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Un 8 dicembre in difesa dei territori: sanzionate le trivelle del TAV a Lonato!

Le trivelle in zona Lonato hanno effettuato nei giorni scorsi indagini sui terreni dove vorrebbero costruire una galleria Tav di 7,3 chilometri.

Come era prevedibile, grandi quantità di acqua emergono già a pochi metri di profondità.

I sindaci del mantovano hanno espresso grande preoccupazione per il futuro delle quattro importanti falde acquifere sottostanti, la stessa Italferr riconosce nel progetto definitivo che ci potranno essere conseguenze irrimediabili al patrimonio idrico così come segnalato nel documento del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI, PRIMA CHE LE CONSEGUENZE SIANO IRRIMEDIABILI, DOBBIAMO DIRE NO ALLA DISTRUZIONE DEI NOSTRI TERRITORI. 

La giornata di ieri, 8 DICEMBRE ha visto scendere per le strade i diversi movimenti che si battono per la difesa dei territori dalle speculazioni politiche ed economiche che ci vogliono imporre.
L’8 contro la repressione che è in atto.
L’8 per un sistema di sviluppo che rispecchi le reali necessità di chi vive i territori.
L’8 contro il malaffare e la corruzione che accompagnano le grandi opere inutili.
L’8 per i miei diritti.
L’8 CONTRO IL TAV E CONTRO TUTTE LE GRANDI OPERE INUTILI.
LO VOGLIAMO RIBADIRE: DE CHE SA PASA MIA! 
#notav #notavbresciaverona #lagodigarda #lonato #gardalake#grandiopere #grandiopereinutili #tav #trenitalia #italferr #rfi

Esposto alla Corte dei Conti: percorreremo ogni strada per fermare il TAV!

Questa mattina si è tenuta presso la Sala della Biblioteca di Peschiera del Garda una conferenza stampa indetta da noi per
presentare con l’avv. Fausto Scappini l’esposto alla Corte dei Conti che abbiamo notificato relativamente al progetto AV/AC Brescia-Verona.

Il progetto è al vaglio della Corte dei Conti proprio in questi giorni e noi auspichiamo che la Corte tenga conto dei gravi elementi che incidono negativamente sull’economicità dell’opera sia in termini di costi che in termini di benefici potenzialmente raggiungibili.

Riportiamo qui uno stralcio dell’esposto con i punti essenziali che abbiamo sollevato:

“Come risulta dal verbale della seduta del 15 dicembre 2016 dell’Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici il progetto contestato è talmente inadeguato, anche in materia di sicurezza delle opere e di obsolescenza delle normative utilizzate per la redazione del progetto, da aver ottenuto il parere negativo dell’Assemblea del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha aspramente criticato la progettazione nonché l’inadeguatezza, anche tecnica, delle soluzioni adottate in base a della normativa ampiamente superata ed ha invitato il Governo a rivedere completamente il progetto – Lo stesso Governo, con il Documento di Programmazione Economica (deliberato dal Consiglio dei Ministri l’11 aprile 2017) ha disposto la revisione del progetto ( project review) della tratta AV/AV Brescia – Verona (quantomeno per lo shunt di Brescia) nonché la sua sottoposizione all’analisi costi – benefici .
Il progetto della tratta Brescia – Verona risulta ormai completamente stravolto rispetto al progetto originario, ma, grazie ad interpretazioni legislative a dir poco forzate, a provvedimenti
derogatori approvati ad hoc, ed alla “abnormità” del sistema di realizzazione dei lavori pubblici per lotti costruttivi non funzionali, si è pervenuti all’approvazione del progetto definitivo contenente la
dichiarazione di pubblica utilità, oltre il quale sarà difficile tornare indietro senza un grandissimo spreco di denaro pubblico. […]

La sensazione evidentissima che si ricava dall’approfondimento delle questioni direttamente o indirettamente connesse alla progettazione dell’Alta Velocità è quella di una situazione in cui ha avuto importanza solamente l’aspetto economico (scegliendo il progetto in assoluto più dispendioso) ed invece non sembra essere stata adeguatamente valutata la situazione ambientale ed economica del territorio (turismo, agricoltura ecc.), nè sembra essere stata comparata la situazione ambientale con le esigenze da perseguire con la tratta ferroviaria, anche a livello di valutazione degli interessi prevalenti né, infine, sembrano essere state valutate soluzioni alternative praticabili e rispondenti a ciò che chiede l’Europa.

