Archivi categoria: No Tav Italia

Gli articoli relativi agli articoli sul Movimento No Tav in Italia: Val Susa, Trentino, Mugello, Terzo Valico, Firenze…

Avevamo e abbiamo ragione, per questo vinceremo!

da notav.info

 Che avessimo ragione, lo sappiamo da sempre, probabilmente dall’inizio della nostra opposizione, quando ci consideravamo indiani, negli anni 90.

Questo non per arroganza o supponenza, ma perché ogni volta che abbiamo detto NO, lo abbiamo fatto sempre con il cuore, di una comunità che si difende, e con la testa, studiando e motivando ogni step di questo assurdo progetto.

Di recente il governo in via ufficiale ha detto (a modo proprio con una supercazzola), in un documento ufficiale che le previsioni sulle quali si è basato tutto il progetto erano sbagliate, troppo ottimiste e che non hanno tenuto conto del contesto storico (cioè almeno 20 anni di storia moderna).

“Non c’è dubbio, infatti, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni, che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza.

Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni e nessuna persona di buon senso ed in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni a suo tempo assunte potevano essere diverse.” http://www.presidioeuropa.net/blog/verifica-modello-di-esercizio-tratta-nazionale-25-settembre-2017/

Ci da ragione, ed è la seconda volta che avviene. La prima fu nel 2006, dopo che liberammo Venaus, e vista la nostra forza accumulata cercò un progetto in parte alternativo, spostando la tratta da una parte della Valle e rimodellando l’idea dei costi, arrivando a parlare di “tav low cost” (altra supercazzola).

Come in quel caso, così come ora, il partito unico del tav (si proprio così perché in oltre vent’anni di storia lo abbiamo visto formarsi, costituirsi e nutrirsi di fondi pubblici) si difende mischiando un po’ le carte, per tentare di essere ri-presentabile all’opinione pubblica e sottrarre consenso al movimento notav.

Ma sia chiaro: si difende attaccando. Per questo non cantiamo vittoria, ma prendiamo atto dell’ennesima strategia messa in atto da chi ha poco da proporre.

Non c’è una motivazione, di quelle usate in tutti questi anni da politici, tecnici o commissari di governo per portare avanti la Torino Lione. La tratta europea, l’idea iniziale, il progetto rivisto più volte è morto e sepolto sotto i colpi della crisi mondiale e dell’evoluzione ( o involuzione) dei commerci e dei trasporti. Non serve molto per capirlo.

Allora cosa serve fare per tornare presentabili? Ri-presentarsi al mondo come esperti e visionari, arrivando a sostenere che la linea Torino-Lione non ha senso oggi, ma in futuro ce lo avrà perché svilupperà nuovi traffici di merci, nuovi assi ferroviarie, nuove economie.

Balle, su balle! Ogni previsione è stata smentita e geni non ne abbiamo mai visti dalla parte dei tifosi del Tav. Al massimo azzeccagarbugli di bassa lega e venditori di fumo con stipendi garantiti, che l’unica capacità che hanno avuto è sempre stata quella di garantire flussi di denaro (e potere) verso i soliti amici, partiti, aziende o corporazioni che fossero.

Quindi no grazie! Delle vostre previsioni questo Paese ne fa a meno molto volentieri perché vediamo già i danni (e i morti) delle politiche sul trasporto in Italia, dove l’alta velocità passa davanti a tutto il sistema ferroviario generale, a discapito della maggioranza del Paese che usa il treno per muoversi tutti i giorni in condizioni di pericolo e degrado.

Quello che ci fa ancora più specie è l’arroganza con la quale questi signori candidamente sostengono: “ è vero è tutto fondato su studi errati, su previsioni sbagliate, ma lo facciamo lo stesso perché serve, e se ora non serve tanto, domani servirà”.

Ci sarebbe da vergognarsi, invece i vari commissari di governo e politici al seguito proseguono come se nulla fosse, perché alla fine dei conti non pagheranno mai per le responsabilità che hanno avuto in questa vicenda. A differenza nostra chiaramente, che veniamo condannati un giorno si e uno no, e siamo sempre dalla parte della ragione.

La Torino Lione, e molte altre tratte in qualche modo legate, come il Terzo Valico o la Brescia-Verona, sono progetti sovrastimati e palesemente “dopati” da ragioni politiche ed interessi particolari, vanno abbandonati e a buona parte dei sostenitori va chiesto il conto, in termini economici e sociali.

Da parte nostra, sappiamo di aver sempre avuto ragione, sia tecnicamente che politicamente, e sappiamo bene che l’unico argine alla devastazione ambientale ed economica, è rappresentato dalla lotta, la nostra, popolare e dal basso, e possiamo dirlo senza timori: alla fine vinceremo noi!

Alla fine il governo dà ragione al movimento No Tav

di Maurizio Pagliassotti  da Il Manifesto – Il caso. La presidenza del Consiglio: «Le previsioni di 10 anni fa smentite dai fatti». Valutazioni errate costate la più grave crisi tra lo Stato e vaste comunità. Ora si parla di «Low Cost»: il costo totale previsto per l’Italia è di 5,3 miliardi di euro .

