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TAV E MEDIA

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 La Val Susa, per chi legge Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa deve ricordare un territorio pazzo, malvagio, irrazionale. Dove un gruppo di folli autodefinitosi Notav delinque e attacca lo Stato senza ragione. Un recente sondaggio del Corriere della Sera evidenzia che solo un piccola maggioranza degli italiani, il 56% si dice convinto dell’utilità dell’alta velocità in val Susa. Questo nonostante una campagna mediatica massiccia, probabilmente senza precedenti nella storia recente, che tende a silenziare le ragioni della protesta e evidenziare la cronaca spicciola. Un dato che, evidentemente, mette in risalto il serpeggiare tra la popolazione italiana di una congrua diffidenza verso quest’opera senza senso.

Irene Pepe, Massimo Bonato, Eloisa Spina, coordinati da Maurizio Pagliassotti, hanno condotto uno studio su due mesi di produzione giornalistica  (27 luglio-27 settembre 2013) de Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa. Hanno dato forma ad alcune percezioni che il movimento da tempo aveva riguardo la qualità editoriale di queste testate. I risultati, per molti aspetti inquietanti, verranno esposti il 17 marzo presso il salone Polivalente di Bussoleno ore 21. 

Sentiamo Maurizio Pagliassottidel TG Valsusa

 

Articolo tratto da: http://www.radiondadurto.org/

VENERDI’ 14 MARZO ASSEMBLEA STOP BIOCIDIO A BRESCIA – BASTA GRANDI OPERE E SPECULAZIONI SULLE NOSTRE VITE – Rete Antinocività Bresciana

Come a più riprese annunciato e denunciato, il 2014 sarà l’anno in cui verranno inaugurati i cantieri per le grandi opere in città (TAV e Bre.Be.Mi). Opere mastodontiche la cui inutilità ci appare sempre più evidente e che, oltre a ridisegnare in maniera profonda il volto della città, saranno completate grazie alla spesa di miliardi di euro di soldi pubblici. Si tratta, lo denunciamo da tempo, di opere pensate, progettate e imposte al nostro territorio dai meccanismi della speculazione finanziaria e che di fatto hanno escluso da ogni processo decisionale non solo chi si troverà a convivere più da vicino con queste infrastrutture, ma più in generale tutti noi che ci vediamo espropriare un’enorme somma di fondi pubblici utilizzabili diversamente.
Ma le grandi opere a Brescia non vogliono dire solo questo. Macinando e consumando kilometri di territorio, i cantieri hanno riportato alla luce il passato e il presente del modello di sviluppo bresciano: da decine di discariche abusive zeppe di scarti industriali a ditte di costruzione e imprenditori nostrani che hanno visto in questi cantieri l’occasione per smaltire tonnellate di scorie e rifiuti.
Un modello che ha trasformato Brescia e il suo territorio in un enorme centro di attrazione per i rifiuti speciali provenienti da tutta Italia e ha disseminato decine di discariche in tutta la provincia. Un sistema che, grazie anche ad un quadro legislativo lacunoso e volutamente deregolamentato, ha permesso agli imprenditori del settore di accumulare enormi ricchezze a scapito della salute di tutti noi. Un sistema che ogni giorno di più si dimostra incapace di gestire il territorio e i bisogni reali di chi lo abita. Ma diventa invece sempre più colpevole di nuove devastazioni e causa di biocidio (troppo lunga la lista delle “nocività” da elencare), minando alla base la possibilità di costruire vite dignitose per le generazioni presenti e per quelle future.
Questa contraddizione si manifesta quotidianamente sotto ai nostri occhi in molteplici forme. Un territorio cementificato e zeppo di case vuote, mentre migliaia di persone vengono private del diritto fondamentale di avere un tetto sotto il quale vivere. Un territorio saturo di infrastrutture per il trasporto, ma dove la speculazione sulle grandi opere ha trasformato il diritto ad una mobilità sostenibile in un bene inaccessibile e di lusso. Un territorio che chiede bonifiche per arginare l’emergenza sanitaria in corso, ma in cambio riceve solo pochi spicci e viene lasciato in balia di quelle stesse aziende che, dopo aver inquinato e devastato Brescia e provincia con cave e discariche, trovano in questa situazione nuove occasioni per i loro profitti.
In questi anni chi ha denunciato la realtà delle cose è stato troppo spesso vittima di stigmatizzazioni e minacciato addirittura di querele, non ultime quelle paventate dall’Asl cittadina. Anche la nuova amministrazione, pur di difendere i profitti di un’azienda che dovrebbe essere pubblica come A2a, bolla come “ideologiche” le proposte avanzate da comitati e studiosi verso nuovi (e più avanzati) sistemi di raccolta rifiuti o per risolvere il problema del cromo VI nell’acqua dell’acquedotto.
NON VOGLIAMO PIÙ VIVERE IN UNA CITTÀ CONTAMINATA. BASTA GRANDI OPERE E SPECULAZIONI SULLE NOSTRE VITE. FERMIAMO IL BIOCIDIO IN ATTO A BRESCIA E NELLA SUA PROVINCIA.
PER QUESTO INVITIAMO TUTTI, COMITATI, SINGOLI CITTADINI, MOVIMENTI, REALTÀ AUTO-ORGANIZZATE A DAR VITA AD UN’ASSEMBLEA PUBBLICA PER COSTRUIRE ASSIEME UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE IN PRIMAVERA. SUL FUTURO DEL NOSTRO TERRITORIO NON DELEGHIAMO PIÙ, DECIDIAMO NOI!

