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28/10 CASTIGLIONE (MN) INCONTRO CON SIMONA BALDANZI, ALTA VELOCITA’ E RISCHI AMBIENTALI

SABATO 28/10 H. 19 C/O CIRCOLO ARCI DALLÒ, PIAZZA UGO DALLÒ CASTIGLIONE DELLE STIVIERE.
Da oltre vent’anni il progetto dell’Alta Velocità tra Brescia e Verona minaccia il sistema idrogeologico dell’anfiteatro morenico gardesano, diviso su tre province. Le interferenze sono state inserite nel progetto dallo stesso General Contractor che dovrebbe realizzare l’opera e sottolineate anche dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Quest’ultimo ha bocciato pesantemente il progetto fin qui portato avanti, anche per via di queste problematiche. Si va dal rischio di prosciugamento del Lago del Frassino, sito tutelato dall’Unesco, alle interferenze con l’area umida del Lavagnone, si parla del possibile inquinamento delle acque di falda per via degli scavi delle gallerie al prosciugamento dei pozzi agricoli e delle aree umide localizzate a sud della tratta. Basti pensare all’area umida di Valle a Castiglione delle Stiviere o alle risorgive utilizzate per scopi irrigui dagli agricoltori della zona che rischiano di scomparire o di venire definitivamente alterate. Un vero e proprio danno a scapito delle comunità locali per un’opera definita inutile e costosa ormai non solo dai comitati che la contestano, ma anche dai massimi organi tecnici statali in materia di valutazione dei progetti delle Infrastrutture.
Per approfondire questi temi vi invitiamo a questo dibattito pubblico presso il Circolo Arci Dallò di Castiglione delle Stiviere al quale abbiamo invitato la scrittrice mugellana Simona Baldanzi, che ci racconterà l’esperienza del rapporto tra la sua terra natale e i cantieri dell’Alta Velocità Firenze – Bologna, e il sindaco di Medole, Benedetto Ruzzenenti, che da anni denuncia i rischi ambientali dell’apertura dei cantieri Tav sulle colline moreniche
 
Simona Baldanzi è una scrittrice italiana che vive nel Mugello. Tra i suoi libri troviamo “Figlia di una vestaglia blu”, che intreccia le vicende delle operaie tessili della Rifla a quelle degli operai del TAV in Mugello; “Mugello sottosopra” racconta le condizioni di lavoro nei cantieri delle Grandi Opere che attraversano questo territorio; “Il Mugello è una trapunta di terra” racconta invece di un viaggio a piedi tra Barbiana e Monte Sole e parla degli sconvolgimenti al sistema idrogeologico causati dal Tav. L’ultimo suo libro è Maldifiume uscito per Ediciclo (2016). Il suo sito è www.simonabaldanzi.it
Qui il link alle interviste di presentazione della serata realizzate da Radio Onda d’Urto

Domani ore 10:30 corteo NO TAV @ Brescia: ecco perchè dobbiamo esserci!

Tra i tanti motivi per cui domani alle 10:30 saremo in piazzale Garibaldi  a Brescia per dar vita a un corteo NO TAV verso la stazione di Brescia dove ci sarà l’inaugurazione del TAV Treviglio-Brescia, è perchè siamo convinti che tra le tante priorità per il nostro paese e chi lo vive, #conisoldidelTAV si debbano fare interventi concreti ed immediati di MESSA IN SICUREZZA del nostro Paese.

Ad ogni terremoto, ad ogni alluvione non si finiscono di contare i disagi e i danni, ogni volta si prega non ci siano altre vittime. Vittime di questo Stato che spende i soldi pubblici per opere inutili e mafiose al posto che per le reali necessità di tutti e tutte noi.

Un altro dei motivi per cui domani, nonostante l’assenza di Renzi, noi contesteremo i diversi rappresentanti politici presenti alla cerimonia di inaugurazione dell’ennesimo sperpero di soldi pubblici è perchè #conisoldidelTAV crediamo che si possa investire sul lavoro, sull’istruzione e sul futuro di questo Paese.

I bambini grazie alla “Buona scuola” hanno insegnati precari, edifici che crollano, aule senza riscaldamento.
Il carotrasporti, il carolibri, il caromensa ,tasse universitarie che aumentano di anno in anno, rendono la scuola e le università un privilegio e non un diritto.

Sempre più persone, sopratutto tra i più giovani, non possono fare progetti e costruirsi un futuro per la mancanza di una sicurezza economica.
La causa? Un lavoro assente o precario o ancora peggio non retribuito adeguatamente. Quali sono le condizioni che tanti e tante di noi sono costretti/e ad accettare per avere un lavoro?

