#savelugana

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savelugana

 

“Il vino ci parla. Come tutti i prodotti della terra, anzi meglio, grazie al rapporto dialettico che con esso si può instaurare, dovuto al potere dell’ebbrezza, che già gli antichi conoscevano.” 

Era una delle frasi che ci ripeteva spesso Gino Veronelli , uomo di cultura prima di tutto, libertario, anarchico, amante del buon vino e dei gusti particolari, della terra, un sovversivo in perenne lotta ” contro la schiavitu’ imposta dalle multinazionali” , certamente un No Tav se oggi fosse ancora qui con noi.

Lo ricorderemo il prossimo novembre a dieci anni dalla sua scomparsa e vi invito a leggere il pezzo scritto dall’ amica Simonetta Lorigliola per l ‘occasione

http://www.laterratrema.org/2014/10/fare-a-pezzi-un-discorso-di-simonetta-lorigliola-un-invito-a-scrivere-nel-decennale-dalla-morte-di-gino-veronelli/

Certamente le parole e l’amore per il vino di Gino Veronelli , ricordate sulle brochure di alcuni produttori presenti al Museo Diocesano di Brescia in occasione dell’evento Armonie senza Tempo ci hanno riportato indietro nel tempo , fino al 2001 , quando Gino ebbe la pazza idea che sulla produzione e sul consumo di vino – che oggi siamo abituati a pensare come bene elitario, come raffinatezza per consumatori acculturati – si potesse giocare una battaglia “popolare” e “rivoluzionaria” come quella per la costruzione di una nuova sensibilità planetaria, legata al valore della terra, al valore dei prodotti che esprime , al valore delle persone che la lavorano.

LA TERRA E’ DI CHI LA LAVORA ci ricordano i movimenti contadini che lottano nei paesi del sud del mondo contro lo strapotere di multinazionali che ogni giorno che passa ci privano di un bene comune che è di tutti. Ancora piu’ pazza l’idea che potessero essere i Centri Sociali  a farsi promotori e vettori di questo modo di intendere la produzione, i consumi , la filiera ecc. Nasce cosi’ Terra e Liberta’ / Critical Wine che anche quest’anno ha trovato modo di esprimersi a Bussoleno in Val di Susa ( ma non solo ).

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I produttori del Lugana hanno a loro modo voluto dire la loro sulla questione TAV iniziando la rassegna annuale per celebrare un vino, che Carducci nel 1882 quando era commissario per gli esami di maturità a Desenzano descriveva a un amico come “un vinetto bianco ch’è un po’ traditorello il furbetto”, con un brindisi collettivo per la salvezza e la salvaguardia del territorio. E non è poca cosa il fatto che per puntare i riflettori su quanto sta accadendo il Consorzio Lugana ha attivato presso il Museo un punto informativo, dove tutti i presenti erano invitati a dare il proprio contributo, a firmare e a “metterci la faccia” per unirsi all’appello #savelugana.

E nella bellissima cornice del Museo Diocesano anche un piccolo drappello di No Tav ha partecipato alla degustazione. Seguiti a piccola distanza da un piccolo drappello di agenti della Digos. Ma non si dovrebbe bere in servizio ? Abbiamo incontrato i Si Tav a qualunque costo, i SI Tav pero’ non fatta in questo modo , i si no forse , ma anche i No Tav convinti che hanno partecipato insieme a noi alla passeggiata di domenica 5 ottobre , fino a quelli che proponevano ” il blocco totale della A4 per dieci giorni e costringere cosi’ il Governo a cancellare l’opera”. Ma ce da dire che eravamo gia’ a fine manifestazione e il tasso alcolico era alto.

Come’ finita? 53 produttori. Un unica grande sbronza. In giro per le vie del Carmine a canticchiare quello che ormai è un vero e proprio cult …” ma quanto è buona l’uva del Lugana …”

bendi

 

 

 

 

 

 

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