L’APPUNTAMENTO E’ VENERDI’ 14 MARZO ALLE 20,30 ALLA ”CASA DELLE ASSOCIAZIONI” IN VIA CIMABUE 16 A SAN POLO (BS), VI ASPETTIAMO!

Rete Antinocività Bresciana

NoTav: mille gli indagati dopo quattro anni di LOTTA

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La procura dirama a mezzo stampa il risultato del suo operato e batte i dati dei quali eravamo in possesso e che a spanne avevamo quantificato: sono 1ooo gli indagati tra i notav negli ultimi 4 anni. Numeri da capogiro visti così ma per il movimento si sentono tutti visti che da molto tempo frequentiamo più le aule dei tribunali che i luoghi a noi consoni.

Sono i dati del Rege (il registro informatico della procura) e dicono che nell’anno passato sono stati aperti 70 fascicoli con un totale di 280 indagati.  I 70 fascicoli aperti nel 2013 si aggiungono così ai 123 aperti tra il 2010 e il 2012, e i 280 indagati dell’anno passato ai 707 già contati in precedenza. I fascicoli aperti sono 9 nel 2010, con 108 iscritti sul registro degli indagati, 64 nel 2011 con 327 indagati, 50 nel 2012 che hanno riguardato 272 persone e 70 del 2013 con 280 attivisti.

L’escalation della procura non si ferma ai numeri però, la qualità dei reati è il vero fiore all’occhiello da parte dei magistrati con l’emetto:violazione di sigilli, costruzione abusiva, resistenze, violenza per passare alle ingiurie,calunnie, minacce, aggressione, stalking, fino ai tanto ricercato reato di terrorismo.

A questo va aggiunta la velocità delle inchieste e dei processi, tempi da record per qualsiasi procura, che stranamente solo nel caso dei processi ai notav vedono aule libere, calendari ad ok e udienze nei week end.(Alta velocità nel diritto No Tav: confronto fra tempi e risorse contro e pro No Tav)

Potremmo poi passare a chi giudica i notav: combinazione i vari giudici chiamati a confermare le creative accuse formulate dai pm sono sempre gli stessi, magari quelli che firmano le misure detentive.

Oppure si potrebbe notare la sproporzione delle misure cautelari afflitte ai notav, che vanno dal carcere alle misure alternative allegramente, coinvolgendo soggetti incensurati il più delle volte, contro qualsiasi richiamo della Corte Europea fatto all’Italia. (Da vedere e sentire l’intervento dell’avv. Novaro al convegno Diritto alla Resistenza)

E ancora a supporto di questi numeri impressionanti  vi è il clima che si crea per un processo notav: palagiustizia blindato, check point nei viali interni, controlli asfissianti al pubblico e via discorrendo.

Quanto costano i processi ai Notav?

In ultimo il ruolo dell’informazione in questa vicenda, dove il notav che arriva all’udienza preliminare è già condannato a priori, un condizionale non si usa mai per un articolo. (Tav e stampa: uno studio conferma quello che pensavamo)

Insomma battere i notav è cosa ardua se con 1000 indagati siamo ancora qua.  Emerge anche chiaro che la magistratura si l’ultima arma contro di noi e le nostre ragioni, visto che la politica e l’economia hanno da tempo ceduto il passo alle procure e alle questure, viste le sonore sconfitte fin qui incassate.

La magistratura recita un ruolo subdolo dove non solo alza il tiro nelle accuse contro chi lotta, ma vuole vincere facile imbastendo processi farsa dove vengono negati gli elementari diritti di difesa agli avvocati e agli imputati; dove emerge quel connubio schifoso tra poteri che basterebbe a chiunque per capire quanto sia una crociata quella contro i notav che tenta di spegnere un movimento che non ci sta a farsi battere nemmeno sul piano giudiziario.

Infine volete sapere quanti processi sono stati imbastiti verso le forze dell’ordine, le ditte coinvolte nel sistema tav o politici o commentatori che diffamano il movimento? Stanno sulle dita di una mano, forse…

http://www.notav.info/post/1000-notav-indagati-in-quattro-anni-eppure-non-ci-fermiamo/

leggi anche 17.000 persone a processo in Italia per reati legati alle lotte sociali. Urge un’ Amnistia Sociale

 

8 MARZO 2014 : UNA GIORNATA DI LOTTA PER L’AUTODETERMINAZIONE

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Anche quest’anno portiamo il nostro contributo alla giornata dell’otto marzo, storica data che ci ricorda il prezzo che le donne pagano  quando diventano protagoniste della loro vita e attive nelle lotte sociali.

In quell’otto marzo degli inizi del novecento, un centinaio di operaie bruciarono all’interno di una fabbrica occupata: chiedevano migliori condizioni di lavoro, diritti.

A più di cento anni di storia molte cose abbiamo cambiato provando ad uscire dallo schema madre-sposa e conquistandoci sempre più spazi, in quanto persone con una propria testa e propri desideri.

Riteniamo inaccettabili il tentativo di modificare la legge 194 che regolamenta l’aborto, la mafia degli obiettori, la difficoltà di accesso alla procreazione assistita.

Così come consideriamo un attacco all’autodeterminazione delle donne anche la mancanza assoluta di sostegno economico e servizi a quelle che scelgono di avere figli, la mercificazione della sessualità , l’impossibilità di scegliere la propria sessualità fuori dai modelli culturali imposti , il femminicidio…

Tutto questo è la conseguenza di un sistema che si impone con l’autoritarismo e la violenza.

La nostra ventennale lotta al progetto-rapina del Tav ci ha portato ad avere maggiore consapevolezza dell’importanza del nostro impegno sociale. Una responsabilità verso noi stesse, ma anche verso le generazioni future alle quali non vogliamo lasciare né debiti né scempi.

