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Approvato l’accordo per la Torino Lione? Ne abbiamo viste tante e non ci demoralizziamo, tranquilli

da notav.info

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Con 285 voti favorevoli, 103 contrari e 3 astenuti la Camera ha ratificato l’accordo di Parigi 2015 e Venezia 2016 relativi al progetto Torino-Lione, ovvero il via libera a progettare e realizzare il tunnel trasfrontaliero di 57 km, quello che non esiste e per molto tempo, politica e informazione, hanno spacciato al posto del tunnel esplorativo esistente oggi.

Hanno votato a favore Pd, Forza Italia, Ap-Ncd, Lega Nord, Civici e Innovatori, Ala-Scelta Civica, Democrazia Solidale-Cd, Fdi-An. Contrari M5s, Sinistra Italiana-Sel, Alternativa Libera.

Ci teniamo a ribadire i voti e nei prossimi giorni non mancheremo di pubblicare i nomi dei votanti perchè, su di loro gravano enormi responsabilità del presente e del futuro del nostro Paese. Bisognerà ricordarsi di loro ogni volta che ci sarà un terremoto, un alluvione, un tetto di una scuola che crolla o semplicemente un esame all’ospedale che non si potrà prenotare prima di un anno; tutte le volte che ci chiameranno a fare dei sacrifici perchè “non ci sono i soldi”.

Perchè con questa scelta il sistema dei partiti e i politici che campano di questo ha determinato quali siano le priorità, secondo loro, del paese: indebitare ulteriormente l’Italia per un’opera dimostrata inutile, costosa e  dannosa (al territorio e alle casse pubbliche). La politica del palazzo ha determinato le priorità, ma per chi dovremmo chieder loro? Perchè quest’opera garantisce continuità con il sistema delle grandi opere che ha da sempre foraggiato non solo mafie e malaffare, ma interi ceti politici e industriali, che con disinvoltura e facendosi le leggi, le hanno usate come bancomat per prelevare denaro pubblico (anche quello europeo lo è) per autofinanziarsi e finanziare ditte amiche.

Il progetto del corridoio 5, quello che alcuni hanno citato in aula oggi, è naufragato da molto tempo: Lisbona, Kiev e i vari angoli del corridoio sono falliti da tempo e una ferrovia internazionale collega già l’Italia e la Francia, solo che non ci sono merci che devono viaggiare (nemmeno sui tir).

Inoltre, quelli che oggi si riempiono la bocca del “bene dell’Italia” dovranno poi spiegare a tutti perchè hanno finanziato un progetto che non ha ancora un costo certo e come mai l’Italia paga buona parte della tratta di competenza della Francia e come mai ogni km della galleria di base costa quasi 5 volte più della Francia.

Ora, sono 25 anni che spieghiamo con scrupolo (e siamo sempre pronti a farlo) tutte le ragioni tecniche, economiche, ambientali e sociali sul perchè ci opponiamo a questa grande inutile opera dannosa. Lo continuiamo a fare anche dopo tutti i modi messi in campo per fermarci, mandando la magistratura avanti a fare il lavoro sporco che la politica ha sempre rifiutato di fare perchè perso in partenza.

Abbiamo visto passare apporre di firme, presidenti del consiglio, presidenti della Repubblica, politici e giornalisti eppure siamo ancora in splendida forma e pronti a studiare i nuovi scenari di conflitto che si apriranno sul nostro territorio, ci siamo già portati avanti da tempo!

Il tempo è dalla nostra parte del resto non ci saremmo mai aspettati che la città di Torino uscisse dall’Osservatorio tempo fa; non avremmo pensato di vincere un referendum e far traballare il trono di Renzi e quindi siamo fiduciosi e diciamo di avere calma e pazienza, le cose che non sono così definitive come vorrebbero farci credere.

Detto questo, lasciamo sbraitare chi oggi ha da festeggiare, ma vogliamo dirlo a tutti: ricordatevene perchè festeggiano sulla nostra pelle, sulle nostre pensioni, sul futuro di tutti perchè ogni euro speso per il Tav è un euro rubato a qualcosa di utile per tutti e tutte.

Ci fanno pena quei giornalisti che finalmente sono riusciti a scrivere l’articolo della vita, e parlano della Torino Lione come se fosse la scoperta di una cura alla malattia del secolo.

Detto questo, come sempre, ci si vede sulle barricate.

Ora e sempre notav!

Vogliamo risposte: il comune di Brescia che scelte sta facendo per il nostro territorio? – Conferenza stampa con i possibili espropriandi di Brescia

Ecco il comunicato della conferenza stampa di oggi tenuta sotto la Loggia con alcuni abitanti di Via Ferri e di Via Foro Boario insieme al movimento No Tav Brescia-Verona.

