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Nicoletta Dosio arrestata al presidio in solidarietà agli imputati del maxi processo NO TAV dopo più di 30 giorni di evasione dai domiciliari!

 

da notav.info Nicoletta Dosio è ormai da mesi sottoposta a misure cautelari ingiuste e che come tali ha da subito scelto di non rispettare. E così dall’obbligo di firma quotidiano si trova  agli arresti domiciliari che ha deciso di evadere sin dal primo momento, ed è ora più di un mese che si trova alla Credenza sostenuta dal movimento tutto.

Una scelta fatta con cuore e testa, portata avanti grazie al sostegno di tutto il movimento che con lei condivide una lotta che va avanti da 25 anni, un passo indispensabile per far tornare al centro dell’attenzione del governo e dei media una situazione che rasenta l’assurdo, quella che tutti i giorni viviamo in Val di Susa e in tutto il Paese.

Ci troviamo infatti in un momento in cui è sempre più evidente la necessità delle messa in sicurezza di tutti quei territori colpiti da calamità naturali e quelli che sono a rischio, in cui è sempre più chiara a tutti l’emergenza sociale in cui l’intera popolazione è costretta a vivere, e come risposta ci troviamo soltanto ridicole soluzioni proposte dai soliti politici dall’alto delle loro calde poltrone.

Questa mattina abbiamo accompagnato Nicoletta all’udienza del maxi processo, dove era in programma un presidio in solidarietà agli imputati. Dopo aver letto un comunicato, ha provato ad entrare in tribunale per assistere all’udienza, ma in quel momento è stata intercettata dalla digos di Torino e trasferita in questura per il reato di evasione.

Anche dall’aula 6 del palazzo di giustizia torinese si enunciano comunicati di solidarietà per Nicoletta da parte degli imputati che fanno mettere agli atti e che in segno di protesta, si alzano ed escono dal tribunale.

Nicoletta non è stata trasferita in carcere, ma le sono stati dati nuovamente gli arresti domiciliari presso la sua abitazione a Bussoleno. E’ palese la difficoltà in cui versano tribunale e procura nella gestione di questa situazione, e questo non può che essere una soddisfazione per noi, perchè dimostra ancora una volta che siamo dalla parte giusta.

La lotta prosegue, e per questo questa sera ci si è dati appuntamento alla Credenza alle ore 18 per discutere sui prossimi passi da fare.

Nicoletta Libera! Liberi Tutti!

Avanti No Tav!

 

Questo di seguito è il testo letto da Nicoletta fuori dal tribunale prima di essere arrestata

