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7 ottobre Marcia No Tav a Calcinato

Sabato 7 ottobre marcia No Tav a Calcinato. Dall’oratorio di Ponte S. Marco il corteo attraverserà uno dei comuni che saranno maggiormente colpiti dal passaggio dell’Alta Velocità, in caso aprissero davvero i cantieri della tratta Brescia – Verona.

Così si è deciso nell’ultima assemblea pubblica, svoltasi a Campagna di Lonato, per tornare in strada a protestare contro l’approvazione del progetto definitivo da parte del Cipe e la paventata apertura dei cantieri. O meglio approvazione di una parte del progetto che rimane ancora pesantemente incompleto (qui per maggiori info).

L’idea, inoltre, è di attraversare uno dei luoghi simbolo della devastazione ambientale bresciana, per denunciare l’enorme peso che discariche e impianti di trattamento rifiuti hanno sulle vite delle persone che qua vivono. Una situazione che verrebbe ulteriormente aggravata se i cantieri di quest’inutile opera venissero aperti.

Nelle prossime settimane daremo maggiori informazioni su volantini, orari e iniziative di avvicinamento per lanciare questa importante data di mobilitazione. Convinti e determinati sul fatto che quest’opera possa e debba essere fermata.

23/7 ANGURIATA NO TAV @ PRESIDIO DI CAMPAGNA DI LONATO

Contro chi continua a minacciare la distruzione della nostra terra noi portiamo condivisione, voglia di stare insieme e costruire un presente e un futuro migliore, difendendo e prendendoci cura della nostra terra da chi vorrebbe distruggerla in nome di un “progresso” che ingrassa le tasche di mafiosi, lobbies e politici.

Domenica 23 luglio non mancare all’ ANGURIATA NO TAV al presidio di Campagna di Lonato.

* dalle 17:00 *

prendiamoci cura della nostra terra insieme
porta quello che vorresti trovare: attrezzi per giardinaggio, giochi, materiale per costruire sedute da lasciare al campo, ecc.

* dalle 19:00 *

anguriata e apertivo con prodotti del DES del lago di Garda
& musica

Vi aspettiamo per condividere idee e proposte future per il presidio e non solo!
Non mancate e ricordatevi dell’importante ASSEMBLEA PUBBLICA DI GIOVEDì SERAanguriatanotav

 

IL TAV BS-VR E’ STATO APPROVATO: ASSEMBLEA PUBBLICA NO TAV GIOVEDI’ 20/7 @ CAMPAGNA DI LONATO

Il 10 luglio il CIPE ha approvato il progetto definitivo della linea TAV Brescia-Verona e per questo motivo il Coordinamento No Tav Brescia-Verona ha deciso di promuovere un’assemblea pubblica per giovedì 20 luglio ore 20:45 presso la sala dell’Oratorio della Chiesa di Campagna in via Campagna di Sotto, 24 a Lonato (BS).

L’assemblea pubblica si pone l’obbiettivo di dare una risposta concreta alla recente approvazione da parte del CIPE del progetto definitivo della linea AV/AC Brescia-Verona. Progetto che abbiamo sempre contestato per diversi motivi, tra i quali:

– le gravi lacune evidenziate anche in sede Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (non aggiornamento dell’opera con le attuali norme anti-sismiche);

– la mancanza di un’analisi costi-benefici che giustifichi l’imponente spesa pubblica e che dimostri se questa opera sarà sostenibile o se, come noi riteniamo e come lo dimostrano quasi tutte le tratte ad alta velocità italiane, produrrà solo un incremento di debito pubblico;

– la gestione di questo progetto con i criteri dei “lotti costruttivi” previsti dalla Legge Obiettivo del 2001, definita “criminogena” dallo stesso presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone;

Il progetto approvato in realtà non ha nulla di “definitivo”: governo e costruttori non sanno ancora come il treno uscirà da Brescia e non sanno ancora come entrerà a Verona.

Riteniamo che una variante così importante come quella dello stralcio dello shunt di Montichiari e la proposta dell’uscita con quadruplicamento dei binari da Brescia debba prevedere quantomeno una nuova VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e più in generale una rivisitazione dell’intero progetto anche alla luce delle nuove tecnologie che permetterebbero di ammodernare e utilizzare al meglio la già esistente linea ferroviaria.

L’intenzione è invece quella di lavorare per lotti costruttivi, senza una visione d’insieme e lasciando le comunità intrappolate da cantieri che dureranno certamente molti più anni del previsto, come sta avvenendo ad esempio per la costruzione della tratta alta velocità “Terzo Valico” salita spesso alle cronache nazionali per le infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri.

Non merita molte parole invece la proposta della stazione sul lago di Garda in quanto ascrivibile ad una “boiata pazzesca”, che, accorciando ancora di più le distanze, annullerebbe completamente la definizione dell’opera stessa come “alta velocità”.

Questi e altri argomenti saranno trattati giovedì 20 luglio anche grazie alla presenza del Prof. Venosi  e dell’Avv. Scappini.

