Raddoppiano i militari al cantiere della Tav

Domani il Comitato per l’ordine pubblico dovrebbe ratificare la decisione. L’esercito ha già dato il suo ok.

Esclusiva Panorama: raddoppiano i militari al cantiere della Tav

Sarà raddoppiato il numero di militari dell’Esercito a protezione dei cantieri in Val di Susa dove si sta costruendo la Tav Torino-Lione e che diventeranno 415. Dopo gli ultimi attentati a danno di imprese impegnate nei lavori, gli investigatori parlano apertamente di salto di qualità preoccupante e il governo cerca di rinforzare i sistemi di sicurezza. Dal ministero della Difesa hanno dato informalmente la disponibilità a mettere a disposizione altri 200 soldati che si aggiungeranno ai 215 oggi già in servizio in Val di Susa: la decisione definitiva spetta al Comitato nazionale per l’ordine pubblico convocato per domani, giovedì 19 settembre, sede nella quale tecnicamente sarà il ministero dell’Interno a chiedere quei rinforzi.

I militari lavorano di supporto a polizia e carabinieri, che sono impegnati oggi con 420 unità di rinforzo alle forze dell’ordine locali. Non è escluso, inoltre, che il questore di Torino chieda ulteriori rinforzi di agenti dopo gli ultimi attentati: nella notte tra l’8 e il 9 settembre sono stati incendiati sette mezzi dell’azienda Imprebeton di Salbertand (Torino) e la sera del 13 settembre un altro attentato a Gravere ha colpito la Italcoge, coinvolta come altre imprese nei lavori per l’alta velocità. Uno dei titolari, Ferdinando Lazzaro, era stato ospite poche ore prima alla trasmissione Virus su Rai2.

L’aumento del dispositivo di sicurezza è legato anche a quanto potrà avvenire nelle prossime settimane. Per esempio, dal 27 al 29 settembre nel comune di Vaie, sempre in Val di Susa, si terranno gli Stati generali del lavoro organizzati dal movimento No Tav e dall’associazione Etinomia. Il tema è il lavoro, ma nel programma si parla chiaramente di «grandi opere inutili» e si citano le manifestazioni di massa di ottobre, che culmineranno con la giornata del 19 ottobre definita di «sollevazione generale» da siti come infoaut.org.

L’impegno della Difesa a protezione dei cantieri della Tav rientra nell’operazione «Strade sicure», cominciata nel 2008, che l’anno scorso ha occupato 4.250 uomini, di cui circa 200 di Marina e Aeronautica, e che prevede anche la protezione dei cosiddetti obiettivi sensibili, come ambasciate e infrastrutture, tra cui appunto i cantieri di Chiomonte.

 

Articolo tratto da: http://news.panorama.it/cronaca/militari-val-di-susa-no-tav

Una Tav a forte infiltrazione

L’inchiesta sul tratto dell’Alta Velocità in Toscana, conferma l’intreccio di interessi sporchi su questa grande opera. Imprenditori legati alla camorra, coop “rosse”, dirigenti ministeriali, esponenti delle amministrazioni locali. No Tav per fare pulizia.
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I carabinieri del Ros hanno perquisito la sede della Nodavia, la società che ha vinto la gara d’appalto per la realizzazione del passante fiorentino della TAV, ed hanno acquisito documentazione in almeno 25 sedi in tutta Italia, ponendo sotto sequestro la grande trivella”Monnalisa”, utilizzata per realizzare il sottoattraversamento della città. I reati contestati sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d’ufficio L’indagine, partita nel 2010 grazie ad alcuni accertamenti svolti dal personale del Corpo forestale dello Stato, ha fatto “emergere un consistente traffico di rifiuti speciali, smaltiti illegalmente, nonché la truffa ai danni della Rete Ferroviaria Italiana, per cui si configura anche l’ipotesi di infiltrazioni mafiose. Si tratta di rifiuti- si legge ancora nella nota – derivanti dalle perforazioni avvenute sullo snodo dei lavori dell’alta velocità nei pressi di Firenze, nel tratto interessato dagli interventi infrastrutturali previsti per la realizzazione della linea Alta Velocità/Alta Capacità Milano-Napoli. Migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state smaltite abusivamente”. Ben 31 persone sono finite indagate in questa inchiesta, tra questi dei nomi non certo sconosciuti alle cronache.Ecco l’elenco delle persone che figurano indagate nell’inchiesta sui tunnel della Tav a Firenze:

– Stefano Bacci, pratese, 48 anni.

– Gualtiero Bellomo, palermitano, 54 anni. E’ funzionario della commisione ministeriale per l’impatto ambientale.

