che avanza.
Ma ecco il piazzale della Maddalena, la cantina sociale ormai inaccessibile, il museo in stato d’abbandono : grandi macchie di umidità che invadono la facciata, infissi scrostati, incuria totale. Cerco invano il grande rosaio, la selva profumata di rose rosse che ci accoglieva, fino a quattro anni fa, e parlava di amore appassionato, di resistente bellezza.
Sono scomparsi, sostituiti da reti e muri, i grandi cespugli di lavanda il cui profumo riempiva le notti della libera repubblica.
Squallore, soldati, mezzi militari posteggiati sul retro, sopra il piccolo cimitero neolitico.
E dov’è la barricata Stalingrado?
Ora si criminalizza in tribunale quell’alba epica, nella quale le figlie e i figli della libera repubblica si prepararono a resistere contro l’esercito di luci blu avanzanti dall’autostrada. Allora nel cielo dell’alba splendeva l’ultima stella del mattino.
Contro le truppe infinite che sbucavano dalla galleria autostradale e avanzavano sul viadotto, noi avemmo chiaro il senso di quanto fosse superiore al loro apparato bellico la forza della nostra fratellanza, l’invincibile, commovente risorsa che ancora dura e ci dà vita, anche nei momenti più amari.
Ora sotto di noi si stende il cantiere: vi accediamo scortati, dopo la vestizione con casco, giubbotto fosforescente, stivaloni ferrati, mascherina contro le polveri e tappi antirumore.
Scendiamo in mezzo al marasma di edifici, pedane, montacarichi, silos, macchinari, vasconi, blindati, cemento mascherato di vernici verdi, bacini di acque torbide, riflettori, rotaie, cumuli di detriti: una realtà che di solito vediamo da lontano, oltre i muri, dall’alto dei nostri presidi resistenti, di cui si scorgono le bandiere e ci giunge l’ incoraggiamento di quanti sono venuti a condividere questa nostra esperienza di lotta.
Ancora ricordi: qui si dipanava, tra faggi e betulle , la vecchia stradina verso Giaglione.
Ed ecco il prato dove, con una giornata di festa popolare, erano stati messi a dimora migliaia di piccoli arbusti, ecco il pilone dell’autostrada su cui resiste il nostro murale.
Dove ora ci sono blindati, era sottobosco; qui scorreva un ruscello; qui, al posto del capannoneofficina e del piazzale d’asfalto, viveva il bosco dei castagni, giganti centenari che vidi estirpare ad uno ad uno in una primavera di nidi infranti, tra la disperazione degli uccelli.
Ma dove sono le casette sugli alberi, i tendoni del campeggio, quel villaggio di Asterix che visse un’ affollatissima estate?
Resiste la nostra piccola baita, il tetto ingombro di filo spinato, presidiata da figure in grigioverde: “area sotto sequestro, non ci si può avvicinare”; ma mi avvicino lo stesso, mi appoggio a quei muri che mi rispondono, vivi.
Dalla finestrella aperta, protetta da grate, rivedo l’interno e provo un tuffo al cuore: tra le sue mura il tempo si è fermato a quel tragico febbraio 2012 dello sgombero e della caduta di Luca dal traliccio.
Sul tavolo c’è ancora una bottiglia d’acqua, scatole di bicarbonato, stoviglie; gli scaffali ancora pieni di vasetti e provviste di cibo, immagazzinate per una resistenza che avevamo immaginato lunghissima.
Sulle pareti disegni di bambini, un calendario, fogli ingialliti, la stufetta allora sempre incandescente, ma non abbastanza per vincere il freddo delle notti stellate di Clarea. Di fianco alla piccola baita resiste un magro ciliegio, precario superstite del mare verde che si stendeva lungo il pendìo e diventava bosco di betulle, là dove ora si apre la bocca del tunnel.
Quella bocca ci inghiotte, sul trenino che ci porta nel ventre dell’antica frana, lungo il chilometro di galleria in fondo a cui si acquatta la trivella.
“ Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente…” i versi danteschi mi martellano in testa mentre procediamo tra sbalzi e rumori in “quell’aria sanza tempo tinta”.
L’accompagnatore di Ltf magnifica il lavoro svolto, minimizza i rischi, risponde alle domande tecnicamente ferrate di Mario; ma dicono altro lo squallore del luogo, l’estraneità triste degli sparuti operai (non più di quattro) che intravvediamo lungo il percorso, le fenditure della roccia inchiavardata, l’acqua che a un certo punto gocciola dalla volta e corre sotto i nostri piedi in un fossatello di acqua limpida: il sangue della terra svenata. La “talpa Gea” non sta lavorando; percorriamo a piedi parte dei suoi 200 metri, essenzialmente una pedana metallica su cui stanno armadietti, quadri elettrici, rotaie, tubi di ogni dimensione, il tutto pieno di polvere e di ruggine precoce. Non vediamo la grande testa della trivella. Il sopralluogo è terminato, il trenino riparte all’indietro. Ritroviamo il piazzale, lo squallore del deserto armato.
Guardo verso le montagne, i boschi che si stendono in alto, lungo la Clarea; vedo, sopra il cantiere, il giardino NO TAV : il piccolo prato sembra di velluto fiorito, sventolano le bandiere, sorridono i volti cari di compagne e compagni con cui condividiamo vita e lotta. Questa giornata non può finire nel clima fittizio e vischioso di una visita di cortesia.
Incatenarsi per dire la quotidianità di una popolazione cui è negato diritto e parola, le catene di un lavoro che non è lavoro, di un sistema che si fa devastazione sociale, ambientale, economica, culturale; e denunciare il carcere dei nostri figli, la militarizzazione delle nostre vite.
A questo punto l’atmosfera di falsa cortesia va in pezzi, la repressione ritorna repressione, i cortesi funzionari parlano con la voce del tribunale, spuntano le telecamere dell’inquisizione, partono gli insulti massmediatici dei pennivendoli di regime.
Ma più forte delle loro minacce è la canzone NO TAV che giunge di lontano e porta l’eco di tante lotte, da tante parti del mondo.
Mi sento libera e felice, sicura che presto vinceremo.
I popoli in rivolta scrivono la storia. NO TAV fino alla vittoria.