Siamo state molto colpite dalle testimonianze di altre donne come noi che vivono il loro impegno per la difesa del territorio, ma che oggi sono costrette a raccontare dei loro tumori al seno o all’utero, dei bambini che si ammalano di leucemie e di una terra una volta fertile che ormai produce solo più veleno.

Noi ci siamo mobilitate, perché questo non si verifichi in futuro in Valsusa.

Decenni di cantieri, polveri sottili e falde acquifere inquinate farebbero della nostra bella valle un deserto costringendo intere generazioni ad un esodo forzato. Verso dove? Verso la città, dove le fabbriche chiudono, le famiglie diventano morose, perché scelgono di sfamarsi prima di pagare l’affitto, dove il lavoro non c’è, e quando c’è è precario, malpagato, sempre più femminilizzato, cioè ridotto a puro sfruttamento?

Le donne sono le prime a pagare i costi sociali delle scelte economiche. Se i soldi vengono usati per la malaopera non ci saranno per  i nostri ospedali, per le scuole, per i servizi sociali. Noi , le donne, saremo chiamate a sostituirli, gratuitamente, molto  più di quanto ampiamente già facciamo.

La violenza della cultura patriarcale verso le donne l’abbiamo sperimentata in Valsusa in molti modi: attraverso l’arroganza dei politici e dell’informazione dominante nei confronti delle cittadine, considerate ignoranti e retrograde se vogliono conservare e difendere la terra, ma anche nella violenza fisica e verbale delle forze dell’ordine, su mandato dei diversi governi.

Violenza che abbiamo subito coi nostri corpi malmenati, le nostre carcerazioni, con gli insulti malcelati delle guardie – ma non solo delle guardie – che si chiedono perché tutte queste donne non se stiano a casa. Ricordiamo per tutte/i Marta,  picchiata e molestata dai poliziotti nel corso del suo fermo..

Più di seicento indagati, la condanna ad una multa di 215.000€ da pagare ad Lft, ed ora Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia sono in carcere dall’inizio di dicembre 2013 con un’accusa assurda e pesantissima come quella di terrorismo.

 

Chiediamo a tutte/ì di avere la curiosità di capire con la propria testa, di non accontentarsi dell’informazione che viene dai media, di venirci a trovare in Valsusa ed incontrarci per capire le ragioni di questa lotta ventennale per la autodeterminazione nelle scelte politiche ed economiche che riguardano i territori e i beni comuni.

Noi il nostro futuro lo vogliamo vivere in valle.

CHIARA, CLAUDIO, MATTIA, NICCOLO’ LIBERI !  Questo 8 marzo lo dedichiamo a voi.

LIBERE/I TUTTI !                                                                                                                                       

Le donne NoTav dalla Valle

 

Il comunicato degli imputati/e notav letto al processo in aula bunker

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Di seguito Il comunicato degli imputati/e notav letto al processo in aula bunker prima di abbandonare l’aula e andare verso Giaglione dove alle 12 è fissato il ritrovo per andare tutti insieme in Clarea. Alla lettura del comunicato, con il solito disappunto da parte dei pm più volte palesato, gli imputati escono con i cori del pubblico.

Il comunicato:

Questo processo, sin dai suoi esordi, si è palesato non come un dibattimento volto all’accertamento dei fatti e a stabilire eventuali responsabilità, ma come un dibattimento a senso unico, quello della procura torinese, in totale assenza di arbitri imparziali.

La scelta stessa di quest’aula – scelta più volte giustificata come mancanza di maxi-aule per infine svelarsi per quello che era: una precisa scelta politica – lo dimostra. La pesante militarizzazione dell’aula, i pesanti controlli e le perquisizioni all’ingresso, la registrazione (e la duplicazione) dei documenti d’identità del pubblico presente non sono altro che espedienti per creare un clima di pericolosità sociale intorno al movimento NO TAV volto a condizionare l’opinione pubblica sulla legittimità di provvedimenti sempre più pesanti. Non a caso si è passati dalle comuni imputazioni di resistenza a quelle di terrorismo.

L’ammissione come parte civile di ben tre ministeri – interno difesa ed economia -, cosa mai accaduta in presenza di semplici reati di resistenza e lesioni, è prova di come questo clima, costruito ad arte dalla procura torinese, trovi nel tribunale la sua legittimazione e la benedizione dei vari governi del TAV.

All’inverso la non ammissione, come testi della difesa, dei tecnici NO TAV è l’ennesima riprova di come si voglia condurre il processo su binari prestabiliti, presentare cioè quanto è accaduto nelle giornate del 27 giugno e del 3 luglio 2011, estrapolandolo da ogni contesto reale e senza tentare minimamente di comprendere le motivazioni e le ragioni degli imputati. Si vuole processare il movimento NO TAV senza che si parli mai del TAV.

Il modo stesso in cui sono regolati e limitati i diritti della difesa –  il reiterato rigetto di ogni istanza difensiva, l’impossibilità di conoscere (e quindi poter citare) i nomi dei dirigenti delle forze dell’ordine nelle giornate per cui siamo accusati, l’impossibilità di poter controinterrogare i testi dell’accusa su argomenti di cui i PM non hanno già posto domande, l’impossibilità di valutare l’attendibilità dei testi nel caso di agenti che hanno redatto relazioni di servizio usando le medesime frasi – sono per noi la dimostrazione di quanto tutto sia già stato deciso e il dibattimento rappresenti solamente una formalità necessaria.