Da molti mesi, su tutte le testate giornaliste locali, si susseguo articoli sulle possibili conseguenze della costruzione dell’alta velocità Brescia-Verona con passaggio diretto dalla città.
Nella maggior parte di questi articoli si citano danni, soprattutto per quanto riguarda case private, che si potrebbero avere in prossimità dell’uscita dalla stazione di Brescia, nelle zone di via Ferri e via Foro Boario in particolare.
Alcuni rappresentanti del Coordinamento No Tav Brescia-Verona nello scorso mese, durante un incontro pubblico tra Loggia, cittadinanza e il tavolo di lavoro Basta Veleni, hanno chiesto delucidazioni riguardo questa ipotesi al sindaco di Brescia Emilio Del Bono.
Del Bono in questa occasione ha nuovamente sostenuto di non avere informazioni sulle sorti dei suoi cittadini, dal momento che non esiste nessuna ipotesi concreta di progetto. Posizione nettamente in contrasto con l’abbondanza di dichiarazioni, si presume vere, da parte di personaggi politici locali e regionali, ministri e industriali che parlano di altre palazzine abbattute, cantieri, espropri a Brescia.
Nonostante questa presunta mancanza di informazioni, il nostro Sindaco è il primo promotore dell’abolizione del progetto Shunt per Montichiari favorendo quindi il passaggio all’interno della città. La motivazione che è stata data pubblicamente è quella di risparmiare il forte impatto ambientale che avrebbe passando per la provincia. Ci domandiamo però, perché l’opzione di uscita per Brescia, così come le ipotesi prevedono, non preoccupi l’amministrazione locale per l’altrettanto grave impatto ambientale e sociale che avrebbe.
Essendo inoltre conoscenza comune il notevole sottoutilizzo dell’attuale linea ferroviaria storica, ci domandiamo se un giusto amministratore, che tutela veramente il territorio e le persone che lo abitano, non dovrebbe piuttosto spendersi pubblicamente per la proposta e progettazione dell’ammodernamento della linea storica cosi come la Comunità Europea suggerisce tra le diverse opzioni.
Per l’UE l’alta velocità non sono solo linee a velocità superiori ai 250 km/h ma anche linee potenziate con velocità intorno ai 200km/h e linee potenziate in base alle restrizioni date dal territorio e dove la velocità deve essere adattata a queste caratteristiche.*
Un progetto più economico, considerevolmente meno impattante da un punto di vista ambientale, e soprattutto che risparmierebbe centinaia e centinaia di espropri su tutta la tratta. Nel contesto del Friuli Venezia Giulia, Serracchiani ha evidenziato quanto sia stato opportuno puntare sulla velocizzazione del collegamento ferroviario Trieste-Venezia senza attendere un’alta velocità la cui realizzazione avrebbe richiesto l’arco di parecchie generazioni e di ingenti risorse. Mentre risorse vengono già impiegate nella risoluzione dei punti critici dei principali nodi regionali storici.
Come può l’amministrazione credere che la costruzione del TAV possa essere la scelta migliore per la nostra città e per chi la abita? Il punto del discorso non dovrebbe essere “Shunt o non-Shunt”, ma TAV o NO TAV. Vorremmo ricordare che viviamo in una delle province più inquinate d’Europa per cui non ci sono mai soldi per un risanamento ambientale, cosi come per tanti altri servizi sociali e assistenziali, essenziali.

È per queste ragioni che, come abitanti di Brescia, chiediamo maggiore ascolto e partecipazione a questa amministrazione che dovrebbe rappresentarci. Ciascuno di noi, direttamente o indirettamente, pagherà il caro prezzo del passaggio del TAV se si decidesse di realizzarlo. Chiediamo quindi una maggiore informazione e un confronto aperto e costruttivo con tutta la cittadinanza.
Giovedì 15 dicembre 2016 abbiamo consegnato presso gli uffici preposti del comune di Brescia, decine e decine di richieste ufficiali di accesso agli atti per verificare di persona che quanto detto finora dalle amministrazioni sia vero, e che in Comune non ci sia al momento nessuna documentazione a riguardo.
Memori di come le amministrazioni locali precedenti hanno taciuto alla popolazione, fino all’imminente apertura dei cantieri, la costruzione del TAV Treviglio-Brescia e i gravi danni e disagi che avrebbe comportato, abbiamo deciso che non aspetteremo passivi di conoscere le nostre sorti.
Vogliamo prendere parte attivamente al processo decisionale, vogliamo essere informati su ciò che comporterebbe la realizzazione di questa grande opera sia che passi da Brescia o meno, su quali reali benefici avrebbe la collettività che la paga, vogliamo spiegazioni sul perché il Comune non si stia confrontando apertamente con i suoi cittadini sul tema di questa grande opera, vogliamo spiegazioni sul perché non si stiano vagliando concretamente opzioni di semplice ammodernamento della linea storica, ribadiamolo, sottoutilizzata.

Alcuni abitanti di Via Ferri, Via Foro Boario e
delle zone limitrofi insieme al Comitato NO TAV BRESCIA

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* Decision No 1692/96/EC of the European Parliament and of the Council of 23 July 1996 on Community guidelines for the development of the trans-European transport network
Official Journal L 228 , 09/09/1996 P. 0001 – 0104
SECTION 3 RAIL NETWORK
Article 10 Characteristics
1. The rail network shall comprise the high-speed rail network and the conventional rail network.
2. The high-speed rail network shall comprise:
– specially built high-speed lines equipped for speeds generally equal to or greater than 250 km/h using current or new technology,
– specially upgraded high-speed lines equipped for speeds of the order of 200 km/h,
– specially upgraded high speed lines which have special features as a result of topographical, relief or town planning constraints, on which the speed must be adapted to each case.
This network shall be defined by the lines indicated in Annex I as high-speed lines or lines adapted for high speed.
3. The conventional rail network shall comprise lines for conventional rail transport, including the rail segment of combined transport referred to in Article 14.
4. The network shall:
– play an important role in long-distance goods and passenger traffic,
– play an important role in the operation of long-distance combined transport,
– permit interconnection with the networks of other modes of transport and access to regional and local rail networks.
5. The network shall offer users a high level of quality and safety, owing to its continuity and to gradual im-plementation of its interoperability, brought about in particular by technical harmonization and a harmonized command and control system. “

Domani ore 10:30 corteo NO TAV @ Brescia: ecco perchè dobbiamo esserci!

Tra i tanti motivi per cui domani alle 10:30 saremo in piazzale Garibaldi  a Brescia per dar vita a un corteo NO TAV verso la stazione di Brescia dove ci sarà l’inaugurazione del TAV Treviglio-Brescia, è perchè siamo convinti che tra le tante priorità per il nostro paese e chi lo vive, #conisoldidelTAV si debbano fare interventi concreti ed immediati di MESSA IN SICUREZZA del nostro Paese.

Ad ogni terremoto, ad ogni alluvione non si finiscono di contare i disagi e i danni, ogni volta si prega non ci siano altre vittime. Vittime di questo Stato che spende i soldi pubblici per opere inutili e mafiose al posto che per le reali necessità di tutti e tutte noi.

