Archivi tag: coordinamento no tav brescia verona

24/2 APERICENA DI AUTOFINANZIAMENTO @SANTUARIO DEL FRASSINO A PESCHIERA DEL GARDA

SABATO 24 FEBBRAIO 2018
DALLE ORE 19.00

Siete tutti e tutte invitati/e presso la “SALA DEL PELLEGRINO” AL SANTUARIO DEL FRASSINO A PESCHIERA DEL GARDA per un aperitivo-cena, che ha lo scopo di raccogliere fondi per tutte le spese (legali, di stampa e di informazione) che il Coordinamento NO TAV BRESCIA-VERONA deve affrontare nella lotta contro quest’opera inutile e devastante per il nostro territorio.

Dopo una breve presentazione per gli ultimi aggiornamenti, staremo insieme in allegria condividendo una cena a buffet, consapevoli che contribuiremo al finanziamento delle iniziative che il Movimento No Tav Brescia Verona sta portando avanti.

Per la preparazione della cena collabora anche questa volta con noi il DES Basso Garda.

Nell’ottica di arrivare a ZERO RIFIUTI, preghiamo per quanto possibile di portarsi da casa piatto bicchiere e posate.

Vi aspettiamo numerosi e numerose!

 

 

 

 

La Corte dei Conti NON ha approvato il TAV Bs-Vr: ma cosa sta succedendo?

La falsa notizia apparsa sui quotidiani locali bresciani e veronesi del 23 gennaio scorso, riguardante l’approvazione da parte della Corte dei Conti del progetto Tav Brescia – Verona,  ha coinvolto o sconvolto la vita di centinaia di persone: dalle centinaia di potenziali espropriati di case, ai comitati che si occupano di tutelare l’ambiente, ai frati del Frassino per la sorte del nostro patrimonio artistico e culturale, ai produttori che perderanno i loro terreni e le loro produzioni, a tutte le persone preoccupate delle sorti della nostra terra e della nostra salute.

Iniziamo col ricordare che l’approvazione di cui si discute non è del progetto nel suo intero,  bensì di un solo lotto costruttivo; l’uscita da Brescia e l’arrivo a Verona, ad esempio, sono ancora in fase di progettazione.
A seguito delle notizie apparse sui quotidiani e delle decine di chiamate e richieste di informazioni da parte di espropriati su quanto stava accadendo, con l’avvocato Fausto Scappini  abbiamo contattato la Corte dei Conti per verificare la veridicità della notizia.

La Corte dei Conti ci comunica che l’istruttoria è ancora in corso e che l’atto non è stato ancora registrato. Al giorno 23 gennaio, giorno dell’uscita degli articoli, alla Corte dei Conti non risultano pervenuti i documenti integrativi richiesti che avrebbero permesso di esprimere parere positivo o negativo al progetto.

Ferrovie dichiara allo stesso tempo di aver trasmesso i documenti richiesti dalla Corte dei Conti.
Come possiamo spiegare questo: è possibile che la Corte dei Conti, che ha come interlocutore il governo e non FS, non abbia ricevuto la documentazione. Quando FS deposita i documenti al governo non è scontato che immediatamente questo a sua volta lo giri alla Corte dei Conti.

È grave che Mazzoncini, direttore generale di FS dia già per scontato che l’invio della documentazione integrativa richiesta sia sufficiente per il conseguente parere favorevole della Corte dei Conti.
Come mai lo si considera un passaggio automatico? La Corte dei Conti potrebbe dichiarare che la documentazione ricevuta, ad esempio, non è esaustiva e non dare parere favorevole al progetto.
È bene ricordare che la Corte dei Conti ha un potere decisionale autonomo rispetto a Mazzoncini o al governo stesso.

Non vogliamo imputare la colpa di quanto accaduto interamente alla stampa, ci domandiamo come sia stato possibile che la Corte dei Conti, totalmente autonoma, si sia ritrovata costretta a smentire una notizia che sicuramente non può essere stata inventata. I giornali hanno infatti appreso la notizia dell’approvazione del lotto di progetto Tav dal sito internet del Cipe che dopo poco rimuove la notizia stessa.
La nostra sensazione è che ci siano forti pressioni affinché si termini l’iter procedurale entro le elezioni del 4 marzo prossimo.  Dopo le elezioni la situazione e le priorità del governo potrebbero cambiare.
Questa situazione ha comunque messo in luce una situazione di non trasparenza.

