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LA REPRESSIONE CREA SOLO SOLIDARIETA’: iniziamo a dirvi grazie!

A ieri ci sono stati donati € 645,00.

UN ENORME GRAZIE a tutt* coloro che ci hanno aiutato finora! Grazie anche a chi non può donare, ma ci sostiene diffondendo l’appello e partecipando alle nostre iniziative.

LA REPRESSIONE CREA SOLO SOLIDARIETA’, NON CI SPAVENTANO I DASPO DEL PODESTA’!

La raccolta fondi con le libere donazioni all’iban che trovate nel volantino prosegue e ricordiamo anche la cena di sabato 9/02 Fagiolata NO TAV cena per le spese legali.

Prenotatevi entro il 7 febbraio chiamando il 3779533284.

#notav #notavbresciaverona #lonato #daspo #raccoltafondi #speselegali

9/2 fagiolata no tav di solidarietà a Lonato per le spese legali

Sabato 9 febbraio organizziamo una FAGIOLATA NO TAV, una cena per aiutare a sostenere le spese legali per i daspo dati dal comune di Lonato agli attivisti e alle attiviste per i fatti del 17 gennaio 2019.

Ricordiamo che in quella data un gruppo di attivist* ha partecipato pacificamente e silenziosamente ad un convegno organizzato da Coldiretti e Comune di Lonato esponendo solo uno striscione con scritto “Quale futuro? Quale agricoltura? Con il tav solo danni e spazzatura”. Tanto è bastato per scatenare l’Assessore exPugile Vanaria, che ci ha aggredito fisicamente e verbalmente. Ha disturbato lui il suo convegno, non di certo noi! Il podestà Tardani, ha pensato bene di firmare dei daspo contro gli/le attivisti/e e non contro il vero violento della serata, l’Assessore ExPugile Vanaria.
Abbiamo ricevuto tanto sostegno in questi giorni e ritrovarci in una cena è il modo migliore per dimostrare ancora una volta che la loro repressione genera solo solidarietà!

NOI SIAMO DALLA PARTE DEI TERRITORI, LORO DA QUELLA DEI POTERI FORTI!

MENU’ DELLA SERATA:
Antipasto con torte salate e pinzimonio con salse
Fagiolata nostrana con polenta
Formaggi locali con marmellate
Verdura cruda e cotta
Dolce
Bevande escluse
Euro 16 a persona.

Prenotare ENTRO IL 7 FEBBRAIO chiamando al 377 9533284. SOLO CHIAMATE, NON MESSAGGI SU WHATSAPP O MESSENGER.
#notavbresciaverona #notav #cena #cenasolidale #speselegali #daspo #lonato

I VERI FACINOROSI E INTOLLERANTI SIETE VOI!

La giunta leghista di #Lonato non conosce fine alla propria disonestà intellettuale.
La maggioranza ci accusa di essere dei “facinorosi” antidemocratici. Il riferimento è ancora alla nostra protesta dello scorso 17 gennaio in occasione dell’incontro con #Coldiretti.

Peccato che la giunta Tardani, con l’avvallo della polizia locale, continua a ripetere una versione completamente FALSA dei fatti. Mentono sapendo di mentire. Non ci stancheremo mai di ripetere che la nostra presenza nella sala inizialmente è stata pacifica e SILENZIOSA. Le tensioni si sono verificate a seguito delle provocazioni del podestà Tardani, degli esponenti di Coldiretti e dell’Assessore all'(In)sicurezza Vanaria, che ha perso addirittura il controllo e ci ha aggredito fisicamente.
Chi è davvero il facinoroso? Chi è davvero intollerante? Ad esempio chi firma 13 daspo con una ricostruzione assolutamente falsa dei fatti con l’intento (mancato) di intimidire?

Noi comunque abbiamo mantenuto la nostra parola e ci siamo mobilitati in occasione del consiglio comunale. Anche in quella sede la maggioranza leghista ha dimostrato totale disinteresse per il territorio e un atteggiamento da sceriffo.

L’Amministrazione ha ammesso di non sapere nulla di pià sul sequestro delle ex cave di Vezzola rispetto a quanto emerso sui giornali. Non si è preoccupata di acquisire documentazione o avere contatti con chi di dovere.

Non si sa cosa faranno gli amministratori nel caso in cui ci fossero delle conseguenze sul piano penale.

