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Ricorso al TAR: rigettato! La lotta contro il TAV non si fermerà qui!

Dopo molti mesi d’attesa da quel lunedì 9 gennaio 2017 in cui eravamo presenti a Roma per discutere l’udienza al TAR, presentato dal Coordinamento No Tav Brescia-Verona insieme a comitati territoriali che si battono per la difesa dell’ambiente, alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle e molti possibili espropriati di terreni o attività sulla tratta è arrivata dopo molti mesi d’attesa la notizia che il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso.

Ricordiamo, in breve, che il ricorso al Tar era stato presentato contro diversi provvedimenti: a partire dal decreto con cui si dava via libera al Cipe per l’approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, passando per la delibera per l’ennesima reiterazione del vincolo di esproprio presente sulle proprietà interessate a partire dal 2001, fino ad arrivare al decreto che aveva espresso il parere di compatibilità ambientale (VAS).

Nonostante a gennaio avessimo chiesto il rinvio dell’udienza, considerando che Cepav 2 aveva depositato la memoria difensiva soltanto in data limite 23/12/2016 limitando quindi il diritto di difesa e la possibilità di rispondere alla stessa, dopo alcuni dubbi, la Presidente del Collegio Elena Stanizzi aveva deciso di non accettare il rinvio e quindi di avviare la discussione.

La discussione era stata molto vivace da parte nostra, mentre la controparte aveva continuato a ribadire l’idea di inammissibilità del ricorso appellandosi esclusivamente all’eterogeneità dei soggetti ricorrenti e ai presunti conflitti di interesse degli stessi, senza minimamente prendere in considerazione i numerosi punti portati ad appello.

Ai tempi ci era sembrata molto curiosa la presa di posizione di Cepav 2, ma l’avevamo giustificata come un “arrampicarsi sugli specchi” visto che sulle questioni poste non c’era molto a cui potevano appellarsi.

Avevamo anche ben sottolineato durante la discussione avuta durante l’udienza che l’eterogeneità dei soggetti ricorrenti fosse un valore aggiunto del ricorso che ben dimostrava che l’interesse comune è legato alla sopravvivenza e tutela di un territorio come elemento necessario e imprescindibile per ogni tipo di attività, pubblica o privata che sia.

Era stata portata anche alla luce la vergognosa mancata valutazione dell’opzione zero, la violazione delle norme europee sugli appalti pubblici, la mancata o parziale ottemperanza alle prescrizioni da parte di Cepav2 e il grave pregiudizio al territorio derivante dalla procedura dei lotti costruttivi.

Ad oggi, il ricorso è stato rigettato dal TAR, ma nonostante la sentenza sia molto complessa e nonostante lo sforzo di rispondere ai motivi del ricorso, essa a nostro parere non è né condivisibile né tanto meno convincente.

Ci sono innanzitutto alcuni vizi di forma che non rendono lineare, e quindi tanto meno convincente, il discorso fatto: leggendo la sentenza infatti si nota che per respingere il ricorso il TAR ha utilizzato talvolta motivazioni che sono usate anche per sostenere principi opposti, mentre in altre parti vengono respinti i motivi del ricorso pretendendo di rendere immodificabile la situazione approvata oltre 14 anni fa riguardo al progetto.

Vengono inoltre rigettati alcuni fondamentali motivi quali ad esempio quello sull’opzione zero non prevista nella Valutazione di Impatto Ambientale, ritenendo che il vizio avrebbe dovuto essere proposto nel 2003, dimenticandosi che a causa delle modifiche sostanziali apportate al progetto dell’Alta velocità è stato impugnato un parere VIA diverso da quello del 2003.

Davanti a “errori” del genere come possiamo pensare che questa risposta sia veramente ponderata su basi solide e concrete che vadano a tutelare noi e la nostra terra?

Ma andando avanti troviamo che è stata dichiarata inammissibile anche la richiesta di sottoporre alla Corte di Giustizia la questione dell’affidamento diretto dell’opera ai Contraenti Generali in quanto i ricorrenti non avrebbero la legittimazione attiva a contestare tale affidamento, creando in questo modo una gravissima limitazione al diritto di difesa dei cittadini direttamente interessati dall’esproprio e limitando di fatto la possibilità di contestare tale affidamento solo ai pochissimi soggetti in grado di partecipare ad una ipotetica gara di appalto di 4 miliardi di euro.

In questa risposta è palese che venga altresì dimenticato che le modalità di affidamento incidono direttamente e non solo astrattamente anche sui soggetti lesi dall’esproprio.

Il TAR, inoltre, sulla base dell’elevato grado di discrezionalità tecnica in possesso dell’Amministrazione pubblica ha omesso di valutare i gravi vizi della valutazione ambientale ed ha affermato che gli aspetti di dettaglio delle varie prescrizioni potranno essere sviluppati anche al livello di progettazione successivo costituito dal progetto esecutivo, dimenticando però che la disciplina legislativa impone determinate verifiche già con il progetto definitivo.

E invece il TAR legittima la costruzione di questa grande opera risolvendo i problemi “strada facendo”. Davanti a questo punto vorremmo anche ribadire che se le amministrazioni comunali di tutta la tratta, avessero aderito, con una spesa di ben 50 euro, al ricorso che abbiamo fatto, questo avrebbe sicuramente avuto un impatto, e forse anche una risposta diversa, davanti al TAR, ma purtroppo abbiamo visto che i nostri amministratori vanno a Roma solo per racimolare qualche mera compensazione in cambio della distruzione del nostro territorio e del suo futuro.