Il parere della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale espresso il 28 agosto 2003 non ha neppure preso in considerazione l’opzione zero e le opzioni alternative perché, nonostante la realizzazione della linea ferroviaria comporti gravi ripercussioni sul territorio, vi sarebbe una “limitata gravità degli impatti” con la “possibilità di limitazione dei medesimi” e tutto questo consentirebbe di escludere “la necessità di approfondire lo studio della c.d. alternativa 0” nonché la necessità di escludere le opzioni alternative.
Laddove il Governo Locale (Friuli Venezia Giulia) ha ritenuto troppo impattante sul territorio la linea a 300 km/h è stata scelta una tipologia (ammodernamento della linea tradizionale e tratta a 200
km/h) assai meno costosa e meno impattante.
La stessa modifica del tracciato approvata con il progetto definitivo, che ha eliminato lo shunt di Montichiari, dimostra che gli obbiettivi di ammodernamento potevano essere ottenuti anche con studi diversi e molto meno dispendiosi.
E’ bene ricordare inoltre che per la conformazione stessa del territorio e per la vicinanza delle fermate di sosta progettate quest’alta velocità non sarà mai nemmeno in grado di raggiungere
le velocità ipotizzate.
Da ultimo sembra utile ricordare al Giudice Contabile, dal momento che la situazione non è ancora irreversibile, che riguardo i costi dell’opera, nel primo rapporto della Commissione europea sulla corruzione nell’Ue (relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo – Relazione dell’Unione sulla lotta alla corruzione del 03/02/2014) si può leggere: “L’alta velocità è tra le opere infrastrutturali più costose e criticate per gli elevati costi unitari rispetto a opere simili. Secondo gli studi, l’alta velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto
Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze, contro gli appena 10,2 milioni di euro al chilometro della Parigi-Lione, i 9,8 milioni di euro della Madrid-Siviglia e i 9,3 milioni di euro della Tokyo-Osaka. In totale il costo medio dell’alta velocità in Italia è stimato a 61 milioni di euro al chilometro. Queste differenze di costo, di per sé poco probanti, possono rivelarsi però una spia, da verificare alla luce di altri indicatori, di un’eventuale cattiva gestione o di irregolarità delle gare per gli appalti pubblici”.
La nostra posizione riguardo questo progetto non cambia e proseguiamo determinati nella richiesta del rispetto delle leggi e delle normative, di cui le grandi opere non posso e non devono essere esenti, e della tutela dei cittadini che troppo ignari, con le proprie tasse, finanziano quest’enorme speculazione italiana.

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

13/12 Assemblea pubblica NO TAV @Mazzano

Invitiamo tutti ad una assemblea pubblica nel comune di Molinetto di Mazzano il 13 dicembre alle ore 20:30

Da oltre vent’anni il progetto TAV Brescia – Verona minaccia la vita di migliaia di persone e il territorio compreso tra queste due città. Un progetto assolutamente inutile, lontano dal voler risolvere problematiche legate alla mobilità ferroviaria. Un progetto costoso, da oltre 60 milioni di euro al chilometro (oltre sei volte la media europea), che incide pesantemente sui disastrati conti pubblici italiani, togliendo risorse preziose a servizi essenziali quali istruzione, bonifiche ambientali e sanità. Un progetto dannoso per il territorio che attraversa con pesanti ricadute sia ambientali che economiche.

Non solo, il progetto ha subito pesanti stroncature dai massimi organi statali in materia di valutazione dei progetti infrastrutturali. Manca un adeguamento alle norme antisismiche attuali. Non c’è un analisi costi – benefici aggiornata. Manca un progetto per l’uscita dalla città di Brescia e uno per l’entrata a Verona. Manca la valutazione di un opzione zero come previsto dalle normative europee. Manca la possibilità di trasportare merci. Manca una Valutazione d’impatto ambientale aggiornata. Manca addirittura la copertura finanziaria per completare l’opera.

La cancellazione dello shunt di Montichiari, ossia la deviazione a sud della città di Brescia, modifica sostanzialmente il passaggio dell’Alta Velocità nel comune di Mazzano con un probabile quadruplicamento della linea a fianco di quella storica e la possibile apertura di un cantiere logistico dentro i confini di questo comune.

Nonostante le roboanti dichiarazioni che ormai da anni si susseguono, la battaglia contro questa Grande Opera Inutile e Imposta non è finita. Progetti alternativi esistono, meno impattanti per il territorio attraversato e più consoni ad un effettivo miglioramento della qualità del trasporto ferroviario.

Siamo assolutamente convinti che Fermarlo è possibile e che tocca a noi farlo!

Di tutto questo vorremmo parlarne insieme ai tecnici che da anni ci accompagnano in questa battaglia. Per questo invitiamo tutti ad una assemblea pubblica presso l’Aula Magna della scuola media A. Fleming di Mazzano, viale della Resistenza 2 (Molinetto di Mazzano) Mercoledì 13 Dicembre alle ore 20.30.

DA CHE SA PASA MIA!

9/11 assemblea pubblica NO TAV a Castelnuvo del Garda!

