Alla fine il governo dà ragione al movimento No Tav

di Maurizio Pagliassotti  da Il Manifesto – Il caso. La presidenza del Consiglio: «Le previsioni di 10 anni fa smentite dai fatti». Valutazioni errate costate la più grave crisi tra lo Stato e vaste comunità. Ora si parla di «Low Cost»: il costo totale previsto per l’Italia è di 5,3 miliardi di euro .

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha recentemente pubblicato un documento dal titolo: «Adeguamento dell’asse ferroviario Torino – Lione. Verifica del modello di esercizio per la tratta nazionale lato Italia fase 1 – 2030». A pagina 58, si legge: «Non c’è dubbio, infatti, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni, che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza. Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni e nessuna persona di buon senso ed in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni a suo tempo assunte potevano essere diverse. Quello che è stato fatto nel presente documento ed interessa oggi è, invece, valutare se il contesto attuale, del quale fa parte la costruzione del nuovo tunnel di base, ma anche le profonde trasformazioni attivate dal programma TEN-T e dal IV pacchetto ferroviario, richiede e giustifica la costruzione delle opere complementari: queste infatti sono le scelte che saremo chiamati a prendere a breve. Proprio per la necessità di assumere queste decisioni in modo consapevole, dobbiamo liberarci dall’obbligo di difendere i contenuti analitici delle valutazioni fatte anni fa».

Se c’è la buona fede, c’è tutto. Non importa che quelle valutazioni errate siano costate la più grave, e irreversibile per molti aspetti, crisi tra una comunità vasta e lo Stato degli ultimi decenni.

MIGLIAIA DI PROCESSI, centinaia di arresti, scontri violenti, barricate, venticinque anni di lotta. Le parole del governo, che riconoscono pienamente le ragioni del movimento Notav – Il Tav è fuori scala – non generano in val Susa il minimo senso di soddisfazione, bensì un vasto sentimento di rabbia. Anche perché la conclusione del papello governativo che prende atto dell’assenza di traffico sulla direttrice est – ovest, trascende nell’atto di fede: non serve, ma si fa lo stesso.

MA DI QUANTO furono sbagliate le previsioni all’origine della Torino – Lione? Gli studi di LTF del 1999 prevedevano un incremento tra il 2000 e il 2010 del 100%, ovvero da dieci a venti milioni di tonnellate. Riviste nel 2004, a causa della chiusura del tunnel del monte Bianco che spostò sul Fréjus il traffico merci, ebbero una virile ascesa: da otto milioni del 2005 a quaranta (40) nel 2030. Questo perché le merci in transito verso l’Austria o la Svizzera sarebbero state attratte, chissà perché, dalla Torino – Lione. Oggi, dall’attuale tunnel del Fréjus, ammodernato solo pochi anni fa, passano tre milioni di tonnellate di merce. Se si sommano i flussi merce sull’autostrada parallela si arriva a tredici. Alla base della rivolta del territorio valsusino vi erano, e vi sono questi dati.

LA RESPONSABILITÀ sarebbe dell’Unione Europea che sbagliò i calcoli, par di capire dal documento governativo, ma ormai è tardi per tornare indietro. Chiosa enigmatica, perché al momento della Torino – Lione AV non esiste un solo metro, a meno che non si prenda in considerazione un piccolo tunnel geognostico costruito in val Clarea. Alberto Poggio, docente presso il Politecnico di Torino fa parte del gruppo di accademici che hanno contrastato sul piano scientifico la tratta Torino – Lione AV, commenta: «Sono parole, quelle del Governo, che provano l’approccio scientifico tenuto dal movimento Notav: non abbiamo mai avuto una posizione ideologicamente contraria. I nostri sono sempre stati studi corretti, che provano l’inutilità dell’opera. A maggior ragione oggi è momento per tornare indietro, non per andare avanti come se nulla fosse».