Un altro dei motivi per cui domani, nonostante l’assenza di Renzi, noi contesteremo i diversi rappresentanti politici presenti alla cerimonia di inaugurazione dell’ennesimo sperpero di soldi pubblici è perchè #conisoldidelTAV crediamo che si possa investire sul lavoro, sull’istruzione e sul futuro di questo Paese.

I bambini grazie alla “Buona scuola” hanno insegnati precari, edifici che crollano, aule senza riscaldamento.
Il carotrasporti, il carolibri, il caromensa ,tasse universitarie che aumentano di anno in anno, rendono la scuola e le università un privilegio e non un diritto.

Sempre più persone, sopratutto tra i più giovani, non possono fare progetti e costruirsi un futuro per la mancanza di una sicurezza economica.
La causa? Un lavoro assente o precario o ancora peggio non retribuito adeguatamente. Quali sono le condizioni che tanti e tante di noi sono costretti/e ad accettare per avere un lavoro?

Tante sono le realtà che aderiscono a questa manifestazione, in particolare i comitati ambientalisti di una delle province più inquinate d’Europa, perchè vogliamo che #conisoldidelTAV si bonifichi e risani tutto il nostro territorio.
Ci dicono sempre che non ci sono soldi, e quando arrivano sono solo briciole di quello che servirebbe…con pochi Km di TAV si potrebbe bonificare tutto il Sito Caffaro.

Qual’è la priorità: una linea inutile che dà soldi alla mafia, o la nostra salute e il futuro di queste terre?

A questo proposito #conisoldidelTAV si deve investire su una sanità efficiente e accessibile a tutti e tutte.

Viviamo in una delle province con un tasso di malattie, non solo tumorali, più alto della media nazionale ed europea.
Le cure mediche, gli esami specialistici, la prevenzione e la salute non sono un diritto garantito a tutti e tutte noi.
Non possiamo permettere che i soldi pubblici vengano sperperati nella costruzione di opere inutili e dannose per l’ambiente come il TAV!

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui saremo presenti domani in piazza a Brescia, per contestare quest’opera ormai costruita a discapito del nostro benessere presente e futuro, ma sopratutto per opporci e far sentire la nostra voce contro la loro volontà di costruire il TAV Brescia-Verona.

Ci vediamo domani, carichi, rumorosi, visibili e determinati, perchè da Brescia il TAV NON PASSERA’ PIU’ e i politici lo devono capire una volta per tutte!

 

10 dicembre – Corteo NO TAV a Brescia: ritrovo 10:30 piazzale Garibaldi!

SABATO 10 DICEMBRE RITROVO ORE 10:30 @ PIAZZALE GARBILADI A BRESCIA PER UN CORTEO #NOTAV VERSO LA STAZIONE DI BRESCIA

Rilanciamo l’appuntamento per questo sabato 10 dicembre alle 10:30 in Piazza Garibaldi per dare vita ad un corteo NO TAV che vuole contestare l’inaugurazione del TAV Treviglio-Brescia.
Si tratta di un’occasione per ribadire a gran voce ai tanti politici locali, regionali ed anche nazionali, tutta la nostra contrarietà alla continuazione verso Verona dell’Alta Velocità.

Sappiamo che Renzi non sarà presente all’inaugurazione così come annunciato nelle scorse settimane, sconfitto dall’esito del Referendum di domenica scorsa, dal quale emerge l’abissale distanza tra gli interessi di una certa politica e i bisogni reali delle persone.

I soldi pubblici non devono più essere spesi per le grandi opere inutili, dannose e mafiose come il TAV Brescia-Verona.

Dimostriamo in tanti e tante, per l’ennesima volta, che il TAV si ferma a Brescia e da qui non proseguirà perchè c’è un’intera provincia che vuole altro per il proprio presente e futuro.

Percorreremo ogni strada possibile per far si che la Brescia-Verona non sia il prossimo punto sull’agenda di un qualsivoglia governo!

#CIVEDIAMOIL10 #CONISOLDIDELTAV

Evento facebook

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10 dicembre 2016 – CORTEO NO TAV a Brescia: OGNI EURO SPESO PER IL TAV E’ UN EURO RUBATO A QUALCOSA DI UTILE PER TUTTI E TUTTE!

OGNI EURO SPESO PER IL TAV E’ UN EURO RUBATO A QUALCOSA DI UTILE PER TUTTI E TUTTE! 

E’ con queste parole che il 10 dicembre scenderemo tutti e tutte insieme in piazza contro l’inaugurazione del tratto TAV Treviglio-Brescia. Stando alle dichiarazioni fatte dai vari ministri, la cerimonia d’apertura si svolgerà alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Aldilà della volontà di ribadire con forza tutta la nostra contrarietà all’inutile progetto dell’alta velocità tra Brescia e Verona e in generale al sistema delle grandi opere, vogliamo fare in modo che quel giorno emerga tutta l’indignazione e l’insoddisfazione che si respira  a Brescia e nella sua provincia per le politiche neoliberiste portate avanti da questo governo: dal cosiddetto “Sblocca Italia” al Jobs Act, dalla cosiddetta “Buona scuola”  alle continue privatizzazioni di sanità e servizi. Tutte scelte che hanno di fatto peggiorato le condizioni di vita di milioni di persone in questo paese.

Sappiamo che la presenza del premier sarà molto probabilmente legata all’esito del Referendum costituzionale, al quale invitiamo a votare NO, anche per i numerosi vantaggi che porterebbe alle lobbie interessate alle grandi opere. Ci sono, infatti, dei passaggi della riforma che permetterebbero delle accelerazioni nella realizzazione di queste opere inutili e dannose.

Vogliamo quindi che il 10 dicembre sia un’occasione affinché le tante lotte che hanno preso forma nel nostro territorio possano ribadire con forza che i soldi che il governo vorrebbe spendere per il TAV, regalandoli alle ditte concessionarie della sua realizzazione, debbano essere spesi invece per migliorare le condizioni di vita delle persone.