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha recentemente pubblicato un documento dal titolo: «Adeguamento dell’asse ferroviario Torino – Lione. Verifica del modello di esercizio per la tratta nazionale lato Italia fase 1 – 2030». A pagina 58, si legge: «Non c’è dubbio, infatti, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni, che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza. Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni e nessuna persona di buon senso ed in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni a suo tempo assunte potevano essere diverse. Quello che è stato fatto nel presente documento ed interessa oggi è, invece, valutare se il contesto attuale, del quale fa parte la costruzione del nuovo tunnel di base, ma anche le profonde trasformazioni attivate dal programma TEN-T e dal IV pacchetto ferroviario, richiede e giustifica la costruzione delle opere complementari: queste infatti sono le scelte che saremo chiamati a prendere a breve. Proprio per la necessità di assumere queste decisioni in modo consapevole, dobbiamo liberarci dall’obbligo di difendere i contenuti analitici delle valutazioni fatte anni fa».

Se c’è la buona fede, c’è tutto. Non importa che quelle valutazioni errate siano costate la più grave, e irreversibile per molti aspetti, crisi tra una comunità vasta e lo Stato degli ultimi decenni.

MIGLIAIA DI PROCESSI, centinaia di arresti, scontri violenti, barricate, venticinque anni di lotta. Le parole del governo, che riconoscono pienamente le ragioni del movimento Notav – Il Tav è fuori scala – non generano in val Susa il minimo senso di soddisfazione, bensì un vasto sentimento di rabbia. Anche perché la conclusione del papello governativo che prende atto dell’assenza di traffico sulla direttrice est – ovest, trascende nell’atto di fede: non serve, ma si fa lo stesso.

MA DI QUANTO furono sbagliate le previsioni all’origine della Torino – Lione? Gli studi di LTF del 1999 prevedevano un incremento tra il 2000 e il 2010 del 100%, ovvero da dieci a venti milioni di tonnellate. Riviste nel 2004, a causa della chiusura del tunnel del monte Bianco che spostò sul Fréjus il traffico merci, ebbero una virile ascesa: da otto milioni del 2005 a quaranta (40) nel 2030. Questo perché le merci in transito verso l’Austria o la Svizzera sarebbero state attratte, chissà perché, dalla Torino – Lione. Oggi, dall’attuale tunnel del Fréjus, ammodernato solo pochi anni fa, passano tre milioni di tonnellate di merce. Se si sommano i flussi merce sull’autostrada parallela si arriva a tredici. Alla base della rivolta del territorio valsusino vi erano, e vi sono questi dati.

LA RESPONSABILITÀ sarebbe dell’Unione Europea che sbagliò i calcoli, par di capire dal documento governativo, ma ormai è tardi per tornare indietro. Chiosa enigmatica, perché al momento della Torino – Lione AV non esiste un solo metro, a meno che non si prenda in considerazione un piccolo tunnel geognostico costruito in val Clarea. Alberto Poggio, docente presso il Politecnico di Torino fa parte del gruppo di accademici che hanno contrastato sul piano scientifico la tratta Torino – Lione AV, commenta: «Sono parole, quelle del Governo, che provano l’approccio scientifico tenuto dal movimento Notav: non abbiamo mai avuto una posizione ideologicamente contraria. I nostri sono sempre stati studi corretti, che provano l’inutilità dell’opera. A maggior ragione oggi è momento per tornare indietro, non per andare avanti come se nulla fosse».

IL TUNNEL DI BASE costerà 9,6 miliardi di euro ripartiti tra Francia e Italia nella misura del 42,1% e del 57,9%, al netto del cofinanziamento UE che copre il 40% del costo complessivo. L’Italia quindi spenderà 3,6 miliardi di euro a cui si devono sommare 1,7 miliardi necessari per il potenziamento della linea storica: è il cosiddetto «Tav low cost ».

Pioltello: lettera aperta dai no tav ai pendolari

Si rincorrono le notizie e le speculazioni sull’ennesima tragedia che colpisce un treno pendolari.
Morti, feriti, futuri invalidi, vite bruciate nel tragitto quotidiano casa-lavoro o università.
Suona strana una lettera dai No Tav, abbiate pazienza, leggete queste poche righe e capirete che molto abbiamo in comune.

Per prima cosa possiamo serenamente dire che siamo dalla vostra parte e ci stringiamo insieme a voi in questi giorni di rabbia e dolore.
L’argomento è chiaro e semplice: i treni e le linee ferroviarie sulle quali questi corrono.
Sono infrastrutture pubbliche, costruite e gestite con soldi pubblici, in buona sostanza pagate da tutti e tutte noi con le tasse oltre a biglietti ed abbonamenti. Sia chiaro: nessuno regala nulla, chi paga siamo sempre noi.
Impossibile cercare le colpe di inefficienze ed aumenti in quella ragnatela burocratica di Stato-Regioni che ci si trova davanti ogni giorno.