Vergognoso, a nostro parere, è come siano state liquidate le censure di carattere ambientale come la salvaguardia del Sito di Importanza Comunitaria del Laghetto del Frassino, la bonifica della Galleria di Lonato o l’eliminazione dei possibili effetti negativi della vicinanza dei cantieri alle aree destinate a parco, sostenendo che esse saranno oggetto di specifici approfondimenti e di apposite misure di mitigazione, dimenticando però che si tratta di approfondimenti che dovevano essere contenuti già nel progetto definitivo in quanto il progetto esecutivo non sarà sottoposto alla stringente procedura amministrativa del progetto definitivo.

Anche nei confronti delle censure riguardanti gli espropri e la distruzione dei vigneti il TAR ha rinviato ad un momento successivo l’elaborazione di criteri condivisi con le associazioni di agricoltori dimenticando che il progetto preliminare imponeva tale adempimento con il progetto definitivo e non in un momento successivo. Ma è ben chiaro che chi costruisce quest’opera non ha alcun interesse a tutelare o guadagnare meno per salvare parti del territorio o gli interessi dei singoli, quindi questa risposta è a maggior ragione inaccettabile.

Infine, il TAR ha respinto la censura sul mancato espletamento in via preventiva della Valutazione Ambientale Strategica sul progetto dell’opera pubblica ritenendo che essa non era necessaria ma dimenticando che la VAS avrebbe dovuto essere fatta quantomeno con l’approvazione del progetto definitivo.

Sottolineando in ultimo, in totale assonanza alla controparte contro cui stiamo combattendo questa lotta, il TAR avvalora l’assenza di validità ai motivi del ricorso vista l’eterogeneità di interessi dei diversi ricorrenti. Non servono a nostro parere molti commenti a riguardo.

La sentenza del TAR Lazio a nostro parere non è condivisibile e verrà quindi appellata al Consiglio di Stato. Chiederemo inoltre l’intervento della Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ma come avevamo già detto quel famoso 9 gennaio, al di là del risultato, sapremo con sempre più determinazione portare avanti le ragioni della nostra lotta, anche avvalorati dall’ennesima dimostrazione che gli interessi dietro questo progetto riescono a superare anche la legge stessa.

Ma non per questo ci arrenderemo, anzi, questa è l’ennesima mossa che ci da sempre più modi per far sapere a tutt* che siamo dalla parte giusta, e che non state difendendo né le persone ne l’ambiente, ma solo interessi economici, politici e mafiosi.

Il TAV Brescia-Verona in 3 anni? E’ uno scherzo di carnevale…

Il carnevale è arrivato. A Verona, in fiera, il 22 febbraio, all’inaugurazione della 30ª edizione di Samoter, salone internazionale delle macchine movimento terra, da cantiere e per l’edilizia, è andata in scena una grande carnevalata con protagonista non il “papà del gnoco” ma il sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro che si è divertito a scherzare con i non disinteressati ascoltatori e con gli organi di informazione presenti.

Per dire così tante balle e fesserie in un colpo solo, il sottosegretario si è evidentemente fatto trasportare dal clima carnevalesco.

Ha sicuramente scherzato quando ha detto che i lavori si potrebbero finire in 36 mesi, prendendosi la libertà di diminuire i tempi previsti nella valutazione di impatto ambientale approvata dalla commissione ministeriale, dove il cronoprogramma (già molto ottimistico) prevede una durata di 89 mesi ovvero: 7 anni e 4 mesi.

Inoltre come evidenziato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici lo scorso dicembre, e messo nero su bianco in un lungo rapporto, l’opera presenta gravi carenze progettuali e “si basa sulla normativa tecnica risalente al 1988 e superata fin dal 2005” ed il progetto “deve essere rivisto, modificato e integrato/adeguato nel rispetto delle aggiornate e vigenti nuove norme tecniche per le costruzioni”. “Non viene fatto alcun riferimento alla recente zonizzazione sismica del territorio, con non trascurabili effetti sulla sicurezza”.

Ma questo non interessa né al Ministero dei Trasporti e Infrastrutture, né all’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile, che allegramente dichiara alla stampa che ciò non costituisce un impedimento, e non rallenterà minimamente la progettazione e la realizzazione dell’Alta Velocità Brescia-Verona.

Se non fossimo a carnevale il governo si preoccuperebbe di far rispettare le norme che tutti i normali cittadini devono rispettare, quando devono costruirsi la casa, anche ai progettisti del TAV. Così si eviterebbero rischi inutili a chi ipoteticamente dovrà realizzare l’ opera ed a chi (teoricamente) dovrà utilizzarla in futuro.

Altro scherzo è quello relativo al costo dell’opera che secondo il sottosegretario è di solo 1,5 miliardi di euro. Il rappresentante del governo non può non sapere che nel SILOS (Sistema Informativo Legge Opere Strategiche) della camera dei deputati (visibile QUI): è riportato il costo della linea TAV Brescia-Verona che è di 3,954 miliardi di euro, con disponibili solo 2,268 miliardi quindi con la necessità di trovare altri 1,686 miliardi di euro.

Se anche il CIPE desse il via libera il mese prossimo, come annunciato dal Sottosegretario, il progetto dovrà passare l’esame della corte dei conti, poi dovrà essere redatto il progetto esecutivo, quindi tecnicamente i lavori non potrebbero iniziare comunque prima di un anno.