Quanto tempo è passato da quando i Padri costituenti, ancora animati dal vento di Liberazione che spazzò via il nazifascismo e accese nuove, ahimè disattese speranze, dichiaravano che
«La resistenza, individuale e collettiva, agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino».
Quei diritti, quei doveri, per noi, per me, non sono un semplice slogan, ma ispirazione di vita e di azione.
Dalla prima misura cautelare inflittami, l’obbligo di firma, sono passati ormai quattro mesi. Ora, attraverso i successivi aggravamenti, sono giunta agli arresti domiciliari, che non sto rispettando.
Continuo la mia consapevole, condivisa, felice evasione contro provvedimenti preventivi che sono più che mai strumento di intimidazione, tentativo di minare una lotta giusta e collettiva, per questo irriducibile.
Evidentemente, il mio gesto di ribellione, che sono determinata a portare avanti fino in fondo, ha rotto lo schema di repressione che umilia le persone e le rende subalterne alle decisioni vendicative dei tribunali. La palese difficoltà del tribunale di Torino ad applicare quella che chiamano “l’obbligatorietà dell’azione penale” di fronte al mio pubblico e rivendicato “reato” di evasione è il maggior riconoscimento della forza di popolo che mi sostiene e insieme un messaggio attivo di fiducia e incoraggiamento per quanti subiscono arbitrii giudiziari che sembrano incontrastabili.
Un’evasione che vuole essere nuova tappa della lunga resistenza collettiva praticata dal movimento NO TAV contro i grandi, sporchi interessi del partito trasversale degli affari.
In questo mondo dove il dominio dei più forti sui più deboli si fa guerra, razzismo, sfruttamento, devastazione sociale e ambientale, gravissima emergenza democratica contro chi non si adegua, si aprono tribunali e carceri.
Oggi, nel vostro Palazzo, per l’ennesima volta, si processano, insieme ai cinquantatre compagni imputati, la Libera Repubblica della Maddalena e tutto il popolo NO TAV.
Anch’io sono parte di questo popolo, perciò sono qui, a testimoniare, come ho sempre fatto, complicità a compagne e compagni
Ho vissuto le giornate intense della Libera Repubblica, in cui si rafforzarono le radici della liberazione di Venaus e sperimentammo l’utopia realizzabile del ricevere da ognuno secondo le sue possibilità e del dare ad ognuno secondo i suoi bisogni.
Ero sulla barricata Stalingrado il 27 giugno 2011, a praticare la resistenza popolare contro gli armati e le ruspe giunte a sgomberarci. Ho visto e subìto la violenza poliziesca. Ho percorso i sentieri della Clarea il 3 luglio. Ho praticato l’assedio collettivo al cantiere; con donne, uomini, anziani e bambini ho respirato le migliaia di lacrimogeni lanciati quel giorno.
Il ricordo e l’indignazione per tanta ingiustizia sono, insieme alle ragioni della opposizione comune contro le grandi male opere e il modello di vita e di sviluppo che le genera, alimento potente di una lotta che dura, si rafforza, si allarga e vincerà.
Non sono qui per costituirmi o per fiducia nella vostra giustizia: sarà la storia che ci assolverà.

Torino, 3 novembre 2016
Nicoletta Dosio

Val di Susa: 8 arresti notav nella notte per iniziativa contro il cantiere

Ieri sera un nutrito gruppo di no tav ha cercato di avvicinarsi al cantiere della Val Clarea. Durante l’iniziativa un reparto di polizia è riuscito a dividere il gruppo in due tronconi uno dei quali non è più riuscito ad allontanarsi.
Gli arrestati sono otto tra cui uno studente delle scuole superiori di Torino che è stato portato al carcere minorile di Torino.
Altri 4 sono studenti universitari torinesi, un altro un compagno del centro sociale Askatasuna e due No Tav bolognesi.

Questi arresti non ci intimidiscono e non fermeranno la nostra lotta che è fatta di tanti momenti, tra cui le iniziative notturne contro quel cantiere che devasta e uccide il nostro territorio e il futuro di tutti.

Per mercoledì sera verrà  organizzata una fiaccolata di solidarietà a Bussoleno.

La nostra solidarietà va a tutti e tutte gli/le arrestati!

Liberi tutti, avanti No Tav!freedom

Aggiornamento 09/09/2015

E ‘notizia di questa mattina che gli 8 notav arrestati nei giorni scorsi usciranno dal carcere questo pomeriggio. Chiaramente non saranno completamente liberi, tra arresti domiciliari e obblighi di dimora, ma saranno fuori da quelle finestre con le sbarre che hanno visto già troppi notav rinchiusi.

Il Gip Ambra Cerabon ha evidentemente respinto le solite accuse dopate dei pm con l’elmetto, Marco Gianoglio e Antonio Rinaudo che si erano affrettati a inserire vari capi d’imputazione nell’accusa. A differenza di altre volte il gip non ha sposato in pieno la tesi della procura che in questi anni ha fatto dell’uso della carcerazione preventiva, un rito ben abusato che ha trovato sempre piena collaborazione in altri gip.

Aspettiamo la loro uscita dal carcere e confermiamo la fiaccolata di questa sera alle 20.30 a Bussoleno.

Liberi tutti, Avanti NoTav!

Questa mattina arresti No Tav a Milano e Lecce

Diamo notizia brevemente, in attesa che giungano informazioni più complete, dell’arresto avvenuto stamane di 3 attivisti del movimento (2 a Milano e 1 a Lecce).

Verso le 5,30 di questa mattina la polizia, armi alla mano, si è presentata in diverse abitazioni con il mandato di perquisizione e tre sono gli arresti per ora confermati.