IL TUNNEL DI BASE costerà 9,6 miliardi di euro ripartiti tra Francia e Italia nella misura del 42,1% e del 57,9%, al netto del cofinanziamento UE che copre il 40% del costo complessivo. L’Italia quindi spenderà 3,6 miliardi di euro a cui si devono sommare 1,7 miliardi necessari per il potenziamento della linea storica: è il cosiddetto «Tav low cost ».

IL TAV BS-VR E’ BEN LONTANO DAL SI DELLA CORTE DEI CONTI: il progetto sarebbe stato ritirato dal Ministero delle Infrastrutture per modifiche progettuali.

Oggi 15 febbraio 2018 si discuterà davanti al Consiglio di Stato l’appello presentato dal Coordinamento NO TAV Brescia-Verona e da numerosi altri soggetti contro gli atti con i quali il Governo ha espresso il giudizio positivo di ottemperanza del progetto definitivo alle prescrizioni imposte con il progetto preliminare.

L’auspicio è che il Giudice Amministrativo accolga l’appello ed annulli gli atti impugnati anche alla luce di fatti nuovi assai rilevanti.

Alcuni di questi fatti sono conosciuti: il parere del 16/12/2016 del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, la sospensione da parte della Corte dei Conti dell’esame del progetto definitivo approvato dal CIPE.

Un fatto è sicuramente nuovo ed in attesa di conferma: a quanto ci risulta il progetto definitivo della tratta AV/AC Brescia – Verona approvato dal CIPE con delibera n. 42 del 10 luglio 2017, tutt’ora all’esame della Corte dei Conti per l’espressione del parere contabile, sarebbe stato ritirato dal Governo.

A quanto ci risulta, infatti, il progetto sarebbe stato ritirato dal Ministero delle Infrastrutture per procedere a modifiche progettuali.

Se la notizia si rivelerà confermata dagli atti formali, per la cui acquisizione il nostro legale si è già attivato, potrebbero esserci grandissime novità nella questione che è oggetto di dibattito da lungo tempo.

L’auspicio è che il buon senso incominci a prevalere e che il progetto della tratta Brescia Verona venga definitivamente ritirato, riqualificando la linea storica.

Terremo costantemente informata tutta la popolazione e la stampa sia dell’esito dell’appello che si è discusso oggi davanti al Consiglio di Stato sia della notizia del ritiro del progetto della tratta AV/AC Brescia – Verona tutt’ora all’esame della Corte dei Conti.

 

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

 

24/2 APERICENA DI AUTOFINANZIAMENTO @SANTUARIO DEL FRASSINO A PESCHIERA DEL GARDA

SABATO 24 FEBBRAIO 2018
DALLE ORE 19.00

Siete tutti e tutte invitati/e presso la “SALA DEL PELLEGRINO” AL SANTUARIO DEL FRASSINO A PESCHIERA DEL GARDA per un aperitivo-cena, che ha lo scopo di raccogliere fondi per tutte le spese (legali, di stampa e di informazione) che il Coordinamento NO TAV BRESCIA-VERONA deve affrontare nella lotta contro quest’opera inutile e devastante per il nostro territorio.

Dopo una breve presentazione per gli ultimi aggiornamenti, staremo insieme in allegria condividendo una cena a buffet, consapevoli che contribuiremo al finanziamento delle iniziative che il Movimento No Tav Brescia Verona sta portando avanti.

Per la preparazione della cena collabora anche questa volta con noi il DES Basso Garda.

Nell’ottica di arrivare a ZERO RIFIUTI, preghiamo per quanto possibile di portarsi da casa piatto bicchiere e posate.

Vi aspettiamo numerosi e numerose!

 

 

 

 

Pioltello: lettera aperta dai no tav ai pendolari

Si rincorrono le notizie e le speculazioni sull’ennesima tragedia che colpisce un treno pendolari.
Morti, feriti, futuri invalidi, vite bruciate nel tragitto quotidiano casa-lavoro o università.
Suona strana una lettera dai No Tav, abbiate pazienza, leggete queste poche righe e capirete che molto abbiamo in comune.

