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Cave, discariche e alta velocità: conosciamo la grandezza del problema? – PARTE PRIMA

Il 10 aprile si terrà a Brescia una manifestazione per chiedere una moratoria su tutti i progetti relativi all’apertura di nuove cave e nuove discariche. Un problema reale che coinvolge gran parte la fascia pedemontana della provincia bresciana. Un territorio che vanta, probabilmente, la più alta concentrazione di cave e discariche (tutte ricavate in cave dismesse) d’Europa.

Apriamo, quindi, con questo post uno spazio d’approfondimento a puntate sul problema delle cave di prestito e sullo smaltimento dello “smarino” (il terreno estratto dallo scavo delle gallerie) e dei rifiuti che verrebbero prodotti in caso iniziassero i lavori per la costruzione dell’Alta Velocità Brescia – Verona. Una delle questioni più spinose e certamente più impattanti dell’intero progetto, ma anche una delle meno conosciute e sulla quale circola una grande disinformazione.

La realizzazione del TAV Brescia – Verona necessita di un altissimo quantitativo di ghiaie. Dai documenti presentati da Cepav 2 nel progetto definitivo si prevede l’estrazione di 10 milioni e 200 mila metri cubi di ghiaie[1]. Una quantità, giusto per darne un’immagine concreta e tangibile, sufficiente a coprire con un metro di ghiaia tutta la superficie urbanizzata della città di Desenzano del Garda.

Si tratta, come si può leggere tra le righe del progetto definitivo, di una stima fatta al ribasso. È stata fatta notare, infatti, da più enti pubblici[2] una forte incongruenza nei i dati presentati nei diversi documenti del progetto: i dati relativi ai volumi di scavato sono diversi da documento a documento e i totali presentati sono inferiori alla somma algebrica dei singoli siti.

In un primo momento, sulla base di uno studio del 2005, il consorzio ha individuato 7 nuove cave da aprire e dalle quali estrarre gli inerti necessari. Sei sono state individuate nel bresciano e una nel veronese, più precisamente nei comuni di Lograto, Montichiari, Castenedolo, Calcinato e Castelnuovo del Garda(VR). La superficie di suolo agricolo consumato sarebbe pari a 110 ettari, equivalenti a più di 150 campi da calcio.

Dopo le richieste fatte congiuntamente da alcuni politici e dall’AIB (associazione industriali bresciani) il 5 novembre 2014, Cepav 2 ha dichiarato agli organi ministeriali la propria intenzione a rinunciare all’apertura di queste nuove cave, molto più convenienti economicamente, dettando ovviamente le proprie condizioni.

Dove recupererà quindi i materiali da scavo necessari per la realizzazione della tratta?

Un 30% verrà recuperato da inerti derivati dagli scarti della lavorazione del marmo e da residui di fonderia. Ricordando i casi ben noti nel bresciano della tangenziale di Orzinuovi, della terza corsia dell’A4, della Bre. Be. Mi., è naturale sorridere di fronte alla richiesta di utilizzo dei residui di fonderia. La parte di materiale rimanente verrà estratto da cave già esistenti (Lograto, Ghedi, Calcinato, Sommacampagna, Bussolengo), con la possibilità di arrivare fino a 35 metri di profondità, ossia l’altezza di un palazzo di 11 piani. L’ultima parte arriverà da scavi di 5-6 metri di profondità nelle aree dei comuni di Castenedolo e Lonato, in quelle aree dove è prevista la costruzione di poli logistico/industriali (l’area nel comune di Lonato, in località Salera, è grande 5 volte la superficie del centro commerciale Leone). Ma su queste due aree dedicheremo delle puntate a parte, perché rappresentano bene il tipo di speculazioni che le grandi opere muovono sul territorio.

Ovviamente, nel dettare le proprie condizioni, Cepav 2 pone dei pesanti paletti rispetto alla durata dei cantieri (7 anni): nel caso di uno sforamento dei tempi imputabile alla mancanza di una continua disponibilità degli inerti necessari alla costruzione dell’opera, il consorzio NON pagherà nessuna penale. Non solo, il consorzio può, in ogni caso, venir meno a questo accordo e richiedere direttamente al Cipe l’apertura delle 7 cave di prestito.

Capitolo a parte meriterebbe anche il traffico che Cepav prevede dalle cave. Si stima l’utilizzo di 89 camion che effettueranno, tra andata e ritorno, 794 passaggi giornalieri, con un tragitto medio calcolato in 20 km, dalle cave ai cantieri e viceversa[3].

