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Tutte le notizie del Gruppo NoTAV Brescia

I NO TAV BRESCIA ALLA MANIFESTAZIONE IN VAL DI SUSA

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Invitati a fare un intervento in Piazza d’Armi a Susa al termine del corteo:

“Ciao a tutti e tutte, siamo del Comitato No Tav di Brescia. Come molti sapranno il Tav passerà anche per la nostra città. Stiamo parlando del lotto Treviglio-Brescia ormai in costruzione avviata e alle porte della città e del lotto Brescia – Verona in fase di progettazione, o meglio, in attesa solamente di finanziamento. Dovete sapere che il lotto Treviglio-Brescia non era nemmeno in progettazione, esiste esclusivamente perchè l’ha voluto l’ ex sindaco di Brescia Paolo Corsini, amico di partito, guarda caso, proprio della Lorenzetti. Il TAV è ormai arrivato alle porte della città è ha iniziato a far parlare di se concretamente dal luglio 2012, quando alcuni abitanti hanno scoperto leggendo un generico articolo di un quotidiano locale che le loro case sarebbero state espropriate e abbattute nel giro di un anno. Come è successo qui in valle ci siamo trovati ad affrontare l’enorme dramma di case, terreni, giardini spazzati via per far posto a quest’inutile opera. Luoghi costati i sacrifici di una vita e simbolo di sentimenti e emozioni vissute che fra qualche mese non esisteranno più. Nessuna amministrazione o ente competente ha avvisato la cittadinanza. Il difficile tessuto sociale bresciano, i forti interessi economici locali e comunali hanno fatto si che questo progetto passasse in sordina e la cittadinanza si trovasse impreparata ad affrontare tutto questo. Da circa un anno, anche nel nostro territorio, è iniziata una lotta concreta per informare la popolazione sull’ impatto del TAV nella nostra città, sulla criminosità del progetto, sugli sprechi che ci stanno dietro ritrovandoci spesso a fronteggiare lo stereotipo mediatico costruito intorno ai NoTAV. Siamo stanchi dei tagli sempre più drastici che si abbattono anche sulla nostra città, affossando il sistema scolastico, sanitario, i servizi pubblici e sociali, e togliendo risorse preziose alla bonifica ambientale di un territorio come il nostro sull’ orlo del collasso ambientale. A Brescia si muore per l’inquinamento da Pcb, dell’inceneritore e delle discariche. E come utilizzano i nostri soldi? Costruendoci la BreBeMi, una metropolitana, il Tav e raccontandoci che per le bonifiche non ci sono i fondi! A Brescia non ci facciamo mancare nulla, nemmeno le infiltrazione mafiose, accertate anche nei cantieri Tav. Per questi motivi vogliamo che questo inutile e criminoso spreco abbia fine e che il TAV non prosegua il suo percorso verso Verona. Siamo quindi qui oggi per sostenere la lotta, nella vostra terra, per dire no alla militarizzazione della valle, per opporci alla disinformazione dei media, per difendere il nostro futuro…perché la vostra lotta è anche la nostra!”

COSTRUIAMO ANCHE A BRESCIA UN’OPPOSIZIONE AL TAV!

Ormai ci siamo, il 2014 sarà l’anno dell’inaugurazione dei cantieri TAV anche nella città di Brescia.locandina1
I cantieri della tratta Treviglio – Brescia al momento sono fermi in via Roncadelle, dove sono stati realizzati gli espropri. Se il tracciato che la nuova linea ferroviaria seguirà in città, è ormai abbastanza chiaro, ancora poco si sa su quali saranno le modalità in cui verranno condotti i lavori.

Quale sarà la futura condizione delle molte persone “murate”ed espropriate, in vera e propria balia di Italferr?

Ancora più sfocata e incerta è, inoltre, la tratta Brescia – Verona. Nell’ultima legge di stabilità è contenuto un emendamento che prevede un finanziamento a pioggia di 1,6 miliardi di euro per rendere esecutivi i progetti preliminari fermi al 1993. Il controverso progetto prevede il passaggio della linea ferroviaria al di sotto delle colline moreniche, con un tunnel che devasterebbe l’anfiteatro morenico e metterebbe a rischio una fetta consistente della produzione del Lugana.

