La scuola e il futuro dei nostri figli vengono dopo il TAV! Ennesimo crollo, questa volta nel bresciano.

Scuole belle, scuole sicure, scuole nuove sono gli slogan con cui da inizio mandato, il premier Matteo Renzi comunica i suoi investimenti su quello che, a suo dire, ritiene fondamentale, ovvero la scuola.

 

Fatto sta che questa notte è crollato l’intonaco dell’ennesimo asilo nido e scuola materna, a Manerbio, nel bresciano. Qualche giorno fa è toccato a Sanremo, prima ad Ostuni, in Puglia dove due bambini e una maestra sono rimasti feriti. Appena due mesi fa, a febbraio, il distacco dell’intonaco nella scuola di Pescara provocò il ferimento di tre studenti. A gennaio, sempre di quest’anno, era invece crollato l’intonaco di un soffitto in un asilo in Lombardia ferendo sette bambini. E questi sono solo alcuni dei casi successi da inizio anno, e memori di un 2014 pieno di tragedie, tra morti e feriti, all’interno delle scuole che hanno riguardato bambini, ragazzi e insegnati, pensiamo di poter proseguire ancora a lungo con questa situazione? Con l’ansia e l’angoscia che mentre lasciamo i nostri bambini in un posto che dovrebbe essere sicuro e permettergli di crescere bene, oltre che un’istruzione a dir poco vergognosa visto i continui tagli, rischino direttamente di ferirsi o morire?

Non è facile descrivere la rabbia che si prova vedendo quelle immagini ed essendo genitori. Non è facile perchè è veramente troppo al cospetto della battaglia che portiamo contro il TAV, dove per un’ opera inutile il conto dello spreco di soldi pubblici non è possibile nemmeno stimarlo con certezza.

E’ rabbia perchè sarebbe ora di dire basta a tutto questo. Ci spiegano che la coperta è corta, è ormai palese di come il sistema delle grandi opere (inutili e dannose) sia un affare per politici e imprenditori, che in questo caso hanno trovato veramente il loro tesoretto.

Non è solo la corruzione a dover essere messa nel mirino, è tutto il conciliabolo politico che decide di investire in queste opere piuttosto che nella sicurezza, reale, delle nostre scuole e dei nostri edifici pubblici.

Non ci stancheremo mai dirlo: è una questione di scelte politiche dalle quali ne derivano di economiche. E’ più importante una nuova ferrovia inutile senza certezze sul futuro e dove la sua utilità ormai è stata seppellita da tempo, piuttosto che la vita e il futuro dei nostri figli.

Un esempio? Per il progetto/propaganda sull’edilizia scolastica in Puglia (#ScuoleBelle, #Scuolesicure, #Scuolenuove) il Governo ha investito € 107.184.677,77. Ebbene quella cifra non corrisponde nemmeno ad 1 km di tav Torino-Lione (1 km di tav = 158.712.000€).

E allora di cosa stiamo parlando? Non vogliamo vedere lacrime di coccodrillo, non vogliamo essere genitori che quando accompagnano i figli a scuola sperano che non succeda niente. I soldi ci sono, poche balle, solo che le priorità politiche per il Paese le decide chi ingrassa potenti e amici di turno, e bisogna dirlo chiaro: in questo modo è responsabile di ogni fatto che avviene.

E se fortunatamente questa volta a Manerbio è andata bene e non è successo niente di grave a uno dei nostri figli, la prossima volta? La prossima volta facciamo che non ci sia, lottiamo perchè i soldi sprecati per inutili grandi opere vengano reindirizzati verso capitoli di spesa che servano davvero a tutti e tutte, lottiamo perchè i nostri bambini possano avere un’istruzione e un futuro più sicuro!

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La lotta paga! Il Cociv rinuncia all’esproprio dei terreni per il cantiere terzo valico

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Già da ieri notte i decine di notav locali e provenienti anche da diversi territori, tra cui dai territori toccati dalla costruzione del TAV Brescia-Verona, si sono mobilitati per impedire l’esproprio del terreno su cui sorge il presidio No Tav – Terzo Valico di Radimero. Una vera e proprio provocazione del Cociv, che a qualche giorno del corteo popolare previsto per sabato aveva chiesto l’esproprio del luogo simbolo della resistenza alla costruzione dell’opera.

Numerosi altri notav hanno raggiunto il blocco questa mattina dalla sei raccogliendo una solidarietà compatta da parte del territorio. Polizia e funzionari si sono presentati ma hanno dovuto desistere vista la grande partecipazione e la determinazione dei presenti. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio quindi i notav resteranno in presidio fino a mezzanotte per assicurarsi che non ci siano tentativi vigliacchi di imporre questo provvedimento impopolare. Il presidio è stato anche l’occasione di bloccare i camion del cantiere fermando di fatto fermato i lavori per l’intera mattinata.

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Una bella vittoria del movimento che ci mostra che con la determinazione e la serenità di chi sa di essere dalla parte del giusto si può fermare il gigante ad alta velocità che mostra sempre più i suoi piedi d’argilla.

Fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi… tutte e tutti ad Arquata sabato per il corteo popolare!

RICORDIAMO CHE CI SONO ANCORA POSTI PER IL PULLMAN CHE PARTIRA’ DA BRESCIA PER RAGGIUNGERE IL TERZO VALICO! CHIAMATE ALLO 03045670 PER PRENOTARVI, COSTO 10 EURO, ANDATA E RITORNO IN GIORNATA!

