“Se a carnevale ogni scherzo vale: i NO TAV di Brescia diventano un treno!”

Durante la giornata di ieri, domenica 10 febbraio 2013, il gruppo NO TAV di BRESCIA si è travestito DSCN1206per il carnevale da treno e ha distribuito per le vie del centro storico di Brescia volantini informativi.

L’evento  aveva  come scopo prioritario quello di informare e sensibilizzare i cittadini bresciani riguardo al passaggio della Tav in città.

Ad oggi, a cantieri e lavori ormai prossimi, la nostra comunità conosce ancora poco di quello che sta accadendo e che accadrà nei prossimi mesi a Brescia.

I volantini distribuiti informano i cittadini della storia degli abitanti di via Toscana e dei costi, dell’inutilità e dei danni che questo progetto porterà alla nostra comunità.DSCN1209 DSCN1211 DSCN1216 DSCN1217 DSCN1219 DSCN1221 DSCN1224 DSCN1226 DSCN1225

DSCN1240 DSCN1246 DSCN1247 DSCN1248 DSCN1265 DSCN1268 DSCN1270 DSCN1272 DSCN1274 DSCN1275

 

La TAV a Brescia: una questione che riguarda tutti – CRONISTORIA DEGLI ABITANTI DI VIA TOSCANA

  • LUGLIO 2012

Gli abitanti di Via Toscana scoprono da un generico articolo, pubblicato dal Giornale di Brescia, che nella parte iniziale della via alcuni edifici verranno abbattuti per il passaggio della Tav.
I PROGETTI DEFINITIVI RISALGONO PERO’ AL 2009 E NESSUN ABITANTE ERA STATO AVVISATO!

  • AGOSTO 2012

Arrivano le prime comunicazioni di Italferr alle famiglie coinvolte, nelle quali si chiede di formulare una proposta di indennizzo per l’esproprio delle loro 23 case. Gli abitanti decidono di NON rispondere. Dai dati scaricati dal sito di Italferr, però, si apprende che è già stato deciso l’ammontare complessivo dei rimborsi! NESSUN POLITICO O ENTE COMPETENTE HA SPIEGATO ALLE FAMIGLIE COSA ACCADRA’ O CHI E’ COINVOLTO ESATTAMENTE! In Via Toscana si genera il panico.

  • 02 OTTOBRE 2012

Incontro con Italferr, Comune di Brescia e abitanti di Via Toscana dopo una pressante richiesta mediatica da parte degli espropriati che dichiarano di sentirsi abbandonati dalle istituzioni.
ITALFERR RIBADISCE LA PROPRIA DETERMINAZIONE A NON EFFETTUARE ALCUNA MODIFICA AL PROGETTO E A NON RICERCARE UNA SOLUZIONE CONCORDATA CHE MIRI A SALVARE LE CASE.

  • 26 OTTOBRE 2012

Italferr con un annuncio (cm. 4 x 4,5) su BresciaOggi e Giornale di Brescia comunica l’affidamento dei lavori. Da questo momento ci sono 4-6 mesi per elaborare il progetto esecutivo, e Italferr PREVEDE COME DATA DI FINE DELL’OPERA IL 2016.

  • DICEMBRE 2012

Dopo mesi d’attesa Italferr concede agli abitanti di via Toscana l’ACCESSO AGLI ATTI, permettendo però di visionare solo una parte della documentazione, arbitrariamente gIà scelta da Italferr, IMPEDENDO COSI’ALLE VITTIME DEGLI ESPROPRI DI VERIFICARE LA CORRETTEZZA DELLE PROCEDURE DI ESPROPRIO E LA VERIFICA DELL’IDONEITA’ DELL’OPERA.

  • AD OGGI…FEBBRAIO 2013

Le informazioni ottenute e le certezze per il futuro degli abitanti di Via Toscana sono ancora FERME COME AL 20 LUGLIO 2012.

I LAVORI DI ABBATTIMENTO DELLE CASE DI VIA TOSCANA SONO PREVISTI PRESUMIBILMENTE PER LA FINE DEL 2013.

 .

..

.

.

NON SOLO VIA TOSCANA E’ INTERESSATA  A BRESCIA… ALTRE PERSONE PERDERANNO LA CASA… LA PROSSIMA VOLTA POTREBBE CAPITARE A TE…INFORMATI!