La lotta contro il TAV non si ferma qui, anzi, questo è in realtà un nuovo inizio e lo vogliamo costruire insieme alle persone che vivono i territori che verranno distrutti da un progetto inaccettabile e senza alcuna logica commerciale, trasportistica e ambientale.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI PERCHE’ FERMARLO E’ ANCORA POSSIBILE E TOCCA A TUTTI E TUTTE NOI!

assemblea20luglio2017

!!!INDICAZIONI PER RAGGIUNGERE LA SALA!!!

TANGENZIALE BRESCIA-AFFI – USCITA LONATO: PERCORRERE IL CENTRO STORICO DI LONATO IN SENSI UNICI, DIREZIONE BRESCIA, SU VIALE GARIBALDI ALLA SECONDA ROTONDA SEGUIRE LE INDICAZIONI A SINISTRA PER CAMPAGNA. GIRARE A SINISTRA SOTTO IL SOTTOPASSO DELLA FERROVIA, PROSEGUIRE (SULLA DESTRA VEDRETE IL PRESIDIO NO TAV CON LE BANDIERE!) FINO AL CAMPO SPORTIVO DELL’ORATORIO DELLA FRAZIONE DI CAMPAGNA DI LONATO.

TAV Brescia/Verona, un progetto con una compatibilità ambientale di 14 anni fa che attraversa 48 siti inquinati della provincia

Articolo tratto da: www.money.it

Un progetto Brescia/Verona approvato dal Cipe con un riferimento a una compatibilità ambientale di 14 anni fa.
Quarantotto siti inquinati interessati al tracciato.

Irresponsabili. Altro termine non può essere usato, per l’approvazione del progetto AV Brescia/Verona da parte del Cipe lunedì scorso. La dimostrazione ennesima della inesistente sensibilità ambientale e, quindi, verso la salute dei cittadini nonché del rispetto delle norme che ha questa classe dirigente. Irresponsabilità, insensibilità e dissolutezza nell’uso di risorse scarse distribuite a prescindere da qualsiasi minima, decente analisi di tipo economico. Il progetto da realizzare riguarda un tracciato di 72 km sottoposto a valutazione d’impatto ambientale su uno studio risalente al marzo 2003 ed elaborato sul progetto preliminare cioè sul livello progettuale inidoneo alla misurazione degli impatti.

Infatti, questa procedura è stata abrogata dal nuovo codice appalti, che ha ripristinato la VIA sul progetto definitivo. Evento ancor più grave se solo si considerano le trasformazioni intervenute sul territorio da Brescia a Verona in questi ultimi 14 anni e quindi la banalizzazione di uno degli elementi portanti della procedura di VIA quale l’analisi degli impatti cumulati. Incidentalmente si aggiunga anche che il piano o meglio la estemporaneità chiamata “25 opere dell’Allegato infrastrutture” di cui fa parte l’AV Milano/Verona è stato sottoposto a VAS solo un anno fa. Ridicolo che una VAS possa conseguire a una VIA, ma tant’è nel tempo della frantumazione del diritto e della prevalenza degli interessi di parte su quelli collettivi.

Nel merito vanno rilevati alcuni elementi particolarmente importanti:
a) sono 48 i siti inquinati, di cui 40 appartengono al territorio bresciano. Ventidue siti riguardano discariche e attività produttive. Non si rilevano note,che riguardano i limiti delle soglie di contaminazione né della concentrazione delle soglie di rischio e ancor meno procedure di bonifica ai sensi dell’ex art 242 bis del Codice Ambiente; 
b) il Piano Utilizzo Terre e Rocce da scavo (PUT) riguarda unicamente la variante al progetto preliminare del 2003 e quindi la connessione “Montichiari”, la riqualificazione stradale Ghedi/Borgosatollo e il tracciato degli elettrodotti. Appena 16 dei siti critici interferiti riguardano il PUT; 
c) nessuna analisi economica pur in presenza di variazione dei costi di investimento e di valutazione degli impatti riferiti alla situazione territoriale del 2003; 
d) totalmente ignorato il parere obbligatorio espresso dal massimo organismo tecnico dello Stato, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Un parere che riguarda la mancata applicazione della nuova normativa sismica, in un paese l’Italia che ha registrato negli ultimi 2500 anni 560 terremoti tra l’ottavo e l’undicesimo grado della Mercalli.

Ignorate totalmente le problematiche economiche locali come il notevole apporto della produzione del vino Lugana alla bilancia commerciale italiana e un’emergenza come il Santuario del Frassino. La variazione dei costi appare incomprensibile se solo si pensa che nel DEF del 2014 la Brescia/Verona aveva un costo di 2747 milioni di euro nell’aggiornamento 2016 diventavano 3837 di cui 2258 primo lotto.