Ascolta il collegamento con Claudio ai microfoni di Radio Blackout:

LETTERA AGLI ESPROPRIATI: SE NE PARLA MERCOLEDI 15 APRILE A CASTELNUOVO DEL GARDA

Gentile proprietario/a interessato/a dalla procedura espropriativa per la realizzazione della linea TAV
in questo periodo sono iniziati i lavori preliminari per la costruzione della linea Brescia-Verona del Treno ad Alta Velocità/Alta Capacità (TAV). Noi riteniamo che il progetto sia inutile, che possa essere sostituito da un ammodernamento della linea tradizionale ottenendo gli stessi benefici, e che sia dannoso a causa del grave impatto che provocherà sull’ambiente, sull’economia e sulla salute di chi vive in questo territorio.
Negli ultimi mesi tanti uomini, donne, ragazzi e ragazzi provenienti da diversi comuni e località dislocate sull’intera tratta Brescia-Verona hanno organizzato iniziative di informazione e di protesta nei confronti di quest’opera che costerà più di 4 miliardi di euro. Questi soldi, che al momento non sono nemmeno disponibili, potrebbero essere reindirizzati verso altre priorità per le persone: il nuovo collettore del Lago di Garda ad esempio, la messa in sicurezza dei nostri territori, l’ammodernamento della linea ferroviaria migliorando i servizi già esistenti e rendendoli efficaci, il miglioramento delle scuole e degli ospedali, ecc.
Tutti i dati pubblicati anche da fonti indipendenti dimostrano che la linea TAV in Italia costa in modo sproporzionato: almeno 4 volte in più di quello che è costata alla Francia o al Giappone dimostrando che, oltre ad essere un’opera inutile e dannosa per l’ambiente, condizionerà per i prossimi anni il bilancio dello Stato.
Gli avvenimenti di questi ultimi giorni ripropongono una storia italiana che si ripete: con le indagini della magistratura anche sulla Brescia – Verona, culminate nell’arresto tra gli altri di Ercole Incalza, viene dimostrato come le grandi opere diventino un’occasione per sviluppare estesi fenomeni di corruzione e come troppo spesso il reale fine perseguito non è l’ammodernamento dell’Italia.
Riteniamo che, oltre ai costi sproporzionati, vi siano altri motivi per opporsi e resistere contro la realizzazione di questa tipologia di progetto.
In primo luogo la possibilità di raggiungere il medesimo obbiettivo perseguito con la TAV attraverso un ammodernamento della linea tradizionale. Già ora le Frecce viaggiano a 250 Km/ora. Tale soluzione avrebbe un impatto molto meno devastante ed un costo assai più limitato.
In secondo luogo l’imponente impatto sull’ambiente, sull’economia dei prodotti agricoli come il Lugana, sulla salute e sulle proprietà dei cittadini che operano nei luoghi interessati dalla TAV.
Infine, l’assegnazione delle concessione al General Contractor e la procedura di approvazione del progetto TAV hanno comportato evidenti violazioni di alcuni fondamentali principi Comunitari e Costituzionali che potranno essere fatti valere davanti al Giudice quando il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica approverà il progetto definitivo. Non si deve dimenticare che tale assegnazione è avvenuta con concessione diretta senza alcuna gara europea e che le concessioni rilasciate alla linea TAV S.p.A. dall’Ente Ferrovie dello Stato il 7 agosto 1991 limitatamente alla tratta Milano-Verona e alla sub-tratta Verona-Padova sono state revocate dal D. L. n. 7/2007 proprio per la mancata assegnazione delle stesse mediante gara europea.
Questa lettera serve per invitare tutti e tutte voi a dire di NO a chi, illegittimamente, cerca di entrare nelle nostre terre e nelle nostre proprietà.
L’opera, in considerazione delle numerose criticità presenti, non è ancora stata approvata dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE). Pertanto il vincolo espropriativo non è stato ancora apposto ed i tecnici, al momento, possono entrare nelle proprietà solo in determinate condizioni e solamente se sono in possesso di un atto che li autorizzi ad introdursi nell’area interessata. Tale autorizzazione deve essere preceduta da una comunicazione formale al proprietario del bene in cui vengano indicati i nomi delle persone autorizzate.
Il Comitato, invita a dire NO per difendere la nostra terra da un ennesimo scempio ambientale, per salvaguardare questo territorio, per riappropriarci del nostro diritto di scelta, per difendere centinaia di case, di piccole attività agricole, per difendere centinaia di specie diverse di animali, per difendere i nostri beni culturali e le aree protette, per difendere il nostro futuro e quello delle prossime generazioni!
Oltre a manifestare ed organizzare iniziative di informazione stiamo attivando un servizio di assistenza legale per tutti e tutte voi, perché nessuno deve essere lasciato solo.
Vorremmo anche sfatare un mito che molto spesso inganna chi dovrà subire un esproprio: sfortunatamente gli indennizzi previsti per l’esproprio dovuto alla costruzione del TAV, non riusciranno a riparare il danno subito. Ciò a maggior ragione se il soggetto che subisce l’esproprio non assumerà le necessarie informazioni sull’indennizzo spettante. L’esperienza insegna che i soggetti espropriati, laddove abbiano una maggiore consapevolezza del danno subito, e delle tutele che lo Stato gli consente, possono difendersi meglio ed ottenere un ristoro più vicino al danno realmente subito.
Che fare?
In questo momento fermare la linea TAV è ancora possibile se ci impegniamo tutti e tutte a fare la nostra parte.
Prima di tutto se i tecnici di Cepav 2 (o di altre ditte sub-appaltate) dovessero chiedere di fare dei carotaggi o delle valutazioni delle vostre proprietà AVETE IL DIRITTO DI DIRE NO QUALORA NON RISPETTINO LE PROCEDURE SOPRA DESCRITTE, e loro non potranno procedere in alcun modo.
Noi siamo disponibili a sostenervi, a non lasciarvi soli. Basta chiamare questo numero: 3382663156 o inviare una mail a questo indirizzo: notav.verona@hotmail.com, specificando nome, cognome, località in cui si abita.
Per discutere insieme i problemi che si presenteranno nel prossimo periodo ci troviamo
MERCOLEDI’ 15 APRILE, alle 21
presso la SALA CIVICA “LIBERTA’”
PIAZZA DELLA LIBERTA’, 4
CASTELNUOVO DEL GARDA
Sarà presente un avvocato, esperto nel settore, che, su richiesta nostra, potrà illustrare, sul piano legale e giuridico, qual è la situazione attuale e quali saranno le fasi successive ed i rimedi che l’Ordinamento italiano consente agli espropriandi.

Coordinamento NO TAV Brescia-Verona

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Basta cave, discariche e grandi opere inutili! In cinquemila a Berlingo per dire NO alla Discarica Macogna!