Ci sono tanti, troppi interventi che potrebbero essere intrapresi se non si continuassero a finanziare gli interessi mafiosi e lobbistici che muovono le grandi opere e i grandi eventi.

*VOGLIAMO CHE I SOLDI DEL TAV SERVANO PER FINANZIARE SCUOLA E RICERCA
*VOGLIAMO CHE I SOLDI DEL TAV SERVANO PER FINANZIARE LE BONIFICHE PER POTER VIVERE IN UN AMBIENTE SALUBRE
*VOGLIAMO CHE I SOLDI DEL TAV SERVANO PER FINANZIARE UN SERVIZIO SANITARIO EFFICIENTE E ACCESSIBILE
*VOGLIAMO CHE I SOLDI DEL TAV SERVANO PER GARANTIRE UNA CASA A CHI NON CE L’HA
*VOGLIAMO CHE I SOLDI DEL TAV SERVANO PER LA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO E DEL DISSETO IDROGEOLOGICO
*VOGLIAMO CHE I SOLDI DEL TAV SERVANO PER FINANZIARE UN REDDITO MINIMO GARANTITO CONTRO LA PRECARIETA’ E LA POVERTA’
*VOGLIAMO CHE I SOLDI DEL TAV SERVANO PER USUFRUIRE DI UN SERVIZIO TRASPORTI LOCALE E REGIONALE EFFICIENTE E SOSTENIBILE

Non ci resta che dire #CIVEDIAMOIL10 insieme tutti e tutte noi che nella quotidianità facciamo i conti con le scelte che dall’alto ci vengono imposte, per vivere un presente dignitoso e lasciare alle generazioni future un posto migliore in cui vivere!

#civediamoil10 #dilloaRenzi #conisoldideltav

Per i dettagli del corteo potete trovare nelle prossime settimane aggiornamenti su questo articolo o sui nostri canali facebook.

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Grandi Opere, le intercettazioni: “Cemento come colla” e “calcestruzzo che defluisce a cazzo”. Gip: “Sicurezza violata”

da ilfattoquotidiano.it

La scarsa qualità dei materiali è evidente, in primo luogo a chi dovrebbe vigilare sulla regolarità dei lavori. Dalle intercettazioni si comprende che questo tipo di problemi potrebbe riguardare i lavori sulla autostrada Salerno Reggio Calabria. A parlare è l’imprenditore calabrese Domenico Gallo, che il gip di Genova nella complementare indagine ligure descrive come personaggio che “risulta avere contatti con soggetti legati alla criminalità organizzata”. Parlando dell’opera la definisce “non collaudabile”
di Giovanna Trinchella e Marco Pasciuti | 26 ottobre 2016

“Cemento che sembra colla“,  “calcestruzzo che non ha una barriera fisica e defluisce un po’ a cazzo come gli pare a lui”. È vario il frasario utilizzato dai protagonisti dell’inchiesta “Amalgama per descrivere la scadente qualità dei materiali utilizzati nei cantieri finiti sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Roma. Qualità così scadente che, in un caso, le betoniere pronte a gettare cemento che vengono rimandante indietro “essendo il materiale assolutamente inutilizzabile”. Il problema del calcestruzzo fornito dalla Breakout (secondo gli inquirenti di Roma riferibili agli arrestati Giampiero De Michelis e Domenico Gallo) appare davvero inquietante: all’inizio la fornitura era “acqua” mentre la seconda “non scendeva nemmeno dalla canalina e si intasa pure la pompa”. Miscele, quindi, che “non erano assolutamente idonee”. In un altro caso il “cemento” era “diverso da quello prescritto”.

Il cemento che sembra colla
Il primo a svelare questo particolare è stato il procuratore aggiunto Paolo Ielo nella conferenza stampa durante la quale il magistrato ha citato un’intercettazione del 27 novembre 2015 in cui Paolo Brogani, responsabile della Divisione Coordinamento Infrastrutture e Viabilità di Cociv – Consorzio Collegamenti Integrati Veloci, general contractor a cui è affidata la progettazione e la realizzazione della linea Alta Velocità Milano-Genovariceve lamentazioni a causa del “cemento che sembra colla”. Anche perché a dire di un intercettato l’imprenditore Domenico Gallo “ha sempre avuto il vizio di mettere nel cemento troppo additivo”.

La scarsa qualità dei materiali è evidente, in primo luogo a chi dovrebbe vigilare sulla regolarità dei lavori. Il 24 luglio 2015 Jennifer De Michelis, indagata, responsabile Qualità e Sicurezza per società Grandi Opere Italiane e figlia di quel Giampiero ritenuto dai pm cardine dell’intero sistema corruttivo, parla al telefono con il suo fidanzato Enrico Conventi, indagato, ispettore di cantiere nella costruzione dell’Alta Velocità Milano-Genova, della scarsa qualità del calcestruzzo utilizzato e cerca di convincerlo, scrive il Gip, a “falsificare gli atti del controllo per garantire mediante soluzione condivisa la tenuta del patto criminale“.

L’intercettazione: “Poi vediamo chi se la cava peggio”
Illuminanti i virgolettati: “C’è il calcestruzzo della fondazione che che non ha una barriera fisica… ma defluisce un po’ a cazzo come gli pare a lui – protesta l’ispettore con la De Michelis – allora lì è un problema ancora una volta! Se mettiamo “non conforme” il problema è che non essendo conforme va aperta una non conformità per quello. Però io ho autorizzato il getto. Quindi sono nella merda anch’io. Quindi che cazzo dobbiamo fare?”. Conventi è terrorizzato perché “la firma è mia” e la responsabile Qualità e Sicurezza gli fornisce  – scrive il gip – la “soluzione documentale al fine di occultare le irregolarità commesse e certificare la regolarità della gittata”: il suggerimento è quello di metterci “una bella X sopra (…) visto che sul progetto c’è scritto ‘gettato controterra‘ (…) O cresciamo tutti e ognuno si assume le proprie responsabilità e tutti quanti troviamo una soluzione condivisa o sennò ognuno pensa al culo suo. Poi vediamo chi se la cava peggio”.