La fretta stessa con cui si vuol giungere alla sentenza, il ritmo imposto da tribunale – con udienze massacranti di diverse ore, inframmezzate solo da una brevissima pausa per il pranzo, tenute con una già pesante cadenza settimanale ottenuta solo dopo la protesta unanime dei difensori, non disposti ad accettarne due la settimana – rappresenta un grave impedimento all’esercizio del nostro diritto alla difesa.

Il reiterato divieto da parte del tribunale di ascoltare gli imputati – negando loro quasi sempre la parola e invitando i carabinieri ad allontanarli – sono la palese dimostrazione di come gli imputati non siano considerati degli attori comprimari del processo ma semplici comparse, indispensabili ma senza diritti, utili solo alla prosecuzione della rappresentazione.

Per questi motivi siamo giunti alla conclusione che qualsiasi sforzo generoso da parte dei nostri difensori sarà sempre vanificato dal clima di ostilità che si respira in quest’aula.

Pensavamo che il metodo con cui la procura torinese imbastisce le proprie inchieste contro il movimento NO TAV potesse essere messo liberamente in discussione in sede processuale da parte dei nostri difensori.

Pensavamo di essere processati per delle ipotesi di reato, ma ci siamo accorti – nel corso del procedimento – che siamo processati non per quello che potremmo aver fatto ma per quello che siamo.

Pensavamo di avere un processo normale in un tribunale normale, ma ci sembra – in quanto NO TAV – di essere sottoposti a un procedimento che si dimostra sempre più “speciale”.

Per queste ragioni abbiamo deciso oggi di disertare questo processo.

Abbandoniamo quest’aula, lasciandovi liberi di sperimentare i nuovi metodi di procedura legale da usarsi contro il movimento NO TAV, e ce ne andiamo in Val Clarea, luogo simbolo della nostra resistenza alla devastazione della Val Susa, per testimoniare ancora una volta la nostra determinazione e il nostro impegno in questa lotta.

 

LIBERI TUTTI LIBERE TUTTE

Sono passati oramai 7 giorni dal nostro arresto. In tutta Italia ci sono state manifestazioni di solidarietà e di risposta a quanto accaduto. Colpisce però, in questo contesto, l’assordante silenzio delle istituzioni. L’attenzione dei media mainstream è “chiaramente” concentrata sul fatto del momento: è arrivato Matteo Renzi e arriverà tra poco un nuovo governo. Senza passare per le elezioni, questo nuovo messia della politica italiana prenderà in mano la situazione, per provare a salvare il PD e l’intero baraccone della politica istituzionale italiana, in tremenda crisi di consenso. Primo passo, infatti, cambiare le regole del cosiddetto “gioco democratico”, che di democratico oramai ha ben poco e ne avrà ancora meno, attraverso meccanismi che sanciranno il fatto che una esigua minoranza possa governare indisturbata nel nome della stabilità e della governabilità. Ma stabilità a che pro?
Stabilità nell’affermare i principi dell’austerità. Nella privatizzazione dei servizi e nella vendita dei beni comuni. Stabilità nell’aggressione al territorio e alle nostre vite. Stabilità nel rendere le nostre vite sempre più schiave della produttività e delle esigenze delle imprese. L’idea è chiara: attraverso il ricatto della disoccupazione renderci ancora più precari e disponibili, metterci tutti contro tutti in regime di concorrenza spietata dentro il grande mercato globale.
Stabilità allora corrisponde anche a far calare il sipario del silenzio attorno alle lotte, a chi si dichiara incompatibile con tutto questo, a chi si ribella e vuole cambiare. A queste intenzioni bisogna rimandare, a nostro avviso, l’operazione di polizia e carabinieri che 7 giorni fa a colpito gli attivisti dei movimenti per il diritto all’abitare della città di Roma e contemporaneamente, quelli del movimento dei disoccupati e dei precari napoletani. In atto c’è, dunque, un attacco a quei movimenti che hanno avuto la capacità di prendere parola e di lanciare contro i potenti e le loro lobby, la sfida di un cambiamento reale. Non è un caso, che fra le persone a cui sono negate, oggi, libertà ed agibilità, ci siamo noi. Le persone che hanno chiesto la piazza per la manifestazione del 19 Ottobre scorso per dar vita alle calde e meravigliose giornate di Porta Pia. Dagli atti giudiziari che sono giunti alla nostra attenzione, è evidente, la costruzione tutta politica dell’operazione, siamo coscienti del fatto che si tratta di una operazione studiata ed orchestrata e tavolino per metterci a tacere. Del resto sono passati ben 5 mesi dai fatti che ci vengono imputati. In questi 5 mesi abbiamo partecipato a decine di manifestazioni, scritto comunicati e contribuito alla stesura di delibere. Solo ora si accorgono della nostra grande pericolosità?
