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DESENZANO ASSEMBLEA PUBBLICA VENERDÌ 26 MAGGIO: “IL LAGO E SCARICHI”

Il Comitato Ambiente e Territorio di Desenzano organizza

Scarichi a lago. Lago e spiagge usate per scaricare rifiuti fognari.
Venerdi 26 maggio 2017 alle ore 20.30 presso la Sala Brunelli in Via Carducci a Desenzano del Garda, il CAT Vi invita a partecipare ad un incontro pubblico dove verrà mostrata l’indagine aperta sugli scarichi a lago, quanto emerso dall’incontro con la municipalizzata Garda Uno e quello che sarà del percorso per arrivare ad una soluzione per questo vergognoso problema.

Per chi volesse maggiori informazioni qua un breve report dell’incontro avvenuto ad inizio maggio tra alcuni attivisti del CAT e funzionari di Garda Uno.

Alcuni comuni dicono NO al TAV per problemi di tipo sanitario, economico e di sicurezza!

 

E’ notizia di qualche settimana fa che un piccolo paese della Savoia, a meno di 10km da Saint-Jean-de-Maurienne,  ha votato all’unanimità in consiglio comunale contro il passaggio dei camion responsabili di trasportare materiale di scarto del cantiere del TAV Torino-Lione nella parte francese.

Dopo varie proposte alquanto fantasiose di TELT sul passaggio di questi mezzi e sullo stoccaggio finale dello smarino, si è giunti a quella definitiva sul transito attraverso la Maurienne in zone densamente popolate.

Il consiglio comunale si dice dunque preoccupato in quanto, secondo le stime, da settembre prossimo il passaggio dovrebbe essere quello di un camion ogni due minuti, e questo comporterebbe problemi di tipo sanitario, economico e di sicurezza.

Problemi comuni anche alla Val di Susa, che già ad oggi con il solo tunnel esplorativo di Chiomonte vanta un notevole quantitativo di materiale di scarto con il conseguente passaggio di mezzi in tutta la Valle e lo spargimento di polveri pericolose su tutto il nostro territorio.
Anche in questo caso i signori del Tav non si smentiscono mai, e una volta di più ci rendiamo conto di quanto quest’opera sia solo un’enorme truffa a danno delle popolazioni e dei territori, per finanziare i conti in banca dei soliti noti a capo di governi o partiti che giocano questa partita sulle nostre teste.

Esprimiamo quindi la nostra solidarietà al comune di Montricher-Albanne e a tutti quelli che lottano contro questo progetto.

Avanti No Tav!

Qui di seguito il link dell’articolo. http://france3-regions.francetvinfo.fr/alpes/savoie/en-maurienne-la-commune-de-montricher-albanne-conteste-l-organisation-du-chantier-tunnel-euralpin-lyon-turin-994319.html

10 aprile: BASTA VELENI – Manifestazione per il diritto alla salute e al futuro – ore 14:30 ritrovo al Parco Gallo (Brescia)

DOMENICA 10 APRILE 2016
ORE 14:30 RITROVO @ PARCO GALLO (BRESCIA)
MANIFESTAZIONE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE E AL FUTURO! E’ ORA DI CAMBIARE: BASTA VELENI!

Una provincia malata dove i rifiuti sotterrati superano le stime fatte per descrivere il biocidio della terra dei fuochi campana.
Una provincia dove si muore, nonostante l’epidemiologia fatichi a trovare maniere efficaci per descrivere ciò che i bresciani vivono sulla propria pelle.
Una provincia addormentata, nella quale decenni di industrializzazione selvaggia lasciano un’eredità pesantissima.

E mentre diventa impossibile negare i costi sociali enormi che l’inquinamento produce quotidianamente, il futuro di questo territorio rimane fortemente incerto.
Mentre si continua a minimizzare l’emergenza ambientale, allontanando sempre più le possibilità ad accedere alle risorse per le bonifiche, continua il saccheggio delle risorse naturali del territorio bresciano: trivellazioni per la ricerca di idrocarburi, impianti di stoccaggio per il gas, richieste per nuove cave e discariche, grandi opere costruite e inutili (Bre.Be.Mi. e Tav su tutte), centrali a biomasse, un inceneritore che ogni giorno attira rifiuti speciali da tutta Italia, ecc.
Ma qualcosa si muove: decine di comitati negli ultimi anni hanno fatto emergere la cruda realtà, ottenendo anche il blocco di alcuni progetti.
Non solo, la loro azione si è fatta “esperta” e propositiva, attivando risorse scientifiche, umane e tecnologiche in grado di ripensare l’uso del territorio in maniera alternativa e realmente sostenibile.