Nella delibera Cipe di lunedì sono diventati 2499 e sommando i 284 mln di euro della variante Montichiari mancano ancora 1054 milioni citati ad aprile 2016 non si capisce a che titolo.
La relazione di ANAC al dicembre 2016 riporta un costo del lotto Bs/Vr ancora diverso e pari a 2826 milioni di euro. Hanno tagliato le compensazioni agli enti locali?
La procedura finale prevede, che il Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica, che scrive il testo definitivo del provvedimento e cui sarebbe opportuno chiedere l’adempimento di quanto prescritto dal DPCM 27/12/1988 e dal Dlgs 228/2011 considerata la variazione dei costi, in questi trascorsi 14 anni e l’emanazione di leggi che riguardano il buon uso di denaro pubblico. Successivamente la delibera sarà formalizzata dal Presidente del Consiglio e dal Ministro Lotti segretario del Cipe.

Segue il controllo di legittimità da parte della Corte dei Conti.

Vedremo come si concilia un parere di compatibilità ambientale sul progetto emesso il 17 aprile 2015 e, un decreto di VAS del settembre 2016. Aggravato ulteriormente dal fatto che il finanziamento del lotto attinge a Fondi per lo Sviluppo e la Coesione oltre che ad altri Fondi UE.

Di elementi d’illegittimità ce ne sono abbastanza se qualche forza politica finalmente s’impegna a fare qualcosa di rilevante in quest’ulteriore sperpero di risorse pubbliche e strame di regole poste a presidio non solo della legalità ma anche degli interessi generali.

IL CIPE HA APPROVATO IL PROGETTO DEFINITIVO DEL TAV BRESCIA-VERONA: LA LOTTA NO TAV CONTINUA “QUA VIVIAMO, QUA RESISTEREMO!”

Nella serata di ieri 10 luglio 2017 abbiamo appreso dell’approvazione da parte del CIPE del progetto definitivo della linea AV/AC Brescia – Verona, “Lotto Brescia est – Verona (escluso nodo di Verona)”, dal costo di 2.499 milioni.
Il CIPE ha altresì approvato l’avvio della realizzazione delle opere del 1° lotto costruttivo del “Lotto Brescia est – Verona (escluso nodo)” e disposto la progettazione, in sostituzione del cosiddetto “Shunt di Brescia”, della soluzione “Quadruplicamento in affiancamento alla linea storica nell’ambito del Nodo di Brescia.

Proprio in questi giorni il Coordinamento No Tav Brescia-Verona tramite l’ Associazione Cittadini Bresciani e Veronesi per la Tutela dell’Ambiente, insieme ad altre realtà politiche, ambientali e di futuri espropriati ha dato seguito all’azione legale successiva all’esito negativo del ricorso davanti al Tar del Lazio.
E’ stato infatti notificato il ricorso in appello al Consiglio di Stato con la richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Nei confronti della sentenza del TAR gli appellanti hanno riproposto tutti i vizi che avevano già proposto con il ricorso: le violazioni della normativa Comunitaria in materia di affidamento delle opere pubbliche non essendo mai stata fatta una gara pubblica, inottemperanze del progetto definitivo alle prescrizioni ambientali derivanti dalla delibera CIPE n. 12/2003 ed anche nei pareri della Commissione VIA del 17.04.2015 e del 29.05.2015.

L’inadeguatezza del progetto che il CIPE ha approvato è stato confermato dal parere del 15/12/2016 espresso dall’Assemblea del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che ha chiesto al Governo di rivedere il progetto. In particolare, si chiede di rivedere tutte le misure antisismiche previste in quanto NON AGGIORNATE con le normative vigenti e questo è un elemento fondamentale in una zona sismica come quella del Garda se si vuole garantire la sicurezza dei cittadini.

E’ stata riproposta anche la censura riguardante la mancata valutazione dell’opzione zero e/o di opzioni alternative dato che, se esse fossero state esaminate (e non lo sono mai state) questo progetto così costoso e così impattante non sarebbe stato approvato. Oltre ad altre censure relative al mancato esperimento della procedura di Valutazione Ambientale Strategica, alla mancata tutela del Laghetto del Frassino ed in generale del patrimonio ambientale, sono stati riproposti anche i vizi riguardanti la seconda reiterazione del vincolo urbanistico, ormai di durata ventennale. L’atto di appello verrà ora depositato in Consiglio di Stato e si attende che il Giudice fissi l’udienza per la discussione dell’appello.

Nonostante tutte le criticità, nella giornata di ieri è prevalsa la logica politica in difesa degli interessi di grosse aziende di Stato quali Fs e ENI con Cepav Due.
Nessun rispetto per il parere delle comunità locali, nessun rispetto per un territorio altamente problematico dal punto di vista ambientale,  e nessun rispetto neanche per le poche regole che ormai normano gli iter autorizzativi in materia di Grandi Opere.

Nei comunicati usciti sulla stampa, addirittura sembra sia previsto uno studio di fattibilità per la realizzazione di una possibile fermata aggiuntiva sul Garda. Un’alta velocità che diventa sempre più lenta rendendosi conto che le esigenze dei territori sono altre. Un’alta velocità che sembra sempre più inutile cosi come progettata e poco giustificabile.