La minaccia del TAV continua a pesare sui nostri territori, ma in questi anni, anche grazie alla mobilitazione popolare e alle azioni legali fatte, siamo riusciti a ritardare la possibile costruzione di quest’opera.

Ora la situazione è sicuramente diversa rispetto ai precedenti anni ed è per questo che oltre alle innumerevoli iniziative sul territorio si è lanciata durante la marcia no tav a Calcinato del 7 ottobre un assemblea pubblica.

Durante la serata che questa volta sarà a Castelnuovo del Garda vi aggiorneremo su quanto sta succedendo in questi giorni sui nostri territori e insieme decideremo come proseguire la nostra lotta contro il TAV a salvaguardia di presente e futuro.

Ci vediamo il 9 novembre!

DE CHE SA PASA MIA!
DA CHI NO SE PASA MIA!

FERMARLO E’ ANCORA POSSIBILE E TOCCA ANCORA A TUTTI E TUTTE NOI!

Tecnici di Cepav2 nelle proprietà private e raccomandante di incontro per gli espropriandi: ecco come potete comportarvi!

Nonostante il progetto Alta Velocità Brescia-Verona ad oggi non sia ancora passato al vaglio della Corte dei Conti, non sia stato pubblicato ufficialmente in Gazzetta Ufficiale e non vi sia quindi la dichiarazione di pubblica utilità che consente l’esproprio, Cepav2, consorzio incaricato della progettazione e realizzazione dell’opera, tenta di avviare trattative personali relative agli indennizzi con i possibili espropriandi, dove si chiedono “incontri mirati a condividere attività e approfondimenti finalizzati ad anticipare le attività di esproprio”.

Inoltre, il Consorzio Eni Per l’Alta Velocità, con lettera del 6 ottobre scorso, comunica ad alcuni Comuni della tratta che a partire dal 16 ottobre 2017 fino a fine anno dovranno effettuare dei rilievi, e quindi entreranno nei terreni dei privati cittadini mentre i proprietari di case, terreni e giardini interessati ai rilievi non sanno nulla poiché a loro non è stata inviata alcuna comunicazione, né da parte di Cepav2 né da parte dei loro Comuni.

Accade quindi che ai Comitati No Tav locali arrivino continue segnalazioni di persone preoccupate e disorientate per essersi trovate dei tecnici all’interno delle loro proprietà̀ private senza che gli sia stata richiesta alcuna autorizzazione.

Sono state innumerevoli le volte in cui i comitati del Coordinamento No Tav Brescia-Verona hanno chiesto alle amministrazioni Comunali di tenere informati i propri cittadini della situazione in corso. Purtroppo gli interessi delle amministrazioni si sono concentrati per lo più sulle compensazioni da ricevere, mentre, come ha dichiarato di recente anche lo stesso Sindaco Legati di Calcinato, hanno sempre ritenuto che non vi sia nulla da comunicare ai soggetti che subiranno il sacrificio della loro proprietà, per evitare inutili allarmismi della popolazione.

Quando pensano di cominciare ad attivarsi questi amministratori bresciani e veronesi? Quando i danni saranno ormai irrimediabili ed il territorio devastato? Quando gli espropriati saranno già stati privati della loro proprietà con indennizzi del tutto insufficienti dovuti all’ingiusto meccanismo previsto dal sistema degli espropri più volte censurato dalle Corti Europee e comunque inidoneo ed insufficiente a risarcire il danno subito?

Tutti e tutte noi subiremo enormi danni dalla costruzione di quest’opera, ma siamo anche consapevoli che gli espropriandi subiranno gravissimi danni in termini economici e sociali se quest’opera venisse realizzata mentre le loro proprietà̀, già oggi, vengono trattate come se fossero già espropriate, senza alcun rispetto per le procedure legali e per le persone che vivono queste situazioni.

Qualsiasi Sindaco dei territori interessati dalla tratta non può̀ più permettersi di dichiarare di essere all’oscuro di queste situazioni perché i comitati No Tav lo hanno ripetutamente segnalato in questi anni e soprattutto perché è di dominio pubblico il recente incontro tra tutti gli amministratori della tratta e Cepav2.

Un Sindaco che abbia minimamente a cuore le sorti del proprio territorio e delle persone che lo abitano, ha il dovere primario di informarsi, di pretendere le informazioni necessarie per comprendere la situazione, e comunque deve attivarsi in ogni modo per far sì che quest’opera non venga realizzata e per evitare che avvengano situazioni come quelle descritte sopra a danno dei propri cittadini e del proprio territorio comunale.

Alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni è bene sottolineare che non essendo ancora approvata la dichiarazione di pubblica utilità, gli espropriandi non sono legalmente tenuti a far entrare tecnici nelle loro proprietà senza la notificazione di un’autorizzazione, e possono chiederne l’allontanamento se trovati nella loro proprietà senza consenso.

