Racconta la tua esperienza con le ferrovie dello stato con #trenitaglia

Treni super-veloci e super-confortevoli. Ecco il nuovo servizio offerto dalle ferrovie italiane…ma per chi questi servizi li usa la realtà è ben diversa!

Una realtà fatta di ritardi cronici e soppressione frequente di corse, molti treni costosissimi e vuoti contro pochi treni economici che inevitabilmente sono sempre stracolmi, assistenza clienti confusa o inesistente e mille altre sorprese che Trenitalia può offrire quotidianamente, trasformando un normale spostamento in un’ avventura surreale e tragi-comica in stile fantozziano.

Ma fuori dalle stazioni questa realtà non arriva… per le molte persone che non prendono il treno vengono costruite campagne pubblicitarie che mirano a giustificare i nuovi investimenti ferroviari come le Frecce o la T.A.V, mentre un altro servizio pubblico viene spolpato a danno non solo degli utenti, ma del intero paese.

Contro i loro slogan e le loro false campagne pubblicitarie, RACCONTA LA TUA ESPERIENZA USANDO #trenitaglia su https://www.facebook.com/pages/Trenitaglia/167526330106661.

Mentre con i soldi pubblici si finanzia l’alta velocità sia sulle tratte esistenti (1342 km su 22.000 totali), sia con la costruzione delle nuove tratte T.A.V, il servizio reale per la stragrande maggioranza degli utenti è drasticamente peggiorato.

131 stazioni abbandonate
1700 stazioni senza personale
7000 Km di binari non utilizzati

Secondo uno studio di Confcommercio se noi avessimo la rete capillare che hanno i tedeschi il nostro PIL vanterebbe + 20 miliardi di euro; se avessimo investito tutti i soldi che i tedeschi hanno investito negli ultimi 12 anni nell’ammodernamento della rete ferroviaria già esistente oggi avremmo 120 milardi di euro in più.
Se il sud italia disponesse di una rete ferroviaria come quella della Lombardia il PIL segnerebbe un + 48 miliardi di euro.
Avremmo cioè un miglior servizio e più soldi in tasca!

ALTA VELOCITA’ : BASSISSIMA QUALITA’! DICIAMO BASTA ALLE TRUFFE!

La Val Susa sembra in guerra

I Lince dell’esercito in pattuglia giorno e notte. I muri di cemento e le reti di filo spinato ovunque. Le garitte che segnano i limiti invalicabili. Una tensione pazzesca nell’aria. Ma come siamo arrivati a questo punto?
La Val Susa sembra in guerra
Non vedi le betoniere. E nemmeno le gru con il becco d’acciaio puntato verso il cielo. No, il cantiere della Tav a Susa è un campo di guerra nel cuore di una verde vallata. I Lince dell’esercito sono di corveé giorno e notte. Più sotto la polizia, in assetto antisommossa, controlla ogni squarcio del perimetro. Una sessantina di agenti in divisa stanno a guardia di un fazzoletto di terra, largo 7 ettari, dove si scava senza sosta il tunnel dell’Alta velocità. Altrettanti sono pronti a dare il cambio. Altri ancora sono in missione nel bosco. E ancora fuori dalle reti. E sul lato ovest. Nei ristoranti di Susa mangiano ogni giorno un migliaio di poliziotti e carabinieri. Sembra una città occupata. Una base militare, protetta da sbarre di tre metri e filo spinato, come se Susa fosse volata dal Moncenisio a Baghdad, come un piccolo Afganistan in terra di Barolo.Per salire fin quassù, a Chiomonte, alle pendici della Maddalena, il navigatore consiglia di uscire a Susa. Ma chi cerca la Tav resterà deluso. Troppo pericoloso. Troppo prevedibile. E così, come in un film di spionaggio, l’ingresso del cantiere più militarizzato d’Italia è stato spostato verso la Francia, dove nemmeno te lo immagini. Devi seguire l’autostrada del Frejus fino al bosco di Salbertrand, almeno 25 chilometri più a Nord. E lì, a pochi passi da Oulx, invertire la marcia puntando a Sud. Fino a un cancello d’acciaio, nascosto dietro una curva dell’autostrada. Dove è vietato accostare. Vietato scendere. Vietato sostare.