– Oliviero Bencini, fiorentino, 73 anni, legale rappresentante della Ecogest srl

– Mareno Bencini, Barberino del Mugello, 72 anni, dirigente Ecogest

– Renato Bianco, veneziano, 64 anni, dirigente Rfi (Rete ferroviaria italiana)

– Francesco Bocchimuzzo, torinese, 62 anni, dirigente Rfi

– Marco Bonistalli, romano, 61 anni, dirigente di Coopsette

– Paolo Bolondi, Reggio Emilia, 50 anni, dirigente Coopsette

– Maurizio Brioni, Reggio Emilia, 66 anni, resposabile relazioni istituzionali Coopsette

– Aristodemo Busillo, Salerno, 42 anni, dirigente Seli e presidente Innotek

– Renato Casale, pugliese, residente a Bologna, 63 anni, dirigente Italferr

– Piero Calandra, romano, 75 anni, dell’autorità di vigilanza contratti pubblici

– Alessandro Coletta, residente  a Roma, 79 anni

– Rosaria Ferro, fiorentina, 43 anni, funzionaria Italferr

– Matteo Forlani, Parma, 37 anni, dirigente Coopsette

– David Giorgetti, firentino, 38 anni

– Pietro Giuseppe Remo Grandori, romano, 52 anni, dirigente Seli

– Claudio Lanzafame, Reggio Emilia, 44 anni, tecnico Coopsette

– Alfio Lombardi, Mantova, 49 anni, dirigente Coopsette

– Valerio Lombardi, romano, 62 anni, dirigente Italferr

– Maria Rita Lorenzetti, Foligno, 59 anni, presidente Italferr, ex governatore Umbria

– Giuseppe Mele, romano, 49 anni, architetto, lavora al ministero

– Gianluca Morandini, fiorentino, 50 anni, supervisore lavori per Italferr

– Lorenza Ponzone, romana, 48 anni, funzionario autorità vigilanza appalti pubblici

– Furio Saraceno, residente a Rapallo, 49 anni, dirigente Nodavia

– Franco Barbarito, Figline Valdarno, 39 anni, dirigente Varvarito

– Lazzaro Ventrone, casertano, 43 anni, dirigente Veca Sud

– Dario Vizzino, fiorentino, 45 anni, dipendente Seli

– Riccardo Guagliata, ferrarese, 36 anni, dirigente Nodavia

– Domenico Carizia, Reggio Emilia, 57 anni, tecnico Nodavia

– Ercole Incalza, romano, 69 anni, ingegnere del ministero

Nella lista degli indagati spiccano alcuni nomi. Il primo è Lazzaro Ventrone e della società – la Veca Sud – di cui è dirigente. L’azienda è giù finita nei guai giudiziari nel 2006 e nel 2010. I suoi camion trasportavano quotidianamente fino a Brescia le ceneri tossiche prodotte dall’inceneritore di Acerra. Centinaia di viaggi con destinazione gli impianti lombardi specializzati nel trattamento delle scorie nocive. E al ritorno, per incrementare le diarie pagate dallo Stato, riempivano le cisterne di mais da destinare ad alcune aziende meridionali di trasformazione in mangime per gli allevamenti bovini. Ed è così che centinaia di tonnellate di sfarinati contaminati da metalli pesanti hanno alimentato gli allevamenti campani finendo sulla tavola dei consumatori di carne e prodotti caseari. Il traffico illegale era stato scoperto dai carabinieri del Nas di Brescia. Ad essere denunciati sono stati ben 21 autisti della «Veca Sud» di Maddaloni, la ditta incaricata dal commissariato di governo dalla primavera dell’anno scorso di trasportare le ceneri prodotte dai rifiuti bruciati nell’inceneritore di Acerra. Una società che già nel 2006 era finita nel mirino della magistratura lombarda. All’epoca il suo dirigente Lazzaro Ventrone fu condannato insieme ad altre 8 persone dal tribunale di Milano a due anni di reclusione per traffico illecito di rifiuti parte dei quali provenienti proprio dall’emergenza rifiuti in Campania.

C’ è poi il sig. Ercole Incalza che nel febbraio 1998, quando era amministratore delegato della Tav, fu arrestato dai magistrati di Perugia. L’inchiesta era quella sugli appalti delle Ferrovie che portò in carcere anche l’allora presidente Lorenzo Necci e il finanziere Francesco Pacini Battaglia. Incalza è stato anche stretto colaboratore nei governi di centro-destra prima del ministro alle in Infrastrutture Matteoli e poi di Lunardi. Nel 2004 fu al centro di una vicenda per un finanziamento di 520mila euro ottenuto con il “solito metodo”, cioè assegni da diecimila euro ciascuno per comprare un appartamente di lusso a Roma in via Emanuele Gianturco, nella prestigiosa zona Flaminia. Il contante veniva trasformato in assegni nella filiale “Deutsche Bank” di Roma centro. Il problema era che il prezzo reale di vendita – 900 mila euro – era ben diverso quello dichiarato: 390 mila euro. Il “nero“, risultava “coperto” dal famoso imprenditore Anemone coinvolto nelle indagini sulla cricca del G 8 e degli appalti della Protezione Civile. Il “chiaro” (saldato in due tranche da 150 e 240 mila euro) era stato saldato dall’acquirente: Alberto Donati, 52 anni, “dirigente”, e genero di Ercole Incalza.

