Tutti gli articoli di redazione

#5aprile: marcia popolare fino al cantiere di Radimero – Terzo Valico

Sabato 5 parteciperemo a questa importantissima marcia popolare fino al cantiere di Radimero per fermare il cantiere del Terzo Valico!

L’appuntamento da Brescia è per le 10:30 al parcheggio dell’ Area Spettacoli Viaggianti (Luna Park) di via Borgosatollo (San Polo) – Uscita Autostradale A4 – Brescia Centro!

Ci troviamo lì con le macchine e ci organizziamo per riempire quelle necessarie per raggiungere il Terzo Valico!

Per maggiori informazioni sull’iniziativa:http://www.notavterzovalico.info/2014/03/05/sabato-5-aprile-marcia-popolare-ad-arquata-scrivia/

qui puoi ascoltare la conferenza stampa di presentazione

http://www.radiondadurto.org/2014/04/01/no-tav-terzo-valico-sabato-5-aprile-la-marcia-popolare/

TAV E MUGELLO: ARRIVANO LE CONDANNE PENALI

Cantiere-Tav

Il ministro Lupi viaggia a destra e a manca per raccontare che la Tav si farà in Val di Susa, Renzi tace (dovrà ancora decidere con quale scusa giustificare l’ennesimo cambio di rotta a 180° rispetto alle promesse elettorali); appelli giungono da Firenze per impedire la costruzione dei tunnel sotto Firenze e Moretti (AD Trenitalia) non manca di regalarci le sue perle minacciando di andarsene dall’Italia se gli diminuiscono il lauto stipendio (nel qual caso ce ne faremo una ragione…).

Mentre il governo gioca con il Tav arrivano le sentenze dai tribunali di appello per i disastri ambientali causati nel Mugello: i vertici del consorzio Cravet (General Contractor) che fa capo ad Impregilio hanno subito pesanti condanne per i lavori della linea ferroviaria Tav Firenze-Bologna.

I reati contestati riguardano sopratutto lo smaltimento delle terre di scavo e dei rifiuti con l’obbligo di bonificare i terreni inquinati.

Il sito LINKIESTA riepiloga gli eventi(e i disastri creati) in queste righe:

Settantatré chilometri di binari tracciati sotto gli Appennini, tra Firenze e Bologna. Diciassette anni di lavori, 57 chilometri di fiumi seccati, 37 sorgenti prosciugate e 5 acquedotti fuori uso, molti Comuni per anni costretti a rifornirsi dalle autobotti, oggi con le pompe. Secondo la Procura di Firenze danni per 741 milioni di euro. Il 3 marzo 2009, dopo 100 udienze e quando l’opera non era stata ancora ultimata, il primo grado del processo penale si è concluso con la condanna di 27 persone per reati ambientali, pene comprese fra 5 anni di reclusione e 3 mesi di arresto. Tredici dei 27 condannati sono dirigenti, ingegneri e tecnici del Consorzio Cavet, il general contractor dell’opera, il cui capofila era Impregilo 

Radio Mugello  racconta:

I giudici hanno stabilito risarcimenti danni (saranno quantificati in sede civile) per lo Stato, il ministero, Regione, Comuni e Province del Mugello e hanno ordinato a Cavet di bonificare il territorio, riportando lo stato dei luoghi a come era prima dei lavori. Fra i danni da risarcire anche quelli per l’omessa bonifica di alcuni corsi d’acqua inquinati. Quella arrivata ieri è la quarta sentenza per i danni Tav: nel 2009, in primo grado, vennero condannate 27 persone, con pene da tre mesi a 5 anni, e vennero stabilite provvisionali per il risarcimento danni di oltre 150 milioni di euro.

Come sempre la magistratura è costretta ad intervenire laddove la politica non esprime intelligenza ma interessi di lobby e di criminalità organizzata. Ovviamente i danni sono comunque fatti ma la gloria del Tav continua ad essere propinata per le allodole.

tratto da

http://www.tgvallesusa.it/?p=6746#prettyPhoto

leggi anche

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2014/03/21/news/tav_in_mugello_condannati_i_vertici_del_consorzio_cavet-81572734/

PM 10 ALLE STELLE AL CANTIERE TAV

cantiere

Il portale notav.info ha pubblicato oggi i primi dati che riguardano i campionamenti ambientali al cantiere di . “Purtroppo avevamo ragione”, scrivono, “la situazione è preoccupante. I dati, di Ltf, sintetizzano i valori di , polveri sottili responsabili di un gran numero di decessi e patologie, riscontrati nel punto di rilevamento denominato 5.4 a La Maddalena, con un campionamento giornaliero da marzo a settembre 2013. I rilevamenti di 189 giorni mostrano 88 sforamenti che in previsione corrisponderebbero a 170 all’anno, 5 volte il consentito. “Crediamo” scrivono ancora da Notav.info “che questi dati non abbiano bisogno di commenti. Sono semplicemente la conferma di ciò che sosteniamo da sempre: il Tav oltre ad essere un enorme spreco di risorse pubbliche per un’opera inutile, è anche un grosso rischio per la salute di tutti”.