Una garitta presidiata segna il limite invalicabile. Per loro, è lo Stato che comincia. Per i No Tav è il segno che lo Stato, con quella vallata, ha chiuso da tempo. Fuori dalle reti restano le ferite della lotta. Centinaia di lacrimogeni esplosi sono sparsi dappertutto. Ai confini del bosco, dove un tempo c’era il prato verde di val Clarea, si scorge ancora qualche casa di legno sugli alberi. Da lì i No Tav vigilavano sulle loro terre. Ma ormai, fra quei rami, non ci sale più nessuno. Troppe telecamere. Troppi controlli. E luci da stadio che illuminano a giorno i pini e i cespugli per scongiurare le “battiture”. Quando di notte, scendendo silenziosi lungo i sentieri secolari del bosco, i No Tav accerchiano il cantiere di Susa. E grattano con i sassi sulle reti per spaventare la polizia.

Ecco che qui i controlli sono diventati più serrati. Nessuno passa senza autorizzazione. E, una volta dentro, c’è un secondo controllo. Stavolta è la Digos, in borghese, a chiedere i documenti. «Quattro occhi sono meglio di due», se la ride un militare.

Chi si aspetta una cava nella stretta gola della Val Clarea si sbaglia di grosso. Là sotto tutto funziona come in una catena di montaggio di Mirafiori. Ogni uomo, ogni mezzo si sposta in un’area precisa. Nessuno sta dove non deve stare. Ogni movimento del cantiere è coordinato con gli altri.

Il tunnel sta sotto il cavalcavia della A38, un mostro costruito negli anni Novanta, e sospeso su otto pilastri di cemento armato alti quasi cento metri. Lì gli uomini guidati dal commissario Mario Virano hanno appena finito di installare la grande “talpa” meccanica che scaverà, a colpi di venti metri al giorno, fino nel cuore della montagna. È il canale esplorativo della Clarea, il corridoio che corre perpendicolare al tunnel principale della Tav, l’ultimo tassello – secondo lo Stato – per garantire che l’opera si farà.

La grande talpa fa quasi paura. Protetta da un hangar che si allunga, man mano che gli operai montano i pezzi. È come un serpente d’acciaio, con la testa rotante. È alta sei metri e mezzo e larga altrettanto. È capace di inghiottire due tonnellate di roccia ogni quarto d’ora. I sui denti sono trentatré lame rotanti d’acciaio, che girano a tutta velocità. Per gli ingegneri quella è una “Tbm”, che in inglese significa Tunnel Boring Machine. Ma qui tutti la chiamano talpa, dagli ingegneri che l’hanno finita di saldare alle 17.15 del 16 settembre, fino ai No Tav più irriducibili, che contro quel serpente lungo 240 metri hanno alzato le loro bandiere. «Il primo componente della fresa è arrivato in cantiere il 4 agosto», rivela Virano. Attorno a lui una trentina di operai completano gli ultimi collaudi. «In valle c’era una grande mobilitazione, e c’era il rischio di qualche azione di sabotaggio. Così la data è stata tenuta segreta. Abbiamo aspettato che i No Tav indicessero una grande assemblea e, quando erano tutti raccolti a discutere, abbiamo spostato il trasporto eccezionale che conteneva la testa della fresa. Sono state ore di grande tensione, poi, quando il convoglio scortato ha fatto ingresso nel cantiere, abbiamo capito che un grande passo avanti era stato compiuto».