Senza dimenticare il ricorso presentato al TAR del Lazio da una sessantina di ricorrenti che evidenzia le innumerevoli carenze presenti nel progetto e il mancato rispetto di molte norme di legge, e che è stato discusso nell’udienza del 9 gennaio scorso, e di cui siamo in attesa della sentenza.

L’ultima chicca carnevalesca è che il TAV ora serve per collegare Verona a Torino quando fino a ieri ce lo hanno venduto come un’irrinunciabile progetto europeo che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev. Ora diventa un collegamento metropolitano tra due città a circa 300 km di distanza… il sottosegretario dimentica di ricordare che questo ipotetico corridoio europeo, nel tratto da Padova a Trieste, prevede semplicemente il potenziamento della linea esistente e non la costruzione di nuovi binari, e che oltre il confine italiano non è previsto niente neanche un collegamento ferroviario “tradizionale”.

Quindi invitiamo il sottosegretario a non farsi incantare dal carnevale della bella città di Verona e a fare penitenza, anche prima del mercoledì delle ceneri, così gli scherzi saranno finiti e potrà finalmente dirci la verità su un’opera inutile e devastante per l’ambiente, che serve solo a chi la progetta e la costruisce, ma che verrà pagata a carissimo prezzo (80 milioni di euro al chilometro) da tutti.

L’udienza al TAR: entro 30 giorni il verdetto..ma la lotta NO TAV continua!

Si è tenuta nella giornata di lunedì 9 gennaio 2017 l’udienza davanti al TAR del Lazio per discutere il ricorso presentato dal Coordinamento No Tav Brescia-Verona a maggio 2016. Presenti oltre all’avv. Fausto Scappini per il Coordinamento, due avvocati di RFI e un avvocato di Cepav2.

All’udienza pubblica hanno presenziato alcuni rappresentanti del Coordinamento No Tav Brescia-Verona, del Comitato Cittadini di Calcinato, del Comitato Castelnuovo Futura e del Comitato del Parco delle Colline Moreniche. Erano inoltre presenti due parlamentari del Movimento 5 stelle: Vito Crimi e Dino Alberti. Presente anche un altro del lungo elenco di ricorrenti, Dario Podestà, proprietario dell’Agriturismo Armea in zona Desenzano del Garda che come altri imprenditori locali subirà gravi danni dal passaggio dell’alta velocità.

Il ricorso al Tar è stato presentato contro i seguenti provvedimenti:

– decreto n. 50 del 22/02/2016 con il quale il Ministero dell’Ambiente aveva determinato la positiva conclusione dell’istruttoria di verifica di ottemperanza del progetto definitivo del lotto funzionale Brescia-Verona alle prescrizioni poste con il progetto preliminare del 2003. In sostanza, il Ministero aveva dato il via libera al CIPE per l’approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera.

– con deliberazione n. 22 dell’1 maggio 2016, pubblicata il 12 agosto 2016 il CIPE ha approvato la reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio. Si tratta della seconda reiterazione del vincolo e della terza volta che esso viene posto a partire dal 2001. Il provvedimento è stato reso necessario in quanto il precedente vincolo era scaduto.

– con decreto n. 251 del 23 settembre 2016 è stato espresso il parere di compatibilità ambientale (Valutazione Ambientale Strategica – VAS) dell’allegato infrastrutture al documento di economia e finanza del 13 novembre 2015. Quest’ultimo documento contiene anche la tratta Brescia – Verona dell’Alta Velocità.

Rispetto a questi provvedimenti sono stati fatti valere nel primo ricorso depositato ad aprile 2016 e nel secondo per motivi aggiunti a ottobre 2016 una serie di vizi e lacune dovute alla tardività e alla illegittimità degli stessi.

L’avv. Fausto Scappini ha richiesto rinvio dell’udienza considerando che Cepav2 ha depositato la memoria difensiva soltanto in data limite 23/12/2016 limitando quindi il diritto di difesa e la possibilità di rispondere alla stessa. Dopo alcuni dubbi, la Presidente del Collegio Elena Stanizzi ha deciso di non accettare il rinvio e quindi di avviare la discussione.

Si è trattata di una discussione molto vivace in cui l’avv. Fausto Scappini ha ben difeso la posizione del Coordinamento No Tav Brescia-Verona nel merito dei vizi eccepiti nel ricorso. La controparte ha sostenuto l’inammissibilità del ricorso più che entrando nel merito della questione, appellandosi alla eterogeneità dei soggetti ricorrenti e a presunti conflitti di interesse.

Molto curiosa la presa di posizione di Cepav2 secondo la quale ci sarebbe un conflitto di interesse tra le associazioni ambientaliste che difendono questioni legate alla tutela del territorio ed i privati espropriandi, i quali invece riceverebbero vantaggi turistici dal passaggio dell’alta velocità sul Garda. L’avv. Scappini ha infatti fatto l’esempio dell’Agriturismo di Dario Podestà presente tra il pubblico, il quale subirà enormi danni economici. Ed il suo purtroppo non è un esempio isolato: molte aziende del Garda subiranno danni diretti o collaterali dall’alta velocità.

A Cepav2 forse non è chiaro che tutela del territorio e attività turistiche/vitivinicole/enogastronomiche sono strettamente inscindibili?