Tante sono le realtà che aderiscono a questa manifestazione, in particolare i comitati ambientalisti di una delle province più inquinate d’Europa, perchè vogliamo che #conisoldidelTAV si bonifichi e risani tutto il nostro territorio.
Ci dicono sempre che non ci sono soldi, e quando arrivano sono solo briciole di quello che servirebbe…con pochi Km di TAV si potrebbe bonificare tutto il Sito Caffaro.

Qual’è la priorità: una linea inutile che dà soldi alla mafia, o la nostra salute e il futuro di queste terre?

A questo proposito #conisoldidelTAV si deve investire su una sanità efficiente e accessibile a tutti e tutte.

Viviamo in una delle province con un tasso di malattie, non solo tumorali, più alto della media nazionale ed europea.
Le cure mediche, gli esami specialistici, la prevenzione e la salute non sono un diritto garantito a tutti e tutte noi.
Non possiamo permettere che i soldi pubblici vengano sperperati nella costruzione di opere inutili e dannose per l’ambiente come il TAV!

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui saremo presenti domani in piazza a Brescia, per contestare quest’opera ormai costruita a discapito del nostro benessere presente e futuro, ma sopratutto per opporci e far sentire la nostra voce contro la loro volontà di costruire il TAV Brescia-Verona.

Ci vediamo domani, carichi, rumorosi, visibili e determinati, perchè da Brescia il TAV NON PASSERA’ PIU’ e i politici lo devono capire una volta per tutte!

 

Regione Lombardia approva nuovo piano mobilità. Finanziate solo le Grandi Opere Inutili

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Martedì 20 settembre il consiglio regionale della Lombardia ha approvato a maggioranza il nuovo Piano della Mobilità e dei Trasporti (39 voti a favore e 26 contrari). Gli obbiettivi che si pone riguardano un incremento del 20% del servizio ferroviario regionale e del 5% di quello su gomma, con una conseguente riduzione del 7% del trasporto privato. Si parla inoltre di una diminuzione dei tempi di percorrenza e una riduzione delle emissioni. Per le sole Pm 10 si stima una diminuzione addirittura del 20%.

Aldilà dei buoni propositi, se si guarda la realtà, il nuovo Piano Trasporti rappresenta il solito favore al sistema delle Grandi Opere e alla lobby dei costruttori. Una scelta politica che destina il 95% delle risorse rese disponibili dal piano al completamento di tangenziali e autostrade (Corda Molle, Bre. Be. Mi e autostrada della Valtrompia su tutte). Il 5%, ossia le briciole, al trasporto pubblico locale.

Particolarmente interessante il capitolo che riguarda gli emendamenti in merito all’Alta Velocità: viene riconosciuta come prioritario il collegamento ferroviario tra Brescia e Montichiari, la realizzazione di una stazione sul Garda presso il casello di Sirmione nonché si preventiva in tempi futuri una possibile riapertura della stazione di Rezzato. Quest’ultima chiusa dai continui tagli al servizio ferroviario regionale e ai treni locali che un tempo non troppo lontano transitavano qua come in altre piccole stazioni lungo la linea storica Brescia-Verona (Lonato, Ponte S. Marco, ecc.). Addirittura si parla di realizzare una terza corsia lungo la Tangenziale Sud in entrambi i sensi di marcia dalla città fino al casello di Brescia Est. Primi firmatari di questi emendamenti i soliti Mauro Parolini e Angelo Cappelli (NCD).

Qua il link dal Bresciaoggi

Qua il link alla mappa degli interventi infrastrutturali previsti da Regione Lombardia

Qua il link da Altraeconomia

Riportiamo da Radio Onda d’Urto un commento critico:

LOMBARDIA: IL PIANO MOBILITA’ FINANZIA LE GRANDI OPERE, AL TPL SOLO IL 5% DELLE RISORSE

Approda in consiglio regionale il piano mobilità e trasporti della regione Lombardia. 

Un piano che dirotta il 95% delle risorse su autostrade e tangenziali inutili, come si è visto per la realizzazione della Brebemi, mentre al trasporto pubblico locale viene destinato solo il 5%, pari a  circa 115 milioni, una cifra ridicola rispetto alle reali necessità.