Non si conosce nemmeno in che modo la linea uscirà dalla città, e quali comuni dell’hinterland saranno colpiti da nuovi espropri e abbattimenti.L’inizio della cantierizzazione è previsto per il 2016. Si parla inoltre di oltre 4 miliardi di euro spesi solamente per le due tratte che coinvolgono la provincia di Brescia. Soldi presi dai tagli al trasporto pubblico, come successo per i regionali veloci Milano-Venezia. Tagli al mondo della formazione, all’edilizia scolastica, alla sanità, al welfare. Soldi che servirebbero a finanziare le politiche sociali, a ristrutturare gli edifici scolastici e pubblici, a rendere più accessibile l’assistenza sanitaria, a migliorare la mobilità locale e a finanziare progetti di bonifica ambientale, come il sito Caffaro e le discariche. SOLDI PER RIDARE UN FUTURO AL NOSTRO TERRITORIO!

Sono le stesse logiche speculative che hanno prodotto la crisi, infatti, a giustificare la realizzazione di quest’opera e a sostenere quest’enorme montatura che copre i soliti intrallazzi tra politica e imprese mafiose. Per questo motivo ci auspichiamo che a Brescia e provincia si avvii una riflessione attorno a quest’ opera e nasca una forte opposizione alla sua realizzazione.

Invitiamo tutti a partecipare per decidere assieme come costruire una lotta NO TAV al passaggio dell’alta velocità a Brescia.

LUNEDì 18 ALLE 10:30 – PIAZZA LOGGIA – BRESCIA
Saremo presenti sotto la Loggia a Brescia in occasione di un primo incontro tra Italferr e il sindaco Del Bono. Vogliamo ribadire la nostra assoluta contrarietà all’opera, vogliamo che si faccia chiarezza rispetto al tracciato cittadino e chiarezza circa la situazione dei cittadini che subiranno la vicinanza dei cantieri.

DOMENICA 24 ALLE 15:00 – PIAZZA MALVEZZI – DESENZANO
per sostenere il presidio dei comitati NoTav Basso Garda – Alto Mantovano per fermare la devastazione ambientale di questo territorio.

Il Tav è purtroppo già a Brescia, pretendiamo che da qui non esca!

Seguite l’evento fb: https://www.facebook.com/events/426979287424664/?source=1

 

La nostra lotta, la lotta di tutti, la lotta per tutti!

Il 16 novembre, ci saranno in contemporanea in Italia due grandi manifestazioni e momenti di lotta: a Susa una marcia pacifica per ribadire il diritto ad opporsi al TAV senza venire criminalizzati e contro l’occupazione militare della Valle, e a Napoli, capitale immorale della Terra dei fuochi, una grande manifestazione contro il biocidio mafioso di quella e di tutte le terre.

La data comune del 16 novembre segna – purtroppo per i potenti ed i lobbysti italiani – una nuovo unione, fra il Movimento più di lunga data (il NOTAV) e quello più nuovo e nella più grave emergenza (la Terra dei Fuochi). L’unione non è semplice solidarietà, ma è consapevolezza delle radici comuni di queste lotte: no alla distruzione ed avvelenamento del bene comune terra, no alla mafia delle grandi e piccole opere, no al furto del denaro pubblico.

Il popolo NOTAV consegna idealmente al popolo della Terra dei Fuochi ed ai terremotati e senza casa dell’Aquila un grande assegno da 26 miliardi di euro. E’ una cifra simbolica (e anche l’assegno perchè alle banche non diamo un soldo!), dato che il TAV, se fosse costruito, costerebbe probabilmente assai di più. Ma dalla Valsusa la sua gente si impegna a lottare affinché quei soldi pubblci non vadano sperperati in un’opera inutile, dannosa e mafiosa. Sta al popolo dell’Aquila e della Terra dei Fuochi, così come tutte le altre realtà in lotta alle quali questo Stato scellerato sottrae i propri stessi soldi negando le risorse pubbliche, a passare all’incasso a Roma.

Non vogliamo che l’Italia diventati tutta una grande opera inutile, dannosa e mafiosa: dobbiamo lottare per noi e per i nostri figli, per non essere ricordati come la generazione dei distruttori della Terra.

Unendo le lotte determinati e consapevoli che indietro non ci faranno più tornare.

 

Articolo tratto dahttp://www.notav.info

TANTE SOLITUDINI DIVENTANO VALANGA POTENTE

Nicoletta Dosio

“Le lotte non sono mai sole soprattutto se a combattere siamo in tanti”. Inizia cosi’ il suo intervento Nicoletta Dosio storica militante del Comitato popolare No Tav di Bussoleno in Val di Susa, ospite a Brescia di un dibattito organizzato in vista della marcia popolare di sabato 16 novembre. Nicoletta approfondisce una per una tutte le tematiche che sono alla base della lotta No Tav, sottolineando che le ragioni del Movimento hanno trovato riscontro in realtà anche molto lontane dalla “valle che resiste”, “in altre solitudini che insieme diventano potenza”.