Ogni lama rotante è stata fissata e provata singolarmente. Ogni bullone è stato avvitato e monitorato con il laser. La pompa a olio che muove il grande pistone, su cui come una larva gigante striscia la talpa meccanica per farsi largo nella montagna, sarebbe capace di trainare da sola due Boeing 747 o di spostare una nave come la Costa Concordia. «Una volta entrata nel tunnel esplorativo, che è lungo 203 metri, la talpa cambierà sistema di scavo e si aggrapperà alla roccia con dei bracci laterali, muovendosi come un lombrico», spiega Virano. Dalla cabina di comando, in funzione 24 ore su 24, un raggio laser traccia la direzione dello scavo e, grazie a un computer, a ogni minima oscillazione della testa rotante, la macchina provvederà a correggere la direzione, per non sbagliare nemmeno di un centimetro la perforazione sotterranea.

Ma Lince e forze dell’ordine non controllano solo quel bestione d’acciaio. No, lo scavo da solo non servirebbe. Sempre il 16 agosto, in coincidenza con l’accensione della talpa, un’altra fresa, molto più piccola, aveva appena finito di scavare un altro tunnel. Minuscolo rispetto a quello della Tav, ma strategico. Una perforazione di 240 metri, larga appena 70 centimetri, che corre nel ventre della montagna, fino alla Dora Riparia, il fiume che scorre in Val di Susa. Un canale artificiale, senza il quale non sarebbe possibile scavare la grande montagna. «I nostri studi geologici ci dicono che, da quando la talpa comincerà a penetrare negli strati di roccia più duri, avremo una fuoriuscita d’acqua di circa 300 litri al minuto. Si tratta di una portata enorme, paragonabile a quella di un piccolo fiume», spiega un ingegnere. Ecco che per rendere possibile lo scavo, quell’acqua deve essere convogliata da qualche parte. E, per far questo, nel cantiere di sette ettari sotto il viadotto della A38 è stato costruito un grande impianto di depurazione. Una volta che l’acqua sarà stata ripulita dai sedimenti rocciosi, sarà rilasciata nel torrente Dora, attraverso il mini-tunnel scavato nella montagna. A pochi passi, invece, una decina di trivelle alte più di 30 metri lavorano senza sosta. Bucano il pendio della collina, dove gli escavatori hanno aperto il varco per i camion. E così i No Tav e il Movimento 5 Stelle hanno lanciato l’allarme. E si sono rivolti alla Procura della Repubblica di Torino per chiedere indagini approfondite su quello strano scavo. Virano sorride. È abituato alle polemiche da quando siede sulla poltrona più alta del commissariato per la Torino-Lione. «Questo cantiere è all’avanguardia in quanto a procedure e misure di sicurezza. Sarà preso a modello in tutta Europa per le opere future», ribatte. Poi svela il mistero di quegli scavi in profondità. «Le trivelle iniettano a una pressione altissima un liquido a circa 30 metri di profondità. Quel liquido, insieme al terreno, che in questa parte della montagna è molto friabile, creano una superficie solida che rende la terra dura come la roccia». In questo modo, a lavoro finito, la collina scavata dalle ruspe potrà essere ricostruita. Con un pendio artificiale di oltre 30 metri di altezza. «Senza quelle perforazioni, correvamo il rischio che il peso dei sedimenti spostasse i piloni dell’autostrada. Per questo stiamo rinforzando il terreno».

 

Articolo tratto da: http://espresso.repubblica.it

Contro le mafie, contro il Terzo Valico

A seguito di alcuni episodi “singolari” verificatisi nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla messa in onda della puntata di “Presa Diretta” che si è occupata anche di terzo valico, il Comitato No Tav Terzo Valico Tortona rende noto che alcuni suoi attivisti hanno ricevuto  diverse “strane ” telefonate…e fin qui si potrebbe pensare a qualche buontempone (non mancano in città)…non lo si può più pensare, invece, di fronte al tentativo concreto di forzare la porta dell’abitazione di uno dei nostri attivisti: tentativo non portato a termine, non si sa se per scelta o per altri motivi.

Non lo si può più pensare, quando si sa benissimo che il clima in città, e nella zona della frazione interessata (Rivalta Scrivia) è un clima di intimidazione ed omertà.

Alcuni residenti ci hanno raccontato di strani traffici notturni, di camion che vanno e vengono, e fanno rumore e movimento a tutte le ore della notte.