Il fatto contestato è di aver partecipato all‘assalto notturno al cantiere della Tav di Chiomonte tra il 13 e il 14 maggio 2013, lo stesso episodio per cui sono in carcere dal 9 dicembre scorso Chiara, Niccolò, Mattia e Claudio con l’accusa di terrorismo.

Dopo la sentenza della cassazione pare che l’accusa per i tre arresti di stamane sia diversa, ossia fabbricazione e porto di “armi da guerra e congegni esplosivi”, danneggiamento, incendio e violenza a pubblico ufficiale aggravata. I capi di imputazione sono ovviamente ancora da confermare.

La firma delle misure è sempre la stessa, quella dei pm con l’elmetto Padalino e Rinaudo che continuano la loro crociata contro i No tav e cercano un riscatto personale, proprio per lo stesso procedimento, dopo la sentenza di cassazione che gli ha restituito la sproporzione delle accuse mosse contro i No Tav ancora in carcere.

Seguiranno aggiornamenti.

Nasce il coordinamento tra tutti gli imputati/e NOTAV

E’ nato un coordinamento tra tutti gli imputati coinvolti in processi relativi alla lotta NO TAV.

Il coordinamento, per agevolare la comunicazione tra i vari componenti, si è dotato di una mail-list. Vista l’attuale difficoltà a raggiungere tutte le persone coinvolte, l’adesione e l’iscrizione alla list sono aperte a ogni imputato che ne farà richiesta (contattare processonotav@inventati.org specificando in quale processo o inchiesta si è imputati).

E’ in fase di elaborazione una banca dati in cui inserire i vari procedimenti sia per avere una visione corretta ed esaustiva della repressione in atto contro il movimento NO TAV sia in previsione di una pubblicazione in cui venga resa pubblica la dimensione del fenomeno. Chiunque sia coinvolto in procedimenti legali o sia a conoscenza di altri che lo sono e non sono al corrente dell’iniziativa è pregato di contattare Guido che si sta occupando della raccolta dati (gfissore@alice.it). Si è deciso anche di includere nel coordinamento gli imputati di procedimenti in altri tribunali (oltre Torino) per iniziative locali solidali alla lotta in Val Susa.

Nella sua prima riunione il coordinamento imputati ha deciso di proporre al coordinamento dei comitati NO TAV l’indizione a breve di una giornata di mobilitazione in tutta Italia a sostegno del movimento NO TAV, anche per rispedire al mittente l’accusa di “terrorismo” e in solidarietà con i compagni arrestati e indagati, una giornata che sia anche occasione di rilancio delle varie lotte territoriali. A seguire si è pensato a una settimana di campagna diffusa in tutta Italia per lanciare una grande manifestazione nazionale da tenersi a Torino.

All’udienza del 23 dicembre prima di lasciarci si è fatta largo la proposta, da estendere a tutte le compagne e compagni di tutti i processi contro il movimento NO TAV, di tenere la prossima assemblea del coordinamento imputati domenica 19 Gennaio 2014 (sempre a Torino alle 14 in luogo da indicare), perché successiva all’assemblea dei comitati e perché facilitata dalla coincidenza delle udienze del processone di venerdì 17 e lunedì 20 gennaio.

Articolo tratto da: http://www.notav.info/post/nasce-il-coordinamento-tra-tutti-gli-imputatie-notav/

Torino – Irruzione in sede Italferr in solidarietà con prigionieri No Tav

In concomitanza con l’udienza al Tribunale del Riesame per Claudio, Mattia, Niccolò e Chiara, arrestati il 9 dicembre, alcuni no tav hanno deciso di salutare i 4 compagni senza organizzare però un presidio davanti al tribunale. Per far sentire la propria solidarietà hanno allora occupato la sede di Italferr in corso Principe Eugenio 3/C a Torino. Entrati nella sede i solidali hanno interrotto una riunione in corso di svolgimento e affisso uno striscione alle finestre dei locali del primo piano, distribuendo e leggendo al megafono un volantino. Dopo una decina di minuti al grido: “Giu le mani dalla Valsusa”, i no tav sono usciti disperdendosi nel vicino mercato di Porta Palazzo.

