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Domenica 24 novembre: l’appuntamento è a Desenzano!

Fra le infrastrutture finanziate nella Legge di stabilità che il Governo sta per sottoporre al Parlamento c´è anche la tratta Brescia-Verona dell´alta velocità ferroviaria, quella che dovrebbe passare sulle colline moreniche del Garda.

Viene quindi convalidato il progetto preliminare del 1993: l’implacabile linea retta del Treno ad Alta Velocità si abbatterà sulle colline moreniche e sul lago di Garda non considerando:

– la pesante compromissione di un territorio unico: l’anfiteatro morenico del Garda;
– la distruzione di una consistente porzione di territorio, oggi importante distretto economico agricolo di eccellenza per la produzione del Lugana. (20% della superficie destinata a vitigno);
– il problema idrogeologico che si verrebbe a creare;
– la scure che si abbatterebbe sul contesto economico e turistico del basso Garda con un cantiere che causerebbe disagi e limiterebbe l’economia turistica dei luoghi per almeno un decennio;
– il parere contrario espresso dalla Corte dei Conti il 7 Luglio 2011 “….l’opera PREGIUDICA L’EQUITA’ INTERGENERAZIONALE, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) i vantaggi ipotetici goduti da quelle attuali.

E, più in generale, non considerando che la profonda e pesante crisi che ha investito l’Italia chiede investimenti in ben altri settori. Il tasso di disoccupati e povertà che ci vede fra i primi posti della classifica europea lo impone.

Il Coordinamento NO TAV Basso Garda-Alto Mantovano esprime ancora una volta il suo parere contrario ad un’opera ormai dimostrata inutile (350 pareri di massimi esperti, retromarcia” degli altri Paesi coinvolti) e troppo onerosa per l’attuale situazione economica italiana.

Il Coordinamento sostiene con forza che il potenziamento della linea esistente rappresenta la soluzione meglio realizzabile in termini di tempi e di costi decisamente molto inferiori a qualsiasi altra opzione (Comunità Europea – Gazzetta Ufficiale CEE n. L 228/1 del 9.9.1996: sollecitare il riassetto delle vie ferroviarie esistenti evitando di creare nuovi corridoi di disturbo in siti intatti). Qualunque ipotesi di trasferimento a sud del tracciato ci trova contrari in quanto vorrebbe dire trasferire altrove i problemi che si creerebbero sul Garda.

Preso atto che la maggior parte delle Amministrazioni che si troveranno coinvolte nel passaggio del TAV hanno espresso parere negativo, il Coordinamento NO TAV invita i Sindaci ad adoperarsi affinché il problema venga portato a conoscenza di tutti gli abitanti dei luoghi interessati, visto che la maggior parte della popolazione è ignara di ciò che sta capitando sul proprio territorio.

Il Coordinamento continuerà il suo lavoro di informazione con gazebi e con un presidio indetto per il 24 novembre in Piazza Malvezzi a Desenzano del Garda dalle ore 15 alle ore 18.

Coordinamento NO TAV Basso Garda – Alto Mantovano

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I No Tav Brescia partecipano alla manifestazione di Arquata (AL) per difendere tutt* insieme la nostra terra!

Quella di ieri è stata una giornata molto importante per tutto il movimento No Tav e per la comunità di Arquata, comune nella provincia di Alessandria in Piemonte, in lotta contro il Terzo Valico. A nemmeno 24 ore dalla grande manifestazione a Pontedecimo in Valpolcevera, ieri erano presenti quasi 500 persone fra arquatesi e attivisti dei diversi comitati, scesi in piazza percorrendo le strade dell’ultimo comune piemontese al confine con la Liguria, fino al Presidio No Tav Terzo Valico di Radimero.

L’evento di ieri è stato organizzato velocemente, in risposta al fatto che la scorsa settimana nella mattinata di martedì 5 novembre Cociv (consorzio nato nel 1991, subcontraente generale di TAV SpA per la progettazione e la costruzione della Linea Ferroviaria ad Alta Velocità Tortona/Novi Ligure Genova) ha preso possesso di un’area che secondo i loro piani dovrebbe diventare il cantiere dove portare la “talpa” per iniziare lo scavo del tunnel di valico, tunnel lungo quasi 40 Km per la linea Genova-Tortona. Il terreno in questione, che dovrebbe essere interessato dai lavori, è, ad oggi, per metà stato espropriato e stato acquistato da Cociv, mentre per l’altra metà la proprietaria ha deciso di non scendere a patti e di lasciare il terreno ai comitati No Tav. E’  proprio in questo terreno che il comitato No Tav Terzo Valico ha costruito un presidio permanente.