Tutte le notizie riguardanti questo progetto riteniamo debbano essere trattate con la massima fondatezza e delicatezza prima di essere divulgate. In questi anni abbiamo notato che è stato dato ampio spazio mediatico a ministri e politici che annunciano l’imminente apertura dei cantieri (dal 2014 che periodicamente viene annunciato come imminente.)
Come movimento abbiamo presentato alla Corte dei Conti una serie di documentazioni riguardanti il rapporto costi-benefici, valutazioni sulla copertura o meno del progetto, che ci auspichiamo possano servire al formarsi di una decisione così importante per il futuro di migliaia di persone e di chi ci sarà dopo di noi.
Il 15 febbraio inoltre si terrà la discussione al Consiglio di Stato del ricorso che come movimento No Tav abbiamo presentato. Questa riteniamo essere un’altra tappa importante per valutare quanto gli organismi amministrativi abbiano recepito tutte le criticità e le mancanze che tramite il ricorso abbiamo segnalato.

Mazzoncini ha inoltre dichiarato l’inizio dei cantieri per il mese di marzo. Vorremmo ricordare che qualora si decidesse di procedere senza l’occupazione d’urgenza i tempi burocratici previsti non rispecchiano nella verità quanto annunciato. Ci auspichiamo inoltre che non si decida di applicare l’occupazione d’urgenza perché a quel punto ci sarebbe il rischio per gli espropriati di un inizio di cantieri immediato.
Il caso del Tav si discute dal 1991, ci sembrerebbe assurda questa improvvisa accelerazione e forzatura, ricorrendo ad una vecchia legge poco utilizzata. Qualora ciò accadesse procederemo, sul piano legale, presso il Tar del Lazio impugnando il progetto e chiedendone la sospensione.

In attesa di queste importanti e fondamentali decisioni per il proseguimento o meno dell’iter dell’opera, nei territori bresciani sono comunque continuati lavori di trivellazione in deroga a tutte le normative in materia di lavori, in assenza di comunicazione delle amministrazioni dei comuni coinvolti, con superficiale e forviante comunicazione verso i proprietari dei terreni coinvolti, in prepotenza con i tanti che hanno provato a segnalarne le irregolarità. Anche questi lavori hanno generato sui territori coinvolti preoccupazioni e timori.

Richiamiamo tutti i Sindaci coinvolti dal progetto affinché smettano di non affrontare la questione Tav, con la scusante di non essere a conoscenza di quanto sta accadendo o di non averne informazioni sufficienti per informare e discuterne con la propria cittadinanza. È principalmente compito loro verificare che il loro comune e i loro cittadini vengano tutelati da abusi di questo tipo.

Torniamo a ribadire che tutti e tutte siamo interessati direttamente dalla possibile approvazione e costrizione di questo progetto, perché 80 milioni di euro al Km per un treno inutile, non sono ammissibili in un Italia in queste condizioni economiche.

Sottolineiamo alla stampa che, in assenza di comunicazione da parte delle amministrazioni, è l’unica insieme al Coordinamento a dare informazioni su ciò che sta accadendo. Non sono ammissibili errori quando in gioco non è solamente la sorte di un treno ma la vita delle persone.
Ci auspichiamo quindi che qualunque informazione data venga quindi trattata con la massima serietà e fondatezza senza generale inutile allarmismo, così come è stato per la falsa notizia dei giorni scorsi.

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

Di seguito il susseguirsi di notizie uscite su alcune testate giornalistiche:

Blocco delle trivelle ieri a Calcinato: DA CHE SA PASA MIA!

Ieri mattina un gruppo di NO TAV che si oppongono alla costruzione del TAV Brescia-Verona hanno bloccato per qualche ora una trivella che stava lavorando nella zona di Calcinato, in località Sant’Anna.

La trivella di ieri mattina si trovava nello specifico nei terreni dove dovrebbe sorgere il cantiere della galleria di Lonato.
La galleria del TAV taglierà la falda acquifera sottostante provocando danni non solo al Comune di Lonato, così come denunciato anche dagli amministratori comunali dei comuni mantovani interessati dalle conseguenze del progetto.

Un’altra azione di disturbo per denunciare che questa inutile grande opera, senza il ben che minimo controllo delle amministrazioni locali, procede i suoi sondaggi esplorativi sui nostri territori nonostante le molteplici mancanze in sede progettuale e di finanziamenti.