Infine c’è la ex presidente della Regione Umbria (Pd), Maria Rita Lorenzetti, oggi presidente della Italfer, la quale in una dichiarazione rilasciata all’Ansa ribadisce “la propria totale estraneità a tutti i fatti ipotizzati nei suoi confronti”. Secondo l’’accusa, “Maria Rita Lorenzetti, quale presidente di Italferr” nell’ambito dell’appalto sul nodo fiorentino della Tav, avrebbe operato “mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati, nell’interesse e a vantaggio della controparte Novadia e Coopsette, da cui poi pretendeva favori per il marito nell’ambito della ricostruzione dell’Emilia”. Le due società, Novadia e Coopsette si erano poi aggiudicate effettivamente l’appalto.

Si conferma così che la TAV continua a rivelarsi un intreccio di interessi molto spesso, sempre più spesso, illeciti e una costosissima ed inutile opera. I costi del tratto fiorentino infatti sono già lievitati dai 500 previsti a 900 milioni di euro. A carico delle casse pubbliche che per essere rimpinguate magari chiuderanno un reparto ospedaliero o licenzieranno decine di lavoratori precari. I No Tav hanno ragioni da vendere, chi li attacca dovrebbe vergognarsi.

Tav Firenze: arresti domiciliari per Lorenzetti (Pd), ex presidente dell’Umbria

L’esponente democratica accusata in veste di presidente di Italferr (Fs).Corruzione, associazione a delinquere e abuso d’ufficio i reati ipotizzati. “Rischio di reiterazione del reato”. Nell’ordinanza del gip l’accusa di aver ottenuto favori per il marito nei lavori di riscostruzione dell’Emilia colpita dal terremoto: “Corruzione circolare per scambiarsi vantaggi”. Il legale:”Nessun beneficio”. Il ruolo dei Casalesi nello smaltimento dei detriti. Dal gip interdizione ai dirigenti di Coop7

Maria Rita Lorenzetti

Un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata notificata all’ex governatrice dellaRegione Umbria Maria Rita Lorenzetti nella sua casa di Foligno nell’ambito dell’inchiesta sulnodo fiorentino dell’alta velocità. Provvedimenti cautelari sono stati recapitati ad altre sei persone. Secondo l’accusa, Lorenzetti si sarebbe data da fare per ottenere vantaggi in favore del marito nella ricostruzione dell’Emilia colpita dal terremoto, in un “articolato sistema corruttivo”.

Maria Rita Lorenzetti, laureata in filosofia e attiva in politica dal 1975 con il Pci, è stata presidente della Regione Umbria per due legislature. Precluso per legge il terzo mandato, nel 2010 è stata nominata presidente di Italferr, la società di ingegneria del gruppo Ferrovie dello Stato. Caratterizzata, a quanto si legge sul sito aziendale, da “uno staff altamente qualificato, un know-how specialistico proveniente dalla migliore tradizione ingegneristica”. Fino a quel momento la presidenza della società che sviluppa la rete ferroviaria italiana era occupata dall’ad di Fs Mauro Moretti.

A quanto emerge dall’ordinanza, notificata dal Ros dei Carabinieri di Firenze, è accusata di essersi adoperata perché venissero pagate due società impegnate nei lavori della Tav a Firenze, per le quali i versamenti erano in ritardo. In cambio la Lorenzetti avrebbe ricevuto presunti favori professionali per il marito. Lorenzetti avrebbbe agito “mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati, nell’interesse e a vantaggio della controparteNovadia e Coopsette, (che si sono aggiudicate l’appalto, ndr) da cui poi pretendeva favori per il marito nell’ambito della ricostruzione dell’Emilia”.

“Vantaggi assolutamente inesistenti”, commenta il suo legale Luciano Ghirga del Foro di Perugia, che incontrerà nelle prossime ore la sua assistita. “I fatti contestati nell’ordinanza di custodia cautelare – ha detto l’avvocato Ghirga – sembrano essere gli stessi dell’avviso di garanzia del gennaio scorso. La dottoressa Lorenzetti ha sempre sostenuto la sua estraneità a tutti i fatti contestati”. Gli arresti domiciliari sono stati disposti per il rischio di reiterazione dei reati.

“L’appartenenza alla ‘squadra’ più volte richiamata da Maria Rita Lorenzetti riporta ad un articolato sistema corruttivo”, scrive il gip Angelo Antonio Pezzuti nelle 450 pagine di ordinanza di custodia cautelare, motivando l’esistenza di un’associazione a delinquere di cui Lorenzetti viene ritenuta una dei promotori. Il gip scrive che “ognuno nel ruolo al momento ricoperto provvede all’occorrenza a fornire il proprio apporto per il conseguimento del comune interesse, acquisendo meriti da far contare al momento opportuno per aspirare a più prestigiosi incarichi, potendo contare che gli effetti positivi si riverbereranno, anche se non nell’immediato, sui componenti della squadra medesima sotto forma di vantaggi anche di natura economica”. A quanto si apprende ci sarebbero state anche ingerenze per modificare la normativa in fatto di rifiuti. Lo scopo? Far sì che i prodotti di scavo della Tav venissero assimilati a sottoprodotti.