Per prima cosa possiamo serenamente dire che siamo dalla vostra parte e ci stringiamo insieme a voi in questi giorni di rabbia e dolore.
L’argomento è chiaro e semplice: i treni e le linee ferroviarie sulle quali questi corrono.
Sono infrastrutture pubbliche, costruite e gestite con soldi pubblici, in buona sostanza pagate da tutti e tutte noi con le tasse oltre a biglietti ed abbonamenti. Sia chiaro: nessuno regala nulla, chi paga siamo sempre noi.
Impossibile cercare le colpe di inefficienze ed aumenti in quella ragnatela burocratica di Stato-Regioni che ci si trova davanti ogni giorno.

Con il grafico che vi abbiamo allegato, di fonte chiara ed inequivocabile, si può però ammirare il protagonismo della classe “pendolare”.
5,5 milioni di persone che si muovono ogni giorno sui treni di cui il 96% su treni regionali e metropolitane e il 4% su treni interregionali e ad alta velocità.
Chiarito questo concetto dobbiamo insieme capire dove i nostri soldi finiscano e come vengano spesi.
Se analizziamo la complessa spesa ferroviaria scopriremo che la costruzione delle nuove linee ad alta velocità TAV assorbono invece il 90% delle risorse e solo il restante 10% viene dedicato alle “manutenzioni” delle linee pendolari. Nella spesa totale ovviamente inseriamo anche il costo dei biglietti che paghiamo.

Per fare alcuni esempi, la costruzione della linea TAV Treviglio-Brescia, inaugurata (non ancora terminata) nel dicembre 2016, costruita non lontano dall’incidente, lunga meno di 40 km, con un risparmio totale di una manciata di minuti sulla percorrenza, è costata più di 50 milioni di euro al chilometro.
Il Terzo Valico costerà complessivamente 6,2 miliardi di euro con un costo a chilometro di ben 134 milioni di euro.
Il Tav in Valsusa costerà complessivamente 9630,25 milioni di euro con un costo al chilometro di ben 167,5 milioni di euro a km (delibera CIPE 67/2017).
Il Tav Brescia-Verona ha un costo di 54 milioni al km, costo preventivato mancando ancora il progetto definitivo completo.

Stiamo parlando di opere inutili prive di seri studi sul rapporto costi/benefici. Opere devastanti per i nostri territori che mettono a repentaglio la nostra salute e quella dei nostri figli.
Opere contro cui ci battiamo da anni e che sarebbero totalmente prive di senso anche se avessero un costo medio in linea con gli altri paesi europei (10 milioni di euro al km in Francia e 9 milioni di euro al km in Spagna).
Ci pare pertanto chiaro che la vera ragione per cui si investe moltissimo in alta velocità nulla ha a che fare con l’esigenza di ammodernare il paese, ma se mai con quella di ingrassare le tasche già gonfie delle grandi azienze costruttrici molto spesso implicate in gravissimi scandali.

La scoperta per molti di voi sarà a dir poco agghiacciante, dopo aver visto la “zeppa” di legno posta sotto al binario del deragliamento di Pioltello.
Cosa dovremmo avere in comune?
Lo Stato italiano, tramite RFI, costruisce con i nostri soldi linee ad alta velocità per una fascia ridotta e benestante di persone distruggendo i nostri territori e al tempo stesso ci abbandona (molti di noi sono pendolari come voi) ogni giorno su treni pendolari e linee metropolitane fatiscenti e pericolose.

Ecco dunque la comune disgrazia.
Una disgrazia che a parere nostro si doveva evitare.
Una disgrazia che però deve trovare giustizia.

notav.info
 notavterzovalico.info
notavbs.org

La Corte dei Conti NON ha approvato il TAV Bs-Vr: ma cosa sta succedendo?