 

TAV, sequestrata trivella a Firenze. 31 indagati in tutta Italia.

da repubblica.it195636334-161bd212-fd19-4a07-89c8-9de3f0732e20

Coinvolti dirigenti delle ferrovie e funzionari del ministero delle Infrastrutture. C’è anche il nome dell’ex governatore dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti. L’inchiesta partita dalla Toscana ipotizza i reati di truffa, corruzione, gestione abusiva dei rifiuti e associazione a delinquere. I rivestimenti delle gallerie “collassavano col fuoco”, ma nelle relazioni tecniche – sostiene l’accusa – sono stati occultati questi problemiTest “aggiustati” per occultare l’uso di materiali non conformi. Per l’inchiesta della procura di Firenze, i sigilli alla talpa e al cantiere. Ai Macelli l’ex preside della media Ottone Rosai si lamentava delle crepe nei muri.

FIRENZE – I rivestimenti destinati alle gallerie del tunnel Tav di Firenze erano inadeguati e pericolosi, perchè non abbastanza resistenti al fuoco e al calore. E’ quanto emerge dalle indagini della procura di Firenze sul passante ferroviario in costruzione nel sottosuolo di Firenze. Dall’inchiesta, coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei e condotta dai carabinieri del Ros e dal Corpo Forestale, risulta anche che la maxi-fresa Monnalisa, che dovrebbe scavare i due tunnel paralleli, sarebbe stata montata con materiale in parte non originale, in particolare con guarnizioni inidonee a sostenere le pressioni dello scavo. E’ emerso inoltre che la quasi totalità del materiale di scavo è stata trasportata via con mezzi della Veca, una società della quale risulterebbero rapporti con ambienti camorristici.

Sono scattate questa mattina in diverse città italiane le perquisizioni per un’inchiesta partita dalla procura di Firenze sulla Tav. Trentuno indagati, fra questi funzionali del ministero delle Infrastrutture, dirigenti delle ferrovie. Tra i nomi di spicco Maria Rita Lorenzetti, ex governatore dell’Umbria e attuale presidente dell’Italferr, società del Gruppo Ferrovie, Valerio Lombardi, dirigente Italferr in qualità di responsabile unico del procedimento, i vertici delle società appaltatrici. I reati contestati ad alcune delle persone coinvolte vanno dalla truffa ai danni della pubblica amministrazione, alla corruzione, alla gestione abusiva dei rifiuti e all’associazione a delinquere.

Sono una trentina le perquisizioni e trentuno gli indagati, tecnici e funzionari del ministero. I carabinieri del Ros hanno sequestrato la maxi trivella (chiamata Monnalisa) del cantiere fiorentino che stava scavando il grande tunnel per il passaggio dei treni che dovrebbero poi arrivare alla stazione ferroviaria sotterranea. Le indagini sono condotte anche dal corpo forestale dello Stato.

Guarda le immagini

Le società. Perquisita la sede di Nodavia, la società che ha vinto la gara per realizzare il nodo fiorentino. Di questo gruppo fanno parte Ergon e Coestra, la capofila è Coopsette. Proprio Coopsette, attraverso la sua controllata Nodavia, sta realizzando l’intera opera: “un primo lotto per superare l’interferenza con la linea tradizionale, e un secondo lotto di cui fanno parte il vero e proprio passante sotterraneo, la nuova stazione AV e aree di stoccaggio. Il progetto dell’architetto Norman Foster si caratterizzerà per un’imponente copertura tecnologica ad arco. La nuova stazione sta sorgendo a poche centinaia di metri da Santa Maria Novella. Il valore dell’opera è di oltre 710 milioni di euro” così almeno si legge sul sito web della cooperativa.

Guarda come sarà la stazione progettata da Foster

I provvedimenti in corso di esecuzione sono stati firmati dal procuratore Giuseppe Quattrocchi e dai sostituti Giulio Monferini e Gianni Tei che già avevano indagato sullo smaltimento delle terre di scavo.

Gli indagati. A Maria Rita Lorenzetti, presidente dell’Italferr, la società di progettazione del gruppo Ferrovie, viene contestato l’abuso di ufficio, l’associazione a delinquere e la corruzione. “Svolgendo la propria attività nell’interesse e a vantaggio della controparte Nodavia e Coopsette mettendo a disposizione dell’associazione le proprie conoscenze personali i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati e conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione dei terremoto in Emilia in favore del coniuge”. Indagati anche diversi funzionari ministeriali, fra questi Gualtiero Bellomo, della commissione Via del ministero, la commissione di Valutazione dell’impatto ambientale che, secondo l’accusa, in cambio di favori (“assunzioni di parenti, consulenze, riconferma nell’incarico al ministero”) “si metteva a disposizione per stilare pareri compiacenti” e declassificare per esempio i fanghi di perforazione in terra non inquinata e svelava anche chi, all’interno della commissione era di parere contrario”. Altro funzionario finito nell’inchiesta Ercole Incalza, 67 anni, ingegnere pugliese, già collaboratore di Matteoli e poi di Passera, dirigente del ministero delle infrastrutture confermato dal governo Monti, uno già coinvolto in inchieste agli albori della Tav ma sempre assolto.