TUTTO CIO’ NON BASTA, BISOGNA PORTARE IN PIAZZA TANTE PERSONE:
– per pretendere una moratoria che blocchi nuove cave e nuove discariche;
– per ottenere una drastica riduzione delle emissioni;
– per ribadire la propria contrarietà a progetti inutili (Tav Brescia-Verona, autostrada della Valtrompia);
– per rifiutare le logiche energetiche e neoliberiste contenute nello Sblocca Italia, dalle trivellazioni nella bassa bresciana all’incenerimento rifiuti;
– per ribadire le responsabilità di chi ha governato il nostro territorio negli ultimi decenni e per chiedere un cambio radicale nella gestione del territorio.

UNA MARCIA PER RIVENDICARE IL SACROSANTO
DIRITTO A VIVERE IN UN AMBIENTE SALUBRE.

UNA MARCIA CONTRO LE MAFIE: SONO LORO A GESTIRE IL BUSINESS DEI RIFIUTI ANCHE NEL NORD ITALIA.

UNA MARCIA PER LA DIGNITA’, NOSTRA E DELLE GENERAZIONI CHE VERRANNO, ESCLUSE DA OGNI PROCESSO DECISIONALE.

A breve maggiori informazioni su percorso, ecc.

Segui l’evento facebook per rimanere aggiornato!

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BRE-BE-MI: un fallimento preannunciato stile “grandi opere inutili”

E’ di oggi la notizia che la Bre-Be-Mi, uno dei cavalli di battaglia delle grandi opere inutile stile alta velocità, per ora non prevede distributori sul suo tracciato.

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Oltre ad essere un ecomostro, un magazzino di veleni ed un generatore di debito pubblico è anche un fallimento preannunciato. Infatti nessun petroliere per ora, nonostante l’apertura della nuova strada sia prevista per il 1° luglio, si è sentito al sicuro per investire aprendovi una pompa di benzina.

Anche la terza gara pubblica per l’assegnazione del servizio carburanti nelle due stazioni di servizio che saranno realizzate a Caravaggio è andata quindi deserta. Per le altre due stazioni, previste nel Bresciano, non sono state ancora indette gare per l’assegnazione dei relativi servizi. Il motivo consiste proprio nelle difficoltà che la società Brebemi sta incontrando per far entrare in funzione le stazioni di Caravaggio.

Questa però è solo un punto di vista dell’accaduto.

Dall’altra parte questo potrebbe essere solo la prima di tante conferme della totale inutilità di questa autostrada. Ovviamente inutilità che riguarda chi ogni giorno percorre le provincie di Brescia, Bergamo e Milano. Inutilità che si trasforma ben presto in utilità per chi con il cemento riesce a muovere grandi capitali. E per la Brebemi parliamo di veri e propri colossi della finanza italiana chiamati a investire i propri capitali per l’opera: Intesa San Paolo, Banca innovazione infrastrutture e sviluppo (sempre gruppo San Paolo), Ubi, Banco di Brescia, Credito Bergamasco, Banca di credito cooperativo di Treviglioa, Unicredit, Monte Paschi Siena, Ubi, Credito bergamasco e la pubblica Cassa depositi e prestiti.

A gestirla saranno invece Autostrade Lombarde SpA, azienda che ha come soci Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Autostrade Centropadane, Milano Serravalle – Milano Tangenziali, il colosso della public utility lombarda A2A, associazioni industriali, camere di commercio ed enti locali.

I casi allora sono due: o il mercato non crede a questo investimento e allo sviluppo della mobilità su strada, o la Brebemi ha talmente bisogno di soldi, per ripagare i debiti generati dai costi di costruzione che ha tenuto altissime le commission fee e le royalties sul carburante al punto da scoraggiare tutti i colossi petroliferi.

Ricordiamo inoltre che se la nuova autostrada aprirà a luglio, il collegamento finale con la tangenziale di Milano, tra Segrate e Melzo, non sarà pronto. Questo comporterà un notevole rallentamento del traffico, tanto da far perdere l’unico vantaggio che pare avere quest’opera: arrivare da Brescia a Milano solo 5 minuti prima!

A quanto pare o per guadagnare qualche minuto di tempo (ricordiamo che il guadagno di tempo nella costruzione del lotto di alta velocità tra Treviglio e Brescia è stimato a poco più di 10 minuti) c’è davvero chi crede che l’inquinamento, la distruzione delle nostre case, terre e terreni sia un giusto prezzo da pagare, o anche qui per l’interesse di pochi si mette a rischio il futuro di tutti.

Il fallimento è preannunciato, con la speranza però che questo ci serva per non permettere un altro scempio per il nostro territorio!

 

#20 GENNAIO – BRESCIA SI SOLLEVA: ASSEDIAMO L’INCENERITORE!