Queste persone hanno chiesto spiegazioni e si sono lamentate dapprima coi vigili (che ci dicono non essere intervenuti), poi direttamente con chi lavora sul posto, ed hanno ricevuto in cambio intimidazioni e minacce.

Non sappiamo – ancora – quanto tutto questo sia direttamente collegabile con i lavori e le ditte del terzo valico, ma sappiamo bene che anche nel nostro territorio, come dimostrano recenti fatti di cronaca, operano clan della ‘ndrangheta e della mafia e che fra le imprese a cui sono affidate le opere propedeutiche  ce ne sono alcune inquisite per reati quali truffa aggravata ai danni dallo Stato perché avrebbero messo in piedi un meccanismo di false fatturazioni ottenendo dalla regione dei finanziamenti mentre giravano poi i lavori da eseguire ad una ditta priva di certificazioni (la Co.Ge.Fa. di Torino che è stata implicata in altri scandali in Regione, sempre relativi alla corruzione, anche insieme al gruppo Gavio, come nel caso dei lavori per la variante di Tortona).

Sappiamo che silenzio ed omertà sono il terreno  indispensabile ai signori dei clan, e proprio per questo respingiamo al mittente qualsiasi tentativo di intimidazione!

Andiamo avanti, sereni ma determinati perché sappiamo che l’intero Movimento No Tav Terzo Valico è con noi e perchè silenzio e omertà non appartengono alle donne ed agli uomini di questa terra. Non siamo nè saremo mai complici!

Comitato No Tav Terzo Valico Tortona

 

Articolo tratto da: http://www.notavterzovalico.info

La Valle che Resiste e costruisce il futuro

Schermata 2013-10-01 a 13.31.31

Gli Stati Generali del Lavoro, la tre giorni di incontri dibattiti e tavoli tematici organizzata da Etinomia e dal Movimento NO TAV, hanno visto la partecipazione di più di 300 aderenti che hanno contribuito attivamente alla completa riuscita dell’iniziativa.

Cittadini, intellettuali, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni, dei sindacati, di movimenti, realtà e associazioni attive, provenienti da tutta Italia, hanno animato con esperienze idee e proposte questo meeting che ha vissuto, nella giornata di sabato, il suo momento più impegnativo e creativo concretizzatosi nello svolgimento degli 8 tavoli tematici previsti dal programma.

I tavoli, che hanno tra l’altro visto la partecipazione di rappresentanti del Parlamento Finlandese e professori della (UEL) University of East London, hanno prodotto una quantità impressionante di proposte, elaborate con metodologie innovative, che abbracciano l’amplissimo spettro di tematiche legate al lavoro.

Il momento assembleare, in chiusura del convegno, ha visto la presentazione degli elaborati degli 8 tavoli tematici che hanno in molti casi superato ampiamente le aspettative iniziali, in termini di qualità, creatività, concretezza e livello di dettaglio.

La presenza degli amministratori dei comuni della valle, di rappresentanti della Comunità Montana, del consigliere regionale e di alcuni cittadini eletti al Senato per il Movimento 5 Stelle, ha permesso agli stessi di raccogliere direttamente dai relatori, una sintesi delle numerose proposte emerse dal lavoro effettuato dai tavoli.

Tutte le proposte e le sfide raccolte nel corso dell’evento saranno elaborate e trasformate in azioni concrete, mirate alla costruzione di un diverso modello economico caratterizzato non più dalle logiche del profitto, ma dal rispetto della centralità dell’uomo, della comunità e del territorio.

In questo contesto è stata ribadita, con forza e determinazione, la contrarietà alla realizzazione di grandi opere inutili e dannose, proponendo in alternativa forme di intervento utili e sostenibili mirate al miglioramento diffuso della qualità della vita e ad un utilizzo ragionato delle risorse economiche, energetiche ed ambientali.

Ancora una volta la valle, con la straordinaria propositività e collaborazione di tutte le realtà presenti, ha saputo dimostrare la sua capacità di essere polo di aggregazione e laboratorio di democrazia attiva e partecipata.