I fanghi. L’inchiesta è partita da un accertamento della forestale e dell’Arpat sullo smaltimento dei fanghi nei cantieri della Tav fiorentina. Gli investigatgori del Ros hanno scoperto che le “ditte smaltitrici si dividevano in pieno accordo i quantitativi di fanghi e acque e si occupavano anche della loro raccolta, trasporto e smaltimento in discarica”. Fra queste in particolare l’attenzione di chi indaga si è accentrata sulla ditta Veca Sud diretta da Lazzaro Ventrone. La ditta, secondo l’accusa sarebbe “strettamente collegata ad ambienti della criminalità organizzata di tipo camorristico”. I legami sarebbero con il clan dei casalesi e con la famiglia Carturano.

Rivestimenti della galleria che collassano. Si chiamano “conci”, ed è il principale rivestimento prefabbricato della galleria Tav. Ebbene nelle pagine dell’inchiesta si legge che l’Europa dopo il disastro del tunnel del Monte Bianco ha imposto “specifiche tecniche di resistenza al fuoco e al calore” di questi rivestimenti. E’ una garanzia di sicurezza per il tunnel stesso.  Invece qui, sempre secondo le tesi dell’accusa, le percentuali di parti ignifughe nei componenti sono state abbassate (l’impianto che ha costruito i conci si trova nel Bergamasco, a Calcinate. “Il risultato non è solo un risparmio economico illecito per il subappaltatore (la ditta Seli di Roma), ma la fornitura di un prodotto concretamente pericoloso e non conforme alle specifiche contrattuali come risulta dalle prove a cui i conci sono stati sottoposti in laboratori sia in Germania, sia in Italia”. Poi le righe più preoccupanti della relazione: “Dai test ripetuti si è manifestato evidente il fenomeno dello spalling, ossia il collassamento della struttura dovuta al calore e al fuoco”. risultati noti ai dirigenti di Seli e di Italferr, ma coperti, mascherati nelle relazioni tecniche.

di FRANCA SELVATICI e LAURA MONTANARI

Tav, “i ragazzi in classe nonostante le crepe falsificati i verbali sulla stabilità della scuole”

I lavori nel cantiere dovevano essere sospesi perché la soglia di allerta per i movimenti sulla stabilità dell’edificio era stata superata.
Eppure, nelle aule della Ottone Rosai, i ragazzi e i prof ignari, hanno continuato a far lezione. Non potevano immaginare di “essere seriamente in pericolo”. Dovevano essere sospesi da subito i lavori per il grande tunnel nella zona dei Macelli. Invece sono andati avanti come se non fosse successo niente o peggio ancora, secondo le accuse che si leggono nei fogli dell’inchiesta, falsificando un verbale e posticipando la denuncia dal 29 agosto, giorno di superamento dei limiti di stabilità, al 15 settembre dello stesso anno, il 2011. Va detto che il danno causato dal cantiere alla palazzina scolastica non era tale da “determinare un concreto pericolo di crollo della struttura della scuola, tuttavia le crepe evidenti manifestate, hanno concretamente reso possibile distacchi di intonaco o di parti di vetrate che avrebbero potuto seriamente mettere in pericolo l’incolumità delle centinaia di persone che frequentavano la scuola, ragazzi e insegnanti” e anche personale non docente.

Il passante di Firenze, un megabuco sotto la città

Nel decreto di perquisizione si parla di comportamenti “negligenti”: “Il monitoraggio in corso dei lavori di scavo o di consolidamento preliminare del terreno è risultato essere stato fatto con modalità del tutto difformi dalle specifiche contrattuali e tale – ribadiscono gli investigatori – da esporre a grave pericolo anche l’incolumità delle persone”. I ragazzi nella scuola media Ottone Rosai, muri che confinano con il cantiere della Tav, facevano lezione dentro quella scuola con le crepe sui muri che la preside, allora Manuela Tarabusi (oggi in pensione), aveva subito denunciato chiamando i tecnici del Comune arrivati per il sopralluogo assieme a quelli della Nodavia, il gruppo di imprese incaricato dalle opere. Non sapeva la preside che c’era un’altra violazione e cioè che i lavori di scavo e consolidamento del terreno (preliminari al tunnel) non dovevano essere eseguiti quando gli studenti erano in classe perché erano una “violazione delle prescrizioni dell’Osservatorio Ambientale”. I reati contestati su questo punto sono di “frode per omesso o carente monitoraggio rispetto agli obblighi di fornitura e alle prescrizioni” e falso in atto pubblico per aver occultato l’omesso monitoraggio. Di questo dovranno rispondere a vario titolo Furio Saraceno presidente del cda di Nodavia, Valerio Lombardi e Gianluca Morandini, dirigenti dell’Italferr e Claudio Lanzafame, tecnico di Coopsette. “Mi sento tradita dai tecnici delle ditte che lavorano alla Tav – spiega la ex preside della Ottone Rosai – se avessi saputo che non potevano lavorare al cantiere con gli studenti a lezione avrei interrotto subito le attività didattiche, ma penso che siano state dette delle falsità anche ai tecnici del Comune. Abbiamo fatto tantissime riunioni e ci hanno tenuto all’oscuro”.
Le ferrovie annunciano un’inchiesta interna, ricordano che Rfi è “parte lesa” in questa inchiesta e che “sarà rivolta istanza alla Procura della Repubblica per una valutazione congiunta volta ad individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa dei lavori dell’opera che, come noto, è di rilevante interesse nazionale”.