Questa l’accusa attorno alla quale ruota l’inchiesta scattata dalle indagini sul passante ferroviario fiorentino del 17 gennaio scorso. In quell’occasione vennero eseguite perquisizioni in tutta Italia e furono indagate 31 persone, fra cui appunto la presidente Maria Rita Lorenzetti, accusata di corruzioneassociazione a delinquere e abuso d’ufficio. I reati contestati furono truffa e corruzione. Tra le ipotesi dei pm fiorentini Giulio Monferini e Gianni Tei, coordinati dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi, c’era il presunto legame di interessi tra le ditte che smaltivano i fanghi e le acque nei cantieri Tav, con la criminalità organizzata, nello specifico con il clan dei Casalesi. In questa nuova inchiesta gli inquirenti puntano i fari anche sul ruolo del consulenteWalter Bellomo, membro della commissione Valutazione impatto ambientale del ministero dell’Ambiente ed ex coordinatore provinciale del Pd di Palermo. Secondo le accuse, rivela la fonte, “si sarebbe impegnato per far ottenere una corsia preferenziale in Commissione Via in cambio di appalti e della richiesta di una candidatura a deputato”.

Ma in lista non venne messo e, da quanto si apprende, nelle intercettazioni emerge proprio il suo disappunto per non essere stato “ripagato” dei presunti favori fatti. Nelle conversazioni, un dirigente del settore ambiente che aveva manifestato più di una perplessità sulle operazioni legate ai rifiuti sarebbe stato definito da uno degli indagati “terrorista”.

Secondo i magistrati fiorentini, inoltre, nella tratta toscana della Tav sarebbero stati utilizzati materiali scadenti per la costruzione della galleria e ci sarebbero stati favori negli appalti alle Coop rosse. La Procura ha inscritto nel registro degli indagati 36 persone.

Nell’inchiesta sui lavori Tav a Firenze, il gip Pezzuti ha deciso gli arresti domiciliari per Lorenzetti, Bellomo, Furio Saraceno, presidente di Nodavia, Valerio Lombardi, tecnico di Italferr, Alessandro Coletta, consulente, ex membro dell’Autorità di vigilanza sugli Appalti pubblici, Aristodemo Busillo, della società Seli di Roma, che gestisce la grande fresa sotterranea “Monna Lisa” per realizzare il tunnel alta velocità sotto Firenze.

Il gip ha respinto la richiesta del carcere, fatta dai pm, per Bellomo. Inoltre ha deciso la misura interdittiva di due mesi dallo svolgimento di attività per società ed enti di appartenenza a carico dei dirigenti della CoopSette di Castelnuovo di Sotto (Reggio Emilia) Alfio Lombardi, Maurizio Brioni, Marco Bonistalli, del presidente del cda di Seli Remo Grandori e dell’ad di Italferr Renato Casale. Nessuna misura interdittiva, diversamente da quanto chiesto dal pm, per Piero Calandra, membro dell’Autorità di vigilanza per i Lavori pubblici, che sarà interrogato dal gip il 25 settembre.

 

Articolo tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/16/tav-firenze-arresti-domiciliari-per-lorenzetti-ex-presidente-dellumbria/712718/

Discarica abusiva a Chiari: rifiuti urbani sotto il tracciato TAV.

„Nel corso delle operazioni di escavazione rinvenuta una vecchia discarica abusiva di rifiuti urbani, contenente decine di quintali di materiale. In attesa delle verifiche dell’ASL i lavori sulla tratta sono sospesi“

Sotto la linea già tracciata del percorso della nuova Alta Velocità scorre un mare di rifiuti. L’ennesima e amara conferma è arrivata ieri mattina, nel corso di un sopralluogo della Cepav (la società concessionaria dei lavori per il TAV) quasi al confine tra Chiari e Castelcovati: nel corso delle opere di escavazione, profonde fino a 7 metri, sono state rinvenute decine e decine di quintali di rifiuti urbani.

I residenti della zona, fino a Via Manganina, raccontano di una discarica abusiva che è rimasta aperta per 30 anni, dal finire degli anni ’70 e fino al nuovo millennio. Un terreno abbandonato, “in cui ci buttavano dentro di tutto”, e che nessuno ha mai controllato veramente.

Lavori momentaneamente sospesi, in attesa di responso e verifica da parte dell’ASL: ennesimo caso ‘alla bresciana’ su un percorso che ne ha viste di tutti i colori, perfino dei rifiuti speciali sul tracciato di Castegnato.

Per non parlare poi della ‘cugina celebre’, l’autostrada BreBeMi su cui si è scritto tanto, e tanto si scriverà ancora.

 

Articolo tratto da: http://www.bresciatoday.it/cronaca/chiari-discarica-abusiva-cantiere-tav.html

 

Intervista a Erri De Luca: “Anch’io ho fatto blocchi stradali”

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TORINO — «Un intellettuale deve essere coerente e mettere in pratica ciò che sostiene». Per questo «anch’io ho partecipato a forme di sabotaggio in val di Susa». Così lo scrittore Erri De Luca, in questi giorni al centro delle polemiche, spiega le sue affermazioni sugli attacchi ai cantieri della Tav.

De Luca, può un intellettuale disinteressarsi delle conseguenze delle parole che pronuncia?
«La mia risposta è no. Se poi l’intellettuale è uno scrittore, è bene che conosca il significato delle parole: è il suo mestiere.
Direi di più: l’intellettuale non dovrebbe mai smentire quel che ha detto e scritto ».