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Quasi cinquemila persone hanno partecipato domenica 12 aprile alla manifestazione in tutela del territorio e contro la realizzazione della discarica in località Macogna tra i Comuni di Berlingo, Travagliato e Rovato. Davanti al corteo ben 30 Sindaci con fascia tricolore e dietro di loro un vero e proprio fiume in piena, quasi 5000 persone , che hanno marciato a piedi, in bicicletta e anche a cavallo. Presenti anche 30 trattori. 11147016_10153117043529718_3985074185130762219_nNei giorni scorsi grazie alla determinazione degli abitanti della zona sono stati bloccati diversi camion della Drr diretti nel sito che si sta preparando ad accogliere rifiuti, mezzi che dichiaravano di trasportare terreno agricolo. Contemporaneamente al blocco, la Provincia di Brescia ha incontrato la ditta privata coinvolta stabilendo che fino al 22 aprile, data in cui il Tar deciderà sui ricorsi antiMacogna dei Comuni di Berlingo, Rovato, Travagliato e Cazzago, i camion non torneranno a farsi vedere alla Macogna.

Il nostro appello alla partecipazione

È passato quasi un anno da quando, insieme ad altri comitati, abbiamo costruito la piattaforma che ci ha portato alla manifestazione “Stop Biocido”. In quelle pagine abbiamo elencato tante delle nocività e dei progetti che minacciano e inquinano la nostra provincia. L’intento è stato quello di rilanciare un mutuo soccorso tra chi si batte per la difesa del territorio e individuare con chiarezza il responsabile dell’emergenza che stiamo vivendo: un sistema economico che, attraverso una classe politica connivente e incapace, continua ad avvelenare e devastare il nostro territorio e la nostra salute nel nome del profitto a tutti i costi.

http://www.antinocivitabs.org/piattaforma-manifestazione-stop-biocidio-brescia-10-maggio-2014

Seppure nessuno di quei progetti è stato accantonato e le bonifiche sono rimaste ferme al palo, nell’ultimo anno tante cose sono successe. Migliaia di persone hanno camminato insieme per le strade del Basso Garda per dire no all’alta velocità Brescia-Verona; centinaia tra incontri, assemblee e presidi sono stati organizzati in lungo e in largo per la nostra provincia per denunciare la devastazione che riguarda la nostra terra; decine di inchieste giudiziarie e servizi giornalistici hanno rivelato come la mafia operi ormai alla luce del sole nella nostra provincia sia nel trattamento rifiuti sia nella realizzazione delle grandi opere.

Anzi, l’ultima grande inchiesta, che ha portato addirittura alle dimissioni del ministro delle infrastrutture Lupi, ha individuato proprio nella tratta TAV Milano-Verona il centro di un sistema corruttivo che ha rubato milioni di euro dalle casse pubbliche per tornaconti personali.

Domenica, quindi, saremo a Berlingo con lo spirito che un anno fa ci ha portato ancora una volta in strada per denunciare l’emergenza sanitaria e ambientale che stiamo vivendo a Brescia. Saremo a fianco di chi in questi giorni ha bloccato con coraggio i lavori per la realizzazione della discarica Macogna. Saremo in strada per dire, con la serena determinazione di chi sa di essere nel giusto, che la misura è colma, che siamo stanchi del comportamento delle istituzioni che usano come paravento leggi partorite da una corruzione più che ventennale.

Come abitanti della provincia bresciana ci assumiamo la responsabilità di fermare questi progetti costi quel che costi. In ballo c’è la possibilità stessa che le generazioni future possano vivere ed abitare in maniera dignitosa il nostro territorio.

ORA BASTA!

Coordinamento No Tav Brescia Verona

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NO TAV CALCINATO: MERCOLEDI 29 APRILE SI PARLA DI ESPROPRI

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CHI SUBISCE UN ESPROPRIO PER IL TAV NON SOLO HA DIRITTI DA DIFENDERE, MA ANCHE UN GRANDE POTERE:

“A Mantova, dove ho lo studio, ho difeso 60 aziende agricole interessate da esproprio per la costruzione dell’autostrada Mantova-Cremoma che abbiamo bloccato grazie ad una serie di contingenze fortunate per noi e sfortunate per loro, ma soprattutto alla base di questo successo c’è stata la granitica volontà degli espropriati, che si sono uniti insieme e quindi 60 aziende insieme si sono rivelate una potenza. Una potenza di tale rilevanza da fermare un’autostrada che sembrava già fatta. Invece l’autostrada, con richieste di indennizzo di notevole severità, siamo riusciti a fermarla. Era il 2003 e dal 2003 ad oggi siamo andati avanti e l’autostrada non è più stata fatta. Non solo: adesso quelle 60 aziende chiederanno i danni perché la società dell’autostrada (la Stradivari) ha prolungato il vincolo di esproprio illegittimamente.”
Dott. agronomo Giangiacomo Sarzi Braga, incontro sugli espropri del tav a Calcinato, 15 aprile 2015.

Vi aspettiamo il 29 aprile a Ponte S. Marco con il dott. Sarzi Braga per continuare ad approfondire e ad informarci. INFORMARSI E’ IL PRIMO PASSO PER FAR VALERE I PROPRI DIRITTI.

I contenziosi legali sono ciò che le società esproprianti temono di più… in assoluto!