20gennaioNella settimana di mobilitazione e lotta nazionale, che inizierà il 15 gennaio, la giornata del 20 gennaio sarà per Brescia, come per tante altre città, una giornata in cui si potranno connettere le lotte. Dal diritto alla casa al trasporto pubblico, alla salute, allo studio, al reddito, alla difesa dell’ambiente e del patrimonio pubblico, all’accoglienza e alla libertà di movimento.

Sarà una giornata di lotta per una diversa qualità della vita che vada a denunciare nuovamente una sofferenza e un disagio profondi, verso questa condizione di precarietà che pesa sulle vite di tutt*.

La giornata del 20 gennaio nasce a livello nazionale come giornata della “rabbia metropolitana e dei territori” , giornata da impiegare in scioperi e assedi in difesa della nostra terra contro le grandi opere, con blocchi della produzione e rifiuto a un lavoro precario, con la richiesta del riconoscimento dei diritti di cittadinanza, allo studio, alla salute, alla dignità.

E proprio nella nostra città, partendo da questi presupposti come non colpire e denunciare l’inceneritore di Brescia, il più grande d’Europa? Il 22 gennaio si svolgerà’ la Conferenza dei Servizi in Regione per discutere la richiesta da parte di A2a di bruciare su tre linee 800.000 tonnellate di rifiuti senza più distinguere tra rifiuti speciali e urbani e senza fissare alcun limite ai rifiuti speciali da bruciare. Siamo, inoltre, venuti a conoscenza del fatto che già oggi vengono importate 350.000 tonnellate di rifiuti provenienti da tutta Italia per far funzionare a pieno regime l’inceneritore a fronte di una produzione bresciana di rifiuti urbani che si assesta attorno alla stessa cifra. La richiesta è contenuta nel procedimento per il rinnovo dell’AIA per l’inceneritore di Brescia che verrà discussa in Regione.

Prendendo atto di ciò, vorremmo porre l’attenzione su quello che da alcuni anni sta succedendo nei martoriati territori della provincia bresciana dove abitiamo. Si sono infatti moltiplicate in Regione le richieste, sia di ampliamento sia di nuove installazioni, per impianti di trattamento di ceneri e rifiuti speciali provenienti in larga parte anche dall’inceneritore di Brescia. Si tratta di progetti molto controversi che insistono su una provincia già fortemente martoriata per la presenza di discariche (68 per la precisione) e di grossi impianti industriali dannosi e nocivi, il sito Caffaro ne è un esempio. Progetti contro i quali siamo costretti a lottare perché costituiscono una minaccia seria e gravosa per la salute e per le possibilità di vita di chi abita questi territori.

Alla luce di questi fatti risulta evidente che l’incenerimento non è una soluzione al problema della gestione dei rifiuti, ma anzi, come testimoniano le vicende che ci troviamo ad affrontare, ne aggrava ulteriormente la situazione. Noi siamo assolutamente convinti che il problema dei rifiuti lo si possa risolvere solo valorizzando pratiche virtuose di riciclaggio e riuso dei materiali (ad esempio con la raccolta differenziata porta a porta).

Non possiamo più tollerare che vengano importate da tutta Italia centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali, per mantenere in vita un impianto evidentemente mal funzionante e sovrastimato, alimentando così un circuito che devasta la nostra provincia e la nostra salute!

LE 800.000 TONNELLATE DI RIFIUTI BRUCIATI OGNI ANNO SI DIVIDONO IN:
CIRCA 350.000 URBANI BRESCIANI
CIRCA 100.000 SPECIALI BRESCIANI
CIRCA 50.000 URBANI IMPORTATI
CIRCA 300.000 SPECIALI IMPORTATI

PRETENDIAMO QUINDI LA CHIUSURA IMMEDIATA DELLA TERZA LINEA, COME PRIMO PASSO VERSO LA CHIUSURA DELL’INCENERITORE!

DICIAMO NO ALL’IMPORTAZIONE DI RIFIUTI DA FUORI!

DICIAMO SI ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA!

VI ASPETTIAMO LUNEDI’ 20 ALLE ORE 9:00 IN VIA CODIGNOLE, DAVANTI ALL’INCENERITORE!

ASSEDIAMOLINCENERITORERete Antinocività Bresciana

20 dicembre: Presentazione del libro “IL PAESE DEI VELENI” – incontro con gli autori

“Tra i comitati, i movimenti, le associazioni che in questi anni si sono opposti agli inceneritori, alla Tav, alle trivellazioni dei nostri mari, a tutte le Ilva che avvelenano l’Italia, c’è una società civile che ha deciso di assumersi la responsabilità del Paese che abbiamo ricevuto in prestito dalle generazioni future. E non vuole essere complice di chi l’ha saccheggiato.
È arrivato il momento di riconoscere che il miracolo economico italiano ha un lato oscuro che, dietro la facciata del benessere e del lavoro per tutti, ha nascosto una realtà fatta di scorie e rifiuti tossici, di diossine e benzoapirene, piombo e arsenico. Un miracolo che del miracoloso ha ormai perso anche il ricordo. Macchiato di sangue, piuttosto, e di un cambiamento genetico che ha generato una rivoluzione epidemica delle patologie cronico-degenerative (dai tumori alle malattie cardiocircolatorie, dalle malattie neuro-degenerative a quelle del sistema immunitario). Il sistema industriale italiano si fonda su una totale noncuranza delle condizioni ambientali e del rispetto della salute che non è più nè accettabile nè sostenibile.” Continua la lettura di 20 dicembre: Presentazione del libro “IL PAESE DEI VELENI” – incontro con gli autori

