EXPOpriamo CEPAV DUE

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Le recenti inchieste giudiziarie che hanno riguardato la costruzione e la realizzazione di alcune grandi opere (Mose a Venezia, Expo a Milano) ci impongono una nuova e approfondita riflessione rispetto all’Alta Velocità, i cui cantieri stanno da qualche tempo interessando la città di Brescia e nel giro di qualche mese, entro la meta’ del 2015, dovrebbero interessare anche la tratta verso Verona

Innanzitutto quanto sta emergendo dalle vicende sopracitate ci mostra un salto di qualità rispetto alla Tangentopoli di inizio anni ’90 nella pratica della corruzione. Non le solite mazzette, ma bensì un sistema strutturato in cui anche gli stessi organismi di controllo (commissioni sulla valutazione d’impatto ambientale, Corte dei Conti, T.A.R, generali delle “forze dell’ordine”) si trovano pienamente inseriti nell’ intreccio di corruzione e connivenze, garantendo così agli imprenditori la più totale assenza di controlli.

I partiti politici stessi hanno vissuto una metamorfosi che gli ha portati a diventare società di professionisti che si legano con perfetta soluzione di continuità alle varie lobby di potere, rinnegando un qualsiasi rigurgito identitario rispetto alle ideologie del passato recente. Ma anzi trasformandosi di fatto in veri e propri facilitatori e curatori d’affari dei grandi gruppi imprenditoriali, in cui, ovviamente, corruzione e illegalità diventano prassi del tutto normali.

La crisi delle urne e i dati di affluenza alle elezioni Regionali di Calabria ed Emilia Romagna sono il segnale forte di un distacco sempre piu’ profondo tra cittadini e politica istituzionale. In Emilia votano solo il 37%  degli elettori e di questi solo il 24% vota per Renzi. Tradotto : nella regione piu’ ” rossa” d’Italia solo un elettore su dieci vota PD, ben lontani dal 6 su 10 ai tempi dei DS , per non parlare delle percentuali bulgare del PCI.

La metamorfosi del Partito Democratico nell’ultimo ventennio è significativa proprio in questo senso: da partito di massa a referente politico diretto delle cooperative di costruzione, oggi divenuti colossi internazionali nel campo della realizzazione di grandi infrastrutture, con palesi casi di conflitto d’interesse (come nel caso della CMC di Ravenna, cooperativa che ha in carico la realizzazione dell’Alta Velocità in Valle di Susa e che ha avuto per anni Bersani come amministratore delegato). L’approvazione del Decreto Sblocca Italia , da piu’ parti rinominato Rottama Italia, serve solo esclusivamente ad alimentare questo sistema.

Sotto questa lente d’ingrandimento il sistema delle Grandi Opere e dei Grandi Eventi ci si presenta sempre più come il figlio naturale della deregolamentazione economica che il mercato neoliberale ha imposto a livello globale e che in Italia ha avuto vita facile nell’imporsi grazie anche alla strutturata connivenza tra partiti politici e grande imprenditoria, già venuta a galla nelle inchieste su Tangentopoli. Un’ulteriore premessa andrebbe fatta anche sulla base di quanto ci ha insegnato la crisi economica che stiamo attraversando. Gli enormi flussi di denaro che la finanza ha creato negli ultimi decenni si sono mostrati, a partire soprattutto dal 2008, in tutta la loro aleatorietà. Soldi inesistenti creati ad arte da algoritmi matematici, il cui valore si fonda esclusivamente sulla speculazione basata sulla ricchezza accumulata negli anni da milioni di piccoli risparmiatori (la vicenda dei mutui subprime è emblematica). Proprio in questo senso, forse, andrebbe letta la truffa che le Grandi Opere rappresentano: uno dei tentativi, da parte dei grandi gruppi imprenditoriali italiani, di accaparrarsi l’unica ricchezza rimasta concreta e spendibile. In questo senso il project finance appare sempre più come uno specchietto per le allodole dietro al quale poi si cela l’intervento pubblico, tramite Cassa Depositi e Prestiti, per coprire i finanziamenti “farlocchi” offerti dai privati. In particolare, nel caso dell’Alta Velocità, il project finance addirittura è stato del tutto abbandonato a partire dal 2006, dopo lo scioglimento di Infratrutture s.p.a, creata ad arte nel 2002 dal ministro Tremonti, nel tentativo di offrire sul mercato obbligazioni per reperire finanziamenti per l’AV e farla uscire così dalle voci di spesa dei conti dello Stato. Il progetto ovviamente fallisce e con la legge 25/2006 il governo Prodi sigla quindi lo scioglimento di Ispa e l’accollamento da parte del ministero dell’economia e delle finanze dei 13 miliardi di euro di debito contratti in quattro anni da quest’ultima.