Cosa può fare un proprietario fondiario soggetto a procedura espropriativa?
Può accordarsi con l’ente espropriante, accettando passivamente l’indennità che gli viene offerta; la così detta “composizione bonaria” oppure può difendere attivamente la sua proprietà e la sua impresa e con la consulenza di un tecnico di fiducia, promuovere un arbitrato, con stima diretta dei danni d’esproprio.
Composizione bonaria: pochi spiccioli, impegni inderogabili – È un accordo fra l’ente espropriante e il proprietario soggetto ad esproprio. L’espropriante solitamente offre un indennizzo pari al valore venale del terreno espropriato, più un’inezia, del tutto trascurabile, pomposamente e impropriamente denominata “indennità di scorporo fondiario” e se l’espropriando accetterà, otterrà un sollecito pagamento.
Si tratta della soluzione che, in generale, soddisfa di più i proprietari meno preparati che non considerano con sufficiente attenzione che l’esproprio non è solo sinonimo di perdita di superficie fondiaria, ma anche spesso di sconvolgimento irreparabile della proprietà e dell’impresa. Quello che conta per loro è il pagamento immediato della superficie espropriata, senza aggravio di spese.
Le organizzazioni professionali agricole incoraggiano i propri iscritti ad aderire a questi accordi “bonari”. Sono accordi che, per la verità, di bonario non hanno nulla, essendo, invece, severi impegni inderogabili per gli espropriandi, basati su criteri d’indennizzo, molto discutibili sotto il profilo estimativo.
Protocolli d’intesa: risultati deludenti  – Sono nati così i Protocolli d’intesa: accordi fra le società esproprianti e le organizzazioni professionali. Le prime desiderano espropriare di più e pagare di meno, evitando contenziosi legali con gli espropriandi, le seconde garantiscono il raggiungimento di tali obiettivi (ad es. i protocolli d’intesa Alta Velocità, Brebemi e Pedemontana).
Oggi i vertici delle organizzazioni agricole, auspicano che tutti i futuri espropri, per pubblica utilità, siano preceduti dalla sottoscrizione di nuovi Protocolli d’intesa, che vedano i sindacati agricoli unici ed esclusivi interlocutori delle società o degli enti esproprianti. In buona sostanza le organizzazioni agricole, storicamente divise, hanno realizzato questa “fusione fredda”.
Se si considera che nei prossimi anni in Italia si realizzeranno nuove infrastrutture viarie per miliardi di euro, è facile comprendere i concreti interessi futuri della materia. L’adesione corale di tutti i sindacati agricoli ai protocolli d’intesa, avrebbe dovuto garantire loro un potere contrattuale enorme, nei confronti delle società esproprianti, ma è veramente deludente e d’entità del tutto insignificante, quello che hanno ottenuto per i propri associati; ad es. nei protocolli Bre.Be.Mi e Pedemontana (valore venale del terreno espropriato più simbolica indennità di scorporo fondiario).
Indennizzi insoddisfacenti – Si tratta d’indennizzi economicamente insoddisfacienti, che non considerano mai i danni d’esproprio e che prevedono ed impongono, per giunta, la rinuncia incondizionata e gratuita ad ogni contenzioso legale con le società esproprianti. Perché questa rinuncia dovrebbe avvenire in cambio di niente? Siamo proprio sicuri che non valga nulla, che sia carta morta? Ma i contenziosi legali sono ciò che le società esproprianti temono di più, in assoluto!
Attivare contenziosi giudiziari – Un agricoltore soggetto a esproprio è indubbiamente nei guai, ma se solidarizza con una decina di colleghi, nelle sue stesse condizioni, nei guai può finirci la società espropriante. I contenziosi giudiziari sono temibili “spade di Damocle” che tolgono il sonno ai dirigenti di tali società, che non possono programmare e non possono sapere come andranno a finire; fondamentale principio di legalità nel nostro ordinamento giudiziario è, infatti, l’ assenza di certezza.
Perché i sindacati hanno regalato questa straordinaria chance alle società esproprianti, a totale discapito dei propri associati? Tutelano veramente i propri iscritti?
In conclusione, la scelta dell’accordo bonario non dev’essere fatta perché costa meno o perché il pagamento sarà tempestivo o perché consigliato dalle professionali, ma solo ed esclusivamente nei casi in cui i danni d’esproprio siano trascurabili, questo perché negli accordi bonari non vengono mai considerati, nè indennizzati.
Stima diretta dei danni – Un vero imprenditore agricolo, attento e preparato, non può subire passivamente l’esproprio e il degrado della sua proprietà e della sua impresa. Un grave scorporo fondiario può letteralmente sconvolgere l’equilibrio acquisito con il lavoro e i sacrifici d’intere generazioni, modificandone non solo la superficie produttiva e il relativo valore fondiario, ma anche il capitale agrario, le potenzialità di lavoro, i tempi di lavoro, la potenzialità di trasformazione aziendale dei prodotti, l’economicità e la razionalità degli investimenti fondiari ed agrari effettuati, cancellando, infine, in tutto o in parte, anche le chance di crescita futura; sono tutti aspetti che possono avere conseguenze devastanti sulla futura redditività d’impresa.
Rivolgersi a un consulente – Un’impresa agraria che non può crescere avrà, inoltre, maggiori  difficoltà a mantenersi concorrenziale nel tempo e sarà facilmente soggetta anche a decadimento reddituale e a una più precoce emarginazione economica; diverrà “un’anatra zoppa”. L’indennizzo offerto per una composizione bonaria è ben poca cosa, a fronte della molteplicità dei danni che verrà a subire e decide di difendersi attivamente. Si rivolgerà a un consulente tecnico (agronomo) di comprovata esperienza professionale, con attivazione di un contenzioso tecnico-economico (Collegio tecnico arbitrale) che metta chiaramente in evidenza l’entità di tutti i danni correlati all’esproprio e allo scorporo fondiario. Questo per ottenere un indennizzo che rappresenti un serio ristoro, patrimoniale e finanziario, ai danni realmente sofferti.

tratto da …http://www.terraevita.it/espropri-terreni-accordi-bonari-ma-non-troppo/

 

 

Solidarietà ad Emilio e ai compagni del CSA Dordoni

Gli uomini e le donne che lottano contro il TAV Brescia-Verona esprimono la loro solidarietà ad Emilio e ai compagni del CSA Dordoni e ne chiediamo l’immediata liberazione! ‪#‎liberitutti‬

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Condividiamo le parole di Nicoletta Dosio:

L’arroganza del potere non ha limiti. Essere antifascisti è ridiventato un reato in questo nostro paese dove devastatori e torturatori sono giustificati e protetti.
Il compagno Emilio del Csa Dordoni di Cremona, qualche tempo fa ridotto in fin di vita dalle spranghe dei fascisti rimasti impuniti , ora, proprio in relazione all’aggressione subita, è stato messo agli arresti domiciliari con altri compagni, mentre due di loro sono stati portati in carcere.
Grande è la rabbia e la tristezza per questo mondo capovolto, per questa nostra società inerte, dimentica dei morti partigiani e di quanto sia invincibile un popolo che decide di ribellarsi.
La Valle di Susa che non si arrende è a fianco di Emilio e dei compagni del Dordoni e ne chiede l’immediata liberazione.
Contro i fascisti vecchi e nuovi, perché la Liberazione non si riduca a vuota celebrazione, ma torni a vivere e ad agire, ora e sempre Resistenza!