I primi semi sono stati messi a dimora, altri lo saranno in futuro. Facciamo appello a tutte le realtà, presenti all’evento, o comunque in sintonia con questo modo di vedere il futuro, affinché collaborino a far sì che questi semi possano mettere robuste radici, crescere e diffondersi.

Un sentito ringraziamento va a tutte le realtà presenti, senza le quali questa bellissima e costruttiva esperienza non sarebbe stata possibile, al Comune di Vaie che ha ospitato l’evento ed alla Comunità Montana per la sua attiva partecipazione.

30 settembre 2013
Etinomia

 

Articolo tratto da: http://www.notav.info

Il documentario “NoTerzoValico” disponibile in rete

Si può da oggi guardare in rete il documentario NoTerzoValico realizzato da José Palermo e Antonio Petracca. Trattasi della prima opera video realizzata sulla lotta contro la grande opera, girata fra Maggio e Giugno 2012 e realizzata su iniziativa del Comitato Popolare No Terzo Valico di Alessandria.

La presentazione:

Il Comitato Popolare No Terzo Valico di Alessandria presenta
NoTerzoValico
un progetto delirante inutile dannoso
Fenix Autoproduzioni Torino
Realizzato da José Palermo e Antonio Petracca

Questo film documento, al di là dell’innegabile contenuto informativo sui danni, l’inutilità e l’assurdità del Terzo Valico, si presenta come un’immagine corale, dove la forma espressiva scelta evidenzia uno spaccato di tutte le anime che agitano lo scenario della contrarietà al Terzo Valico, piemontesi e liguri.
Le ragioni del “NO” si comprendono direttamente dalla voce degli artefici di questo variegato movimento, attraverso i comitati di ogni territorio.
Ma le interviste sono anche fatte a pioggia, nelle strade e nelle piazze di Alessandria, per verificare la conoscenza dell’argomento in città.
Le immagini danno il tocco da maestro, dalla scuola elementare di Trasta ai territori che verranno devastati.
Il film conclude con la manifestazione del 26 Maggio ad Arquata dove la protesta ha assunto i colori della festa.

Si ringraziano i Comitati No Tav No Terzo Valico di Arquata Scrivia, Novi Ligure, Val Lemme, l’A.F.A. Amici delle Ferrovie e dell’Ambiente, il Comitato Proteggiamo Villa Sanguineti di Trasta (GE).
Per le musiche Andrea Serrapiglio e Luca Serrapiglio.
Si ringraziano inoltre il Comitato No Tav Mugello e il Comitato No Tunnel Tav di Firenze.

Girato fra Maggio e Giugno 2012
No Copyright
Questo video non è sottoposto ad alcun copyright
Chiunque è libero di riprodurlo, in parte o totalmente

Presso i Comitati è disponibile il DVD con i seguenti Contenuti Speciali:

– Il post cantieri nel Mugello

– L’area di sosta più grande d’Europa

– No Tunnel TAV Firenze

Buona Visione

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=z3jvCK5LSwY

 

Articolo tratto da: http://www.notavterzovalico.info

 

Arriva la prima pioggia: la stazione Alta Velocità di Bologna si allaga!

I mesi estivi non sono bastati per tappare le falle nei cantieri della stazione Alta Velocità di Bologna Centrale. Domenica, con le prime piogge di stagione, l’acqua ha ricominciato a filtrare, creando una serie di pozzanghere lungo il passaggio e ai piedi delle scale mobili.

Ricordiamo che a giugno era successa la stessa cosa: dopo qualche giorno dall’inaugurazione della nuova stazione, i viaggiatori avevano già iniziato a muoversi schivando pozzanghere e infiltrazioni. Il problema non si presentava però solo in caso di maltempo ma anche quando fuori c’era il sole: i muri erano bagnati e dal soffitto pioveva perchè non era stata fatta l’impermeabilizzazione, ma essendoci bel tempo la colpa non poteva essere solo del maltempo.

Ricordiamo che tutto ciò succede da un progetto che ha richiesto ben 8 anni e mezzo di lavori e 530 milioni di euro di investimento. 