Nel denunciare questo, però, vogliamo esternare e rendere pubblico ciò che ci stupisce e ci rammarica maggiormente. Nella normalizzazione targata Renzi, sembrano essere finiti in tanti.
Ricordi.
Quando abbiamo incontrato il ministro Lupi con la piazza di Porta Pia gremita eravamo in compagnia del Sindaco di Roma Marino e del suo vice Nieri: per oltre un’ora abbiamo provato tutti a convincere il ministro che non si poteva più aspettare per avere subito un blocco complessivo degli sfratti e poi un piano per l’emergenza abitativa. Ricordiamo tutti anche la risposta, chiusa e negativa da parte del Ministro, la delusione di tutta la delegazione, la rabbia della piazza, il sindaco fra i manifestanti. Tutto veniva rinviato alla conferenza stato – regioni, fissata poi per il 31 Ottobre.
Ricordiamo anche fitte telefonate ricevute dai rappresentanti della giunta regionale del Lazio, i tanti incontri che hanno preceduto la manifestazione del 31 Ottobre, quello con il presidente dell’ANCI Fassino, tutti facevano intravedere la possibilità che qualcosa di nuovo potesse accadere, che venisse fermata la strage degli sfratti ed offerta una risposta alla miseria dell’emergenza abitativa. Aspettative, speranze, coraggio. Alla mente il pensiero, nitido, di una nostra delegazione che nel pomeriggio del 31 Ottobre dopo i fatti della mattina, mentre eravamo tutti e tutte nonostante la stanchezza ancora a piazza Montecitorio, ha incontrato a largo Chigi, il ministro Kyenge anch’essa presente alla conferenza unificata stato regioni sul tema della casa. Fra le persone colpite dai provvedimenti della magistratura, ironia della sorte, c’è anche chi ha partecipato a questo incontro.
Ancora ricordi.
Ricordiamo il nulla di fatto sul fronte del governo. Gli sforzi fatti sul terreno locale in attesa di un provvedimento governativo sempre annunciato ma mai realizzato. I tanti autorevoli incontri, passati e recenti, prima e dopo questo fatidico 31 Ottobre, avuti con il Prefetto di Roma, con gli esponenti della Giunta della Regione Lazio, con quelli del Comune di Roma. Le manifestazioni e poi ancora i tavoli. Alla fine i primi risultati con l’approvazione della Delibera Regionale per l’emergenza abitativa.
Risultati che abbiamo percepito come frutto della tenacia di tante donne e di tanti uomini provenienti da paesi e realtà diverse che hanno avuto la forza e la capacità di auto – organizzarsi, di costruire, di lottare. Risultati che abbiamo considerato, in una certa misura, anche come il frutto di un confronto fra noi e le istituzioni, complesso per le differenti opinioni e punti di vista, reso difficile dalla grave situazione sociale, ma comunque vero. Un confronto, soprattutto, reso possibile e costruito attorno all’idea che le questioni sociali, i bisogni ed i diritti negati, le lotte, MAI potessero essere trattati come temi giudiziari e/o di ordine pubblico. Pena, varcare la soglia di una democrazia già ristretta e senza ossigeno ed entrare dentro la dimensione di un vero e proprio regime.
Oggi avvertiamo che questa soglia, non solo a Roma, la si sta varcando. Ed il rischio non riguarda soltanto le sorti dei movimenti, per fortuna solidi e vivi; ma anche chi è ancora “spettatore/vittima” delle ingiustizie sociali e politiche di questo sistema. Riguarda tutte e tutti noi.
Di fronte a questo, crediamo, nessuno può evitare di scegliere da che parte stare, ora e subito. Se criminale è chi specula sulla nostra città e sulle nostre vite, chi cementifica ed affama, chi produce devastazioni e nocività; chi nega il diritto allo studio, alla salute, alla casa e al reddito; chi uccide l’ambiente ed i nostri territori. Oppure se criminali siamo noi, che tutto questo combattiamo.
Per questo, abbiamo deciso di intraprendere, da oggi, l’unica forma di lotta che ci sembra praticabile ed efficace nella nostra condizione: lo sciopero della fame.