Il contributo e l’analisi di Mario Cavarna di Pro Natura.

 

Articolo tratto da: http://www.radiondadurto.org/

“FERMARCI E’ IMPOSSIBILE. CRONACA DI UNA LOTTA” – Proiezione del video e dibattito sul “Diritto di Resistenza”

Sabato 22 marzo alle 15.00 presso il Centro sociale Magazzino 47 di Brescia ci sarà la proiezione del film “Fermarci è impossibile. Cronaca di una lotta” a cura del centro sociale torinese Askatasuna e del Comitato di lotta popolare No Tav. Un documentario che traccia il racconto della popolazione della Val Susa in difesa da vent’anni del proprio territorio da chi vorrebbe devastarlo e saccheggiarlo con l’unica finalità di ottenerne ingenti profitti.

Il video racconta gli avvenimenti più significativi che vanno dal 2010 al 2013 con l’obiettivo non solo di raccontare un pezzo di storia dal punto di vista dei No Tav, ma anche di cercare nei limiti del possibile di offrire un controcanto alla narrazione ufficiale proposta da massmedia/questura/partiti/procura, sintetizzabile nell’equivalenza “No tav = Terroristi”. A tale equivalenza il Movimento No Tav ne oppone un’altra sintetizzabile nella formula “No tav = Resistenza”.

Il video si concentra sulle mobilitazioni e sulle scadenze in cui protagonista è il movimento No Tav nella sua complessità. È una cronaca di quanto avvenuto negli ultimi 3 anni, in cui il tempo viene scandito dalle iniziative di lotta: presidi, cortei, occupazioni, feste, “passeggiate notturne” ecc. La qualità delle immagini è eterogenea. Buona parte del materiale video è stato girato dai compagn* del centro sociale Askatasuna, spesso con mezzi di fortuna; alcune parti provengono invece da riprese effettuate da altre persone del movimento; altre ancora sono immagini direttamente scaricate dalla rete.

La scelta più azzardata a livello di realizzazione è stata comunque quella delle musiche, utilizzate come se il video fosse non un documentario, ma un film di finzione. “Questo perché abbiamo pensato che la “drammatizzazione” di alcuni momenti attraverso la musica avrebbe potuto rafforzare il carattere di parte e politicamente schierato del video, perché lo avrebbe reso meno ambiguo, meno falsamente “oggettivo”. Avremmo in altre parole reso palese la “costruzione” della storia, ma ne avremmo anche meglio esplicitato i contenuti. Almeno questo è quello che abbiamo provato a fare.”

A conclusione della proiezione ( 16.30 circa ) si terrà un incontro/dibattito sul ” Diritto di Resistenza ” con Francesco Richetto dei No Tav Val di Susa e redattore di www.notav.info, Claudio Sanita dei No Tav Terzo Valico e redattore di www.notavterzovalico.info e altri esponenti del movimento No Tav Trentino, oltre che di realtà di movimento bresciane.

Qui potete trovare il trailer del film:
http://www.youtube.com/watch?v=ElIjravW9Dc

Per maggiori informazioni: www.notavbs.org

TAV E MEDIA

media_elaborazione

 La Val Susa, per chi legge Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa deve ricordare un territorio pazzo, malvagio, irrazionale. Dove un gruppo di folli autodefinitosi Notav delinque e attacca lo Stato senza ragione. Un recente sondaggio del Corriere della Sera evidenzia che solo un piccola maggioranza degli italiani, il 56% si dice convinto dell’utilità dell’alta velocità in val Susa. Questo nonostante una campagna mediatica massiccia, probabilmente senza precedenti nella storia recente, che tende a silenziare le ragioni della protesta e evidenziare la cronaca spicciola. Un dato che, evidentemente, mette in risalto il serpeggiare tra la popolazione italiana di una congrua diffidenza verso quest’opera senza senso.