Gli stessi problemi sono stati riscontrati anche nella stazione TAV di Reggio Emilia: anche qui pioggia e cantiere aperto (Buco nell’acqua per la stazione Mediopadana Tav di Reggio Emilia: appena inaugurata, già ci piove dentro).

Per Ferrovie dello Stato il problema è solo d’immagine: a livello tecnico nessun disagio o rallentamento e nessuna sorpresa visto che il cantiere è ancora aperto e non è stata completata l’impermeabilizzazione “È come se io comprassi una casa e se dovessero terminare ancora il primo piano, ma si potesse già utilizzare il piano terra. È chiaro che sotto puoi avere qualche ripercussione, ma intanto hai una casa”. La priorità delle Ferrovie dello Stato era ottimizzare il servizio di trasporti attivando il prima possibile lo scalo sotterraneo e alleggerendo la stazione centrale. Viene solo da chiedersi quale costruttore edile avrebbe consegnato una villa da 500 milioni di euro con le pozzanghere nel salotto…

Foto tratte da: http://bologna.repubblica.it

Fate qualcosa! – Appello delle donne NO TAV

donnenotavFate qualcosa.

La rete di persone che in questi lunghissimi anni è stata tessuta in Italia e anche all’estero si fa viva con telefonate, e-mail, sms per chiedere che si faccia qualcosa (con urgenza), che ci si materializzi per cercare di arginare la valanga di fango che scientificamente orchestrata tenta di sommergerci. (Fate qualcosa).  Ma come, ancora? Pensavamo di aver fatto e detto/di tutto. Cos’altro ci dobbiamo ancora inventare? Strano come questa domanda rappresenti bene il quotidiano femminile (domanda storica). Sempre pronte ad interrogarci a inizio come a fine giornata: Ho dimenticato qualcosa? E’ tutto a posto? Ho fatto tutto? (come sempre e sempre di più delegate a coprire le mancanze dello stato sociale).

Questa volta in ballo c’è la difesa di un grande movimento popolare, di più, c’è una storia di oltre vent’anni dove ogni giorno è stato vissuto con intensità. Migliaia di persone quotidianamente hanno contribuito a renderla concreta mettendoci la faccia, portando idee, rendendosi disponibili, finanziandola. Una lotta, un’esperienza di territorio che molti non esitano a definire unica e che è partita e ha messo le sue basi non su un preconcetto ideologico ma studiando i progetti, i flussi di merci, l’impatto ambientale, i costi, verificando sul campo i dati in possesso. Negli anni è cresciuta anche la consapevolezza di avere fra le mani, di veder crescere qualche cosa che va oltre la semplice opposizione ad una grande opera inutile e devastante. Un modello di presa di coscienza collettiva che difficilmente può retrocedere, anzi, si allarga assumendo in sé tutti i temi più attuali: dal lavoro, ai servizi, alla sanità ecc. Partecipando e interrogandosi sempre.

Come ora. Ci si interroga sui fatti accaduti, sul significato che tutto questo assume, è un clima pesante, opprimente e sentiamo soprattutto ingiusto. E’ tale la violenza del linguaggio usato, la sproporzione dei racconti sui fatti realmente accaduti che vengono a mancare le parole per spiegare ai nostri figli increduli (e smarriti). Vediamo e sentiamo raccontare da giornali e Tv una storia che Non ci appartiene. Non siamo un problema di ordine pubblico, siamo una risorsa per questo Paese, siamo una risorsa perché in tutti questi anni il movimento è diventato una comunità critica, consapevole, che sa scegliere. E’ questo che fa paura?

Rivendichiamo il diritto alla partecipazione e alla gestione della cosa pubblica nel rispetto del bene comune e della volontà della popolazione.

Fate qualcosa, ci chiedono da tutte le parti.