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LE DITTE

Italferr Spa. Si tratta di una società partecipata al 100% dalle Ferrovie dello Stato, fondata nel 1984 col compito di progettare l’alta velocità in Italia. Ha in carico quindi la progettazione e la supervisione alla realizzazione dell’Alta Velocità anche in provincia di Brescia. Recentemente i suoi vertici sono entrati in diverse inchieste giudiziarie che hanno portato alla sostituzione dell’ex governatrice dell’Umbria in quota PD Maria Rita Lorenzetti, subentrata all’arcinoto manager FS Mauro Moretti. Numerosi i capi d’accusa che hanno portato all’arresto della stessa nel 2013 riguardanti la realizzazione del TAV a Firenze e coinvolto altre 31 persone. In particolare si parla di associazione a delinquere, truffa, corruzione e smaltimento illecito di rifiuti (attraverso una ditta legata al clan dei casalesi). Il compito della Lorenzetti era quello di gestire gli appalti in favore del colosso delle costruzioni Coopsette (lo stesso che ha realizzato i lavori più volte sequestrati a Campione del Garda). Tra gli indagati anche Ettore Incalza, uomo forte del Ministero delle Infrastrutture, lo stesso personaggio incontrato dai Sindaci del Basso Garda in sede di Conferenza dei Servizi a Roma. L’inchiesta ha poi riguardato anche gli appalti per la realizzazione di un’altra Grande Opera, l’autostrada Cispadana, nel quale sono finiti agli arresti altri militanti PD, tra cui Walter Bellomo, geologo e membro della Commissione per la Valutazione d’impatto ambientale che avrebbe dovuto vigilare l’opera.

Cepav 2. In base ai contratti firmati con TAV spa. nel 1991, gli appalti per la realizzazione dell’Alta Velocità in provincia di Brescia sono affidati senza gara d’appalto al consorzio Cepav 2 (consorzio ENI per l’alta velocità). Il consorzio è costituito al 52% da Saipem s.p.a. (gruppo eni), al 24% dalla Pizzarotti & co. S.p.a. di Parma, al 12% dall’Impresa di costruzioni Giuseppe Maltauro S.p.a. di Vicenza, sempre al 12% da Società Italiana per Condotte d’acqua s.p.a. di Roma.

La concessione di costruzione e progettazione affidata ai vari consorzi appare come uno dei nodi centrali nell’affare TAV e permette a queste imprese private di comportarsi esattamente come committenti pubblici, in nome della pubblica utilità dell’opera, sottraendole di fatto ad ogni forma di controllo pubblico. A premettere ciò la legge 80/1987 voluta dall’allora ministro dei trasporti del governo Craxi, Claudio Signorile, legge che verrà poi fortemente condannata dalla Corte di giustizia europea.

Saipem s.p.a. La società fa parte del gruppo Eni. Gli intrecci che legano l’ente nazionale idrocarburi con l’affare TAV sono profondi a tal punto che il progetto dell’alta velocità appare come una costola di uno dei principali scandali riguardanti Tangentopoli, ossia la tangente Enimont.