Con il grafico che vi abbiamo allegato, di fonte chiara ed inequivocabile, si può però ammirare il protagonismo della classe “pendolare”.
5,5 milioni di persone che si muovono ogni giorno sui treni di cui il 96% su treni regionali e metropolitane e il 4% su treni interregionali e ad alta velocità.
Chiarito questo concetto dobbiamo insieme capire dove i nostri soldi finiscano e come vengano spesi.
Se analizziamo la complessa spesa ferroviaria scopriremo che la costruzione delle nuove linee ad alta velocità TAV assorbono invece il 90% delle risorse e solo il restante 10% viene dedicato alle “manutenzioni” delle linee pendolari. Nella spesa totale ovviamente inseriamo anche il costo dei biglietti che paghiamo.

Per fare alcuni esempi, la costruzione della linea TAV Treviglio-Brescia, inaugurata (non ancora terminata) nel dicembre 2016, costruita non lontano dall’incidente, lunga meno di 40 km, con un risparmio totale di una manciata di minuti sulla percorrenza, è costata più di 50 milioni di euro al chilometro.
Il Terzo Valico costerà complessivamente 6,2 miliardi di euro con un costo a chilometro di ben 134 milioni di euro.
Il Tav in Valsusa costerà complessivamente 9630,25 milioni di euro con un costo al chilometro di ben 167,5 milioni di euro a km (delibera CIPE 67/2017).
Il Tav Brescia-Verona ha un costo di 54 milioni al km, costo preventivato mancando ancora il progetto definitivo completo.

Stiamo parlando di opere inutili prive di seri studi sul rapporto costi/benefici. Opere devastanti per i nostri territori che mettono a repentaglio la nostra salute e quella dei nostri figli.
Opere contro cui ci battiamo da anni e che sarebbero totalmente prive di senso anche se avessero un costo medio in linea con gli altri paesi europei (10 milioni di euro al km in Francia e 9 milioni di euro al km in Spagna).
Ci pare pertanto chiaro che la vera ragione per cui si investe moltissimo in alta velocità nulla ha a che fare con l’esigenza di ammodernare il paese, ma se mai con quella di ingrassare le tasche già gonfie delle grandi azienze costruttrici molto spesso implicate in gravissimi scandali.

La scoperta per molti di voi sarà a dir poco agghiacciante, dopo aver visto la “zeppa” di legno posta sotto al binario del deragliamento di Pioltello.
Cosa dovremmo avere in comune?
Lo Stato italiano, tramite RFI, costruisce con i nostri soldi linee ad alta velocità per una fascia ridotta e benestante di persone distruggendo i nostri territori e al tempo stesso ci abbandona (molti di noi sono pendolari come voi) ogni giorno su treni pendolari e linee metropolitane fatiscenti e pericolose.

Ecco dunque la comune disgrazia.
Una disgrazia che a parere nostro si doveva evitare.
Una disgrazia che però deve trovare giustizia.

notav.info
 notavterzovalico.info
notavbs.org

E’ mancato Ferdinando Imposimato, il primo che parlò di corruzione ad Alta Velocità

Ieri all’età di 81 anni è mancato l’ex giudice e senatore Ferdinando Imposimato, da sempre molto contrario al progetto dell’alta velocità, evidenziando i molti aspetti corruttivi e politici che caratterizzano questo immondo progetto, ben documentate nel libro “Corruzione ad alta velocità: viaggio nel governo invisibile”.

In diverse occasioni ha manifestato la sua vicinanza al movimento notav, come documentato nella foto qui sopra, quando pranzò al presidio di Venaus in Val di Susa.

“Sono nettamente contrario all’alta velocità in Val di Susa, perché ritengo che in quella zona si riprodurrebbe se dovesse essere realizzata, la stessa situazione che io ho riscontrato insieme a diversi altri collaboratori nel centro e nel sud e nel nord dell’Italia, cioè arricchimento, tangenti, distruzione dell’ambiente e vantaggi minimi. Non solo, ci sarebbe questa dilatazione del debito pubblico che verrebbe addossata ai cittadini, quindi noi dobbiamo calcolare tutte le conseguenze, non solo quelle del rispetto dell’ambiente, ma anche del fatto che noi non siamo in condizione di fare un’opera che sarebbe devastante e che comunque di cui non vedo i risultati concreti”

VI CONSIGLIAMO QUESTA LETTURA: https://www.money.it/Ferdinando-Imposimato-e-Corruzione-alta-velocita

 

La lotta dei No Tav Terzo Valico continua e ci siamo ripresi il terreno dei 101 di Pozzolo Formigaro

Sabato mattina più di cento uomini e donne del Movimento No Tav – Terzo Valico si sono ripresi il terreno dei 101 di Pozzolo Formigaro.

L’appuntamento era stato lanciato alcune settimane fa in risposta al posizionamento da parte di Cociv di alcune decine di metri di reti arancioni sul terreno che era stato acquistato collettivamente da 101 persone nel 2013.

