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IL 4 DICEMBRE NOI VOTIAMO NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE! ECCO PERCHE’…..

Il “NO” che il Coordinamento No Tav Brescia-Verona esprime al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 ha motivazioni molto più ampie di quelle relative alla questione dell’Alta Velocità: riguarda nel merito l’intero stravolgimento della Carta Costituzionale (ben 47 articoli vengono modificati), le modalità con cui è stato portato avanti da un governo ed un parlamento illegittimi (sentenza della Corte Costituzionale 1/2014 di incostituzionalità della legge elettorale) ed i valori di fondo che ispirano la nostra azione.

Diciamo infatti NO ad una legge costituzionale che è un oltraggio ai valori nati dalla Resistenza e che calpesta la volontà del popolo a favore di interessi finanziari che stanno strangolando ogni giorno di più la nostra vita.

Ma, se anche ci soffermiamo solo sulla questione che più strettamente riguarda l’Alta Velocità, e in particolare sulla modifica dell’art. 117 riguardante gli ambiti di competenza Stato/Regioni, scopriamo che diventerebbero di competenza esclusiva dello Stato, oltre che la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia, le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto e di navigazione e relative norme di sicurezza; i porti e gli aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale.

Inoltre, diventano di competenza legislativa esclusiva dello Stato il governo del territorio (disposizioni generali e comuni); la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo ed altro ancora.

A ribadire la tendenza all’accentramento dei poteri c’è anche la “clausola di supremazia statale”, uno strumento che permetterà allo Stato, nei casi in cui verrà ritenuto necessario, di intervenire negli ambiti di competenza regionale.

Pensiamo a cosa questo può voler dire nel caso di autorizzazioni di grandi infrastrutture o di impianti energetici (inceneritori) laddove Regioni e comunità locali non saranno d’accordo, pensiamo all’accelerazione che il progetto TAV Brescia-Verona subirebbe qualora passasse questa riforma.

Non nascondiamo le contraddizioni e le difficoltà applicative della riforma del Titolo V, né che le Regioni oggi siano spesso male amministrate e inquinate da malcostume e corruzione (elementi non certo qualificanti per chi, come prevede la riforma, dovrà rappresentare il Senato della Repubblica) ma la visione che ispira l’attuale proposta di riforma, rappresenta una profonda e antistorica marcia indietro ed è molto indicativa della tendenza accentratrice su temi che non possono prescindere dalla partecipazione e dal confronto con i territori.

Questa modifica accentratrice dice chiaramente che la direzione non è quella di coinvolgere le comunità locali, ma di porle nella condizione di subire ancora più di oggi le scelte “dall’alto” o meglio del “capo del governo”, così come viene definito nella nuova legge elettorale. La compressione e lo svilimento delle forme di partecipazione inoltre sono evidenti anche nelle modifiche agli art. 71 e 75 della riforma della Costituzione: le modifiche alle norme per l’indizione di referendum abrogativi e per la proposta di leggi di iniziativa popolare riducono le possibilità di partecipazione dei cittadini, alzando il numero delle firme necessarie.

Non siamo contrari al “progresso”, al “cambiamento”, parole ormai in voga per chi sostiene questa riforma, che in realtà ha più sapore “di vecchio” che di nuovo.

Ma siamo consapevoli che la direzione del cambiamento è importante ancor più dei tempi decisionali, posto che il parlamento italiano risulta essere tra i più prolifici di leggi dell’Unione Europea. Riteniamo che l’unico problema della nostra Costituzione attuale è che non viene rispettata dalle stesse istituzioni che essa regolamenta e che quindi l’unica battaglia che abbia senso sia quella per la sua totale applicazione nella vita sociale delle persone.

Invitiamo perciò tutti e tutte coloro che hanno a cuore le sorti del proprio territorio e che sono contrari al progetto di Alta Velocità Brescia-Verona a VOTARE NO a questo referendum per impedire che domani, il Renzi di turno (eletto da nessuno) possa, senza problemi ed opposizioni, approvare leggi che azzerano il nostro diritto di vivere liberi e con dignità.

votano4dicembrenotav

Nicoletta Dosio arrestata al presidio in solidarietà agli imputati del maxi processo NO TAV dopo più di 30 giorni di evasione dai domiciliari!

 

da notav.info Nicoletta Dosio è ormai da mesi sottoposta a misure cautelari ingiuste e che come tali ha da subito scelto di non rispettare. E così dall’obbligo di firma quotidiano si trova  agli arresti domiciliari che ha deciso di evadere sin dal primo momento, ed è ora più di un mese che si trova alla Credenza sostenuta dal movimento tutto.

Una scelta fatta con cuore e testa, portata avanti grazie al sostegno di tutto il movimento che con lei condivide una lotta che va avanti da 25 anni, un passo indispensabile per far tornare al centro dell’attenzione del governo e dei media una situazione che rasenta l’assurdo, quella che tutti i giorni viviamo in Val di Susa e in tutto il Paese.