di LAURA MONTANARI

Nuova giornata di resistenza ad Arquata (AL)

terzovalicoLo avevano annunciato ieri e come sempre hanno tenuto fede alle promesse. Già a partire dalle 7 del mattino, prima ancora del sorgere del sole, i No Tav – Terzo Valico si sono ritrovati all’imbocco di Strada del Vapore per impedire agli operai di raggiungere la trivella bloccata ieri ed eseguire il sondaggio.

Nonostante la convocazione arrivata con poche ore di anticipo, con la solita generosità, si sono presentati all’appuntamento una sessantina di militanti di Arquata e degli altri comitati piemontesi e liguri. Gli operai della SubSoil s.r.l. di Reggio Emilia, ditta a cui sono stati subappaltati i lavori dalla Geotec, non si sono proprio fatti vedere e le forze dell’ordine si sono tenute a distanza.

Tutto è proseguito nel solito clima di festa che si respira ai presidi dei No Tav, fra una partitella a pallone (in mezzo al fango), i soliti fuochi accesi per riscaldarsi e ottime salsicce offerte dal comitato di Arquata con cui gli attivisti hanno pranzato.

Intanto una delegazione del comitato di Arquata recatasi in Comune riusciva a dipanare una volta per tutte  la matassa ingarbugliata delle autorizzazioni richieste dalla Geotec per l’esecuzione del sondaggio.

La Geotec ha presentato regolare richiesta per lo svolgimento del sondaggio e un tecnico del Comune di Arquata, senza avvisare il Sindaco Spineto (cosa gravissima), ha rilasciato regolare autorizzazione di Scavo su suolo pubblico alla Geotec. Stessa cosa dicasi per la richiesta di occupazione suolo pubblico. Peccato che con la classica modalità truffaldina che contraddistingue il signor Bordignon Fiorenzo e i suoi uomini hanno pensato bene di non comunicare l’avvio dei lavori (forse per paura che i No Tav venissero avvisati, cosa che è stata prontamente fatta dagli abitanti del luogo) e di non indicare il responsabile dei lavori. A questo si aggiunge che l’area occupata per lo scavo era ben superiore di quella richiesta: circa 27 metri quadri a fronte di una richiesta da 15 metri quadri (gli stessi Vigili di Arquata hanno verificato la cosa ed è probabile che seguirà una multa per l’infrazione).

A fronte di tutto questo l’amministrazione di Arquata si è impegnata, a seguito di un’ulteriore verifica che verrà fatta Lunedì Mattina, a sospendere l’autorizzazione al sondaggio.

Permessi o non permessi (il comitato di Arquata a conoscenza del rilascio dell’autorizzazione aveva comunque deciso di effettuare il blocco) è stata l’ennesima occasione per il movimento di dimostrare la sua vitalità e l’appoggio di cui gode fra la popolazione arquatese.

Nonostante la trivella fosse nascosta dietro un capannone in una strada periferica neppure raggiungibile con l’automobile, il comitato è venuto subito a conoscenza del tentativo di eseguire il sondaggio, dimostrando ancora una volta a Cociv e ai suoi scagnozzi che continueranno ad avere vita difficile nel piccolo Comune piemontese al confine con la Liguria.

Il movimento ha fatto ancora una volta la sua parte, rendendo anche palesi alcune difficoltà di comunicazione all’interno del Comune di Arquata fra tecnici e politici. Errori da cui impararare per rendere più incisiva la battaglia contro il Terzo Valico.

