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RFI e Cepav due firmano oggi il contratto del primo lotto Alta Velocità Brescia-Verona: VERGOGNATEVI MAFIOSI!

La paura che questo progetto inutile, dannoso e mafioso saltasse era talmente grande da subire l’ennesima accelerazione.

Proprio oggi che c’era un passaggio di testimone di ministri?

Proprio dopo i paginoni sui quotidiani locali comprati dagli industriali che pregavano il governo di non rinunciare al “progresso”?

Proprio ora che una vera possibile valutazione costi e benefici poteva far saltare tutto?

VERGOGNATEVI MAFIOSI DELINQUENTI.

COME SEMPRE, SAREMO NOI #NOTAV A FERMARLO! #FINOALLAVITTORIA

 

(Teleborsa) – Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane) e il Consorzio Cepav due, di cui Saipem attualmente detiene una partecipazione pari al 59%, hanno firmato oggi il contratto per la realizzazione del primo lotto costruttivo della tratta Alta Velocità/Alta Capacità Brescia – Verona.

La commessa ha un valore di 1,645 miliardi di euro mentre la quota di competenza Saipem è di circa 970 milioni di euro.

Il contratto, spiega la società ingegneristica, prevede la realizzazione di un tracciato ferroviario di circa 48 km, compresi i 2,2 km dell’interconnessione “Verona Merci”, di collegamento con l’asse Verona – Brennero, che interessa le Regioni Lombardia e Veneto e, in particolare, le Province di Brescia, Mantova e Verona.

Fonte: https://www.teleborsa.it/AMP/News/2018/06/06/saipem-rfi-e-cepav-due-firmano-contratto-primo-lotto-alta-velocita-brescia-verona-337.html

Mazzoncini, amministratore delegato di FS e primo sostenitore del TAV BS-VR, indagato per turbativa d’asta in concorso e corruzione tra privati nella gara d’appalto per il servizio di trasporto pubblico locale a Parma

Mentre sui giornali continuano le roboanti dichiarazioni dell’amministratore delegato di FS Renato Mazzoncini, che da anni è tra i più convinti sostenitori e promotori del TAV Brescia-Verona, e anche oggi, nonostante manchi ancora la firma del contratto integrativo che da mesi è in sospeso, rilascia dichiarazioni ai giornali dando per certo l’avvio dei cantieri per quest’anno, scopriamo qualcosa di più su questo personaggio.

Sono anni che sentiamo la stessa solfa uscire dalle dichiarazioni di Mazzoncini spesso in visita a Brescia dal sindaco Del Bono per concordare il passaggio del TAV per Brescia, chissà con quali promesse di compensazioni.

Ma è di oggi l’ennesima notizia che non ci stupisce: dieci indagati nell’inchiesta della Procura di Parma avviata dopo la gara d’appalto per il servizio di trasporto pubblico locale.

Coinvolti i vertici di Smtp e di Busitalia e i tre componenti della commissione aggiudicatrice, un consulente di Smtp e l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Renato Mazzoncini. Busitalia è infatti controllata del Gruppo Fs.

Lo scrive la Gazzetta di Parma, il reato contestato è turbativa d’asta in concorso. A vario titolo ipotizzati anche i reati di soppressione di documenti e corruzione fra privati.

Il nome di maggior peso fra tutti gli indagati, ovvero quello di Renato Mazzoncini, amministratore delegato e direttore generale delle Ferrovie dello Stato, il gruppo di cui fa parte Trenitalia e, appunto, anche Busitalia, ha come reati attribuiti turbativa d’asta in concorso e corruzione tra privati.

E’ sempre la stessa storia, gira che ti rigira, stessi nomi che emergono, stesse modalità, stesso marcio.

Davvero vogliamo lasciare nelle mani di questi delinquenti il futuro della nostra provincia e l’investimento di migliaia di euro di soldi pubblici per costruire un’opera vecchia, inutile e dannosissima a discapito di un trasporto sostenibile e accessibile a tutti e tutte?

Per maggiori info:

http://www.gazzettadiparma.it/news/gweb-/517405/busitalia–ecco-i-nomi-di-tutti-gli-indagati.html#.WxFbafOBULL.whatsapp

http://parma.repubblica.it/cronaca/2018/06/01/news/gara_per_il_trasporto_pubblico_a_parma_dieci_indagati-197885907/

Basta perdere tempo: IL TAV VA FERMATO – Comunicato stampa del 26.5.2018 e presentazione diffide ed esposti

In quest’ultimo mese la questione Tav è tornata prepotentemente a riempire le cronache dei quotidiani. L’incertezza politica nazionale e le elezioni locali hanno spinto gli amministratori a rilasciare continue dichiarazioni pro o contro l’opera.

Dichiarazioni che per la città di Brescia hanno un peso politico elettorale particolare.
Esattamente una settimana fa infatti, il bresciano Amministratore Delegato di FS Renato Mazzoncini, in occasione dell’ennesima inaugurazione di un nuovo tassello del rifacimento della stazione di Brescia, ha ribadito e dato per certo che “…la partita dell’alta velocità secondo Ferrovie è comunque una questione considerata chiusa” e che il contratto con Cepav2, ultimo tassello dell’iter procedurale, “…si può ritenere praticamente firmato”. Dai quotidiani locali apprendiamo sempre tramite le dichiarazioni di Mazzoncini che “…la firma definitiva è questione di giorni, ma loro (Cepav2) sono già partiti” e che i lavori non saranno impattanti per la città di Brescia.