La società che si occupa dei lavori con la presa di possesso dell’area espropriata ha iniziato a recintare la zona, disboscando e spianando il terreno. È proprio questo il terreno che ieri tutti i partecipanti alla manifestazione sono andati a liberare , liberandolo dalle reti e piantando nuovi alberi per riprenderne possesso e  ricollegarlo all’altra area non ancora espropriata diventata luogo simbolo del movimento, di aggregazione, discussione e lotta.

Presenti ieri da diverse realtà No Tav: da Alessandria, Genova, Pontedecimo, Tortona, fino a Brescia.

Provenienti da Ponte Decimo incontriamo alcuni attivisti presenti dopo la manifestazione di sabato, giornata molto importante per il Terzo Valico che ha visto presenti più di un migliaio di persone, e presenti anche ieri lanciando il messaggio di ritrovare la bellezza della nostra terra ribellandosi e liberandola.

Sono gli stessi cittadini di Arquata a raccontarci che la gente del paese sostiene il gruppo che sta lavorando contro il Terzo Valico perché tutto il paese è contrario a quest’opera. Il paese infatti è molto partecipativo, sono quasi tutti solidali con i movimenti locali, senza nessun tipo di contrapposizione.

Il movimento si oppone con tutti i mezzi che ha: iniziando dall’opposizione popolare cercando di aumentare il consenso, studiando i progetti e informando i cittadini. Ed è proprio di informazione che ieri abbiamo parlato con diverse persone.

Un rappresentate del Comitato Studentesco contro il Terzo Valico ci spiega che la prima preoccupazione all’interno delle scuole è quello di fare informazione anche perché, da parte di chi vuole quest’opera, non sono mai state spiegate le motivazioni e i vantaggi, mentre da parte di chi si oppone l’informazione viene fatta quotidianamente. I movimenti studenteschi stanno quindi negli anni cercando di far prendere una posizione ai loro coetanei, consci del fatto che i lavori inizieranno ora, ma, le generazioni più colpite saranno proprio le loro in futuro.

Un Consigliere comunale di Serravalle Scrivia ci dice, invece, che bisogna protestare contro il Terzo Valico perché è un opera ormai fuori dal tempo, che risale a 20 anni fa e quindi è decontestualizzata dalla situazione economica che stiamo affrontando. È un progetto costosissimo, finanziato solo in piccola parte, con grosse incognite sulla realizzazione globale dell’opera.

Parlando poi con un giovane abitante che si occupa di comunicazione capiamo subito che il problema alla base è che non viene fatto conoscere alle persone quello che si sta facendo e che sta succedendo nei loro territori, nemmeno da chi fa e si occupa del progetto. Non si hanno informazioni da chi decide di costruire quest’opera, e anche dopo ripetute richieste, con le lentezze burocratiche del caso, si incappa in personale non preparato a rispondere ai quesiti posti. Si parla ancor ‘oggi di un progetto iniziale, che potremmo definire “ideale”, non specificando invece nella realtà d’oggigiorno il progetto “reale”. E ovviamente da parte di chi dice “sì” al TAV viene tralasciata ogni risposta riguardante la risoluzione ai problemi che i No Tav sollevano.

La gente del posto è quindi arrivata alle informazioni tramite i giornali e i comitati che si oppongono a quest’opera; e dal momento che la stessa situazione si verifica ovunque, compresa la nostra città di Brescia, capiamo che il non parlarne è quindi una tattica, che sfrutta l’indifferenza delle persone verso determinate tematiche.

Inoltre come ripetuto da tutti i presenti ieri, quest’opera prevede modificazioni sostanziali del loro territorio senza alzare il livello di vivibilità e benessere, senza dare opportunità di lavoro nella loro zona, togliendo invece molto da un punto di vista ambientale e strutturale e mettendo a serio rischio la salute di tutti.