Irene Pepe, Massimo Bonato, Eloisa Spina, coordinati da Maurizio Pagliassotti, hanno condotto uno studio su due mesi di produzione giornalistica  (27 luglio-27 settembre 2013) de Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa. Hanno dato forma ad alcune percezioni che il movimento da tempo aveva riguardo la qualità editoriale di queste testate. I risultati, per molti aspetti inquietanti, verranno esposti il 17 marzo presso il salone Polivalente di Bussoleno ore 21. 

Sentiamo Maurizio Pagliassottidel TG Valsusa

 

Articolo tratto da: http://www.radiondadurto.org/

VENERDI’ 14 MARZO ASSEMBLEA STOP BIOCIDIO A BRESCIA – BASTA GRANDI OPERE E SPECULAZIONI SULLE NOSTRE VITE – Rete Antinocività Bresciana

Come a più riprese annunciato e denunciato, il 2014 sarà l’anno in cui verranno inaugurati i cantieri per le grandi opere in città (TAV e Bre.Be.Mi). Opere mastodontiche la cui inutilità ci appare sempre più evidente e che, oltre a ridisegnare in maniera profonda il volto della città, saranno completate grazie alla spesa di miliardi di euro di soldi pubblici. Si tratta, lo denunciamo da tempo, di opere pensate, progettate e imposte al nostro territorio dai meccanismi della speculazione finanziaria e che di fatto hanno escluso da ogni processo decisionale non solo chi si troverà a convivere più da vicino con queste infrastrutture, ma più in generale tutti noi che ci vediamo espropriare un’enorme somma di fondi pubblici utilizzabili diversamente.
Ma le grandi opere a Brescia non vogliono dire solo questo. Macinando e consumando kilometri di territorio, i cantieri hanno riportato alla luce il passato e il presente del modello di sviluppo bresciano: da decine di discariche abusive zeppe di scarti industriali a ditte di costruzione e imprenditori nostrani che hanno visto in questi cantieri l’occasione per smaltire tonnellate di scorie e rifiuti.
Un modello che ha trasformato Brescia e il suo territorio in un enorme centro di attrazione per i rifiuti speciali provenienti da tutta Italia e ha disseminato decine di discariche in tutta la provincia. Un sistema che, grazie anche ad un quadro legislativo lacunoso e volutamente deregolamentato, ha permesso agli imprenditori del settore di accumulare enormi ricchezze a scapito della salute di tutti noi. Un sistema che ogni giorno di più si dimostra incapace di gestire il territorio e i bisogni reali di chi lo abita. Ma diventa invece sempre più colpevole di nuove devastazioni e causa di biocidio (troppo lunga la lista delle “nocività” da elencare), minando alla base la possibilità di costruire vite dignitose per le generazioni presenti e per quelle future.
Questa contraddizione si manifesta quotidianamente sotto ai nostri occhi in molteplici forme. Un territorio cementificato e zeppo di case vuote, mentre migliaia di persone vengono private del diritto fondamentale di avere un tetto sotto il quale vivere. Un territorio saturo di infrastrutture per il trasporto, ma dove la speculazione sulle grandi opere ha trasformato il diritto ad una mobilità sostenibile in un bene inaccessibile e di lusso. Un territorio che chiede bonifiche per arginare l’emergenza sanitaria in corso, ma in cambio riceve solo pochi spicci e viene lasciato in balia di quelle stesse aziende che, dopo aver inquinato e devastato Brescia e provincia con cave e discariche, trovano in questa situazione nuove occasioni per i loro profitti.
In questi anni chi ha denunciato la realtà delle cose è stato troppo spesso vittima di stigmatizzazioni e minacciato addirittura di querele, non ultime quelle paventate dall’Asl cittadina. Anche la nuova amministrazione, pur di difendere i profitti di un’azienda che dovrebbe essere pubblica come A2a, bolla come “ideologiche” le proposte avanzate da comitati e studiosi verso nuovi (e più avanzati) sistemi di raccolta rifiuti o per risolvere il problema del cromo VI nell’acqua dell’acquedotto.
NON VOGLIAMO PIÙ VIVERE IN UNA CITTÀ CONTAMINATA. BASTA GRANDI OPERE E SPECULAZIONI SULLE NOSTRE VITE. FERMIAMO IL BIOCIDIO IN ATTO A BRESCIA E NELLA SUA PROVINCIA.
PER QUESTO INVITIAMO TUTTI, COMITATI, SINGOLI CITTADINI, MOVIMENTI, REALTÀ AUTO-ORGANIZZATE A DAR VITA AD UN’ASSEMBLEA PUBBLICA PER COSTRUIRE ASSIEME UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE IN PRIMAVERA. SUL FUTURO DEL NOSTRO TERRITORIO NON DELEGHIAMO PIÙ, DECIDIAMO NOI!