La Valle in marcia con il suo diritto alla Resistenza

Un’altra giornata storica, di quelle che rimangono e ci spingono a guardare sempre più avanti. 30.000, 40.000 poco importa, oggi è sfilato l’orgoglio della Valle che Resiste con le sue famiglie, i suoi bambini, i suoi pensionati combattivi, i suoi giovani resistenti.

La manifestazione indetta contro la militarizzazione, a Susa dove è più evidente (cantiere/fortino escluso) si è fin da subito trasformata in una forma di partecipazione collettiva capace, ancora una volta, di prendersi in mano il proprio futuro, dimostrandolo con la lotta.

La giornata era iniziata con gli asfissianti posti di blocco al casello di Rivoli e per le statali della Valle, dove un nutrito numero di pattuglie della polizia effettuava minuziosi controlli per non far dimenticare a nessuno perchè si andava alla manifestazione.

La partenza così come il finale, in piazza d’armi, somigliava ad una festa di paese, mangiare, bere e banchetti lungo cui incontrare amici e notav di ogni parte d’Italia.

Poi la manifestazione da Susa a Susa con gli striscioni e i cartelli autoprodotti capaci con una frase di legare le lotte che ci sono in Italia, parlare dei bisogni del paese e di come spendere i soldi pubblici. In testa i nostri bambini con il treno di gomma piuma, poi i sindaci notav fieri di esserci, gli studenti e poi il popolo notav, compatto e determinato come sempre, ma anche gioso e felice della giornata di sole.

Una manifestazione notav come quelle di sempre ma con un qualcosa in più: oggi scendevano in piazza i “terrroristi”, il nemico pubblico dei Caselli e del Pd, quelli per cui ci sono più soldati procapite che in Afganistan. E la prova è stata superata, la Valle si toglie dall’imbuto in cui la volevano far finire per mirare più in alto, per guardare più avanti, aprendo nuove prospettive alla sua resistenza.

Siamo scesi in piazza dopo l’accensione della talpa nel cantiere, che continua a non avere l’elettricità sufficiente per lavorare se non 10 minuti per qualche show, e se qualcuno pensava di trovare un popolo rassegnato è rimasto molto deluso.

Mentre si manifestava a Napoli e nei Paesi Baschi, il nostro fiume in piena cresceva legando le lotte e non dimenticandosi di nessuno. “Fratelli nella lotta, figli della stessa rabbia” cantava una canzone, e così è stato anche a Susa.

Gli interventi finali sono stati moltissimi e non sono mancati i notav del terzo valico, un saluto dei notav baschi, gli amici di sempre e le facce note, ma in particolare Luca, del coordianamento di lotta per la casa di Roma, ci ha portato la forza e il coraggio del 19 ottobre e dell’assedio continuo, trasmettendo alla Valle la determinazione di chi lotta per un futuro dignitoso e ci prova fino ai portoni dei palazzi del potere. Per questo ci si vedrà a Roma il 20 novembre, perchè dobbiamo dire tutti insieme come si spendono i soldi pubblici e che Casa e reddito sono l’unica grande opera di cui questo paese ha bisogno, da subito.

Abbiamo dimostrato oggi che passano trattati internazionali, talpe senza elettricità, procuratori generali, politici da strapazzo, commissari di governo, ma qui, in questa Valle dovranno sempre fare i conti con i notav!

Nota di colore: per la questura eravamo 7 mila…

 

Articolo tratto dahttp://www.notav.info

La Val Susa: una forza che contagia

Arrivati a Susa ho capito tutto. Ho capito cosa smuove trentamila persone, proveniente da tutta Italia, a recarsi in una piccola città in provincia di Torino per manifestare. E’ l’aria che si respira a Susa.  E’ quell’aria tipica della vicinanza alla montagna, fresca e pulita. Il paesaggio mozzafiato di maestose montagne innevate immerse nel verde, la tranquillità e la solidarietà di chi vive lontano dalla frenesia della città industrializzate. Per le strade camminavano centinaia di bambini, ragazzi, adulti ed anziani. Sarebbero questi i black block di cui raccontano i media? Sono queste persone, che tentano di salvare la valle in cui vivono, i pericolosi sovversivi, paragonati a terroristi per la legge, ripresi e umiliati dalle istituzioni? Sono uomini e donne uniti da più di vent’anni con un unico obbiettivo: salvare la loro valle dalla distruzione. Guardandomi intorno risulta cosi facile, ora, capirne il perché.