Ed è proprio la salute uno dei punti forti su cui basano la loro lotta ad Arquata: come ci racconta un membro del Comitato No Tav di Arquata, per anni e anni, Cociv ha infatti negato la presenza di amianto nelle zone interessate da lavori, e anche ora che non negano più la presenza di questo minerale, non rivelano pubblicante in che misura sia presente; dichiarano però di essere in grado di movimentarlo. Una contraddizione assai paradossale. La presenza di amianto è stata documentata dell’Arpa, da studi fatti per conto di Enel Green Power che voleva realizzare in queste zone un parco eolico. I dati delle analisi chimiche che si hanno parlano di concentrazioni di amianto di 250 g su 1 kg di roccia, quindi ¼ di questa terra è rappresentata da amianto. Concentrazioni altissime, dove il massimo di legge è 1 grammo per kg quindi qui sono 200 volte superiori ai limiti ed è proprio questa concentrazione altissima che fa si che questo sia considerato terreno pericoloso e rifiuto speciale. Detto questo è ovvio che, una volta estratti, i detriti dovrebbero andare in discariche apposite (probabilmente in Germania) portando quindi costi ulteriori che al momento non sono contemplati. Inoltre tutto l’amianto spostato verrebbe trasportato e depositato in zona Libarna e in altre cave della provincia, in camion non adatti al trasporto di rifiuti speciali e che rilascerebbero quindi amianto lungo il tragitto.

Se consideriamo che già il costo dell’opera è di 6,2 miliardi e, in questo preventivo non è stata presa in considerazione la presenza dell’amianto, si parla alla fine dei conti quasi di tirplicare il costo stesso se devono essere messe in atto le misure di smaltimento di questa pericolosissima sostanza.  Ma di questo ovviamente Cociv non parla, nemmeno quando dice di essere in grado di movimentarlo.

Tutti gli abitanti del posto parlano con timore di questo “mostro” chiamato amianto, perché tutti conoscono bene il pericolo di questo con la storia dell’Eternit di Casale. Per chi non lo sapesse infatti benchè sin dal 1962 fosse noto in tutto il mondo che la povere di amianto, generato dall’usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico, in diverse città tra cui Casale Monferrato in provincia di Alessandria, la Eternit continuò a produrre manufatti, tentando di mantenere i propri operai in uno stato di totale ignoranza circa i danni (soprattutto a lungo termine) che le fibre di amianto provocano, al fine di prolungare l’attività dello stabilimento e quindi accrescere i profitti.

Nella zona di Casale Monferrato e nell’intera Provincia di Alessandria si contano migliaia di morti per esposizione ad amianto, morti avvenute perlopiù in silenzio. Ma i morti continueranno ad aumentare considerando che la malattia ha un periodo di incubazione di circa 30 anni e lo stabilimento disperdeva con dei potenti aeratori la polvere in tutta la città, contaminando anche le persone non legate alle attività produttive dell’Eternit.

E non sono solo questi i danni che i No Tav locali accusano: hanno paura di problemi dovuti al traffico dovuto ai lavori e soprattutto sono consapevoli del fatto che quando inizieranno a scavare per fare i lavori, dovranno passare sotto le sorgenti, interrompendole. Questo comporterebbe che in alcune zone si riuscirebbe ad utilizzare un acquedotto alternativo, anche se di minore qualità, mentre ,ad esempio Arquata, per tre anni, o forse più, rimarrebbe senza acquedotto e gli abitanti sarebbero costretti ad utilizzare autobotti. E tutto questo per costruire un opera che porterebbe un eventuale risparmio di una decina di minuti rispetto ai mezzi attualmente disponibili, considerando tra l’altro che le linee attuali sono già due e sono sottoutilizzate.  Basterebbe quindi potenziare quelle esistenti senza costruire quest’opera esageratamente costosa, che porterà danni ambientali e alla salute non indifferenti!

Durante la giornata di ieri, dove alcuni esponenti del gruppo No Tav Brescia hanno preso parte, il morale era alto, c’è tanta determinazione e la convinzione di essere dalla parte giusta. Tutti questi fattori hanno fatto sì che arrivati alle reti arancioni venisse fatto ciò che fosse giusto fare: abbattere quelle reti e ripiantare una decina di alberi laddove erano stati tagliati. È stato un momento molto emozionante, sia per gli abitanti del luogo sia per chi veniva da lontano, un gesto semplice ma pieno di significato. Un gesto che ha fatto sentire tutti più uniti alla propria terra, lasciando trapelare il messaggio che è proprio il ribellarsi a queste imposizioni che ci potrà far sconfiggere chi vuole distruggere Arquata e gli altri territori interessati dal progetto TAV.

Per quanto riguarda Arquata bisognerà vedere cosa succederà in futuro: nel frattempo proseguirà giorno e notte la presenza degli attivisti del comitato No Tav  Terzo Valico al presidio di Radimero.