Potrebbe cambiare idea per convinzione..
«Certo. Ma io conosco un criterio abbastanza semplice per capire se qualcuno cambia idea per convinzione o per opportunismo. Se uno trae vantaggio da quel cambio di opinione, lo fa quasi sempre per opportunismo. Io cerco sempre di fare le cose che dico, di farle concretamente, intendo. Perché credo che la scrittura non sia sufficiente a esaurire il mio impegno civile».

Esiste dunque una responsabilità dell’intellettuale per quel che dice?
«Certamente, soprattutto in alcune circostanze. Nei regimi dittatoriali dove la parola è impedita, lì una piccola voce pubblica può essere decisiva. Penso alla metafora del ciabattino. Che cosa può fare un ciabattino che sa fare bene le scarpe? Può impegnarsi, al di là del suo lavoro, per far sì che tutti possano avere scarpe. Ecco, l’impegno e la responsabilità dell’intellettuale è simile: occuparsi della libertà di parola per tutti».

In Italia siamo in un regime?
«Certamente no. Da noi la libertà di parola esiste, parlano tutti, parlano tanti. Da noi non è un problema di quantità di parole, semmai di qualità».

Può fare un esempio?
«Penso ad alcuni leader politici. Persone che hanno un grande carisma perché hanno fondato un partito e sono particolarmente ascoltati. Un leader che ha questo ruolo e che istiga all’uso di armi, parla di fucili da imbracciare… Ecco quel leader, a mio avviso, ha una responsabilità innanzitutto nei confronti dei suoi seguaci che possono essere indotti da quelle parole a metterle in pratica. Ma a quelle parole nessuno reagisce, come se fossero normali, facessero parte della fisiologica dialettica politica».

Ci stiamo abituando, mitridatizzando?
«No. Perché se quelle stesse parole non le dice un leader ma un comune cittadino, ecco che scattano le sanzioni. E questo è paradossale perché dalle labbra di un politico pendono milioni di persone. Da quelle di uno come me non pende nessuno».

Parlando degli attacchi ai cantieri Tav, lei ha detto di comprendere alcuni atti di sabotaggio. Ritiene di avere una responsabilità per quel termine?
«Il termine sabotaggio fa parte di una lunghissima tradizione di lotte del movimento operaio e sindacale. Ho fatto una constatazione: in una valle che vive in stato d’assedio e militarizzata per difendere un’opera inutile e dannosa, e dove non ci sono altri modi per farsi ascoltare, si ricorre al sabotaggio. Io non uso le parole a caso. Le parole hanno un peso. Per esempio: il più importante premio letterario di questo Paese è stato vinto da un libro che si intitola: Resistere non serve a niente (di Walter Siti, vincitore dello Strega, ndr). Ecco, io non avrei mai pensato di intitolare un libro così».

Quali altre parole la convincono di più?
«Quelle del mio amico bosniaco, Izet Sarajlic, un poeta che ho conosciuto durante gli anni della guerra quando facevo l’autista dei convogli di aiuti. Lui diceva di essere responsabile della felicità perché con le sue poesie di amore si erano celebrate nozze e dunque era responsabile anche della infelicità. Perciò rimase a Sarajevo a condividere la malora del suo popolo. Da lui ho imparato che un intellettuale deve stare dove la vita è offesa».

Un senatore del Pdl, Giuseppe Esposito, ha scelto il termine boicottaggio. Ha invitato a boicottare l’acquisto dei suoi libri. Che cosa gli risponde?
«Penso che inviti a boicottare un prodotto che non conosce».

Crede che non ci siano lettori del Pdl che acquistano i suoi libri?
«Certo che ce ne sono. Ma non credo che tra questi ci sia quel parlamentare».

Esposito sostiene di non comprendere come una persona della sua sensibilità possa ignorare la sofferenza dei lavoratori del cantiere che subiscono gli attacchi. Come fa a ignorare?
«Io non ignoro, ma inviterei a contestualizzare. E il contesto è quello di una valle che lotta da vent’anni con tutte le sue forze per impedire uno stupro alla sua integrità, subendo uno stato di assedio, esercito compreso».

Lei ha detto che ritiene importante per un intellettuale mettere in pratica quel che dice. Ha fatto questo in val di Susa?
«Certo che l’ho fatto. Ho partecipato ai blocchi dell’autostrada insieme a maestri elementari, vigili urbani, madri di famiglia. Il blocco stradale è certamente un atto di ostruzionismo. Diciamo che è una forma di sabotaggio alla libera circolazione».

 

Articolo tratto da: http://www.notav.info/post/intervista-a-erri-de-luca-anchio-ho-fatto-blocchi-stradali/

TAV – Erri De Luca: va sabotata, è l’unico modo che c’è per fermarla. Il procuratore Caselli esagera

“La Tav va sabotata”.
Lo scrittore Erri De Luca, raggiunto al telefono dall’HuffPost, commenta con scarne parole l’accusa che il procuratore Giancarlo Caselli lancia nei confronti degli intellettuali che a sinistra “sottovalutano pericolosamente l’allarme terrorismo” in Val di Susa.