Dunque quella che per molti politici locali è stata vista e vissuta come un successo, in realtà nasconde ben altri risultato. Le cave non sono sparite, il traffico di mezzi pesanti rimane con tutto il suo impatto, si facilita lo smaltimento di inerti di dubbia natura (scarti di lavorazione di acciaierie e cave di marmo), aprendo la strada a possibili illeciti, dei quali tanti imprenditori a Brescia sono maestri.

Continua…

 

[1] Cfr. CEPAV 2, Allegati al Progetto definitivo opere in variante AV/AC Brescia-Verona “Dossier cave”.

[2] REGIONE LOMBARDIA, Deliberazione della Giunta del 23.1.2015.  COMUNE DI LOGRATO, Deliberazione della Giunta n. 54 del 5.11.2014.

[3] Cepav 2, Progetto esecutivo AV/AC Brescia – Verona, relazione generale dei flussi di transito.

Aggiornamenti importanti sul TAV Brescia-Verona! Prossimo appuntamento 14/11 alla manifestazione NO TAV in Trentino!

Mercoledì 4 novembre si è tenuta a San Martino della Battaglia l’assemblea pubblica del Coordinamento No Tav Brescia-Verona che riunisce rappresentanti dei diversi Comitati No Tav della zona e che, con questa modalità di riunione aperta, apre le porte anche a persone esterne per consentire di informarsi e aggregarsi al percorso di resistenza al progetto di linea ad alta velocità Brescia-Verona.

Questa assemblea ha avuto il piacere di avere la partecipazione e la consulenza del Prof. Erasmo Venosi, fisico nucleare ed ex-vice Presidente della Commisione IPPC del Ministero dell’Ambiente.

Era inoltre presente Stefano dei No Tav del Trentino, il quale ha raccontato la situazione di resistenza della popolazione locale alla trivella che in questi giorni sta occupando il terreno pubblico per i carotaggi del progetto del Tunnel di Base del Brennero.

Erasmo Venosi ha presentato la situazione attuale del progetto e quelli che ne sono gli aspetti più problematici per il mancato adempimento di norme interne e comunitarie relativamente al progetto TAV approvato nel 2003 (ovvero: un’era geologica fa).

Gli aspetti attengono a:

1) VIA – Valutazione di Impatto Ambientale: il progetto non tiene conto dell’effetto cumulato degli impatti come previsto dal Testo Unico Ambientale. Il progetto TAV s’inserisce lungo un percorso già altamente denso di infrastrutture e antropizzato: autostrada A4, linea ferroviaria storica, tangenziali , abitazioni e aziende.

2) PIANO CAVE: le terre e le rocce da scavo rappresentano la maggior fonte di avvelenamento per il terreno, tenendo conto anche che nello scavo delle gallerie si utilizzano dei leganti chimici altamente inquinanti. Nel progetto di Cepav2 è totalmente assente un piano cave. Il rischio è quindi che, in un territorio già pesantemente carico di cave e discariche, si vadano ad aggiungere milioni di metri cubi di scavi che verranno trattati senza uno specifico progetto.

3) MODELLO DI CALCOLO DELLE EMISSIONI DELLE POLVERI, soprattutto quelle da cantiere: Cepav 2 usa un modello del tutto obsoleto ed il Ministero ha rilevato che va aggiornato.

4) VALUTAZIONE DELL’IMPATTO MAGNETICO: da un lato il Ministero richiede a Cepav 2 di rifare il monitoraggio e verificare se i valori di induzione del campo magnetico sono compatibili, dall’altro lato…questo aspetto importantissimo è stato rimandato alla redazione del progetto esecutivo.

5) VINCOLO ESPROPRI: nella fascia contigua alla linea TAV non è possibile costruire perché vincolata all’esproprio. Nel 2003 è stato approvato il progetto, pubblicato poi in gazzetta ufficiale nel 2004, il vincolo durava 5 anni ed è scaduto nel 2009, a progetto non avviato. Il governo Monti ha rinnovato il vincolo prolungandolo a 7 anni e scadrà il prossimo 6 giugno 2016. Se non verranno aperti i cantieri entro tale data, per Cepav2 saranno grossi problemi perché reiterare il vincolo per una terza volta è difficilmente accettabile per gli organi giurisdizionali, tenuto conto anche che la norma del governo Monti pone la possibilità di espandere il limite fino a 10 anni, ma a giugno 2016 si arriverà già a 12 anni di vincolo.