PULLMAN DA BRESCIA PER LA MARCIA POPOLARE NO TAV TERZO VALICO AD ARQUATA

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Il movimento NO TAV che si oppone alla tratta TAV/AC del terzo valico dopo i recenti scandali che hanno messo nell’occhio del ciclone il sistema TAV e di tutte le grandi opere ha deciso di dare vita ad una grande marcia popolare per il 18 aprile per dire tutti e tutte a grande voce che queste grandi opere non le vogliamo e ora che non si può più nascondere il malaffare che vi sta dietro e ora di dire STOP a questo sistema ed utilizzare questi soldi (i nostri soldi!!) per usi veramente utili e necessari per la popolazione e per i nostri territori. Come movimento NO TAV BRESCIA-VERONA si è deciso tutti e tutte insieme di organizzarci per andare a portare la nostra massima solidarietà a chi come noi sta lottando contro questo sistema criminale che distrugge e devasta le nostre vite e la nostra terra.

Per prenotare un posto sul pullman chiamare radio onda d’urto allo 03045670. La partenza sarà alle ore 11 in via industriale 10 a Brescia davanti al csa magazzino 47. il ritorno è previsto in serata. il costo sarà 10 euro a persona.

Di seguito il comunicato di indizione della manifestazione del 18 aprile ad Arquata scrivia del movimento no tav terzo valico.

CHIUDIAMO LA PARTITA DEL TERZO VALICO E DELLE GRANDI OPERE!!
Sabato 18 aprile ore 14 marcia popolare ad Arquata Scrivia

Sono molti anni che il Movimento No Tav – Terzo Valico e tutti i movimenti di lotta territoriali denunciano il sistema delle grandi opere. Devastazioni ambientali, rischi per la salute, sottrazione di risorse utili alla spesa sociale e ai territori, infiltrazioni della criminalità organizzata, sperpero di denaro pubblico, corruzione, tangenti e FINANZIAMENTO illecito ai partiti. L’inchiesta della Procura di Firenze, che ha portato fra gli altri all’arresto di Ercole Incalza, vero dominus delle grandi opere italiane, non fa che confermare quanto affermiamo da anni. Una storia di gigantesche tangenti, appalti truccati, lievitazione dei costi, mancati controlli, regali e regalini nella migliore delle tradizioni italiane. Il Terzo Valico e tante altre grandi opere escono a pezzi da questa vicenda. Ben 700.000 Euro di compensi (leggasi tangenti) versati ad Alberto Donati, genero di Incalza, da una delle società del Gruppo Gavio, parte del consorzio Cociv costruttore del Terzo Valico. Consorzio con una lunga storia giudiziaria alle spalle, un’inchiesta prescritta per truffa aggravata ai danni dello Stato, il direttore del consorzio estromesso dalla Direzione Investigativa Antimafia dopo essere stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione per smaltimento illecito di rifiuti nel Tav del Mugello e per finire la ciliegina sulla torta: l’arresto di Perotti, direttore dei lavori del Terzo Valico e di moltissime altre grandi opere.

Una cosa più delle altre turbava il sonno dei sostenitori dell’opera: che le risorse del Terzo Valico potessero essere destinate agli alluvionati della Liguria. Una telefonata vergognosa quella fra Incalza e Lupi che ricorda da vicino le risate dei costruttori dopo il terremoto dell’Aquila. Le dimissioni del Ministro Lupi nascondono in realtà la volontà del Governo di andare avanti come nulla fosse successo. Sacrificano un Ministro ma non hanno nessuna intenzione di fermare il business delle grandi opere. Noi pensiamo invece che questo sia il tempo di chiudere una volta per tutte la partita del Terzo Valico e delle grandi opere inutili.

Per questa ragione facciamo appello a tutte le donne e gli uomini che si sono battuti in questi anni contro il Terzo Valico, ai nostri fratelli e alle nostre sorelle della Valsusa, a tutti i movimenti in lotta contro le grandi opere e in difesa dei beni comuni, a tutti i movimenti sociali che chiedono da anni a gran voce di destinare i soldi delle grandi opere a favore di interventi di carattere sociale, a tutti quelli che sono stati al nostro fianco in questa lotta.

Chiediamo a tutte e tutti di partecipare alla marcia popolare che svolgeremo ad Arquata Scrivia (AL) sabato 18 aprile con ritrovo alle ore 14 presso la stazione FS. Una grande marcia pacifica per le vie del paese che vogliamo veder attraversato insieme da anziani, adulti, giovani e bambini.

Tutti insieme per chiedere lo stop immediato dei cantieri, la cancellazione della legge obiettivo e del decreto Sblocca Italia, la fine del sistema grandi opere, la messa in sicurezza del territorio dal dissesto idrogeologico e il dirottamento dei fondi a favore di spese sociali come sanità, scuola, casa e reddito.

Tutti insieme ancora una volta per ribadire la determinazione con cui vogliamo fermare il Terzo Valico e il sistema marcio e corrotto delle grandi opere.

Movimento No Tav – Terzo Valico
www.notavterzovalico.info
www.noterzovalico.org

 

Chi ha scritto gli articoli del decreto Sblocca-Italia?

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(di Luca Martinelli, da Altreconomia)

Nell’inchiesta “Sistema” si parla di almeno tre opere -l’Alta velocità Brescia-Verona, l’autostrada Orte-Mestre e la Cispadana tra l’A22 e l’A13- legate al decreto legge di fine agosto, cui abbiamo dedicato il libro “Rottama Italia”.

L’alto dirigente del ministero Ercole Incalza, secondo i pm, prospettava “in caso di mancato conferimento di incarichi” al sodale Stefano Perotti (entrambi sono stati arrestati) “l’insorgenza di ostacoli burocratico-amministrativi” per l’approvazione delle opere.

Chi ha scritto gli articoli del decreto Sblocca-Italia? Chi è intervenuto sulle bozze del testo, andando ad aggiungere commi o a allargare il perimetro delle “Grandi Opere” da far ripartire per far ripartire l’Italia?