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La Val Susa e’ molto di più di quanto ci si possa aspettare. E’ soprattutto una grande energia che puoi percepire solamente vivendola di persona. La forza e la consapevolezza che combattere per qualcosa in cui si crede, al giorno d’oggi, non e’ inutile. La tenacia di chi dopo anni, dopo aver visto la militarizzazione del luogo in cui vive, portata avanti, con una dignità e sicurezza invidiabili, la propria causa nonostante tutto.  E’ una forza che contagia.

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I No Tav Brescia non hanno mancato l’invito. Quasi un centinaio di bresciani, hanno preso arte  alla manifestazione portando testimonianza diretta di quanto sta succedendo anche nelle nostre terre. Gli obbiettivi sono comuni: fermare il passaggio del Tav.
I pensieri sono comuni: fermare un’ inutile sperpero di denaro pubblico per un’ opera vana. Denaro pubblico, che in un momento di crisi come questo, potrebbe servire a ridare ossigeno al sistema scolastico, sanitario, ai servizi pubblici e sociali, alla ricerca, alla bonifica e tanto altro.

La manifestazione si e’ snodata alle ore 14:00, a partire da Piazza D’armi, per quasi 5 km, lungo le strade che circondano Susa. Un corteo che vedeva schierati in prima fila decine di bambini, seguiti a ruota dai rappresentanti delle amministrazioni locali (qui molte delle stesse istituzioni si oppongono all’ alta velocità) e da decine di comitati No Tav delle diverse parti d’ Italia. Un corteo che è stato anche una grande festaIMG_0311
Non sono mancati i momenti toccanti e di informazione. Episodio significativo è stato sicuramente il fermarsi del corteo davanti all’ Hotel Napoleon, uno dei rifugi delle centinaia di militari che presidiano la Valle, intonando a gran voce, con l’aiuto della banda cittadina, una “Bella ciao” che non nascondeva la rabbia e il dolore di chi vive in questi luoghi. La presenza  massiccia e prepotente di militari è tangibile ovunque, pensiamo che in Valle la presenza pro-capite di soldati è maggiore che in Afghanistan. Un posto di blocco al casello di Rivoli attendeva, inoltre, fin dalla mattinata, tutti i manifestanti, richiedendo il riconoscimento di ciascuno dei partecipanti alla manifestazione.

La giornata si è conclusa nuovamente in Piazza D’armi con un breve momento di informazione IMG_0399lasciando spazio alla voce dei diversi comitati No Tav dislocati in tutta Italia e in Europa. Non trascurabile è la forte accusa di falsa informazione, rivolta ai media e alle istituzioni, lanciata dai valsusini. Nei giorni scorsi, infatti, era stata diffusa la notizia che la “famosa talpa” aveva iniziato a scavare la Valle. Notizia assolutamente smentita dai locali che informano che la talpa non ha sufficiente energia elettrica per funzionare e, la sua accensione si è limitata solamente ai 10 minuti di riprese video per i Tg nazionali. Notizie queste che fanno riflettere su quanto l’informazione, spesso, sia pilotata dagli interessi.

Anche i No Tav Bescia hanno partecipato a questo momento, ribadendo l’assoluta mancanza di informazioni riguardo i lavori e le intenzioni  delle tratte Treviglio-Brescia e Brescia-Verona.

E come dicono in Valle “ A sarà dϋra”… ma noi non molliamo!

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Domenica 24 novembre: l’appuntamento è a Desenzano!

Fra le infrastrutture finanziate nella Legge di stabilità che il Governo sta per sottoporre al Parlamento c´è anche la tratta Brescia-Verona dell´alta velocità ferroviaria, quella che dovrebbe passare sulle colline moreniche del Garda.

Viene quindi convalidato il progetto preliminare del 1993: l’implacabile linea retta del Treno ad Alta Velocità si abbatterà sulle colline moreniche e sul lago di Garda non considerando:

– la pesante compromissione di un territorio unico: l’anfiteatro morenico del Garda;
– la distruzione di una consistente porzione di territorio, oggi importante distretto economico agricolo di eccellenza per la produzione del Lugana. (20% della superficie destinata a vitigno);
– il problema idrogeologico che si verrebbe a creare;
– la scure che si abbatterebbe sul contesto economico e turistico del basso Garda con un cantiere che causerebbe disagi e limiterebbe l’economia turistica dei luoghi per almeno un decennio;
– il parere contrario espresso dalla Corte dei Conti il 7 Luglio 2011 “….l’opera PREGIUDICA L’EQUITA’ INTERGENERAZIONALE, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) i vantaggi ipotetici goduti da quelle attuali.