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Caselli non fa i nomi dei “conniventi” ma nell’ elenco, è chiaro, figurano il filosofo Gianni Vattimo e De Luca, che hanno manifestato pubblicamente il supporto agli attivisti No Tav finiti in carcere per sabotaggio. Pochi giorni or sono Vattimo è finito nelle attenzioni della Procura torinese per i suoi stretti legami con le frange più dure del movimento, mentre lo scittore ha firmato un intervento durissimo nel volume appena uscito “Nemico pubblico. Oltre il tunnel dei media: una storia NoTav”, ebook dedicato alla lotta valligiana scritto con la giornalista Chiara Sasso, WuMing1 e Ascanio Celestini.

Ieri altri due ragazzi appartenenti ai No Tav sono stati arrestati mentre trasportavano in macchina molotov, maschere antigas, fionde, cesoie, chiodi a quattro punte e altro materiale destinato, secondo gli investigatori, a danneggiare i cantieri dell’Alta Velocità. È proprio questo ultimo episodio a spingere Caselli contro i cosiddetti cattivi maestri. De Luca ha letto le dichiarazioni del magistrato ma non si scompone. Non è un uomo loquace, risponde con fermezza e senza appello.

Erri De Luca, ha ragione il procuratore capo di Torino quando paventa il terrorismo No Tav?
Caselli esagera.

Forse esagera, ma in macchina i due ragazzi arrestati avevano caricato molotov…
(sorride ironicamente) …Sì, pericoloso materiale da ferramenta. Proprio quello che normalmente viene dato in dotazione ai terroristi. Mi spiego meglio: la Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo.

Dunque sabotaggi e vandalismi sono leciti?
Sono necessari per far comprendere che la Tav è un’opera nociva e inutile.

Sono leciti anche quando colpiscono aziende che lavorano per l’Alta Velocità come quella di Bussoleno, chiusa per i continui danneggiamenti? Non si rischia un conflitto tra lavoratori e valligiani?
La Tav non si farà. È molto semplice.

La posizione è chiara. Ma è antitetica a quella presa dal governo.
Non è una decisione politica, bensì una decisione presa dalle banche e da coloro che devono lucrare a danno della vita e della salute di una intera valle. La politica ha semplicemente e servilmente dato il via libera.

Di questo passo, afferma Caselli, arriveremo al terrorismo. Lei invece quale soluzione propone?
Non so cosa potrà succedere. Mi arrogo però una profezia: la Tav non verrà mai costruita. Ora l’intera valle è militarizzata, l’esercito presidia i cantieri mentre i residenti devono esibire i documenti se vogliono andare a lavorare la vigna. Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa.

Politicamente come si risolve?
Arriverà un governo che prenderà atto dell’evidenza: la valle non vuole i cantieri. E finalmente darà l’ordine alle truppe di tornare a casa.

 

Articolo tratto da:http://www.notav.info/top/tav-erri-de-luca-va-sabotata-e-lunico-modo-che-ce-per-fermarla-il-procuratore-caselli-esagera/

Espropri: ecco cosa prevede la legge!

Per chi non lo sapesse ecco cosa prevede la legge in caso di espropri….http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2012/7/22/NO-TAV-Boccuzzi-Pd-vi-spiego-perche-difendiamo-la-Torino-Lione/266997/

E’ successo agli abitanti di via Toscana e del Villaggio Violino, che hanno scoperto da un giornale quotidiano dell’esproprio della loro casa in tempi che non permettevano più ricorsi legali (non è casuale questa cosa).

Succederà quando la TAV uscirà da Brescia a tutti gli abitanti che “intralciano” il percorso.

DOBBIAMO MUOVERCI PER CAMBIARE LE COSE!

 

 

 

Il popolo (no tav) fa paura… al potere! Un anno cruciale ci attende!

Tornati dalle vacanze estive low cost, per scelta o per obbligo, leggiamo sulla Stampa i soliti articoli in cui i No Tav sono dipinti come bestie assetate di sangue, mafiosi eversivi (?), distruttori dell’economia di una valle già in crisi.

Ogni giorno sui principali quotidiani nazionali (Stampa e Repubblica e poi in coda quasi tutti gli altri con qualche preziosa eccezione) escono articoli che sembrano scariche di mitra. Giovani, ragazze e anziani No Tav paragonati a stupratori, terroristi, sequestratori.

L’abitudine alla falsità grossolana, all’interiorizzazione di un linguaggio che si fa arma, a un giornalismo smaccatamente di parte che distorce i fatti e il loro significati è molto pericolosa.
Interiorizzando la posizione e il lessico del potere, per natura capovolto e senza memoria, si assume, nella migliore delle ipotesi, il ruolo di passivi giustizieri, nella peggiore quella di livorosi boia armati. Il ragionamento s’interrompe, prevale la nuova passione a-passionata, contraria all’azione e alla com-passione. Il potere non vuole che chi ascolti il telegiornale spacchi la faccia al primo No Tav che incontra (anzi, su scala macroscopica questo potrebbe portare a risultati molto interessanti per noi e controproducenti per loro), ma vuole male-educare all’ascolto, raffreddare ciò che vi è di caldo nelle relazioni umane, pensare per intuizione, abbassare la soglia di attenzione, male-educare a sopportare il peso della lotta e abbattare qualsiasi speranza di vittoria contro di esso che non passi attraverso di esso, disinnescandone il contenuto eversivo. Il buonsenso viene silenziato, sepolto dalle urle smaniose di chi incita il lettore a far convergere la sua fisiologica e patologica frustrazione verso la vittima sacrificale di turno nel caso del No Tav è quella della figura del: “cittadino che non si piega di fronte al potere e non delega”. Il No Tav diventa la valvola di sfogo affinché la pentola non scoppi.