Per l’ennesima volta, dal febbraio 2016, ciclicamente si annuncia l’apertura di un cantiere della Brescia-Verona. Queste dichiarazioni propagandistiche, oltre a non trovare alcun riscontro nei fatti, pongono una serie di interrogativi che Mazzoncini non prende minimamente in considerazione.

Primo tra tutti la grave situazione economica e giudiziaria in cui Condotte d’Acqua S.p.A. (consorzio di Cepav2 per il 12%) verte. E’ sempre di queste settimane infatti l’arresto del presidente di Condotte Duccio Astaldi per corruzione e tangenti, ed è di qualche giorno fa lo sciopero di centinaia di dipendenti per la non chiara situazione in cui versa la società che al momento non ha ancora comunicato un piano industriale per uscire dalla crisi. Un dettaglio questo non trascurabile considerando che Condotte è la terza azienda italiana di costruzioni e che è esposta per 767 milioni di euro verso le banche e per 1 miliardo di euro verso i fornitori.

Com’è possibile che in Italia venga appaltato, senza gara d’appalto ricordiamolo, un consorzio come Cepav2, che ha al suo interno imprese corrotte come Condotte, per la realizzazione di un’opera di così grande portata?

E’ un caso che in piena campagna elettorale a Brescia, l’AD di FS venga proprio in città a sostenere un progetto che nemmeno è stato completato nella sua fase di progettazione? (ricordiamo le 309 prescrizioni imposte per la realizzazione).

Com’è possibile rassicurare la cittadinanza bresciana che l’impatto dell’opera sarà minimo se non esiste ancora un progetto per l’uscita da Brescia?

Più che l’inaugurazione della Sala Freccia in stazione di Brescia, ci è sembrata una non casuale vetrina politica in sostegno dell’uscente Sindaco di Brescia del Pd, Emilio Del Bono, ricandidato alle prossime elezioni di giugno. Un’ennesima vetrina politica con “nuove”  e commedianti proclamazioni di avvio immediato dei lavori che proverebbero a mettere in secondo piano la politica nazionale che invece sembrerebbe voler mettere in discussione opere inutili, superate, costose e dannose come il TAV.
Forse l’uscente Sindaco Del Bono con la sua giunta, che fin dall’inizio del loro mandato hanno spinto e appoggiato la realizzazione di quest’opera nel centro della città, non sono più in grado di giustificare la necessità della realizzazione del TAV alla luce degli ultimi scandali e del cambio di opinione politica nazionale sull’opera? Incertezza che ha costretto la giunta bresciana a chiamare in campo un personaggio come l’Amministratore Delegato di FS in rassicurazione della realizzazione prossima e certa dell’opera tanto agognata.

Alla luce di quanto sta accadendo, increduli della superficialità con cui la politica ed FS discutono di un’opera di tale portata e del futuro dei nostri territori, in data 21.05.2018 abbiamo inviato tre comunicazioni ufficiali per denunciare alcune procedure che potrebbero essere messe in atto in merito all’iter della linea AV/AC Brescia – Verona.

In particolare abbiamo depositato un esposto-denuncia alla Procura Generale presso Corte dei Conti della Regione Lombardia e Veneto (scaricabile esposto prefetto NO TAV BS-VR maggio 2018), un atto di diffida e messa in mora al Ministero delle Infrastrutture – Al Ministero Delrio e al Nuovo Ministro delle Infrastrutture e per conoscenza al presidente di A.N.AC Sig. Raffaele Cantone, ed infine un esposto ai Prefetti di Brescia e di Verona e per conoscenza a tutti i mezzi di comunicazione.

I documenti, composti da una premessa rilevante la situazione finanziaria in cui si trova la Società Italiana per Condotte d’Acqua S.p.A, della sua richiesta di concordato in bianco a causa di una pesante ristrutturazione dei debiti, del mancato rilascio da parte di alcune sedi dell’INPS del DURC (il Documento Unico di Regolarità Contributiva è il documento con il quale si dichiara la regolarità contributiva nei confronti di INPS, INAIL e, per le imprese tenute ad applicare i contratti del settore dell’edilizia, di Casse edili.) per mancati versamenti contributivi necessari ad effettuare qualsiasi appalto pubblico; diffidano e portano a conoscenza le modalità in cui sono state utilizzate le risorse economiche pubbliche, le modalità di affidamento degli appalti, la mancanza di una analisi seria dei costi e benefici, intimano a non formalizzare nessun atto contrattuale con il General Contractor CEPAV DUE pena la diretta responsabilità e la chiamata a rispondere in giudizio.

Dopo 30 anni di storia italiana NO TAV sappiamo che non esistono governi ed amministratori amici: ci possono essere governi ed amministratori meno ostili, più favorevoli, altri decisamente ostili, ma sono i fatti che contano, non le parole spese. Ci aspettiamo una posizione più netta sulle grandi opere e non deleghiamo più nessuno in difesa dei nostri territori, dei nostri soldi pubblici, delle nostre priorità e della salute.

Basta perdere tempo, basta slogan propagandistici basati sul nulla, basta parole, fermiamo davvero il TAV.