Nel luglio dello scorso anno vi era stato il tentativo di esproprio da parte di Cociv, tentativo che, come è sempre stato ribadito in questo anno e mezzo, non è mai avvenuto: i tecnici del consorzio non hanno mai messo piede sul terreno, le fotografie che hanno fatto non hanno alcun valore poiché l’intero appezzamento era stato coperto da un telone proprio per evitare che fosse fotografato; oltre a questo, come più volte detto, non tutti i proprietari avevano ricevuto la convocazione per l’esproprio. Questi i fatti tecnici e burocratici.

Come è nella storia del Movimento nulla è stato lasciato al caso e forti delle palesi ragioni è stato presentato ricorso la Tar, ricorso che ad oggi deve ancora essere giudicato.

Questa, sommariamente, la vicenda.

Come l’esperienza insegna il Movimento ha molte carte da giocare e proprio per la posizione strategica del terreno, posto sul tracciato, è stato deciso di non far passare la provocazione del Cociv.

Quei pochi metri di rete non potevano e non dovevano rimanere sul terreno dei 101.

Appuntamento lanciato, risposta data.

Sul terreno dei 101 tornano a sventolare le bandiere con il treno barrato, le bandiere No Tav.

Dopo aver rimesso tutto “nella giusta direzione” un brindisi ha accompagnato il ritorno dei No Tav a casa!

Un brindisi festante per il Movimento, un brindisi di avvertimento per i “devastatori”.

Come è stato fatto in questo anno e mezzo gli occhi dei No Tav continueranno a vigilare.

Pronti a brindare ancora e ancora…

Print Friendly, PDF & Email

Terra dei Fuochi, picco di tumori tra gli archeologi del TAV!

Condividiamo questo articolo tratto da: corriere.it perchè racconta cosa potrebbe accadere nelle nostre terre durante la costruzione del TAV, un’opera che non guarda in faccia nessuno, nemmeno la salute dei lavoratori o di chi vive o produce nelle zone dei cantieri.

Queste sono le conseguenze dopo anni di lavori in una delle zone più inquinate d’Italia. Sappiamo che è successo anche a Brescia durante la costruzione della tratta Treviglio-Brescia ma le conseguenze si vedranno con il tempo. Ora se dovesse essere costruito il TAV Brescia-Verona che attraversa la terra dei fuochi del bresciano cosa potrebbe succedere? Una lettura per riflettere…

Scarichi continui

«Qui scaricavano di continuo – spiega Tsao Cevoli, all’epoca presidente dell’associazione nazionale archeologi – vedevano dei buchi e gettavano rifiuti, invece quei buchi erano scavi archeologici».

«Noi facevamo scavi di archeologia preventiva, previsti quando si devono realizzare delle opere e ad un certo punto abbiamo anche trovato uno dei più importanti villaggi preistorici della civiltà occidentale – incalza Lidia – Ora è coperto dalle rotaie della tav».

Passiamo accanto ai capannoni in lamiera che ancora oggi contengono i reperti archeologici ritrovati nei cantieri Tav: «Non sappiamo in che condizioni sono – spiega Tsao – quei capannoni erano malsani, pieni di muffa, bollenti d’estate e freddi d’inverno. Spesso arrivavano topi, rettili e insetti e dovevamo conviverci».

Nel lungo giro intorno al percorso della tav vediamo tunnel e binari sfregiare campi coltivati e pascoli attraversati da greggi di pecore e capre. Un paesaggio ostaggio di barriere di rifiuti maleodoranti e dei regi lagni, dei canali costruiti in epoca borbonica e diventati degli sversatoi. Ai lati delle strade amianto, sacchi, fusti e perfino carcasse di auto.

«Guarda là… stanno raccogliendo le patate. Noi le mangiavamo sempre perché restavamo ore ed ore sugli scavi e lavavamo la verdura con l’acqua con cui si irrigano i campi. Come abbiamo fatto? – si rammarica Lidia – non non potevamo immaginare conseguenze così gravi. Quando abbiamo cominciato a capire, chi si è lamentato con società, cooperative e soprintendenza è stato messo da parte. Loro non potevano non sapere in che condizioni si lavorava».

Il ricatto

Abbiamo provato a contattare la soprintendenza per provare ad avere chiarimenti o una replica sulla questione ma nessuno ci ha risposto. «Eravamo tutti sotto ricatto – continua Lidia – 80 euro lordi per una giornata di lavoro che a volte non finiva nemmeno con il buio. Se facevamo scoperte interessanti andavamo avanti illuminando gli scavi con i fari delle auto. Bisognava approfittare delle giornate buone perché se pioveva restavi a casa senza paga e per quelli come noi che lavorano senza tutele e garanzie sopravvivere diventa complicato. Dopo tanti anni di studio e sacrifici lavorare in queste condizioni è avvilente, ti aiuta solo la passione ma quando poi vedi gli amici ammalarsi e morire tutto diventa veramente insopportabile». Emilio Russo la passione ce l’aveva davvero e sapeva che doveva lavorare per la sua bella famiglia e così sul cantiere ci è andato fino all’ultimo giorno. Si era ammalato di melanoma. Il suo calvario è durato meno di tre anni. «Emilio era innamorato del suo lavoro: aveva scavato ovunque in Italia e all’estero e per un lungo periodo anche sulla Tav». Ha gli occhi lucidi sua sorella Maria Rosaria, soprattutto perché deve reggere lo sguardo triste della giovanissima moglie di Emilio e di una sua amica. «Ci raccontava che lavoravano su terreni maleodoranti e spesso tornava a casa con la pelle molto irritata. Lo faceva per passione perché le condizioni economiche erano assurde. Quando si è ammalato abbiamo subito pensato che ci fosse una connessione con la vergogna dei rifiuti e i veleni. So che anche altri suoi colleghi sono in quella stessa situazione. Bisogna parlare, denunciarlo: capisco che ognuno voglia tenersi stretto il lavoro ma quello che sta capitando a chi fa scavi di archeologia preventiva non è giusto».

