EXPROPRIAMO CEPAV 2 – “Espropriamo chi illegittimamente sta usurpando la nostra terra, i nostri beni e le nostre vite!”

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Oggi il Coordinamento No Tav Brescia-Verona ha tentato di “espropriare” dalla sua sede di Via Sorbanella a Brescia la ditta Cepav2. Il Consorzio Eni per l’Alta Velocità è colpevole di essere portatore di interessi illegittimi a scapito della popolazione intera e di perseguire pratiche eticamente discutibili circa lo svolgimento dei lavori per il Tav.


Cepav2, altro non è che l’equivalente moderno delle ditte coinvolte nella Tangentopoli del ’94, che ormai evolutesi nel sistema dei General Contractors, possono beneficiare di un sistema ben strutturato e semilegalizzato per direzionare la spesa pubblica nelle loro tasche, tramite la costruzione di grandi opere inutili e prezzi spropositati, come dimostrano le indagini aperte sui cantieri TAV e sulle vicende legate ad Expo.

E’ bene ricordare anche i molteplici episodi di carotaggio ed escavazione avvenuti in questi giorni in alcune località del Basso Garda. Episodi, dei quali le stesse amministrazioni locali si dichiarano disinformate, così come i cittadini spesso coinvolti. Le stesse forze dell’ordine ed Arpa stanno in alcuni casi controllandone l’operato. Non è chiaro quindi che tipo di lavori questo consorzio stia portando avanti e con quali finalità. E’ bene ricordare infine che, come balza alle cronache quotidianamente, circa la costruzione del Tav per la linea Brescia Verona, non vi siano ad oggi certezze su tracciato e sul reale finanziamento dell’intera opera. Se ci risulta incomprensibile capire,alla luce di quanto detto, il perché Cepav 2 stia lavorando sui nostri territori, ancora più ostico ci risulta il capire perché le amministrazioni locali si stiano disinteressando del deturpamento del loro territorio, e della tutela dei propri cittadini rispetto a meri profitti economici.

Noi non dimentichiamo che la terra è nostra e che la legittimità è sempre dalla parte dell’ onestà, per questi motivi ci sentiamo in diritto e in dovere di agire contro questo “predatore finanziario” che illegittimamente sta usurpando la nostra terra, i nostri beni e le nostre vite!

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

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Da alcuni mesi si stanno aggirando nelle nostre campagne i tecnici di Cepav 2, Consorzio ENI per l’Alta Velocità, per effettuare carotaggi, sondaggi ed escavazioni. Spesso abbiamo verificato che ciò è accaduto senza l’autorizzazione dei proprietari, che possono rifiutare di farli entrare.

Oggi siamo qua per denunciare i comportamenti poco chiari che queste imprese continuano a mantenere nel nostro territorio. Inoltre siamo qua per denunciare il coinvolgimento di alcune ditte di questo consorzio nelle indagini che riguardano gli appalti per la realizzazione di alcune grandi opere in Italia (Expo su tutte).

Sono proprio queste inchieste a imporci una nuova riflessione rispetto all’Alta Velocità,  i cui cantieri stanno da qualche tempo interessando la città di Brescia e nel giro di qualche mese, entro la meta’ del 2015, dovrebbero interessare anche la tratta verso Verona. Innanzitutto quanto sta emergendo dalle vicende sopracitate ci mostra un salto di qualità rispetto alla Tangentopoli di inizio anni ’90 nella pratica della corruzione. Non le solite mazzette, ma bensì un sistema strutturato in cui anche gli stessi organismi di controllo (commissioni sulla valutazione d’impatto ambientale, Corte dei Conti, T.A.R, generali delle “forze dell’ordine”) si trovano pienamente inseriti nell’ intreccio di corruzione e connivenze, garantendo così agli imprenditori la più totale assenza di controlli.