 

Coordinamento NO TAV Brescia-Verona

Arrestato Astaldi, presidente di Condotte, impresa del consorzio Cepav 2

Arrestato Astaldi, presidente Condotte Spa, terza impresa di costruzione italiana che fa parte anche del Consorzio Cepav Due
che progetta e costruisce il Tav Treviglio-Brescia-Verona.
Ma anche il Terzo Valico, la Nuvola di Fuksas, La città della Salute di Milano…il Mose di Venezia.
Tutti Progetti con P-maiuscola, calati sulle comunità dalla politica esattamente con lo stesso modus operandi.

Insieme a lui sono state arrestate, su ordine della procura di Messina undici persone con l’accusa di abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti e corruzione.

Ciò che interessa a noi è invece altro, considerato che la Condotte d’Acqua Spa è parte anche del Consorzio Cepav 2, quello che dovrebbe costruire il TAV Brescia-Verona, lo stesso che ha costruito la Treviglio-Brescia che proprio negli scorsi giorni ha fatto allagare la stazione Metro della Stazione proprio per colpa dei lavori fatti per il TAV.

Non aggiungiamo altro, riportando parte di un’articolo:

” È di stamani la notizia che il presidente del consiglio di gestione di Condotte SpA, Duccio Astaldi, è stato arrestato per presunti reati, come turbativa d’asta e corruzione, relativi alla realizzazione di una autostrada siciliana. La notizia riguarda anche Firenze perché Condotte SpA è il general contractor che dovrebbe realizzare i tunnel TAV. Questa notizia va ad aggiungersi alla storia del progetto fiorentino che tutti vogliono rimuovere ma che ha visto ben due inchieste della magistratura che hanno sollevato il velo su uno spettacolo vergognoso fatto di corruzione, truffe, mafie, inquinamento, traffico di rifiuti; tutti vogliono dimenticare che i lavori dovevano essere conclusi nel 2013, che i costi si sono moltiplicati e ormai sono sull’ordine del miliardo di euro. Non c’è che dire, davvero un’”opera strategica”… ma non per Firenze. Nessuno vuole nemmeno porre mente al fatto che Condotte SpA è sull’orlo del fallimento, che, sempre in Sicilia, è stata estromessa dalla realizzazione di una autostrada. È scandaloso che si vogliano tenere gli occhi chiusi davanti a questo e si pensi davvero di affidare lavori delicati, come lo scavo di gallerie in ambiente urbano, ad una società decotta.”

Questo è quanto dichiarato dal Comitato No Tunnel TAV per l’ennesima volta sconcertato davanti allo spettacolo offerto dalle vicende relative ai lavori TAV a Firenze. Per leggere il resto dell’articolo visitare QUI

Ci pare che anche per l’ennesima volta si dimostri ciò che andiamo ripetendo da anni sui nostri territori, e da oltre 25 anni in tutta Italia: il TAV oltre ad essere inutile, devastante per l’ambiente e pericoloso per la salute viene costruito da aziende sulla cui immoralità continuiamo ad avere conferme (per approfondimenti sul 3 valico visitare QUI).

Ed è per questo che continuiamo la nostra strada contro questa vergogna chiamata TAV!

NON PERMETTEREMO CHE QUESTE PERSONE DISTRUGGANO LA NOSTRA TERRA E IL NOSTRO FUTURO: DA CHE SA PASA MIA!

 

9/11 assemblea pubblica NO TAV a Castelnuvo del Garda!

La minaccia del TAV continua a pesare sui nostri territori, ma in questi anni, anche grazie alla mobilitazione popolare e alle azioni legali fatte, siamo riusciti a ritardare la possibile costruzione di quest’opera.

Ora la situazione è sicuramente diversa rispetto ai precedenti anni ed è per questo che oltre alle innumerevoli iniziative sul territorio si è lanciata durante la marcia no tav a Calcinato del 7 ottobre un assemblea pubblica.

Durante la serata che questa volta sarà a Castelnuovo del Garda vi aggiorneremo su quanto sta succedendo in questi giorni sui nostri territori e insieme decideremo come proseguire la nostra lotta contro il TAV a salvaguardia di presente e futuro.

Ci vediamo il 9 novembre!

DE CHE SA PASA MIA!
DA CHI NO SE PASA MIA!

FERMARLO E’ ANCORA POSSIBILE E TOCCA ANCORA A TUTTI E TUTTE NOI!

Tecnici di Cepav2 nelle proprietà private e raccomandante di incontro per gli espropriandi: ecco come potete comportarvi!

Nonostante il progetto Alta Velocità Brescia-Verona ad oggi non sia ancora passato al vaglio della Corte dei Conti, non sia stato pubblicato ufficialmente in Gazzetta Ufficiale e non vi sia quindi la dichiarazione di pubblica utilità che consente l’esproprio, Cepav2, consorzio incaricato della progettazione e realizzazione dell’opera, tenta di avviare trattative personali relative agli indennizzi con i possibili espropriandi, dove si chiedono “incontri mirati a condividere attività e approfondimenti finalizzati ad anticipare le attività di esproprio”.

Inoltre, il Consorzio Eni Per l’Alta Velocità, con lettera del 6 ottobre scorso, comunica ad alcuni Comuni della tratta che a partire dal 16 ottobre 2017 fino a fine anno dovranno effettuare dei rilievi, e quindi entreranno nei terreni dei privati cittadini mentre i proprietari di case, terreni e giardini interessati ai rilievi non sanno nulla poiché a loro non è stata inviata alcuna comunicazione, né da parte di Cepav2 né da parte dei loro Comuni.