A farne le spese ancora una volta i 700 mila viaggiatori, , che da tempo denunciano la situazione ormai insostenibile. Poche settimane fa abbiamo raccontato ai nostri microfoni l’odissea di alcuni pendolari che hanno impiegato 7 ore per raggiungere Milano da Brescia (Qui la cronaca). Una situazione limite, ma i disagi sono all’ordine del giorno per chi si sposta con i mezzi pubblici con viaggi che diventano vere e proprie imprese tra ritardi e soppressioni  su mezzi vecchi e sporchi.

Ancora una volta quindi la regione, con una scelta puramente politica (visto che anche le conclusione degli studi realizzati dei funzionari regionali porterebbero a potenziare il ) decide di finanziare le grandi opere (costo stimato 7 miliardi), “l’ennesimo buco nero, uno spreco di risorse che andranno  in mano a speculatori e affaristi” denuncia il movimento 5 stelle.

Da sottolineare inoltre che la scorsa estate è arrivata la seconda lettera di messa in mora dall’Ue che preannuncia un procedimenti di infrazione alla Lombardia a causa del grave inquinamento della nostra regione.  Il commento di Iolanda Nanni, consigliera regionale per il Movimento 5 stelle Lombardia.Ascolta o scarica

Il commento ai nostri microfoni anche di Dario Balotta, responsabile trasporti per Legambiente. Ascolta o scarica

Cipe ammette: “i soldi non ci sono”. Interrogazione alla Commissione UE

FrecciarossaCon una delibera dei primi di maggio, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ad agosto, il Cipe rinnova il vincolo d’esproprio per terreni e residenze interessate dal progetto dell’Alta Velocità tra Brescia e Verona. Un’operazione vergognosa visto che il vincolo d’esproprio è stato continuamente rinnovato dal 2003 in poi, senza tenere in considerazione i diritti dei proprietari di quei fondi o di quegli immobili. Ma, quantomeno, il Cipe stesso ammette l’indisponibilità dei finanziamenti, confermando quanto da anni i comitati denunciano, nonostante gli slogan dei politici locali. Per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo la lettura di questo articolo a cura di Erasmo Venosi.

Intanto è stata presentata un’interrogazione alla commissione UE da parte dell’europarlamentare cinque stelle David Borrelli rispetto alle gravi violazioni della normativa comunitaria nella fase di approvazione del progetto dell’ Alta Velocità. Qua sotto riportiamo il testo dell’interrogazione:

“In Italia è in corso da molti anni il procedimento amministrativo di approvazione del progetto di realizzazione della linea ferroviaria AV/AC lotto Brescia-Verona, in seno al quale è stato recentemente (in data 5 febbraio 2016) reso parere favorevole sulla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) da parte della competente Commissione, come previsto dalla direttiva 85/377/CEE (ora 2011/92/UE). Tale parere favorevole, tuttavia, è stato reso senza esaminare né l’“opzione zero” né alcun progetto alternativo, nonostante con tutta evidenza l’opera sia grandemente impattante. Si segnala, inoltre, che il Piano Generale dei Trasporti per la linea Brescia-Verona non è mai stato sottoposto a previa VAS (Valutazione Ambientale Strategica) come invece imposto dalla direttiva 2001/42/CE. A ciò aggiungasi, infine, che l’affidamento dell’opera è avvenuto con convenzione sottoscritta tra TAV S.p.A. e General Contractor in assenza di una procedura di evidenza pubblica, con violazione della relativa disciplina comunitaria e in particolare dei principi di libertà di stabilimento, libera prestazioni dei servizi, libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, pubblicità e del divieto di restrizione ai movimenti di capitali (1). Tutto ciò premesso, quali iniziative intende intraprendere la Commissione per reagire alle suesposte violazioni del diritto comunitario?”

Notificato il ricorso al TAR contro il TAV Brescia-Verona: non staremo di certo a guardare, fermarlo tocca a noi con ogni strada possibile!

Il Coordinamento No Tav Brescia-Verona ha promosso un ricorso al Tar collettivo impugnando il decreto n. 50 del 22/02/2016. Questa azione collettiva ha avuto l’adesione, oltre che del Coordinamento No Tav Brescia-Verona, di più di 50 soggetti tra Associazioni, Aziende, Privati Cittadini ed Enti Religiosi aventi sede nazionale o nei comuni bresciani e veronesi interessati.

Le Associazioni aderenti sono: Comitato Cittadini di Calcinato, Comitato Castelnuovo Futura, Comitato Parco delle Colline Moreniche del Garda, Legambiente Onlus – associazione nazionale, Medicina Democratica-movimento di lotta per la salute onlus, Consorzio delle Colline Moreniche del Garda, Terra Viva Verona.