No Tav Brescia – Alessandra Zanini
Sentiamo spesso parlare dai media nazionali di violenza legata al movimento NO TAV, ma pochi raccontano quale sia invece la ben più devastante violenza del TAV.
Violenza è imporre un opera inutile e dannosa, è espropriare, è non informare le persone dei rischi a cui sono sottoposti.
Violenza è distruggere, è inquinare, è mettere a serio rischio la salute delle persone.
C’è poi la brutalità delle forze dell’ “ordine” che devono garantire il sopruso con manganellate, lacrimogeni, e impedendo che la popolazione possa agire in qualsiasi modo. e questo vi sembra lontano da noi, la realtà è che non è così.
Violenza non sono solo le manganellate della polizia, violenza è anche arrivare davanti a quella che è stata casa mia per 26 anni e non potermi avvicinare liberamente perchè bloccata dalle forze dell’”ordine”, privandomi in questo modo di alcuni diritti solo perchè esprimo un ideale.
Violenza è vedere la mia casa, stanza per stanza, essere abbattuta, senza un motivo valido, senza rispetto alcuno. Stanza per stanza, sono stata privata della mia intimità di casa, sono stata derubata dei miei ricordi.
Violenza è vedere una ruspa sradicare senza pietà un albero che è cresciuto con me, nel mio giardino e vederlo portar via da un camion, vedendo solo qualche foglia in lontananza sbucare ed allontanarsi per sempre. Questa per voi non è violenza?
E di fronte a tutto questo la violenza che viene attribuita ai NO TAV altro non è che difesa: tutela della propria terra, dei propri ideali e del futuro contro la violenza che viene praticata nella costruzione di quest’opera.
E non c’è altro da dire: la violenza è proprio la ragione di chi ha torto e questa ne è la dimostrazione.
Ma quello che loro non sanno è che un ideale non si abbatte, e la violenza che continuano a perpetuare creerà solo condivisione e solidarietà.

 

Maria Soledad Rosas  (Sole)
Soledad giunge in Italia nel giugno 1997 senza essersi mai interessata di politica, ma secondo l’accusa nel giro di 4 mesi si sarebbe convertita all’anarchismo e sarebbe immediatamente diventata l’esponente di un’organizzazione eversiva clandestina operante in una zona di cui ignorava persino l’ubicazione (tra l’altro alcuni sabotaggi sarebbero avvenuti quando lei era ancora in Argentina). Soledad si rende conto di essere vittima di una vera e propria congiura. Il suo stato di prostrazione peggiora dopo la morte di Baleno, con cui aveva iniziato una relazione.

Sabato 11 luglio anche Maria Soledad Rosas (Sole) muore suicida impiccandosi con le lenzuola al tubo della doccia nei locali della comunità Sottoiponti di Benevagienna dove era tenuta agli arresti domiciliari.