Il 16 sarà soprattutto una manifestazione contro lo spreco di denaro pubblico, che deve essere usato diversamente. La TAV è un opera inutile e dannosa “che nega il futuro a tutti”. Toglie soldi alla sanità “con presidi ospedalieri che chiudono o vengono negati là dove servono”. E’ un opera che provoca devastazione ambientale e non crea lavoro come vogliono farci credere. Solo lavoro temporaneo e insicuro. Provoca danni alla salute delle persone perchè il “buco” libera amianto e uranio contenuto nella montagna. “Ruba” l’acqua alle comunità: nel migliore dei casi ne provoca lo spostamento, nel peggiore la inquina. Toglie risorse al servizio pubblico locale: già 26 linee destinate ai pendolari sono state tagliate, di cui 13 solo in Piemonte. Tutto è iniziato con la privatizzazione delle ferrovie cominciata nei primi anni novanta. Ma sono ancora i contribuenti a pagare il costo maggiore del “disservizio pubblico”. Secondo le stime del mensile Altreconomia (vedi numero di novembre 2013), dal 2006 a oggi, lo Stato italiano ha garantito alle Ferrovie dello Stato 45 miliardi di euro, tra finanziamenti per realizzare gli investimenti e trasferimenti alle Regioni per “pagare” i treni del trasporto regionale, utilizzato ogni giorno da circa 3 milioni di pendolari. Ma evidentemente non basta: otto treni che collegano Lombardia e Veneto saranno tagliati. La maggior parte dei fondi è destinata infatti all’alta velocità, anche se questa è utilizzata in percentuali decisamente minori rispetto al resto della rete ferroviaria.

Nicoletta ricorda che la manifestazione del 16 è anche per dire No Tav = No Mafia sottolineando come il sistema degli appalti in Italia favorisca l’infiltrazione delle cosche nei cantieri dell’alta velocità, spesso utilizzati per smaltire rifiuti tossici e pericolosi in maniera del tutto illegale. Ma non solo. Il 16 si manifesta anche contro la militarizzazione della valle. Ormai sono oltre un migliaio gli uomini in divisa che stazionano permanentemente, giorno e notte, attorno ai cantieri, rendendo difficile e difficoltosa la mobilità delle persone residenti in Val di Susa. La lotta è diventata solo una questione di ordine pubblico.

“Questo non è più il momento della concertazione ma è il momento del conflitto” dice Nicoletta nel ricordare l’importanza delle due giornate di lotta del 18 e 19 ottobre scorsi a Roma. In quelle giornate si sono incontrate non “una sommatoria di sigle” ma realtà sociali “presenti sul territorio che si muovono per il cambiamento ora e adesso”. Bisogna sapersi organizzare, impedire che il movimento venga messo in un angolo e avere anche fiducia nelle nuove generazioni. La lotta è una responsabilità collettiva e ora che abbiamo ritrovato la “socialità” bisogna andare avanti. “Solo così tante solitudini diventano valanga potente”.

Dopo il 16 ci sara’ il 20, rilancia Nicoletta, quando a Roma verrà ratificato l’accordo Italia- Francia e si discuterà della linea Torino – Lione, anche se la Corte dei Conti francese ha già detto di ritenere inutile quell’opera e che se ne riparlerà solo nel 2030. I No Tav ci saranno.

Domenica 24 novembre: l’appuntamento è a Desenzano!

Fra le infrastrutture finanziate nella Legge di stabilità che il Governo sta per sottoporre al Parlamento c´è anche la tratta Brescia-Verona dell´alta velocità ferroviaria, quella che dovrebbe passare sulle colline moreniche del Garda.

Viene quindi convalidato il progetto preliminare del 1993: l’implacabile linea retta del Treno ad Alta Velocità si abbatterà sulle colline moreniche e sul lago di Garda non considerando:

– la pesante compromissione di un territorio unico: l’anfiteatro morenico del Garda;
– la distruzione di una consistente porzione di territorio, oggi importante distretto economico agricolo di eccellenza per la produzione del Lugana. (20% della superficie destinata a vitigno);
– il problema idrogeologico che si verrebbe a creare;
– la scure che si abbatterebbe sul contesto economico e turistico del basso Garda con un cantiere che causerebbe disagi e limiterebbe l’economia turistica dei luoghi per almeno un decennio;
– il parere contrario espresso dalla Corte dei Conti il 7 Luglio 2011 “….l’opera PREGIUDICA L’EQUITA’ INTERGENERAZIONALE, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) i vantaggi ipotetici goduti da quelle attuali.