La falsa notizia apparsa sui quotidiani locali bresciani e veronesi del 23 gennaio scorso, riguardante l’approvazione da parte della Corte dei Conti del progetto Tav Brescia – Verona,  ha coinvolto o sconvolto la vita di centinaia di persone: dalle centinaia di potenziali espropriati di case, ai comitati che si occupano di tutelare l’ambiente, ai frati del Frassino per la sorte del nostro patrimonio artistico e culturale, ai produttori che perderanno i loro terreni e le loro produzioni, a tutte le persone preoccupate delle sorti della nostra terra e della nostra salute.

Iniziamo col ricordare che l’approvazione di cui si discute non è del progetto nel suo intero,  bensì di un solo lotto costruttivo; l’uscita da Brescia e l’arrivo a Verona, ad esempio, sono ancora in fase di progettazione.
A seguito delle notizie apparse sui quotidiani e delle decine di chiamate e richieste di informazioni da parte di espropriati su quanto stava accadendo, con l’avvocato Fausto Scappini  abbiamo contattato la Corte dei Conti per verificare la veridicità della notizia.

La Corte dei Conti ci comunica che l’istruttoria è ancora in corso e che l’atto non è stato ancora registrato. Al giorno 23 gennaio, giorno dell’uscita degli articoli, alla Corte dei Conti non risultano pervenuti i documenti integrativi richiesti che avrebbero permesso di esprimere parere positivo o negativo al progetto.

Ferrovie dichiara allo stesso tempo di aver trasmesso i documenti richiesti dalla Corte dei Conti.
Come possiamo spiegare questo: è possibile che la Corte dei Conti, che ha come interlocutore il governo e non FS, non abbia ricevuto la documentazione. Quando FS deposita i documenti al governo non è scontato che immediatamente questo a sua volta lo giri alla Corte dei Conti.

È grave che Mazzoncini, direttore generale di FS dia già per scontato che l’invio della documentazione integrativa richiesta sia sufficiente per il conseguente parere favorevole della Corte dei Conti.
Come mai lo si considera un passaggio automatico? La Corte dei Conti potrebbe dichiarare che la documentazione ricevuta, ad esempio, non è esaustiva e non dare parere favorevole al progetto.
È bene ricordare che la Corte dei Conti ha un potere decisionale autonomo rispetto a Mazzoncini o al governo stesso.

Non vogliamo imputare la colpa di quanto accaduto interamente alla stampa, ci domandiamo come sia stato possibile che la Corte dei Conti, totalmente autonoma, si sia ritrovata costretta a smentire una notizia che sicuramente non può essere stata inventata. I giornali hanno infatti appreso la notizia dell’approvazione del lotto di progetto Tav dal sito internet del Cipe che dopo poco rimuove la notizia stessa.
La nostra sensazione è che ci siano forti pressioni affinché si termini l’iter procedurale entro le elezioni del 4 marzo prossimo.  Dopo le elezioni la situazione e le priorità del governo potrebbero cambiare.
Questa situazione ha comunque messo in luce una situazione di non trasparenza.

Tutte le notizie riguardanti questo progetto riteniamo debbano essere trattate con la massima fondatezza e delicatezza prima di essere divulgate. In questi anni abbiamo notato che è stato dato ampio spazio mediatico a ministri e politici che annunciano l’imminente apertura dei cantieri (dal 2014 che periodicamente viene annunciato come imminente.)
Come movimento abbiamo presentato alla Corte dei Conti una serie di documentazioni riguardanti il rapporto costi-benefici, valutazioni sulla copertura o meno del progetto, che ci auspichiamo possano servire al formarsi di una decisione così importante per il futuro di migliaia di persone e di chi ci sarà dopo di noi.
Il 15 febbraio inoltre si terrà la discussione al Consiglio di Stato del ricorso che come movimento No Tav abbiamo presentato. Questa riteniamo essere un’altra tappa importante per valutare quanto gli organismi amministrativi abbiano recepito tutte le criticità e le mancanze che tramite il ricorso abbiamo segnalato.