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Pizzarotti S.p.a. Si tratta di uno dei dieci maggiori gruppi tra le imprese di costruzione generale. Il gruppo lavora in tutto il mondo nella realizzazione di opere infrastrutturali. Tra le più contestate è la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria tra Gerusalemme e Tel Aviv, che attraversa i territori palestinesi in palese violazione ai diritti fondamentali e alle risoluzioni delle Nazioni Unite. Particolarmente intensi i rapporti con l’esercito statunitense per il quale l’impresa ha realizzato numerose infrastrutture (dalla base di Sigonella a Ederle, passando per Aviano e Camp Derby). Tra le più controverse c’è sicuramente la vicenda che riguarda il Villaggio degli Aranci a Mineo, di proprietà di Pizzarotti e requisito nel 2011 dal governo italiano per far fronte all’emergenza profughi, dopo l’abbandono dei militari americani che li risiedevano. Un intervento provvidenziale, visto che Mineo non era stato inserito nell’elenco dei siti d’interesse da parte del governo e che ha permesso al gruppo Pizzarotti un introito di oltre 8 milioni di euro dovuto al canone d’affitto. Numerose sono anche le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il gruppo negli anni e che hanno mostrato diversi legami con la criminalità organizzata. In particolare il cavalier Pizzarotti attraversa un periodo difficile durante gli anni di Tangentopoli, venendo più volte arrestato per tangenti. Alla fine se la caverà con il patteggiamento della pena per le tangenti versate per gli appalti per Malpensa 2000. Un nuovo scandalo coinvolge il gruppo nel 2011, quando la magistratura interviene iscrivendo tra gli indagati sia il nostro imprenditore sia 11 tra assessori e tecnici dell’allora giunta del comune di Parma, per presunti favoritismi nell’assegnazione dei lavori per la ristrutturazione dell’Ospedale Vecchio di Parma. A pesare ulteriormente sul successo del gruppo Pizzarotti sono anche i numerosi collegamenti con la criminalità organizzata, emersi a seguito di alcune dichiarazioni fatte da pentiti, rispetto soprattutto a lavori affidati in sub-appalto a ditte affiliate a clan mafiosi (in particolare nella realizzazione dell’autostrada tra Catania e Siracusa).

Maltauro S.p.a. Anche il gruppo Maltauro risulta essere uno dei colossi italiani di costruzione generale, impegnato in cantieri in tutto il mondo. Recentemente il gruppo ha goduto di grande visibilità per via dell’arresto del patron Enrico Maltauro nell’inchiesta relativa alla cosidetta “cupola di Expo” che pilotava gli appalti riguardanti la realizzazione delle opere collegate a questo grande evento. Il patron del gruppo è diventato la “gola profonda” che ha rivelato la trama di relazioni che ha portato ad arresti eccellenti e che collegava ditte e i piani alti della politica regionale lombarda e nazionale. Non solo, l’imprenditore ai giudici ha rivelato le profonde relazioni intrattenute con potenti famiglie mafiose nel catanese e nel palermitano, riguardo alcune opere realizzate in project finance (centro commerciale Etnapolis, appalti nei porti di Acitrezza e Riposto, parco eolico delle Nebrodi, ecc). Ma i risvolti oscuri che riguardano l’ascesa di questo colosso delle costruzioni sono numerosi. Anch’esso general contractor dell’esercito americano in Italia, per cui ha realizzato numerose opere nelle caserme di Ederle e Aviano. Ma le fortune maggiori del gruppo arrivano dagli accordi con la Libia e con il defunto colonnello Gheddafi, per conto del quale hanno realizzato il bunker di Bab Al Azyziya e il centro di assemblaggio nell’aeroporto di Abou Aisha per la realizzazione di elicotteri e altri velivoli militari in dotazione all’esercito libico. Particolarmente interessanti, per via sia dei subappalti affidati a ditte bloccate dall’antimafia sia per l’aumento esponenziale dei costi di realizzazione, anche i lavori per la ricostruzione dell’Aquila a seguito del terremoto del 2009. Dopo le promesse dell’allora capo del governo Berlusconi, l’azienda si aggiudica gli appalti per la realizzazione di  alcuni lotti per le famiglie sfollate. Ma queste recenti vicende giudiziarie non devono stupirci visto che il gruppo risulta essere un habitué in tutti gli scandali che riguardano tangenti negli appalti pubblici: nel 1992 Giuseppe e Enrico Maltauro, insieme a tutti i dirigenti del gruppo, finiscono nel calderone di Tangentopoli e patteggeranno poi una pena per corruzione e finanziamento illecito ai partiti  rispetto agli appalti per i lavori all’aeroporto Marco Polo di Venezia e Malpensa 2000; numerose le inchieste che riguardano anche lo smaltimento e il traffico illecito di rifiuti (l’inchiesta “Houdini”, ad esempio, ha svelato un traffico di rifiuti sconvolgente che va dallo smaltimento illecito di rifiuti da Porto Marghera verso le discariche napoletane di Acerra e Bacoli alla contraffazione di rifiuti contaminati da metalli pesanti venduti  poi, senza essere trattati, come fertilizzanti da giardino).

 

 

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