E, più in generale, non considerando che la profonda e pesante crisi che ha investito l’Italia chiede investimenti in ben altri settori. Il tasso di disoccupati e povertà che ci vede fra i primi posti della classifica europea lo impone.

Il Coordinamento NO TAV Basso Garda-Alto Mantovano esprime ancora una volta il suo parere contrario ad un’opera ormai dimostrata inutile (350 pareri di massimi esperti, retromarcia” degli altri Paesi coinvolti) e troppo onerosa per l’attuale situazione economica italiana.

Il Coordinamento sostiene con forza che il potenziamento della linea esistente rappresenta la soluzione meglio realizzabile in termini di tempi e di costi decisamente molto inferiori a qualsiasi altra opzione (Comunità Europea – Gazzetta Ufficiale CEE n. L 228/1 del 9.9.1996: sollecitare il riassetto delle vie ferroviarie esistenti evitando di creare nuovi corridoi di disturbo in siti intatti). Qualunque ipotesi di trasferimento a sud del tracciato ci trova contrari in quanto vorrebbe dire trasferire altrove i problemi che si creerebbero sul Garda.

Preso atto che la maggior parte delle Amministrazioni che si troveranno coinvolte nel passaggio del TAV hanno espresso parere negativo, il Coordinamento NO TAV invita i Sindaci ad adoperarsi affinché il problema venga portato a conoscenza di tutti gli abitanti dei luoghi interessati, visto che la maggior parte della popolazione è ignara di ciò che sta capitando sul proprio territorio.

Il Coordinamento continuerà il suo lavoro di informazione con gazebi e con un presidio indetto per il 24 novembre in Piazza Malvezzi a Desenzano del Garda dalle ore 15 alle ore 18.

Coordinamento NO TAV Basso Garda – Alto Mantovano

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L’enclave di Cociv ad Arquata

Dopo la grande giornata di Domenica scorsa, a incominciare da ieri gli operai del Cociv sono tornati all’opera, scortati come sempre da un imponente dispiegamento di forze dell’ordine pagate coi soldi delle tasse dei cittadini. E come quasi sempre accade lo hanno fatto, ancora una volta, nell’illegalità, scaricando una macchina operatrice non targata al di fuori del cantiere vista la difficoltà a passare nella strada di accesso a Radimero. Ricordiamo che se un mezzo è privo di targa non può circolare sulle strade, ma alle rimostranze degli attivisti del comitato presenti al presidio è stato risposto con un generico controlleremo. Ai signori del Cociv è evidentemente permesso fare quello che ad ogni cittadino verrebbe proibito e porterebbe, come minimo, ad una multa salatissima da dover pagare.

Come era facile immaginare la prima cosa che gli operai hanno fatto è stata di ripristinare la recinzione di cantiere. Non più rete arancione ma rete verde alta un metro e ottanta con cavi di acciaio e pali in ferro ben piantati nel terreno a correre lungo tutto il perimetro dell’area al confine col Presidio No Tav – Terzo Valico. A corredo di questo, quando è calato il buio, è stata accesa una torre faro per illuminare il cantiere a giorno e una guardia giurata ha passato la notte all’interno delle reti. Resistono invece per il momento gli alberi piantati Domenica da decine di giardinieri del movimento, mentre altri sono stati nuovamente abbattuti dalla furia devastatrice dei costruttori del Terzo Valico.

Sarà l’assemblea popolare indetta dal comitato di Arquata presso la Soms, Venerdì sera alle ore 21, il momento in cui decidere come procedere la mobilitazione contro la costruzione della grande opera. Il clima che si respira in paese è dei migliori, nonostante il palese inizio di militarizzazione. Certamente la giornata di Domenica ha contribuito a far crescere il consenso nei confronti del movimento e ha dimostrato ancora una volta la forza e l’intelligenza di cui sono capaci i cittadini che stanno difendendo con tanta passione la propria terra dalla distruzione.