I No Tav di Arquata lanciano inoltre come prossimo appuntamento quello nella serata di venerdì 15 Novembre alle 21:00 alla SOMS di Arquata Scrivia, in Piazza Vittorio Veneto n.1, dove si terrà un’assemblea popolare per decidere insieme i prossimi passi di mobilitazione, assemblea dove è stata invitata tutta la cittadinanza, amministratori pubblici compresi, per difendere la salute, soprattutto delle prossime generazioni, dal rischio amianto, per difendere gli acquedotti e le sorgenti dalla distruzione e per sostenere tutti insieme questa grande lotta. Incontro al quale seguirà, dopo qualche ora la partenza per la grande manifestazione in Val di Susa del 16 novembre. Questo ci fa capire come a questo susseguirsi continuo di impegni si può far fronte solo ed esclusivamente grazie alla generosità di centinaia di donne e uomini che in questa lotta stanno mettendo il cuore.

E come hanno dichiarato gli attivisti locali che abbiamo incontrato, oggi il movimento è più forte. Oltre quelle reti arancioni, ieri ha trovato dignità, generosità, condivisione e una nuova conferma che questa lotta sarà dura ma bisogna assolutamente vincerla.

Per difendere la propria terra, il proprio presente e il futuro dei propri figli!

Intervista a Eugenio del Comitato No Tav Terzo Valico VN870615

Intervista a Giovanni del Comitato Studentesco No Tav Terzo Valico VN870616

Intervista a Elio Pollero Consigliere Comunale di opposizione di Serravalle Scrivia VN870617

Intervista a Tiziana del Comitato No Tav Terzo Valico VN870618

Intervista a Marta di Alessandria VN870619

Intervista a un cittadino di Arquata VN870620

Intervista a Francesco (Ingegnere) VN870621

Intervento prima dell’inizio della manifestazione VN870623

Intervento al presidio di Radimero VN870627

Intervento al presidio di Radimero VN870629

Intervista a Francesco del Comitato No Tav Terzo Valico di Pontedecimo VN870631

Intervista a Frescesco del Comitato No Tav Terzo Valico Val Lemme e Tortona VN870632

Intervista a Diego Cambiaso, laureando in Giornalismo VN870633

16 Novembre in Val di Susa: pullman da Brescia!

Da Brescia si stanno organizzando diversi pullman per raggiungere la Val di Susa per la manifestazione nazionale del 16 Novembre CONTRO LA DISTRUZIONE E L’OCCUPAZIONE MILITARE DELLA VALLE, per dire No al furto di denaro pubblico, contro la repressione politica, giudiziaria e mediatica del Movimento No Tav, per un lavoro utile e dignitoso, per ospedali scuole e trasporti efficienti e per la cura del territorio!

Rifondazione Comunista, C.s. 28 Maggio, Sinistra Anticapitalista e Ross@ organizzano i PULLMAN a partire da Brescia per raggiungere la Valle con ritrovo alle ore 13:00 a Susa in Piazza d’Armi!
Partenza: ore 8:30 dal C.s. 28 Maggio a Rovato ore 9:00 dal piazzale dell’IVECO a Brescia.
Il prezzo della trasferta è di 15 euro, con rientro in serata al termine della manifestazione.
Per informazioni e prenotazioni contattare: Attilio: 345-6528718 – Eugenia: 347-2548776

Magazzino 47, Ksl, Cua e “Diritti per tutti” organizzano la trasferta in pullman per raggiungere la lotta No Tav in val di Susa.
Ritrovo ore 9.00 al Magazzino 47 di via Industriale, 10 a Brescia.
Sottoscrizione: 15 euro. Per prenotazioni chiamare in Radio allo 030/45670.

TAV: assemblea pubblica verso la manifestazione NO TAV del 16 novembre

In preparazione alla manifestazione a Susa del 16 novembre, Rifondazione Comunista, C.s. 28 Maggio, Sinistra Anticapitalista e Ross@ propongono un’assemblea pubblica martedì 12 novembre alle ore 20:30 presso la sede Casa della Sinistra in via Eritrea 20 (vicino al BresciaOggi) a Brescia.

Si parlerà del TAV insieme a:
• Nicoletta Dosio ( No Tav Val Susa)
• Alcuni esponenti del gruppo No Tav Brescia e del Coordinamento No Tav del Basso Garda e delle Colline Moreniche
• Alcuni cittadini coinvolti direttamente da espropri per i lavori in via Roncadelle e via Toscana a Brescia

Invitiamo tutti a partecipare e condividere questa importante serata per continuare a fare informazione costruire una lotta insieme anche nella nostra città!