Ha aderito tra gli enti locali il Comune di Medole e tra i soggetti a carattere religioso l’Istituto Don Calabria di Verona.

Inoltre, hanno aderito cinque parlamentari del Movimento Cinque Stelle che hanno trasferito il proprio ufficio parlamentare presso la casa di un espropriando di Calcinato: Vito Crimi, Tatiana Basilio, Ferdinando Alberti, Claudio Cominardi, Girgis Sorial.

Con il decreto n. 50 del 22/02/2016 il Ministero dell’Ambiente ha determinato la positiva conclusione dell’istruttoria di verifica di ottemperanza del progetto definitivo del lotto funzionale Brescia – Verona della linea AV/AC tratto Milano – Verona alle prescrizioni poste con il progetto preliminare approvato dal CIPE con delibera n. 120/2003. In sostanza, il Ministero ha dato il via libera al CIPE per l’approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera che consentirà l’espropriazione delle aree interessate dal tracciato. Il decreto n. 50/2016, pur rappresentando un atto inserito nel procedimento che si concluderà con l’approvazione del progetto definitivo, ha una sua autonomia e può essere impugnato davanti al Giudice Amministrativo.

Il decreto 50/2016 presenta gravi vizi e lacune che si possono far valere in sede processuale e come Coordinamento No Tav Brescia-Verona riteniamo che ogni azione legale vada intrapresa per tentare di fermare un’opera che non presenta alcuna utilità per il nostro territorio e che creerà gravi danni all’economia locale, al turismo e alla vita quotidiana di tutti gli abitanti.

I vizi sollevati con il ricorso sono, in estrema sintesi, i seguenti:

1) violazione dei trattati europei in materia di appalti: libertà di stabilimento, libera prestazione di servizi, divieto di restrizioni del movimento di capitali;

2) richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia della Comunità Europea per violazione delle norme sull’affidamento dei lavori pubblici;

3) mancata o tardiva sottoposizione del piano generale dei trasporti e quindi del progetto alta velocità alla Valutazione di Impatto Ambientale (VAS);

4) assenza, nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), della valutazione dell’opzione zero (utilizzare, migliorandola, la struttura ferroviara esistente) o di opzioni alternative;

5) mancata conformità del progetto definitivo a numerose prescrizioni del CIPE imposte con il progetto preliminare approvato nel 2003;

6) compromissione del Laghetto del Frassino, oasi naturalistica di elevata importanza e sito UNESCO, il quale rischia il prosciugamento a causa dei lavori in galleria.

7) mancata analisi dei rapporti costi-benefici;

8) richiesta di dichiarare costituzionalmente illegittimo il decreto legge n. 133/2008 (decreto Berlusconi che ha revocato la revoca delle concessioni ai general contractors disposta dal governo Prodi);

9) mancata valutazione delle prescrizioni imposte dalla Commissione VIA (valutazione impatto ambientale);

10) nullità del contratto intercorrente tra Rete Ferroviaria Italiana e general contractor per contrarietà a norme imperative, quali sono le norme sull’affidamento mediante gara d’appalto.

Anche sette Comuni ed il Consorzio del Lugana hanno depositato ricorso al Tar impugnando lo stesso provvedimento.
Riteniamo che ciò sia avvenuto anche grazie alla positiva spinta dei movimenti No Tav che da anni svolgono attività informativa sui nostri territori.
Pensiamo sia vergognoso che la stragrande maggioranza dei comuni bresciani non abbia fatto lo stesso: sarà impossibile per loro dimostrare ai propri cittadini che hanno fatto tutto il possibile per difendere le loro comunità locali e questo noi glielo ricorderemo puntualmente.

Riteniamo inoltre che, al di là del risultato giuridico di questo ricorso, che sappiamo essere esposto a pressioni politiche ed economiche fortissime, debba essere considerato l’enorme risultato politico: per la prima volta si è creato un fronte comune compatto di enti locali, consorzi, associazioni e privati che HANNO DETTO UN CHIARO NO a quest’opera inutile, devastante e costosissima.

Un treno definito ad “alta velocità” quando sappiamo benissimo che per questioni meramente tecniche non raggiungerà mai i 300 chilometri orari (per distanze brevi tra una stazione e l’altra e tempi insufficienti di accelerazione e frenata); quando sappiamo benissimo che l’Unione Europea (v. direttiva europea per l’alta velocità), non ci ha mai imposto l’alta velocità e che il corridoio ferroviario richiesto C’E’ GIA’ ed è la linea storica esistente la quale, con un adeguamento tecnologico (Sistema Controllo Marcia Treno SCMT) potrebbe supportare fino a 130-150 treni in più e sulla quale GIA’ VIAGGIANO la Freccia Rossa e Italo.