Il progetto della tratta Tav Brescia – Verona  è inaccettabile.
Non lo diciamo solo noi che da anni ci battiamo contro questa inutile opera, ma anche alcuni dei più importanti organi tecnici dello Stato. Non solo ci sono grosse lacune dal punto di vista tecnico, ma addirittura si parla di un progetto che non rispetta le norme antisismiche, in un territorio fortemente sismico come quello del Garda e che, solamente il mese scorso, è tornato a tremare.

Non ci stupiamo di quanto approvato ieri, in materia di TAV in tutta Italia, a prevalere sono sempre le logiche speculative e privatistiche a discapito di tutto.

Aspettando ulteriori particolari che ci permettano di capire meglio con che logica sia avvenuta questa approvazione, ribadiamo il fatto che l’iter autorizzativo non è ancora concluso: manca, ad esempio, il passaggio alla Corte dei Conti per valutare la copertura finanziaria dell’opera. Sottolineiamo che con questa approvazione la nostra battaglia entra in una nuova fase.

Non lasceremo ovviamente intentata nessuna strada, ma pensiamo sia necessario rilanciare la mobilitazione popolare: dobbiamo tornare a riempire le strade dei luoghi che abitiamo e viviamo.

Non resteremo testimoni dell’ennesima devastazione che vogliono infliggere al nostro territorio, che, lo ricordiamo, vanta la presenza delle più grandi discariche di rifiuti speciali d’Europa, le quali, con drammatica regolarità, continuano a bruciare in circostanze sospette.

Non resteremo chiusi in casa, sequestrati dai cantieri di opere inutili e soffocati dai miasmi tossici.

Non resteremo passivi e chiederemo, ancora una volta, che i soldi pubblici siano spesi per qualcosa di effettivamente utile al nostro territorio, a partire dalle bonifiche ambientali che da troppo tempo aspettiamo.

QUA VIVIAMO E QUA RESISTEREMO! 

Terra dei Fuochi, picco di tumori tra gli archeologi del TAV!

Condividiamo questo articolo tratto da: corriere.it perchè racconta cosa potrebbe accadere nelle nostre terre durante la costruzione del TAV, un’opera che non guarda in faccia nessuno, nemmeno la salute dei lavoratori o di chi vive o produce nelle zone dei cantieri.

Queste sono le conseguenze dopo anni di lavori in una delle zone più inquinate d’Italia. Sappiamo che è successo anche a Brescia durante la costruzione della tratta Treviglio-Brescia ma le conseguenze si vedranno con il tempo. Ora se dovesse essere costruito il TAV Brescia-Verona che attraversa la terra dei fuochi del bresciano cosa potrebbe succedere? Una lettura per riflettere…

Scarichi continui

«Qui scaricavano di continuo – spiega Tsao Cevoli, all’epoca presidente dell’associazione nazionale archeologi – vedevano dei buchi e gettavano rifiuti, invece quei buchi erano scavi archeologici».

«Noi facevamo scavi di archeologia preventiva, previsti quando si devono realizzare delle opere e ad un certo punto abbiamo anche trovato uno dei più importanti villaggi preistorici della civiltà occidentale – incalza Lidia – Ora è coperto dalle rotaie della tav».

Passiamo accanto ai capannoni in lamiera che ancora oggi contengono i reperti archeologici ritrovati nei cantieri Tav: «Non sappiamo in che condizioni sono – spiega Tsao – quei capannoni erano malsani, pieni di muffa, bollenti d’estate e freddi d’inverno. Spesso arrivavano topi, rettili e insetti e dovevamo conviverci».

Nel lungo giro intorno al percorso della tav vediamo tunnel e binari sfregiare campi coltivati e pascoli attraversati da greggi di pecore e capre. Un paesaggio ostaggio di barriere di rifiuti maleodoranti e dei regi lagni, dei canali costruiti in epoca borbonica e diventati degli sversatoi. Ai lati delle strade amianto, sacchi, fusti e perfino carcasse di auto.

«Guarda là… stanno raccogliendo le patate. Noi le mangiavamo sempre perché restavamo ore ed ore sugli scavi e lavavamo la verdura con l’acqua con cui si irrigano i campi. Come abbiamo fatto? – si rammarica Lidia – non non potevamo immaginare conseguenze così gravi. Quando abbiamo cominciato a capire, chi si è lamentato con società, cooperative e soprintendenza è stato messo da parte. Loro non potevano non sapere in che condizioni si lavorava».