Accade quindi che ai Comitati No Tav locali arrivino continue segnalazioni di persone preoccupate e disorientate per essersi trovate dei tecnici all’interno delle loro proprietà̀ private senza che gli sia stata richiesta alcuna autorizzazione.

Sono state innumerevoli le volte in cui i comitati del Coordinamento No Tav Brescia-Verona hanno chiesto alle amministrazioni Comunali di tenere informati i propri cittadini della situazione in corso. Purtroppo gli interessi delle amministrazioni si sono concentrati per lo più sulle compensazioni da ricevere, mentre, come ha dichiarato di recente anche lo stesso Sindaco Legati di Calcinato, hanno sempre ritenuto che non vi sia nulla da comunicare ai soggetti che subiranno il sacrificio della loro proprietà, per evitare inutili allarmismi della popolazione.

Quando pensano di cominciare ad attivarsi questi amministratori bresciani e veronesi? Quando i danni saranno ormai irrimediabili ed il territorio devastato? Quando gli espropriati saranno già stati privati della loro proprietà con indennizzi del tutto insufficienti dovuti all’ingiusto meccanismo previsto dal sistema degli espropri più volte censurato dalle Corti Europee e comunque inidoneo ed insufficiente a risarcire il danno subito?

Tutti e tutte noi subiremo enormi danni dalla costruzione di quest’opera, ma siamo anche consapevoli che gli espropriandi subiranno gravissimi danni in termini economici e sociali se quest’opera venisse realizzata mentre le loro proprietà̀, già oggi, vengono trattate come se fossero già espropriate, senza alcun rispetto per le procedure legali e per le persone che vivono queste situazioni.

Qualsiasi Sindaco dei territori interessati dalla tratta non può̀ più permettersi di dichiarare di essere all’oscuro di queste situazioni perché i comitati No Tav lo hanno ripetutamente segnalato in questi anni e soprattutto perché è di dominio pubblico il recente incontro tra tutti gli amministratori della tratta e Cepav2.

Un Sindaco che abbia minimamente a cuore le sorti del proprio territorio e delle persone che lo abitano, ha il dovere primario di informarsi, di pretendere le informazioni necessarie per comprendere la situazione, e comunque deve attivarsi in ogni modo per far sì che quest’opera non venga realizzata e per evitare che avvengano situazioni come quelle descritte sopra a danno dei propri cittadini e del proprio territorio comunale.

Alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni è bene sottolineare che non essendo ancora approvata la dichiarazione di pubblica utilità, gli espropriandi non sono legalmente tenuti a far entrare tecnici nelle loro proprietà senza la notificazione di un’autorizzazione, e possono chiederne l’allontanamento se trovati nella loro proprietà senza consenso.

Allo stesso modo non hanno un obbligo legale di sottoscrivere alcun documento, né sottostare ad alcuna trattativa o incontro preliminare in questa fase.

Il nostro consiglio è quello di evitare qualsiasi accordo sia verbale che scritto in questa fase ancora incerta di realizzazione dell’opera.

L’opera non è infatti interamente coperta dal punto di vista finanziario, e lo dimostra il fatto che il consorzio costruttore abbia comunicato alla Sindaca Legati di Calcinato che nessuna opera di compensazione, non strettamente legata alla linea ferroviaria, verrà finanziata, così come scritto nella delibera di giunta n. 94 del 26/9/2017. Avviare un’opera di questa portata senza la totale copertura finanziaria è inaccettabile per chiunque abbia un minimo di buon senso.

Per ulteriori aggiornamenti e per poterci confrontare su questa situazione, invitiamo tutti e tutte all’assemblea pubblica del prossimo 9 novembre che si terrà a Castelnuovo del Garda alle ore 21 presso la Sala Civica Libertà in Piazza della Libertà.

 

 

situazione, invitiamo tutti e tutte all’assemblea pubblica del prossimo 9 novembre che si terrà a Castelnuovo del Garda alle ore 21 presso la Sala Civica Libertà in Piazza della Libertà.

Ricorso al TAR: rigettato! La lotta contro il TAV non si fermerà qui!

Dopo molti mesi d’attesa da quel lunedì 9 gennaio 2017 in cui eravamo presenti a Roma per discutere l’udienza al TAR, presentato dal Coordinamento No Tav Brescia-Verona insieme a comitati territoriali che si battono per la difesa dell’ambiente, alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle e molti possibili espropriati di terreni o attività sulla tratta è arrivata dopo molti mesi d’attesa la notizia che il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso.

Ricordiamo, in breve, che il ricorso al Tar era stato presentato contro diversi provvedimenti: a partire dal decreto con cui si dava via libera al Cipe per l’approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, passando per la delibera per l’ennesima reiterazione del vincolo di esproprio presente sulle proprietà interessate a partire dal 2001, fino ad arrivare al decreto che aveva espresso il parere di compatibilità ambientale (VAS).

Nonostante a gennaio avessimo chiesto il rinvio dell’udienza, considerando che Cepav 2 aveva depositato la memoria difensiva soltanto in data limite 23/12/2016 limitando quindi il diritto di difesa e la possibilità di rispondere alla stessa, dopo alcuni dubbi, la Presidente del Collegio Elena Stanizzi aveva deciso di non accettare il rinvio e quindi di avviare la discussione.