Il Ministro Delrio, ieri in tour nel bresciano, ha dichiarato che i cantieri partiranno entro il 2016. Lo dichiarò anche il suo predecessore Lupi, che dovevano partire nel 2014, e sappiamo com’è andata a finire. Noi, contestandolo in due presidi, a Padenghe e a Castenedolo, gli abbiamo ribadito la nostra contrarietà. Gli abbiamo consegnato anche una copia del ricorso, chiedendogli di valutare se sia sensato continuare su questa strada quando la comunità locale è fortemente contraria. Se vuole riprendere il dialogo con la comunità locale, come ci ha detto, lo deve fare partendo dall’opzione zero, mai valutata nell’iter procedurale, non dall’obbiettivo di ridurre l’impatto di questo progetto, obbiettivo impossibile, salvo che i treni non si mettano a volare.

Noi di certo non staremo a guardare mentre distruggeranno il nostro già martoriato territorio.
Continueremo le nostre attività informative, di piazza e legali, guardando in quest’ultimo caso all’Europa.

Arrivederci alla prossima puntata, ministro!
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LO SAPEVI CHE IL TAV DISTRUGGE LA NOSTRA TERRA?

Nonostante nelle risposte del Consorzio Cepav2 alle prescrizioni dichiarate non ottemperate da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dichiarino che ci sia stata “la riduzione delle aree occupate dai cantieri da 1.078.000 mq a 845.000 mq (pari a circa il 22%)” vorremmo evidenziare che tale superficie corrisponde all’equivalente di 120 campi da calcio, o per fare un altro esempio 18 volte la superficie di San Siro.

Consideriamo che questa parte di terreno è quella che verrà utilizzata su tutta la tratta solo per i cantieri, escludendo quindi l’ulteriore area che sarà quella del vero e proprio sedime ferroviario (binari, ecc.).

Questi terreni sottomessi al eccessivo carico di mezzi pesanti per la realizzazione del opera verranno portati ad essere   “terreni sovraconsolidati” e perderanno per sempre (almeno senza interventi radicali, ad oggi ovviamente non previsti) la loro utilizzabilità come terreni coltivabili e non saranno in ogni caso mai come prima.

Si legge infatti nel documento di Cepav2 che le aree di cantiere “conterranno: aree di stoccaggio … (ferri di armatura, casseri e attrezzature varie, cavi per impianti elettrici, ecc.), container …, parcheggi per i mezzi d’opera, spazi di manovra dei mezzi. Per i viadotti, inoltre, bisogna prevedere le aree necessarie alla movimentazione delle autogrù di varo, alle piazzole di varo delle travi, al carico e scarico dei manufatti prefabbricati.”

QUESTO E’ SOLO UNO DEI TANTI DANNI CHE IL TAV PORTERÀ’ AI NOSTRI TERRITORI.

TUTTO QUESTO PER UN OPERA INUTILE, SOPRATUTTO PER I TERRORI CHE ATTRAVERSERÀ’, COSTOSA, CHE RUBA SOLDI AGLI INTERVENTI REALMENTE NECESSARI AL TERRITORIO, COME LE BONIFICHE AMBIENTALI, E CHE DANNEGGERÀ’ IRREVERSIBILMENTE IL NOSTRO TERRITORIO!

Lo sapevi che 1

Cantieri nel 2017? La lotta non si ferma finché il progetto non sarà ritirato!

Dopo aver appreso la notizia che i cantieri del TAV potrebbero essere rimandati a fine 2017 se non addirittura al 2018, come Coordinamento dei Comitati NO TAV Brescia-Verona non possiamo che esprimere da un lato la nostra soddisfazione per una battaglia che comincia a dare i frutti sperati, pur aspettando conferme più certe riguardo questa notizia.

In ogni caso rimandare di due anni cantieri che venivano dati per certi e avviati già a giugno di quest’anno, dimostra tutta la debolezza di un progetto che crea danni enormi al territorio bresciano e veronese, senza apportare concreti benefici.
E contro quest’inutile opera si sono mosse molte voci discordanti, anche se con obbiettivi e determinazione diversi: dai movimenti popolari come il nostro, ai Comuni, alle categorie imprenditoriali del Garda.
La decisa opposizione popolare e le decine di osservazioni presentate al consorzio Cepav2, incaricato di costruire l’opera senza un reale appalto pubblico, hanno di certo incrinato l’iter procedurale.