Mazzoncini ha inoltre dichiarato l’inizio dei cantieri per il mese di marzo. Vorremmo ricordare che qualora si decidesse di procedere senza l’occupazione d’urgenza i tempi burocratici previsti non rispecchiano nella verità quanto annunciato. Ci auspichiamo inoltre che non si decida di applicare l’occupazione d’urgenza perché a quel punto ci sarebbe il rischio per gli espropriati di un inizio di cantieri immediato.
Il caso del Tav si discute dal 1991, ci sembrerebbe assurda questa improvvisa accelerazione e forzatura, ricorrendo ad una vecchia legge poco utilizzata. Qualora ciò accadesse procederemo, sul piano legale, presso il Tar del Lazio impugnando il progetto e chiedendone la sospensione.

In attesa di queste importanti e fondamentali decisioni per il proseguimento o meno dell’iter dell’opera, nei territori bresciani sono comunque continuati lavori di trivellazione in deroga a tutte le normative in materia di lavori, in assenza di comunicazione delle amministrazioni dei comuni coinvolti, con superficiale e forviante comunicazione verso i proprietari dei terreni coinvolti, in prepotenza con i tanti che hanno provato a segnalarne le irregolarità. Anche questi lavori hanno generato sui territori coinvolti preoccupazioni e timori.

Richiamiamo tutti i Sindaci coinvolti dal progetto affinché smettano di non affrontare la questione Tav, con la scusante di non essere a conoscenza di quanto sta accadendo o di non averne informazioni sufficienti per informare e discuterne con la propria cittadinanza. È principalmente compito loro verificare che il loro comune e i loro cittadini vengano tutelati da abusi di questo tipo.

Torniamo a ribadire che tutti e tutte siamo interessati direttamente dalla possibile approvazione e costrizione di questo progetto, perché 80 milioni di euro al Km per un treno inutile, non sono ammissibili in un Italia in queste condizioni economiche.

Sottolineiamo alla stampa che, in assenza di comunicazione da parte delle amministrazioni, è l’unica insieme al Coordinamento a dare informazioni su ciò che sta accadendo. Non sono ammissibili errori quando in gioco non è solamente la sorte di un treno ma la vita delle persone.
Ci auspichiamo quindi che qualunque informazione data venga quindi trattata con la massima serietà e fondatezza senza generale inutile allarmismo, così come è stato per la falsa notizia dei giorni scorsi.

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

Di seguito il susseguirsi di notizie uscite su alcune testate giornalistiche:

26-27 gennaio arriva la carovana NO TAP a Milano: non facciamoci tap-pare la bocca!

Invitando tutti e tutte a partecipare a questa importante 2 giorni che vedrà presenti anche noi No Tav Brescia-Verona insieme al tavolo di lavoro Basta Veleni e tutte le altre realtà italiane presenti, vogliamo brevemente raccontare la storia di TAP per mostrare  come in diversi modi questa opera dannosa e imposta possa essere paragonata alle tratte di TAV italiane, compresa la Brescia-Verona, e a tutte le grandi opere inutili italiane.

Sono passati quasi dieci anni dalle prime intercettazioni su quello che oggi è tristemente noto come gasdotto transadriatico TAP, uno dei progetti facenti parte del Corridoio meridionale del gas, il quale dovrebbe portare in Europa il metano del giacimento di Shah Deniz(Azerbaijan).

TAP( Trans Adriatic Pipeline )inizia tra Grecia e Turchia e si collega a TANAP ( Trans Anatolian Pipeline): dopo 800 chilometri fra Grecia, Albania e Italia, giunge in Salento, nel comune di Melendugno, con 8 chilometri sulla terraferma e 25 chilometri di condotta sottomarina.