Alcune risposte a queste domande si trovano in un documento del 18 novembre 2014, quello con cui i pubblici ministeri di Firenze che hanno condotto l’inchiesta “Sistema” chiedono l’applicazione della misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 persone. Quattro di questi soggetti, e cioè Ercole Incalza (già alto funzionario del ministro delle Infrastrutture), Stefano Perotti (ingegnere, titolare dell’azienda Som Consulting,) Francesco Cavallo (presidente di Centostazioni spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato) e Sandro Pacella (collaboratore di Incalza) saranno effettivamente arrestati a metà marzo.

L’Alta velocità Brescia-Verona

Scorrendo le 664 pagine, si trova un primo riferimento allo Sblocca-Italia (il decreto legge, approvato il 29 agosto dal governo, viene convertito in legge il 5 novembre 2014) in relazione ai cantieri per l’Alta velocità ferroviaria relativi alla tratta Milano-Verona, affidata a CEPAV 2 (un consorzio di cui fanno parte SAIPEM, società del gruppo ENI, e le imprese Maltauro, Pizzarotti e Condotte Acqua), e in particolare alla tratta Brescia-Verona, ancora in fase di autorizzazione, quella che attraverserebbe il Basso Garda andando a distruggere -in parte- le coltivazioni di vite nell’area dove viene prodotto il Lugana.

Scrivono i pm: “L’accelerazione della procedura avvenuta nel settembre 2014 (provocata dall’approvazione del c.d. “decreto sblocca Italia” e dalla convocazione della c.d. conferenza di servizi) dimostra come l’attività del ‘duo Incalza-Perotti’ stia producendo i suoi effetti, sebbene a tutt’oggi l’incarico di direzione lavori atteso dal Perotti non sia stato ancora conferito“.

Tra gli elementi che avallano la tesi dei magistrati c’è l’intercettazione di una telefonata di inizio agosto 2014 tra Perotti ed Ettore Fermi, presidente di Metro Brescia, professionista indicato come “vicino” a Perotti, anche lui indagato:

“FERMI […] ‘perché tu sai che il 29 agosto fanno il decreto dove mettono la tempistica di tutte le attività’
PEROTTI:… ‘sì sì’
FERMI: ‘…chi non performa entro il 31.12′
PEROTTI: ‘…sì sì’
FERMI: ‘…ha chiuso‘”.

 Il decreto del 29 agosto 2014 è lo Sblocca-Italia. Che, almeno nella bozza iniziale, “obbligava” i soggetti deputati a realizzare le opere in elenco ad utilizzare entro il 31 dicembre 2014 i finanziamenti già erogati. Nel caso specifico, quelli per la Brescia-Verona sono fondi individuati dalla Legge di Stabilità 2014, approvata alla fine dell’anno precedente.

È curioso che lo stesso Fermi, secondo quanto riporta il documento dei pubblici ministeri, sottolinei come la dirigenza del consorzio CEPAV 2 starebbe sottovalutando “la costituzione di alcuni comitati di ostili all’opera … ‘sì perché ci sono grosse resistenze … Stefano io non ti ho mandato materiale in questi giorni però ho informato ieri il nostro e ho mandato a BIANCHI il materiale… si stanno costituendo comitati … (…) … organizzatissimi …organizzatissimi … ma non di NO TAV tradizionali quelli scalmanati eccetera … di gente che è perbene … non vuole che gli passino davanti alle ville con questa cosa… davanti ai vigneti e sono comitati pericolosi‘”.

Nel caso della Brescia-Verona, il capo d’imputazione per Ercole Incalza riguarda una “condotta consistita nell’avere […] garantito il favorevole evolversi del procedimento amministrativo inerente la realizzazione dell’opera, anche con riguardo al finanziamento della stessa, prospettando, in caso di mancato conferimento del predetto incarico, l’insorgenza di ostacoli burocratico-amministrativi”.

Le attività che avrebbero dovuto essere affidate a Perotti – e che vedevano resistenze da parte del general contractor, CEPAV 2 – riguardano la progettazione direzione lavori, per un valore di circa 80 milioni di euro.

Il “comma” speciale per la Orte-Mestre

Un secondo riferimento allo Sblocca-Italia lo si trova nelle pagine che l’inchiesta dedica all’autostrada Orte-Mestre, circa 400 chilometri dal Lazio al Veneto. L’intervento è promosso da una società che fa capo all’ex euro-parlamentare del centro-destra, ed ora esponente del NCD, Vito Bonsignore.

La possibilità di partecipare a quest’opera, la più grande tra le Grandi Opere, per un valore di oltre 10 miliardi di euro, stimola molto Stefano Perotti, come dimostrano le conversazioni del figlio Philippe (indagato) riportato nel documento dei pm.

Nelle carte si leggono toni trionfalistici, come quelli che fanno seguito all’approvazione del progetto da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), l’8 novembre 2013, ma anche profonda delusione, quando nel luglio del 2014 la Corte dei Conti “boccia” l’intervento, negando la registrazione del provvedimento CIPE. Il piano economico e finanziario della Orte-Mestre, infatti, prevedeva un contributo pubblico indiretto di quasi 2 miliardi di euro, tramite la de-fiscalizzazione, per quanto le caratteristiche progettuali dell’opera non lo consentivano.

Le intercettazioni mostrano tra l’altro che Stefano Perotti viene informato da Incalza della decisione della Corte dei Conti il 5 luglio, prima che la magistratura contabile si riunisca in modo ufficiale, il giorno 7, alla presenza dello stesso alto dirigente del ministro delle Infrastrutture.

Dopo la pubblicazione della delibera della Corte dei Conti, nella seconda metà di luglio, scatta il “piano di salvataggio” della Orte-Mestre.

“La mattina di lunedì 4 agosto (ore 07.56), Antonio BARGONE (già sotto-segretario di Stato nei governi Prodi e D’Alema, oggi presidente della società promotrice dell’autostrada in project financing, ndr) chiede a INCALZA di inserire <quell’emendamento sulla Orte Mestre> in un qualsiasi decreto compatibile di prossima approvazione … ‘Ercole buongiorno … (…) … senti… quell’emendamento sulla Orte-Mestre… non si può mettere su qualche decreto che sta per essere approvato?… (..) …’. INCALZA premettendo che la cosa non è facile assicura che ne parlerà con Gerardo (MASTRANDREA, capo ufficio legislativo del ministero delle Infrastrutture, ndr) ‘… certo! … però però abbiamo provato in tutti i modi … non c’è nessuno a cui si può fare aggancio … perché non è coerente alla norma… (…) … cioè… già dall’altra volta… avevamo provato in tutti i modo… con la Pubblica Amministrazione non c’entra niente… (…) … provassero però… non è che… provassero… provasse qualcuno… (…) …vabbè adesso sento Gerardo…‘”.