 

SERVIZIO PUBBLICO – “Sovversivi chi?”

In Val di Susa si consuma il sabotaggio contro il Tav, in una parte del Paese si diffonde l’idea di riprendere in mano la rivolta fiscale e il corteo dei movimenti che sabato ha invaso Roma contesta il sistema e la politica, mobilitando decine di migliaia di persone e sostenendo che sovversivo è lo Stato che non garantisce i diritti fondamentali come la casa. Ma chi sono i protagonisti di queste proteste? E cosa vogliono ottenere?

Per vedere l’intera puntata:

http://www.la7.it/serviziopubblico/pvideo-stream?id=i763031

Per vedere invece la dimostrazione dell’ignoranza dei politici favorevoli al TAV:

http://www.youtube.com/watch?feature=share&v=2oD5wvDcrY4&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3D2oD5wvDcrY4%26feature%3Dshare&app=desktop

 

Via Roncadelle – Da domani l’ingresso dei cantieri TAV a Brescia!

Condividiamo la lettera che Valentina, componente del gruppo No Tav Brescia, ha scritto oggi a tutti i quotidiani locali per informare la cittadinanza dell’inizio dei lavori della TAV a Brescia.
Ovviamente nessuno sapeva niente, ma come stupirsi date le modalità che hanno avuto negli ultimi anni a proposito di questa “grande opera”.
Mi chiamo Valentina e sono una dei “famosi” espropriati delle case di Via Toscana dal passaggio del Tav (Lotto Treviglio-Brescia).
Le vicende legate alla mia casa sono ormai note a tutta la cittadinanza, mentre mi rendo conto che è molto meno conosciuto il destino di altri nostri concittadini.
Domani mattina, lunedì 21 ottobre 2013, inizieranno i lavori di sgombero e presa di possesso di alcuni terreni in Via Roncadelle.
Forse molti non sanno che parte di questi terreni-giardini sono di proprietà di due famiglie bresciane e si trovano a ridosso delle loro case.
I trattamenti ricevuti da queste famiglie sono stati i medesimi degli abitanti di Via Toscana, come del Villaggio Violino.
La scoperta a meno di un anno dall’inizio dei lavori dell’esproprio del proprio bene (vorrei ricordare che io l’ho scoperto leggendo per caso il giornale!), il non sapere esattamente cosa accadrà, il non conoscere le tempistiche di esecuzione e soprattutto le condizioni di vita dopo i lavori.
Gli abitanti di Via Roncadelle hanno saputo solamente settimana scorsa dell’inizio del cantiere presso le loro case, tramite telefonata della ditta appaltatrice dei lavori Condotte, che intimava loro di sgomberare i beni sui terreni.
Non sanno nemmeno cosa accadrà di fronte alle loro casa, distante appena 8 metri dalla linea di confine dei lavori. La non informazione regna sovrana a Brescia!
Mi chiedo, cosa deve fare un comune cittadino per tutelarsi e conoscere il proprio destino di vita? Le istituzioni nazionali come Italferr non informano, bensì decretano prepotentemente cosa va espropriato. Il loro sito internet di riferimento è per di più un complicatissimi insieme di pensantissime, e poco comprensibili ai più, mappe cifrate da scaricare.
Le istituzioni locali che dovrebbero prendersi carico dei propri cittadini sono assenti o peggio capaci solo di promesse.
Ricordo a tutti che la Tav passerà per Brescia esclusivamente per volere del nostro ex sindaco Corsini, perché i progetti erano ben diversi originariamente. Ex sindaco Corsini, amico di partito della Lorenzetti, presidente/ex presidente di Italferr, il quale durante un incontro privato, non fu nemmeno in grado di spiegarmi esattamente che benefici concreti porterà a Brescia il Tav dal momento che abbiamo già la BreBeMi in costruzione e la nostra attuale linea ferroviaria supporta già l’alta velocità delle Frecce, se non parlarmi di “prestigio” arrecato alla città.
Ricordo che sia l’ex sindaco Paroli che recentemente il sindaco Del Bono avevano promesso di informare adeguatamente la cittadinanza.
Eppure i mesi sono passati, i lavori da domani entreranno prepotentemente a Brescia, colpiscono i cittadini e non se ne parla.
E’ cosi difficile spiegare cosa esattamente accadrà, informare ad uno ad uno tutti i cittadini coinvolti tempestivamente?
A chi bisogna chiedere per sapere quando, quanto e come saranno questi cantieri per Brescia? Quando il Tav uscirà da Brescia per ricongiungersi a Verona, chi e in che modo sarà coinvolto?
Ci sarà un altro “caso” come Via Toscana?
Sono stufa di sentire Primi Cittadini rispondermi che nemmeno loro sanno.
Perché è questa la risposta che mi hanno fornito in questi mesi. E’ mai possibile mi chiedo?
Io una risposta me la sono data. E’ SCOMODO INFORMARE PERCHE’ CREA MALCONTENTO. Crea mal contento a chi non avrà più casa sua, a chi non avrà più terreni o giardini, a chi avrà un muro di 8 metri davanti le finestre, a chi subirà mesi di cantiere con polveri e rumore ogni giorno della settimana, a chi si troverà periodicamente strade chiuse come Via Corsica o Via Dalmazia con disagi al traffico e ai commercianti. E il malcontento fa paura perché i cittadini bresciani non hanno richiesto quest’opera, e la Val Susa non è poi cosi distante da Brescia!
Valentina (No Tav Brescia)