Il corridoio Sud del gas è un’ opera mastodontica, ad ampio impatto, un’opera IMPOSTA partita con una falsa cantierizzazione a maggio 2016 per evitare scadenze burocratiche e concretizzata solo nel novembre 2017 con la militarizzazione della zona, vano tentativo di soffocare la lotta popolare nata in opposizione.

Lottare contro TAP non significa soltanto rivendicare i propri diritti alla salute e alla tutela dell’ambiente ma lottare insieme a una popolazione ormai esausta dalle strategie delle multinazionali e dai loro progetti criminali. Come può ritenersi strategico un progetto che non possiede nemmeno una valutazione d’impatto ambientale complessiva e uno studio di fattibilità in linea con la geomorfologia del territorio?

Vogliamo parlare della società che ci lavora, con sede a Baar, paradiso del fisco, con un capitale sociale irrisorio se paragonato all’entità dell’opera? I NO TAP hanno deciso di dire NO all’ennesimo mega mostro a uso e consumo dei soliti noti.

LE MOTIVAZIONI DEI NO TAP

La costruzione di nuovi gasdotti non guarda alle necessità reali di chi vive in Italia o in altri paesi (i consumi di gas sono in continua diminuzione) ma a motivazioni economico-finanziarie.

  •  Non serve a emanciparsi dalla Russia in quanto essa stessa è parte del progetto.
  • La società costruttrice, come già detto, è ubicata in Svizzera con soci esteri quindi non porterà alcun capitale all’Italia.
  • Violenta il territorio, inquina e danneggia l’ambiente anche per il futuro.
  • Seppellisce l’economia e l’anima del salento: l’habitat marino, le riserve d’acqua, gli ulivi secolari e tutto ciò che ruota attorno alle attività della popolazione.. dall’agricoltura alla pesca, agli agriturismi, alle aziende vinicole e nessuna compensazione sarà sufficiente a sanare questi danni.
  • E’stato deciso in maniera dittatoriale, senza la consultazione dei cittadini.
  • E’stato imposto a livello europeo senza una vera e propria discussione in materia energetica e senza affrontare il vero problema della dipendenza da gas e petrolio
  • Serve ai grandi investitori che mirano a controllare una risorsa da cui prima si dipende e poi scarseggia
  • Sostiene regimi autoritari in cui i diritti civili vengono violati ogni giorno.
  • E’un’opera con un costo stimato di 45 miliardi di euro di cui non si sanno ancora esattamente le fonti di finanziamento.

LA LOTTA NO TAP NON SI ARRESTA

La società Tap Ag assicura che il gasdotto sarà interrato, che tutti gli ulivi saranno ripiantati e grazie agli altissimi standard di sicurezza non ci sarà alcun rischio di inquinamento, incidente o disastro. Nonostante le inutili rassicurazioni, la popolazione informata, ha dato una risposta contro TAP che è arrivata come un’onda da tutto il salento e la mobilitazione è, ed è stata, immensa.

A marzo 2017 centinaia di attivisti si sono opposti in sede di cantiere all’espianto di altri ulivi riuscendo a temporeggiare sui lavori, supportati dai ricorsi di regione Puglia e Comune di Melendugno che ritengono lese le proprie prerogative nel procedimento di autorizzazione (respinti poi da Consiglio di stato e Tar)

Come già successo in Val di Susa, contro l’opposizione della popolazione a  novembre 2017 hanno messo in atto una vera e propria militarizzazione dell’area, a cui sono seguiti scioperi e mobilitazioni nazionali anche supportate dal movimento NO TAV per tutto il mese di dicembre.

In quella che viene ormai chiamata “ZONA ROSSA”, l’ennesima zona di terra rubata a tutti e tutte noi per le loro sporche opere, sono sfociati cortei eterogenei e animati dallo stesso spirito di lotta per la propria terra. Dai sindaci, ai commercianti, ai bambini delle scuole, ai cittadini più anziani tutti protestano e lottano all’unisono, noncuranti delle continue e violente repressioni delle forze dell’ordine.