Il gip: “Violate sistematicamente le procedure di sicurezza”
È il gip a fotografare in maniera inequivocabile la situazione: “Gli indagati (…) violano sistematicamente le procedure di sicurezza e di qualità delle opere realizzate grazie alla compiacenza della direzione dei lavori”. “I risultati – scrive ancora Sturzo – di solito sono noti per altre esperienze accertate nel campo delle indagini degli uffici giudiziari; cosi poi emergeranno i cementi depotenziati, gli inerti di scarsa qualità, il ferro e gli acciai non conformi, gli asfalti diversi per qualità e quantità a quelli dei capitolati”. Cause, scrive ancora il magistrato, alla base dei crolli e dei malfunzionamenti di cui sono protagonisti le opere pubbliche: “Questiartifici truffaldini saranno la matrice dei crolli spontanei o indotti dai terremoti e dall’uso, di migliaia di opere pubbliche consegnate comegioielli della tecnica ma, alla luce di ciò che solitamente si accerta, in molti casi frutto di gravissime truffe ai soggetti pubblici”.

La Salerno Reggio Calabria “opera non collaudabile”
Dalle intercettazioni si comprende che questo tipo di problemi potrebbe riguardare i lavori sulla autostrada Salerno Reggio Calabria. A parlare è l’imprenditore calabrese Domenico Gallo, che il gip di Genova nella complementare indagine ligure descrive come personaggio che “risulta avere contatti con soggetti legati alla criminalità organizzata“. “Dici ma io posso pensare pure perché eh m’avete fatto revocare pure l’incarico mi avete spinto pure voi perché non firmo quello che volevate … e io … Allora io le so tutte e tenete conto di un’altra cosa allora che qua caschiamo e tutta la Salerno Reggio Calabria, dell’opera non collaudabile, dell’arbitrato… Ed io le relazioni gli dici… che le troviamo… di quando dovevate chiudere a 40 milioni (inc) è stato trasferito apposta e cosa ora qua o fate le persone per bene completiamo il ciclo e poi mi mandate a fanculo però io 10 adesso devo completare perché cosi vi siete messi d accordo tutti per mettermi in mezzo ad una strada? Io mi difendo”. Ad ascoltare c’è l’ingegnere Giampiero De Michelis, direttore dei lavori del Cociv, che con Gallo, secondo gli inquirenti, avevano innescato un ricatto nei confronti di Giandomenico Monorchio.

Regione Lombardia approva nuovo piano mobilità. Finanziate solo le Grandi Opere Inutili

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Martedì 20 settembre il consiglio regionale della Lombardia ha approvato a maggioranza il nuovo Piano della Mobilità e dei Trasporti (39 voti a favore e 26 contrari). Gli obbiettivi che si pone riguardano un incremento del 20% del servizio ferroviario regionale e del 5% di quello su gomma, con una conseguente riduzione del 7% del trasporto privato. Si parla inoltre di una diminuzione dei tempi di percorrenza e una riduzione delle emissioni. Per le sole Pm 10 si stima una diminuzione addirittura del 20%.

Aldilà dei buoni propositi, se si guarda la realtà, il nuovo Piano Trasporti rappresenta il solito favore al sistema delle Grandi Opere e alla lobby dei costruttori. Una scelta politica che destina il 95% delle risorse rese disponibili dal piano al completamento di tangenziali e autostrade (Corda Molle, Bre. Be. Mi e autostrada della Valtrompia su tutte). Il 5%, ossia le briciole, al trasporto pubblico locale.

Particolarmente interessante il capitolo che riguarda gli emendamenti in merito all’Alta Velocità: viene riconosciuta come prioritario il collegamento ferroviario tra Brescia e Montichiari, la realizzazione di una stazione sul Garda presso il casello di Sirmione nonché si preventiva in tempi futuri una possibile riapertura della stazione di Rezzato. Quest’ultima chiusa dai continui tagli al servizio ferroviario regionale e ai treni locali che un tempo non troppo lontano transitavano qua come in altre piccole stazioni lungo la linea storica Brescia-Verona (Lonato, Ponte S. Marco, ecc.). Addirittura si parla di realizzare una terza corsia lungo la Tangenziale Sud in entrambi i sensi di marcia dalla città fino al casello di Brescia Est. Primi firmatari di questi emendamenti i soliti Mauro Parolini e Angelo Cappelli (NCD).

Qua il link dal Bresciaoggi

Qua il link alla mappa degli interventi infrastrutturali previsti da Regione Lombardia

Qua il link da Altraeconomia

Riportiamo da Radio Onda d’Urto un commento critico:

LOMBARDIA: IL PIANO MOBILITA’ FINANZIA LE GRANDI OPERE, AL TPL SOLO IL 5% DELLE RISORSE

Approda in consiglio regionale il piano mobilità e trasporti della regione Lombardia. 

Un piano che dirotta il 95% delle risorse su autostrade e tangenziali inutili, come si è visto per la realizzazione della Brebemi, mentre al trasporto pubblico locale viene destinato solo il 5%, pari a  circa 115 milioni, una cifra ridicola rispetto alle reali necessità.

A farne le spese ancora una volta i 700 mila viaggiatori, , che da tempo denunciano la situazione ormai insostenibile. Poche settimane fa abbiamo raccontato ai nostri microfoni l’odissea di alcuni pendolari che hanno impiegato 7 ore per raggiungere Milano da Brescia (Qui la cronaca). Una situazione limite, ma i disagi sono all’ordine del giorno per chi si sposta con i mezzi pubblici con viaggi che diventano vere e proprie imprese tra ritardi e soppressioni  su mezzi vecchi e sporchi.

Ancora una volta quindi la regione, con una scelta puramente politica (visto che anche le conclusione degli studi realizzati dei funzionari regionali porterebbero a potenziare il ) decide di finanziare le grandi opere (costo stimato 7 miliardi), “l’ennesimo buco nero, uno spreco di risorse che andranno  in mano a speculatori e affaristi” denuncia il movimento 5 stelle.