Sulla questione della eterogeneità dei soggetti è stato fatto ben presente come le volontà dei singoli possano essere diverse, ma l’obbiettivo e la domanda del ricorso sono unici e legati alla sopravvivenza e tutela di un territorio come elemento necessario e imprescindibile per ogni tipo di attività, pubblica o privata, sullo stesso.

Per la nostra difesa l’avv. Scappini ha sostenuto:

  • la violazione del diritto di difesa, come descritto sopra;

  • la mancata valutazione dell’opzione zero, cosa che invece è stata applicata nella Regione Friuli dalla Presidente Serracchiani, caso citato in udienza;

  • violazione delle norme europee sull’appalto pubblico;

  • la illegittima reiterazione del vincolo d’esproprio;

  • mancata o parziale ottemperanza alle prescrizioni da parte di Cepav2;

  • grave pregiudizio al territorio derivante dalla procedura dei lotti costruttivi.

Ora non resta che attendere la sentenza definitiva, per il momento ci riteniamo soddisfatti per questa che è una delle tante iniziative promosse per contrastare questa inutile costosa e devastante opera per l’ambiente e le comunità locali.

Qualsiasi sarà il risultato, proseguiremo con ogni mezzo per contrastare l’ennesima devastazione di un territorio come quello bresciano-veronese che chiede solo un unico intervento ad alta velocità: la BONIFICHE!

Cave, discariche e alta velocità: conosciamo la grandezza del problema? – PARTE PRIMA

Il 10 aprile si terrà a Brescia una manifestazione per chiedere una moratoria su tutti i progetti relativi all’apertura di nuove cave e nuove discariche. Un problema reale che coinvolge gran parte la fascia pedemontana della provincia bresciana. Un territorio che vanta, probabilmente, la più alta concentrazione di cave e discariche (tutte ricavate in cave dismesse) d’Europa.

Apriamo, quindi, con questo post uno spazio d’approfondimento a puntate sul problema delle cave di prestito e sullo smaltimento dello “smarino” (il terreno estratto dallo scavo delle gallerie) e dei rifiuti che verrebbero prodotti in caso iniziassero i lavori per la costruzione dell’Alta Velocità Brescia – Verona. Una delle questioni più spinose e certamente più impattanti dell’intero progetto, ma anche una delle meno conosciute e sulla quale circola una grande disinformazione.

La realizzazione del TAV Brescia – Verona necessita di un altissimo quantitativo di ghiaie. Dai documenti presentati da Cepav 2 nel progetto definitivo si prevede l’estrazione di 10 milioni e 200 mila metri cubi di ghiaie[1]. Una quantità, giusto per darne un’immagine concreta e tangibile, sufficiente a coprire con un metro di ghiaia tutta la superficie urbanizzata della città di Desenzano del Garda.

Si tratta, come si può leggere tra le righe del progetto definitivo, di una stima fatta al ribasso. È stata fatta notare, infatti, da più enti pubblici[2] una forte incongruenza nei i dati presentati nei diversi documenti del progetto: i dati relativi ai volumi di scavato sono diversi da documento a documento e i totali presentati sono inferiori alla somma algebrica dei singoli siti.

In un primo momento, sulla base di uno studio del 2005, il consorzio ha individuato 7 nuove cave da aprire e dalle quali estrarre gli inerti necessari. Sei sono state individuate nel bresciano e una nel veronese, più precisamente nei comuni di Lograto, Montichiari, Castenedolo, Calcinato e Castelnuovo del Garda(VR). La superficie di suolo agricolo consumato sarebbe pari a 110 ettari, equivalenti a più di 150 campi da calcio.

Dopo le richieste fatte congiuntamente da alcuni politici e dall’AIB (associazione industriali bresciani) il 5 novembre 2014, Cepav 2 ha dichiarato agli organi ministeriali la propria intenzione a rinunciare all’apertura di queste nuove cave, molto più convenienti economicamente, dettando ovviamente le proprie condizioni.

Dove recupererà quindi i materiali da scavo necessari per la realizzazione della tratta?

Un 30% verrà recuperato da inerti derivati dagli scarti della lavorazione del marmo e da residui di fonderia. Ricordando i casi ben noti nel bresciano della tangenziale di Orzinuovi, della terza corsia dell’A4, della Bre. Be. Mi., è naturale sorridere di fronte alla richiesta di utilizzo dei residui di fonderia. La parte di materiale rimanente verrà estratto da cave già esistenti (Lograto, Ghedi, Calcinato, Sommacampagna, Bussolengo), con la possibilità di arrivare fino a 35 metri di profondità, ossia l’altezza di un palazzo di 11 piani. L’ultima parte arriverà da scavi di 5-6 metri di profondità nelle aree dei comuni di Castenedolo e Lonato, in quelle aree dove è prevista la costruzione di poli logistico/industriali (l’area nel comune di Lonato, in località Salera, è grande 5 volte la superficie del centro commerciale Leone). Ma su queste due aree dedicheremo delle puntate a parte, perché rappresentano bene il tipo di speculazioni che le grandi opere muovono sul territorio.

Ovviamente, nel dettare le proprie condizioni, Cepav 2 pone dei pesanti paletti rispetto alla durata dei cantieri (7 anni): nel caso di uno sforamento dei tempi imputabile alla mancanza di una continua disponibilità degli inerti necessari alla costruzione dell’opera, il consorzio NON pagherà nessuna penale. Non solo, il consorzio può, in ogni caso, venir meno a questo accordo e richiedere direttamente al Cipe l’apertura delle 7 cave di prestito.