Liberi Tutti e Libere Tuttelotte sociali
Casa Reddito Diritti Dignità

Luca Fagiano
Paolo Di Vetta

TAV e Agenda Setting: che combinazione! di Massimo Zucchetti ( scienziato borderline )

Il 18 feb­braio 2014 verrà ricor­dato — per il Movi­mento NOTAV — come la gior­nata delle STRAORDINARIE COINCIDENZE e della pro­fe­zia di Carlo Frec­cero imme­dia­ta­mente avverata.

In prima serata, verso le 21:00, il Con­tros­ser­va­to­rio Val­susa (un orga­ni­smo nato per  cer­care di for­nire ade­guati stru­menti di stu­dio e infor­ma­zione sulla que­stione Alta Velo­cità, dato che il cosid­detto “Osser­va­to­rio” è coman­dato, domi­nato e gestito dai SITAV) man­dava in onda al Cir­colo dei Let­tori di Torino un Incontro/Dibattito:

Il Tav e i media: quale infor­ma­zione? Pre­sen­ta­zione della ricer­che di alcuni stu­diosi sugli orien­ta­menti di Cor­riere della Sera, La Stampa e La Repub­blica sul Movi­mento NOTAV.
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I risul­tati delle ricer­che degli stu­diosi di media Irene Pepe, Mau­ri­zio Paglias­sotti e Mas­s­simo Bonato sono molto appro­fon­diti e non dovreb­bero rias­su­mersi in poche parole: infatti, al fondo di que­sto arti­colo, sono repe­ri­bili tutti i docu­menti e le pre­sen­ta­zioni (scritte e video) dei partecipanti.
Tut­ta­via mi per­metto di scri­vere alcune mie impres­sioni veloci, dato che sono stato presente:
  1. L’analisi sta­ti­stica delle PAROLE uti­liz­zate dai tre gior­nali sud­detti sul tema del Movi­mento NOTAV dimo­stra chia­ra­mente il loro atteg­gia­mento bia­sed, che poi in lin­guag­gio nor­male signi­fica schie­rato, in maniera net­tis­sima, con­tro il Movi­mento ed a favore dei poteri forti (Stato, Poli­tica, Poli­zia, Magistratura).
  2. L’opinione pub­blica dipende dall’Agenda Set­ting. Che vuol dire: il pub­blico cono­sce, attri­bui­sce impor­tanza o ignora quello che i media ren­dono noti­zia­bile. I media ci dicono su quali cose pen­sare qual­cosa.
Que­sta seconda impres­sione non è mia: sono le parole di Carlo Frec­cero, esperto di comu­ni­ca­zione che non credo debba essere ulte­rior­mente pre­sen­tato. Il suo è stato un par­lar tal­mente chiaro che mi sono per­messo di inclu­dere il suo breve inter­vento come fil­mato qui sotto.
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In seconda serata, verso le 23:00, è andato in onda un Comu­ni­cato all’ANSA di sedi­centi “Nuclei ope­ra­tivi armati (Noa)”, che annun­ciano addi­rit­tura “la lotta armata di libe­ra­zione” con­tro la linea di alta velo­cità  Torino-Lione e “con­dan­nano a morte” quat­tro per­sone a loro dire coin­volte a vario titolo nel pro­getto TAV.
Debbo dire innan­zi­tutto che era dif­fi­cile, nella selva di sigle e siglette di gruppi ever­sivi armati degli anni set­tanta inven­tarsi ancora un acro­nimo effi­cace: già sono “presi” BR, NAP, NAR, SAM, NCC, ON, AN, PL, FNR, MAR, PCC, TP, MRP, AR, BC, BAD, BE, COR, CPV, CoCoRi, COLP, CPM, FRC, EDP, GARC, EPL, FCA, FCC, FARO, FCC, FPL, FPLP, GR, GC, GMC, GP, GAP, GAP-EPL, LAC, LAP, MAS, MCR, MPRO, NAC, NACORI, NACT, NAPO,  NCT, NDC, NCGP, NIPR, NORA, NPC, NPO, NTA, NP, NPPA, OOC, PA, PCPM, PL, PFG, PAC, PAIL, PCO, RAF, RCA, RAP, RP, RP, SN, SAC, SAP, SOA, UCC, API, BB, BAS, DIN, KET, FAR, FNR, GS, MAR, MIA, MPON, TP, RDV. Fonte WIki­pe­dia. Ini­ziava a diven­tare difficile.
Ma ora, a pochi giorni dalle mani­fe­sta­zioni nazio­nali pre­vi­ste per il 22 feb­braio con­tro la repres­sione dei movi­menti, in piena campa­gna di rac­colta fondi per le spese legali del MOVIMENTO NO TAV, in un momento di grande rilan­cio della lotta civile, popo­lare, non­vio­lenta con­tro lo spreco delle risorse e con­tro le grandi opere inu­tili e impo­ste, che uni­scono i resi­stenti di tutt’Italia e dell’Europa, ecco spun­tare i NOA, con frasi da ter­ro­ri­smo anni 70 che cer­ta­mente bol­lano chi le ha scritte come un cri­mi­nale (ad esem­pio, minac­ciare di morte quat­tro per­sone è reato, anche se poi non lo si mette in atto)
E pun­tuali, i media obbe­di­scono all’Agenda set­ting:

Io trovo tutto que­sto straor­di­na­rio: il tem­pi­smo della mano­vra e il trat­ta­mento della noti­zia da parte dei media con­fer­mano al 100% quanto ho scritto sopra. Io non sono un mass­me­dio­logo, ma è un dato facile. Nes­suno dei media main­stream riporta con altret­tanta evi­denza la smen­tita netta del Movi­mento NOTAV, che ancora fidu­cio­sa­mente si ostina a emet­tere “Comu­ni­cati Stampa”:Rispe­diamo al mit­tente que­ste deli­ranti fol­lie.

Quando va bene, la noti­zia viene in coda, come sul Fatto Quo­ti­diano.

Bene. Com­pli­men­tan­domi con i ricer­ca­tori del Con­tros­ser­va­to­rio, che hanno visto con­fer­mate le loro tesi nel giro di poche ore, cedo la parola a Carlo Frec­cero e provo ad aggior­nare Wiki­pe­dia, Aggiun­gerò la voce “NOA Nuclei Ope­ra­tivi Armati”: “NOA (Nuclei Ope­ra­tivi Armati) è una sigla che è ripor­tata in un comu­ni­cato ano­nimo inviato alle agen­zie di stampa nel feb­braio 2014, dove — annun­ciando una ‘lotta di libe­ra­zione armata con­tro l’alta velo­cità Torino-Lione’ — si pro­fe­ri­scono deli­ranti minacce con­tro quat­tro per­sone che secondo il comu­ni­cato sareb­bero coin­volte a diverso titolo nel pro­getto TAV. Il Movi­mento NOTAV ha imme­dia­ta­mente smen­tito qua­lun­que con­nes­sione con gli esten­sori del comu­ni­cato, dei quali ai fatti si ignora iden­tità, pro­ve­nienza e appar­te­nenza. L’episodio è al vaglio degli inqui­renti che hanno annun­ciato mas­sima atten­zione”.

Non è che ci voglia poi molto a ripor­tare cor­ret­ta­mente una notizia.

http://ilmanifesto.it/storia/tav-e-media-rispondiamo-coi-dati/

“IL MOVIMENTO NO TAV HA RIDATO DIGNITA’ AL PAESE”

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Durante la seduta di oggi per il processo relativo alla rimozione dei sigilli della baita costruita dal Movimento NoTav in Clarea (Chiomonte), l’avvocato Cristina Patrito ha pronunciato un arringa molto coinvolgente ed appassionata che qui di seguito riportiamo nella versione testuale. Uno dei passi più rilevanti riguarda il ringraziamento fatto al Movimento NoTav  riconoscendogli il contributo dato per ridare dignità al Paese. Le argomentazioni portate a sostegno della legittimità della resistenza che si fondano nella Carta Costituzionale, non solo convincono ed appassionano ma danno anche spunto per riflessioni più profonde in relazione al modello di Democrazia che i Padri Costituenti  volevano lasciarci.