Nonostante la nostra denuncia si sia svolta pacificamente con il preciso scopo di riportare alla luce quanto sta accadendo, le persone presenti sono state obbligate sotto minaccia di fermo dalle Forze dell’Ordine all’identificazione.

Forze dell’ordine in collaborazione con la Polizia Locale che, come abbiamo denunciato, hanno svolto controlli unicamente verso i NO TAV presenti senza verificare invece che i carotaggi fossero autorizzati, svolti e segnalati come da legge.

Nelle settimane precedenti erano state decine le segnalazioni di richiesta di accertamenti inoltrate da comitati locali e abitanti del posto ad Amministrazioni e alle Forze dell’ordine.

Richieste di verifica e accertamento che non hanno mai ricevuto risposta.

Continueremo con ogni mezzo a denunciare quanto sta accadendo sulle nostre terre perchè l’abbiamo detto e continueremo a ribadirlo: DA CHE SA PASA MIA!

LA BRESCIA-PADOVA E’ IL PARADIGMA DEL FALLIMENTO DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICI

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo approfondimento relativo alla mancata registrazione da parte della Corte dei conti della delibera del CIPE che approvava il progetto della Brescia – Verona.

Tratto da: money.it

di Erasmo Venosi

La Corte dei Conti non registra la delibera del Cipe che approva il progetto definitivo alta velocità Brescia/Verona a causa di insufficienze documentali.

La sconcertante e violenta reazione dei Piranà del debito pubblico verso la mancata registrazione da parte della Corte dei Conti della delibera del CIPE che approvava il progetto AV Brescia/Verona misura il grado di degenerazione a cui è pervenuta la politica in Italia. Un Paese ostaggio di lobby industriali e finanziarie che non casualmente hanno acquistato testate di giornali per condizionare scelte, mistificare dati, eventi e procedure. Strali di parlamentari ignoranti delle funzioni, dei ruoli costituzionali esercitati dalla Corte dei Conti e anche dei procedimenti amministrativi. La Corte ha 155 anni e deve garantire la correttezza della pecunia pubblica. La sua indipendenza e autonomia è scritta nell’art 101 e nel 104. Si contesta il ruolo di controllo sulla legittimità degli atti pubblici! La vicenda storica del progetto rappresenta la metafora della degenerazione italiana. Un progetto realizzato con concessione a trattativa privata legittimata da un parere del Consiglio di Stato il cui presidente una volta in pensione diventa presidente delle ferrovie. Anni dopo (2006), il Governo italiano, visto che un Km di alta velocità italiana costava mediamente tre volte quello francese e spagnolo, decise di ritirare le concessioni per i tratti non realizzati. Tra questi c’era anche la Brescia/Verona. I concessionari hanno fatto ricorso subito al Tar del Lazio. Il presidente della sezione del Tar che tratta la questione è un magistrato che ha svolto l’incarico di arbitro designato (interrogazione parlamentare 3/01153 del 2007) proprio delle società che hanno ricorso contro la scelta del Governo di fare le gare.

La questione arriva alla Corte di Giustizia UE (C-351/07), che affida l’istruttoria come da prassi a un avvocato generale. La conclusione dell’avvocato generale è che gli appalti concessi sono contro le norme europee e che bisogna subito sanare la situazione. I ricorrenti, quindi anche Cepav 2, dichiarano di non essere interessati al pronunciamento della Corte di Giustizia. Fs, Ministro dei Trasporti acconsentono. In tal modo la Corte non può più pronunciarsi e quindi dichiarare quei contratti fuorilegge. Torna la questione nelle mani del Presidente-Consulente, il quale emette un lodo arbitrale che in buona sostanza riconosce ai concessionari vari milioni di euro d’indennità per questa perdita di tempo. Soldi pagati dai cittadini italiani.

Queste le sozzure procedurali. Ci sono poi quelle ingegneristiche.

