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Discarica abusiva a Chiari: rifiuti urbani sotto il tracciato TAV.

„Nel corso delle operazioni di escavazione rinvenuta una vecchia discarica abusiva di rifiuti urbani, contenente decine di quintali di materiale. In attesa delle verifiche dell’ASL i lavori sulla tratta sono sospesi“

Sotto la linea già tracciata del percorso della nuova Alta Velocità scorre un mare di rifiuti. L’ennesima e amara conferma è arrivata ieri mattina, nel corso di un sopralluogo della Cepav (la società concessionaria dei lavori per il TAV) quasi al confine tra Chiari e Castelcovati: nel corso delle opere di escavazione, profonde fino a 7 metri, sono state rinvenute decine e decine di quintali di rifiuti urbani.

I residenti della zona, fino a Via Manganina, raccontano di una discarica abusiva che è rimasta aperta per 30 anni, dal finire degli anni ’70 e fino al nuovo millennio. Un terreno abbandonato, “in cui ci buttavano dentro di tutto”, e che nessuno ha mai controllato veramente.

Lavori momentaneamente sospesi, in attesa di responso e verifica da parte dell’ASL: ennesimo caso ‘alla bresciana’ su un percorso che ne ha viste di tutti i colori, perfino dei rifiuti speciali sul tracciato di Castegnato.

Per non parlare poi della ‘cugina celebre’, l’autostrada BreBeMi su cui si è scritto tanto, e tanto si scriverà ancora.

 

Articolo tratto da: http://www.bresciatoday.it/cronaca/chiari-discarica-abusiva-cantiere-tav.html

 

Intervista a Erri De Luca: “Anch’io ho fatto blocchi stradali”

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TORINO — «Un intellettuale deve essere coerente e mettere in pratica ciò che sostiene». Per questo «anch’io ho partecipato a forme di sabotaggio in val di Susa». Così lo scrittore Erri De Luca, in questi giorni al centro delle polemiche, spiega le sue affermazioni sugli attacchi ai cantieri della Tav.

De Luca, può un intellettuale disinteressarsi delle conseguenze delle parole che pronuncia?
«La mia risposta è no. Se poi l’intellettuale è uno scrittore, è bene che conosca il significato delle parole: è il suo mestiere.
Direi di più: l’intellettuale non dovrebbe mai smentire quel che ha detto e scritto ».

Potrebbe cambiare idea per convinzione..
«Certo. Ma io conosco un criterio abbastanza semplice per capire se qualcuno cambia idea per convinzione o per opportunismo. Se uno trae vantaggio da quel cambio di opinione, lo fa quasi sempre per opportunismo. Io cerco sempre di fare le cose che dico, di farle concretamente, intendo. Perché credo che la scrittura non sia sufficiente a esaurire il mio impegno civile».

Esiste dunque una responsabilità dell’intellettuale per quel che dice?
«Certamente, soprattutto in alcune circostanze. Nei regimi dittatoriali dove la parola è impedita, lì una piccola voce pubblica può essere decisiva. Penso alla metafora del ciabattino. Che cosa può fare un ciabattino che sa fare bene le scarpe? Può impegnarsi, al di là del suo lavoro, per far sì che tutti possano avere scarpe. Ecco, l’impegno e la responsabilità dell’intellettuale è simile: occuparsi della libertà di parola per tutti».

In Italia siamo in un regime?
«Certamente no. Da noi la libertà di parola esiste, parlano tutti, parlano tanti. Da noi non è un problema di quantità di parole, semmai di qualità».

Può fare un esempio?
«Penso ad alcuni leader politici. Persone che hanno un grande carisma perché hanno fondato un partito e sono particolarmente ascoltati. Un leader che ha questo ruolo e che istiga all’uso di armi, parla di fucili da imbracciare… Ecco quel leader, a mio avviso, ha una responsabilità innanzitutto nei confronti dei suoi seguaci che possono essere indotti da quelle parole a metterle in pratica. Ma a quelle parole nessuno reagisce, come se fossero normali, facessero parte della fisiologica dialettica politica».