Allo stesso modo non hanno un obbligo legale di sottoscrivere alcun documento, né sottostare ad alcuna trattativa o incontro preliminare in questa fase.

Il nostro consiglio è quello di evitare qualsiasi accordo sia verbale che scritto in questa fase ancora incerta di realizzazione dell’opera.

L’opera non è infatti interamente coperta dal punto di vista finanziario, e lo dimostra il fatto che il consorzio costruttore abbia comunicato alla Sindaca Legati di Calcinato che nessuna opera di compensazione, non strettamente legata alla linea ferroviaria, verrà finanziata, così come scritto nella delibera di giunta n. 94 del 26/9/2017. Avviare un’opera di questa portata senza la totale copertura finanziaria è inaccettabile per chiunque abbia un minimo di buon senso.

Per ulteriori aggiornamenti e per poterci confrontare su questa situazione, invitiamo tutti e tutte all’assemblea pubblica del prossimo 9 novembre che si terrà a Castelnuovo del Garda alle ore 21 presso la Sala Civica Libertà in Piazza della Libertà.

 

 

situazione, invitiamo tutti e tutte all’assemblea pubblica del prossimo 9 novembre che si terrà a Castelnuovo del Garda alle ore 21 presso la Sala Civica Libertà in Piazza della Libertà.

28/10 CASTIGLIONE (MN) INCONTRO CON SIMONA BALDANZI, ALTA VELOCITA’ E RISCHI AMBIENTALI

SABATO 28/10 H. 19 C/O CIRCOLO ARCI DALLÒ, PIAZZA UGO DALLÒ CASTIGLIONE DELLE STIVIERE.
Da oltre vent’anni il progetto dell’Alta Velocità tra Brescia e Verona minaccia il sistema idrogeologico dell’anfiteatro morenico gardesano, diviso su tre province. Le interferenze sono state inserite nel progetto dallo stesso General Contractor che dovrebbe realizzare l’opera e sottolineate anche dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Quest’ultimo ha bocciato pesantemente il progetto fin qui portato avanti, anche per via di queste problematiche. Si va dal rischio di prosciugamento del Lago del Frassino, sito tutelato dall’Unesco, alle interferenze con l’area umida del Lavagnone, si parla del possibile inquinamento delle acque di falda per via degli scavi delle gallerie al prosciugamento dei pozzi agricoli e delle aree umide localizzate a sud della tratta. Basti pensare all’area umida di Valle a Castiglione delle Stiviere o alle risorgive utilizzate per scopi irrigui dagli agricoltori della zona che rischiano di scomparire o di venire definitivamente alterate. Un vero e proprio danno a scapito delle comunità locali per un’opera definita inutile e costosa ormai non solo dai comitati che la contestano, ma anche dai massimi organi tecnici statali in materia di valutazione dei progetti delle Infrastrutture.
Per approfondire questi temi vi invitiamo a questo dibattito pubblico presso il Circolo Arci Dallò di Castiglione delle Stiviere al quale abbiamo invitato la scrittrice mugellana Simona Baldanzi, che ci racconterà l’esperienza del rapporto tra la sua terra natale e i cantieri dell’Alta Velocità Firenze – Bologna, e il sindaco di Medole, Benedetto Ruzzenenti, che da anni denuncia i rischi ambientali dell’apertura dei cantieri Tav sulle colline moreniche
 
Simona Baldanzi è una scrittrice italiana che vive nel Mugello. Tra i suoi libri troviamo “Figlia di una vestaglia blu”, che intreccia le vicende delle operaie tessili della Rifla a quelle degli operai del TAV in Mugello; “Mugello sottosopra” racconta le condizioni di lavoro nei cantieri delle Grandi Opere che attraversano questo territorio; “Il Mugello è una trapunta di terra” racconta invece di un viaggio a piedi tra Barbiana e Monte Sole e parla degli sconvolgimenti al sistema idrogeologico causati dal Tav. L’ultimo suo libro è Maldifiume uscito per Ediciclo (2016). Il suo sito è www.simonabaldanzi.it
Qui il link alle interviste di presentazione della serata realizzate da Radio Onda d’Urto

7 OTTOBRE: MARCIA NO TAV @ CALCINATO! FERMARLO TOCCA ANCORA A NOI!

INVITIAMO TUTTI E TUTTE A PARTECIPARE IL 7 OTTOBRE ALLA MARCIA NO TAV @ CALCINATO
CON RITROVO ALLE 14:00 A PONTE SAN MARCO (CALCINATO – BS) NEL PIAZZALE DELL’ORATORIO IN VIA DON ROVETTA 

PERCHE’ PARTECIPARE ALLA MARCIA NO TAV?

Da più di 20 anni la possibile costruzione del TAV Brescia-Verona pesa sui nostri territori e sulle persone che vivono sul tracciato di quest’ipotetico progetto.