Lunedì sarà l’amministrazione comunale a dover fare la sua parte. Non c’è ragione per credere che questo non avvenga.

da www.notavterzovalico.info 

A sarà düra. Storie di vita e di militanza no tav

saradura (1)

Un libro che prova a raccontare, dall’interno, le dinamiche, i processi e il “fare politica” della più grande e significativa lotta di massa in corso in Italia. Non si espongono qui le ragioni tecniche e ambientali che dovrebbero legittimare il movimento no tav agli occhi di una presunta opinione pubblica. Altri l’hanno già fatto, compiutamente, meglio di noi. Ci poniamo piuttosto un  gradino oltre e addentro alla sua storia. Abbiamo tentato, con questa inchiesta preliminare, di indagare quegli aspetti solitamente confinati alla comunicazione via web, perlopiù nella forma del racconto/diario personale o nei siti di movimento: cosa spinge i singoli militanti, come si muovono le realtà (aut)organizzate, cosa cambia nei momenti in cui la lotta si fa più dura e intensa. Abbiamo scavato lì dentro, un po’ più selettivamente e in profondità. Per ricavarne una conoscenza accresciuta e indicazioni strategiche. Abbiamo cercato di far parlare il movimento attraverso alcuni dei suoi protagonisti. La scelta è necessariamente arbitraria, soggettive le interpretazioni, parziali le indicazioni che si avanzano. Non potrebbe essere altrimenti. Non si tratta ovviamente di una rappresentazione esaustiva, né era quella l’intenzione. C’interessava piuttosto avanzare alcune ipotesi sui caratteri che definiscono la politicità e l’incompatibilità dell’esperimento no tav con l’assetto sistemico esistente.

Le interviste sono state realizzate tra il marzo e il settembre del 2012 (eccetto una, nell’estate 2011). Per ragioni di spazio, non tutte hanno trovato spazio nella pubblicazione. Tutte sono però secondo noi degne di interesse e ricche di stimoli di riflessione e ricerca ulteriore. Per questo sono state raccolte, con altro materiale, nel sito www.saradura.it, dove ci auguriamo di proseguire questo lavoro di conricerca all’interno di un movimento che, siamo convinti, avrà ancora molto da dire negli anni a venire.

 Il libro consta di 320 pagine per 18 euro (in uscita nelle librerie nel mese di gennaio) a cura del Centro Sociale Askatasuna di Torino.

Riproduciamo, qui sotto, un pezzo dall’introduzione:

UNA VALLE IN MOVIMENTO

 

Non per principio, ma per la vita e l’esistenza stessa di un territorio, in  Val di Susa ci si mobilita da più di un decennio per impedire la costruzione di una linea ferroviaria ad Alta Velocità. Si tratta di  una comunità che ha consolidato un movimento di massa; contemporaneamente, la lotta no tav sta trasformando la comunità. Sono qui raccolte e presentate riflessioni e vissuti che provano a  raccontare questa esperienza. Si vuole far conoscere il movimento osservandolo dal suo interno e  allo stesso tempo ragionare sulle difficoltà e sulle possibilità future. In Val di Susa sta accadendo qualcosa di nuovo e inaspettato. In contrapposizione a quanto impongono media, partiti politici,  forze dell’ordine, industriali, amministratori delegati delle imprese, cooperative di costruzione e  magistratura, un movimento di massa cresce, confligge e, iniziativa dopo iniziativa, consolida la consapevolezza di poter vincere. Si tratta di un processo sovversivo perché cambia  le aspettative, i comportamenti,  concretizza una nuova legittimità e instaura  diversi rapporti di forza.

Alcuni protagonisti di queste lotte, come in un’assemblea, prendono qui la parola e intervengono sulle peculiarità e sulle prospettive di un  movimento  che progetta e costruisce per sé  una diversa cooperazione sociale. Sono legami umani, sociali e politici che si radicano concretamente tra la popolazione di un territorio, caratterizzati e finalizzati a costruire e diffondere una contrapposizione, attiva e partecipata. Credenze, esperienze, saperi, scienza altra, coscienza antagonista e resistenza popolare si amalgamano e costruiscono una nuova cultura di parte che potenzia e motiva la lotta, modi di ragionare e di essere che insieme definiscono un punto di vista collettivo che sa contrapporsi, tenere e maturare. La contrapposizione è netta, definita,  sostanziale. Questo consolida un’unità effettiva di intenti che lega e coinvolge soggettività anche molto diverse – le differenze convivono, si rispettano e si sostengono trovando possibilità per esprimersi e confrontarsi, definirsi con più solidità – ciò costituisce la forza del movimento che così si è esteso e ha espresso continuità. Proprio per queste sue caratteristiche il conflitto no tav preoccupa chi si ritiene padrone delle istituzioni. Il conflitto sociale è da questi considerato il cancro da isolare e annientare perché la sua diffusione propone un’alternativa realizzabile al sistema di  dominio attuale che, per garantire grandi profitti per pochi, sviluppa solo crisi, impoverimento e distruzione insensata di risorse collettive. Per le popolazioni della Val Susa il persistere del conflitto sociale genera una possibile alternativa concreta, che costruisce una diversa ricchezza: la formazione di una soggettività antagonista radicata e massificata, che diventa punto di riferimento e proposta di metodo per un nuovo agire sociale e politico. Costruisce un nuovo destino.