Un progetto, che nel 2014 considera la valutazione d’impatto ambientale del 2003, fatta soprattutto per tutelare la salute umana, ancora valida! La norma della valutazione cumulata degli impatti, richiamata nelle sentenze dalla Corte di Giustizia, viene gravemente ignorata considerato che come se in decennio nessuna infrastruttura, nessuna costruzione impattante sia stata edificata sul territorio interessato dal progetto. Un progetto presente nel Piano Generale dei Trasporti e la Logistica che, a norma di direttiva (42/2001), andava sottoposto a valutazione ambientale strategica. Per intenderci la Via senza la Vas è nulla (art 11 Dlgs 152/2006). Un progetto, che è stato giustamente bocciato dal massimo organo tecnico dello Stato cioè il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

I motivi? Si va da norme tecniche costruttive per la tutela dai terremoti, vecchie del 1996, invece di applicare le nuove emanate con DM nel 2008. Compromessa la sicurezza sismica, quindi, ma anche idraulica. Incredibile poi la superficialità con la quale si trattano i possibili effetti degli scavi delle gallerie e degli impatti su strutture appartenenti al patrimonio italiano. Un esempio la galleria di Lonato, dove le incertezze riguardano anche l’intersezione con un condotto sotterraneo denominato Stagno Lavagnonese-Bormida. Si legge “Le informazioni riguardante questa condotta non sono del tutto dettagliate :non esiste una planimetria precisa, ma solo un rilevamento a vista eseguito dall’Associazione Speleologica Bresciana su commissione dell’Ufficio Tecnico del Comune di Desenzano del Garda”.

Altrettanto critiche le situazioni delle gallerie che riguardano Peschiera del Garda. Nel Parere il CSLP rileva altre incedibili enormità. La prima, che il modello di esercizio, la quantità, la tipologia di treni che circoleranno e quindi della situazione infrastrutturale futura sono conseguenza dei dati di previsione, studio SIMPT (sistema informativo per il monitoraggio e la pianificazione dei trasporti) del 1999 del Ministero delle Infrastrutture. Su questa ipotesi fu elaborato nel 2006 quantità e tipologia di treni. Che cosa prevedeva? Un assurdo! In pratica il grosso del traffico era rappresentato da treni merci. Un aumento del 157% di treni merci. Attualizzazione a seguito della crisi globale che ha distrutto il 25% della capacità produttiva italiana? Della rivoluzione delle stampanti 3D? Dell’internet delle cose? Zero, e non è finita.

L’analisi costi benefici obbligatoria è rimasta quella del 2003. Un’analisi recente fatta dal Gruppo del Professor Ponti del Politecnico di Milano, già collaboratore della Banca Mondiale e di svariati ministri dei trasporti, utilizzando le linee guida del ministero dei trasporti e il tasso di attualizzazione dei benefici che è quello applicato dalla Commissione UE. Devastanti i risultati.

L’investimento per il tratto Brescia/Verona presenta un valore negativo per 1496 milioni di euro e la Verona/Padova per 1835 milioni di euro. Possibile che nel paese che trasferisce 8 mld di euro alle Ferrovie, della imminente entrata negli ordinamenti degli Stati del Fiscal Compact attraverso una direttiva self executing, della modifica del MES (meccanismo europeo di stabilità) trasformato in Fondo Monetario Europeo con la subordinazione della cosiddetta “condizionalità” (di intervento) si debba assistere a questa dilapidazione di risorse da parte di una società pubblica con la oggettiva collusione del ministero delle infrastrutture e dell’ambiente?

Allora plaudo al coraggio mostrato dalla Corte dei Conti, che in un paese normale sarebbe esercizio di una funzione e un dovere costituzionale. Cialtroni, ignoranti e cicisbei il coro dei critici della Corte. Rispettare il Principio di Legalità e la verifica dell’Efficienza ed Economicità delle sempre più flebili risorse pubbliche per sperare in quella rivoluzione democratica, etica e culturale senza le quali il Paese non si salverà. La storia della Brescia/Padova è il paradigma del modello perdente che si replica nella gran parte degli investimenti pubblici.

Un 8 dicembre in difesa dei territori: sanzionate le trivelle del TAV a Lonato!

Le trivelle in zona Lonato hanno effettuato nei giorni scorsi indagini sui terreni dove vorrebbero costruire una galleria Tav di 7,3 chilometri.

Come era prevedibile, grandi quantità di acqua emergono già a pochi metri di profondità.

I sindaci del mantovano hanno espresso grande preoccupazione per il futuro delle quattro importanti falde acquifere sottostanti, la stessa Italferr riconosce nel progetto definitivo che ci potranno essere conseguenze irrimediabili al patrimonio idrico così come segnalato nel documento del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI, PRIMA CHE LE CONSEGUENZE SIANO IRRIMEDIABILI, DOBBIAMO DIRE NO ALLA DISTRUZIONE DEI NOSTRI TERRITORI. 