Ricordiamo solo che tutto sta avvenendo esclusivamente per permettere il taglio di alberi e la bonifica da ordigni bellici, considerato che Cociv non è ancora autorizzato a svolgere nessun lavoro di scavo. Per fare questo da Martedì scorso decine di appartenenti alle forze dell’ordine sono impegnati ad Arquata e il cantiere di Radimero si sta lentamente, ma inesorabilmente, trasformando in un fortino. Chissà se un giorno come in Valsusa arriveranno grate in ferro, filo spinato e militari di ritorno dai teatri di guerra. Intanto gli arquatesi, muniti di mascherine per l’amianto, dovranno mettersi in fila con le taniche per prelevare acqua potabile dalle autobotti. Questo è quello che loro chiamano progresso. Questa idea di progresso dovrà essere sconfitta.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=DQjVBOQRWa8

 

Articolo tratto dahttp://www.notavterzovalico.info/2013/11/12/lenclave-di-cociv-ad-arquata/

I No Tav Brescia partecipano alla manifestazione di Arquata (AL) per difendere tutt* insieme la nostra terra!

Quella di ieri è stata una giornata molto importante per tutto il movimento No Tav e per la comunità di Arquata, comune nella provincia di Alessandria in Piemonte, in lotta contro il Terzo Valico. A nemmeno 24 ore dalla grande manifestazione a Pontedecimo in Valpolcevera, ieri erano presenti quasi 500 persone fra arquatesi e attivisti dei diversi comitati, scesi in piazza percorrendo le strade dell’ultimo comune piemontese al confine con la Liguria, fino al Presidio No Tav Terzo Valico di Radimero.

L’evento di ieri è stato organizzato velocemente, in risposta al fatto che la scorsa settimana nella mattinata di martedì 5 novembre Cociv (consorzio nato nel 1991, subcontraente generale di TAV SpA per la progettazione e la costruzione della Linea Ferroviaria ad Alta Velocità Tortona/Novi Ligure Genova) ha preso possesso di un’area che secondo i loro piani dovrebbe diventare il cantiere dove portare la “talpa” per iniziare lo scavo del tunnel di valico, tunnel lungo quasi 40 Km per la linea Genova-Tortona. Il terreno in questione, che dovrebbe essere interessato dai lavori, è, ad oggi, per metà stato espropriato e stato acquistato da Cociv, mentre per l’altra metà la proprietaria ha deciso di non scendere a patti e di lasciare il terreno ai comitati No Tav. E’  proprio in questo terreno che il comitato No Tav Terzo Valico ha costruito un presidio permanente.

La società che si occupa dei lavori con la presa di possesso dell’area espropriata ha iniziato a recintare la zona, disboscando e spianando il terreno. È proprio questo il terreno che ieri tutti i partecipanti alla manifestazione sono andati a liberare , liberandolo dalle reti e piantando nuovi alberi per riprenderne possesso e  ricollegarlo all’altra area non ancora espropriata diventata luogo simbolo del movimento, di aggregazione, discussione e lotta.

Presenti ieri da diverse realtà No Tav: da Alessandria, Genova, Pontedecimo, Tortona, fino a Brescia.

Provenienti da Ponte Decimo incontriamo alcuni attivisti presenti dopo la manifestazione di sabato, giornata molto importante per il Terzo Valico che ha visto presenti più di un migliaio di persone, e presenti anche ieri lanciando il messaggio di ritrovare la bellezza della nostra terra ribellandosi e liberandola.

Sono gli stessi cittadini di Arquata a raccontarci che la gente del paese sostiene il gruppo che sta lavorando contro il Terzo Valico perché tutto il paese è contrario a quest’opera. Il paese infatti è molto partecipativo, sono quasi tutti solidali con i movimenti locali, senza nessun tipo di contrapposizione.

Il movimento si oppone con tutti i mezzi che ha: iniziando dall’opposizione popolare cercando di aumentare il consenso, studiando i progetti e informando i cittadini. Ed è proprio di informazione che ieri abbiamo parlato con diverse persone.

Un rappresentate del Comitato Studentesco contro il Terzo Valico ci spiega che la prima preoccupazione all’interno delle scuole è quello di fare informazione anche perché, da parte di chi vuole quest’opera, non sono mai state spiegate le motivazioni e i vantaggi, mentre da parte di chi si oppone l’informazione viene fatta quotidianamente. I movimenti studenteschi stanno quindi negli anni cercando di far prendere una posizione ai loro coetanei, consci del fatto che i lavori inizieranno ora, ma, le generazioni più colpite saranno proprio le loro in futuro.