La discussione era stata molto vivace da parte nostra, mentre la controparte aveva continuato a ribadire l’idea di inammissibilità del ricorso appellandosi esclusivamente all’eterogeneità dei soggetti ricorrenti e ai presunti conflitti di interesse degli stessi, senza minimamente prendere in considerazione i numerosi punti portati ad appello.

Ai tempi ci era sembrata molto curiosa la presa di posizione di Cepav 2, ma l’avevamo giustificata come un “arrampicarsi sugli specchi” visto che sulle questioni poste non c’era molto a cui potevano appellarsi.

Avevamo anche ben sottolineato durante la discussione avuta durante l’udienza che l’eterogeneità dei soggetti ricorrenti fosse un valore aggiunto del ricorso che ben dimostrava che l’interesse comune è legato alla sopravvivenza e tutela di un territorio come elemento necessario e imprescindibile per ogni tipo di attività, pubblica o privata che sia.

Era stata portata anche alla luce la vergognosa mancata valutazione dell’opzione zero, la violazione delle norme europee sugli appalti pubblici, la mancata o parziale ottemperanza alle prescrizioni da parte di Cepav2 e il grave pregiudizio al territorio derivante dalla procedura dei lotti costruttivi.

Ad oggi, il ricorso è stato rigettato dal TAR, ma nonostante la sentenza sia molto complessa e nonostante lo sforzo di rispondere ai motivi del ricorso, essa a nostro parere non è né condivisibile né tanto meno convincente.

Ci sono innanzitutto alcuni vizi di forma che non rendono lineare, e quindi tanto meno convincente, il discorso fatto: leggendo la sentenza infatti si nota che per respingere il ricorso il TAR ha utilizzato talvolta motivazioni che sono usate anche per sostenere principi opposti, mentre in altre parti vengono respinti i motivi del ricorso pretendendo di rendere immodificabile la situazione approvata oltre 14 anni fa riguardo al progetto.

Vengono inoltre rigettati alcuni fondamentali motivi quali ad esempio quello sull’opzione zero non prevista nella Valutazione di Impatto Ambientale, ritenendo che il vizio avrebbe dovuto essere proposto nel 2003, dimenticandosi che a causa delle modifiche sostanziali apportate al progetto dell’Alta velocità è stato impugnato un parere VIA diverso da quello del 2003.

Davanti a “errori” del genere come possiamo pensare che questa risposta sia veramente ponderata su basi solide e concrete che vadano a tutelare noi e la nostra terra?

Ma andando avanti troviamo che è stata dichiarata inammissibile anche la richiesta di sottoporre alla Corte di Giustizia la questione dell’affidamento diretto dell’opera ai Contraenti Generali in quanto i ricorrenti non avrebbero la legittimazione attiva a contestare tale affidamento, creando in questo modo una gravissima limitazione al diritto di difesa dei cittadini direttamente interessati dall’esproprio e limitando di fatto la possibilità di contestare tale affidamento solo ai pochissimi soggetti in grado di partecipare ad una ipotetica gara di appalto di 4 miliardi di euro.

In questa risposta è palese che venga altresì dimenticato che le modalità di affidamento incidono direttamente e non solo astrattamente anche sui soggetti lesi dall’esproprio.

Il TAR, inoltre, sulla base dell’elevato grado di discrezionalità tecnica in possesso dell’Amministrazione pubblica ha omesso di valutare i gravi vizi della valutazione ambientale ed ha affermato che gli aspetti di dettaglio delle varie prescrizioni potranno essere sviluppati anche al livello di progettazione successivo costituito dal progetto esecutivo, dimenticando però che la disciplina legislativa impone determinate verifiche già con il progetto definitivo.

E invece il TAR legittima la costruzione di questa grande opera risolvendo i problemi “strada facendo”. Davanti a questo punto vorremmo anche ribadire che se le amministrazioni comunali di tutta la tratta, avessero aderito, con una spesa di ben 50 euro, al ricorso che abbiamo fatto, questo avrebbe sicuramente avuto un impatto, e forse anche una risposta diversa, davanti al TAR, ma purtroppo abbiamo visto che i nostri amministratori vanno a Roma solo per racimolare qualche mera compensazione in cambio della distruzione del nostro territorio e del suo futuro.

Vergognoso, a nostro parere, è come siano state liquidate le censure di carattere ambientale come la salvaguardia del Sito di Importanza Comunitaria del Laghetto del Frassino, la bonifica della Galleria di Lonato o l’eliminazione dei possibili effetti negativi della vicinanza dei cantieri alle aree destinate a parco, sostenendo che esse saranno oggetto di specifici approfondimenti e di apposite misure di mitigazione, dimenticando però che si tratta di approfondimenti che dovevano essere contenuti già nel progetto definitivo in quanto il progetto esecutivo non sarà sottoposto alla stringente procedura amministrativa del progetto definitivo.

Anche nei confronti delle censure riguardanti gli espropri e la distruzione dei vigneti il TAR ha rinviato ad un momento successivo l’elaborazione di criteri condivisi con le associazioni di agricoltori dimenticando che il progetto preliminare imponeva tale adempimento con il progetto definitivo e non in un momento successivo. Ma è ben chiaro che chi costruisce quest’opera non ha alcun interesse a tutelare o guadagnare meno per salvare parti del territorio o gli interessi dei singoli, quindi questa risposta è a maggior ragione inaccettabile.