Ci troviamo infatti in un momento in cui è sempre più evidente la necessità delle messa in sicurezza di tutti quei territori colpiti da calamità naturali e quelli che sono a rischio, in cui è sempre più chiara a tutti l’emergenza sociale in cui l’intera popolazione è costretta a vivere, e come risposta ci troviamo soltanto ridicole soluzioni proposte dai soliti politici dall’alto delle loro calde poltrone.

Questa mattina abbiamo accompagnato Nicoletta all’udienza del maxi processo, dove era in programma un presidio in solidarietà agli imputati. Dopo aver letto un comunicato, ha provato ad entrare in tribunale per assistere all’udienza, ma in quel momento è stata intercettata dalla digos di Torino e trasferita in questura per il reato di evasione.

Anche dall’aula 6 del palazzo di giustizia torinese si enunciano comunicati di solidarietà per Nicoletta da parte degli imputati che fanno mettere agli atti e che in segno di protesta, si alzano ed escono dal tribunale.

Nicoletta non è stata trasferita in carcere, ma le sono stati dati nuovamente gli arresti domiciliari presso la sua abitazione a Bussoleno. E’ palese la difficoltà in cui versano tribunale e procura nella gestione di questa situazione, e questo non può che essere una soddisfazione per noi, perchè dimostra ancora una volta che siamo dalla parte giusta.

La lotta prosegue, e per questo questa sera ci si è dati appuntamento alla Credenza alle ore 18 per discutere sui prossimi passi da fare.

Nicoletta Libera! Liberi Tutti!

Avanti No Tav!

 

Questo di seguito è il testo letto da Nicoletta fuori dal tribunale prima di essere arrestata

Quanto tempo è passato da quando i Padri costituenti, ancora animati dal vento di Liberazione che spazzò via il nazifascismo e accese nuove, ahimè disattese speranze, dichiaravano che
«La resistenza, individuale e collettiva, agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino».
Quei diritti, quei doveri, per noi, per me, non sono un semplice slogan, ma ispirazione di vita e di azione.
Dalla prima misura cautelare inflittami, l’obbligo di firma, sono passati ormai quattro mesi. Ora, attraverso i successivi aggravamenti, sono giunta agli arresti domiciliari, che non sto rispettando.
Continuo la mia consapevole, condivisa, felice evasione contro provvedimenti preventivi che sono più che mai strumento di intimidazione, tentativo di minare una lotta giusta e collettiva, per questo irriducibile.
Evidentemente, il mio gesto di ribellione, che sono determinata a portare avanti fino in fondo, ha rotto lo schema di repressione che umilia le persone e le rende subalterne alle decisioni vendicative dei tribunali. La palese difficoltà del tribunale di Torino ad applicare quella che chiamano “l’obbligatorietà dell’azione penale” di fronte al mio pubblico e rivendicato “reato” di evasione è il maggior riconoscimento della forza di popolo che mi sostiene e insieme un messaggio attivo di fiducia e incoraggiamento per quanti subiscono arbitrii giudiziari che sembrano incontrastabili.
Un’evasione che vuole essere nuova tappa della lunga resistenza collettiva praticata dal movimento NO TAV contro i grandi, sporchi interessi del partito trasversale degli affari.
In questo mondo dove il dominio dei più forti sui più deboli si fa guerra, razzismo, sfruttamento, devastazione sociale e ambientale, gravissima emergenza democratica contro chi non si adegua, si aprono tribunali e carceri.
Oggi, nel vostro Palazzo, per l’ennesima volta, si processano, insieme ai cinquantatre compagni imputati, la Libera Repubblica della Maddalena e tutto il popolo NO TAV.
Anch’io sono parte di questo popolo, perciò sono qui, a testimoniare, come ho sempre fatto, complicità a compagne e compagni
Ho vissuto le giornate intense della Libera Repubblica, in cui si rafforzarono le radici della liberazione di Venaus e sperimentammo l’utopia realizzabile del ricevere da ognuno secondo le sue possibilità e del dare ad ognuno secondo i suoi bisogni.
Ero sulla barricata Stalingrado il 27 giugno 2011, a praticare la resistenza popolare contro gli armati e le ruspe giunte a sgomberarci. Ho visto e subìto la violenza poliziesca. Ho percorso i sentieri della Clarea il 3 luglio. Ho praticato l’assedio collettivo al cantiere; con donne, uomini, anziani e bambini ho respirato le migliaia di lacrimogeni lanciati quel giorno.
Il ricordo e l’indignazione per tanta ingiustizia sono, insieme alle ragioni della opposizione comune contro le grandi male opere e il modello di vita e di sviluppo che le genera, alimento potente di una lotta che dura, si rafforza, si allarga e vincerà.
Non sono qui per costituirmi o per fiducia nella vostra giustizia: sarà la storia che ci assolverà.

Torino, 3 novembre 2016
Nicoletta Dosio