La giornata di ieri, 8 DICEMBRE ha visto scendere per le strade i diversi movimenti che si battono per la difesa dei territori dalle speculazioni politiche ed economiche che ci vogliono imporre.
L’8 contro la repressione che è in atto.
L’8 per un sistema di sviluppo che rispecchi le reali necessità di chi vive i territori.
L’8 contro il malaffare e la corruzione che accompagnano le grandi opere inutili.
L’8 per i miei diritti.
L’8 CONTRO IL TAV E CONTRO TUTTE LE GRANDI OPERE INUTILI.
LO VOGLIAMO RIBADIRE: DE CHE SA PASA MIA! 
#notav #notavbresciaverona #lagodigarda #lonato #gardalake#grandiopere #grandiopereinutili #tav #trenitalia #italferr #rfi

Esposto alla Corte dei Conti: percorreremo ogni strada per fermare il TAV!

Questa mattina si è tenuta presso la Sala della Biblioteca di Peschiera del Garda una conferenza stampa indetta da noi per
presentare con l’avv. Fausto Scappini l’esposto alla Corte dei Conti che abbiamo notificato relativamente al progetto AV/AC Brescia-Verona.

Il progetto è al vaglio della Corte dei Conti proprio in questi giorni e noi auspichiamo che la Corte tenga conto dei gravi elementi che incidono negativamente sull’economicità dell’opera sia in termini di costi che in termini di benefici potenzialmente raggiungibili.

Riportiamo qui uno stralcio dell’esposto con i punti essenziali che abbiamo sollevato:

“Come risulta dal verbale della seduta del 15 dicembre 2016 dell’Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici il progetto contestato è talmente inadeguato, anche in materia di sicurezza delle opere e di obsolescenza delle normative utilizzate per la redazione del progetto, da aver ottenuto il parere negativo dell’Assemblea del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha aspramente criticato la progettazione nonché l’inadeguatezza, anche tecnica, delle soluzioni adottate in base a della normativa ampiamente superata ed ha invitato il Governo a rivedere completamente il progetto – Lo stesso Governo, con il Documento di Programmazione Economica (deliberato dal Consiglio dei Ministri l’11 aprile 2017) ha disposto la revisione del progetto ( project review) della tratta AV/AV Brescia – Verona (quantomeno per lo shunt di Brescia) nonché la sua sottoposizione all’analisi costi – benefici .
Il progetto della tratta Brescia – Verona risulta ormai completamente stravolto rispetto al progetto originario, ma, grazie ad interpretazioni legislative a dir poco forzate, a provvedimenti
derogatori approvati ad hoc, ed alla “abnormità” del sistema di realizzazione dei lavori pubblici per lotti costruttivi non funzionali, si è pervenuti all’approvazione del progetto definitivo contenente la
dichiarazione di pubblica utilità, oltre il quale sarà difficile tornare indietro senza un grandissimo spreco di denaro pubblico. […]

La sensazione evidentissima che si ricava dall’approfondimento delle questioni direttamente o indirettamente connesse alla progettazione dell’Alta Velocità è quella di una situazione in cui ha avuto importanza solamente l’aspetto economico (scegliendo il progetto in assoluto più dispendioso) ed invece non sembra essere stata adeguatamente valutata la situazione ambientale ed economica del territorio (turismo, agricoltura ecc.), nè sembra essere stata comparata la situazione ambientale con le esigenze da perseguire con la tratta ferroviaria, anche a livello di valutazione degli interessi prevalenti né, infine, sembrano essere state valutate soluzioni alternative praticabili e rispondenti a ciò che chiede l’Europa.