Il ricatto

Abbiamo provato a contattare la soprintendenza per provare ad avere chiarimenti o una replica sulla questione ma nessuno ci ha risposto. «Eravamo tutti sotto ricatto – continua Lidia – 80 euro lordi per una giornata di lavoro che a volte non finiva nemmeno con il buio. Se facevamo scoperte interessanti andavamo avanti illuminando gli scavi con i fari delle auto. Bisognava approfittare delle giornate buone perché se pioveva restavi a casa senza paga e per quelli come noi che lavorano senza tutele e garanzie sopravvivere diventa complicato. Dopo tanti anni di studio e sacrifici lavorare in queste condizioni è avvilente, ti aiuta solo la passione ma quando poi vedi gli amici ammalarsi e morire tutto diventa veramente insopportabile». Emilio Russo la passione ce l’aveva davvero e sapeva che doveva lavorare per la sua bella famiglia e così sul cantiere ci è andato fino all’ultimo giorno. Si era ammalato di melanoma. Il suo calvario è durato meno di tre anni. «Emilio era innamorato del suo lavoro: aveva scavato ovunque in Italia e all’estero e per un lungo periodo anche sulla Tav». Ha gli occhi lucidi sua sorella Maria Rosaria, soprattutto perché deve reggere lo sguardo triste della giovanissima moglie di Emilio e di una sua amica. «Ci raccontava che lavoravano su terreni maleodoranti e spesso tornava a casa con la pelle molto irritata. Lo faceva per passione perché le condizioni economiche erano assurde. Quando si è ammalato abbiamo subito pensato che ci fosse una connessione con la vergogna dei rifiuti e i veleni. So che anche altri suoi colleghi sono in quella stessa situazione. Bisogna parlare, denunciarlo: capisco che ognuno voglia tenersi stretto il lavoro ma quello che sta capitando a chi fa scavi di archeologia preventiva non è giusto».

Il tarlo della memoria

Lidia ha il tarlo della memoria, per questo dice di aver voluto fare l’archeologa e per questo motivo ha scritto un libro sul lavoro degli archeologi nella terra dei fuochi: «Non me lo pubblicherà mai nessuno… invece io volevo spiegare cosa è accaduto, il ricatto e l’omertà delle società e della soprintendenza». Dice che lo deve a se stessa, ai suoi colleghi, a quelli che arriveranno dopo di loro, per non dimenticare.

21/6 Serata informativa sull’uscita del TAV BS-VR da Brescia est @ Brescia

** MERCOLEDì 21 GIUNGO ORE 20:45 @ Piccolo Teatro Libero di San Polino (BS) in corso Bazoli 89 (fermata metro San Polino) **

Da più di 20 anni la possibile costruzione del TAV Brescia-Verona pesa sui nostri territori e sulle persone che vivono sul tracciato di quest’ipotetico progetto.
Negli ultimi anni però si è fatta sempre più forte l’idea della cancellazione dello storico “shunt” per Montichiari a favore del passaggio all’interno della città di Bresica verso est, modificando in modo sostanziale il progetto.

La città di Brescia negli scorsi anni ha già visto la costruzione di un ‘altra tratta di TAV, il lotto Treviglio-Brescia, che ha portato nella nostra città numerosi espropri di casa e proprietà, disagi del traffico dovuti alla chiusura prolungata di vie principali per la viabilità urbana, perdite economiche per le attività limitrofe ai cantieri, svalutazioni delle case, ma soprattutto anni di cantieri enormi, con rumore, vibrazioni, polveri, mezzi pesanti ecc.

Questi sono solo alcuni dei maggiori disagi che ha portato quest’opera, che seppur devastante niente è in confronto alla tratta Brescia-Verona, un’opera che vorrebbe distruggere non solo la nostra città, ma anche il basso Garda, proseguendo poi fino a Verona e Vicenza.

Nel percorso che in questi anni abbiamo costruito su tutto il territorio da Brescia a Verona per fermare quest’opera questa serata informativa sarà l’occasione per avere aggiornamenti dal nostro preziosissimo tecnico, il Professor Erasmo Venosi, che ci spiegherà tutte le falsità che si nascondono dietro quest’opera “strategica e fondamentale”.
Inoltre cercheremo di capire meglio cosa potrebbe accadere alla nostra città se questo progetto dovesse essere realizzato:
– DOVE DOVREBBE PASSARE?
– COSA POTREBBE DISTRUGGERE?
– QUALI DISAGI POTREBBE PORTARE?
– QUALE SAREBBE LA SUA UTILITA’?
– CHE SORTE POTREBBE AVERE IL PARCO DUCOS?
E TANTISSIME ALTRE DOMANDE CHE SORGONO NATURALI SE PROVIAMO A CAPIRE COSA POTREBBE COMPORTARE LA COSTRUZIONE DI QUEST’OPERA PER LA NOSTRA CITTA’.

Siamo convinti, e lo ribadiamo da anni, che l’enormità di soldi investiti per questo progetto inutile e altamente dannoso, potrebbero essere reinvestiti per altri capitoli di spesa più vicini ai reali bisogni e necessità di chi vive in questo paese o questa provincia devastata dai veleni ambientali, per cui non ci sono mai abbastanza fondi per le bonifiche e il risanamento ambientale.
Siamo altresì convinti che, come dicono le normative Europee, prima di passare alla costruzione di una nuova opera costosa e dannosa bisognerebbe riqualificare i servizi presenti, ben lontani dal loro massimo potenziale d’utilizzo, garantendo così un servizio ferroviario adeguato e economicamente accessibile.

Per questi e tanti altri motivi invitiamo tutti e tutte a partecipare perchè “per essere No Tav basta essere persone oneste e informate…“: conoscendo davvero cose’è il TAV e il sistema delle grandi opere mafiose italiane non si può non esserlo, soprattutto se si ha cuore il futuro delle nostre terre e delle prossime generazioni.