Ci stiamo abituando, mitridatizzando?
«No. Perché se quelle stesse parole non le dice un leader ma un comune cittadino, ecco che scattano le sanzioni. E questo è paradossale perché dalle labbra di un politico pendono milioni di persone. Da quelle di uno come me non pende nessuno».

Parlando degli attacchi ai cantieri Tav, lei ha detto di comprendere alcuni atti di sabotaggio. Ritiene di avere una responsabilità per quel termine?
«Il termine sabotaggio fa parte di una lunghissima tradizione di lotte del movimento operaio e sindacale. Ho fatto una constatazione: in una valle che vive in stato d’assedio e militarizzata per difendere un’opera inutile e dannosa, e dove non ci sono altri modi per farsi ascoltare, si ricorre al sabotaggio. Io non uso le parole a caso. Le parole hanno un peso. Per esempio: il più importante premio letterario di questo Paese è stato vinto da un libro che si intitola: Resistere non serve a niente (di Walter Siti, vincitore dello Strega, ndr). Ecco, io non avrei mai pensato di intitolare un libro così».

Quali altre parole la convincono di più?
«Quelle del mio amico bosniaco, Izet Sarajlic, un poeta che ho conosciuto durante gli anni della guerra quando facevo l’autista dei convogli di aiuti. Lui diceva di essere responsabile della felicità perché con le sue poesie di amore si erano celebrate nozze e dunque era responsabile anche della infelicità. Perciò rimase a Sarajevo a condividere la malora del suo popolo. Da lui ho imparato che un intellettuale deve stare dove la vita è offesa».

Un senatore del Pdl, Giuseppe Esposito, ha scelto il termine boicottaggio. Ha invitato a boicottare l’acquisto dei suoi libri. Che cosa gli risponde?
«Penso che inviti a boicottare un prodotto che non conosce».

Crede che non ci siano lettori del Pdl che acquistano i suoi libri?
«Certo che ce ne sono. Ma non credo che tra questi ci sia quel parlamentare».

Esposito sostiene di non comprendere come una persona della sua sensibilità possa ignorare la sofferenza dei lavoratori del cantiere che subiscono gli attacchi. Come fa a ignorare?
«Io non ignoro, ma inviterei a contestualizzare. E il contesto è quello di una valle che lotta da vent’anni con tutte le sue forze per impedire uno stupro alla sua integrità, subendo uno stato di assedio, esercito compreso».

Lei ha detto che ritiene importante per un intellettuale mettere in pratica quel che dice. Ha fatto questo in val di Susa?
«Certo che l’ho fatto. Ho partecipato ai blocchi dell’autostrada insieme a maestri elementari, vigili urbani, madri di famiglia. Il blocco stradale è certamente un atto di ostruzionismo. Diciamo che è una forma di sabotaggio alla libera circolazione».

 

Articolo tratto da: http://www.notav.info/post/intervista-a-erri-de-luca-anchio-ho-fatto-blocchi-stradali/

TAV – Erri De Luca: va sabotata, è l’unico modo che c’è per fermarla. Il procuratore Caselli esagera

“La Tav va sabotata”.
Lo scrittore Erri De Luca, raggiunto al telefono dall’HuffPost, commenta con scarne parole l’accusa che il procuratore Giancarlo Caselli lancia nei confronti degli intellettuali che a sinistra “sottovalutano pericolosamente l’allarme terrorismo” in Val di Susa.

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Caselli non fa i nomi dei “conniventi” ma nell’ elenco, è chiaro, figurano il filosofo Gianni Vattimo e De Luca, che hanno manifestato pubblicamente il supporto agli attivisti No Tav finiti in carcere per sabotaggio. Pochi giorni or sono Vattimo è finito nelle attenzioni della Procura torinese per i suoi stretti legami con le frange più dure del movimento, mentre lo scittore ha firmato un intervento durissimo nel volume appena uscito “Nemico pubblico. Oltre il tunnel dei media: una storia NoTav”, ebook dedicato alla lotta valligiana scritto con la giornalista Chiara Sasso, WuMing1 e Ascanio Celestini.