Infine, il TAR ha respinto la censura sul mancato espletamento in via preventiva della Valutazione Ambientale Strategica sul progetto dell’opera pubblica ritenendo che essa non era necessaria ma dimenticando che la VAS avrebbe dovuto essere fatta quantomeno con l’approvazione del progetto definitivo.

Sottolineando in ultimo, in totale assonanza alla controparte contro cui stiamo combattendo questa lotta, il TAR avvalora l’assenza di validità ai motivi del ricorso vista l’eterogeneità di interessi dei diversi ricorrenti. Non servono a nostro parere molti commenti a riguardo.

La sentenza del TAR Lazio a nostro parere non è condivisibile e verrà quindi appellata al Consiglio di Stato. Chiederemo inoltre l’intervento della Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ma come avevamo già detto quel famoso 9 gennaio, al di là del risultato, sapremo con sempre più determinazione portare avanti le ragioni della nostra lotta, anche avvalorati dall’ennesima dimostrazione che gli interessi dietro questo progetto riescono a superare anche la legge stessa.

Ma non per questo ci arrenderemo, anzi, questa è l’ennesima mossa che ci da sempre più modi per far sapere a tutt* che siamo dalla parte giusta, e che non state difendendo né le persone ne l’ambiente, ma solo interessi economici, politici e mafiosi.

Il TAV Brescia-Verona in 3 anni? E’ uno scherzo di carnevale…

Il carnevale è arrivato. A Verona, in fiera, il 22 febbraio, all’inaugurazione della 30ª edizione di Samoter, salone internazionale delle macchine movimento terra, da cantiere e per l’edilizia, è andata in scena una grande carnevalata con protagonista non il “papà del gnoco” ma il sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro che si è divertito a scherzare con i non disinteressati ascoltatori e con gli organi di informazione presenti.

Per dire così tante balle e fesserie in un colpo solo, il sottosegretario si è evidentemente fatto trasportare dal clima carnevalesco.

Ha sicuramente scherzato quando ha detto che i lavori si potrebbero finire in 36 mesi, prendendosi la libertà di diminuire i tempi previsti nella valutazione di impatto ambientale approvata dalla commissione ministeriale, dove il cronoprogramma (già molto ottimistico) prevede una durata di 89 mesi ovvero: 7 anni e 4 mesi.

Inoltre come evidenziato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici lo scorso dicembre, e messo nero su bianco in un lungo rapporto, l’opera presenta gravi carenze progettuali e “si basa sulla normativa tecnica risalente al 1988 e superata fin dal 2005” ed il progetto “deve essere rivisto, modificato e integrato/adeguato nel rispetto delle aggiornate e vigenti nuove norme tecniche per le costruzioni”. “Non viene fatto alcun riferimento alla recente zonizzazione sismica del territorio, con non trascurabili effetti sulla sicurezza”.

Ma questo non interessa né al Ministero dei Trasporti e Infrastrutture, né all’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile, che allegramente dichiara alla stampa che ciò non costituisce un impedimento, e non rallenterà minimamente la progettazione e la realizzazione dell’Alta Velocità Brescia-Verona.

Se non fossimo a carnevale il governo si preoccuperebbe di far rispettare le norme che tutti i normali cittadini devono rispettare, quando devono costruirsi la casa, anche ai progettisti del TAV. Così si eviterebbero rischi inutili a chi ipoteticamente dovrà realizzare l’ opera ed a chi (teoricamente) dovrà utilizzarla in futuro.

Altro scherzo è quello relativo al costo dell’opera che secondo il sottosegretario è di solo 1,5 miliardi di euro. Il rappresentante del governo non può non sapere che nel SILOS (Sistema Informativo Legge Opere Strategiche) della camera dei deputati (visibile QUI): è riportato il costo della linea TAV Brescia-Verona che è di 3,954 miliardi di euro, con disponibili solo 2,268 miliardi quindi con la necessità di trovare altri 1,686 miliardi di euro.

Se anche il CIPE desse il via libera il mese prossimo, come annunciato dal Sottosegretario, il progetto dovrà passare l’esame della corte dei conti, poi dovrà essere redatto il progetto esecutivo, quindi tecnicamente i lavori non potrebbero iniziare comunque prima di un anno.

Senza dimenticare il ricorso presentato al TAR del Lazio da una sessantina di ricorrenti che evidenzia le innumerevoli carenze presenti nel progetto e il mancato rispetto di molte norme di legge, e che è stato discusso nell’udienza del 9 gennaio scorso, e di cui siamo in attesa della sentenza.

L’ultima chicca carnevalesca è che il TAV ora serve per collegare Verona a Torino quando fino a ieri ce lo hanno venduto come un’irrinunciabile progetto europeo che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev. Ora diventa un collegamento metropolitano tra due città a circa 300 km di distanza… il sottosegretario dimentica di ricordare che questo ipotetico corridoio europeo, nel tratto da Padova a Trieste, prevede semplicemente il potenziamento della linea esistente e non la costruzione di nuovi binari, e che oltre il confine italiano non è previsto niente neanche un collegamento ferroviario “tradizionale”.

Quindi invitiamo il sottosegretario a non farsi incantare dal carnevale della bella città di Verona e a fare penitenza, anche prima del mercoledì delle ceneri, così gli scherzi saranno finiti e potrà finalmente dirci la verità su un’opera inutile e devastante per l’ambiente, che serve solo a chi la progetta e la costruisce, ma che verrà pagata a carissimo prezzo (80 milioni di euro al chilometro) da tutti.