ecco il testo:

“Allora. Io vorrei cominciare con quello che non è un discorso, non vuole assolutamente essere un discorso di pura retorica o di sterile ideologia. E’ un discorso, secondo mè, a cui io tengo particolarmente e che comunque ritengo necessario per dare una concreta contestualizzazione dei fatti. E allora io voglio cominciare, sinceramente, ringraziando il Movimento NoTav. Io voglio ringraziarlo perché ha ridato al Paese una dignità che nel palazzo del potere, mi sembra evidente anche ultimamente, è ormai decisamente, definitivamente persa. Vorrei ringraziarlo perché ha ridato un ruolo a quello che è il fondamento di ogni cambiamento sociale e cioè un forte legame alla propria terra, alla propria storia, ai propri compagni di lotta. Ha ridato un ruolo al la passione civile, all’interesse civile alla passione civile. Vorrei ringraziarlo perché da 20 anni , dal 1989 con il comitato Habitat, da vent’anni si batte contro un legame micidiale di potere mediatico, di potere economico ed ahimè di potere istituzionale. E’ il più alto esempio degli ultimi vent’anni di democrazia dal basso. E’ il più alto esempio degli ultimi vent’anni di resistenza, ed il termine resistenza non deve essere guardato, ascoltato con perplessità o con diffidenza. Soprattutto per noi operatori del diritto il termine resistenza e di interesse enorme, è appassionante. Potrei fare mille citazioni ma, visti i tempi, visto un po l’aria che tira, io una citazione la farà, proprio sul diritto di resistenza e cito non un pericoloso anarco-insurrezionalista o un facinoroso, Dossetti, era un giovane appartenente alla Democrazia Cristiana. Nel ’46, neppure conosciuto ai dirigenti della Democrazia Cristiana, eppure Giuseppe Dossetti con grande passione partecipava per la Democrazia Cristiana all’Assemblea Costituente. Il 3 dicembre del ’46 presenta un progetto che prevede all’art. 3 e passerà poi all’Assemblea Costituente al Comitato dei Settantacinque, prevede l’articolo 3 il diritto di resistenza da inerire nella carta Costituzionale. Un art. 3 che recita “la resistenza individuale e collettiva agli atti  dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali, i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino”. E questa è la versione un po più sobria della Costituzione Francese del ’46 che all’art. 21 giunge a dire, “qualora un Governo violi le libertà o i diritti garantiti dalla Costituzione la resistenza, sotto ogni forma, è il più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri”. Il dibattito intorno a questa proposta, che poi viene accolta e viene portata nel progetto della Carta Costituzionale è un dibattito veramente appassionante e se sono intervenuti intellettuali, Padri della Patria, Gramsci, Togliatti ma io citerò, resto su questa linea, io citò Aldo Moro. Aldo Moro, decisamente non un grande ribelle, Ecco, Aldo Moro, e lo cito perché Aldo Moro si rivolge a noi, si rivolge al legislatore, si rivolge a lei, perché Aldo Moro dice nel suo intervento, si trova facilmente su internet, e sono tutti, lo ribadisco, di grande interesse. Aldo Moro dice, questa disposizione offrirebbe al legislatore penale e al giudice penale una sponda indispensabile per evitare che vengano sanzionati comportamenti sperati ad una difesa, ancorché extragiuridica, di diritti fondamentali. Il dibattito è stato lunghissimo, poi si è deciso di non inserirlo nella Carta Costituzionale perché implicito nella Carta Costituzionale stessa, perché implicito nell’art. 1 laddove dice che la sovranità popolare si esercita nei limiti e modi stabiliti dalla Carta Costituzionale e questi limiti e modi sono l’art. 9  e l’art. 32 della Costituzione, la tutela dell’ambiente, la tutela della salute. Sono intervenuti tutti sul TAV, sul Si Tav, il No Tav, e io questa mattina ho pensato, magari potrei citare un Si Tav, potrei citare un intellettuale famoso che si è pronunciato, nel senso del dire “la TAV si fà”, la TAV peraltro, ed è Massimo Cacciari. Massimo Cacciari ha detto il TAV si deve fare, il Tav va fatto, tutti abbiamo capito, tutti abbiamo capito, che il TAV è inutile, è dannoso, è una spreco di risorse ma va fatto. Ciononostante,  va fatto perché la maggioranza, non so quale sia la maggioranza a cui si riferiva Cacciari, comunque, la maggioranza ha deciso, la Democrazia non è un assemblea permanente. Allora, questo concetto di Democrazia per cui la maggioranza schiaccia la minoranza e toglie  ogni libertà alla minoranza non è Democrazia. Imparare la democrazia, Zagrebelsky, questa maggioranza semmai sarebbe Democrazia assolutistica o terroristica, questa si, signori Pubblici Ministreri, terroristica. Il Movimento NoTav, è 20 anni che si batte, dal 1989 con il comitato Habitat, e in vent’anni ha raccolto docenti universitari, professori, studenti, contadini, cittadini, avvocati ha riempito e riempie, paesi di poche migliaia o addirittura poche centinaia di abitanti, riempiono intere sale quando ci sono le assemblee. E’ una, è un esempio, davvero, di grande Democrazia partecipata.”