 

seratainfomrativaNOTAVbrescia21giungo2017

link all’evento facebook

Ferrovie dello Stato: mostro monopolista sulle spalle degli Italiani!

articolo tratto da: https://www.money.it/

Ferrovie dello Stato: una project review per finta su 25 grandi opere. Un avanzo primario monstre e pari al 4% del PIL nella Relazione del Governatore della Banca d’Italia per gestire gli effetti derivanti sul debito pubblico dalla progressiva riduzione dell’intervento della BCE. In tale prospettiva la Politica dovrebbe praticare il rigore nell’uso delle scarse risorse pubbliche ma verifichiamo la indisponibilità a «pensare al futuro».

I parametri di finanza pubblica nominalmente migliorati, uniti all’inevitabilmente dura legge di bilancio, mentre si realizza il grande imbroglio di non sottoporre a project review 26 grandi opere dal costo di varie decine di miliardi di euro: è la scandalosa vicenda dei progetti AV Bs/Vr, Vt/Pd e Ge/Mi. Trasferimenti statali a Fs notevolmente superiori a quelli degli altri Stati. Una FS monstre che gestirà strade, treni, trasporto pubblico locale e che si espande all’estero.

 Incomprensibili i benefici per il contribuente italiano mentre nasce un Moloch monopolista verso il quale non si è riusciti a sanare il conflitto d’interesse tra gestione del servizio e proprietà della rete.

Lo abbiamo denunciato su questo giornale che i trasferimenti alle Fs sono eccessivi. Abbiamo anche aggiunto che pur esistendo una legge dal 2011 nessuna valutazione degli investimenti è stata effettuata. Lo scomparso economista, parlamentare e ministro Prof. Andreatta affermava che un quinto del debito pubblico italiano era da accollare alle ferrovie.
Un politico come Andreotti diceva che i matti erano “chi si crede Napoleone e chi vuole risanare le ferrovie”. Entrambi non avevano fatto i conti con la contabilità creativa di alcune menti del Palazzo.

Leggiamo su un quotidiano le risposte date sull’argomento soldi a Fs, dell’ad Fs a un autorevole economista come il Prof. Ponti. I trasferimenti alle Fs ammontano mediamente a 8 mld di euro all’anno e comprendono sia la componente “investimenti in conto capitale” che la componente “gestione”. Nell’ultimo Conto Nazionale dei Trasporti si legge che i ricavi da media e lunga percorrenza – quindi da Frecce rosse, bianche, d’argento e intercity – ammontano a 1.954 mln di euro altri 2.615 milioni di euro derivano dal trasporto regionale. Di questi ricavi da traffico regionale 1.801 milioni derivano da contratti con le regioni. Ulteriori 478 milioni derivano dal trasporto merci.

 La prima osservazione è che se i ricavi del trasporto regionale coprono per legge minimo il 35% e questi ammontano a 814 mln allora vuol dire che sommando i ricavi da biglietti con contratti firmati con le Regioni i costi sono completamente coperti. Da osservare invece la rilevante caduta dei volumi di traffico tra il 2008 e ultimo dato CNT.

Nel 2008 le Fs hanno trasportato 45,76 mld di passeggeri*Km e sei anni dopo 38,6. Sul trasporto merci il disastro è stato totale: da 21,9 mld di tonnellate*km a 11,5.

Una caduta del trasporto ferroviario nel 2008 che è in continuità con gli anni precedenti e fortemente negativo se rapportato al mercato europeo e alle performance delle altre imprese ferroviarie. Le ferrovie francesi tra 1995 e 2007 hanno incrementato del 47% i passeggeri*km, quello tedesco dell’11% e quello italiano del 3%.
Un indice che misura il risultato operativo complessivo conseguito in un anno rispetto al capitale investito è il ROI, che per il gruppo Fs nel 2014 è stato pari al 2,5%. Molto basso rispetto all’11% di Enel e al 13,9% delle Poste. Il capitale sociale di Fs ammonta a circa 40 mld di euro, quello delle Poste a 1,5 mld.

 Recentemente abbiamo assistito a dichiarazioni tipo “in 10 anni le Frecce hanno trasportato 300 mln di passeggeri” e noi aggiungiamo che nello stesso periodo sulla rete regionale sono stati trasportati circa 4500 milioni di passeggeri e moltissimi di questi si sono lamentati della infima qualità del servizio.
Un biglietto su Frecciarossa Milano/Roma costa mediamente di più di un Parigi/Marsiglia impiegando quasi lo stesso tempo, ma su una distanza di circa 170 Km in meno rispetto al tratto francese.

Analoga osservazione per la tratta Madrid/Barcellona: quasi la stessa distanza, ma gli spagnoli impiegano mezz’ora in meno.

Recentemente si è data una grande rilevanza all’apertura della Treviglio/Brescia, che consente un risparmio di 10 minuti tra Mi/Bs rispetto i tempi attuali. ETR 1000, alimentazione come quella francese per raggiungere una velocità commerciale tra Milano e Brescia di 141 Km/h (84,5 Km in 36 minuti), ovvero 21 km/h in più rispetto alla velocità attuale e spendendo tra quadruplicamento e AV 2,85 mld di euro.