L’udienza al TAR: entro 30 giorni il verdetto..ma la lotta NO TAV continua!

Si è tenuta nella giornata di lunedì 9 gennaio 2017 l’udienza davanti al TAR del Lazio per discutere il ricorso presentato dal Coordinamento No Tav Brescia-Verona a maggio 2016. Presenti oltre all’avv. Fausto Scappini per il Coordinamento, due avvocati di RFI e un avvocato di Cepav2.

All’udienza pubblica hanno presenziato alcuni rappresentanti del Coordinamento No Tav Brescia-Verona, del Comitato Cittadini di Calcinato, del Comitato Castelnuovo Futura e del Comitato del Parco delle Colline Moreniche. Erano inoltre presenti due parlamentari del Movimento 5 stelle: Vito Crimi e Dino Alberti. Presente anche un altro del lungo elenco di ricorrenti, Dario Podestà, proprietario dell’Agriturismo Armea in zona Desenzano del Garda che come altri imprenditori locali subirà gravi danni dal passaggio dell’alta velocità.

Il ricorso al Tar è stato presentato contro i seguenti provvedimenti:

– decreto n. 50 del 22/02/2016 con il quale il Ministero dell’Ambiente aveva determinato la positiva conclusione dell’istruttoria di verifica di ottemperanza del progetto definitivo del lotto funzionale Brescia-Verona alle prescrizioni poste con il progetto preliminare del 2003. In sostanza, il Ministero aveva dato il via libera al CIPE per l’approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera.

– con deliberazione n. 22 dell’1 maggio 2016, pubblicata il 12 agosto 2016 il CIPE ha approvato la reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio. Si tratta della seconda reiterazione del vincolo e della terza volta che esso viene posto a partire dal 2001. Il provvedimento è stato reso necessario in quanto il precedente vincolo era scaduto.

– con decreto n. 251 del 23 settembre 2016 è stato espresso il parere di compatibilità ambientale (Valutazione Ambientale Strategica – VAS) dell’allegato infrastrutture al documento di economia e finanza del 13 novembre 2015. Quest’ultimo documento contiene anche la tratta Brescia – Verona dell’Alta Velocità.

Rispetto a questi provvedimenti sono stati fatti valere nel primo ricorso depositato ad aprile 2016 e nel secondo per motivi aggiunti a ottobre 2016 una serie di vizi e lacune dovute alla tardività e alla illegittimità degli stessi.

L’avv. Fausto Scappini ha richiesto rinvio dell’udienza considerando che Cepav2 ha depositato la memoria difensiva soltanto in data limite 23/12/2016 limitando quindi il diritto di difesa e la possibilità di rispondere alla stessa. Dopo alcuni dubbi, la Presidente del Collegio Elena Stanizzi ha deciso di non accettare il rinvio e quindi di avviare la discussione.

Si è trattata di una discussione molto vivace in cui l’avv. Fausto Scappini ha ben difeso la posizione del Coordinamento No Tav Brescia-Verona nel merito dei vizi eccepiti nel ricorso. La controparte ha sostenuto l’inammissibilità del ricorso più che entrando nel merito della questione, appellandosi alla eterogeneità dei soggetti ricorrenti e a presunti conflitti di interesse.

Molto curiosa la presa di posizione di Cepav2 secondo la quale ci sarebbe un conflitto di interesse tra le associazioni ambientaliste che difendono questioni legate alla tutela del territorio ed i privati espropriandi, i quali invece riceverebbero vantaggi turistici dal passaggio dell’alta velocità sul Garda. L’avv. Scappini ha infatti fatto l’esempio dell’Agriturismo di Dario Podestà presente tra il pubblico, il quale subirà enormi danni economici. Ed il suo purtroppo non è un esempio isolato: molte aziende del Garda subiranno danni diretti o collaterali dall’alta velocità.

A Cepav2 forse non è chiaro che tutela del territorio e attività turistiche/vitivinicole/enogastronomiche sono strettamente inscindibili?

Sulla questione della eterogeneità dei soggetti è stato fatto ben presente come le volontà dei singoli possano essere diverse, ma l’obbiettivo e la domanda del ricorso sono unici e legati alla sopravvivenza e tutela di un territorio come elemento necessario e imprescindibile per ogni tipo di attività, pubblica o privata, sullo stesso.

Per la nostra difesa l’avv. Scappini ha sostenuto:

  • la violazione del diritto di difesa, come descritto sopra;

  • la mancata valutazione dell’opzione zero, cosa che invece è stata applicata nella Regione Friuli dalla Presidente Serracchiani, caso citato in udienza;

  • violazione delle norme europee sull’appalto pubblico;

  • la illegittima reiterazione del vincolo d’esproprio;

  • mancata o parziale ottemperanza alle prescrizioni da parte di Cepav2;

  • grave pregiudizio al territorio derivante dalla procedura dei lotti costruttivi.

Ora non resta che attendere la sentenza definitiva, per il momento ci riteniamo soddisfatti per questa che è una delle tante iniziative promosse per contrastare questa inutile costosa e devastante opera per l’ambiente e le comunità locali.

Qualsiasi sarà il risultato, proseguiremo con ogni mezzo per contrastare l’ennesima devastazione di un territorio come quello bresciano-veronese che chiede solo un unico intervento ad alta velocità: la BONIFICHE!