E, più in generale, non considerando che la profonda e pesante crisi che ha investito l’Italia chiede investimenti in ben altri settori. Il tasso di disoccupati e povertà che ci vede fra i primi posti della classifica europea lo impone.

Il Coordinamento NO TAV Basso Garda-Alto Mantovano esprime ancora una volta il suo parere contrario ad un’opera ormai dimostrata inutile (350 pareri di massimi esperti, retromarcia” degli altri Paesi coinvolti) e troppo onerosa per l’attuale situazione economica italiana.

Il Coordinamento sostiene con forza che il potenziamento della linea esistente rappresenta la soluzione meglio realizzabile in termini di tempi e di costi decisamente molto inferiori a qualsiasi altra opzione (Comunità Europea – Gazzetta Ufficiale CEE n. L 228/1 del 9.9.1996: sollecitare il riassetto delle vie ferroviarie esistenti evitando di creare nuovi corridoi di disturbo in siti intatti). Qualunque ipotesi di trasferimento a sud del tracciato ci trova contrari in quanto vorrebbe dire trasferire altrove i problemi che si creerebbero sul Garda.

Preso atto che la maggior parte delle Amministrazioni che si troveranno coinvolte nel passaggio del TAV hanno espresso parere negativo, il Coordinamento NO TAV invita i Sindaci ad adoperarsi affinché il problema venga portato a conoscenza di tutti gli abitanti dei luoghi interessati, visto che la maggior parte della popolazione è ignara di ciò che sta capitando sul proprio territorio.

Il Coordinamento continuerà il suo lavoro di informazione con gazebi e con un presidio indetto per il 24 novembre in Piazza Malvezzi a Desenzano del Garda dalle ore 15 alle ore 18.

Coordinamento NO TAV Basso Garda – Alto Mantovano

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I No Tav Brescia partecipano alla manifestazione di Arquata (AL) per difendere tutt* insieme la nostra terra!

Quella di ieri è stata una giornata molto importante per tutto il movimento No Tav e per la comunità di Arquata, comune nella provincia di Alessandria in Piemonte, in lotta contro il Terzo Valico. A nemmeno 24 ore dalla grande manifestazione a Pontedecimo in Valpolcevera, ieri erano presenti quasi 500 persone fra arquatesi e attivisti dei diversi comitati, scesi in piazza percorrendo le strade dell’ultimo comune piemontese al confine con la Liguria, fino al Presidio No Tav Terzo Valico di Radimero.

L’evento di ieri è stato organizzato velocemente, in risposta al fatto che la scorsa settimana nella mattinata di martedì 5 novembre Cociv (consorzio nato nel 1991, subcontraente generale di TAV SpA per la progettazione e la costruzione della Linea Ferroviaria ad Alta Velocità Tortona/Novi Ligure Genova) ha preso possesso di un’area che secondo i loro piani dovrebbe diventare il cantiere dove portare la “talpa” per iniziare lo scavo del tunnel di valico, tunnel lungo quasi 40 Km per la linea Genova-Tortona. Il terreno in questione, che dovrebbe essere interessato dai lavori, è, ad oggi, per metà stato espropriato e stato acquistato da Cociv, mentre per l’altra metà la proprietaria ha deciso di non scendere a patti e di lasciare il terreno ai comitati No Tav. E’  proprio in questo terreno che il comitato No Tav Terzo Valico ha costruito un presidio permanente.

La società che si occupa dei lavori con la presa di possesso dell’area espropriata ha iniziato a recintare la zona, disboscando e spianando il terreno. È proprio questo il terreno che ieri tutti i partecipanti alla manifestazione sono andati a liberare , liberandolo dalle reti e piantando nuovi alberi per riprenderne possesso e  ricollegarlo all’altra area non ancora espropriata diventata luogo simbolo del movimento, di aggregazione, discussione e lotta.

Presenti ieri da diverse realtà No Tav: da Alessandria, Genova, Pontedecimo, Tortona, fino a Brescia.

Provenienti da Ponte Decimo incontriamo alcuni attivisti presenti dopo la manifestazione di sabato, giornata molto importante per il Terzo Valico che ha visto presenti più di un migliaio di persone, e presenti anche ieri lanciando il messaggio di ritrovare la bellezza della nostra terra ribellandosi e liberandola.

Sono gli stessi cittadini di Arquata a raccontarci che la gente del paese sostiene il gruppo che sta lavorando contro il Terzo Valico perché tutto il paese è contrario a quest’opera. Il paese infatti è molto partecipativo, sono quasi tutti solidali con i movimenti locali, senza nessun tipo di contrapposizione.