Presentiamo in questo libro un percorso in-concluso, anzi potremmo dire che siamo ancora ai prolegomeni di una ricerca artigianale, che si differenzia e contrappone alle fabbriche, alle imprese istituzionali che producono merce-informazione, merce-conoscenza e merce-scienza per sostenere logiche di consenso per il sistema, accumulazione di denaro e privilegi. Si propone di iniziare delle attività per la costruzione di saperi utili per qualcosa come una trasformazione radicale dell’esistente. Si tratta di produrre armi necessarie per poterci muovere e per combattere politicamente nel territorio sociale. Sono dei testi in-conclusi che hanno l’ambizione non solo di essere letti, ma di essere usati da chiunque pensi o sogni un altro mondo diverso da quello plasmato dal capitalismo. Ragionamenti collettivi per fornire degli strumenti da maneggiare, utilizzare, criticare e perfezionare, non per accattivare, non per propagandare o esibire cultura. Teoria per e nella prassi.

per organizzare presentazioni e dibattitti sul (o a partire dal) libro, scrivere a: librosaradura@gmail.com

Facciamo girare le palline della TAV – evento informativo

Durante la giornata di sabato 22 dicembre 2012 sono state distribuite per le vie del centro storico di Brescia le palline natalizie del gruppo NO TAV BRESCIA. L’evento “Facciamo girare le palline della Tav” ha come scopo prioritario quello di informare e sensibilizzare i cittadini bresciani riguardo al passaggio della Tav in città. Sono state quindi distribuite ai passanti centinaia di palline, da poter appendere al proprio albero di Natale, contenenti alcune basilari informazioni sul progetto della Tav a Brescia. Nello specifico vengono riportati i dati riguardanti gli imbarazzanti costi del lotto Treviglio-Brescia ed i “costi” della tratta specifica della città, che ad oggi, ammontano, prima di tutto, a più di 50 persone espropriate della loro casa.
L’iniziativa nasce dalla volontà di rendere concreto e tangibile il disagio ed il malessere di molti cittadini di Brescia e provincia,conseguentemente ai lavori dell’alta velocità nel nostro territori.
Questo evento, che segue a distanza di pochi mesi l’evento musicale “Stop that train” dello scorso ottobre, porta la firma del gruppo NO TAV BRESCIA che per l’occasione lancia il suo nuovo sito web informativo, www.notavbs.org.
“Facciamo girare le palline della Tav” vuole essere anche un momento di vicinanza, in un periodo cosi delicato come il Natale, a quelle famiglie che sono colpite direttamente dal passaggio dell’alta velocità a Brescia e che vedranno, il prossimo anno, le proprie case espropriate ed abbattute.
Un’ulteriore iniziativa informativa composta che mira, in secondo luogo, a rimuovere lo stereotipo del manifestante No Tav. Perché NO TAV è soprattutto informazione.IMG_4477 (640x480) IMG_4471 (480x640) IMG_4468 (480x640) IMG_4466 (640x480) palline notav brescia palline notav brescia palline notav brescia palline notav brescia palline notav brescia palline notav brescia palline notav brescia palline notav brescia

palline notav brescia

Facciamo girare le palline della TAV

In occasione del Natale il gruppo NoTAV di Brescia si troverà in Piazza Loggia Sabato 22 Dicembre 2012 alle ore 15:00 per distribuire le palline da appendere all’albero di Natale per non dimenticarsi cosa significa l’Alta Velocità.

Tutti i dettagli dell’evento qui

Il libro nero dell’Alta Velocità

il libro nero dell'alta velocitàEbbene si, questo libro parla di TAV. E non ne parla con toni entusiastici, anzi. Aspettate, non cambiate pagina. Fermatevi un attimo. Potreste pentirvi. Questo libro parla di TAV ma non di NoTAV (tranne un paio di paginette a metà libro, ma nulla più). Siete ancora qui? Incredibile come i media vi abbiano spaventato sulla Val Susa. Sbagliate, sbagliate di grosso.

Ma non siamo qui per parlare di questo.

