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Il decreto sicurezza Bis riguarda anche noi no tav e tutte le lotte!

Il 5 agosto il senato ha dato il via libera al voto di fiducia che il governo aveva posto sul cosiddetto decreto sicurezza bis, la riforma su soccorso in mare e ordine pubblico approvata dall’esecutivo il 15 giugno. La fiducia è passata con 160 voti favorevoli, 57 contrari e 21 astenuti. Hanno votato a favore Lega e Movimento 5 stelle.

Oltre alle vergognose norme contro i salvataggi in mare delle persone migranti vorremmo fare luce sulle misure in materia di ordine pubblico contenute nei due decreti Salvini.
Misure gravissime che di base hanno l’obbiettivo di impedire ogni forma di contestazione presente e futura sul nostro territorio che non provenga da partiti e sindacati.
Misure atte a garantire l’impossibilità che si sviluppino rivolte e che le lotte popolari e contro le grandi opere inutili possano continuare nel loro percorso.

Vediamo in breve cosa prevedono questi decreti e perché penalizzano anche la nostra lotta contro il TAV:

1) E’ stato re-introdotto il reato di blocco stradale, una pratica di lotta spontanea ed efficace, adottata da tutti i movimenti dal basso, si pensi non solo alla Val di Susa ma anche agli scioperi dei facchini e dei braccianti, che grazie al governo gialloverde diventa un reato punito con la reclusione da 1 a 6 anni. Le pene sono estese anche al blocco di treni, altra pratica messa in campo più volte dai notav a livello nazionale.

2) Con il decreto sicurezza bis vigerà anche l’obbligo di subire le violenze della polizia. Il semplice fatto di portare con sé a una manifestazione una protezione passiva contro manganelli e gas (per esempio una maschera antigas per non intossicarsi con i lacrimogeni sparati a dismisura in Val Susa dalle forze del disordine), viene punito con pene dai 2 ai 3 anni di carcere.

3) L’articolo 7, introducendo come aggravante il contesto di manifestazione, aumenta le pene per reati che sappiamo godere di una faziosità già tutta a beneficio degli agenti della repressione: “violenza o minaccia a un pubblico ufficiale”, “resistenza a un pubblico ufficiale” e “violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti”. Inoltre si cerca di colpire al cuore lo spirito di contestazione, applicando la reclusione fino a due anni per il reato di “interruzione di ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità”, sempre se commesso “nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico”.

4) Altra disposizione a misura di notav è quella che prevede da 1 a 4 anni di reclusione per chi “lancia o utilizza illegittimamente” fuochi artificiali, bengala o fumogeni durante le manifestazioni. Il riferimento è ovviamente alle passeggiate notturne notav in val di Susa, durante le quali il cantiere viene spesso illuminato da fuochi artificiali lanciati dai notav come azioni di disturbo.
Però anche un fumogeno (di tutti i colori), usato anche da noi in più occasioni di manifestazioni o azioni di disturbo, viene bollato come pericolosissima arma.

Evidentemente il continuo aumentare di chi in questi anni sta cercando di costruire un’alternativa con la lotta sociale, dal diritto all’abitare, passando per lo sfruttamento lavorativo, alle discriminazioni razziali e di genere e arrivando alle lotte ambientali e contro le grandi opere inutili, ha fatto sì che dalle istituzioni si ritenesse necessaria una ulteriore stretta autoritaria.

In tutto questo vogliamo sottolineare la responsabilità del movimento 5 stelle, che con il governo gialloverde non solo vuole far partire il TAV ma verrà ricordato anche per aver approvato una serie di misure che consentiranno di punire ancora più pesantemente chi si oppone a queste grandi opere inutili, dando l’assenso alle leggi liberticide di Salvini, vietando la libertà politica e civile di tutti e tutte noi.

Questa repressione delle lotte ci da sempre più motivi per continuare questa battaglia per il nostro presente e il nostro futuro! Avanti No Tav!

La Polizia sgombera il blocco dei NO TAV dell’autostrada A32 Torino Bardonecchia, Torino, 28 febbraio 2012. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

La polizia spara dal viadotto dell’autostrada lacrimogeni mirando alla testa dei manifestanti nel 2011