I partiti politici stessi hanno vissuto una metamorfosi che gli ha portati a diventare società di professionisti che si legano con perfetta soluzione di continuità alle varie lobby di potere, rinnegando un qualsiasi rigurgito identitario rispetto alle ideologie del passato recente. Ma anzi, trasformandosi di fatto in veri e propri facilitatori e curatori d’affari dei grandi gruppi imprenditoriali, in cui, ovviamente, corruzione e illegalità diventano prassi del tutto normali. Sotto questa lente d’ingrandimento il sistema delle Grandi Opere e dei Grandi Eventi ci si presenta sempre più come il figlio naturale della deregolamentazione economica che il mercato neoliberale ha imposto a livello globale e che in Italia ha avuto vita facile nell’imporsi grazie anche alla strutturata connivenza tra partiti politici e grande imprenditoria, già venuta abbondantemente a galla nelle inchieste su Tangentopoli.

Un meccanismo predatorio che oggi, nel pieno della crisi economica che stiamo attraversando, toglie risorse pubbliche a servizi fondamentali come sanità, mobilità locale, scuola, casa ecc. per destinarli alla realizzazione di queste inutili infrastrutture o, come nel caso della Bre.Be.Mi, per coprire il loro conclamato fallimento. Un meccanismo che oggi si collega direttamente, da un lato, al decadimento della qualità offerta da questi servizi, dall’altro, all’aumento dei costi necessari per accedere a questi servizi.

Per questo motivo diventa sempre più necessario chiedere a gran voce la restituzione di quella ricchezza che oggi ci viene tolta, a suon di “sblocca Italia” e leggi di stabilità, a favore di questi grandi gruppi imprenditoriali. Questa è l’unica grande opera che pretendiamo, l’unica in grado di ridare dignità ad un presente che parla esclusivamente di debito, precarietà e devastazione dei territori in cui viviamo.

NO TAV BRESCIA-VERONA

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Due parole in più su Cepav 2

Facendo un passo indietro, nel 1991 al consorzio CEPAV2 sono stati affidati senza gara d’appalto i lavori per la realizzazione dell’Alta Velocità in provincia di Brescia. Il consorzio è costituito al 52% da Saipem s.p.a. (gruppo eni), al 24% dalla Pizzarotti & co. S.p.a. di Parma, al 12% dall’Impresa di costruzioni Giuseppe Maltauro S.p.a. di Vicenza, sempre al 12% da Società Italiana per Condotte d’acqua s.p.a. di Roma.

Saipem s.p.a. La società fa parte del gruppo Eni. Gli intrecci che legano l’ente nazionale idrocarburi con l’affare TAV sono profondi a tal punto che il progetto dell’alta velocità può essere visto come una costola di uno dei principali scandali riguardanti Tangentopoli, ossia la tangente Enimont.

Secondo indiscrezioni, sembra che la società sia pronta a cedere in toto la sua quota alla Pizzarotti, concentrandosi così come general contractor nell’ “oil&gas”.

Pizzarotti S.p.a. Si tratta di uno dei dieci maggiori gruppi tra le imprese di costruzione generale. Il gruppo lavora in tutto il mondo nella realizzazione di opere infrastrutturali. Tra le più contestate è la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria tra Gerusalemme e Tel Aviv, che attraversa i territori palestinesi in palese violazione ai diritti fondamentali e alle risoluzioni delle Nazioni Unite. Numerose sono anche le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il gruppo negli anni e che hanno mostrato diversi legami con la criminalità organizzata. In particolare il cavalier Pizzarotti attraversa un periodo difficile durante gli anni di Tangentopoli, venendo più volte arrestato per tangenti. Alla fine se la caverà con il patteggiamento della pena per le tangenti versate per gli appalti per Malpensa 2000. Un nuovo scandalo coinvolge il gruppo nel 2011, quando la magistratura interviene iscrivendo tra gli indagati sia il nostro imprenditore sia 11 tra assessori e tecnici dell’allora giunta del comune di Parma, per presunti favoritismi nell’assegnazione dei lavori per la ristrutturazione dell’Ospedale Vecchio di Parma.