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Segue il testo del volantino distribuito durante l’iniziativa:


Il Tav non ci piace, i collaborazionisti neppure.

Eccoci ancora una volta… i No Tav non hanno bisogno di presentazioni. Siamo una gatta da pelare per il governo e la polizia, uno spauracchio da agitare ogni volta che fa comodo su giornali e televisioni. La nostra determinazione a lottare, a batterci per preservare la terra in cui viviamo, ci ha reso noti ovunque. Non ci siamo piegati ai ricatti e alle minacce, abbiamo resistito alle truppe d’occupazione, ai manganelli e ai lacrimogeni… neppure con gli arresti sono riusciti a intimorirci.  Oggi però hanno passato il segno, chiudendo in galera 4 nostri compagni con accuse pesantissime di terrorismo. Il fatto in questione è un gesto di sabotaggio, un attacco notturno al cantiere dell’alta velocità di Chiomonte durante il quale sono stati incendiati alcuni mezzi. Ci preme precisare subito che una tale pratica, a prescindere da chi siano gli autori, ci appartiene in pieno. Distruggere degli strumenti di devastazione per reagire ad un’occupazione militare è il minimo indispensabile e ci auguriamo che si ripeta quanto più possibile. Il terrorismo invece è quello di chi si aggrappa al profitto con qualsiasi mezzo, chi ricorre ad ogni sorta di violenza per poter continuare a devastare una valle e accelerare la circolazione di merci, valore, denaro.  Terrorista è chi racconta menzogne accuratamente preconfezionate per servire gli interessi del suo padrone, diffamando ed esponendo alla gogna chi lotta.  Terrorista è chiunque collabori alla costruzione del Tav, chi firma gli appalti, chi contribuisce a preparare la linea e cura gli aspetti tecnico- progettuali insieme alle istituzioni. Terrorista è chi sottoscrive le autorizzazioni, chi garantisce per l’impatto ambientale e molto altro…Terrorista è Italferr, la società ingegneristica del Gruppo Ferrovie dello Stato, che ricopre questi ruoli ed è responsabile di tutti i nodi dell’alta velocità in Italia, compresi la Torino-Lione ed il terzo valico. Dietro il Tav e tutta la violenza che lo sostiene ci sono anche i signori che occupano questo ufficio… per questo motivo siamo venuti a visitarli e a ricordargli che sono degli sporchi collaborazionisti. Italferr e tutti i responsabili del Tav sono nostri nemici. Non avranno vita facile.

Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò liberi!
Terrorista è chi costruisce il Tav… Terrorista è chi ci comanda 

 

Articolo tratto da: http://www.informa-azione.info

Diaz, arrestata la polizia. Val Susa, quando arrestiamo la repressione?

diaz, arrestata la polizia

Il 31 Dicembre 2013 ci racconta due episodi molto diversi e distanti nel tempo, ma che hanno una psicosi del tutto simile e comune alla gestione del disordine pubblico nel nostro paese.

Passato quasi sotto totale silenzio, se non su alcuni giornali di Genova amplificati poi dai media di controinformazione come infoaut.org, è dell’ultimo giorno dell’anno la decisione di arrestare Spartaco Mortola, ex capo della digos di Genova, e Giovanni Luperi, ex capo analista dei Servizi Segreti ora in pensione, con l’accusa di massacro e per l’introduzione di prove false volte a giustificare l’irruzione delle forze dell’ordine durante l’assalto alla Scuola Diaz. I giudici non hanno accettato la richiesta degli imputati di affidamento ai servizi sociali, condannandoli a ben 8 mesi (Mortola) e un anno (Luperi) da scontare agli arresti domiciliari, con la possibilità di comunicare e di avere anche qualche ora di libertà durante il giorno. Si chiude così la vicenda processuale durata 13 anni, che vede la maggior parte delle bestie manganellanti in divisa antisommossa, anonime dietro le visiere dei loro caschi, perfettamente impunite.
Non che questi tre condannati abbiano subito gravi conseguenze da questa condanna. Per dirne una Spartaco Mortola dopo il Luglio 2001 è stato trasferito a gestire la situazione in Val Susa, e successivamente, con già una condanna in secondo grado con l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, alla direzione della Polfer di Torino.
Invece i manifestanti arrestati durante gli scontri degli stessi giorni sono in carcere praticamente da allora con l’accusa di devastazione e saccheggio. Come se aggredire la vetrina di un bancomat o di un supermercato (a cui per altro molti condannati hanno solo assistito) fosse un delitto molto più grave di fabbricare false prove per giustificare un attacco vendicativo con sapore di squadrismo contro manifestanti semiaddormentati.