Ulteriori considerazioni riguardano il risparmio di CO2, che sarebbe certificato da Ispra ma che andrebbe integrato dalla quantificazione del “grado di riempimento dei treni av” (load factor) perché diversamente l’affermazione ha poco senso.
Andrebbe osservato che i proventi delle alienazioni di rete telefonica, rete elettrica, i 366 cespiti non strumentali per complessivi 5,5 milioni di mq erano di proprietà pubblica trasferita a Fs con la famigerata legge 210 del 1985. Demanio pubblico concesso alle Fs per l’esercizio ferroviario oggi, a seguito dismissioni diventano entrate di Fs che spende secondo ottiche di tipo aziendale.

Un esempio è rappresentato dai 5 scali merci a Milano inutilizzati, con un’estensione equivalente a 140 campi di calcio e che saranno utilizzati prevalentemente per edilizia residenziale con un guadagno per Fs stimato in circa un miliardo. Che cosa dire poi di una Fs che gestisce rete ferroviaria e gestione del servizio? In questo Paese si è separata la rete elettrica, quella del gas, ma non si è riusciti a eliminare il conflitto di interesse tra RFI e Trenitalia.

Una rete av pagata esosamente con soldi pubblici: chi paga la manutenzione della rete av e gli interessi sui debiti contratti per costruirla? La perdita sui contratti derivati accesi per la Tav perché devono essere allocati sul bilancio pubblico?

Ulteriore osservazione riguarda la consolidata prassi di assenza di gare per il servizio: è successo con le pugliesi ferrovie Sud-est, per la manutenzione e gli interventi su Roma-Lido, Roma-Civita Castellana-Viterbo e Roma-Giardinetti.
Era già successo con la triste vicenda di Arenaways.

Infine, non si comprendono due cose: le Fs sono, per i trasporti, primi in Grecia, secondi in Germania con l’acquisto di Nitinera, gestiscono linee nel Regno Unito e Francia, e in California per l’alta velocità Los Angeles-San Francisco.

È nata Trenitalia UK con sede a Londra e ha speso 70 milioni di sterline per l’acquisto della società Nxet che gestisce la tratta City to Coast. Giusto che crescano, ma è altrettanto giusto che questo avvenga con i soldi dei contribuenti? Quali i benefici, in termini di maggiori e migliori servizi per gli italiani? Arriviamo a una Fs che gestisce strade, binari e trasporto pubblico locale?
Ultima osservazione riguarda l’imbroglio della project review su 25 grandi opere scritte nell’Allegato infrastrutture al DEF.
Il progetto definitivo av Bs/Vr rientra tra le opere da assoggettare alla verifica. Sembra che a giorni andrà al Cipe per l’approvazione. Una project review fatta in due mesi prescindendo – presumo, vista la celerità – da quanto intimato dal Dlgs 228 del 2011.
È poco serio e inaccettabile in uno Stato di Diritto dove il Parlamento ha approvato due leggi finalizzate a non sperperare le scarse risorse pubbliche e a verificarne congruità, efficacia, efficienza ed economicità.
Sulla vicenda av Bs/Ve opposizione cercasi.

Parole, parole, parole… facciamo chiarezza sulle false dichiarazioni riguardo il TAV Brescia-Verona!

Continua il pressing del manager di FS Renato Mazzoncini sull’avvio dei lavori del TAV Brescia – Verona.
Venerdì 26 maggio 2017, ovviamente senza darne comunicazione pubblica, l’Amministratore delegato di Fs ha tenuto una conferenza stampa insieme al sindaco della città di Brescia Emilio Del Bono per annunciare lo stralcio, sembrerebbe definitivo, dello “shunt” di Montichiari, il quadruplicamento della linea in uscita dalla città di Brescia e l’annuncio dell’avvio dei cantieri nella zona del Garda già da fine estate, dopo un passaggio al CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) a giugno per l’approvazione del progetto esecutivo.
Sul sito del CIPE peraltro non è ancora stato pubblicato l’ordine del giorno della futura seduta, ma Mazzoncini evidentemente lo conosce già.

Verificheremo la natura di queste dichiarazioni che si susseguono da diversi anni con cadenza regolare, ma possiamo sicuramente dire che, se ci sarà un’approvazione al CIPE, questa avverrà attraverso pesanti storpiature dell’iter autorizzativo, con un progetto totalmente stravolto rispetto a quello sottoposto a VIA (Valutazione impatto ambientale) nell’ormai lontano 2003 e tenendo completamente all’oscuro fino all’ultimo, ancora una volta, quelle persone che ne saranno direttamente coinvolte.
Non una parola sulle conseguenze che la soppressione del collegamento con l’aeroporto di Montichiari, a favore del passaggio da Brescia, comporterebbe.
Nonostante non risultino documenti ufficiali depositati in Commissione VIA di questo politico “cambio di rotta”, è bene ricordare che l’entrata dei treni a Brescia Ovest, rappresenta una modifica sostanziale del progetto che necessiterebbe quindi di un nuovo procedimento di VIA, incompatibile con i tempi preannunciati di completamento dell’iter burocratico.