L’APPUNTAMENTO E’ VENERDI’ 14 MARZO ALLE 20,30 ALLA ”CASA DELLE ASSOCIAZIONI” IN VIA CIMABUE 16 A SAN POLO (BS), VI ASPETTIAMO!

Rete Antinocività Bresciana

NoTav: mille gli indagati dopo quattro anni di LOTTA

amnistia-reati-sociali11

La procura dirama a mezzo stampa il risultato del suo operato e batte i dati dei quali eravamo in possesso e che a spanne avevamo quantificato: sono 1ooo gli indagati tra i notav negli ultimi 4 anni. Numeri da capogiro visti così ma per il movimento si sentono tutti visti che da molto tempo frequentiamo più le aule dei tribunali che i luoghi a noi consoni.

Sono i dati del Rege (il registro informatico della procura) e dicono che nell’anno passato sono stati aperti 70 fascicoli con un totale di 280 indagati.  I 70 fascicoli aperti nel 2013 si aggiungono così ai 123 aperti tra il 2010 e il 2012, e i 280 indagati dell’anno passato ai 707 già contati in precedenza. I fascicoli aperti sono 9 nel 2010, con 108 iscritti sul registro degli indagati, 64 nel 2011 con 327 indagati, 50 nel 2012 che hanno riguardato 272 persone e 70 del 2013 con 280 attivisti.

L’escalation della procura non si ferma ai numeri però, la qualità dei reati è il vero fiore all’occhiello da parte dei magistrati con l’emetto:violazione di sigilli, costruzione abusiva, resistenze, violenza per passare alle ingiurie,calunnie, minacce, aggressione, stalking, fino ai tanto ricercato reato di terrorismo.

A questo va aggiunta la velocità delle inchieste e dei processi, tempi da record per qualsiasi procura, che stranamente solo nel caso dei processi ai notav vedono aule libere, calendari ad ok e udienze nei week end.(Alta velocità nel diritto No Tav: confronto fra tempi e risorse contro e pro No Tav)

Potremmo poi passare a chi giudica i notav: combinazione i vari giudici chiamati a confermare le creative accuse formulate dai pm sono sempre gli stessi, magari quelli che firmano le misure detentive.

Oppure si potrebbe notare la sproporzione delle misure cautelari afflitte ai notav, che vanno dal carcere alle misure alternative allegramente, coinvolgendo soggetti incensurati il più delle volte, contro qualsiasi richiamo della Corte Europea fatto all’Italia. (Da vedere e sentire l’intervento dell’avv. Novaro al convegno Diritto alla Resistenza)

E ancora a supporto di questi numeri impressionanti  vi è il clima che si crea per un processo notav: palagiustizia blindato, check point nei viali interni, controlli asfissianti al pubblico e via discorrendo.

Quanto costano i processi ai Notav?

In ultimo il ruolo dell’informazione in questa vicenda, dove il notav che arriva all’udienza preliminare è già condannato a priori, un condizionale non si usa mai per un articolo. (Tav e stampa: uno studio conferma quello che pensavamo)

Insomma battere i notav è cosa ardua se con 1000 indagati siamo ancora qua.  Emerge anche chiaro che la magistratura si l’ultima arma contro di noi e le nostre ragioni, visto che la politica e l’economia hanno da tempo ceduto il passo alle procure e alle questure, viste le sonore sconfitte fin qui incassate.

La magistratura recita un ruolo subdolo dove non solo alza il tiro nelle accuse contro chi lotta, ma vuole vincere facile imbastendo processi farsa dove vengono negati gli elementari diritti di difesa agli avvocati e agli imputati; dove emerge quel connubio schifoso tra poteri che basterebbe a chiunque per capire quanto sia una crociata quella contro i notav che tenta di spegnere un movimento che non ci sta a farsi battere nemmeno sul piano giudiziario.

Infine volete sapere quanti processi sono stati imbastiti verso le forze dell’ordine, le ditte coinvolte nel sistema tav o politici o commentatori che diffamano il movimento? Stanno sulle dita di una mano, forse…

http://www.notav.info/post/1000-notav-indagati-in-quattro-anni-eppure-non-ci-fermiamo/

leggi anche 17.000 persone a processo in Italia per reati legati alle lotte sociali. Urge un’ Amnistia Sociale

 

8 MARZO 2014 : UNA GIORNATA DI LOTTA PER L’AUTODETERMINAZIONE

2013-11-24 16.56.46

Anche quest’anno portiamo il nostro contributo alla giornata dell’otto marzo, storica data che ci ricorda il prezzo che le donne pagano  quando diventano protagoniste della loro vita e attive nelle lotte sociali.