Seguiamo Spartaco Mortola in Val Susa, anche se ormai lui se n’è allontanato. Il 31 Dicembre, mentre la giustizia ancora una volta cercava di dare il contentino alla rabbia folle dei movimenti, un gruppo di persone di mezza età si trovava al presidio della Clarea in Val Susa per brindare al nuovo anno, il 22esimo di resistenza NoTav. Bevono spumante, fanno scoppiare qualche fuoco d’artificio. Mentre stanno per scendere, la carica della polizia sulla “retroguardia”, giusto per ricordare che il 22esimo anno non sarà migliore dei precedenti, anzi.
Con la Val Susa completamente militarizzata, con le accuse di terrorismo da parte della stampa e gli arresti degli attivisti che si susseguono ad ogni occasione, non sarà un anno facile.

Perché la giustizia italiana è strana. Mi fa venire in mente Benigni in Johnny Stecchino quando dice di “non toccare le banane”, pensando che siano quelle la causa del tentato omicidio ai suoi danni. Qui è lo stesso. Se vuoi manifestare non toccare le reti. Certi simboli. Certi argomenti. Sono quelli che fanno paura ai sistemi di potere. Se tagli le reti di un cantiere vai in carcere. Se picchi un manifestante che sta facendo resistenza passiva invece no. Se ordini l’assalto ad una scuola piena di persone che si stanno preparando a dormire per far sfogare gli uomini a cui hai affidato l’ordine pubblico, per farli vendicare della tensione a cui sono stati sottoposti, 8 mesi di carcere. Se devasti la vetrina di un bancomat 10 anni.

Questa strana Italia. Mi immagino un turista inglese, di ritorno da una vacanza tra le montagne della Val Susa prima che le stuprino con l’ennesima devastazione ambientale che, quando un’amico gli chiede com’è andata, risponde:

“Se vai in Italia, non toccare le reti!”

Potrebbe essere pericoloso. Che cazzo, sono reti, mica altri esseri umani, no?

 

Articolo tratto da: http://www.aforismidiunpazzo.org

Solidarietà a tutti gli studenti caricati e arrestati in questi giorni!

MANDIAMO LA NOSTRA SOLIDARIETA’ A TUTTI GLI STUDENTI CHE IN QUESTI GIORNI DI PROTESTA SONO STATI CARICATI O ARRESTATI.

Come è successo in tutta Italia anche a Brescia questa mattina gli studenti sono stati caricati dalla polizia durante un corteo studentesco che protestava contro le politiche di austerità e per chiedere una scuola sicura, la immediata ristrutturazione dei numerosi edifici scolastici fatiscenti della provincia, una scuola “a misura di studente” e soprattutto uno stop al continuo aumento del prezzo di libri e trasporti.
Durante la carica i celerini hanno sferrato manganellate alla testa e al viso di diversi giovani provocando contusioni: in particolare uno studente è stato ferito al naso e al labbro. Nonostante l’inaudita violenza della polizia gli studenti si sono dimostrati determinati e convinti a portare avanti la loro lotta e il corteo è ripartito compatto e la manifestazione è proseguita. La manifestazione si è conclusa dimostrando la determinazione a proseguire il percorso di mobilitazione senza essere stati intimoriti dalla repressione poliziesca subita. Continua la lettura di Solidarietà a tutti gli studenti caricati e arrestati in questi giorni!