Possiamo per esempio fare due conti (siamo abituate a far quadrare bilanci), e dunque siamo consapevoli dello spreco enorme di denaro pubblico sia per l’opera e sia per la badanza armata all’opera. E’ evidente che le dichiarazioni dei ministri che si dicono pronti a sborsare laute ricompense facciano venire l’acquolina in bocca a molti: imprenditori avvezzi a trafficare con fatture false, giri strani, fallimenti e nuove società a scatole cinesi. A chi ha sperato di guadagnare dalle olimpiadi costruendo mega hotel (che neppure in riviera potrebbero trovare clientele tali da soddisfare centinaia di posti letto), ed ora non ha gli occhi per piangere fa tanto comodo buttare la croce addosso ai notav e invocare lo stato di crisi sperando nelle compensazioni.

Chiediamo alle donne (e però non solo alle donne), di prendere parola su quello che sta succedendo.

Conosciamo direttamente sulla nostra pelle la violenza, per questo la rifiutiamo, per questo deve fermarsi lo stupro della nostra valle, e deve finire l’autoritarismo militare su un intero territorio.

Fate qualcosa. Ci verrebbe da ribaltare la domanda e dire noi a voi: fate qualcosa.

Aiutateci ad impedire lo stato di polizia permanente in cui ci vogliono far vivere.

Fate qualcosa per denunciare questa campagna di stampa (che non si pone domande, non fa distinzioni, non esamina fatti e cose decisamente incongruenti che pure sono sotto gli occhi di tutti).

Fate qualcosa perché la storia di un movimento popolare come il nostro non venga liquidata manu militari fra le carte di una procura.

Stiamo resistendo perché vogliamo andare avanti, vogliamo vivere in pace nella nostra valle,vogliamo raccogliere i frutti di oltre vent’anni di crescita collettiva su tutte le questioni a noi care: ilfuturo delle prossime generazioni, le risorse del nostro territorio, intervenendo per risparmiarlo,risanarlo, non per rapinarlo; mettendo a disposizione le nostre capacità come alternativa al consumo dissennato e per un uso responsabile e consapevole delle risorse. Vogliamo riappropriarci del nostro tempo per partecipare alla gestione e alla cura della nostra comunità. Liberarci dal tav.

 

                                               Donne in Movimento Valle di Susa

 

Articolo tratto da: http://www.notav.info

Tav, Alfano: “Nessuno la fermerà. E’ stata decisa dallo Stato sovrano”

Il ministro dell’Interno visita i cantieri di Chiomonte: “Questa è un’opera enorme che stiamo proteggendo in vari modi, anche raddoppiando il contingente dei militari. I 200 soldati in più? Non sono una spesa aggiuntiva”

Tav, Alfano: “Nessuno la fermerà. E’ stata decisa dallo Stato sovrano”

Chi fermerà il Tav? Nessuno. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano visita il cantiere della linea ad alta velocità di Chiomonte perché lo Stato protegge quest’opera, ne assicura la realizzazione ed è mestiere dello Stato non solo difendere i cittadini ma anche difendere opere come questa”. Alfano è chiaro: ”Nessuno potrà fermare un’opera che è stata decisa da uno Stato sovrano, consultando le comunità locali”. Accompagnato dal commissario di governo Mario Virano, il ministro visita il tunnel dove due giorni fa è entrata la fresa che tra una ventina di giorni comincerà a scavare la montagna, già perforata per i primi 220 metri con tecniche tradizionali. Il capo del Viminale è accompagnato dal Capo della Polizia, prefetto Alessandro Pansa. Con lui anche il prefetto di Torino, Paola Basilone, il governatore del Piemonte, Roberto Cota, il presidente della Provincia di Torino,Antonio Saitta, e i sindaci di Chiomonte e Susa, Renzo Pinard e Gemma Amprino.

“I 200 soldati che inviamo – ha spiegato Alfano tornando sulla decisione di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine a difesa dei cantieri – sono già pagati dallo Stato, non rappresentano una spesa aggiuntiva e noi i militari li usiamo dove serve: qui, o a caserta per esempio, contro la camorra”. Il ministro sottolinea che “lo Stato è unito, fa squadra ed è impegnato affinché vengano rispettate le proprie decisioni. Abbiamo voluto essere qui a pochi giorni dall’inizio dell’attività di importanti tecnologie, questa è un’opera enorme che stiamo proteggendo in vari modi: raddoppiando il contingente dei militari, con la legge che equipara questo sito a uno di interesse militare, e con l’emendamento al decreto che indennizza le vittime di delitti non compositi, esattamente come avviene per chi subisce attacchi della mafia”.