Il parere della Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale espresso il 28 agosto 2003 non ha neppure preso in considerazione l’opzione zero e le opzioni alternative perché, nonostante la realizzazione della linea ferroviaria comporti gravi ripercussioni sul territorio, vi sarebbe una “limitata gravità degli impatti” con la “possibilità di limitazione dei medesimi” e tutto questo consentirebbe di escludere “la necessità di approfondire lo studio della c.d. alternativa 0” nonché la necessità di escludere le opzioni alternative.
Laddove il Governo Locale (Friuli Venezia Giulia) ha ritenuto troppo impattante sul territorio la linea a 300 km/h è stata scelta una tipologia (ammodernamento della linea tradizionale e tratta a 200
km/h) assai meno costosa e meno impattante.
La stessa modifica del tracciato approvata con il progetto definitivo, che ha eliminato lo shunt di Montichiari, dimostra che gli obbiettivi di ammodernamento potevano essere ottenuti anche con studi diversi e molto meno dispendiosi.
E’ bene ricordare inoltre che per la conformazione stessa del territorio e per la vicinanza delle fermate di sosta progettate quest’alta velocità non sarà mai nemmeno in grado di raggiungere
le velocità ipotizzate.
Da ultimo sembra utile ricordare al Giudice Contabile, dal momento che la situazione non è ancora irreversibile, che riguardo i costi dell’opera, nel primo rapporto della Commissione europea sulla corruzione nell’Ue (relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo – Relazione dell’Unione sulla lotta alla corruzione del 03/02/2014) si può leggere: “L’alta velocità è tra le opere infrastrutturali più costose e criticate per gli elevati costi unitari rispetto a opere simili. Secondo gli studi, l’alta velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto
Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze, contro gli appena 10,2 milioni di euro al chilometro della Parigi-Lione, i 9,8 milioni di euro della Madrid-Siviglia e i 9,3 milioni di euro della Tokyo-Osaka. In totale il costo medio dell’alta velocità in Italia è stimato a 61 milioni di euro al chilometro. Queste differenze di costo, di per sé poco probanti, possono rivelarsi però una spia, da verificare alla luce di altri indicatori, di un’eventuale cattiva gestione o di irregolarità delle gare per gli appalti pubblici”.
La nostra posizione riguardo questo progetto non cambia e proseguiamo determinati nella richiesta del rispetto delle leggi e delle normative, di cui le grandi opere non posso e non devono essere esenti, e della tutela dei cittadini che troppo ignari, con le proprie tasse, finanziano quest’enorme speculazione italiana.

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

13/12 Assemblea pubblica NO TAV @Mazzano

Invitiamo tutti ad una assemblea pubblica nel comune di Molinetto di Mazzano il 13 dicembre alle ore 20:30

Da oltre vent’anni il progetto TAV Brescia – Verona minaccia la vita di migliaia di persone e il territorio compreso tra queste due città. Un progetto assolutamente inutile, lontano dal voler risolvere problematiche legate alla mobilità ferroviaria. Un progetto costoso, da oltre 60 milioni di euro al chilometro (oltre sei volte la media europea), che incide pesantemente sui disastrati conti pubblici italiani, togliendo risorse preziose a servizi essenziali quali istruzione, bonifiche ambientali e sanità. Un progetto dannoso per il territorio che attraversa con pesanti ricadute sia ambientali che economiche.

Non solo, il progetto ha subito pesanti stroncature dai massimi organi statali in materia di valutazione dei progetti infrastrutturali. Manca un adeguamento alle norme antisismiche attuali. Non c’è un analisi costi – benefici aggiornata. Manca un progetto per l’uscita dalla città di Brescia e uno per l’entrata a Verona. Manca la valutazione di un opzione zero come previsto dalle normative europee. Manca la possibilità di trasportare merci. Manca una Valutazione d’impatto ambientale aggiornata. Manca addirittura la copertura finanziaria per completare l’opera.

La cancellazione dello shunt di Montichiari, ossia la deviazione a sud della città di Brescia, modifica sostanzialmente il passaggio dell’Alta Velocità nel comune di Mazzano con un probabile quadruplicamento della linea a fianco di quella storica e la possibile apertura di un cantiere logistico dentro i confini di questo comune.

Nonostante le roboanti dichiarazioni che ormai da anni si susseguono, la battaglia contro questa Grande Opera Inutile e Imposta non è finita. Progetti alternativi esistono, meno impattanti per il territorio attraversato e più consoni ad un effettivo miglioramento della qualità del trasporto ferroviario.

Siamo assolutamente convinti che Fermarlo è possibile e che tocca a noi farlo!

Di tutto questo vorremmo parlarne insieme ai tecnici che da anni ci accompagnano in questa battaglia. Per questo invitiamo tutti ad una assemblea pubblica presso l’Aula Magna della scuola media A. Fleming di Mazzano, viale della Resistenza 2 (Molinetto di Mazzano) Mercoledì 13 Dicembre alle ore 20.30.

DA CHE SA PASA MIA!

9/11 assemblea pubblica NO TAV a Castelnuvo del Garda!

La minaccia del TAV continua a pesare sui nostri territori, ma in questi anni, anche grazie alla mobilitazione popolare e alle azioni legali fatte, siamo riusciti a ritardare la possibile costruzione di quest’opera.