Ieri altri due ragazzi appartenenti ai No Tav sono stati arrestati mentre trasportavano in macchina molotov, maschere antigas, fionde, cesoie, chiodi a quattro punte e altro materiale destinato, secondo gli investigatori, a danneggiare i cantieri dell’Alta Velocità. È proprio questo ultimo episodio a spingere Caselli contro i cosiddetti cattivi maestri. De Luca ha letto le dichiarazioni del magistrato ma non si scompone. Non è un uomo loquace, risponde con fermezza e senza appello.

Erri De Luca, ha ragione il procuratore capo di Torino quando paventa il terrorismo No Tav?
Caselli esagera.

Forse esagera, ma in macchina i due ragazzi arrestati avevano caricato molotov…
(sorride ironicamente) …Sì, pericoloso materiale da ferramenta. Proprio quello che normalmente viene dato in dotazione ai terroristi. Mi spiego meglio: la Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo.

Dunque sabotaggi e vandalismi sono leciti?
Sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile.

Sono leciti anche quando colpiscono aziende che lavorano per l’Alta Velocità come quella di Bussoleno, chiusa per i continui danneggiamenti? Non si rischia un conflitto tra lavoratori e valligiani?
La Tav non si farà. È molto semplice.

La posizione è chiara. Ma è antitetica a quella presa dal governo.
Non è una decisione politica, bensì una decisione presa dalle banche e da coloro che devono lucrare a danno della vita e della salute di una intera valle. La politica ha semplicemente e servilmente dato il via libera.

Di questo passo, afferma Caselli, arriveremo al terrorismo. Lei invece quale soluzione propone?
Non so cosa potrà succedere. Mi arrogo però una profezia: la Tav non verrà mai costruita. Ora l’intera valle è militarizzata, l’esercito presidia i cantieri mentre i residenti devono esibire i documenti se vogliono andare a lavorare la vigna. Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa.

Politicamente come si risolve?
Arriverà un governo che prenderà atto dell’evidenza: la valle non vuole i cantieri. E finalmente darà l’ordine alle truppe di tornare a casa.

 

Articolo tratto da:http://www.notav.info/top/tav-erri-de-luca-va-sabotata-e-lunico-modo-che-ce-per-fermarla-il-procuratore-caselli-esagera/

Espropri: ecco cosa prevede la legge!

Per chi non lo sapesse ecco cosa prevede la legge in caso di espropri….http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2012/7/22/NO-TAV-Boccuzzi-Pd-vi-spiego-perche-difendiamo-la-Torino-Lione/266997/

E’ successo agli abitanti di via Toscana e del Villaggio Violino, che hanno scoperto da un giornale quotidiano dell’esproprio della loro casa in tempi che non permettevano più ricorsi legali (non è casuale questa cosa).

Succederà quando la TAV uscirà da Brescia a tutti gli abitanti che “intralciano” il percorso.

DOBBIAMO MUOVERCI PER CAMBIARE LE COSE!

 

 

 

Il popolo (no tav) fa paura… al potere! Un anno cruciale ci attende!

Tornati dalle vacanze estive low cost, per scelta o per obbligo, leggiamo sulla Stampa i soliti articoli in cui i No Tav sono dipinti come bestie assetate di sangue, mafiosi eversivi (?), distruttori dell’economia di una valle già in crisi.

Ogni giorno sui principali quotidiani nazionali (Stampa e Repubblica e poi in coda quasi tutti gli altri con qualche preziosa eccezione) escono articoli che sembrano scariche di mitra. Giovani, ragazze e anziani No Tav paragonati a stupratori, terroristi, sequestratori.