Negli ultimi anni hanno iniziato a sbandierare che l’apertura dei cantieri era prossima, proponendo un progetto sempre più lontano dall’essere adeguato ai tempi nostri, dal momento che il progetto originario risale agli anni 90 e quindi a tempi con esigenze ben diverse da oggi, sia dal punto di vista economico che trasportistico.

A luglio 2017 è stato approvato un progetto definitivo, che di definitivo ha ben poco:
– manca un progetto per la partenza da Brescia;
– manca un progetto per l’arrivo a Verona;
– manca una valutazione di impatto ambientale (VIA) aggiornata;
– manca l’adeguamento alle norme antisismiche attuali;
– manca la possibilità di trasportare merci nonostante la linea sia chiamata Alta velocità/Alta capacità (i treni merci sono incompatibili per perso e per bassa velocità con il progetto TAV);
– manca la valutazione dei costi/benefici;
– manca la valutazione dell’opzione zero: come previsto dalle normative europee in tema di alta velocità, prima di costruire una nuova opera costosa e dannosa bisognerebbe riqualificare le linee ferroviarie presenti, ben lontane dal loro massimo potenziale d’utilizzo, garantendo così un servizio adeguato ed economicamente accessibile ad ogni fascia di popolazione.

La costruzione di questa tratta di TAV porterà nella nostra provincia centinaia di espropri di case e proprietà, disagi del traffico dovuti alla chiusura prolungata di vie principali per la viabilità urbana, perdite economiche per le attività limitrofe ai cantieri, svalutazioni delle case vicine ai cantieri, ma soprattutto anni di cantieri, con rumore, vibrazioni, polveri, mezzi pesanti ecc.

Ci domandiamo:
è mai possibile che una decisione così devastante, che segnerà indelebilmente il futuro della nostra provincia sia dal punto di vista paesaggistico e ambientale, sia da quello della viabilità interna, sia ancora da quello attinente all’inquinamento acustico ed elettromagnetico, possa essere presa nonostante siano tantissime le irregolarità procedurali e le mancanze tecniche del progetto stesso?
è mai possibile che le istituzioni non sentano il dovere di confrontarsi con la cittadinanza, valutando le reali necessità di chi abita queste terre?
è mai possibile che in una delle provincie più inquinate d’Italia venga data la priorità ad un’opera inutile anziché alle urgenti opere di bonifica dei territori dopo decenni di irresponsabili politiche industriali ed ambientali?

Siamo convinti, e lo ribadiamo da anni, che l’enormità di soldi investiti per questo progetto inutile e altamente dannoso, potrebbero essere reinvestiti per altri capitoli di spesa più vicini ai reali bisogni di chi vive questo paese: sanità, istruzione, pensioni, cultura, ricerca, mobilità sostenibile, ecc.

Questa linea ferroviaria costerà circa 80 milioni di euro a chilometro, mentre nel resto d’Europa, per tracciati simili spendono tra 6 e 16 milioni di euro a chilometro: CHI GUADAGNA REALMENTE DA QUESTE “GRANDI OPERE”? DOVE FINISCONO I FONDI PUBBLICI? QUANTO PESERA’ QUEST’OPERA SUL DEBITO PUBBLICO?

Per questi e tanti altri motivi continueremo a portare informazione e vi invitiamo a PARTECIPARE per costruire insieme una mobilitazione contro il TAV e decidere NOI dei nostri soldi pubblici e del futuro delle nostre terre.

Salviamo il nostro territorio da questo ennesimo scempio!

PARTECIPIAMO TUTTI E TUTTE PERCHE’ FERMARLO E’ ANCORA POSSIBILE E TOCCA A NOI!

#7ottobre #Calcinato #marcia #NOTAV #fermarloèpossibile #fermarlotoccaanoi

16/9 @ Calcinato – “L’uomo eredita la terra e la custodisce per lasciarla intatta ai suoi figli”

Invitiamo tutti e tutte a partecipare  all’evento “L’uomo eredita la terra e la custodisce per lasciarla intatta ai suoi figli” organizzato  dal Comitato Cittadini Calcinato a cui parteciperemo anche noi No Tav Brescia-Verona.

L’evento si terrà nel pomeriggio di sabato 16/09/2017 presso Piazza Pertini a Calcinatello con ritrovo alle ore 15.30.

Il corteo si avvierà per le ore 16.00 e saranno i bambini, i veri protagonisti della passeggiata con colori e tanto “chiasso”.
Alle ore 18.00 ritrovo in Campo Fiera, zona adiacente a Piazza
Pertini, per assistere al dibattito tenuto da esperti ambientalisti. Durante il dibattito, per i bambini/ragazzi saranno allestiti laboratori ludico–didattici a cura dei gruppi FIVERADIO e SEMIDARTE.