Non una parola, ovviamente, sul parere assolutamente negativo del massimo organo tecnico in materia di infrastrutture, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Il CSPL chiede che il progetto venga rifatto per adeguarlo alle normative antisismiche recenti prima di un eventuale passaggio al CIPE, e che si conduca un’analisi del traffico ferroviario che valuti se effettivamente sia necessaria la realizzazione di questa nuova linea. Non una parola sul fatto che, nell’ultimo DEF (Documento Economia Finanza) approvato dal governo, si preveda per 25 opere strategiche, tra cui la Brescia – Verona, un’analisi costi-benefici da condurre su criteri europei, sottoponendo in questo modo la nostra tratta a “project review”.
La revisione del progetto dovrebbe servire a rispettare il Dlgs 228 del 2011, che per assicurare un buon utilizzo delle tasse versate dai contribuenti, richiede un’analisi preventiva degli investimenti pubblici. Non una parola nemmeno sui finanziamenti stanziati che al momento non riusciranno nemmeno a coprire i costi stimati del primo lotto costruttivo: quei 700 milioni di euro stanziati nel 2014 dalla Legge di stabilità che fecero ripartire l’iter autorizzativo e che dovrebbero bastare a completare le gallerie nella zona del Basso Garda.

Sulla realizzazione di quest’ultime ricordiamo che il già citato Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha sottolineato il rischio che i costi possano aumentare fino al 50% rispetto a quelli stimati, vista l’aleatorietà delle soluzioni e dei dati forniti da Cepav 2.
Il restante miliardo e mezzo, sbandierato come finanziamento, non è altro che una voce di spesa inserita nell’Allegato Infrastrutture al DEF 2016.

Non rappresentando quindi liquidità realmente disponibile, ma unicamente una voce nei capitoli di spesa , potrebbe dunque essere stralciato per far rientrare il debito pubblico dello Stato senza incorrere in penali. Grande cura invece in conferenza stampa nell’uso di strumenti narrativi che in realtà tradiscono la loro natura di “specchietti per le allodole”.

Si riscoprono termini amichevoli come “piccola velocità”, “cura del ferro”, “rinascimento ferroviario” associati alla sigla “Tav”, anche se palesemente discordanti. Grande insistenza anche sulle possibilità di alcune stazioni come Desenzano e Rezzato.
Sottolineiamo che queste stazioni, oltre a quelle di Lonato e Ponte S. Marco, hanno avuto un pesante ridimensionamento per via delle molte linee regionali soppresse negli ultimi anni lungo la tratta tra Brescia e Verona.

Tutto ciò a dimostrazione del fatto che la linea storica è lontana dal punto di saturazione e possa essere potenziata senza realizzare una nuova, costosa, inutile opera, ad uso esclusivo, tra l’altro, dei carissimi e poco frequentati treni Freccia Rossa: sulla nuova linea AV non viaggeranno, infatti, né treni regionali né treni merci per mere ragioni tecniche.

Continueremo a vigilare su quanto sta accadendo, portando avanti quel percorso di lotta e mobilitazione che abbiamo intrapreso per fermare questo progetto delirante e completamente avulso alle reali esigenze di mobilità di questo territorio.

Denunciamo già ora il fatto che quest’opera non vedrà mai un suo completamento, ne siamo convinti.

Un progetto che fa acqua da tutte le parti e che trova conforto solo nelle dichiarazioni e negli slogan dei manager o politici di turno. Parole, parole, parole…

Cliccando su questi link potrete invece trovare le diverse dichiarazioni rilasciate ai quotidiani bresciani da Mazzoncini e
Del Bono:

Corriere della Sera, sezione di Brescia

Bresciaoggi

Giornale di Brescia

Teletutto

3/6 giornata NO TAV al presidio di Campagna di Lonato! Non mancate!

Sabato 3 giungo 2017
* PRENDIAMOCI CURA DELLA NOSTRA TERRA CONTRO IL TAV – GIORNATA AL PRESIDIO NO TAV DI CAMPAGNA DI LONATO *

DALLE 17:00
prendiamoci cura insieme delle painte e del campo del presidio, con musica, costruendo insieme spaventav e altre attività, anche per bambini!!!

Porta quello che vorresti trovare, atrezzi per fare giardinaggio, piante da piantare, materiale per costruire gli spaventav..o quello che preferisci fare insieme!

DALLE 20:00
APERI-CENA CONDIVISO
porta da mangiare e da bere e condivilo con tutti e tutte!

Per evitare di produrre rifiuti porta un piatto/bicchiere/posate da casa!

Vi aspettiamo numerosi e numerose per un’altra giornata insieme in cui ci prenderemo cura della nostra terra contro chi vorrebbe distruggerla per opere inutili e mafiose!

PRESIDIO NO TAV 3 GIUNGO2017