Questa è una sua lettera scritta al movimento anarchico

Compagni la rabbia mi domina in questo momento. Io ho sempre pensato che ognuno è responsabile di quello che fa, però questa volta ci sono dei colpevoli e voglio dire a voce molto alta chi sono stati quelli che hanno ucciso Edo: lo Stato, i giudici, i magistrati, il giornalismo, il T.A.V., la Polizia, il carcere, tutte le leggi, le regole e tutta quella società serva che accetta questo sistema. oi abbiamo lottato sempre contro queste imposizioni e’ per questo che siamo finiti in galera. La galera e’ un posto di tortura fisica e psichica, qua non si dispone di assolutamente niente, non si può decidere a che ora alzarsi, che cosa mangiare, con chi parlare, chi incontrare, a che ora vedere il sole. Per tutto bisogna fare una “domandina”, anche per leggere un libro. Rumore di chiavi, di cancelli che si aprono e si chiudono, voci che non dicono niente, voci che fanno eco in questi corridoi freddi, scarpe di gomma per non fare rumore ed essere spiati nei momenti meno pensati, la luce di una pila che alla sera controlla il tuo sonno, posta controllata, parole vietate. Tutto un caos, tutto un inferno, tutto la morte.
Così ti ammazzano tutti i giorni, piano piano per farti sentire più dolore, invece Edo ha voluto finire subito con questo male infernale. Almeno lui si e’ permesso di avere un ultimo gesto di minima liberà, di decidere lui quando finirla con questa tortura.
Intanto mi castigano e mi mettono in isolamento, questo non solo vuol dire non vedere nessuno, questo vuol dire non essere informata di niente, non avere nulla neanche una coperta, hanno paura che io mi uccida, secondo loro il mio e’ un isolamento cautelare, lo fanno per “salvaguardarmi” e così deresponsabilizzarsi se anche io decido di finire con questa tortura.
Non mi lasciano piangere in pace, non mi lasciano avere un ultimo incontro con il mio Baleno. Ho per 24 ore al giorno, un’agente di custodia a non più di 5 metri di distanza.
Dopo quello che e’ successo sono venuti i politici dei Verdi a farmi le condoglianze e per tranquillizzarmi non hanno avuto idea migliore che dirmi: “adesso sicuramente tutto si risolverà più in fretta, dopo l’accaduto tutti staranno dietro al processo con maggiore attenzione, magari ti daranno anche gli arresti domiciliari”.
Dopo questo discorso io ero senza parole, stupita, però ho potuto rispondere se c’è bisogno della morte di una persona per commuovere un pezzo di merda, in questo caso il giudice.
Insisto, in carcere hanno ammazzato altre persone e oggi hanno ucciso Edo, questi terroristi che hanno la licenza di ammazzare.
Io cercherò la forza da qualche parte, non lo sò, sinceramente non ho più voglia, però devo continuare, lo farò per la mia dignità e in nome di Edo.
L’unica cosa che mi tranquillizza sapere e’ che Edo non soffre più. Protesto, protesto con tanta rabbia e dolore.

Sole

P.S. Se mettermi in carcere vuol dire castigare una persona, mi hanno già castigata con la morte o meglio con l’assassinio di Edo. Oggi ho iniziato lo sciopero della fame, chiedendo la mia libertà e la distruzione di tutta l’istituzione carceraria.
La condanna la pagherò tutti i giorni della mia vita

DONNE: LA RESISTENZA CONTINUA – Nelle lotte di ieri e di oggi – serata 8 marzo

In occasione dell’ 8 marzo vogliamo ricordare tutte quelle donne che hanno dato e danno tutt’oggi un contributo inestimabile alla nostra società.
Perché quando ci sono delle lotte, dei motivi importanti per cui ribellarsi, quando ne vade il benessere e il futuro di tutti e tutte ognuno di noi ha un ruolo essenziale.
Tutti nel nostro piccolo possiamo fare la differenza.
E così l’8 marzo, in occasione e della festa della donna, festeggiamo tutte le donne che in passato e ancora oggi fanno la differenza, combattendo con amore e orgoglio per difendere il futuro di tutte e tutte noi.

ore 19:00 APERICENA VEGAN
di autofinanziamento per il Comitato No Tav Brescia
Prezzo popolare 5 euro (bere + mangiare)

ore 20:00 LETTURE DI DONNE E RESISTENZA
letture di testi di donne che hanno fatto e fanno la resistenza, dalle lotte partigiane al movimento No Tav e No Mous, con accompagnamento musicale

ore 21:30 CONCERTI
* KAMAL: cantautore camuno eco compatibile, equo solidale, ma soprattutto biodegradabile
https://www.facebook.com/kamalikus/info?tab=page_info

* IGNARI: rock artigianale bresciano
https://www.facebook.com/ignari.brescia/timeline

DOMENICA 8 MARZO
C.S. 28 MAGGIO, Via Europa 54 – Rovato (BS)

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