Ivan Cicconi si laurea a Bologna presso la Facoltà di Ingegneria. E’ noto come uno dei maggiori esperti di infrastrutture e lavori pubblici. Giusto per farvi capire… E’ stato Capo della Segreteria Tecnica del Ministero dei Lavori Pubblici, membro del Consiglio di Amministrazione dell’ANAS, professore a contratto nelle facoltà di architettura delle università La Sapienza di Roma, del Politecnico di Torino ed alla Università LUISS di Roma. Ha svolto attività di ricerca per il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), per l’ENEA (Ente Nazionale per le Energie Alternative), per il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e per l’UE (Unione Europea) in programmi di assistenza per organismi di paesi dell’America Latina (Mercosur, Argentina, Uruguay).

Siete convinti che sia uno che sa il fatto suo?

Bene. In questo libro parla della Storia dell’Alta Velocità in Italia. Di chi ha pensato il progetto, di chi l’ha gestito e lo gestisce, di chi ne ha ricevuto in appalto la costruzione, di chi ha ricevuto il sub-appalto… Via via fino alla Val Susa ed oltre, anche della Milano-Venezia che sta stendendo le sue rotaie nella Provincia di Brescia mentre sto scrivendo.

Ora: so che se qualcuno lo leggerà (al di fuori della ristretta cerchia di chi ha capito che quello che succede in Val Susa è la più grande resistenza democratica degli ultimi anni) è perché si propone come un libro obiettivo. E lo è.

Il piccolo problema è che dice le stesse cose di tutti quei NoTav che odiate tanto, che vi spaventano. Le stesse identiche cose, non perché sia un sovversivo, ma perché conosce il problema dal punto di vista tecnico, tecniche che ha appreso anche dai Valsusini, che sono molto più preparati di questo Governo Tecnico.

Tecnico? Che battuta. Nell’Alta Velocità non c’è nulla di tecnico, se si vuole farla. Sono solo soldi. Che non andranno ai comuni cittadini, ma ai pochi furbetti che hanno capito come sopravvivere a Tangentopoli.

Se volete davvero informarvi su quello che sta succedendo, partite da qui. E’ la Bibbia con cui affrontare il dilemma dell’essere SiTav o NoTav.

Per quanto mi riguarda, siamo tutti NoTav.

Non solo un treno

nonsolountrenoL’opposizione della Val Susa al progetto della TAV, a causa della disinformazione sistematica a cui è stata sottoposta e al carattere “antagonista” che gli è stato attribuito hanno bisogno di voci che invece le diano la giusta dimensione e la giusta descrizione.

Molti sono i libri che hanno cercato di descrivere questo fenomeno, questa lotta estesa e continuata nel tempo (è cominciata nel 1991), che cercano di capire in quale modo sia possibile che la democrazia partecipata, una forma di autogoverno ancora più utopistica della democrazia rappresentativa, li sia diventata realtà. E che funzioni, perdipiù.

La prima parte di questa analisi viene condotta da Marco Revelli, storico e sociologo e professore di Scienze della Politica all’Università del Piemonte Orientale e co-fondatore di ALBA (Alleanza per il lavoro, i beni comuni e l’ambiente), che ne ritrae i caratteri sociali fondanti, le origini del movimento, la storia delle lotte e le loro giustificazioni.

La seconda invece è scritta dal magistrato Livio Pepino (membro fino al 2010 del Consiglio Superiore della Magistratura, ex consigliere di cassazione e presidente di magistratura democratica), analizza il fenomeno da un punto di vista giuridico, soprattutto denotando le gravi irregolarità legali che il progetto dell’Alta Velocità ha commesso per poter divenire realtà.

Molto interessanti sono anche le due appendici: la prima è “Origini e sviluppo del Movimento No Tav – Cronistoria 1989-2011″, che traccia molto velocemente le tappe fondamentali di questa lotta.

La seconda, a mio avviso ancora più importante, si intitola “La linea ad Alta Velocità Torino-Lione Governo e Comunità Montana a Confronto”. Prendendo spunto dalle domande che il Governo Italiano si è posto il 9 Marzo 2012 per giustificare ai cittadini che dovrebbe governare il perché spendere inutilmente miliardi di euro, pubblicano sulla pagina sinistra le risposte dell’amministrazione Monti, su quella di destra le risposte della Comunità Montana. In questo governo di tecnici e professionisti uno si aspetterebbe dati, analisi, risposte incontrovertibili. Invece quelli vengono dalla Comunità Montana. Nelle risposte del governo Monti, invece, ci sono dichiarazioni populiste e ad effetto, quasi mai giustificate da dati e da fonti, oppure sostenute da dati falsati e fuorvianti (quando non palesemente errati). Molto interessante questa appendice nel dimostrare che quando la democrazia è partecipata e informata, nessuno prende per il culo i cittadini.