Un Consigliere comunale di Serravalle Scrivia ci dice, invece, che bisogna protestare contro il Terzo Valico perché è un opera ormai fuori dal tempo, che risale a 20 anni fa e quindi è decontestualizzata dalla situazione economica che stiamo affrontando. È un progetto costosissimo, finanziato solo in piccola parte, con grosse incognite sulla realizzazione globale dell’opera.

Parlando poi con un giovane abitante che si occupa di comunicazione capiamo subito che il problema alla base è che non viene fatto conoscere alle persone quello che si sta facendo e che sta succedendo nei loro territori, nemmeno da chi fa e si occupa del progetto. Non si hanno informazioni da chi decide di costruire quest’opera, e anche dopo ripetute richieste, con le lentezze burocratiche del caso, si incappa in personale non preparato a rispondere ai quesiti posti. Si parla ancor ‘oggi di un progetto iniziale, che potremmo definire “ideale”, non specificando invece nella realtà d’oggigiorno il progetto “reale”. E ovviamente da parte di chi dice “sì” al TAV viene tralasciata ogni risposta riguardante la risoluzione ai problemi che i No Tav sollevano.

La gente del posto è quindi arrivata alle informazioni tramite i giornali e i comitati che si oppongono a quest’opera; e dal momento che la stessa situazione si verifica ovunque, compresa la nostra città di Brescia, capiamo che il non parlarne è quindi una tattica, che sfrutta l’indifferenza delle persone verso determinate tematiche.

Inoltre come ripetuto da tutti i presenti ieri, quest’opera prevede modificazioni sostanziali del loro territorio senza alzare il livello di vivibilità e benessere, senza dare opportunità di lavoro nella loro zona, togliendo invece molto da un punto di vista ambientale e strutturale e mettendo a serio rischio la salute di tutti.

Ed è proprio la salute uno dei punti forti su cui basano la loro lotta ad Arquata: come ci racconta un membro del Comitato No Tav di Arquata, per anni e anni, Cociv ha infatti negato la presenza di amianto nelle zone interessate da lavori, e anche ora che non negano più la presenza di questo minerale, non rivelano pubblicante in che misura sia presente; dichiarano però di essere in grado di movimentarlo. Una contraddizione assai paradossale. La presenza di amianto è stata documentata dell’Arpa, da studi fatti per conto di Enel Green Power che voleva realizzare in queste zone un parco eolico. I dati delle analisi chimiche che si hanno parlano di concentrazioni di amianto di 250 g su 1 kg di roccia, quindi ¼ di questa terra è rappresentata da amianto. Concentrazioni altissime, dove il massimo di legge è 1 grammo per kg quindi qui sono 200 volte superiori ai limiti ed è proprio questa concentrazione altissima che fa si che questo sia considerato terreno pericoloso e rifiuto speciale. Detto questo è ovvio che, una volta estratti, i detriti dovrebbero andare in discariche apposite (probabilmente in Germania) portando quindi costi ulteriori che al momento non sono contemplati. Inoltre tutto l’amianto spostato verrebbe trasportato e depositato in zona Libarna e in altre cave della provincia, in camion non adatti al trasporto di rifiuti speciali e che rilascerebbero quindi amianto lungo il tragitto.

Se consideriamo che già il costo dell’opera è di 6,2 miliardi e, in questo preventivo non è stata presa in considerazione la presenza dell’amianto, si parla alla fine dei conti quasi di tirplicare il costo stesso se devono essere messe in atto le misure di smaltimento di questa pericolosissima sostanza.  Ma di questo ovviamente Cociv non parla, nemmeno quando dice di essere in grado di movimentarlo.

Tutti gli abitanti del posto parlano con timore di questo “mostro” chiamato amianto, perché tutti conoscono bene il pericolo di questo con la storia dell’Eternit di Casale. Per chi non lo sapesse infatti benchè sin dal 1962 fosse noto in tutto il mondo che la povere di amianto, generato dall’usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico, in diverse città tra cui Casale Monferrato in provincia di Alessandria, la Eternit continuò a produrre manufatti, tentando di mantenere i propri operai in uno stato di totale ignoranza circa i danni (soprattutto a lungo termine) che le fibre di amianto provocano, al fine di prolungare l’attività dello stabilimento e quindi accrescere i profitti.