Il tarlo della memoria

Lidia ha il tarlo della memoria, per questo dice di aver voluto fare l’archeologa e per questo motivo ha scritto un libro sul lavoro degli archeologi nella terra dei fuochi: «Non me lo pubblicherà mai nessuno… invece io volevo spiegare cosa è accaduto, il ricatto e l’omertà delle società e della soprintendenza». Dice che lo deve a se stessa, ai suoi colleghi, a quelli che arriveranno dopo di loro, per non dimenticare.

Ferrovie dello Stato: mostro monopolista sulle spalle degli Italiani!

articolo tratto da: https://www.money.it/

Ferrovie dello Stato: una project review per finta su 25 grandi opere. Un avanzo primario monstre e pari al 4% del PIL nella Relazione del Governatore della Banca d’Italia per gestire gli effetti derivanti sul debito pubblico dalla progressiva riduzione dell’intervento della BCE. In tale prospettiva la Politica dovrebbe praticare il rigore nell’uso delle scarse risorse pubbliche ma verifichiamo la indisponibilità a «pensare al futuro».

I parametri di finanza pubblica nominalmente migliorati, uniti all’inevitabilmente dura legge di bilancio, mentre si realizza il grande imbroglio di non sottoporre a project review 26 grandi opere dal costo di varie decine di miliardi di euro: è la scandalosa vicenda dei progetti AV Bs/Vr, Vt/Pd e Ge/Mi. Trasferimenti statali a Fs notevolmente superiori a quelli degli altri Stati. Una FS monstre che gestirà strade, treni, trasporto pubblico locale e che si espande all’estero.

 Incomprensibili i benefici per il contribuente italiano mentre nasce un Moloch monopolista verso il quale non si è riusciti a sanare il conflitto d’interesse tra gestione del servizio e proprietà della rete.

Lo abbiamo denunciato su questo giornale che i trasferimenti alle Fs sono eccessivi. Abbiamo anche aggiunto che pur esistendo una legge dal 2011 nessuna valutazione degli investimenti è stata effettuata. Lo scomparso economista, parlamentare e ministro Prof. Andreatta affermava che un quinto del debito pubblico italiano era da accollare alle ferrovie.
Un politico come Andreotti diceva che i matti erano “chi si crede Napoleone e chi vuole risanare le ferrovie”. Entrambi non avevano fatto i conti con la contabilità creativa di alcune menti del Palazzo.

Leggiamo su un quotidiano le risposte date sull’argomento soldi a Fs, dell’ad Fs a un autorevole economista come il Prof. Ponti. I trasferimenti alle Fs ammontano mediamente a 8 mld di euro all’anno e comprendono sia la componente “investimenti in conto capitale” che la componente “gestione”. Nell’ultimo Conto Nazionale dei Trasporti si legge che i ricavi da media e lunga percorrenza – quindi da Frecce rosse, bianche, d’argento e intercity – ammontano a 1.954 mln di euro altri 2.615 milioni di euro derivano dal trasporto regionale. Di questi ricavi da traffico regionale 1.801 milioni derivano da contratti con le regioni. Ulteriori 478 milioni derivano dal trasporto merci.

 La prima osservazione è che se i ricavi del trasporto regionale coprono per legge minimo il 35% e questi ammontano a 814 mln allora vuol dire che sommando i ricavi da biglietti con contratti firmati con le Regioni i costi sono completamente coperti. Da osservare invece la rilevante caduta dei volumi di traffico tra il 2008 e ultimo dato CNT.

Nel 2008 le Fs hanno trasportato 45,76 mld di passeggeri*Km e sei anni dopo 38,6. Sul trasporto merci il disastro è stato totale: da 21,9 mld di tonnellate*km a 11,5.

Una caduta del trasporto ferroviario nel 2008 che è in continuità con gli anni precedenti e fortemente negativo se rapportato al mercato europeo e alle performance delle altre imprese ferroviarie. Le ferrovie francesi tra 1995 e 2007 hanno incrementato del 47% i passeggeri*km, quello tedesco dell’11% e quello italiano del 3%.
Un indice che misura il risultato operativo complessivo conseguito in un anno rispetto al capitale investito è il ROI, che per il gruppo Fs nel 2014 è stato pari al 2,5%. Molto basso rispetto all’11% di Enel e al 13,9% delle Poste. Il capitale sociale di Fs ammonta a circa 40 mld di euro, quello delle Poste a 1,5 mld.