Siamo a gennaio 2018 e Tap continua il suo sporco gioco con trivellazioni notturne abusive noncurante della riapertura dell’inchiesta voluta dalla Procura di Lecce (grazie a un esposto di 8 sindaci del Salento) sull’iter autorizzativo di costruzione del gasdotto di Melendugno. L’ipotesi di reato è truffa.

Numerose associazioni italiane si sono riunite e hanno deciso di collaborare alla denuncia del caso Tap/snam portando a livello nazionale la mobilitazione tramite una carovana che avrà come ultima tappa finale Milano, il 26 e il 27 del mese. In un clima acceso e teso, tra azioni dimostrative e dibattiti pubblici, l’opposizione non si arresta.

E’ per questi e tanti altri motivi che invitiamo tutti e tutte a partecipare!

LE TRIVELLE DEL TAV SONO ARRIVATE ANCHE A BRESCIA!

Da fine 2017 abbiamo scoperto numerose trivelle lavorare sui territori da Brescia a Verona per eseguire i sondaggi finalizzati a terminare il progetto della tratta TAV Brescia-Verona.
In questi mesi come movimento No Tav abbiamo continuato a presidiare il territorio, vigilando e facendo sopralluoghi dove si vedono sorgere trivelle, organizzandoci, paese per paese, andando a tastare i terreni e opponendoci alla presenza di tecnici che eseguono rilevazioni.

Insieme a noi decine di proprietari terrieri o di immobili hanno deciso di dire NO a queste trivellazioni (gli stessi frati del Santurario del Frassino hanno deciso di opporsi e mandar via gli operai preposti ai lavori) convinti dell’inutilità e del disastro ambientale e sociale che quest’opera comporta.

I sondaggi di questi ultimi mesi sono stati eseguiti in campi, giardini, proprietà pubbliche e private, molte volte SENZA I PERMESSI del proprietario, senza mai esporre cartellonistica di cantiere, senza mai comunicazione (né da parte delle ditte a cui sono state affidate le trivellazioni, né da parte delle amministrazioni dei diversi territori) alla cittadinanza di quanto accade sui nostri territori.

Nella giornata di venerdì 19 gennaio 2018 abbiamo ricevuto numerose segnalazioni di una trivella in azione nei pressi del Parco Ducos a Brescia, in un terreno limitrofo all’attuale ferrovia.

Non sarà sicuramente l’unica: per questo invitiamo tutti e tutte ad aiutarci a tenere monitorato il territorio, segnalando la presenza di operai o trivelle lungo il possibile tracciato alla mail info@notavbs.org o sulle pagine facebook No Tav Brescia o Coordinamento No Tav Brescia-Verona.

Qualora invece le trivellazioni dovessero essere fatte in una vostra proprietà vi ricordiamo che poiché il progetto definitivo non ha ancora esaurito la procedura, NESSUNO in questo momento è AUTORIZZATO ad accedere alla vostra proprietà, se non con il vostro consenso o attraverso una procedura che prevede la notifica preventiva della necessità di introdursi nella vostra proprietà.
Se non viene fatta questa procedura avete il diritto di non fare entrare nessuno o di chiederne l’allontanamento.

Ricordiamo inoltre che, nonostante sia stato approvato a luglio 2017 il progetto di questa tratta come definitivo, mancano tra le altre cose: il progetto in uscita da Brescia, il progetto per l’arrivo a Verona, la valutazione di impatto ambientale aggiornata (VIA), l’adeguamento alle norme antisismiche, ecc. Mancanze gravissime che da mesi continuiamo a denunciare perché INACCETTABILI al proseguimento dell’opera.

Da anni denunciamo la pericolosità su diversi fronti di quest’opera e non abbiamo intenzione di fermarci, perché al di là di quanto raccontano la stampa e i vari politici o amministratori di turno questo progetto è ben lontano dal poterci far dire “non c’è più nulla da fare”, come ha confermato anche di recente la Corte dei Conti, rimandando il progetto al Ministero per “incompletezza documentale”.