Riteniamo inoltre che elemento di grande difficoltà sia la sostanziale mancanza di fondi: i parziali stanziamenti a bilancio “di competenza” non saranno disponibili in cassa almeno fino al 2018…e tenendo conto del persistere della crisi economico-finanziaria i dubbi sulla reale disponibilità finanziaria futura sono ben fondati. Dall’altro lato non abbassiamo e non abbasseremo la guardia finché il progetto non verrà ritirato.
Troppi sono stati i proclami politici lungo l’arco di questo progetto che è ormai vecchio e superato e troppa l’arroganza dell’impresa costruttrice e di enti locali verso i cittadini che chiedevano di essere ascoltati e di essere tutelati, per poterci fidare delle parole uscite dal Ministero delle Infrastrutture riguardo all’ennesimo rinvio dei cantieri.
Parole pronunciate davanti ai Sindaci del basso Garda che per l’ennesima volta hanno chiesto di spostare il progetto sul potenziamento della linea ferroviaria esistente e che si sono visti rispondere ancora una volta “no”.

A questi Sindaci noi chiediamo di insistere e di portare avanti la richiesta del potenziamento della linea esistente: è un’alternativa valida e il momento di debolezza che sta vivendo il progetto della linea TAV va sfruttato fino in fondo per difendere i propri cittadini, l’economia del basso Garda e il proprio territorio.

Dal canto nostro, come movimento popolare, continueremo il percorso di contrasto all’opera attraverso percorsi informativi, iniziative culturali e agendo anche sul piano giuridico perché ricordiamo che il progetto TAV Brescia-Verona viola il diritto comunitario sotto diversi aspetti e in particolare sotto il profilo della gestione dell’appalto, affidato tramite la formula del “general contractor” a Cepav2 come previsto dalla legge Obbiettivo del 2001, legge definita “criminogena” dal Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone.

Ribadiamo quindi che la nostra lotta non si ferma e continuerà finché questo progetto costoso ed inutile verrà definitivamente ritirato.

Come Coordinamento dei Comitati No Tav Brescia-Verona parteciperemo l’8 dicembre prossimo alla manifestazione nazionale No Tav che si terrà in Val Susa e organizzeremo un pullman al quale tutti potranno partecipare.

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

INVITIAMO CHI NON L’HA ANCORA FATTO A FIRMARE LA PETIZIONE PER CHIEDERE IL RITIRO DEL PROGETTO TAV BRESCIA-VERONA

Una colorata giornata di lotta a Desenzano per dire ORA BASTA, FERMIAMO IL TAV!

Oggi a Desenzano volevamo scendere di nuovo in piazza per dire la nostra, per dar voce alle tante persone che da ormai un anno hanno deciso di opporsi, in diversi modi, a questo progetto. Innanzitutto era per noi importante ribadire l’inutilità’ di questa grande opera, con tutti i danni incommensurabili e su diversi piani che porterebbe al nostro territorio.
Ci tenevamo particolarmente a dire la nostra sugli scandali che hanno portato all’arresto del super manager del Ministero dei trasporti Incalza e alle dimissioni del Ministro Lupi in quanto anche la tratta TAV Brescia-Verona era uno dei pezzi centrali di questo sistema.
E di nuovo scendendo in piazza volevamo lanciare un messaggio ai nostri amministratori: nei territori che governano esiste una componente che quest’opera non la vuole, una componente che continua a crescere e che continuerà ad organizzarsi per fermarla. Avevamo a cuore anche di ribadire che i soldi per fare quest’opera non ci sono e che i pochi messi a disposizione sono quelli tolti al servizio sanitario nazionale, al welfare, alle bonifiche e alla prevenzione dal dissesto idrogeologico.
Tutte queste cose le abbiamo dette a modo nostro, in tanti e tante, uomini, donne, anziani e bambini, riempendo le strade e le piazze di Desenzano con cori, striscioni e bandiere.
Davanti al corteo un trattore, simbolo di uno delle tante attività che simboleggiano queste terre, guidato da uno dei possibili espropriati del TAV, con attaccato uno spaventav, il famoso spaventapasseri che ci aiuetrà a proteggere il nostro territorio dal TAV, che da diverso tempo sta diventando simbolo di questa lotta.
Tanti i cartelli che in diversi modi e con diversi slogan e frasi denunciavano lo sperpero di denaro a discapito di piccole opere utili per il nostro territorio e per chi lo vive.
E insieme a noi in corteo oltre alle delegazioni No Tav della Val di Susa, del Terzo Valico e del Trentino, anche il Comitato del Parco delle Colline e Moreniche e decine di comitati ambientalisti, insieme anche a tante delegazioni da diverse zone della lombardia e alcuni amministratori delle nostre province: un assessore di Castiglione delle Stiviere e i primi cittadini di Medole, Solferino e Monzambano che con orgoglio hanno sfilato insieme a noi per difendere i cittadini che rappresentano e il futuro di queste terre.