Capitolo a parte meriterebbe anche il traffico che Cepav prevede dalle cave. Si stima l’utilizzo di 89 camion che effettueranno, tra andata e ritorno, 794 passaggi giornalieri, con un tragitto medio calcolato in 20 km, dalle cave ai cantieri e viceversa[3].

Dunque quella che per molti politici locali è stata vista e vissuta come un successo, in realtà nasconde ben altri risultato. Le cave non sono sparite, il traffico di mezzi pesanti rimane con tutto il suo impatto, si facilita lo smaltimento di inerti di dubbia natura (scarti di lavorazione di acciaierie e cave di marmo), aprendo la strada a possibili illeciti, dei quali tanti imprenditori a Brescia sono maestri.

Continua…

 

[1] Cfr. CEPAV 2, Allegati al Progetto definitivo opere in variante AV/AC Brescia-Verona “Dossier cave”.

[2] REGIONE LOMBARDIA, Deliberazione della Giunta del 23.1.2015.  COMUNE DI LOGRATO, Deliberazione della Giunta n. 54 del 5.11.2014.

[3] Cepav 2, Progetto esecutivo AV/AC Brescia – Verona, relazione generale dei flussi di transito.

Aggiornamenti importanti sul TAV Brescia-Verona! Prossimo appuntamento 14/11 alla manifestazione NO TAV in Trentino!

Mercoledì 4 novembre si è tenuta a San Martino della Battaglia l’assemblea pubblica del Coordinamento No Tav Brescia-Verona che riunisce rappresentanti dei diversi Comitati No Tav della zona e che, con questa modalità di riunione aperta, apre le porte anche a persone esterne per consentire di informarsi e aggregarsi al percorso di resistenza al progetto di linea ad alta velocità Brescia-Verona.

Questa assemblea ha avuto il piacere di avere la partecipazione e la consulenza del Prof. Erasmo Venosi, fisico nucleare ed ex-vice Presidente della Commisione IPPC del Ministero dell’Ambiente.

Era inoltre presente Stefano dei No Tav del Trentino, il quale ha raccontato la situazione di resistenza della popolazione locale alla trivella che in questi giorni sta occupando il terreno pubblico per i carotaggi del progetto del Tunnel di Base del Brennero.

Erasmo Venosi ha presentato la situazione attuale del progetto e quelli che ne sono gli aspetti più problematici per il mancato adempimento di norme interne e comunitarie relativamente al progetto TAV approvato nel 2003 (ovvero: un’era geologica fa).

Gli aspetti attengono a:

1) VIA – Valutazione di Impatto Ambientale: il progetto non tiene conto dell’effetto cumulato degli impatti come previsto dal Testo Unico Ambientale. Il progetto TAV s’inserisce lungo un percorso già altamente denso di infrastrutture e antropizzato: autostrada A4, linea ferroviaria storica, tangenziali , abitazioni e aziende.

2) PIANO CAVE: le terre e le rocce da scavo rappresentano la maggior fonte di avvelenamento per il terreno, tenendo conto anche che nello scavo delle gallerie si utilizzano dei leganti chimici altamente inquinanti. Nel progetto di Cepav2 è totalmente assente un piano cave. Il rischio è quindi che, in un territorio già pesantemente carico di cave e discariche, si vadano ad aggiungere milioni di metri cubi di scavi che verranno trattati senza uno specifico progetto.

3) MODELLO DI CALCOLO DELLE EMISSIONI DELLE POLVERI, soprattutto quelle da cantiere: Cepav 2 usa un modello del tutto obsoleto ed il Ministero ha rilevato che va aggiornato.

4) VALUTAZIONE DELL’IMPATTO MAGNETICO: da un lato il Ministero richiede a Cepav 2 di rifare il monitoraggio e verificare se i valori di induzione del campo magnetico sono compatibili, dall’altro lato…questo aspetto importantissimo è stato rimandato alla redazione del progetto esecutivo.

5) VINCOLO ESPROPRI: nella fascia contigua alla linea TAV non è possibile costruire perché vincolata all’esproprio. Nel 2003 è stato approvato il progetto, pubblicato poi in gazzetta ufficiale nel 2004, il vincolo durava 5 anni ed è scaduto nel 2009, a progetto non avviato. Il governo Monti ha rinnovato il vincolo prolungandolo a 7 anni e scadrà il prossimo 6 giugno 2016. Se non verranno aperti i cantieri entro tale data, per Cepav2 saranno grossi problemi perché reiterare il vincolo per una terza volta è difficilmente accettabile per gli organi giurisdizionali, tenuto conto anche che la norma del governo Monti pone la possibilità di espandere il limite fino a 10 anni, ma a giugno 2016 si arriverà già a 12 anni di vincolo.