Non ci stancheremo mai di ripetere che sui nostri territori trivelle, cantieri e cantierini del Tav non sono ben accetti da nessuna parte e il movimento NO TAV, fatto di persone diverse ma unite dalla volontà di difendere la propria terra, continuerà a percorrere ogni strada possibile per fermare quest’opera! 

Da Brescia a Verona: DE CHE SA PASA MIA! – striscioni in tutti i paesi

Da Brescia a Verona, passando per Molinetto, Mazzano, Lonato, Desenzano, Calcinato, Calcinatello, Ponte San Marco, e tutti gli altri paesi interessati dal possibile passaggio di quest’opera, il messaggio è chiaro: NON PERMETTEREMO LA DISTRUZIONE DELLA NOSTRA TERRA E LO SPERPERO DI DENARO PUBBLICO PER UN OPERA INUTILE E DANNOSA!

DE CHE SA PASA MIA!

#notav #fermarloèpossibile #fermarlotoccaanoi#dechesapasamia #notavbresciaverona

Blocco delle trivelle ieri a Calcinato: DA CHE SA PASA MIA!

Ieri mattina un gruppo di NO TAV che si oppongono alla costruzione del TAV Brescia-Verona hanno bloccato per qualche ora una trivella che stava lavorando nella zona di Calcinato, in località Sant’Anna.

La trivella di ieri mattina si trovava nello specifico nei terreni dove dovrebbe sorgere il cantiere della galleria di Lonato.
La galleria del TAV taglierà la falda acquifera sottostante provocando danni non solo al Comune di Lonato, così come denunciato anche dagli amministratori comunali dei comuni mantovani interessati dalle conseguenze del progetto.

Un’altra azione di disturbo per denunciare che questa inutile grande opera, senza il ben che minimo controllo delle amministrazioni locali, procede i suoi sondaggi esplorativi sui nostri territori nonostante le molteplici mancanze in sede progettuale e di finanziamenti.

Nonostante la nostra denuncia si sia svolta pacificamente con il preciso scopo di riportare alla luce quanto sta accadendo, le persone presenti sono state obbligate sotto minaccia di fermo dalle Forze dell’Ordine all’identificazione.

Forze dell’ordine in collaborazione con la Polizia Locale che, come abbiamo denunciato, hanno svolto controlli unicamente verso i NO TAV presenti senza verificare invece che i carotaggi fossero autorizzati, svolti e segnalati come da legge.

Nelle settimane precedenti erano state decine le segnalazioni di richiesta di accertamenti inoltrate da comitati locali e abitanti del posto ad Amministrazioni e alle Forze dell’ordine.

Richieste di verifica e accertamento che non hanno mai ricevuto risposta.

Continueremo con ogni mezzo a denunciare quanto sta accadendo sulle nostre terre perchè l’abbiamo detto e continueremo a ribadirlo: DA CHE SA PASA MIA!

L’EPIFANIA TUTTE LE TRIVELLE DEL TAV PORTA VIA

La Befana vien di notte e come vuole la tradizione in sella alla sua scopa porta doni a grandi e piccini.
Nelle sue tappe questa notte non poteva non fermarsi sulla collinetta di Calcinato dove in volo aveva avvistato ben 2 trivelle presenti per i carotaggi del TAV Brescia-Verona.

Anche lei è informata del fatto che il comune di Calcinato, se il TAV dovesse essere costruito, verrà diviso, deturpato, espropriato da quest’opera che non ci stancheremo mai di ripetere essere inutile, dannosa, costosa e anche un pò mafiosa.

E così ha deciso di fare un grande dono a tutti e tutte noi.
Le trivelle sanzionate dalla Befana questa notte ribadiscono un messaggio chiaro verso chi vorrebbe costruire questo scempio: DE CHE SA PASA MIA!

#notav #dechesapasamia #befana #trivelle #calcinato #notavbresciaverona