L’abitudine alla falsità grossolana, all’interiorizzazione di un linguaggio che si fa arma, a un giornalismo smaccatamente di parte che distorce i fatti e il loro significati è molto pericolosa.
Interiorizzando la posizione e il lessico del potere, per natura capovolto e senza memoria, si assume, nella migliore delle ipotesi, il ruolo di passivi giustizieri, nella peggiore quella di livorosi boia armati. Il ragionamento s’interrompe, prevale la nuova passione a-passionata, contraria all’azione e alla com-passione. Il potere non vuole che chi ascolti il telegiornale spacchi la faccia al primo No Tav che incontra (anzi, su scala macroscopica questo potrebbe portare a risultati molto interessanti per noi e controproducenti per loro), ma vuole male-educare all’ascolto, raffreddare ciò che vi è di caldo nelle relazioni umane, pensare per intuizione, abbassare la soglia di attenzione, male-educare a sopportare il peso della lotta e abbattare qualsiasi speranza di vittoria contro di esso che non passi attraverso di esso, disinnescandone il contenuto eversivo. Il buonsenso viene silenziato, sepolto dalle urle smaniose di chi incita il lettore a far convergere la sua fisiologica e patologica frustrazione verso la vittima sacrificale di turno nel caso del No Tav è quella della figura del: “cittadino che non si piega di fronte al potere e non delega”. Il No Tav diventa la valvola di sfogo affinché la pentola non scoppi.

A colpire è l’intensità della propaganda, la sua veemenza, segno di una strategia che non ha molte altre carte da giocare e che sa solo spingere sull’acceleratore; propaganda che è diretta espressione delle lobbies che guadagnano sui tumori della gente, sullo sfruttamento, sulla distruzione e sullo spreco delle risorse. Non ci dobbiamo abituare agli articoli di N. e soci, ma respingerli come spazzatura giornalistica priva di fondamento, frutto di un’esaltazione ignorante che trova nel lauto stipendio e nella nullità umana il suo (non) senso; gente che scrive menzogne a servizio (“igienico” no, non c’è nulla di sano e forte in tutto ciò) e all’ombra placida del potere.

Giornali e Procura cercano di fare quello che le ferite inferte dai bastoni della polizia e dai lacrimogeni che strappano la faccia non sono riusciti a fare: spaventare, isolare, dividere, demoralizzare. Compagni generosi e ragazze di 20 anni sono accusati di reati gravissimi come eversione e sequestro di persona.
Sempre più amiche e amici no tav non possono più muoversi di casa, da un Comune e, tutte, impossibilitate a giungere e vivere la valle.

Vivere, si, perché la valle si vive. Perché l’odio verso telecamere, divise, filo spinato, politicanti corrotti e boschi sradicati nasce da un amore semplice, da un “sì” alla vita che dà energia e buon umore in grado di resistere al grigio delle ruspe e delle recinzioni (e delle facce).

Gli articoli di N. e della sua testata sul Tav sono violenti, di una violenza esplicita, grossolana, volgare. Sono articoli da “Cronaca Qui” per intenderci. Lo scopo è quello di confondere, terrorizzare, invertire il ruolo tra vittime e oppressori, tra chi il potere lo subisce e ne viene schiacciato e chi continuerà a far affondare il Paese tra corruzione, conflitti di interessi, sistemi oliati di malaffare e favori, conditi con punti di sutura, menzogne e aule di tribunale.
il signor N. non usa argomenti perché il suo scopo non è convincere con il ragionamento (purtroppo per loro, i sostenitori del Tav non ne hanno), ma spaventare, solleticando i sentimenti più bassi di persone la cui esistenza sempre più precaria porta ad avere paura. L’obiettivo è orientare il consenso in modo distratto, consenso che è “adesione all’altrui volontà” sempre più silenzioso, incosciente e frustrato.

Uno dei quotidiani nazionali più ‘importanti’ svolge un ruolo di parte, direttamente coinvolta nello scontro tra chi lotta per il diritto al respirare, al non ammalarsi, al volere che i soldi delle tasse vengano usati per cose utili e chi di questo sistema di potere marcescente ne trae giovamento e utili.

Un sistema di potere che insieme alla sua espressione politica sta affondando a vista d’occhio, ma che reagisce all’inevitabilità storica in un modo vecchio come il potere: con la violenza e la repressione.