Le manifestazioni e le iniziative del 22 febbraio in Italia

22-febbraio

Le manifestazioni e le iniziative del 22 febbraio in Italia

Torino: al mattino 6 piazze tematiche: Piazza Baldissera: Comitati Valli di Lanzo e Venaria, No tunnell, Venaria (si treni pendolari), Piazza Madama Cristina: CUB, Operatori Sociali Non dormienti (welfare), Porta Susa: Comitato Torino e Cintura (No inc., No tangest, No MUOS) – No devastazioni del territorio), Via Garibaldi: Case occupate – difesa della terra e contro il terrorismo di stato, Porta Palazzo: ore 10,30 No Tav autogestione – No opere inutili, Piazza Nizza ore 13: sportelli casa, occupazioni abitative – Diritto all’abitare

Alle 15 in corteo, partenza Piazza Castello.

Novara: presidio ore 14 Piazza delle Erbe

Ivrea: presidio di fronte al carcere in Corso Vercelli 165 dalle ore 9.00 alle 12.00. Alle 14 sotto gli uffici della Cogeis di Quincinetto, inplicata nella devastazione dei territori (costruzione della TAV e del Pirogassificatore di Borgofranco)

Grugliasco: camminata rifiutizer-notav ore 9,30 ritrovo viale Gramsci (angolo Via Sabaudia), ore 10.00 inizio camminata lungo viale Gramsci, ore 11 arrivo al parco della Resistenza e della Pace

Pisa: piazza sabato 22 febbraio alle ore 15,30 in Logge dei Banchi. Manifestazione cittadina contro crisi, povertà e sfratti

Trento: corteo No Tav ore 14,30 Piazza Dante

Trieste: manifestazione ore 16 piazza Hortis

Pavia: presidio alle 15:00 in piazza della Vittoria

Pistoia: Piazza Gavinana (il Globo) ore 9-19 presidio informativo

Roma: Valerio vive, la rivolta continua. Ore 17 Via Monte Bianco corteo.

Genova: ore 15 Piazza San Lorenzo presidio No Tav-Tezo Valico

Pozzolo (località brusadini): presso presidio No Tav terzo Valico, ore ore 12,30 polentata, ore 15.00 passeggiata fino al cantiere

Firenze: manifestazione ore 15.00 Piazza Torquato Tasso

Brescia: manifestazione ore 15.00 piazzale della stazione ferroviaria

Martesana: ore 9.00 volantinaggio mercato di Melzo, ore 11,30 mercato di Pioltello. Ore 13 appuntamento stazione Pioltello-Limito per raggiungere Piazza Garibaldi (Mi) per corteo regionale

Milano: giornata diffusa di azioni e blocchi a sostegno del movimento NO Tav e dei compagni arrestati. Piazza 25 Aprile, vicino a stazione Garibaldi ore 14 per corteo regionale.

Ravenna: Ore 9:30 Corteo, partenza P. za Gandhi (Porta Adriana)

Belluno: dalle ore 14 presidio/assemblea presso il piazzale della Stazione

Asti: piazza marconi / fronte stazione, h 15 (contro criminalizzazione dei movimenti, contro la devastazione dei territori, casa e reddito per tutti

Caltanissetta: corteo No Muos contro la repressione delle lotte, ore 9.30 in Piazza Falcone e Borsellino

Modena: ore 15 via Farini (sotto sede A.I.P.O.)

Reggio Emilia: Manifestazione

Adria: manifestazione di tutti i comitati contro la autostrada Ortre-Mestre (NoOrMe)

Perugia: h 16 presidio presso Colelstrada, Uscita E45 (ingresso centro raccolta comunale)

Bari: ore 13.30: Pranzo sociale all’Ex Caserma Liberata, ore 16.30: concentramento all’Ex Caserma Liberata per il corteo cittadino, ore 21.00 concerto degli U Papun

Bologna: piazza Ravegnana, sotto le Due Torri ore 15, manifestazione

Legnago (VR), sabato 22 febbraio 2014, Piazza Garibaldi

Pesaro: ore 16 piazzale Lazzarini

Cremona: presidio sotto la prefettura dalle ore 10:00 alle ore 12:30

Cosenza: piazza XI settembre ore 18,30 presidio

Albano: presso discarica di Roncigliano, presidio dalle ore 8,30

Barletta: h 18.30 c.so Vittorio Emanuele (Eraclio)

Marina di Carrara: dalle 14.30 in piazza Ingolstadt a Marina di Carrara presidio solidale con Chiara, Mattia, Niccolò, Claudio e con tutto il movimento No Tav contro le nocività e il saccheggio ininterrotto dei territori

Oriolo Romano, Viterbo: Via di sottocantina 9.00-13.00 Mercato contadino, 10.30 Dibattito con una Valsusina, 13.00 Pranzo a sottoscrizione per le spese legali dei NoTAV

Cesena: presidio itinerante per le vie del centro della città. Ritrovo ore 16.30 alla Barriera.

Savona: presidio e volantinaggio piazza sisto IV ore 15.30

Benevento: ore 16.00 a piazza Castello (Rocca dei Rettori) per una Critical Mass, quindi controlla la pressione delle ruote della bici e vieni a pedalare, alle 18.00 si terrà un presidio in piazza Federico Torre, lungo il Corso Garibaldi

Mantova: ore 10.00 piazza Martiri di Belfiore asta di (s)vendità pubblica sotto le poste contro privatizzazioni e svendità Cassa Depositi e Prestiti, ore 15.30 di fianco ex palazzetto dello sport (dove vogliono costruire Esselunga) presidio solidale con la lotta NO TAV contro la cementificazione e la devastazione dei territori.

Taranto: ore 19 presso la biblioteca popolare  di Via Garibaldi 210

Ventimiglia: piazzale della stazione ore 11

Livorno : manifestazione ore 16.30 Piazza Attias

Napoli : manifestazione ore 15.30 Piazza Garibaldi

Siracusa : ore 17 Largo XXV Aprile