Maltauro S.p.a. Anche il gruppo Maltauro risulta essere uno dei colossi italiani di costruzione generale, impegnato in cantieri in tutto il mondo. Recentemente il gruppo ha goduto di grande visibilità per via dell’arresto del patron Enrico Maltauro nell’inchiesta relativa alla cosidetta “cupola di Expo” che pilotava gli appalti riguardanti la realizzazione delle opere collegate a questo grande evento. Il patron del gruppo è diventato la “gola profonda” che ha rivelato la trama di relazioni che ha portato ad arresti eccellenti e che collegava ditte e i piani alti della politica regionale lombarda e nazionale. Non solo, l’imprenditore ai giudici ha rivelato le profonde relazioni intrattenute con potenti famiglie mafiose nel catanese e nel palermitano, riguardo alcune opere realizzate in project finance (centro commerciale Etnapolis, appalti nei porti di Acitrezza e Riposto, parco eolico delle Nebrodi, ecc). Ma le fortune maggiori del gruppo arrivano dagli accordi con la Libia e con il defunto colonnello Gheddafi, per conto del quale hanno realizzato il bunker di Bab Al Azyziya e il centro di assemblaggio nell’aeroporto di Abou Aisha per la realizzazione di elicotteri e altri velivoli militari in dotazione all’esercito libico. Particolarmente interessanti, per via sia dei subappalti affidati a ditte bloccate dall’antimafia sia per l’aumento esponenziale dei costi di realizzazione, anche i lavori per la ricostruzione dell’Aquila a seguito del terremoto del 2009. Nel 1992 Giuseppe e Enrico Maltauro, insieme a tutti i dirigenti del gruppo, finiscono nel calderone di Tangentopoli e patteggeranno poi una pena per corruzione e finanziamento illecito ai partiti  rispetto agli appalti per i lavori all’aeroporto Marco Polo di Venezia e Malpensa 2000;numerose le inchieste che riguardano anche lo smaltimento e il traffico illecito di rifiuti (l’inchiesta “Houdini”, ad esempio, ha svelato un traffico di rifiuti sconvolgente che va dallo smaltimento illecito di rifiuti da Porto Marghera verso le discariche napoletane di Acerra e Bacoli alla contraffazione di rifiuti contaminati da metalli pesanti venduti  poi, senza essere trattati, come fertilizzanti da giardino).

Società italiana per Condotte d’acqua s.p.a. Altro colosso nel campo delle costruzioni. Il nome di questa ditta è apparso nelle inchieste che hanno riguardato la realizzazione del MOSE, facendo parte del Consorzio Venezia Nuova, gruppo di imprese al centro di tutte le indagini che riguardano la realizzazione di questa grande opera. Ma numerose sono le indagini che vedono coinvolti i suoi dirigenti in anni recenti (dalle indagini che riguardano le infiltrazioni mafiose nei cantieri per la realizzazione della statale ionica a quelle riguardanti l’aumento dei costi per la costruzione della Nuvola di Fuksas).

Italferr Spa. Si tratta di una società partecipata al 100% dalle Ferrovie dello Stato, fondata nel 1984 col compito di progettare l’alta velocità in Italia. Ha in carico quindi la progettazione e la supervisione alla realizzazione dell’Alta Velocità anche in provincia di Brescia.Recentemente i suoi vertici sono entrati in diverse inchieste giudiziarie che hanno portato alla sostituzione dell’ex governatrice dell’Umbria in quota PD Maria Rita Lorenzetti, subentrata all’arcinoto manager FS Mauro Moretti. Numerosi i capi d’accusa che hanno portato all’arresto della stessa nel 2013 riguardanti la realizzazione del TAV a Firenze e coinvolto altre 31 persone. In particolare si parla di associazione a delinquere, truffa, corruzione e smaltimento illecito di rifiuti (attraverso una ditta legata al clan dei casalesi). Il compito della Lorenzetti era quello di gestire gli appalti in favore del colosso delle costruzioni Coopsette (lo stesso che ha realizzato i lavori più volte sequestrati a Campione del Garda).Tra gli indagati anche Ettore Incalza, uomo forte del Ministero delle Infrastrutture, lo stesso personaggio incontrato dai Sindaci del Basso Garda in sede di Conferenza dei Servizi a Roma. L’inchiesta ha poi riguardato anche gli appalti per la realizzazione di un’altra Grande Opera, l’autostrada Cispadana, nel quale sono finiti agli arresti altri militanti PD, tra cui Walter Bellomo, geologo e membro della Commissione per la Valutazione d’impatto ambientale che avrebbe dovuto vigilare l’opera.

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