La migliore risposta a questa strategia meschina di negare la giustizia e la legittimità di una rivendicazione di vita e politica è non lasciarsi blandire dalla paura, respingere uniti queste accuse folli, continuare in modo sempre più determinato a chiedere giustizia, con il sorriso sulle labbra e le cesoie in mano. Perché, in questo caso, la resistenza e il sabotaggio sono atti di amore.

Esageriamo?
No, anzi, siamo moderati. Perché verso chi permette che sempre più persone non possano più iscriversi all’università, andare in treno, pagare i ticket all’ospedale o la retta dell’ospizio, bisognerebbe essere molto più duri e saremmo comunque dalla parte giusta della barricata, quella di chi questa terra la ama e vorrebbe salvarla da speculatori e mafiosi.

L’anno che viene sarà cruciale, l’appello e di essere ancora più generosi: partecipare alle iniziative, pubblicizzarle, andare in valle, sostenere i benefit per le spese legali e i presidi. Amare significa sostenere la lotta e i tanti di noi che ne stanno pagando il prezzo.

Essere No Tav è vita e bellezza.

Laboratorio Politico “Il Cubo”

 

Articolo tratto da: http://www.notav.info/post/il-popolo-no-tav-fa-paura-al-potere-un-anno-cruciale-ci-attende/

Spuntano 250 manifesti No Tav «La nostra terra è in pericolo»

IL CASO. Lanciata a sorpresa una «campagna di ferragosto» da parte dei comitati contrari alla futura super-ferrovia. Le affissioni a Desenzano, Lonato Calcinato, Montichiari e Castiglione «Progetto devastante per il Garda: resti alta l’attenzione dei cittadini».

 

Anche in via Rambotti a Desenzano i manifesti dei comitati No Tav

Sfondo bianco, scritte rossonere a caratteri belli grossi, poche parole: «Il Tav passa anche qui. No Tav». Impossibile non fare caso a quei 250 manifesti, tanti sono, che da ferragosto sono apparsi sui tableau delle affissioni a Desenzano, Lonato, Calcinato, Montichiari e Castiglione.  Tutti paesi interessati, più o meno direttamente, dal futuro passaggio della linea veloce Brescia-Verona, prevista dal 2016 con un costo che è per ora stimato oltre i 2 miliardi. «PASSA ANCHE DI QUI», questo il messaggio dei comitati No Tav del basso Garda, colline moreniche e alto Mantovano, che a sorpresa hanno lanciato questa «campagna d’agosto». Lo scopo è di «risvegliare l’attenzione dei cittadini su un progetto che ancora incombe sul futuro del nostro territorio», spiega Daniela Carassai, consigliere comunale a Lonato e membro del comitato.  Non che ci siano fatti nuovi: il progetto è ancora allo stadio preliminare e non è finanziato, al contrario della tratta Treviglio-Brescia ormai giunta alle porte della città, attraverso cantieri disseminati su 11 Comuni bresciani, per un costo di 2 miliardi di euro e fine lavori fissata per il 2016. Poi in teoria, toccherebbe alla Brescia-Verona, passando per Calcinato, Lonato, Desenzano e Pozzolengo. Dal 2016. Ma allora perchè quei manifesti adesso? «Dal governo in carica – spiega Carassai – non c’è alcun segnale che lasci pensare a un abbandono di questo progetto. Anzi, da parte del governo c’è un’evidente adesione all’idea di alta velocità». Ma a convincere i comitati ad agire adesso è una circostanza molto attuale. È il fatto che proprio tra Brescia e Verona sia stata annunciata la soppressione di otto treni di pendolari: «In pratica si potrà viaggiare solo sui Frecciabianca e i Frecciarossa, spendendo da Desenzano a Verona non meno di 12 euro contro i 3,80 dei convogli regionali che saranno soppressi. Il tutto per “risparmiare”, mentre ancora si prevede di spendere 2 miliardi di euro per una linea Tav Brescia-Verona – afferma il comitato – che con i suoi cantieri occuperà il basso Garda per 10 anni con un forte impatto su turismo, agricoltura, ambiente e viabilità». Sono le ben note motivazioni del «no» alla Tav sul Garda, ampiamente condivise sul territorio. Se non l’opzione-zero chiesta dai «No Tav», una revisione (o la traslazione) del tracciato è stata chiesta dai Comuni di Desenzano, Lonato, Calcinato e Sirmione, dal Consiglio provinciale di Brescia, da due mozioni in Consiglio regionale, da parlamentari di tutti gli schieramenti, da una mozione approvata a Roma in Commissione trasporti sin dal 2010: «Impatto insostenibile per il Garda» è il coro unanime, da sinistra a destra, dai leghisti agli agricoltori. EPPURE il progetto è fermo solo per mancanza di fondi: formalmente resta valido così. Se nulla cambia, dal 2016 si parte. Nonostante la diffusa contrarietà e le significative criticità del progetto.  Come uscirne? L’onorevole Luigi Lacquaniti, deputato desenzanese di Sel, commenta con distacco l’affissione dei 250 manifesti. Ma lancia a sua volta un monito: «La Tav Brescia-Verona è un nodo che prima o poi verrà al pettine: meglio affrontarlo prima. Giusto tenere desta l’attenzione dei cittadini. Ma ancor più che di comitati, c’è la necessità di un’assunzione di responsabilità da parte della politica e delle istituzioni. Il Garda non è la Val Susa – sottolinea Lacquaniti – ma è necessario che la politica prenda coraggio e che una soluzione sia trovata da parte delle istituzioni». V.R.