Ci sono poi gravi problemi di deroghe da norme del diritto comunitario e problemi di deroghe o mancato rispetto di norme di diritto interno:

a) RATING DI LEGALITA’ del General Contractor (Cepav2): il modulo dell’Autority della Concorrenza e del Mercato e del Ministero dello Sviluppo Economico prevede che il sistema bancario conceda il finanziamento del progettto al General Contractor (i soldi non li da direttamente lo Stato, li danno le banche ai quali poi lo Stato fornisce la garanzia) solo se c’è il Rating di Legalità. Dalla documentazione del progetto Tav Brescia-Verona non risulta che Cepav 2 abbia o che gli sia stato richiesto il Rating di Legalità.

b) Secondo il Decreto Legislativo 228/2011 l’analisi costi-benefici è obbligatoria. Cepav2 ha presentato l’analisi nel 2003, ora tale analisi va rifatta. L’analisi costi-benefici è un’analisi economica: quali saranno i benefici per la comunità derivanti da quest’opera in relazione ai costi economici che dovrà supportare? L’analisi finanziaria, invece, purtroppo non è prevista…perché sono investimenti che non avranno mai un ammortamento, le stime di traffico sono del tutto insufficienti e ciò significa che le perdite, già oggi prevedibili, di questa TAV verranno pagate da noi contribuenti. Ci troviamo di fronte sostanzialmente ad una redistribuzione di risorse pubbliche dal basso verso l’alto!

c) FINANZIAMENTO DELL’OPERA: i soldi non ci sono. E’ un finanziamento poliennale e nella tabella E della legge di stabilità sono allocate le risorse per gli investimenti in conto capitale. Quella tabella vale per un triennio: 2015, 2016, 2017. Per il lotto Brescia-Verona e Verona-Padova sono disponibili in conto capitale 2.800 milioni di euro…ma si tratta di allocazioni di competenza e non di cassa…potrebbero divenire di cassa nel 2018, oppure no. La situazione economico-finanziaria attuale è estremamente grave e inoltre ci sono i limiti del fiscal compact.

d) FISCAL COMPACT secondo il quale l’Italia deve rientrare del rapporto debito pubblico-pil dal 132% al 60% nell’arco di 20 anni…ciò significa che spazio per investimenti e risorse ce n’è ben poco e la realtà è che vengono tagliati 4 miliardi di euro alla Sanità e 18 miliardi di euro alle Regioni per mantenere in piedi progetti del tutto inutili e ingiustificatamente costosi come questo.

Nel momento in cui il Procuratore Generale della Corte dei Conti dichiara: “nelle opere strategiche c’è un 40% di sovrapprezzo” significa che sull’intero segmento da Milano a Padova c’è un “sovrapprezzo” di 6 miliardi di euro!

L’esempio concreto del gonfiamento degli appalti Tav sta nella costruzione della linea Tav Torino-Milano: la lunghezza di questa linea è di 112 chilometri e sono state costruite ben 412 chilometri di vie di accesso! Questa Tav ha raggiunto il massimo di spesa per costo unitario al chilometro di 65 milioni di euro…in un tratto completamente in pianura. Quando in Francia, per un tratto del tutto simile, raggiungono al massimo 15-20 milioni di euro a chilometro.

Sulla Brescia-Verona, per ovviare al reticolo viario interferito sono previsti 15 nuovi cavalcavia, 20 sottovie, 9 sottopassi poderali e 2 sottopassi ciclopedonali…ovvero una devastazione del territorio ed il costo al chilometro è, al momento, di 62 milioni di euro al chilometro.

In un gravissimo momento economico e sociale come questo riteniamo che questo progetto sia assolutamente da eliminare in favore di progetti veramente utili alla comunità.

Da un lato quindi il Coordinamento No Tav Brescia-Verona proseguirà con i propri strumenti di resistenza e di informazione, ma allo stesso tempo, trattandosi di un progetto che viola non solo norme di diritto interno, ma anche di diritto comunitario, ci saranno margini e possibilità di agire per richiedere l’intervento dell’Unione Europea in merito.

Inoltre è stato deciso collettivamente che sabato 14 novembre il Coordinamento No Tav Brescia-Verona porterà il proprio sostegno alla manifestazione indetta dai comitati No Tav del Trentino contro il Tunnel di Base del Brennero, il quale purtroppo non segue linee diverse e più corrette rispetto al Tav Brescia-Verona. I gruppi No Tav locali in questi giorni si trovano a dover resistere alla presenza di una trivella per carotaggi che è stata portata scortata da un’ingente scorta di celere e forze dell’ordine, come ci ha raccontato Stefano dei No Tav del Trentino. Gli attivisti, supportati dalla popolazione locale, hanno occupato per un giorno intero la trivella e nella fiaccolata indetta per sabato 31/10 hanno ricevuto il sostegno di ben 350 persone.

A breve infine pubblicheremo il calendario delle prossime iniziative in programma su tutta la tratta.

PER RAGGIUNGERE LA MANIFESTAZIONE NO TAV TRENTINO DEL 17 NOVEMBRE CI TROVIAMO ALLE 13:00 AL CASELLO DELL’AUTOSTRADA DI DESENZANO PER FARE UNA MACCHINATA NO TAV VERSO LA MANIFESTAZIONE! 