Per la gioia di grandi e piccini durante l’evento sarà a disposizione un trenino.
La serata, per chi lo desidera, darà la possibilità di cenare con un ricco menù gestito dall’Ente Fiera di Santa Maria per poi proseguire con buona musica.

Con questo evento il Comitato Cittadini Calcinato propone “un pomeriggio diverso” a misura di famiglia sul proprio territorio per confronto, coinvolgimento e sensibilizzazione verso una
tema importante come quella ambientale.

L’invito è stato esteso ai comitati ambientali bresciani perché crediamo nell’importanza di condividere le nostre criticità anche con chi, purtroppo, vive le nostre stesse problematiche.
Sostenitori della manifestazione saranno i comitati del tavolo provinciale BASTA VELENI, di cui il Comitato Cittadini Calcinato fa parte.

Contiamo sulla vostra partecipazione perché soltanto insieme si potrà davvero tutelare e custodire una terra dataci in prestito da riconsegnare nel migliore dei modi alle generazioni future.

Il Comitato Cittadini Calcinato è un’associazione avente come scopo la tutela dell’ambiente, della salute del territorio e dei beni culturali e ambientali del Comune di Calcinato e limitrofi. Opera sul
territorio a titolo gratuito esclusivamente per la difesa dello stesso.
Sino ad oggi ha potuto sostenere i costi necessari per lo svolgimento delle attività tramite autofinanziamento dei membri del comitato e grazie al sostegno dei cittadini che rispondendo alle varie attività associative organizzate hanno consentito di poter effettuare un lavoro capillare di informazione riguardo tutte le criticità del territorio Grazie all’aiuto e la generosità della cittadinanza locale abbiamo potuto sostenere spese legali sia per effettuare ricorsi sia per difenderci da “diffide” pervenute da azienda locale contro l’operato del comitato.
I ricorsi promossi sino ad oggi sono stati cinque, sostenuti solo dopo un’attenta valutazione sia di costi che di meriti, al fine che l’azione promossa servisse al raggiungimento degli obiettivi e fosse
di aiuto concreto al Comune di Calcinato e ai cittadini locali.

I ricorsi depositati nel 2016:
– Aprile 2016 – Ricorso in consiglio di Stato a difesa dei cittadini calcinatesi contro la Linea
Tav BRESCIA VERONA
– Ottobre 2016 – Ricorso in consiglio di Stato a difesa dei cittadini calcinatesi contro la linea
Tav BRESCIA-VERONA specificatamente contro reitero del vincolo espropriativo;
– Ricorso in Consiglio di Stato in merito all’indice di pressione;
– Febbraio 2017 – Ricorso presso il Tar di Brescia contro Regione Lombardia e Gedit in merito
alla richiesta di sospensiva della VIA per ampliamento Gedit.
– Luglio 2017 – quatto giorni prima dell’approvazione del progetto esecutivo della TAV BRESCIA Verona abbiamo depositato il ricorso in Consiglio di Stato contro la sentenza del 09.01.2017 che sarà discussa a Roma il 31.08.2017.

Sportelli e osservatori? Fermiamo il TAV che siamo ancora in tempo!

La nuova giunta comunale di Desenzano nelle scorse settimane aveva lasciato uno spiraglio aperto sulla questione TAV convenendo sull’inutilità e dannosità di quest’opera. E’ invece di ieri la notizia che stia “calando le braghe” preparandosi all’arrivo dei cantieri.

Nuovamente ci troviamo a denunciare la superficialità con cui questi amministratori parlano della distruzione del territorio, delle proprietà private e delle attività agricole con una leggerezza spaventosa, ignorando che dall’altra parte ci sono persone che guardano con incertezza al proprio destino da molti anni.

Innanzitutto ci teniamo a ribadire che se un’amministrazione avesse davvero a cuore la propria città, i propri cittadini e il futuro delle prossime generazioni, avrebbe fatto tutto il possibile negli scorsi anni per opporsi alla costruzione di quest’opera così devastante per
tutto il basso Garda. E proseguirebbe con ancora più forza oggi di fronte al pericolo dell’apertura dei cantieri.
Ne è esempio la Val di Susa che, dopo 25 anni che è costantemente minacciata dalla costruzione di quest’opera e dopo più di 10 anni che un cantiere è stato aperto, continua insieme ai suoi amministratori ad opporsi in ogni modo alla costruzione di quest’opera.
Gli amministratori della Val di Susa hanno capito il vero disastro che c’è dietro al TAV: non si sono lasciati accecare da ridicole compensazioni che non risarciscono l’entità del danno
ambientale ed economico.

Anziché istituire un osservatorio o degli sportelli per seguire la costruzione dell’opera, i comuni devono lottare a fianco delle migliaia di persone che sono contrarie alla costruzione di questo scempio.