Da sottolineare inoltre che la scorsa estate è arrivata la seconda lettera di messa in mora dall’Ue che preannuncia un procedimenti di infrazione alla Lombardia a causa del grave inquinamento della nostra regione.  Il commento di Iolanda Nanni, consigliera regionale per il Movimento 5 stelle Lombardia.Ascolta o scarica

Il commento ai nostri microfoni anche di Dario Balotta, responsabile trasporti per Legambiente. Ascolta o scarica

“Viti..a bassa velocità” – Cosa è successo il 19/12 a Desenzano?

Il 19 dicembre abbiamo preso parte ad un convegno organizzato da Slow Food Lombardia e Comune di Desenzano dal titolo “Viti…a bassa velocità”. Abbiamo deciso di prendervi parte per evitare che questo dibattito potesse diventare l’ennesima passerella di alcuni politicanti pronti a fare campagna di consensi su un problema che probabilmente non conoscono e né prendono in considerazione in tutti i suoi aspetti.

E così è stato, il nostro intervento ha accolto l’appoggio di molte delle realtà presenti in sala dimostrando che quando ai cittadini viene data la possibilità di esprimersi sul futuro dei propri territori sono ben preparati sul tema e ben coscienti delle necessità del territorio.

Ai politicanti presenti non è rimasto che farfugliare le solite quattro ovvietà e imprecisioni sul tema “alta velocità”, come quando Parolini ha affermato che il resto d’Europa si è già dotato ampiamente di linee ad alta velocità, dimenticando o non conoscendo l’esempio tedesco dove le linee ad alta velocità vere e proprie sono in realtà esigue perché si è capito che rinunciando a pochi chilometri orari di velocità si possono usare le stesse linee per tutti i tipi di treni: minima spesa, massima resa sia economica che sociale.

Prima di poter entrare abbiamo dovuto subire l’ennesimo tentativo di intimidazione messo in atto dalle forze dell’ordine che volevano perquisire alcuni di noi: riteniamo vergognoso che vengano sottoposti a continui controlli normali cittadini che decidono di informarsi e organizzarsi per la difesa del proprio territorio! Vogliono costruire un’enorme e devastante opera dai costi gonfiati e ingiustificati senza permettere forme di contestazione e di informazione da parte dei cittadini…ci sembra un atteggiamento che ricorda più la criminalità organizzata che uno stato democratico e liberale.

A nostro parere risulta pro-forma, come sempre, la posizione del comune di Desenzano che sostiene di star lavorando sul territorio: vorremmo capire in che modo dato che ad oggi non è mai stata presa una posizione chiara e netta ma soprattutto ad oggi non sono ancora stati in grado, ne hanno avuto la volontà, di organizzare una vera serata informativa che coinvolgesse le persone che vivono su questi territori e che dovrebbero essere rappresentate da queste figure.

Quello che non vorremmo più sentire se ci fosse un confronto chiaro e onesto tra cittadini e amministrazioni è un solito “lavaggio di coscienza”, perché non è vero che le amministrazioni non possono fare nulla: se insieme alle migliaia di cittadini che si oppongono a questo progetto metteste a disposizione il vostro ruolo per una vera salvaguardia del territorio sicuramente le cose potrebbero andare diversamente. Ed è per questo che, nonostante le considerazioni personali a riguardo fatte dall’ingegnere Tira,  che ha cercato di minimizzare la forza e le potenzialità di un movimento popolare, continuiamo e continueremo a essere presenti sui territori, a informare e prenderci le piazze: sappiamo anche noi che non è una marcia a fermare il Tav, ma sappiamo anche essere uno dei tanti strumenti per far si che questa decisione venga presa in maniera più democratica e che le informazioni diventino alla portata di tutti, oltre che non filtrate dalle penne giornalistiche di parte.

Quello che più ci preoccupa è che le informazioni che continuano a essere riportate sono sempre meno reali e quanto più datate: è inutile continuare a ripetere che questo treno trasporterà merci, perché sappiamo i motivi per cui non sarà così, e questo ricadere nei soliti luoghi comini ci fa ribadire il pensiero che forse i relatori presenti dovrebbero aggiornarsi e informarsi prima di prendere parola sul tema.

Stessa cosa per quanto riguarda la fantomatica idea che il TAV serva per toglierci dall’isolamento e collegarci all’Europa, tema che forse era già poco convincente a inizio anni ’90 quando fu ideato il progetto.

Presenti anche in sala molti rappresentati di consorzi vitivinicoli che hanno sostenuto di essere favorevoli ad un’unica soluzione: l’ammodernamento della linea esistente e la contrarietà sia al progetto Tav  sia al progetto di quadruplicamento sostenuto da Legambiente, presente tra i relatori. Queste posizioni non sono molto diverse dalle nostre, solo speriamo non facciano l’errore di voler pensare unicamente alla salvaguardia della tratta che li tocca direttamente anziché opporsi all’intero progetto, perché non è spostare o limitare il problema che può portare a frutti reali, sia in termini strategici sia in termini di difesa dell’ecosistema gardesano.

Condivise quindi dai più, anche nel pubblico presente in sala, le opinioni portate avanti con determinazione dal movimento No Tav sull’opzione zero al progetto e sul fatto che in ogni caso vada rifatta e pretesa una nuova valutazione d’impatto ambientale: come si fa a costruire un progetto che costerà più di 4 miliari di euro su una valutazione data 1992?

Smontata e contestata ampiamente invece la proposta di quadruplicamento portata avanti unicamente da Legambiente, una proposta senza alcun senso, che avrebbe costi comunque esorbitanti e una distruzione del territorio massiccia.

Nonostante la nostra partecipazione a questo incontro, questo per noi non è comunque il modo corretto per affrontare un discorso così complesso e delicato come questo, con 18 interventi di pochi minuti, con una sala troppo piccola per esserci la volontà di una partecipazione della cittadinanza (e infatti l’incontro non è stato particolarmente pubblicizzato) e senza una vera e propria possibilità di confronto tra istituzioni e cittadinanza.