Alla fine, un modo si trova, e la mattina di lunedì 25 agosto, INCALZA sollecitato da Antonio BARGONE, riferisce che l’autostrada Tirrenica e la Pistoia – Lucca non compaiono fra le opere da cantierare con il prossimo decreto (cd Sblocca Italia) ‘…quello che è già successo … cioè non ci sono le opere che … né la Tirrenica e penso salterà pure la Pistoia Lucca…‘ Antonio BARGONE ha interesse anche nella c.d. Orte Mestre ‘…ah! senti ma la norma della Orte Mestre c’è ancora?’
L’ing. INCALZA risponde in senso affermativo ‘...sì sì’”.

È il comma ad hoc per la Orte-Mestre, il quarto dell’articolo 2, inserito nel decreto Sblocca-Italia, cui abbiamo dedicato uno dei capitoli del libro “Rottama Italia”: con questo intervento è possibile “ovviare” la bocciatura della Corte dei Conti. Bastano tre giorni lavorativi dopo la conversione in legge del decreto, e l’11 novembre 2014 (pochi giorni prima della richiesta dei pm di applicazione della misura cautelare in carcere) Bargone, Incalza, Perotti (e Vito Bonsignore, anche lui indagato) possono festeggiare: la Orte-Mestre si farà, o almeno inizierà a drenare risorse per la fase della progettazione esecutiva.

La Cispadana

Il terzo tassello dell’inchiesta “Sistema” che tocca lo “Sblocca-Italia” è l’autostrada Cispadana, tra l’A22 e l’A13, tra Reggiolo e Ferrara. Anche in questo caso, Incalza è indagato per aver “garantito un favorevole iter delle procedure amministrative relative al finanziamento dell’opera ed all’avvio ed allo svolgimento dei lavori, e comunque assicurato un trattamento di favore per la predetta società (Autostrada Regionale Cispadana spa, i cui azionisti principali sono Autobrennero, Pizzarotti e CoopSette, ndr), a fronte dell’affidamento a Perotti Stefano del suddetto incarico di direzione dei lavori”.

La realizzazione dell’opera avverrà in project financing, con un contributo regionale a fondo perduto di euro 179.700.000 euro. 

Si legge nel documento: “Alle ore 19.55 (ndr del 29/7/14) con un sms l’assessore Alfredo PERI (è l’ex assessore alle Infrastrutture della Regione Emilia-Romagna, indagato, ndr)segnala ad Ercole INCALZA che nella bozza del provvedimento c.d. Sblocca Italia, ha rilevato la mancanza di alcuni progetti fra cui quello della autostrada Cispadana ‘Vista bozza dello Sblocca Italia.. Non vedo Cispadana, Ferrara/Mare e Passante Bo…’”.

La Cispadana alla fine viene inserita nel decreto Sblocca-Italia. È successo alla Camera, durante la discussione in commissione Ambiente: l’emendamento porta la firma della relatrice del provvedimento, la responsabile nazionale Ambiente del Partito Democratico, onorevole Chiara Braga. È lei – formalmente – a “formulare” l’articolo 5 bis della legge. La cui portata oggi anche la Commissione europea sta cercando di comprendere.

” NOI NON CI ARRENDIAMO ” : GIOVEDI 9 APRILE ASSEMBLEA NO TAV A DESENZANO

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Leggiamo dalla stampa locale che il comune di Desenzano del Garda si “prepara ad alzare bandiera bianca”.
Tralasciando il carattere ridicolo di alcune affermazioni, capaci solo di creare confusione, come l’idea che la tav sia un’occasione di “riqualificare quello che esiste, nell’ottica di ricettività futura”, vogliamo ribadire con forza che se da un lato la giunta si prepara a sventolare la bandiera bianca, dall’altro il comitato No Tav Desenzano, insieme al movimento No Tav Brescia-Verona, si prepara a sventolare con forza e determinazione la bandiera No Tav, non per cieca convinzione, ma per il semplice fatto che la partita non è chiusa, nemmeno sul piano istituzionale.

Ci troviamo quindi GIOVEDì 9 APRILE ALLE ORE 21:00 al centro sociale di S.Martino della Battaglia (Unità d’Italia 95/b) per un’assemblea del Comitato NO TAV Desenzano. Rilanciamo la lotta contro questa inutile opera nel nostro territorio!
Tante le proposte e tanta la voglia di ricevere suggerimenti e aiuto!!!!!

PARTECIPA, ORGANIZZATI, FERMA IL TAV CON NOI!

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– Vogliamo ricordare agli amministratori locali e ai cittadini che finché il progetto non viene approvato dal Cipe rimane la possibilità di mettere in dicussione la Tav e il suo tracciato. A tal riguardo, invece di sventolare bandiera bianca, gli amministratori dovrebbero impegnarsi a rispondere alla controdeduzioni che CepavDue ha avanzato in risposta alle osservazioni elaborate dai comuni, così come è stato suggerito dai nostri tecnici.

– Alla luce degli scandali emersi, a cui sono seguite le dimissioni del ministro delle Infrastrutture Lupi e che riguardano direttamente il nostra tracciato, crediamo che mai prima ad ora ci siano le ragioni e i margini politici per fare sentire la propria voce e mettere in discussione l’Alta Velocità.

– In riferimento alle “alternative” al tracciato condividiamo la posizione delle amministrazioni locali di opporsi al quadruplicamento della linea esistente, che riteniamo un’ipotesi inaccettabile sotto ogni punto di vista. Allo stesso tempo valutiamo positivamente l’idea dell’utilizzo della linea storica, fermo restando che la nostra posizione rimane quella No Tav, ossia di non realizzare un’opera che abbiamo dimostrato più volte essere inutile, dannosa ed estremamente costosa.