In quell’otto marzo degli inizi del novecento, un centinaio di operaie bruciarono all’interno di una fabbrica occupata: chiedevano migliori condizioni di lavoro, diritti.

A più di cento anni di storia molte cose abbiamo cambiato provando ad uscire dallo schema madre-sposa e conquistandoci sempre più spazi, in quanto persone con una propria testa e propri desideri.

Riteniamo inaccettabili il tentativo di modificare la legge 194 che regolamenta l’aborto, la mafia degli obiettori, la difficoltà di accesso alla procreazione assistita.

Così come consideriamo un attacco all’autodeterminazione delle donne anche la mancanza assoluta di sostegno economico e servizi a quelle che scelgono di avere figli, la mercificazione della sessualità , l’impossibilità di scegliere la propria sessualità fuori dai modelli culturali imposti , il femminicidio…

Tutto questo è la conseguenza di un sistema che si impone con l’autoritarismo e la violenza.

La nostra ventennale lotta al progetto-rapina del Tav ci ha portato ad avere maggiore consapevolezza dell’importanza del nostro impegno sociale. Una responsabilità verso noi stesse, ma anche verso le generazioni future alle quali non vogliamo lasciare né debiti né scempi.

Siamo state molto colpite dalle testimonianze di altre donne come noi che vivono il loro impegno per la difesa del territorio, ma che oggi sono costrette a raccontare dei loro tumori al seno o all’utero, dei bambini che si ammalano di leucemie e di una terra una volta fertile che ormai produce solo più veleno.

Noi ci siamo mobilitate, perché questo non si verifichi in futuro in Valsusa.

Decenni di cantieri, polveri sottili e falde acquifere inquinate farebbero della nostra bella valle un deserto costringendo intere generazioni ad un esodo forzato. Verso dove? Verso la città, dove le fabbriche chiudono, le famiglie diventano morose, perché scelgono di sfamarsi prima di pagare l’affitto, dove il lavoro non c’è, e quando c’è è precario, malpagato, sempre più femminilizzato, cioè ridotto a puro sfruttamento?

Le donne sono le prime a pagare i costi sociali delle scelte economiche. Se i soldi vengono usati per la malaopera non ci saranno per  i nostri ospedali, per le scuole, per i servizi sociali. Noi , le donne, saremo chiamate a sostituirli, gratuitamente, molto  più di quanto ampiamente già facciamo.

La violenza della cultura patriarcale verso le donne l’abbiamo sperimentata in Valsusa in molti modi: attraverso l’arroganza dei politici e dell’informazione dominante nei confronti delle cittadine, considerate ignoranti e retrograde se vogliono conservare e difendere la terra, ma anche nella violenza fisica e verbale delle forze dell’ordine, su mandato dei diversi governi.

Violenza che abbiamo subito coi nostri corpi malmenati, le nostre carcerazioni, con gli insulti malcelati delle guardie – ma non solo delle guardie – che si chiedono perché tutte queste donne non se stiano a casa. Ricordiamo per tutte/i Marta,  picchiata e molestata dai poliziotti nel corso del suo fermo..

Più di seicento indagati, la condanna ad una multa di 215.000€ da pagare ad Lft, ed ora Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia sono in carcere dall’inizio di dicembre 2013 con un’accusa assurda e pesantissima come quella di terrorismo.

 

Chiediamo a tutte/ì di avere la curiosità di capire con la propria testa, di non accontentarsi dell’informazione che viene dai media, di venirci a trovare in Valsusa ed incontrarci per capire le ragioni di questa lotta ventennale per la autodeterminazione nelle scelte politiche ed economiche che riguardano i territori e i beni comuni.

Noi il nostro futuro lo vogliamo vivere in valle.

CHIARA, CLAUDIO, MATTIA, NICCOLO’ LIBERI !  Questo 8 marzo lo dedichiamo a voi.

LIBERE/I TUTTI !                                                                                                                                       

Le donne NoTav dalla Valle

 

Il comunicato degli imputati/e notav letto al processo in aula bunker

no tav brescia 3

Di seguito Il comunicato degli imputati/e notav letto al processo in aula bunker prima di abbandonare l’aula e andare verso Giaglione dove alle 12 è fissato il ritrovo per andare tutti insieme in Clarea. Alla lettura del comunicato, con il solito disappunto da parte dei pm più volte palesato, gli imputati escono con i cori del pubblico.

