FERMIAMO CEPAV 2

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Le recenti inchieste giudiziarie che hanno riguardato la costruzione e la realizzazione di alcune grandi opere (Mose a Venezia, Expo a Milano) ci impongono una nuova e approfondita riflessione rispetto all’Alta Velocità, i cui cantieri stanno da qualche tempo interessando la città di Brescia e nel giro di qualche mese, entro la meta’ del 2015, dovrebbero interessare anche la tratta verso Verona,

Ci impone soprattutto di mettere sotto la lente quali sono le ditte impegnate direttamente nella gestione e nella costruzione del TAV 

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LE DITTE

Italferr Spa. Si tratta di una società partecipata al 100% dalle Ferrovie dello Stato, fondata nel 1984 col compito di progettare l’alta velocità in Italia. Ha in carico quindi la progettazione e la supervisione alla realizzazione dell’Alta Velocità anche in provincia di Brescia. Recentemente i suoi vertici sono entrati in diverse inchieste giudiziarie che hanno portato alla sostituzione dell’ex governatrice dell’Umbria in quota PD Maria Rita Lorenzetti,subentrata all’arcinoto manager FS Mauro Moretti. Numerosi i capi d’accusa che hanno portato all’arresto della stessa nel 2013 riguardanti la realizzazione del TAV a Firenze e coinvolto altre 31 persone. In particolare si parla di associazione a delinquere, truffa, corruzione e smaltimento illecito di rifiuti (attraverso una ditta legata al clan dei casalesi). Il compito della Lorenzetti era quello di gestire gli appalti in favore del colosso delle costruzioni Coopsette (lo stesso che ha realizzato i lavori più volte sequestrati a Campione del Garda). Tra gli indagati anche Ettore Incalza, uomo forte del Ministero delle Infrastrutture, lo stesso personaggio incontrato dai Sindaci del Basso Garda in sede di Conferenza dei Servizi a Roma.L’inchiesta ha poi riguardato anche gli appalti per la realizzazione di un’altra Grande Opera, l’autostrada Cispadana, nel quale sono finiti agli arresti altri militanti PD, tra cui Walter Bellomo, geologo e membro della Commissione per la Valutazione d’impatto ambientale che avrebbe dovuto vigilare l’opera.

Cepav 2. In base ai contratti firmati con TAV spa. nel 1991, gli appalti per la realizzazione dell’Alta Velocità in provincia di Brescia sonoaffidati senza gara d’appalto al consorzio Cepav 2 (consorzio ENI per l’alta velocità). Il consorzio è costituito al 52% da Saipem s.p.a. (gruppo eni), al 24% dalla Pizzarotti & co. S.p.a. di Parma, al 12% dall’Impresa di costruzioni Giuseppe Maltauro S.p.a. di Vicenza, sempre al 12% da Società Italiana per Condotte d’acqua s.p.a. di Roma.

La concessione di costruzione e progettazione affidata ai vari consorzi appare come uno dei nodi centrali nell’affare TAV e permette a queste imprese private di comportarsi esattamente come committenti pubblici, in nome della pubblica utilità dell’opera, sottraendole di fatto ad ogni forma di controllo pubblico. A premettere ciò la legge 80/1987 voluta dall’allora ministro dei trasporti del governo Craxi, Claudio Signorile, legge che verrà poi fortemente condannata dalla Corte di giustizia europea.

Saipem s.p.a. La società fa parte del gruppo Eni. Gli intrecci che legano l’ente nazionale idrocarburi con l’affare TAV sono profondi a tal punto che il progetto dell’alta velocità appare come una costola di uno dei principali scandali riguardanti Tangentopoli, ossia la tangente Enimont.

Ma Saipem è sotto inchiesta anche per un mega appalto  che porta direttamente dall’Algeria il gas in Sicilia prima e in Sardegna poi. Business da miliardi di euro che Saipem si sarebbe accaparrata a suon di mazzette. Sostanziosi pagamenti di denaro su conti esteri — come sostiene l’inchiesta dei pm di Milano che coinvolge anche l’ex numero uno Eni, Paolo Scaroni —, ma non solo. Perché nelle pieghe del lavoro d’indagine dei pm Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Isidoro Palma, si scopre che i manager Saipem, da anni avevano nel «taschino» i potenti funzionari di Stato algerino. Ai quali Saipem pagava sostanzialmente di tutto pur di ottenere un trattamento di riguardo.
Le autorità algerine hanno fatto tabula rasa dei vertici di Sonatrach, la società di Stato che gestisce l’energia. In carcere è finito quello che per 10 anni è stato il potente direttore generale, Mohamed Meziane, ma anche i suoi due figli. Per avere un trattamento riservato, Saipem attraverso i rappresentanti legali che si sono succeduti ad Algeri, pagava «stecche» in tutte le forme. Al figlio di Mohamed Meziane, Reda, Saipem contracting Algeria, ha garantito «uno stipendio mensile di circa 10 mila euro al mese», senza che questo avesse alcun titolo. Per i magistrati magrebini quel denaro in contanti aveva l’unico scopo di corrompere il padre Meziane. Ma non solo consulenze. Saipem è accusata di aver prestato denaro — mai restituito —, comprato case e perfino auto di lusso. E nel giugno 2009, la società di San Donato, ottiene l’appalto «per la realizzazione del terzo troncone Gk3», da Sonatrach, «per la posa di gasdotti su 351 chilometri». Al capofamiglia sono state regalate «due ville pagate dai figli 2,5 milioni di euro». Ma non solo. Perché se il direttore generale Saipem Italia, Tullio Orsi, è accusato di aver pagato in contanti uno stipendio a Reda, dagli stessi canali sarebbero arrivati altri «doni» targati Saipem. Alla moglie del rampollo Meziane, sarebbe stata infatti regalata «una macchina Audi Q5 del 2009, prezzo 35 mila euro». Talmente generosa Saipem, che pur di ingraziarsi il presidente di Sonatrach nel 2008 si è accollata «tutte le spese del matrimonio di Reda presso un albergo 5 stelle in Tunisia».