Il movimento si oppone con tutti i mezzi che ha: iniziando dall’opposizione popolare cercando di aumentare il consenso, studiando i progetti e informando i cittadini. Ed è proprio di informazione che ieri abbiamo parlato con diverse persone.

Un rappresentate del Comitato Studentesco contro il Terzo Valico ci spiega che la prima preoccupazione all’interno delle scuole è quello di fare informazione anche perché, da parte di chi vuole quest’opera, non sono mai state spiegate le motivazioni e i vantaggi, mentre da parte di chi si oppone l’informazione viene fatta quotidianamente. I movimenti studenteschi stanno quindi negli anni cercando di far prendere una posizione ai loro coetanei, consci del fatto che i lavori inizieranno ora, ma, le generazioni più colpite saranno proprio le loro in futuro.

Un Consigliere comunale di Serravalle Scrivia ci dice, invece, che bisogna protestare contro il Terzo Valico perché è un opera ormai fuori dal tempo, che risale a 20 anni fa e quindi è decontestualizzata dalla situazione economica che stiamo affrontando. È un progetto costosissimo, finanziato solo in piccola parte, con grosse incognite sulla realizzazione globale dell’opera.

Parlando poi con un giovane abitante che si occupa di comunicazione capiamo subito che il problema alla base è che non viene fatto conoscere alle persone quello che si sta facendo e che sta succedendo nei loro territori, nemmeno da chi fa e si occupa del progetto. Non si hanno informazioni da chi decide di costruire quest’opera, e anche dopo ripetute richieste, con le lentezze burocratiche del caso, si incappa in personale non preparato a rispondere ai quesiti posti. Si parla ancor ‘oggi di un progetto iniziale, che potremmo definire “ideale”, non specificando invece nella realtà d’oggigiorno il progetto “reale”. E ovviamente da parte di chi dice “sì” al TAV viene tralasciata ogni risposta riguardante la risoluzione ai problemi che i No Tav sollevano.

La gente del posto è quindi arrivata alle informazioni tramite i giornali e i comitati che si oppongono a quest’opera; e dal momento che la stessa situazione si verifica ovunque, compresa la nostra città di Brescia, capiamo che il non parlarne è quindi una tattica, che sfrutta l’indifferenza delle persone verso determinate tematiche.

Inoltre come ripetuto da tutti i presenti ieri, quest’opera prevede modificazioni sostanziali del loro territorio senza alzare il livello di vivibilità e benessere, senza dare opportunità di lavoro nella loro zona, togliendo invece molto da un punto di vista ambientale e strutturale e mettendo a serio rischio la salute di tutti.

Ed è proprio la salute uno dei punti forti su cui basano la loro lotta ad Arquata: come ci racconta un membro del Comitato No Tav di Arquata, per anni e anni, Cociv ha infatti negato la presenza di amianto nelle zone interessate da lavori, e anche ora che non negano più la presenza di questo minerale, non rivelano pubblicante in che misura sia presente; dichiarano però di essere in grado di movimentarlo. Una contraddizione assai paradossale. La presenza di amianto è stata documentata dell’Arpa, da studi fatti per conto di Enel Green Power che voleva realizzare in queste zone un parco eolico. I dati delle analisi chimiche che si hanno parlano di concentrazioni di amianto di 250 g su 1 kg di roccia, quindi ¼ di questa terra è rappresentata da amianto. Concentrazioni altissime, dove il massimo di legge è 1 grammo per kg quindi qui sono 200 volte superiori ai limiti ed è proprio questa concentrazione altissima che fa si che questo sia considerato terreno pericoloso e rifiuto speciale. Detto questo è ovvio che, una volta estratti, i detriti dovrebbero andare in discariche apposite (probabilmente in Germania) portando quindi costi ulteriori che al momento non sono contemplati. Inoltre tutto l’amianto spostato verrebbe trasportato e depositato in zona Libarna e in altre cave della provincia, in camion non adatti al trasporto di rifiuti speciali e che rilascerebbero quindi amianto lungo il tragitto.

Se consideriamo che già il costo dell’opera è di 6,2 miliardi e, in questo preventivo non è stata presa in considerazione la presenza dell’amianto, si parla alla fine dei conti quasi di tirplicare il costo stesso se devono essere messe in atto le misure di smaltimento di questa pericolosissima sostanza.  Ma di questo ovviamente Cociv non parla, nemmeno quando dice di essere in grado di movimentarlo.

Tutti gli abitanti del posto parlano con timore di questo “mostro” chiamato amianto, perché tutti conoscono bene il pericolo di questo con la storia dell’Eternit di Casale. Per chi non lo sapesse infatti benchè sin dal 1962 fosse noto in tutto il mondo che la povere di amianto, generato dall’usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico, in diverse città tra cui Casale Monferrato in provincia di Alessandria, la Eternit continuò a produrre manufatti, tentando di mantenere i propri operai in uno stato di totale ignoranza circa i danni (soprattutto a lungo termine) che le fibre di amianto provocano, al fine di prolungare l’attività dello stabilimento e quindi accrescere i profitti.