Ci sono poi gravi problemi di deroghe da norme del diritto comunitario e problemi di deroghe o mancato rispetto di norme di diritto interno:

a) RATING DI LEGALITA’ del General Contractor (Cepav2): il modulo dell’Autority della Concorrenza e del Mercato e del Ministero dello Sviluppo Economico prevede che il sistema bancario conceda il finanziamento del progettto al General Contractor (i soldi non li da direttamente lo Stato, li danno le banche ai quali poi lo Stato fornisce la garanzia) solo se c’è il Rating di Legalità. Dalla documentazione del progetto Tav Brescia-Verona non risulta che Cepav 2 abbia o che gli sia stato richiesto il Rating di Legalità.

b) Secondo il Decreto Legislativo 228/2011 l’analisi costi-benefici è obbligatoria. Cepav2 ha presentato l’analisi nel 2003, ora tale analisi va rifatta. L’analisi costi-benefici è un’analisi economica: quali saranno i benefici per la comunità derivanti da quest’opera in relazione ai costi economici che dovrà supportare? L’analisi finanziaria, invece, purtroppo non è prevista…perché sono investimenti che non avranno mai un ammortamento, le stime di traffico sono del tutto insufficienti e ciò significa che le perdite, già oggi prevedibili, di questa TAV verranno pagate da noi contribuenti. Ci troviamo di fronte sostanzialmente ad una redistribuzione di risorse pubbliche dal basso verso l’alto!

c) FINANZIAMENTO DELL’OPERA: i soldi non ci sono. E’ un finanziamento poliennale e nella tabella E della legge di stabilità sono allocate le risorse per gli investimenti in conto capitale. Quella tabella vale per un triennio: 2015, 2016, 2017. Per il lotto Brescia-Verona e Verona-Padova sono disponibili in conto capitale 2.800 milioni di euro…ma si tratta di allocazioni di competenza e non di cassa…potrebbero divenire di cassa nel 2018, oppure no. La situazione economico-finanziaria attuale è estremamente grave e inoltre ci sono i limiti del fiscal compact.

d) FISCAL COMPACT secondo il quale l’Italia deve rientrare del rapporto debito pubblico-pil dal 132% al 60% nell’arco di 20 anni…ciò significa che spazio per investimenti e risorse ce n’è ben poco e la realtà è che vengono tagliati 4 miliardi di euro alla Sanità e 18 miliardi di euro alle Regioni per mantenere in piedi progetti del tutto inutili e ingiustificatamente costosi come questo.

Nel momento in cui il Procuratore Generale della Corte dei Conti dichiara: “nelle opere strategiche c’è un 40% di sovrapprezzo” significa che sull’intero segmento da Milano a Padova c’è un “sovrapprezzo” di 6 miliardi di euro!

L’esempio concreto del gonfiamento degli appalti Tav sta nella costruzione della linea Tav Torino-Milano: la lunghezza di questa linea è di 112 chilometri e sono state costruite ben 412 chilometri di vie di accesso! Questa Tav ha raggiunto il massimo di spesa per costo unitario al chilometro di 65 milioni di euro…in un tratto completamente in pianura. Quando in Francia, per un tratto del tutto simile, raggiungono al massimo 15-20 milioni di euro a chilometro.

Sulla Brescia-Verona, per ovviare al reticolo viario interferito sono previsti 15 nuovi cavalcavia, 20 sottovie, 9 sottopassi poderali e 2 sottopassi ciclopedonali…ovvero una devastazione del territorio ed il costo al chilometro è, al momento, di 62 milioni di euro al chilometro.

In un gravissimo momento economico e sociale come questo riteniamo che questo progetto sia assolutamente da eliminare in favore di progetti veramente utili alla comunità.

Da un lato quindi il Coordinamento No Tav Brescia-Verona proseguirà con i propri strumenti di resistenza e di informazione, ma allo stesso tempo, trattandosi di un progetto che viola non solo norme di diritto interno, ma anche di diritto comunitario, ci saranno margini e possibilità di agire per richiedere l’intervento dell’Unione Europea in merito.

Inoltre è stato deciso collettivamente che sabato 14 novembre il Coordinamento No Tav Brescia-Verona porterà il proprio sostegno alla manifestazione indetta dai comitati No Tav del Trentino contro il Tunnel di Base del Brennero, il quale purtroppo non segue linee diverse e più corrette rispetto al Tav Brescia-Verona. I gruppi No Tav locali in questi giorni si trovano a dover resistere alla presenza di una trivella per carotaggi che è stata portata scortata da un’ingente scorta di celere e forze dell’ordine, come ci ha raccontato Stefano dei No Tav del Trentino. Gli attivisti, supportati dalla popolazione locale, hanno occupato per un giorno intero la trivella e nella fiaccolata indetta per sabato 31/10 hanno ricevuto il sostegno di ben 350 persone.