Non solo un treno è l’ennesimo libro su questo incredibile Movimento No Tav, capace di resistere a tutti i governi che si sono succeduti difendendo il proprio territorio e gli interessi delle popolazioni contro quelli di pochi eletti (quasi sempre gli stessi).
Ho trovato più interessante “Il libro nero dell’Alta Velocità” di Ivan Cicconi, molto più tecnico e dettagliato nell’analisi dei dati (libro che spesso in “Non solo un treno” viene citato come fonte).

Ma se non sapete molto del problema dell’Alta Velocità in Val Susa questo libro è abbastanza scorrevole e piacevole da togliervi dalla mente quello che vi hanno fatto credere fino ad adesso senza nemmeno grandi sforzi.

Nel 2013 aprono i cantieri della TAV a Brescia

Il passaggio della Tav a Brescia non è più solo un progetto su carta. Italferr ha infatti pubblicato l’esito della gara che aveva come oggetto «l’esecuzione dei lavori per la realizzazione delle opere civili per la penetrazione della linea Av/Ac nel Nodo di Brescia e sistemazione a Prg della Stazione di Brescia», identificando la Società italiana per condotte d’acqua come soggetto aggiudicatario del bando. Traduzione: i lavori per la linea Alta velocità/Alta capacità si faranno, e partiranno presumibilmente dopo l’estate del 2013. Così, le 31 abitazioni di via Toscana «minacciate» dal progetto . che in quella zona prevede l’abbattimento di alcune palazzine per fare spazio a due nuovi binari e l’innalzamento di un muro fonoassorbente – saranno rase al suolo, e i loro abitanti costretti a trasferirsi. Questo se il comitato non li fermerà con una proposta alternativa che eviti l’abbattimento delle case. IL PROGETTO però va avanti, indipendentemente dalle intenzioni dei «No Tav» bresciani. L’azienda a cui è stata affidato l’appalto è la Società italiana per condotte d’acqua, che vanta una lunga storia e una vasta serie di progetti realizzati in Italia e all’estero. Oggi è presieduta dall’ex ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini, che guida il Consiglio di sorveglianza, mentre a capo del Consiglio di gestione c’è Duccio Astaldi, imprenditore 48 enne che presiede anche lo European International contractors. L’azienda è nata nel 1880, e dopo i primi decenni dedicati alla costruzione di acquedotti, dal secondo dopoguerra ha spostato la sua attenzione sui settori dell’edilizia, delle gallerie, delle ferrovie e delle metropolitane. Tra le opere più importanti già concluse si ricordano la linea A della metropolitana di Roma, la linea dell’Alta velocità Torino-Milano e Roma-Napoli e il traforo del Monte Bianco; tra i lavori in fase di realizzazione spiccano il Mose di Venezia e la nuova linea ferroviaria Tlelat-Tlemcen, in Algeria. Alla società romana è stato affidato il compito di realizzare l’ingresso dei binari della Tav in città, creando la bretella che partirà da Roncadelle e si ricongiungerà alla stazione passando per il Villaggio Violino, via Dalmazia, via Corsica e via Toscana. Della Tav si parla da anni: nel 2007 è stato presentato il progetto definitivo per la tratta Torino-Brescia, approvato l’anno successivo. Fino alla fine del 2010 c’è stato uno stop per mancanza di fondi; il Cipe ha poi sbloccato la situazione, e Italferr ha pubblicato il bando di gara che la Società italiana per condotte d’acqua si è aggiudicata grazie ad un preventivo di poco superiore ai 37 milioni di euro, contro i 49,1 milioni di base d’asta. L’ingegner Alessandro Baronchelli, responsabile del settore strade del Comune, ha chiarito le tempistiche per la realizzazione dell’opera. «Ora l’impresa ha sei mesi di tempo per presentare il progetto esecutivo, che dovrà poi essere approvato. Solo dopo inizieranno i lavori». Nel progetto sarà inserito anche il cronoprogramma dei lavori, che chiarirà in modo definitivo lo scadenzario degli interventi in città. NEL BANDO è inserita anche la sistemazione della stazione di Brescia secondo il Prg. «Verrà costruito un nuovo tunnel che sarà dotato di ascensori e che collegherà i binari dell’Alta velocità alla stazione ferroviaria e a quella della metropolitana» ha spiegato Baronchelli. Gli aspetti legati al Prg comprendono l’ipotesi di un secondo tunnel, che collegherà la stazione ai nuovi edifici e al parcheggio che dovrebbero sorgere in via Sostegno. Esiste già un accordo con le Ferrovie, che metteranno a disposizione aree di loro proprietà poste sul passaggio del tunnel a fronte della realizzazione della Tav. «Ma la sua costruzione sarà competenza del lottizzante», ha chiarito Baronchelli.

DAL BRESCIAOGGI