#12 ottobre in difesa dei territori!

«Azione informativa» ieri alle 13 in stazione da parte del comitato No Tav bresciano, nella giornata inaugurale della Settimana di mobilitazione nazionale in difesa dei territori che sabato 19 sfocerà in un corteo a Roma.

La prossima settimana convergeranno nella capitale i movimenti impegnati nelle lotte «per il diritto all’abitare e al reddito, contro la devastazione dei territori e contro le nocività».

 

Anche a Brescia si sta preparando la partecipazione e l’azione di ieri in stazione serviva proprio a diffondere l’informazione con un volantinaggio ai pendolari e ai viaggiatori «per renderli consapevoli delle scelte politiche che li riguardano di persona, attuate dagli ultimi governi», come spiega il comunicato diffuso dai dimostranti.

NO ALLA TAV da un lato, ma sì al trasporto ferroviario «utile» dall’altro: «Mentre si finanzia l’Alta Velocità sia sulle tratte esistenti sia sulle nuove, il servizio ferroviario reale per la stragrande maggioranza degli utenti peggiora ogni giorno di più con la soppressione frequente di corse, aumento dei costi, assistenza clienti confusa o inesistente e mille altre sorprese che Trenitalia offre quotidianamente», accusa il comunicato distribuito in centinaia di copie in stazione.

«Recentemente è arrivata la notizia della soppressione di 8 treni regionali veloci Milano-Venezia per il venir meno dei 5 milioni di euro di finanziamento che la Regione Veneto elargiva – aggiunge la nota -. Tutto questo mentre vengono spesi 2 miliardi di euro di soldi pubblici per costruire la tratta Treviglio-Brescia, i cui cantieri sono ormai alle porte della città. Non solo: un’altra pioggia di miliardi verrà spesa per la progettazione e realizzazione della tratta che collegherà la città a Verona, andando a devastare l’anfiteatro morenico del Basso Garda».

 

Secondo i No Tav, il tracciato dell’Alta velocità a Brescia si inserisce in un contesto territoriale già segnato da «un’incredibile concentrazione di infrastrutture» e rappresenta «un ulteriore elemento di consumo di suolo e devastazione del territorio. Ma lo scandalo di questa grande e inutile opera non finisce qui – sostengono -, perché la stessa ditta che ha in mano l’appalto per la realizzazione della tratta. l’Italferr, si è vista decapitare il vertice a seguito di indagini su alcune ditte che lavorano all’interno del cantiere Tav a Firenze».

PER CONTINUARE la protesta gli attivisti hanno dato appuntamento per sabato prossimo a Roma: «Saremo là per assediare i palazzi del potere, contro la mancanza di casa e lavoro, l’assenza di adeguate strutture sanitarie, l’impoverimento della scuola, le politiche razziste, il saccheggio e la devastazione dei territori, le installazioni e gli investimenti militari e la realizzazione di grandi opere inutili».

Ecco il volantino informativo distribuito in stazione nella giornata di ieri:

Vi aspettiamo numerosi per le strade di Roma il 19 Ottobre!

 

Articolo tratto da: bresciaoggi.it

Discarica abusiva a Chiari: rifiuti urbani sotto il tracciato TAV.