A breve infine pubblicheremo il calendario delle prossime iniziative in programma su tutta la tratta.

PER RAGGIUNGERE LA MANIFESTAZIONE NO TAV TRENTINO DEL 17 NOVEMBRE CI TROVIAMO ALLE 13:00 AL CASELLO DELL’AUTOSTRADA DI DESENZANO PER FARE UNA MACCHINATA NO TAV VERSO LA MANIFESTAZIONE! 

Basta cave, discariche e grandi opere inutili! In cinquemila a Berlingo per dire NO alla Discarica Macogna!

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Quasi cinquemila persone hanno partecipato domenica 12 aprile alla manifestazione in tutela del territorio e contro la realizzazione della discarica in località Macogna tra i Comuni di Berlingo, Travagliato e Rovato. Davanti al corteo ben 30 Sindaci con fascia tricolore e dietro di loro un vero e proprio fiume in piena, quasi 5000 persone , che hanno marciato a piedi, in bicicletta e anche a cavallo. Presenti anche 30 trattori. 11147016_10153117043529718_3985074185130762219_nNei giorni scorsi grazie alla determinazione degli abitanti della zona sono stati bloccati diversi camion della Drr diretti nel sito che si sta preparando ad accogliere rifiuti, mezzi che dichiaravano di trasportare terreno agricolo. Contemporaneamente al blocco, la Provincia di Brescia ha incontrato la ditta privata coinvolta stabilendo che fino al 22 aprile, data in cui il Tar deciderà sui ricorsi antiMacogna dei Comuni di Berlingo, Rovato, Travagliato e Cazzago, i camion non torneranno a farsi vedere alla Macogna.

Il nostro appello alla partecipazione

È passato quasi un anno da quando, insieme ad altri comitati, abbiamo costruito la piattaforma che ci ha portato alla manifestazione “Stop Biocido”. In quelle pagine abbiamo elencato tante delle nocività e dei progetti che minacciano e inquinano la nostra provincia. L’intento è stato quello di rilanciare un mutuo soccorso tra chi si batte per la difesa del territorio e individuare con chiarezza il responsabile dell’emergenza che stiamo vivendo: un sistema economico che, attraverso una classe politica connivente e incapace, continua ad avvelenare e devastare il nostro territorio e la nostra salute nel nome del profitto a tutti i costi.

http://www.antinocivitabs.org/piattaforma-manifestazione-stop-biocidio-brescia-10-maggio-2014

Seppure nessuno di quei progetti è stato accantonato e le bonifiche sono rimaste ferme al palo, nell’ultimo anno tante cose sono successe. Migliaia di persone hanno camminato insieme per le strade del Basso Garda per dire no all’alta velocità Brescia-Verona; centinaia tra incontri, assemblee e presidi sono stati organizzati in lungo e in largo per la nostra provincia per denunciare la devastazione che riguarda la nostra terra; decine di inchieste giudiziarie e servizi giornalistici hanno rivelato come la mafia operi ormai alla luce del sole nella nostra provincia sia nel trattamento rifiuti sia nella realizzazione delle grandi opere.

Anzi, l’ultima grande inchiesta, che ha portato addirittura alle dimissioni del ministro delle infrastrutture Lupi, ha individuato proprio nella tratta TAV Milano-Verona il centro di un sistema corruttivo che ha rubato milioni di euro dalle casse pubbliche per tornaconti personali.

Domenica, quindi, saremo a Berlingo con lo spirito che un anno fa ci ha portato ancora una volta in strada per denunciare l’emergenza sanitaria e ambientale che stiamo vivendo a Brescia. Saremo a fianco di chi in questi giorni ha bloccato con coraggio i lavori per la realizzazione della discarica Macogna. Saremo in strada per dire, con la serena determinazione di chi sa di essere nel giusto, che la misura è colma, che siamo stanchi del comportamento delle istituzioni che usano come paravento leggi partorite da una corruzione più che ventennale.

Come abitanti della provincia bresciana ci assumiamo la responsabilità di fermare questi progetti costi quel che costi. In ballo c’è la possibilità stessa che le generazioni future possano vivere ed abitare in maniera dignitosa il nostro territorio.

ORA BASTA!

Coordinamento No Tav Brescia Verona

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