A colpire è l’intensità della propaganda, la sua veemenza, segno di una strategia che non ha molte altre carte da giocare e che sa solo spingere sull’acceleratore; propaganda che è diretta espressione delle lobbies che guadagnano sui tumori della gente, sullo sfruttamento, sulla distruzione e sullo spreco delle risorse. Non ci dobbiamo abituare agli articoli di N. e soci, ma respingerli come spazzatura giornalistica priva di fondamento, frutto di un’esaltazione ignorante che trova nel lauto stipendio e nella nullità umana il suo (non) senso; gente che scrive menzogne a servizio (“igienico” no, non c’è nulla di sano e forte in tutto ciò) e all’ombra placida del potere.

Giornali e Procura cercano di fare quello che le ferite inferte dai bastoni della polizia e dai lacrimogeni che strappano la faccia non sono riusciti a fare: spaventare, isolare, dividere, demoralizzare. Compagni generosi e ragazze di 20 anni sono accusati di reati gravissimi come eversione e sequestro di persona.
Sempre più amiche e amici no tav non possono più muoversi di casa, da un Comune e, tutte, impossibilitate a giungere e vivere la valle.

Vivere, si, perché la valle si vive. Perché l’odio verso telecamere, divise, filo spinato, politicanti corrotti e boschi sradicati nasce da un amore semplice, da un “sì” alla vita che dà energia e buon umore in grado di resistere al grigio delle ruspe e delle recinzioni (e delle facce).

Gli articoli di N. e della sua testata sul Tav sono violenti, di una violenza esplicita, grossolana, volgare. Sono articoli da “Cronaca Qui” per intenderci. Lo scopo è quello di confondere, terrorizzare, invertire il ruolo tra vittime e oppressori, tra chi il potere lo subisce e ne viene schiacciato e chi continuerà a far affondare il Paese tra corruzione, conflitti di interessi, sistemi oliati di malaffare e favori, conditi con punti di sutura, menzogne e aule di tribunale.
il signor N. non usa argomenti perché il suo scopo non è convincere con il ragionamento (purtroppo per loro, i sostenitori del Tav non ne hanno), ma spaventare, solleticando i sentimenti più bassi di persone la cui esistenza sempre più precaria porta ad avere paura. L’obiettivo è orientare il consenso in modo distratto, consenso che è “adesione all’altrui volontà” sempre più silenzioso, incosciente e frustrato.

Uno dei quotidiani nazionali più ‘importanti’ svolge un ruolo di parte, direttamente coinvolta nello scontro tra chi lotta per il diritto al respirare, al non ammalarsi, al volere che i soldi delle tasse vengano usati per cose utili e chi di questo sistema di potere marcescente ne trae giovamento e utili.

Un sistema di potere che insieme alla sua espressione politica sta affondando a vista d’occhio, ma che reagisce all’inevitabilità storica in un modo vecchio come il potere: con la violenza e la repressione.

La migliore risposta a questa strategia meschina di negare la giustizia e la legittimità di una rivendicazione di vita e politica è non lasciarsi blandire dalla paura, respingere uniti queste accuse folli, continuare in modo sempre più determinato a chiedere giustizia, con il sorriso sulle labbra e le cesoie in mano. Perché, in questo caso, la resistenza e il sabotaggio sono atti di amore.

Esageriamo?
No, anzi, siamo moderati. Perché verso chi permette che sempre più persone non possano più iscriversi all’università, andare in treno, pagare i ticket all’ospedale o la retta dell’ospizio, bisognerebbe essere molto più duri e saremmo comunque dalla parte giusta della barricata, quella di chi questa terra la ama e vorrebbe salvarla da speculatori e mafiosi.

L’anno che viene sarà cruciale, l’appello e di essere ancora più generosi: partecipare alle iniziative, pubblicizzarle, andare in valle, sostenere i benefit per le spese legali e i presidi. Amare significa sostenere la lotta e i tanti di noi che ne stanno pagando il prezzo.

Essere No Tav è vita e bellezza.

Laboratorio Politico “Il Cubo”

 

Articolo tratto da: http://www.notav.info/post/il-popolo-no-tav-fa-paura-al-potere-un-anno-cruciale-ci-attende/

Spuntano 250 manifesti No Tav «La nostra terra è in pericolo»

IL CASO. Lanciata a sorpresa una «campagna di ferragosto» da parte dei comitati contrari alla futura super-ferrovia. Le affissioni a Desenzano, Lonato Calcinato, Montichiari e Castiglione «Progetto devastante per il Garda: resti alta l’attenzione dei cittadini».