Cave, discariche e alta velocità: conosciamo la grandezza del problema? – PARTE PRIMA

Il 10 aprile si terrà a Brescia una manifestazione per chiedere una moratoria su tutti i progetti relativi all’apertura di nuove cave e nuove discariche. Un problema reale che coinvolge gran parte la fascia pedemontana della provincia bresciana. Un territorio che vanta, probabilmente, la più alta concentrazione di cave e discariche (tutte ricavate in cave dismesse) d’Europa.

Apriamo, quindi, con questo post uno spazio d’approfondimento a puntate sul problema delle cave di prestito e sullo smaltimento dello “smarino” (il terreno estratto dallo scavo delle gallerie) e dei rifiuti che verrebbero prodotti in caso iniziassero i lavori per la costruzione dell’Alta Velocità Brescia – Verona. Una delle questioni più spinose e certamente più impattanti dell’intero progetto, ma anche una delle meno conosciute e sulla quale circola una grande disinformazione.

La realizzazione del TAV Brescia – Verona necessita di un altissimo quantitativo di ghiaie. Dai documenti presentati da Cepav 2 nel progetto definitivo si prevede l’estrazione di 10 milioni e 200 mila metri cubi di ghiaie[1]. Una quantità, giusto per darne un’immagine concreta e tangibile, sufficiente a coprire con un metro di ghiaia tutta la superficie urbanizzata della città di Desenzano del Garda.

Si tratta, come si può leggere tra le righe del progetto definitivo, di una stima fatta al ribasso. È stata fatta notare, infatti, da più enti pubblici[2] una forte incongruenza nei i dati presentati nei diversi documenti del progetto: i dati relativi ai volumi di scavato sono diversi da documento a documento e i totali presentati sono inferiori alla somma algebrica dei singoli siti.

In un primo momento, sulla base di uno studio del 2005, il consorzio ha individuato 7 nuove cave da aprire e dalle quali estrarre gli inerti necessari. Sei sono state individuate nel bresciano e una nel veronese, più precisamente nei comuni di Lograto, Montichiari, Castenedolo, Calcinato e Castelnuovo del Garda(VR). La superficie di suolo agricolo consumato sarebbe pari a 110 ettari, equivalenti a più di 150 campi da calcio.

Dopo le richieste fatte congiuntamente da alcuni politici e dall’AIB (associazione industriali bresciani) il 5 novembre 2014, Cepav 2 ha dichiarato agli organi ministeriali la propria intenzione a rinunciare all’apertura di queste nuove cave, molto più convenienti economicamente, dettando ovviamente le proprie condizioni.

Dove recupererà quindi i materiali da scavo necessari per la realizzazione della tratta?

Un 30% verrà recuperato da inerti derivati dagli scarti della lavorazione del marmo e da residui di fonderia. Ricordando i casi ben noti nel bresciano della tangenziale di Orzinuovi, della terza corsia dell’A4, della Bre. Be. Mi., è naturale sorridere di fronte alla richiesta di utilizzo dei residui di fonderia. La parte di materiale rimanente verrà estratto da cave già esistenti (Lograto, Ghedi, Calcinato, Sommacampagna, Bussolengo), con la possibilità di arrivare fino a 35 metri di profondità, ossia l’altezza di un palazzo di 11 piani. L’ultima parte arriverà da scavi di 5-6 metri di profondità nelle aree dei comuni di Castenedolo e Lonato, in quelle aree dove è prevista la costruzione di poli logistico/industriali (l’area nel comune di Lonato, in località Salera, è grande 5 volte la superficie del centro commerciale Leone). Ma su queste due aree dedicheremo delle puntate a parte, perché rappresentano bene il tipo di speculazioni che le grandi opere muovono sul territorio.

Ovviamente, nel dettare le proprie condizioni, Cepav 2 pone dei pesanti paletti rispetto alla durata dei cantieri (7 anni): nel caso di uno sforamento dei tempi imputabile alla mancanza di una continua disponibilità degli inerti necessari alla costruzione dell’opera, il consorzio NON pagherà nessuna penale. Non solo, il consorzio può, in ogni caso, venir meno a questo accordo e richiedere direttamente al Cipe l’apertura delle 7 cave di prestito.

Capitolo a parte meriterebbe anche il traffico che Cepav prevede dalle cave. Si stima l’utilizzo di 89 camion che effettueranno, tra andata e ritorno, 794 passaggi giornalieri, con un tragitto medio calcolato in 20 km, dalle cave ai cantieri e viceversa[3].

Dunque quella che per molti politici locali è stata vista e vissuta come un successo, in realtà nasconde ben altri risultato. Le cave non sono sparite, il traffico di mezzi pesanti rimane con tutto il suo impatto, si facilita lo smaltimento di inerti di dubbia natura (scarti di lavorazione di acciaierie e cave di marmo), aprendo la strada a possibili illeciti, dei quali tanti imprenditori a Brescia sono maestri.

Continua…

 

[1] Cfr. CEPAV 2, Allegati al Progetto definitivo opere in variante AV/AC Brescia-Verona “Dossier cave”.

[2] REGIONE LOMBARDIA, Deliberazione della Giunta del 23.1.2015.  COMUNE DI LOGRATO, Deliberazione della Giunta n. 54 del 5.11.2014.

[3] Cepav 2, Progetto esecutivo AV/AC Brescia – Verona, relazione generale dei flussi di transito.