Ma ci siamo stati e ci saremo in ogni occasione pubblica per ricordare alle istituzioni qual’è il loro ruolo e spingerle a svolgerlo: lavorare per la difesa del territorio e non dire ai cittadini che sono contrari al progetto da un lato e dall’altro preoccuparsi di organizzare l’alloggio degli operai di Cepav2 negli alberghi desenzanesi, come fa l’Amministrazione di Desenzano. Perché una volta conclusa (chissà quando) quest’opera devastante, è previsto un calo del turismo sul basso Garda e l’affare dell’alloggio degli operai è ridicolo sotto ogni punto di vista.

Noi continueremo la nostra strada, una strada costruita insieme un passo dopo l’altro, una strada fatta di assemblee pubbliche, serate informative, feste, merende, marce e quanto più la nostra fantasia e voglia di lottare ci porterà a fare, convinti che FERMARLO E’ POSSIBILE E TOCCA A TUTTI E TUTTE NOI INSIEME!

bassa

La privatizzazione di Ferrovie dello Stato: ecco come funziona!

La crisi sembra avere colpito a fondo anche chi fa affari con i soldi pubblici. Il TAV si farà, dicono, ma i soldi scarseggiano e non si sa bene dove trovarli. I cantieri slittano in avanti di qualche mese, nella speranzosa attesa che quei soldi da qualche parte saltino fuori, per poi poterseli dividere come da copione tra partiti, imprese, riciclatori di rifiuti che nessuno vuole e mafie di vario tipo.

E così partono le Grandi Opere 2.0.

Come possono allora gli amministratori del nostro Stato trovare una nuova torta da spartire? La storia si ripete, e diventa farsa, dice l’Ing. Erasmo Venosi; perché la notizia annunciata ieri (anche se nota da almeno un anno) della svendita dell’ennesimo pezzetto di patrimonio pubblico, il 40% delle Ferrovie dello Stato, sa di deja-vu. Sa di già sentito. Come se fosse giù successo. E infatti era successo. Qualcosa più di 10 anni fa, nel 1992, con la privatizzazione di buona parte delle aziende pubbliche statali (tra cui IRI, ENI, ENEL, EFIM, GEPI e Finmeccanica).

E a chi affidare questa svendita? Pare ovvio rivolgersi a chi già aveva lavorato così bene ai tempi, no? Gli advisors finanziari sono la Merril Lynch e lo studio legale Gottlieb, che secondo alcune analisi del 2010 di alcune associazioni di consumatori (Adusbef e Federconsumatori) sono costate ai consumatori, a causa dei rincari dei prezzi dei servizi, circa 170 miliardi di euro (qualcosa come € 9.270 a famiglia).

Advisors finanziari.

La Merril Lynch è una banca che nel 2008 è stata acquistata dalla Bank of America in una sorta di fallimento controllato dopo perdite di 50 miliardi di dollari in un solo anno per aver giocato un pò troppo nel mercato dei subprimes. Lo studio legale Cleary Gottlieb Steen & Hamilton, invece, è uno studio legale specializzato nella ristrutturazione del debito. Per citare due esempi illustri: l’Argentina del 2005, con la ristrutturazione di $ 81800000000 (quella dei bond, ricordate?) e la più grande ristrutturazione del debito sovrano di tutti i tempi, quello della Grecia nel 2012. Vedendo che fine hanno fatto questi due stati dopo il loro intervento non c’è da preoccuparsi. Sono una garanzia.

Adivisor industriale.

Per quanto riguarda invece l’advisors industriale delle FS sarà una compagnia temporanea guidata dalla McKinsey (il cui ex capo, Yoram Gutgeld, è onorevole del Partito Democratico e consigliere economico del presidente del consiglio) e di cui faranno parte Ernst & Young, Financial Business Advisors e The Brattle Group Limited Italian Branch.

La rete.

La rete viene valutata complessivamente 35 miliardi di euro, ma non si sa ancora se verrà scorporata con Grandi Stazioni (60% di FS), mentre la rete elettrica è già stata venduta a Terna Spa per un miliardo di euro. Nel 1992 la rete telefonica, Infostrada, dalle FS fu svenduta da De Benedetti per 740 miliardi di lire pagabili in 14 anni. Dopo pochissimo De Benedetti la cedette ai tedeschi di Mannesman per 14000 miliardi di lire e senza alcuna rateizzazione. Nel 2000 ENEL la ricompra dai tedeschi pagandola 11 miliardi di euro (22000 miliardi di lire) e sborsa anche 1,4 miliardi di euro per i debiti pregressi.

La vendita.

Ci sono ancora dubbi su cosa e quanto verrà venduto di Trenitalia. L’ipotesi di Messori, presidente del gruppo FS, è di mettere sul mercato il 40% di Trenitalia e un pezzo di rete soltanto, che pare essere proprio il pezzo di rete ad Alta Velocità, l’unico relativamente recente e remunerativo. Praticamente noi contribuenti che paghiamo le tasse stiamo pagando:
– i costi allucinanti della rete (i cui appalti sono stati affidati a trattativa privata);
– contratti di appalto per le linee BS/VR/PD e GE/MI che continuano ad esistere nonostante la Corte di Giustizia dell’Unione Europea li abbia dichiarati non conformi alle norme comunitarie;
– l’incremento dei costi di 2,205 miliardi di euro per il tratto BS/PD.
Ora le possibili entrate di tutti quei costi dell’Alta Velocità vengono vendute a privati, mentre tutti questi debiti continuano ad essere sulle spalle dello Stato Italiano, e quindi dei contribuenti. Debiti come il costo della TO/MI/NA/SA (45 miliardi di euro, a cui bisogna sommare gli interessi e le commissioni bancarie), o il costo della MI/VE (13 miliardi di euro), il costo delle linee alimentate a corrente alternata, il costo delle sottostazioni, degli elettrodotti che alimentano le linee ad alta velocità, il costo degli elettrotreni e delle locomotive bitensione. Le privatizzazioni sono sempre un affare, per chi compra. Perché chi compra compra la parte di utile in un’azienda, non quella dei debiti, altrimenti non comprerebbe. I debiti restano al Ministero del Tesoro. Allo Stato. A noi.
Benvenuti nelle Grandi Opere 2.0.