Oggi nessuno può negare che un vento nuovo soffia in questa provincia e che sarà in grado di rovinare i piani di chi vuole realizzare la Brescia-Verona.
Un grazie a tutti e tutte coloro che hanno reso possibile questa ennesima giornata di lotta. E insieme, lo fermeremo! 

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Mugello: il presagio di quello che accadrà nel basso garda?

Pensiamo sia importante condividere questo resoconto sulla situazione del Mugello poco dopo la costruzione del TAV Firenze-Bologna; una storia che non parla di progresso ma al contrario racconta della distruzione dei territori.
Una storia comune a tanti altri posti, una storia che potrebbe essere la nostra se permettiamo la costruzione del TAV Brescia-Verona.

Ad aprile del 2012, a più di due anni dal passaggio del primo treno alta velocità sulla tratta Firenze-Bologna il Mugello è una terra devastata:a essere sconvolto è stato l’intero equilibrio idrogeologico del territorio.

La diminuzione dell’acqua ha comportato ricadute pesanti sull’ecosistema montano, influendo negativamente sia sulla flora che sulla fauna e costringendo aziende agro-zootecniche a chiudere i battenti.

Le tre gallerie principali del Tav, Vaglia (18,561 km), Firenzuola (15,060 km) e Raticosa (10,450 km), hanno svuotato come cannucce la montagna: la loro azione drenante ha fatto scomparire sorgenti, pozzi e torrenti.

Poco importa, al teatrino della politica, se dei corsi d’acqua sono stati dichiarati biologicamente morti, a causa della perdita totale del deflusso estivo, dovuta all’azione drenante delle gallerie.
Al Tav i lustrini dell’inaugurazione non potevano mancare: fu così che il 5 dicembre 2009, per celebrare la fine dei lavori e il passaggio del primo treno Frecciarossa, il sindaco di Bologna Flavio Delbono, e il collega fiorentino Matteo Renzi si abbracciarono sul primo binario della stazione di Bologna. Intesero simboleggiare l’unione delle loro città divise dall’Appennino e inaugurarono così la linea ad alta velocità da Salerno a Milano.

La maxi-opera, se si aggiunge anche la tratta Torino-Milano, è costata la cifra faraonica di 32 miliardi di euro. Circa 5,5 miliardi si sono spesi per i soli 78,5 km della Firenze-Bologna, vale a dire 70 milioni di euro al chilometro. Cifra ragguardevole per guadagnare solo 22 minuti, rispetto alla precedente linea.

Tra i torrenti prosciugati del Mugello vi è l’Erci (o Cannaticce), che scorreva nell’omonima località del Comune di Borgo San Lorenzo. In questa stagione, prima dei lavori del Tav, era un rio di montagna rigoglioso, habitat di trote e gamberi di fiume. Dopo 2 anni dal passaggio del primo treno ne rimane una pietraia desolante. Dai tavolini da picnic, costruiti per i visitatori che non ci sono più, si osserva l’alveo completamente secco. È solo un tratto dei 57 km d’acqua persi a causa dei lavori di scavo.
In generale non possiamo dire che l’acqua sia sparita, ma la falda si è abbassata di almeno 200 metri.

L’intera comunità mugellana ha sopportato i disagi della costruzione del Tav per 13 lunghi anni, dall’apertura del primo cantiere nel 1996. Tutto ciò senza nessun vantaggio, visto che da queste montagne, per prendere il treno AV, è necessario raggiungere Bologna o Firenze. Nessuna fermata “Mugello” è stata costruita, come si sostenne in un primo tempo e ai Comuni sono rimasti solo i danari delle onerose contropartite, stanziati a titolo di indennizzo.

Una grande opera non è mai a impatto zero, ma in questo caso, come in tanti altri purtroppo, non resta che constatare amaramente che il bilancio tra i costi e i benefici risulta quanto mai sfavorevole al territorio. 