Continuiamo a ribadire inoltre che al momento è stato approvato un “progetto definitivo” che di definitivo non ha nulla: ad oggi non sanno ancora come usciranno da Brescia e come entreranno a Verona. Per cui sono tantissimi i margini per poter ancora fermare quest’opera: i ricorsi legali ne sono un esempio. Se le amministrazioni avessero proseguito su questa strada accanto alle azioni legali dei comitati e dei cittadini, avrebbero aumentato considerevolmente il peso politico e mediatico di queste iniziative, permettendo risultati migliori. Invece si sono mostrate arrendevoli anche su questo piano. Perché?

Anziché informare i propri cittadini dei pro e dei contro dell’opera con assemblee pubbliche e favorire quindi la partecipazione sul futuro del proprio territorio, le amministrazioni aprono ora uno sportello dove ci si potrà recare un solo giorno al mese (!) per ricevere risposte sull’andamento di quest’opera.
Sicuramente a questo fantomatico sportello non vi racconteranno di come questi cantieri rovineranno in modo indelebile il nostro territorio o di come andranno a pesare sulla quotidianità delle nostre vite, creando traffico, rumore, polveri, vibrazioni in qualsiasi giorno della settimana e in qualsiasi fascia oraria.
Non vi racconteranno nemmeno che verranno tagliate a metà falde acquifere o che comprometterà attività economiche, oasi naturali e monumenti anche per quelle aree non direttamente interessate dal tracciato.

Non servirà andare a uno sportello per capire cosa succederà, dovrete guardare agli esempi di Bologna e Firenze dove questa inutile opera è già stata costruita e dove i danni irreversibili alle falde acquifere stanno producendo effetti quali desertificazione e siccità in vaste aree.

Sappiamo come funzionano gli osservatori grazie all’esempio del Terzo Valico (Liguria), dove la loro funzione è quella di difendere ad oltranza le ragioni di chi costruisce l’opera anziché quella dichiarata di “favorire la partecipazione delle comunità”.
Inoltre conosciamo molto bene la situazione degli osservatori a Brescia in materia di ambiente e salute dove, nella maggior parte dei casi, chi “osserva” è strettamente collegato a chi deve essere osservato.

Questo, che viene definito uno “strumento di partecipazione”, proposto da quelle stesse amministrazioni comunali che hanno accettato senza proteste il TAV e che si sono sedute al tavolo con Cepav2 per contrattare le “opere compensative”, non ci appare
assolutamente uno strumento adeguato a limitare, laddove sia possibile, gli impatti dell’opera, né a vigilare in modo autentico e libero sulla costruzione della stessa.

“Ormai il TAV lo fanno” lo sentiamo ripetere da anni, ma nessuna amministrazione si è mai opposta seriamente a quest’opera, né ora né in passato. E oggi arriva l’ennesima presa in giro per i cittadini con la proposta dell’osservatorio…

Fermare quest’opera non è impossibile e ce lo insegnano anche le amministrazioni del Friuli Venezia Giulia, dove si è optato per una riqualificazione della linea storica al posto della distruzione del territorio per arricchire mafia e partiti. Se la Regione del Friuli ha
scelto di non realizzare il progetto Tav e di ammodernare la linea esistente, perché non è possibile farlo anche per la tratta Brescia-Verona?

Dal canto nostro, come Comitati No Tav non permetteremo che un’altra ferita indelebile segni il nostro territorio già pesantemente martoriato dalle politiche ambientali che negli ultimi decenni le nostre amministrazioni hanno portato avanti, ed è anche per questo
motivo che il 7 ottobre scenderemo ancora in piazza con una marcia No Tav a Calcinato, ritrovo alle ore 14 nel piazzale dell’oratorio di Ponte San Marco in via Don Rovetta 4.

PERCHE’ FERMARLO E’ ANCORA POSSIBILE E TOCCA A TUTTI E TUTTE NOI INSIEME!

Parole, parole, parole… facciamo chiarezza sulle false dichiarazioni riguardo il TAV Brescia-Verona!

Continua il pressing del manager di FS Renato Mazzoncini sull’avvio dei lavori del TAV Brescia – Verona.
Venerdì 26 maggio 2017, ovviamente senza darne comunicazione pubblica, l’Amministratore delegato di Fs ha tenuto una conferenza stampa insieme al sindaco della città di Brescia Emilio Del Bono per annunciare lo stralcio, sembrerebbe definitivo, dello “shunt” di Montichiari, il quadruplicamento della linea in uscita dalla città di Brescia e l’annuncio dell’avvio dei cantieri nella zona del Garda già da fine estate, dopo un passaggio al CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) a giugno per l’approvazione del progetto esecutivo.
Sul sito del CIPE peraltro non è ancora stato pubblicato l’ordine del giorno della futura seduta, ma Mazzoncini evidentemente lo conosce già.