 Recentemente abbiamo assistito a dichiarazioni tipo “in 10 anni le Frecce hanno trasportato 300 mln di passeggeri” e noi aggiungiamo che nello stesso periodo sulla rete regionale sono stati trasportati circa 4500 milioni di passeggeri e moltissimi di questi si sono lamentati della infima qualità del servizio.
Un biglietto su Frecciarossa Milano/Roma costa mediamente di più di un Parigi/Marsiglia impiegando quasi lo stesso tempo, ma su una distanza di circa 170 Km in meno rispetto al tratto francese.

Analoga osservazione per la tratta Madrid/Barcellona: quasi la stessa distanza, ma gli spagnoli impiegano mezz’ora in meno.

Recentemente si è data una grande rilevanza all’apertura della Treviglio/Brescia, che consente un risparmio di 10 minuti tra Mi/Bs rispetto i tempi attuali. ETR 1000, alimentazione come quella francese per raggiungere una velocità commerciale tra Milano e Brescia di 141 Km/h (84,5 Km in 36 minuti), ovvero 21 km/h in più rispetto alla velocità attuale e spendendo tra quadruplicamento e AV 2,85 mld di euro.

Ulteriori considerazioni riguardano il risparmio di CO2, che sarebbe certificato da Ispra ma che andrebbe integrato dalla quantificazione del “grado di riempimento dei treni av” (load factor) perché diversamente l’affermazione ha poco senso.
Andrebbe osservato che i proventi delle alienazioni di rete telefonica, rete elettrica, i 366 cespiti non strumentali per complessivi 5,5 milioni di mq erano di proprietà pubblica trasferita a Fs con la famigerata legge 210 del 1985. Demanio pubblico concesso alle Fs per l’esercizio ferroviario oggi, a seguito dismissioni diventano entrate di Fs che spende secondo ottiche di tipo aziendale.

Un esempio è rappresentato dai 5 scali merci a Milano inutilizzati, con un’estensione equivalente a 140 campi di calcio e che saranno utilizzati prevalentemente per edilizia residenziale con un guadagno per Fs stimato in circa un miliardo. Che cosa dire poi di una Fs che gestisce rete ferroviaria e gestione del servizio? In questo Paese si è separata la rete elettrica, quella del gas, ma non si è riusciti a eliminare il conflitto di interesse tra RFI e Trenitalia.

Una rete av pagata esosamente con soldi pubblici: chi paga la manutenzione della rete av e gli interessi sui debiti contratti per costruirla? La perdita sui contratti derivati accesi per la Tav perché devono essere allocati sul bilancio pubblico?

Ulteriore osservazione riguarda la consolidata prassi di assenza di gare per il servizio: è successo con le pugliesi ferrovie Sud-est, per la manutenzione e gli interventi su Roma-Lido, Roma-Civita Castellana-Viterbo e Roma-Giardinetti.
Era già successo con la triste vicenda di Arenaways.

Infine, non si comprendono due cose: le Fs sono, per i trasporti, primi in Grecia, secondi in Germania con l’acquisto di Nitinera, gestiscono linee nel Regno Unito e Francia, e in California per l’alta velocità Los Angeles-San Francisco.

È nata Trenitalia UK con sede a Londra e ha speso 70 milioni di sterline per l’acquisto della società Nxet che gestisce la tratta City to Coast. Giusto che crescano, ma è altrettanto giusto che questo avvenga con i soldi dei contribuenti? Quali i benefici, in termini di maggiori e migliori servizi per gli italiani? Arriviamo a una Fs che gestisce strade, binari e trasporto pubblico locale?
Ultima osservazione riguarda l’imbroglio della project review su 25 grandi opere scritte nell’Allegato infrastrutture al DEF.
Il progetto definitivo av Bs/Vr rientra tra le opere da assoggettare alla verifica. Sembra che a giorni andrà al Cipe per l’approvazione. Una project review fatta in due mesi prescindendo – presumo, vista la celerità – da quanto intimato dal Dlgs 228 del 2011.
È poco serio e inaccettabile in uno Stato di Diritto dove il Parlamento ha approvato due leggi finalizzate a non sperperare le scarse risorse pubbliche e a verificarne congruità, efficacia, efficienza ed economicità.
Sulla vicenda av Bs/Ve opposizione cercasi.

Ai sindaci NOTAV d’Italia: invito alla manifestazione del 6 maggio

Qui di seguito l’invito rivolto dai Sindaci dell’Unione Montana della Val di Susa ai sindaci di tutta Italia.

L’invito è quello di partecipare alla manifestazione del 6 maggio da Bussoleno a San Didero perchè fermare la Torino Lione e utilizzare le risorse pubbliche in un altro modo, riguarda tutti i grandi e i piccoli comuni del nostro Paese, stretto tra patti di stabilità e scelte calate dall’alto sui territori.