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Pizzarotti S.p.a. Si tratta di uno dei dieci maggiori gruppi tra le imprese di costruzione generale. Il gruppo lavora in tutto il mondo nella realizzazione di opere infrastrutturali. Tra le più contestate è la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria tra Gerusalemme e Tel Aviv, che attraversa i territori palestinesi in palese violazione ai diritti fondamentali e alle risoluzioni delle Nazioni Unite. Particolarmente intensi i rapporti con l’esercito statunitense per il quale l’impresa ha realizzato numerose infrastrutture (dalla base di Sigonella a Ederle, passando per Aviano e Camp Derby). Tra le più controverse c’è sicuramente la vicenda che riguarda il Villaggio degli Aranci a Mineo, di proprietà di Pizzarotti e requisito nel 2011 dal governo italiano per far fronte all’emergenza profughi, dopo l’abbandono dei militari americani che li risiedevano. Un intervento provvidenziale, visto che Mineo non era stato inserito nell’elenco dei siti d’interesse da parte del governo e che ha permesso al gruppo Pizzarotti un introito di oltre 8 milioni di euro dovuto al canone d’affitto. Numerose sono anche le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il gruppo negli anni e che hanno mostrato diversi legami con la criminalità organizzata. In particolare il cavalier Pizzarotti attraversa un periodo difficile durante gli anni di Tangentopoli, venendo più volte arrestato per tangenti. Alla fine se la caverà con il patteggiamento della pena per le tangenti versate per gli appalti per Malpensa 2000. Un nuovo scandalo coinvolge il gruppo nel 2011, quando la magistratura interviene iscrivendo tra gli indagati sia il nostro imprenditore sia 11 tra assessori e tecnici dell’allora giunta del comune di Parma, per presunti favoritismi nell’assegnazione dei lavori per la ristrutturazione dell’Ospedale Vecchio di Parma. A pesare ulteriormente sul successo del gruppo Pizzarotti sono anche i numerosi collegamenti con la criminalità organizzata, emersi a seguito di alcune dichiarazioni fatte da pentiti, rispetto soprattutto a lavori affidati in sub-appalto a ditte affiliate a clan mafiosi (in particolare nella realizzazione dell’autostrada tra Catania e Siracusa).

Maltauro S.p.a. Anche il gruppo Maltauro risulta essere uno dei colossi italiani di costruzione generale, impegnato in cantieri in tutto il mondo. Recentemente il gruppo ha goduto di grande visibilità per via dell’arresto del patron Enrico Maltauro nell’inchiesta relativa alla cosidetta “cupola di Expo” che pilotava gli appalti riguardanti la realizzazione delle opere collegate a questo grande evento. Il patron del gruppo è diventato la “gola profonda” che ha rivelato la trama di relazioni che ha portato ad arresti eccellenti e che collegava ditte e i piani alti della politica regionale lombarda e nazionale. Non solo, l’imprenditore ai giudici ha rivelato le profonde relazioni intrattenute con potenti famiglie mafiose nel catanese e nel palermitano, riguardo alcune opere realizzate in project finance (centro commerciale Etnapolis, appalti nei porti di Acitrezza e Riposto, parco eolico delle Nebrodi, ecc). Ma i risvolti oscuri che riguardano l’ascesa di questo colosso delle costruzioni sono numerosi. Anch’esso general contractor dell’esercito americano in Italia, per cui ha realizzato numerose opere nelle caserme di Ederle e Aviano. Ma le fortune maggiori del gruppo arrivano dagli accordi con la Libia e con il defunto colonnello Gheddafi, per conto del quale hanno realizzato il bunker di Bab Al Azyziya e il centro di assemblaggio nell’aeroporto di Abou Aisha per la realizzazione di elicotteri e altri velivoli militari in dotazione all’esercito libico. Particolarmente interessanti, per via sia dei subappalti affidati a ditte bloccate dall’antimafia sia per l’aumento esponenziale dei costi di realizzazione, anche i lavori per la ricostruzione dell’Aquila a seguito del terremoto del 2009. Dopo le promesse dell’allora capo del governo Berlusconi, l’azienda si aggiudica gli appalti per la realizzazione di  alcuni lotti per le famiglie sfollate. Ma queste recenti vicende giudiziarie non devono stupirci visto che il gruppo risulta essere un habitué in tutti gli scandali che riguardano tangenti negli appalti pubblici: nel 1992 Giuseppe e Enrico Maltauro, insieme a tutti i dirigenti del gruppo, finiscono nel calderone di Tangentopoli e patteggeranno poi una pena per corruzione e finanziamento illecito ai partiti  rispetto agli appalti per i lavori all’aeroporto Marco Polo di Venezia e Malpensa 2000; numerose le inchieste che riguardano anche lo smaltimento e il traffico illecito di rifiuti (l’inchiesta “Houdini”, ad esempio, ha svelato un traffico di rifiuti sconvolgente che va dallo smaltimento illecito di rifiuti da Porto Marghera verso le discariche napoletane di Acerra e Bacoli alla contraffazione di rifiuti contaminati da metalli pesanti venduti  poi, senza essere trattati, come fertilizzanti da giardino).

 

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