ANCHE LA TRATTA AD ALTA VELOCITA’ BRESCIA – VERONA NEL MIRINO DELLA PROCURA

ordinanza Firenze

 

Ci sono anche la Tav Brescia-Verona e il Consorzio Cepav Due tra gli indagati finiti nel mirino degli inquirenti  che hanno portato all’arresto del dirigente del ministero dei Lavori Pubblici Ercole Incalza, del suo collaboratore Sandro Pacella e degli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, presidente del Cda di Centostazioni Spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato. L’inchiesta condotta dal procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo coinvolge cinquanta indagati. Tra le figure chiave l’ingegnere Stefano Perotti, responsabile della società Ingegneria Spm, a cui sono stati affidati incarichi di direzione lavori per la realizzazione di diverse «Grandi Opere», ferroviarie ed autostradali. Oltre alla tratta Milano -Verona, anche il nodo tav di Firenze per il sotto attraversamento della città, la tratta ferroviaria Firenze-Bologna, la tratta Genova – Milano Terzo Valico di Giovi,l’autostrada Civitavecchia – Orte – Mestre, l’autostrada Reggiolo Rolo – Ferrara, l’Autostrada Eas Ejder -Emssad in Libia, conferiti da Anas International Enterprise spa. Dall’indagine è emerso altresì come Perotti abbia influito illecitamente sulla aggiudicazione dei lavori di realizzazione del Palazzo Italia Expo.
Proprio il rapporto di «dipendenza» del controllore (che dovrebbe agire nell’interesse della pubblica amministrazione) con il controllato è stato sfruttato dagli indagati per la realizzazione dei propri fini di arricchimento illecito, facilitando l’accoglimento delle pretese degli esecutori dell’opera in termini di minori controlli e accettazione di riserve e varianti, con il conseguente incremento dei costi dell’opera e quindi dei guadagni.

Secondo l’inchiesta, appalti per 25 miliardi di euro in 10 anni furono affidati a società legate all’imprenditore Stefano Perotti con modifiche alla direzione dei lavori che permettevano di far lievitare i costi fino al 40%. Perotti affidava consulenze retribuite a Incalza che avrebbe influito in modo illecito sulla aggiudicazione dei lavori del ‘Palazzo Italia Expo’. Per questo filone d’inchiesta è indagato pure Antonio Acerbo, l’ex manager di Expo già arrestato lo scorso ottobre per la cosiddetta ‘cupola milanese degli appalti’.

Sempre dall’inchiesta spuntano poi “incarichi di lavoro procurati a Luca Lupi”, figlio del ministro delle Infrastrutture, il ciellino, Maurizio Lupi, che lunedì prossimo ha annunciato la propria visita a Brescia, al Pirellino, per incontrare i sindaci dei comuni coinvolti dal Tav verso Verona.

Comunicato stampa

Firenze, 16 marzo 2015

Sugli arresti eccellenti a seguito dell’inchiesta sul Passante TAV fiorentino

La giornata del 16 marzo 2015, oggi, sta mostrando una Italia schizofrenica: mentre a Torino si sta celebrando un processo allo scrittore Erri De Luca per “istigazione al sabotaggio”, a Firenze l’inchiesta partita dalle indagini sul “Passante TAV di Firenze” sta mostrando, ancora una volta, il vero volto delle grandi opere inutili, cioè un enorme verminaio di  corruzione e pessima economia che sta contribuendo in maniera sostanziale al disastro sociale ed economico italiano.
Le/i cittadine/i non possono che ringraziare la magistratura per aver sollevato il velo che copre il corpo in decomposizione del mondo delle infrastrutture. Le inchieste non fanno altro che confermare le denunce della cittadinanza attiva, in tutta Italia, che da più di un decennio sta indicando le gravissime anomalie del mondo delle grandi opere.
Ovviamente dovremo aspettare di leggere le motivazioni dei provvedimenti da parte della magistratura, ma il quadro che ormai abbiamo sotto gli occhi è abbastanza chiaro: qui non si tratta di qualche mela marcia – come si affanneranno presto a dire molti esponenti politici – ma di una finestra spalancata su un sistema complessivo di malaffare.
Ercole Incalza non è un dirigente qualunque: capo della Struttura di Missione del Ministero delle Infrastrutture sotto governi di tutti i colori, primo amministratore delegato di TAV S.p.A. che ha introdotto il sistema criminogeno del “general contractor all’italiana” e la spartizione del primo enorme regalo al sistema di grandi imprese parassitarie. Incalza ha presenziato a tutto il sistema delle grandi opere inutili che hanno parassitato parecchie centinaia di miliardi di euro agli Italiani.
Se, come pare, nessun politico è coinvolto nell’inchiesta, è tutta la politica nazionale e locale ad essere chiamata in causa. La magistratura ha svolto il suo compito, quello di scoprire reati commessi; al governo e al parlamento spetterebbe il compito di legiferare perché il sistema criminogeno che è stato messo in opera venisse smantellato.
Il Ministero del Tesoro dovrebbe cominciare a guardare cosa succede dentro le Ferrovie dello Stato, visto che ne controlla il 100% delle azioni: l’amministratore delegato Michele Mario Elia, di fronte alla denuncia del comitato fiorentino dell’esplosione dei costi del Passante, non ha trovato di meglio che minimizzare e affermare il falso dicendo che i cantieri fiorentini sono fermi. I lavori vanno avanti in maniera molto rallentata, ma i costi stanno volando alle stelle in maniera incontrollata davanti alla colpevole cecità della politica locale, nazionale e delle stesse FS.
Il Governo del premier più querulo della storia repubblicana si spera trovi non solo battute di spirito, ma strumenti per smantellare completamente il sistema criminogeno delle infrastrutture e lo stesso decreto sblocca-Italia che è nella scia della “legge obiettivo”, uno dei più fallimentari provvedimenti degli ultimi decenni: le opere concluse sono solo l’8%, mentre il flusso di denaro verso il sistema politico-economico-mafioso si è mantenuto costante e generoso.
Ormai è chiaro a tutti: il sistema di deregulation delle grandi opere non è finalizzato ad una più efficiente realizzazione delle stesse, ma a garantire un generoso finanziamento del sistema parassitario che le gestisce.
Ad una politica seria resterebbe solo una cosa da fare: sabotare questo vergognoso malaffare.