Comitato No Tav Desenzano

 

E’ ORA DI ABOLIRE LA LEGGE OBIETTIVO

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È ora di abolire la Legge Obiettivo

di IVAN CICCONI   

Un’altra delle micidiali formule inventate per trasferire, con la copertura della legge, risorse pubbliche a rapaci mani private è una legge non solo criminale ma generatrice di crimini. Si provvederà finalmente a cassarla? Lupi non lo avrebbe fatto. Vediamo il suo successore. Il Fatto Quotidiano, 2 aprile 2015
Il presidente dell’Anac Cantone ha definito criminogeno l’istituto contrattuale utilizzato per realizzare le grandi opere della legge obiettivo. Una magra consolazione per chi ne ha descritto questo carattere fin dalla sua codificazione nel 2002. Dopo i recenti arresti e le sciocchezze sciorinate sul tema dal ceto politico che, dopo 13 anni, scopre che il contraente generale produce quello che fin dall’inizio era del tutto evidente, merita comunque chiarire bene il punto.

La definizione è stata data con la legge obiettivo (443/2001) in questo modo: “Il contraente generale è distinto dal concessionario di opere pubbliche per l’esclusione della gestione dell’opera eseguita”. Nella relazione introduttiva al decreto legge 190/2002, con il quale si è dato corpo alla definizione, si arriva addirittura a sostenere che questa nuova figura è espressamente prevista nelle direttive europee. Una pura e semplice invenzione.

Nelle direttive i contratti tipizzati sono il contratto di “appalto” e quello di “concessione”. Della concessione è data una definizione inequivocabile: “La concessione di lavori pubblici è un contratto che presenta le stesse caratteristiche dell’appalto a eccezione del fatto che la controprestazione dei lavori consiste unicamente nel diritto di gestire l’opera o in tale diritto accompagnato da un prezzo”. La differenza fondamentale con il contratto di appalto è data dalla “controprestazione” offerta al contraente. Nell’appalto è un “prezzo”, mentre nella “concessione” consiste “nel diritto di gestire l’opera”. La definizione del contraente generale ci propone invece un soggetto per il quale l’oggetto del contratto è quello della concessione mentre il corrispettivo è esattamente quello dell’appalto. La stessa definizione era già stata sperimentata negli Anni 80 e, a fronte dei fallimenti registrati, indusse il Parlamento ad intervenire con la sua cancellazione, considerando proprio questa come uno dei pilastri fondamentali di tangentopoli. Le funzioni affidate dalla legge obiettivo al contraente generale sono esattamente quelle che il legislatore definì nel 1987 con la legge n. 80 (Norme straordinarie per l’accelerazione dell’esecuzione di opere pubbliche).

A proporre la norma fu il ministro dei Trasporti dell’epoca (Claudio Signorile, tecnico di fiducia Ercole Incalza) con l’esplicita motivazione di utilizzare tale procedura per le infrastrutture per il Treno ad Alta velocità. I contratti erano definiti dalla legge “concessioni di progettazione e sola costruzione” con l’esplicita esclusione della gestione.

Concessioni analoghe furono adottate anche nella sanità. In questo caso gli analoghi compiti affidati ai contraenti generali assumevano la forma della cosiddetta “concessione di committenza”. Su queste concessioni il Parlamento intervenne con una legge ad hoc, la 492/1993, con la quale si stabiliva addirittura l’annullamento retroattivo delle concessioni che il ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino, di concerto con quello della Sanità Francesco De Lorenzo, aveva affidato a tre general contractor. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella relazione al Parlamento sui meccanismi di Tangentopoli (luglio 1992), proprio in relazione alle distorsioni della concessione, scriveva: “La pratica degli affidamenti in concessione per l’esecuzione di opere pubbliche si è sviluppata in aperto contrasto con le norme comunitarie (e con la stessa normativa nazionale di recepimento) che limitano la figura della concessione ai soli contratti nei quali il corrispettivo delle attività svolte dal concessionario è rappresentato, in tutto o in parte, dal diritto di gestire l’opera realizzata. In base a tali norme, quindi, tutte le diverse forme di concessione a costruire, non accompagnate dalla gestione dell’opera, devono ritenersi equiparate all’appalto e come tali regolate”. Non a caso, nel complessivo riordinamento della materia, con l’emanazione della legge quadro sui lavori pubblici anti-tangentopoli (l. 109/94), furono espressamente soppresse sia la concessione di committenza che quella di sola costruzione.

La legge obiettivo per le grandi opere ha semplicemente resuscitato queste concessioni anomale attribuendo al contraente generale una condizione di assoluta libertà prevedendo espressamente che il contraente generale: “Possa liberamente affidare a terzi l’esecuzione delle proprie prestazioni”. Può affidare a trattativa privata qualsiasi attività come e a chi vuole.

La non responsabilità sulla gestione dell’opera determina una assenza di interesse anche sulla qualità e affidabilità dell’opera. Mentre nel caso dell’appaltatore questi esegue l’opera sulla base di un progetto esecutivo ed è sottoposto a un controllo costante del committente in fase di esecuzione attraverso il direttore dei lavori, nel caso del contraente-generale invece il controllo della esecuzione è in capo a esso stesso con tutte le conseguenze ovvie di tale paradossale situazione.

Nei casi delle opere nelle quali i contraenti generali hanno affidato la direzione dei lavori alla società dell’ing. Perotti tutti questi caratteri anomali della relazione contrattuale si ritrovano interamente e puntualmente. Come si ritrovano puntualmente ed inevitabilmente fenomeni di relazioni corruttive. A oltre 12 anni dalla introduzione nel nostro ordinamento di un istituto contrattuale palesemente criminogeno, non solo le forze politiche e le associazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori, ma addirittura l’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici prima e l’Autorità per Vigilanza sui contratti pubblici dopo non si sono mai espresse in merito consentendo l’applicazione di una norma palesemente criminogena che ha già prodotto enormi danni erariali, ambientali e sociali. Già nel 2006, nel programma elettorale del centrosinistra, vi era l’impegno a cancellare questa norma. Rimase lettera morta. Chissà se questa sarà la volta buona.

leggi anche

http://www.bresciantagonista.org/notav/leggeobiettivo.htm