 

 

Bussoleno, 27 aprile 2017

Ai Sindaci
MARCIA NO TAV
Cari Colleghi,

stiamo vivendo un momento molto difficile sia da punto di vista amministrativo che politico e i Comuni sono i punti di osservazione privilegiata per capire le dinamiche e i problemi della nostra società e dei Cittadini.

In caso di forti piogge siamo in ansia perché quello che è stato fatto per frenare il dissesto idrogeologico è insufficiente, ogni volta che la terra trema per terremoto sappiamo con certezza che molte persone non avranno più una casa e i rapporti sociali ed economici di intere comunità saranno distrutti.

Dalla cronaca rileviamo con grande preoccupazione notizie su crolli dei viadotti, cedimenti di soffitti delle scuole, tempi biblici di attesa per le visite specialistiche, incertezze sulle pensioni e sui risparmi in banca.

Registriamo un tasso di disoccupazione dei giovani a livelli mai visti e una progressiva sfiducia in un futuro di lavoro certo e dignitoso.

In Val di Susa ogni giorno osserviamo un cantiere del TAV a pochi passi dalle nostre case, e vediamo l’enorme sproporzione d’investimenti per questa opera che riteniamo inutile a fronte delle vere necessità del nostro paese.

Nella nostra valle manca molto, ma non mancano certo le vie di comunicazione: un’autostrada, due statali e una ferrovia ci collegano con la Francia e costituiscono una rete moderna di trasporto passeggeri e merci; eppure ancora oggi, con un progetto vecchio di anni, si insiste sulla necessità, non dimostrabile, di una nuova ferrovia per le merci e passeggeri.

Riteniamo indispensabile in questa fase storica dare risposte a chi si trova senza lavoro o senza casa, o a chi ha perso tutto per una calamità naturale, dare accoglienza a chi è in fuga da guerre e fame, ridurre il costo del lavoro, investire sulla sanità e sulla scuola. Ci opponiamo a questo progetto perché ogni euro speso per il TAV è un euro sottratto a qualcosa di utile agli Italiani.

Crediamo sia giunto il momento di rimetterci nuovamente in marcia per la nostra Valle e non solo, perché le nostre ragioni della protesta di ieri sono immutate, anzi, oggi sono ancora più forti. Vi invito quindi con i vostri consiglieri, la fascia tricolore e il gonfalone del vostro Comune,

sabato 6 maggio 2017, con partenza alle ore 14:00

per una grande manifestazione popolare di protesta dalla Piazza della Stazione di Bussoleno sino a San Didero.

Cordiali saluti.

Sandro Plano

 

Ricordiamo che da Brescia partirà un pullman per partecipare alla manifestazione in Val Susa, prenotatevi!

6 maggio 2017 marcia nazionale #notav. Dobbiamo esserci.

Manifestazione nazionale No Tav, 6 maggio 2017

tratto da http://www.wumingfoundation.com

L’assemblea popolare del movimento No Tav chiama tutt* noi a un appuntamento decisivo.

È ora di tornare sulla strada. È tempo di riempire di corpi, voci, musica, bandiere e colori la Statale 25, quella via che solca sagittalmente la Val di Susa, diretta al Moncenisio, e collega molti dei comuni minacciati dall’Entità.

Si torna a marciare, come agli albori del movimento, perché dopo gli «anni della Clarea» (2010-2016), i recenti preavvisi di esproprio e i blitz delle trivelle fra Rivoli e Rivalta spostano di nuovo la battaglia sui fondivalle e in campo aperto.

Una mossa che la controparte ha meditato a lungo, al tempo stesso desiderandola – perché le betoniere devono fare glush glush e le ruspe vrum vrum – e temendola, perché giù nella piana Lorsignori Sì Tav hanno rimediato solo sconfitte.

Asserragliata lassù in Val Clarea – una gola supermilitarizzata tra Giaglione e Chiomonte – l’Entità poteva subire “solo” azioni di disturbo; azioni fantasiose, radicali, che spesso hanno messo in difficoltà e ridicolizzato l’elefantiaco apparato di sicurezza, ma alle quali non poteva partecipare l’intera popolazione contraria all’opera.

In bassa valle è diverso: in bassa valle c’è il popolo, quel popolo No Tav che ha già fermato, fatto ritirare o costretto a rivedere diversi progetti, due dei quali giunti alla fase definitiva. Su tutti, quello ritirato dopo l’8 dicembre 2005, quando decine di migliaia di persone riconquistarono il presidio di Venaus sgomberato manu militari due notti prima.

Oggi anche la controparte riconosce – strumentalmente, per lodare quello attuale – che il vecchio progetto era sbagliato, troppo costoso, troppo impattante… senza aggiungere grazie a chi fu ritirato. Le vittorie dei No Tav sono, alla lettera, inammissibili.

8 dicembre 2015, corteo per il decennale della riconquista di Venaus. Foto di Luca Perino. Clicca per ingrandire.