 

Anche in via Rambotti a Desenzano i manifesti dei comitati No Tav

Sfondo bianco, scritte rossonere a caratteri belli grossi, poche parole: «Il Tav passa anche qui. No Tav». Impossibile non fare caso a quei 250 manifesti, tanti sono, che da ferragosto sono apparsi sui tableau delle affissioni a Desenzano, Lonato, Calcinato, Montichiari e Castiglione.  Tutti paesi interessati, più o meno direttamente, dal futuro passaggio della linea veloce Brescia-Verona, prevista dal 2016 con un costo che è per ora stimato oltre i 2 miliardi. «PASSA ANCHE DI QUI», questo il messaggio dei comitati No Tav del basso Garda, colline moreniche e alto Mantovano, che a sorpresa hanno lanciato questa «campagna d’agosto». Lo scopo è di «risvegliare l’attenzione dei cittadini su un progetto che ancora incombe sul futuro del nostro territorio», spiega Daniela Carassai, consigliere comunale a Lonato e membro del comitato.  Non che ci siano fatti nuovi: il progetto è ancora allo stadio preliminare e non è finanziato, al contrario della tratta Treviglio-Brescia ormai giunta alle porte della città, attraverso cantieri disseminati su 11 Comuni bresciani, per un costo di 2 miliardi di euro e fine lavori fissata per il 2016. Poi in teoria, toccherebbe alla Brescia-Verona, passando per Calcinato, Lonato, Desenzano e Pozzolengo. Dal 2016. Ma allora perchè quei manifesti adesso? «Dal governo in carica – spiega Carassai – non c’è alcun segnale che lasci pensare a un abbandono di questo progetto. Anzi, da parte del governo c’è un’evidente adesione all’idea di alta velocità». Ma a convincere i comitati ad agire adesso è una circostanza molto attuale. È il fatto che proprio tra Brescia e Verona sia stata annunciata la soppressione di otto treni di pendolari: «In pratica si potrà viaggiare solo sui Frecciabianca e i Frecciarossa, spendendo da Desenzano a Verona non meno di 12 euro contro i 3,80 dei convogli regionali che saranno soppressi. Il tutto per “risparmiare”, mentre ancora si prevede di spendere 2 miliardi di euro per una linea Tav Brescia-Verona – afferma il comitato – che con i suoi cantieri occuperà il basso Garda per 10 anni con un forte impatto su turismo, agricoltura, ambiente e viabilità». Sono le ben note motivazioni del «no» alla Tav sul Garda, ampiamente condivise sul territorio. Se non l’opzione-zero chiesta dai «No Tav», una revisione (o la traslazione) del tracciato è stata chiesta dai Comuni di Desenzano, Lonato, Calcinato e Sirmione, dal Consiglio provinciale di Brescia, da due mozioni in Consiglio regionale, da parlamentari di tutti gli schieramenti, da una mozione approvata a Roma in Commissione trasporti sin dal 2010: «Impatto insostenibile per il Garda» è il coro unanime, da sinistra a destra, dai leghisti agli agricoltori. EPPURE il progetto è fermo solo per mancanza di fondi: formalmente resta valido così. Se nulla cambia, dal 2016 si parte. Nonostante la diffusa contrarietà e le significative criticità del progetto.  Come uscirne? L’onorevole Luigi Lacquaniti, deputato desenzanese di Sel, commenta con distacco l’affissione dei 250 manifesti. Ma lancia a sua volta un monito: «La Tav Brescia-Verona è un nodo che prima o poi verrà al pettine: meglio affrontarlo prima. Giusto tenere desta l’attenzione dei cittadini. Ma ancor più che di comitati, c’è la necessità di un’assunzione di responsabilità da parte della politica e delle istituzioni. Il Garda non è la Val Susa – sottolinea Lacquaniti – ma è necessario che la politica prenda coraggio e che una soluzione sia trovata da parte delle istituzioni». V.R.

 

Articolo tratto da: http://www.bresciaoggi.it/stories/dalla_home/552322_spuntano_250_manifesti_no_tavla_nostra_terra__in_pericolo/

Ministro dell’ambiente Orlando a Brescia!

Domani il Ministro dell’ambiente Andrea Orlando sarà a Brescia per incontrare il Sindaco Emilio Del Bono e i rappresentanti dei vari comitati.

Partecipiamo numerosi per ricordargli quali sono le priorità della nostra città!
VI ASPETTIAMO ALLE 10:30 IN PIAZZA LOGGIA!!!!!

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Vorremmo ricordare al Ministro Orlando e a tutti i nostri concittadini che a Brescia tra le problematiche ambientali non c’è solo il PCB….i bresciani devono svegliarsi, iniziare a lottare concretamente per tutte le nocività che rovinano il nostro territorio, rovineranno la nostra salute e il nostro futuro!

E’ ora di dire BASTA ai giochi di potere, agli interessi di pochi a discapito nostro!

E la TAV a Brescia è proprio l’esempio eclatante dello spreco di denaro pubblico e dei danni ambientali e sociali causati da opere inutili per arricchire pochi!