Verificheremo la natura di queste dichiarazioni che si susseguono da diversi anni con cadenza regolare, ma possiamo sicuramente dire che, se ci sarà un’approvazione al CIPE, questa avverrà attraverso pesanti storpiature dell’iter autorizzativo, con un progetto totalmente stravolto rispetto a quello sottoposto a VIA (Valutazione impatto ambientale) nell’ormai lontano 2003 e tenendo completamente all’oscuro fino all’ultimo, ancora una volta, quelle persone che ne saranno direttamente coinvolte.
Non una parola sulle conseguenze che la soppressione del collegamento con l’aeroporto di Montichiari, a favore del passaggio da Brescia, comporterebbe.
Nonostante non risultino documenti ufficiali depositati in Commissione VIA di questo politico “cambio di rotta”, è bene ricordare che l’entrata dei treni a Brescia Ovest, rappresenta una modifica sostanziale del progetto che necessiterebbe quindi di un nuovo procedimento di VIA, incompatibile con i tempi preannunciati di completamento dell’iter burocratico.

Non una parola, ovviamente, sul parere assolutamente negativo del massimo organo tecnico in materia di infrastrutture, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Il CSPL chiede che il progetto venga rifatto per adeguarlo alle normative antisismiche recenti prima di un eventuale passaggio al CIPE, e che si conduca un’analisi del traffico ferroviario che valuti se effettivamente sia necessaria la realizzazione di questa nuova linea. Non una parola sul fatto che, nell’ultimo DEF (Documento Economia Finanza) approvato dal governo, si preveda per 25 opere strategiche, tra cui la Brescia – Verona, un’analisi costi-benefici da condurre su criteri europei, sottoponendo in questo modo la nostra tratta a “project review”.
La revisione del progetto dovrebbe servire a rispettare il Dlgs 228 del 2011, che per assicurare un buon utilizzo delle tasse versate dai contribuenti, richiede un’analisi preventiva degli investimenti pubblici. Non una parola nemmeno sui finanziamenti stanziati che al momento non riusciranno nemmeno a coprire i costi stimati del primo lotto costruttivo: quei 700 milioni di euro stanziati nel 2014 dalla Legge di stabilità che fecero ripartire l’iter autorizzativo e che dovrebbero bastare a completare le gallerie nella zona del Basso Garda.

Sulla realizzazione di quest’ultime ricordiamo che il già citato Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha sottolineato il rischio che i costi possano aumentare fino al 50% rispetto a quelli stimati, vista l’aleatorietà delle soluzioni e dei dati forniti da Cepav 2.
Il restante miliardo e mezzo, sbandierato come finanziamento, non è altro che una voce di spesa inserita nell’Allegato Infrastrutture al DEF 2016.

Non rappresentando quindi liquidità realmente disponibile, ma unicamente una voce nei capitoli di spesa , potrebbe dunque essere stralciato per far rientrare il debito pubblico dello Stato senza incorrere in penali. Grande cura invece in conferenza stampa nell’uso di strumenti narrativi che in realtà tradiscono la loro natura di “specchietti per le allodole”.

Si riscoprono termini amichevoli come “piccola velocità”, “cura del ferro”, “rinascimento ferroviario” associati alla sigla “Tav”, anche se palesemente discordanti. Grande insistenza anche sulle possibilità di alcune stazioni come Desenzano e Rezzato.
Sottolineiamo che queste stazioni, oltre a quelle di Lonato e Ponte S. Marco, hanno avuto un pesante ridimensionamento per via delle molte linee regionali soppresse negli ultimi anni lungo la tratta tra Brescia e Verona.

Tutto ciò a dimostrazione del fatto che la linea storica è lontana dal punto di saturazione e possa essere potenziata senza realizzare una nuova, costosa, inutile opera, ad uso esclusivo, tra l’altro, dei carissimi e poco frequentati treni Freccia Rossa: sulla nuova linea AV non viaggeranno, infatti, né treni regionali né treni merci per mere ragioni tecniche.

Continueremo a vigilare su quanto sta accadendo, portando avanti quel percorso di lotta e mobilitazione che abbiamo intrapreso per fermare questo progetto delirante e completamente avulso alle reali esigenze di mobilità di questo territorio.

Denunciamo già ora il fatto che quest’opera non vedrà mai un suo completamento, ne siamo convinti.

Un progetto che fa acqua da tutte le parti e che trova conforto solo nelle dichiarazioni e negli slogan dei manager o politici di turno. Parole, parole, parole…

Cliccando su questi link potrete invece trovare le diverse dichiarazioni rilasciate ai quotidiani bresciani da Mazzoncini e
Del Bono:

Corriere della Sera, sezione di Brescia

Bresciaoggi

Giornale di Brescia

Teletutto