Il comunicato:

Questo processo, sin dai suoi esordi, si è palesato non come un dibattimento volto all’accertamento dei fatti e a stabilire eventuali responsabilità, ma come un dibattimento a senso unico, quello della procura torinese, in totale assenza di arbitri imparziali.

La scelta stessa di quest’aula – scelta più volte giustificata come mancanza di maxi-aule per infine svelarsi per quello che era: una precisa scelta politica – lo dimostra. La pesante militarizzazione dell’aula, i pesanti controlli e le perquisizioni all’ingresso, la registrazione (e la duplicazione) dei documenti d’identità del pubblico presente non sono altro che espedienti per creare un clima di pericolosità sociale intorno al movimento NO TAV volto a condizionare l’opinione pubblica sulla legittimità di provvedimenti sempre più pesanti. Non a caso si è passati dalle comuni imputazioni di resistenza a quelle di terrorismo.

L’ammissione come parte civile di ben tre ministeri – interno difesa ed economia -, cosa mai accaduta in presenza di semplici reati di resistenza e lesioni, è prova di come questo clima, costruito ad arte dalla procura torinese, trovi nel tribunale la sua legittimazione e la benedizione dei vari governi del TAV.

All’inverso la non ammissione, come testi della difesa, dei tecnici NO TAV è l’ennesima riprova di come si voglia condurre il processo su binari prestabiliti, presentare cioè quanto è accaduto nelle giornate del 27 giugno e del 3 luglio 2011, estrapolandolo da ogni contesto reale e senza tentare minimamente di comprendere le motivazioni e le ragioni degli imputati. Si vuole processare il movimento NO TAV senza che si parli mai del TAV.

Il modo stesso in cui sono regolati e limitati i diritti della difesa –  il reiterato rigetto di ogni istanza difensiva, l’impossibilità di conoscere (e quindi poter citare) i nomi dei dirigenti delle forze dell’ordine nelle giornate per cui siamo accusati, l’impossibilità di poter controinterrogare i testi dell’accusa su argomenti di cui i PM non hanno già posto domande, l’impossibilità di valutare l’attendibilità dei testi nel caso di agenti che hanno redatto relazioni di servizio usando le medesime frasi – sono per noi la dimostrazione di quanto tutto sia già stato deciso e il dibattimento rappresenti solamente una formalità necessaria.

La fretta stessa con cui si vuol giungere alla sentenza, il ritmo imposto da tribunale – con udienze massacranti di diverse ore, inframmezzate solo da una brevissima pausa per il pranzo, tenute con una già pesante cadenza settimanale ottenuta solo dopo la protesta unanime dei difensori, non disposti ad accettarne due la settimana – rappresenta un grave impedimento all’esercizio del nostro diritto alla difesa.

Il reiterato divieto da parte del tribunale di ascoltare gli imputati – negando loro quasi sempre la parola e invitando i carabinieri ad allontanarli – sono la palese dimostrazione di come gli imputati non siano considerati degli attori comprimari del processo ma semplici comparse, indispensabili ma senza diritti, utili solo alla prosecuzione della rappresentazione.

Per questi motivi siamo giunti alla conclusione che qualsiasi sforzo generoso da parte dei nostri difensori sarà sempre vanificato dal clima di ostilità che si respira in quest’aula.

Pensavamo che il metodo con cui la procura torinese imbastisce le proprie inchieste contro il movimento NO TAV potesse essere messo liberamente in discussione in sede processuale da parte dei nostri difensori.

Pensavamo di essere processati per delle ipotesi di reato, ma ci siamo accorti – nel corso del procedimento – che siamo processati non per quello che potremmo aver fatto ma per quello che siamo.

Pensavamo di avere un processo normale in un tribunale normale, ma ci sembra – in quanto NO TAV – di essere sottoposti a un procedimento che si dimostra sempre più “speciale”.

Per queste ragioni abbiamo deciso oggi di disertare questo processo.

Abbandoniamo quest’aula, lasciandovi liberi di sperimentare i nuovi metodi di procedura legale da usarsi contro il movimento NO TAV, e ce ne andiamo in Val Clarea, luogo simbolo della nostra resistenza alla devastazione della Val Susa, per testimoniare ancora una volta la nostra determinazione e il nostro impegno in questa lotta.