„Nel corso delle operazioni di escavazione rinvenuta una vecchia discarica abusiva di rifiuti urbani, contenente decine di quintali di materiale. In attesa delle verifiche dell’ASL i lavori sulla tratta sono sospesi“

Sotto la linea già tracciata del percorso della nuova Alta Velocità scorre un mare di rifiuti. L’ennesima e amara conferma è arrivata ieri mattina, nel corso di un sopralluogo della Cepav (la società concessionaria dei lavori per il TAV) quasi al confine tra Chiari e Castelcovati: nel corso delle opere di escavazione, profonde fino a 7 metri, sono state rinvenute decine e decine di quintali di rifiuti urbani.

I residenti della zona, fino a Via Manganina, raccontano di una discarica abusiva che è rimasta aperta per 30 anni, dal finire degli anni ’70 e fino al nuovo millennio. Un terreno abbandonato, “in cui ci buttavano dentro di tutto”, e che nessuno ha mai controllato veramente.

Lavori momentaneamente sospesi, in attesa di responso e verifica da parte dell’ASL: ennesimo caso ‘alla bresciana’ su un percorso che ne ha viste di tutti i colori, perfino dei rifiuti speciali sul tracciato di Castegnato.

Per non parlare poi della ‘cugina celebre’, l’autostrada BreBeMi su cui si è scritto tanto, e tanto si scriverà ancora.

 

Articolo tratto da: http://www.bresciatoday.it/cronaca/chiari-discarica-abusiva-cantiere-tav.html

 

Spuntano 250 manifesti No Tav «La nostra terra è in pericolo»

IL CASO. Lanciata a sorpresa una «campagna di ferragosto» da parte dei comitati contrari alla futura super-ferrovia. Le affissioni a Desenzano, Lonato Calcinato, Montichiari e Castiglione «Progetto devastante per il Garda: resti alta l’attenzione dei cittadini».

 

Anche in via Rambotti a Desenzano i manifesti dei comitati No Tav

Sfondo bianco, scritte rossonere a caratteri belli grossi, poche parole: «Il Tav passa anche qui. No Tav». Impossibile non fare caso a quei 250 manifesti, tanti sono, che da ferragosto sono apparsi sui tableau delle affissioni a Desenzano, Lonato, Calcinato, Montichiari e Castiglione.  Tutti paesi interessati, più o meno direttamente, dal futuro passaggio della linea veloce Brescia-Verona, prevista dal 2016 con un costo che è per ora stimato oltre i 2 miliardi. «PASSA ANCHE DI QUI», questo il messaggio dei comitati No Tav del basso Garda, colline moreniche e alto Mantovano, che a sorpresa hanno lanciato questa «campagna d’agosto». Lo scopo è di «risvegliare l’attenzione dei cittadini su un progetto che ancora incombe sul futuro del nostro territorio», spiega Daniela Carassai, consigliere comunale a Lonato e membro del comitato.  Non che ci siano fatti nuovi: il progetto è ancora allo stadio preliminare e non è finanziato, al contrario della tratta Treviglio-Brescia ormai giunta alle porte della città, attraverso cantieri disseminati su 11 Comuni bresciani, per un costo di 2 miliardi di euro e fine lavori fissata per il 2016. Poi in teoria, toccherebbe alla Brescia-Verona, passando per Calcinato, Lonato, Desenzano e Pozzolengo. Dal 2016. Ma allora perchè quei manifesti adesso? «Dal governo in carica – spiega Carassai – non c’è alcun segnale che lasci pensare a un abbandono di questo progetto. Anzi, da parte del governo c’è un’evidente adesione all’idea di alta velocità». Ma a convincere i comitati ad agire adesso è una circostanza molto attuale. È il fatto che proprio tra Brescia e Verona sia stata annunciata la soppressione di otto treni di pendolari: «In pratica si potrà viaggiare solo sui Frecciabianca e i Frecciarossa, spendendo da Desenzano a Verona non meno di 12 euro contro i 3,80 dei convogli regionali che saranno soppressi. Il tutto per “risparmiare”, mentre ancora si prevede di spendere 2 miliardi di euro per una linea Tav Brescia-Verona – afferma il comitato – che con i suoi cantieri occuperà il basso Garda per 10 anni con un forte impatto su turismo, agricoltura, ambiente e viabilità». Sono le ben note motivazioni del «no» alla Tav sul Garda, ampiamente condivise sul territorio. Se non l’opzione-zero chiesta dai «No Tav», una revisione (o la traslazione) del tracciato è stata chiesta dai Comuni di Desenzano, Lonato, Calcinato e Sirmione, dal Consiglio provinciale di Brescia, da due mozioni in Consiglio regionale, da parlamentari di tutti gli schieramenti, da una mozione approvata a Roma in Commissione trasporti sin dal 2010: «Impatto insostenibile per il Garda» è il coro unanime, da sinistra a destra, dai leghisti agli agricoltori. EPPURE il progetto è fermo solo per mancanza di fondi: formalmente resta valido così. Se nulla cambia, dal 2016 si parte. Nonostante la diffusa contrarietà e le significative criticità del progetto.  Come uscirne? L’onorevole Luigi Lacquaniti, deputato desenzanese di Sel, commenta con distacco l’affissione dei 250 manifesti. Ma lancia a sua volta un monito: «La Tav Brescia-Verona è un nodo che prima o poi verrà al pettine: meglio affrontarlo prima. Giusto tenere desta l’attenzione dei cittadini. Ma ancor più che di comitati, c’è la necessità di un’assunzione di responsabilità da parte della politica e delle istituzioni. Il Garda non è la Val Susa – sottolinea Lacquaniti – ma è necessario che la politica prenda coraggio e che una soluzione sia trovata da parte delle istituzioni». V.R.