 

Articolo tratto da: http://www.bresciaoggi.it/stories/dalla_home/552322_spuntano_250_manifesti_no_tavla_nostra_terra__in_pericolo/

Ministro dell’ambiente Orlando a Brescia!

Domani il Ministro dell’ambiente Andrea Orlando sarà a Brescia per incontrare il Sindaco Emilio Del Bono e i rappresentanti dei vari comitati.

Partecipiamo numerosi per ricordargli quali sono le priorità della nostra città!
VI ASPETTIAMO ALLE 10:30 IN PIAZZA LOGGIA!!!!!

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Vorremmo ricordare al Ministro Orlando e a tutti i nostri concittadini che a Brescia tra le problematiche ambientali non c’è solo il PCB….i bresciani devono svegliarsi, iniziare a lottare concretamente per tutte le nocività che rovinano il nostro territorio, rovineranno la nostra salute e il nostro futuro!

E’ ora di dire BASTA ai giochi di potere, agli interessi di pochi a discapito nostro!

E la TAV a Brescia è proprio l’esempio eclatante dello spreco di denaro pubblico e dei danni ambientali e sociali causati da opere inutili per arricchire pochi!

Se non con Marta quando? Se toccano una toccano tutte!

Come donne non possiamo tacere.
Non possiamo tollerare che la terra, gli uomini e le donne continuino ad essere violati. Non possiamo più sopportare che la vita e i bisogni di tutte e di tutti siano travolti dall’arroganza dei pochi che su questo possono lucrare.
Un arroganza che si crede onnipotente, che pensa di poter travolgere i corpi e le vite delle donne e degli uomini, con la violenza delle armi, prima, con quella degli insulti e della denigrazione e delle menzogne, poi.

Per Marta e i feriti della Val Susa esigiamo giustizia. Per le donne violate esigiamo rispetto. Se il carnefice è pagato dallo Stato ne esigiamo di più.
#senonconmartaquando#setoccanounatoccanotutte

 

TAV in Spagna: deraglia treno a Santiago di Compostela

Mandiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime dell’incidente di ieri in Spagna.

NO TAV BRESCIA

 

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SANTIAGO DI COMPOSTELA – Sono drammatiche le prime immagini che giungono dalla Spagna dell’incidente ferroviario avvenuto a Santiago di Compostela. A deragliare, stando alla prime informazioni, un treno ad alta velocità.