Mugello: il presagio di quello che accadrà nel basso garda?

Pensiamo sia importante condividere questo resoconto sulla situazione del Mugello poco dopo la costruzione del TAV Firenze-Bologna; una storia che non parla di progresso ma al contrario racconta della distruzione dei territori.
Una storia comune a tanti altri posti, una storia che potrebbe essere la nostra se permettiamo la costruzione del TAV Brescia-Verona.

Ad aprile del 2012, a più di due anni dal passaggio del primo treno alta velocità sulla tratta Firenze-Bologna il Mugello è una terra devastata:a essere sconvolto è stato l’intero equilibrio idrogeologico del territorio.

La diminuzione dell’acqua ha comportato ricadute pesanti sull’ecosistema montano, influendo negativamente sia sulla flora che sulla fauna e costringendo aziende agro-zootecniche a chiudere i battenti.

Le tre gallerie principali del Tav, Vaglia (18,561 km), Firenzuola (15,060 km) e Raticosa (10,450 km), hanno svuotato come cannucce la montagna: la loro azione drenante ha fatto scomparire sorgenti, pozzi e torrenti.

Poco importa, al teatrino della politica, se dei corsi d’acqua sono stati dichiarati biologicamente morti, a causa della perdita totale del deflusso estivo, dovuta all’azione drenante delle gallerie.
Al Tav i lustrini dell’inaugurazione non potevano mancare: fu così che il 5 dicembre 2009, per celebrare la fine dei lavori e il passaggio del primo treno Frecciarossa, il sindaco di Bologna Flavio Delbono, e il collega fiorentino Matteo Renzi si abbracciarono sul primo binario della stazione di Bologna. Intesero simboleggiare l’unione delle loro città divise dall’Appennino e inaugurarono così la linea ad alta velocità da Salerno a Milano.

La maxi-opera, se si aggiunge anche la tratta Torino-Milano, è costata la cifra faraonica di 32 miliardi di euro. Circa 5,5 miliardi si sono spesi per i soli 78,5 km della Firenze-Bologna, vale a dire 70 milioni di euro al chilometro. Cifra ragguardevole per guadagnare solo 22 minuti, rispetto alla precedente linea.

Tra i torrenti prosciugati del Mugello vi è l’Erci (o Cannaticce), che scorreva nell’omonima località del Comune di Borgo San Lorenzo. In questa stagione, prima dei lavori del Tav, era un rio di montagna rigoglioso, habitat di trote e gamberi di fiume. Dopo 2 anni dal passaggio del primo treno ne rimane una pietraia desolante. Dai tavolini da picnic, costruiti per i visitatori che non ci sono più, si osserva l’alveo completamente secco. È solo un tratto dei 57 km d’acqua persi a causa dei lavori di scavo.
In generale non possiamo dire che l’acqua sia sparita, ma la falda si è abbassata di almeno 200 metri.

L’intera comunità mugellana ha sopportato i disagi della costruzione del Tav per 13 lunghi anni, dall’apertura del primo cantiere nel 1996. Tutto ciò senza nessun vantaggio, visto che da queste montagne, per prendere il treno AV, è necessario raggiungere Bologna o Firenze. Nessuna fermata “Mugello” è stata costruita, come si sostenne in un primo tempo e ai Comuni sono rimasti solo i danari delle onerose contropartite, stanziati a titolo di indennizzo.

Una grande opera non è mai a impatto zero, ma in questo caso, come in tanti altri purtroppo, non resta che constatare amaramente che il bilancio tra i costi e i benefici risulta quanto mai sfavorevole al territorio. 

Per questo e altri danni lo Stato e Tav, nel luglio del 2002, sottoscrissero un addendum all’accordo procedimentale del 1995. Furono stanziati 53 milioni di euro, ma non tutte le opere di ripristino ambientale progettate sono state realizzate in tempo, poiché a due anni dal passaggio del primo treno mancavano ancora 13 milioni. Nel frattempo, il Mugello leccandosi le sue ferite e in attesa di altri finanziamenti, si trovò a portare l’acqua con dei rilanci in zone a monte, dove prima pervenivano per caduta. Ciò ovviamente ha comportato il dispendio di molta energia elettrica e le stesse acque poi presentavano un decadimento delle loro qualità rendendo necessari costosi interventi di potabilizzazione.

Gli abitanti della comunità montana del Mugello che hanno criticato con vigore il Tav non hanno mai inteso portare avanti una crociata contro il progresso. Nel sostenere comunque la loro contrarietà all’opera hanno evidenziando come in ogni caso i lavori sarebbero dovuti essere preceduti da una seria valutazione di impatto ambientale, più approfondita e che tenesse nella dovuta considerazione la distribuzione dei tipi di terreni da attraversare. Si sarebbe così evitato, ad esempio, di dover ricostruire alcune gallerie minori che avevano fatto registrare deformazioni importanti, sotto la spinta di terreni argillosi.

Inoltre nell’iter processuale è stato cancellato il maxi-risarcimento da 150 milioni di euro deciso in prima istanza, il 3 marzo 2009, a favore degli enti di Emilia e Toscana e alle persone che abitano le valli del Mugello. Hanno tolto loro l’acqua, aperto crepe nelle case, li hanno costretti a convivere per anni, dalla mattina alla sera, con polveri che si depositano ovunque, rumori assordanti delle esplosioni e bip dei camion in retromarcia.

Le opere di ripristino che si sono realizzate consentono di migliorare in parte la situazione, ma per gli abitanti del Mugello i loro fiumi non canteranno mai più come prima.