Per questo e altri danni lo Stato e Tav, nel luglio del 2002, sottoscrissero un addendum all’accordo procedimentale del 1995. Furono stanziati 53 milioni di euro, ma non tutte le opere di ripristino ambientale progettate sono state realizzate in tempo, poiché a due anni dal passaggio del primo treno mancavano ancora 13 milioni. Nel frattempo, il Mugello leccandosi le sue ferite e in attesa di altri finanziamenti, si trovò a portare l’acqua con dei rilanci in zone a monte, dove prima pervenivano per caduta. Ciò ovviamente ha comportato il dispendio di molta energia elettrica e le stesse acque poi presentavano un decadimento delle loro qualità rendendo necessari costosi interventi di potabilizzazione.

Gli abitanti della comunità montana del Mugello che hanno criticato con vigore il Tav non hanno mai inteso portare avanti una crociata contro il progresso. Nel sostenere comunque la loro contrarietà all’opera hanno evidenziando come in ogni caso i lavori sarebbero dovuti essere preceduti da una seria valutazione di impatto ambientale, più approfondita e che tenesse nella dovuta considerazione la distribuzione dei tipi di terreni da attraversare. Si sarebbe così evitato, ad esempio, di dover ricostruire alcune gallerie minori che avevano fatto registrare deformazioni importanti, sotto la spinta di terreni argillosi.

Inoltre nell’iter processuale è stato cancellato il maxi-risarcimento da 150 milioni di euro deciso in prima istanza, il 3 marzo 2009, a favore degli enti di Emilia e Toscana e alle persone che abitano le valli del Mugello. Hanno tolto loro l’acqua, aperto crepe nelle case, li hanno costretti a convivere per anni, dalla mattina alla sera, con polveri che si depositano ovunque, rumori assordanti delle esplosioni e bip dei camion in retromarcia.

Le opere di ripristino che si sono realizzate consentono di migliorare in parte la situazione, ma per gli abitanti del Mugello i loro fiumi non canteranno mai più come prima.

Un anno dopo gli abbattimenti delle case a Brescia per il TAV Treviglio-Brescia: cosa resta in via Toscana

Il cantiere di Via Toscana oggi: lavori ancora ben lontani dalla fine, dopo un anno esatto dall’inizio degli abbattimenti delle case espropriate.

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Cumuli consistenti di terra da mesi a ridosso delle abitazioni per i quali né Italferr ne’ Comune di Brescia hanno fornito, ad oggi, dati pubblici sulla presenza o meno di inquinanti tra cui PCB.

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Dopo un anno esatto non si conosce nemmeno che destinazione finale avrà l’area adiacente alla ferrovia. La promessa comunale di realizzare un parco pubblico ( qualora le analisi dei terreni lo permettessero) con le piante salvate dai lavori e’ lontana dalla reale progettazione. Le piante stesse all’interno del cantiere, a causa di una totale noncuranza, giacciono in condizioni di sofferenza a causa di una non possibile irrigazione.

Niente di cui stupirsi ma dovrebbe servire da allarme per tutte le persone che si potrebbero ritrovare espropriate o a ridosso dei futuri cantieri della Brescia-Verona.

E con l’immagine forte di una delle case durante gli abbattimenti vogliamo ricordare che questa è la violenza del Tav, questo è quello che succede se chiniamo la testa e accettiamo che quest’opera distrugga le nostre terre e le nostre vite, questo è quello che potrebbe succedere a centinaia di persone se lasciamo che il Tav Brescia-Verona venga costruito.

Ma dopo un anno possiamo affermare che le cose ora son ben diverse, che la gente inizia a sapere, a informarsi e a tirar su la testa consapevoli che un NO si può dire e che la violenza che loro usano per ottenere il loro risultato non ci fermerà in nessun modo se restiamo uniti.

Dalle macerie di queste case e di tutto quello che è stato perso con la costruzione di questa tratta di TAV traiamo gli importanti insegnamenti dell’opposizione, della resistenza e della volontà di cambiare le cose.

Perchè ora sappiamo che fermarlo è possibile e che lo faremo, costi quel che costi, perchè è l’unica possibilità di dare un futuro a questi territori e a chi li vive.

NON CI SARANNO ALTRI ESPROPRI, NON CI SARANNO ALTRI ABBATTIMENTI PERCHE’ INSIEME FERMEREMO QUEST’OPERA DEL MALAFFARE!

NO TAV FINO ALLA VITTORIA! ‪#‎notav‬

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