I soccorritori sono al lavoro con tutti i mezzi disponibili. L’incidente è avvenuto in ingresso alla stazione di Santiago de Compostela. Il treno copriva la linea tra Madrid e Ferrol, in Galizia. Foto sopra tratta da lavoxdegalicia

Il bilancio si aggrava con il passare dei minuti. I soccorritori riferiscono di almeno 37 morti. Ma risultano già anche 50 feriti in condizioni. A bordo del treno c’erano almeno 200 persone. E’ stato attivato il numero d’emergenza 981 551 100 per i familiari.

Testimoni sul posto riferiscono di aver sentito un boato tremendo e poi aver visto una colonna di fumo. Alcune fonti riferiscono di un’esplosione udita poco prima del deragliamento. Da accertare cosa sia accaduto.

L’incidente è avvenuto alle 20.42. Il treno è un convoglio di nuova generazione ad alta velocità, la “TAV” spagnola.

 

Articolo tratto da: http://www.youreporternews.it/2013/incidente-ferroviario-spagna-deraglia-treno-a-santiago-di-compostela/

Tav a Brescia….la lotta continua.

Ecco le parole, dopo un anno dalla scoperta, di due delle abitanti di Via Toscana, via che verrà toccata da espropri e abbattimenti per fare posto alla TAV nella nostra città.

Un anno fa la nostra vita è stata stravolta completamente dalla notizia del futuro esproprio e abbattimento della nostra casa. 
La casa in cui siamo nate, cresciute e abbiamo vissuto molti dei momenti più belli della nostra vita con le persone a cui teniamo. 
La casa in cui abbiamo imparato tutto e siamo diventate le persone che siamo. La casa in cui non sono i mattoni che contano, la grandezza delle stanze, la disposizione delle finestre…ma dove sono i ricordi, i sentimenti, le persone che abitano in parte a noi a renderla CASA.
In quest’anno fatto di grandissime sofferenze, sforzi, sacrifici e scelte abbiamo però avuto in parte delle persone meravigliose, delle grandi scoperte che hanno arricchito la nostra vita e reso meno difficile questa brutta vicenda. 
Ce ne sono poi state molte che ci hanno fin da subito girato le spalle, che se ne sono fregate dei sentimenti e degli ideali e non hanno capito cosa stessimo provando in tutto ciò. 
Dopo un anno fa ancora male sapere che per un qualcosa di inutile e dannoso, che per i guadagni di pochi noi perderemo una cosa così importante per noi, una certezza, una sicurezza che tutti dovrebbero avere il diritto di avere. E non è solo questo che ci fa male; anche se la nostra casa non venisse toccata questo progetto troverebbe il nostro totale dissenso, sia qui che ovunque. 
Ci dispiace che molte persone che credono nelle nostre stesse cose per diversi motivi abbiano deciso di lasciarci soli davanti a questo “mostro” che ci ha completamente travolti. Non li capiamo e non li capiremo mai. Forse, e diciamo forse, se loro ci fossero stati le cose sarebbero potute andare diversamente…ma non lo possiamo sapere. 
Noi, nonostante la sofferenza, abbiamo cercato di fare tutto quello che era in nostro potere e che eravamo in grado di fare, aiutate e supportate da quelle persone splendide che abbiamo scoperto e da chi, molto spesso inaspettatamente, ha preso a cuore questo problema.
Sono passati 365 giorni e l’unica certezza che abbiamo è che questa casa tra qualche mese ci verrà portata via. E poi….poi nessuno lo sa.
Tra qualche mese non sappiamo che ne sarà di noi…non sappiamo che ne sarà delle nostre vecchiette che ci hanno visto crescere, non sappiamo nulla…e fa male non sapere. Fa male sopratutto perchè non è una nostra scelta questo cambiamento. 
Sappiamo però che noi non smetteremo di lottare per le poche cose in cui potremo cambiare qualcosa, non smetteremo di credere che informando le persone il futuro possa cambiare. Non è facile non smettere di farlo, ma ci proveremo. La lotta continua. 

Grazie a chi ha lottato, lotta e lotterà con noi.

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