Nella zona di Casale Monferrato e nell’intera Provincia di Alessandria si contano migliaia di morti per esposizione ad amianto, morti avvenute perlopiù in silenzio. Ma i morti continueranno ad aumentare considerando che la malattia ha un periodo di incubazione di circa 30 anni e lo stabilimento disperdeva con dei potenti aeratori la polvere in tutta la città, contaminando anche le persone non legate alle attività produttive dell’Eternit.

E non sono solo questi i danni che i No Tav locali accusano: hanno paura di problemi dovuti al traffico dovuto ai lavori e soprattutto sono consapevoli del fatto che quando inizieranno a scavare per fare i lavori, dovranno passare sotto le sorgenti, interrompendole. Questo comporterebbe che in alcune zone si riuscirebbe ad utilizzare un acquedotto alternativo, anche se di minore qualità, mentre ,ad esempio Arquata, per tre anni, o forse più, rimarrebbe senza acquedotto e gli abitanti sarebbero costretti ad utilizzare autobotti. E tutto questo per costruire un opera che porterebbe un eventuale risparmio di una decina di minuti rispetto ai mezzi attualmente disponibili, considerando tra l’altro che le linee attuali sono già due e sono sottoutilizzate.  Basterebbe quindi potenziare quelle esistenti senza costruire quest’opera esageratamente costosa, che porterà danni ambientali e alla salute non indifferenti!

Durante la giornata di ieri, dove alcuni esponenti del gruppo No Tav Brescia hanno preso parte, il morale era alto, c’è tanta determinazione e la convinzione di essere dalla parte giusta. Tutti questi fattori hanno fatto sì che arrivati alle reti arancioni venisse fatto ciò che fosse giusto fare: abbattere quelle reti e ripiantare una decina di alberi laddove erano stati tagliati. È stato un momento molto emozionante, sia per gli abitanti del luogo sia per chi veniva da lontano, un gesto semplice ma pieno di significato. Un gesto che ha fatto sentire tutti più uniti alla propria terra, lasciando trapelare il messaggio che è proprio il ribellarsi a queste imposizioni che ci potrà far sconfiggere chi vuole distruggere Arquata e gli altri territori interessati dal progetto TAV.

Per quanto riguarda Arquata bisognerà vedere cosa succederà in futuro: nel frattempo proseguirà giorno e notte la presenza degli attivisti del comitato No Tav  Terzo Valico al presidio di Radimero.

I No Tav di Arquata lanciano inoltre come prossimo appuntamento quello nella serata di venerdì 15 Novembre alle 21:00 alla SOMS di Arquata Scrivia, in Piazza Vittorio Veneto n.1, dove si terrà un’assemblea popolare per decidere insieme i prossimi passi di mobilitazione, assemblea dove è stata invitata tutta la cittadinanza, amministratori pubblici compresi, per difendere la salute, soprattutto delle prossime generazioni, dal rischio amianto, per difendere gli acquedotti e le sorgenti dalla distruzione e per sostenere tutti insieme questa grande lotta. Incontro al quale seguirà, dopo qualche ora la partenza per la grande manifestazione in Val di Susa del 16 novembre. Questo ci fa capire come a questo susseguirsi continuo di impegni si può far fronte solo ed esclusivamente grazie alla generosità di centinaia di donne e uomini che in questa lotta stanno mettendo il cuore.

E come hanno dichiarato gli attivisti locali che abbiamo incontrato, oggi il movimento è più forte. Oltre quelle reti arancioni, ieri ha trovato dignità, generosità, condivisione e una nuova conferma che questa lotta sarà dura ma bisogna assolutamente vincerla.

Per difendere la propria terra, il proprio presente e il futuro dei propri figli!

Intervista a Eugenio del Comitato No Tav Terzo Valico VN870615

Intervista a Giovanni del Comitato Studentesco No Tav Terzo Valico VN870616

Intervista a Elio Pollero Consigliere Comunale di opposizione di Serravalle Scrivia VN870617

Intervista a Tiziana del Comitato No Tav Terzo Valico VN870618

Intervista a Marta di Alessandria VN870619

Intervista a un cittadino di Arquata VN870620

Intervista a Francesco (Ingegnere) VN870621

Intervento prima dell’inizio della manifestazione VN870623

Intervento al presidio di Radimero VN870627

Intervento al presidio di Radimero VN870629

Intervista a Francesco del Comitato No Tav Terzo Valico di Pontedecimo VN870631

Intervista a Frescesco del Comitato No Tav Terzo Valico Val Lemme e Tortona VN870632

Intervista a Diego Cambiaso, laureando in Giornalismo VN870633