Ora la situazione è sicuramente diversa rispetto ai precedenti anni ed è per questo che oltre alle innumerevoli iniziative sul territorio si è lanciata durante la marcia no tav a Calcinato del 7 ottobre un assemblea pubblica.

Durante la serata che questa volta sarà a Castelnuovo del Garda vi aggiorneremo su quanto sta succedendo in questi giorni sui nostri territori e insieme decideremo come proseguire la nostra lotta contro il TAV a salvaguardia di presente e futuro.

Ci vediamo il 9 novembre!

DE CHE SA PASA MIA!
DA CHI NO SE PASA MIA!

FERMARLO E’ ANCORA POSSIBILE E TOCCA ANCORA A TUTTI E TUTTE NOI!

Tecnici di Cepav2 nelle proprietà private e raccomandante di incontro per gli espropriandi: ecco come potete comportarvi!

Nonostante il progetto Alta Velocità Brescia-Verona ad oggi non sia ancora passato al vaglio della Corte dei Conti, non sia stato pubblicato ufficialmente in Gazzetta Ufficiale e non vi sia quindi la dichiarazione di pubblica utilità che consente l’esproprio, Cepav2, consorzio incaricato della progettazione e realizzazione dell’opera, tenta di avviare trattative personali relative agli indennizzi con i possibili espropriandi, dove si chiedono “incontri mirati a condividere attività e approfondimenti finalizzati ad anticipare le attività di esproprio”.

Inoltre, il Consorzio Eni Per l’Alta Velocità, con lettera del 6 ottobre scorso, comunica ad alcuni Comuni della tratta che a partire dal 16 ottobre 2017 fino a fine anno dovranno effettuare dei rilievi, e quindi entreranno nei terreni dei privati cittadini mentre i proprietari di case, terreni e giardini interessati ai rilievi non sanno nulla poiché a loro non è stata inviata alcuna comunicazione, né da parte di Cepav2 né da parte dei loro Comuni.

Accade quindi che ai Comitati No Tav locali arrivino continue segnalazioni di persone preoccupate e disorientate per essersi trovate dei tecnici all’interno delle loro proprietà̀ private senza che gli sia stata richiesta alcuna autorizzazione.

Sono state innumerevoli le volte in cui i comitati del Coordinamento No Tav Brescia-Verona hanno chiesto alle amministrazioni Comunali di tenere informati i propri cittadini della situazione in corso. Purtroppo gli interessi delle amministrazioni si sono concentrati per lo più sulle compensazioni da ricevere, mentre, come ha dichiarato di recente anche lo stesso Sindaco Legati di Calcinato, hanno sempre ritenuto che non vi sia nulla da comunicare ai soggetti che subiranno il sacrificio della loro proprietà, per evitare inutili allarmismi della popolazione.

Quando pensano di cominciare ad attivarsi questi amministratori bresciani e veronesi? Quando i danni saranno ormai irrimediabili ed il territorio devastato? Quando gli espropriati saranno già stati privati della loro proprietà con indennizzi del tutto insufficienti dovuti all’ingiusto meccanismo previsto dal sistema degli espropri più volte censurato dalle Corti Europee e comunque inidoneo ed insufficiente a risarcire il danno subito?

Tutti e tutte noi subiremo enormi danni dalla costruzione di quest’opera, ma siamo anche consapevoli che gli espropriandi subiranno gravissimi danni in termini economici e sociali se quest’opera venisse realizzata mentre le loro proprietà̀, già oggi, vengono trattate come se fossero già espropriate, senza alcun rispetto per le procedure legali e per le persone che vivono queste situazioni.

Qualsiasi Sindaco dei territori interessati dalla tratta non può̀ più permettersi di dichiarare di essere all’oscuro di queste situazioni perché i comitati No Tav lo hanno ripetutamente segnalato in questi anni e soprattutto perché è di dominio pubblico il recente incontro tra tutti gli amministratori della tratta e Cepav2.

Un Sindaco che abbia minimamente a cuore le sorti del proprio territorio e delle persone che lo abitano, ha il dovere primario di informarsi, di pretendere le informazioni necessarie per comprendere la situazione, e comunque deve attivarsi in ogni modo per far sì che quest’opera non venga realizzata e per evitare che avvengano situazioni come quelle descritte sopra a danno dei propri cittadini e del proprio territorio comunale.

Alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni è bene sottolineare che non essendo ancora approvata la dichiarazione di pubblica utilità, gli espropriandi non sono legalmente tenuti a far entrare tecnici nelle loro proprietà senza la notificazione di un’autorizzazione, e possono chiederne l’allontanamento se trovati nella loro proprietà senza consenso.

Allo stesso modo non hanno un obbligo legale di sottoscrivere alcun documento, né sottostare ad alcuna trattativa o incontro preliminare in questa fase.

Il nostro consiglio è quello di evitare qualsiasi accordo sia verbale che scritto in questa fase ancora incerta di realizzazione dell’opera.

L’opera non è infatti interamente coperta dal punto di vista finanziario, e lo dimostra il fatto che il consorzio costruttore abbia comunicato alla Sindaca Legati di Calcinato che nessuna opera di compensazione, non strettamente legata alla linea ferroviaria, verrà finanziata, così come scritto nella delibera di giunta n. 94 del 26/9/2017. Avviare un’opera di questa portata senza la totale copertura finanziaria è inaccettabile per chiunque abbia un minimo di buon senso.

Per ulteriori aggiornamenti e per poterci confrontare su questa situazione, invitiamo tutti e tutte all’assemblea pubblica del prossimo 9 novembre che si terrà a Castelnuovo del Garda alle ore 21 presso la Sala Civica Libertà in Piazza della Libertà.

 

 

situazione, invitiamo tutti e tutte all’assemblea pubblica del prossimo 9 novembre che si terrà a Castelnuovo del Garda alle ore 21 presso la Sala Civica Libertà in Piazza della Libertà.

28/10 CASTIGLIONE (MN) INCONTRO CON SIMONA BALDANZI, ALTA VELOCITA’ E RISCHI AMBIENTALI

SABATO 28/10 H. 19 C/O CIRCOLO ARCI DALLÒ, PIAZZA UGO DALLÒ CASTIGLIONE DELLE STIVIERE.
Da oltre vent’anni il progetto dell’Alta Velocità tra Brescia e Verona minaccia il sistema idrogeologico dell’anfiteatro morenico gardesano, diviso su tre province. Le interferenze sono state inserite nel progetto dallo stesso General Contractor che dovrebbe realizzare l’opera e sottolineate anche dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Quest’ultimo ha bocciato pesantemente il progetto fin qui portato avanti, anche per via di queste problematiche. Si va dal rischio di prosciugamento del Lago del Frassino, sito tutelato dall’Unesco, alle interferenze con l’area umida del Lavagnone, si parla del possibile inquinamento delle acque di falda per via degli scavi delle gallerie al prosciugamento dei pozzi agricoli e delle aree umide localizzate a sud della tratta. Basti pensare all’area umida di Valle a Castiglione delle Stiviere o alle risorgive utilizzate per scopi irrigui dagli agricoltori della zona che rischiano di scomparire o di venire definitivamente alterate. Un vero e proprio danno a scapito delle comunità locali per un’opera definita inutile e costosa ormai non solo dai comitati che la contestano, ma anche dai massimi organi tecnici statali in materia di valutazione dei progetti delle Infrastrutture.
Per approfondire questi temi vi invitiamo a questo dibattito pubblico presso il Circolo Arci Dallò di Castiglione delle Stiviere al quale abbiamo invitato la scrittrice mugellana Simona Baldanzi, che ci racconterà l’esperienza del rapporto tra la sua terra natale e i cantieri dell’Alta Velocità Firenze – Bologna, e il sindaco di Medole, Benedetto Ruzzenenti, che da anni denuncia i rischi ambientali dell’apertura dei cantieri Tav sulle colline moreniche
 
Simona Baldanzi è una scrittrice italiana che vive nel Mugello. Tra i suoi libri troviamo “Figlia di una vestaglia blu”, che intreccia le vicende delle operaie tessili della Rifla a quelle degli operai del TAV in Mugello; “Mugello sottosopra” racconta le condizioni di lavoro nei cantieri delle Grandi Opere che attraversano questo territorio; “Il Mugello è una trapunta di terra” racconta invece di un viaggio a piedi tra Barbiana e Monte Sole e parla degli sconvolgimenti al sistema idrogeologico causati dal Tav. L’ultimo suo libro è Maldifiume uscito per Ediciclo (2016). Il suo sito è www.simonabaldanzi.it
Qui il link alle interviste di presentazione della serata realizzate da Radio Onda d’Urto