Comitato No Tunnel TAV Firenze

http://www.notavterzovalico.info/2015/03/16/arrestato-incalza-gestione-illecita-grandi-opere-fra-cui-il-terzo-valico/

http://www.notav.info/post/arrestato-incalza-cade-un-pezzo-del-sistema-tav/

http://www.notav.info/post/incalza-e-lillegittimo-utilizzo-della-legge-obiettivo-per-il-mantenimento-dellappalto-del-2005-per-il-tunnel-di-venaus/

http://www.notav.info/post/incalza-uno-degli-imprenditori-arrestati-procuro-lavori-al-figlio-di-lupi/

http://www.radiondadurto.org/2015/03/16/grandi-opere-un-vero-affare-davvero-chi-si-ribella-e-il-criminale/

http://www.radiondadurto.org/2015/03/16/tav-arrestato-ercole-incalza-luono-forte-degli-appalti-pubblici/

 

 

 

EXPROPRIAMO CEPAV 2 – “Espropriamo chi illegittimamente sta usurpando la nostra terra, i nostri beni e le nostre vite!”

Oggi il Coordinamento No Tav Brescia-Verona ha tentato di “espropriare” dalla sua sede di Via Sorbanella a Brescia la ditta Cepav2. Il Consorzio Eni per l’Alta Velocità è colpevole di essere portatore di interessi illegittimi a scapito della popolazione intera e di perseguire pratiche eticamente discutibili circa lo svolgimento dei lavori per il Tav.

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Verso il 23 novembre: le nuove proposte dei comitati No Tav Brescia-Verona

Ieri sera si è svolta a Ponte San Marco la prima assemblea dei Comitati Brescia – Verona dopo la manifestazione del 5 Ottobre.

Tante le valutazioni positive sia dei rappresentanti dei vari comitati presenti che della gente, che dopo la passeggiata a San Martino era presente ieri per continuare a costruire insieme questo percorso di lotta contro l’alta velocità. Sicuramente il 5 ottobre ha risvegliato tanti animi e dato coraggio a chi sta iniziando a intraprendee questo percorso, è stato vissuto come “un segnale contro la rassegnazione”, ed è stato proprio questo entusiasmo che ieri ha fatto emergere numerose proposte e la necessità di continuare ad informare “per far capire anche agli altri”.

E così è stato fissato un nuovo momento per scendere in piazza tutti e tutte insieme, per informare, per sensibilizzare tutti verso queste problematiche, per ribadire che continueremo a lottare contro la costruzione di quest’opera perchè di casi come quelli di Genova e del Terzo Valico di questi giorni non ne vogliamo altri, per tornare a sorridere e socializzare nelle nostre terre, nelle nostre strade e nelle nostre piazze. Torneremo in piazza per far capire a sempre più persone che non dobbiamo arrenderci e accettare tutto quello che ci viene imposto, ma dobbiamo rimparare a stare uniti e lottare insieme.

Il 23 novembre (data scelta perchè precede di qualche giorno lo scadere dei tempi per presentare le osservazioni sull’opera) saremo quindi di nuovo in strada tra Calcinato e Lonato, due dei comuni interessati dal Tav Bs-Vr dove teoricamente dovrebbero sorgere i primi cantieri; sarà una nuova occasione per toccare da vicino le terre colpite dal passaggio dell’alta velocità.

In preparazione a questa nuova data di mobilitazione, lunedì prossimo, 20 ottobre, alle 21:00 si terrà un’altra assemblea dei comitati No Tav Brescia – Verona alla sala della Preistoria di Ponte San Marco.Si deciderà insieme come costruire questa data e come portare avanti tutte le altre proposte e necessità emerse ieri sera.

Infatti durante l’assemblea è emersa innumerevoli volte la necessità di continuare a fare informazione, costruendo nuove assemblee informative nei comuni dove non siamo ancora stati come Sirmione, Castenedolo, Peschiera, ecc. Continuando con questo percorso speriamo di veder nascere in ogni località un comitato No Tav locale che vada a coordinarsi con quelli già esistenti.

In queste assemblee e nelle prossime iniziative continueremo a mettere a nudo tutte le contraddizioni che riguardano quest’opera e questo modello di sviluppo, invitando anche le amministrazioni a prendere delle posizioni chiare a tal proposito. Siamo stufi che le decisioni vengano prese solo per interessi economici o politici, compromettendo sempre la salute e il benessere di tutti e tutte, generazioni future comprese.

Verrà così organizzato per le prossime settimane un momento di mobilitazione contro Cepav 2, per denunciare nuovamente la presenza di ditte e appalti mafiosi nella costruzione di quest’opera, e per denunciare la folle idea di aprire 10 nuove cave di prestito in un territorio completamente massacrato da cave e discariche come è il nostro.

Verrà a breve fissata anche una nuova data per un’assemblea a Brescia per portare avanti le innumerevoli proposte emerse durante l’assemblea del 29 settembre presso l’Oratorio Santa Maria in Silva.

Insomma…. il 5 ottobre è stato solo l’inizio, continuiamo così!

FERMARLO E’ POSSIBILE, FERMARLO TOCCA A NOI!