Grazie alla continua spinta dal bass della lotta, anche il progetto attuale ha perso pezzi importanti, uno dopo l’altro. Ormai non si tratta più di realizzare la «Nuova Torino-Lione» (men che meno «ad alta velocità»: si continua a dire «TAV» ma da anni il progetto non ha più quelle caratteristiche). No, ormai si vuole soltanto scavare un tunnel di base fine a se stesso da Susa a St.Jean-de-Maurienne, e tirare su una faraonica, insensata «stazione internazionale» a Susa.

E il resto del progetto?

Alcune parti non sono mai esistite – ad esempio la tratta francese, per la quale non esiste nemmeno un progetto preliminare – e altre non esistono più, dopo svariati tagli che il ministro Delrio ha chiamato «intelligenti rivisitazioni». In occasione dell’annuncio più recente, Delrio ha dichiarato: «useremo gran parte della linea esistente [per fare l’opera] nei tempi giusti, con i costi minori e che siano davvero utili».   «Avevano ragione i No Tav, ma guai ad ammetterlo!».

Va fatto notare che del tunnel di base non è ancora stato scavato un solo centimetro. I buchi fatti nelle montagne sono «cunicoli esplorativi», che tuttalpiù diventeranno «canne di servizio».
Non solo del tunnel di base non è stato scavato un solo centimetro, ma non è stato aperto nemmeno il cantiere.
Tenetelo a mente, quando sentirete i giornalisti asserviti e gli stefaniespositi dire che «i lavori sono a buon punto», «ormai non si può tornare indietro» ecc.

Quanto alla «stazione internazionale», sono appena arrivati i preavvisi di esproprio dei terreni. Per costruire quel catafalco destinato a inutilizzo e fatiscenza, si vuole spostare l’autoporto di Susa. 86 milioni di euro per 68mila metri quadri di ulteriore cementificazione.

A Susa, Bussoleno e San Didero le risposte ai preavvisi sono state chiare e nette [qui, qui e qui]. Le amministrazioni locali, i comitati di lotta e i proprietari dei terreni hanno risposto picche.

Visualizza l'immagine su TwitterVisualizza l'immagine su TwitterVisualizza l'immagine su TwitterVisualizza l'immagine su Twitter

E così, si torna a marciare. Come il 23 marzo 2013, con la differenza che quel giorno si andò da Susa a Bussoleno, mentre stavolta si andrà da Bussoleno a San Didero.

Negli ultimi mesi in valle e dintorni sono successe tante cose. La repressione poliziesca e giudiziaria continua, la disinformazione dall’alto impazza. Ne daremo conto.
Per ora, ci limitiamo a dire che è importantissimo essere a Bussoleno sabato 6 maggio 2017.

Dai quattro angoli della Penisola verranno organizzati pullman , passaggi in auto e quant’altro. Restate sintonizzati sui siti del movimento. (maggiori informazioni QUI per il pullman da Brescia)

Visualizza l'immagine su Twitter

In un’Italia devastata dall’ossessione per la «sicurezza» e schiacciata dalla politica della paura, dove con il silenzio complice dei media si attenta gravemente alla libertà di manifestare [leggi qui, qui e qui], è importantissimo quel che scrive notav.info:

«Annunciamo da subito che non accetteremo questo tipo di divieti e di limitazione dei diritti alla libera circolazione e alla libertà di manifestare il proprio pensiero, e ci organizzeremo e ci tuteleremo per permettere a tutti e tutte la partecipazione alla manifestazione.»

Si parte e si torna insieme.

Costruiamo il miglior preludio ad Alta Felicità.

23 marzo 2013, la grande marcia da Susa a Bussoleno. Otto chilometri di statale gremiti di folla. Clicca per ingrandire.

6/5: Pullman da Brescia per il corteo No Tav in Val Susa

Anche il Coordinamento No Tav Brescia-Verona risponde all’appello lanciato dal popolo No TAV e organizza un pullman verso la manifestazione di sabato 6 maggio, una grande manifestazione popolare da Bussoleno a San Didero, in Valle di Susa, la valle che resiste e non si arrende, né ora né mai!

Una maifestazione che dopo oltre 25 anni di resistenza poterà avanti in modo ancora più determinato i nostri ideali perché non accetteremo mai che i nostri soldi vengano utilizzati per condannarci a morte con opere inutili, devastanti ed inquinanti piuttosto che per mettere in sicurezza i territori, per la ricostruzione, per le bonifiche, per la difesa della salute, per la scuola, per le pensioni, per il futuro dei nostri giovani.

C’eravamo, ci siamo, ci saremo! No TAV fino alla vittoria!

* * PULLMAN DA BRESCIA * *
Partenza ore 9.30 da via Industriale 10 (davanti al C.S. Magazzino 47). Rientro in serata.

COSTO 15 € (12 € per disoccupat* e student*).

PER PRENOTARE chiamare Radio Onda d’Urto al numero 03045670.

Qui trovi l’appello del Movimento No Tav della Val di Susa:http://www.notav.info/post/ceravamo-ci-siamo-e-ci-saremo-appello-notav-manifestazione-652017/

 

manifesto_6_5-683x1024