Nella zona di Casale Monferrato e nell’intera Provincia di Alessandria si contano migliaia di morti per esposizione ad amianto, morti avvenute perlopiù in silenzio. Ma i morti continueranno ad aumentare considerando che la malattia ha un periodo di incubazione di circa 30 anni e lo stabilimento disperdeva con dei potenti aeratori la polvere in tutta la città, contaminando anche le persone non legate alle attività produttive dell’Eternit.

E non sono solo questi i danni che i No Tav locali accusano: hanno paura di problemi dovuti al traffico dovuto ai lavori e soprattutto sono consapevoli del fatto che quando inizieranno a scavare per fare i lavori, dovranno passare sotto le sorgenti, interrompendole. Questo comporterebbe che in alcune zone si riuscirebbe ad utilizzare un acquedotto alternativo, anche se di minore qualità, mentre ,ad esempio Arquata, per tre anni, o forse più, rimarrebbe senza acquedotto e gli abitanti sarebbero costretti ad utilizzare autobotti. E tutto questo per costruire un opera che porterebbe un eventuale risparmio di una decina di minuti rispetto ai mezzi attualmente disponibili, considerando tra l’altro che le linee attuali sono già due e sono sottoutilizzate.  Basterebbe quindi potenziare quelle esistenti senza costruire quest’opera esageratamente costosa, che porterà danni ambientali e alla salute non indifferenti!

Durante la giornata di ieri, dove alcuni esponenti del gruppo No Tav Brescia hanno preso parte, il morale era alto, c’è tanta determinazione e la convinzione di essere dalla parte giusta. Tutti questi fattori hanno fatto sì che arrivati alle reti arancioni venisse fatto ciò che fosse giusto fare: abbattere quelle reti e ripiantare una decina di alberi laddove erano stati tagliati. È stato un momento molto emozionante, sia per gli abitanti del luogo sia per chi veniva da lontano, un gesto semplice ma pieno di significato. Un gesto che ha fatto sentire tutti più uniti alla propria terra, lasciando trapelare il messaggio che è proprio il ribellarsi a queste imposizioni che ci potrà far sconfiggere chi vuole distruggere Arquata e gli altri territori interessati dal progetto TAV.

Per quanto riguarda Arquata bisognerà vedere cosa succederà in futuro: nel frattempo proseguirà giorno e notte la presenza degli attivisti del comitato No Tav  Terzo Valico al presidio di Radimero.

I No Tav di Arquata lanciano inoltre come prossimo appuntamento quello nella serata di venerdì 15 Novembre alle 21:00 alla SOMS di Arquata Scrivia, in Piazza Vittorio Veneto n.1, dove si terrà un’assemblea popolare per decidere insieme i prossimi passi di mobilitazione, assemblea dove è stata invitata tutta la cittadinanza, amministratori pubblici compresi, per difendere la salute, soprattutto delle prossime generazioni, dal rischio amianto, per difendere gli acquedotti e le sorgenti dalla distruzione e per sostenere tutti insieme questa grande lotta. Incontro al quale seguirà, dopo qualche ora la partenza per la grande manifestazione in Val di Susa del 16 novembre. Questo ci fa capire come a questo susseguirsi continuo di impegni si può far fronte solo ed esclusivamente grazie alla generosità di centinaia di donne e uomini che in questa lotta stanno mettendo il cuore.

E come hanno dichiarato gli attivisti locali che abbiamo incontrato, oggi il movimento è più forte. Oltre quelle reti arancioni, ieri ha trovato dignità, generosità, condivisione e una nuova conferma che questa lotta sarà dura ma bisogna assolutamente vincerla.

Per difendere la propria terra, il proprio presente e il futuro dei propri figli!

Intervista a Eugenio del Comitato No Tav Terzo Valico VN870615

Intervista a Giovanni del Comitato Studentesco No Tav Terzo Valico VN870616

Intervista a Elio Pollero Consigliere Comunale di opposizione di Serravalle Scrivia VN870617

Intervista a Tiziana del Comitato No Tav Terzo Valico VN870618

Intervista a Marta di Alessandria VN870619

Intervista a un cittadino di Arquata VN870620

Intervista a Francesco (Ingegnere) VN870621

Intervento prima dell’inizio della manifestazione VN870623

Intervento al presidio di Radimero VN870627

Intervento al presidio di Radimero VN870629

Intervista a Francesco del Comitato No Tav Terzo Valico di Pontedecimo VN870631

Intervista a Frescesco del Comitato No Tav Terzo Valico Val Lemme e Tortona VN870632

Intervista a Diego Cambiaso, laureando in Giornalismo VN870633

16 Novembre in Val di Susa: pullman da Brescia!

Da Brescia si stanno organizzando diversi pullman per raggiungere la Val di Susa per la manifestazione nazionale del 16 Novembre CONTRO LA DISTRUZIONE E L’OCCUPAZIONE MILITARE DELLA VALLE, per dire No al furto di denaro pubblico, contro la repressione politica, giudiziaria e mediatica del Movimento No Tav, per un lavoro utile e dignitoso, per ospedali scuole e trasporti efficienti e per la cura del territorio!