 

Articolo tratto da: http://www.bresciaoggi.it/stories/dalla_home/552322_spuntano_250_manifesti_no_tavla_nostra_terra__in_pericolo/

Tav a Brescia….la lotta continua.

Ecco le parole, dopo un anno dalla scoperta, di due delle abitanti di Via Toscana, via che verrà toccata da espropri e abbattimenti per fare posto alla TAV nella nostra città.

Un anno fa la nostra vita è stata stravolta completamente dalla notizia del futuro esproprio e abbattimento della nostra casa. 
La casa in cui siamo nate, cresciute e abbiamo vissuto molti dei momenti più belli della nostra vita con le persone a cui teniamo. 
La casa in cui abbiamo imparato tutto e siamo diventate le persone che siamo. La casa in cui non sono i mattoni che contano, la grandezza delle stanze, la disposizione delle finestre…ma dove sono i ricordi, i sentimenti, le persone che abitano in parte a noi a renderla CASA.
In quest’anno fatto di grandissime sofferenze, sforzi, sacrifici e scelte abbiamo però avuto in parte delle persone meravigliose, delle grandi scoperte che hanno arricchito la nostra vita e reso meno difficile questa brutta vicenda. 
Ce ne sono poi state molte che ci hanno fin da subito girato le spalle, che se ne sono fregate dei sentimenti e degli ideali e non hanno capito cosa stessimo provando in tutto ciò. 
Dopo un anno fa ancora male sapere che per un qualcosa di inutile e dannoso, che per i guadagni di pochi noi perderemo una cosa così importante per noi, una certezza, una sicurezza che tutti dovrebbero avere il diritto di avere. E non è solo questo che ci fa male; anche se la nostra casa non venisse toccata questo progetto troverebbe il nostro totale dissenso, sia qui che ovunque. 
Ci dispiace che molte persone che credono nelle nostre stesse cose per diversi motivi abbiano deciso di lasciarci soli davanti a questo “mostro” che ci ha completamente travolti. Non li capiamo e non li capiremo mai. Forse, e diciamo forse, se loro ci fossero stati le cose sarebbero potute andare diversamente…ma non lo possiamo sapere. 
Noi, nonostante la sofferenza, abbiamo cercato di fare tutto quello che era in nostro potere e che eravamo in grado di fare, aiutate e supportate da quelle persone splendide che abbiamo scoperto e da chi, molto spesso inaspettatamente, ha preso a cuore questo problema.
Sono passati 365 giorni e l’unica certezza che abbiamo è che questa casa tra qualche mese ci verrà portata via. E poi….poi nessuno lo sa.
Tra qualche mese non sappiamo che ne sarà di noi…non sappiamo che ne sarà delle nostre vecchiette che ci hanno visto crescere, non sappiamo nulla…e fa male non sapere. Fa male sopratutto perchè non è una nostra scelta questo cambiamento. 
Sappiamo però che noi non smetteremo di lottare per le poche cose in cui potremo cambiare qualcosa, non smetteremo di credere che informando le persone il futuro possa cambiare. Non è facile non smettere di farlo, ma ci proveremo. La lotta continua. 

Grazie a chi ha lottato, lotta e lotterà con noi.

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