IL TAV PASSA SOPRA AREE CONSIDERATE A RISCHIO SISMICO

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Stoccaggio metano a rischio sisma «Allora anche Tav»
«Il tracciato della linea passa sopra le zone considerate a rischio»

La Giunta regionale con la delibera 2949 del 19 dicembre 2014 ha stabilito che l’attività di stoccaggio di gas naturale in sotterraneo può dare origine a «terremoti antropogenici nei quali l’attività umana può avere un ruolo nella loro induzione. Un provvedimento che tiene conto della presenza, nell’area interessata a possibili perforazioni e al paventato ampliamento dei depositi di idrocarburi già esistenti, di sorgenti sismogeniche attive naturali».

Ma secondo il Coordinamento dei Comitati ambientalisti lombardi, la decisione assunta a Milano deve avere ricadute che non riguardano solamente il destino di nuovi bacini per la conservazione e la reimmissione in rete del metano, ma influenzare anche il progetto relativo alla linea ferroviaria ad alta velocità tra Brescia e Verona.
«Abbiamo constatato che l’opera non tiene in considerazione la presenza nel sottosuolo di elementi in grado di scatenare terremoti innescati artificialmente, eventualità evidenziata adesso anche dalla Regione», mette in guardia Ezio Corradi. Il vice presidente del Coordinamento si dice preoccupato: «Le zone già interessate allo stoccaggio del gas sono in pratica le medesime investite dal tracciato Tav disegnato tra la nostra città e quella scaligera, almeno stando alla sua fase progettuale». Per Corradi non si è tenuto conto del problema e non si è pensato di implementare il progetto in maniera tale da attenuare le possibili conseguenze di un sisma».
«La politica non può decidere passando sulla testa della gente», dichiara Imma Lascialfari che attende agguerrita la prevista visita di Maurizio Lupi nel nostro territorio, ansiosa di sapere dal ministro «se alla luce di quanto messo nero su bianco a Milano il progetto della Tav, così com’è, va ancora bene». «Le nuove conoscenze su quanto presenta il nostro sottosuolo non possono non essere un elemento di profonda riflessione», ammonisce don Gabriele Scalmana della «Rete dei custodi del creato». Il sacerdote insiste: «L’intero progetto è sbagliato, il danno che creerebbe al territorio è troppo grande, va ripensato in favore di un migliore e più efficiente trasporto locale-medio».

dal Bresciaoggi del 13 gennaio

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