Rifondazione Comunista, C.s. 28 Maggio, Sinistra Anticapitalista e Ross@ organizzano i PULLMAN a partire da Brescia per raggiungere la Valle con ritrovo alle ore 13:00 a Susa in Piazza d’Armi!
Partenza: ore 8:30 dal C.s. 28 Maggio a Rovato ore 9:00 dal piazzale dell’IVECO a Brescia.
Il prezzo della trasferta è di 15 euro, con rientro in serata al termine della manifestazione.
Per informazioni e prenotazioni contattare: Attilio: 345-6528718 – Eugenia: 347-2548776

Magazzino 47, Ksl, Cua e “Diritti per tutti” organizzano la trasferta in pullman per raggiungere la lotta No Tav in val di Susa.
Ritrovo ore 9.00 al Magazzino 47 di via Industriale, 10 a Brescia.
Sottoscrizione: 15 euro. Per prenotazioni chiamare in Radio allo 030/45670.

TAV: assemblea pubblica verso la manifestazione NO TAV del 16 novembre

In preparazione alla manifestazione a Susa del 16 novembre, Rifondazione Comunista, C.s. 28 Maggio, Sinistra Anticapitalista e Ross@ propongono un’assemblea pubblica martedì 12 novembre alle ore 20:30 presso la sede Casa della Sinistra in via Eritrea 20 (vicino al BresciaOggi) a Brescia.

Si parlerà del TAV insieme a:
• Nicoletta Dosio ( No Tav Val Susa)
• Alcuni esponenti del gruppo No Tav Brescia e del Coordinamento No Tav del Basso Garda e delle Colline Moreniche
• Alcuni cittadini coinvolti direttamente da espropri per i lavori in via Roncadelle e via Toscana a Brescia

Invitiamo tutti a partecipare e condividere questa importante serata per continuare a fare informazione costruire una lotta insieme anche nella nostra città!

 

Tav: 400 soldati dall’ Afghanistan in Val Susa

 In Afghanistan, nella provincia di Herat, il rapporto è di 1 soldato ogni 517 abitanti. A Chiomonte su 931 residenti ci sono 415 soldati. Numeri che devono far riflettere. Con un’intervista su La Stampa, Claudio Graziano, capo di stato maggiore dell’Esercito, ha parlato della prossima missione di guerra dell’esercito: la Val Susa.

Dopo i Vespri Siciliani, quando l’esercito controllava il territorio dopo gli attentati mafiosi, e l’Afganistan, dove l’esercito italiano partecipa a una guerra, ecco che il capo di stato maggiore, guidato dal solito fan del militarizziamo/hanperso/schiacciamoli/arrestatelitutti Numa, parla della misisone in Valle come se niente fosse, come se fosse normale avere 400 soldati in missione in uan parte del territorio italiano.

I soldati che assumono compiti di polizia, esattamente come in un paese in guerra, che «operano in perfetta sintonia con le altre istituzioni dello Stato presenti in Valsusa, con i carabinieri e la polizia».

«Abbiamo destinato alla tutela del cantiere quattrocento soldati. I militari hanno acquisito le funzioni della polizia giudiziaria, con la possibilità di fermare persone che abbiano tenuto un comportamento illegale», ha detto. Sono tutti uomini di grande esperienza, che hanno prestato servizio all’estero, in Afghanistan, in altri scenari internazionali, alle prese con situazioni complesse e delicate. Ovviamente operano in perfetta sintonia con le altre istituzioni dello Stato presenti in Valsusa, con i carabinieri e la polizia, per tutte quelle funzioni connesse all’obiettivo da raggiungere, cioè la tutela del sito e la sicurezza di chi ci lavora».

Quindi tutto normale? 400 soldati a difendere quello che un territorio intero non vuole, 400 soldati armati di tutto punto per difendere il bancomat della politica.

 

Articolo tratto da: www.globalist.it