 

tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it

Lavori in corso – Servizio di Presa Diretta

Ferrovie, strade, porti, vi mostriamo quanto c’è ancora da fare per modernizzare le nostre infrastrutture e i mille cantieri che si potrebbero aprire per dare lavoro a centinaia di migliaia di persone. Mentre il “cantiere Italia” non riesce a decollare, le grandi opere rischiano di trasformarsi in grandi sprechi di denaro pubblico. PRESADIRETTA vi racconta l’ultima inchiesta aperta dalla Procura di Firenze sul cantiere dell’alta velocità di Firenze, quella che ha portato agli arresti domiciliari l’ex governatrice della Regione Umbria Lorenzetti e un gruppo di dirigenti pubblici. Vi raccontiamo il disastro dei collegamenti ferroviari del sud Italia, stazioni abbandonate, treni soppressi, linee tagliate. Un pezzo del nostro paese staccato dal resto del mondo. E quanto paghiamo per questo ritardo? Pensate che c’è chi ha stimato in 92 miliardi di euro il costo dei 700 chilometri di ferrovie convenzionali non costruite. PRESADIRETTA vi porta sulla Salerno – Reggio Calabria, l’autostrada degli eterni cantieri. E’ stato il più grande affare per le cosche della ndrangheta. Non c’è un solo chilometro che non sia entrato in un inchiesta della magistratura. Testimonianze esclusive, intercettazioni e retroscena dell’operazione “Alba di Scilla”. L’ultimo tratto della Salerno Reggio Calabria doveva essere ultimato alla fine dello scorso anno e invece, dopo una spesa di 12 miliardi e mezzo di euro, mancano ancora 58 chilometri. Ma i soldi sono finiti. Siamo andati a vedere come lavorano i più grandi porti italiani e quelli del nord Europa. PRESADIRETTA ha scoperto che 1 milione e 240mila tonnellate di merce, destinate all’Italia, passano per il porto di Anversa, in Belgio, invece che attraverso i porti italiani. Quanta ricchezza perdiamo ogni anno per colpa della disorganizzazione e per l’eccesso di burocrazia che strangola il porto di Genova? Un’immensa ricchezza che se ne va altrove.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-44110737-9255-4a41-b0ef-f764d4e8a619.html

Lo scrittore Mauro Corona: “La violenza non è dei No Tav, ma dello Stato”

Mauro Corona

Sempre più personaggi del mondo della cultura si stanno schierando contro la linea ad Alta Velocità Torino-Lione. Dopo lo scrittore Erri De Luca e l’attore Ascanio Celestini, ora anche l’intellettuale Mauro Corona sta con il movimento. “Sono con Erri De Luca e con i No Tav”.
Lo ha detto durante la trasmissione “La zanzara” su Radio 24.
Una posizione netta che mette in luce le anomalie della macchina che politica, magistratura e fronte del sì alla grande opera hanno messo in moto per avvallarne la costruzione.
“La violenza non è partita dai No Tav, ma è partita da una violenza legale, legale, che si fanno le leggi poi infieriscono a casa tua, sui territori”.
È una posizione accorata e sentita quella di Corona. “Quella è la violenza, quella legalizzata contro la quale se ti ci metti becchi la denuncia”.
Non usa mezzi termini lo scrittore friulano: “Quindi fanno benissimo a difendere il loro territorio con qualsiasi mezzo”. Anche con la violenza? “La violenza non è stata da parte loro. Se tu mi attacchi con la violenza io mi difendo. La violenza subdola è quella dello stato a cui non puoi opporti altrimenti vai in galera”.

 

Tratto da: http://www.nuovasocieta.it