Peggio ancora la maggioranza si è nascosta dietro le decisioni calate dell’alto. Peccato che il comune di Lonato non abbia MAI fatto sentire la propria voce contro il #Tav e sia amministrato dalla Lega, che ora è pure al governo del paese.

Al temine della votazione del punto sette è esplosa la nostra giusta rabbia contro l’ipocrisia di un ceto politico che ci sta portando alla rovina. Una contestazione doverosa, seppure sciolta spontaneamente, che ha nuovamente sfidato qualunque divieto o intimidazione.

Cari leghisti, se il progetto sarà confermato, sarete i responsabili degli #espropri, dei danni ambientali e dello spreco di denaro pubblico dell’Alta Velocità. Insieme ovviamente al Movimento 5 Stelle, da cui ci si aspetta piena coerenza a quanto ha sempre sostenuto.

LA BRESCIA-PADOVA E’ IL PARADIGMA DEL FALLIMENTO DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICI

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo approfondimento relativo alla mancata registrazione da parte della Corte dei conti della delibera del CIPE che approvava il progetto della Brescia – Verona.

Tratto da: money.it

di Erasmo Venosi

La Corte dei Conti non registra la delibera del Cipe che approva il progetto definitivo alta velocità Brescia/Verona a causa di insufficienze documentali.

La sconcertante e violenta reazione dei Piranà del debito pubblico verso la mancata registrazione da parte della Corte dei Conti della delibera del CIPE che approvava il progetto AV Brescia/Verona misura il grado di degenerazione a cui è pervenuta la politica in Italia. Un Paese ostaggio di lobby industriali e finanziarie che non casualmente hanno acquistato testate di giornali per condizionare scelte, mistificare dati, eventi e procedure. Strali di parlamentari ignoranti delle funzioni, dei ruoli costituzionali esercitati dalla Corte dei Conti e anche dei procedimenti amministrativi. La Corte ha 155 anni e deve garantire la correttezza della pecunia pubblica. La sua indipendenza e autonomia è scritta nell’art 101 e nel 104. Si contesta il ruolo di controllo sulla legittimità degli atti pubblici! La vicenda storica del progetto rappresenta la metafora della degenerazione italiana. Un progetto realizzato con concessione a trattativa privata legittimata da un parere del Consiglio di Stato il cui presidente una volta in pensione diventa presidente delle ferrovie. Anni dopo (2006), il Governo italiano, visto che un Km di alta velocità italiana costava mediamente tre volte quello francese e spagnolo, decise di ritirare le concessioni per i tratti non realizzati. Tra questi c’era anche la Brescia/Verona. I concessionari hanno fatto ricorso subito al Tar del Lazio. Il presidente della sezione del Tar che tratta la questione è un magistrato che ha svolto l’incarico di arbitro designato (interrogazione parlamentare 3/01153 del 2007) proprio delle società che hanno ricorso contro la scelta del Governo di fare le gare.

La questione arriva alla Corte di Giustizia UE (C-351/07), che affida l’istruttoria come da prassi a un avvocato generale. La conclusione dell’avvocato generale è che gli appalti concessi sono contro le norme europee e che bisogna subito sanare la situazione. I ricorrenti, quindi anche Cepav 2, dichiarano di non essere interessati al pronunciamento della Corte di Giustizia. Fs, Ministro dei Trasporti acconsentono. In tal modo la Corte non può più pronunciarsi e quindi dichiarare quei contratti fuorilegge. Torna la questione nelle mani del Presidente-Consulente, il quale emette un lodo arbitrale che in buona sostanza riconosce ai concessionari vari milioni di euro d’indennità per questa perdita di tempo. Soldi pagati dai cittadini italiani.

Queste le sozzure procedurali. Ci sono poi quelle ingegneristiche.

Un progetto, che nel 2014 considera la valutazione d’impatto ambientale del 2003, fatta soprattutto per tutelare la salute umana, ancora valida! La norma della valutazione cumulata degli impatti, richiamata nelle sentenze dalla Corte di Giustizia, viene gravemente ignorata considerato che come se in decennio nessuna infrastruttura, nessuna costruzione impattante sia stata edificata sul territorio interessato dal progetto. Un progetto presente nel Piano Generale dei Trasporti e la Logistica che, a norma di direttiva (42/2001), andava sottoposto a valutazione ambientale strategica. Per intenderci la Via senza la Vas è nulla (art 11 Dlgs 152/2006). Un progetto, che è stato giustamente bocciato dal massimo organo tecnico dello Stato cioè il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

I motivi? Si va da norme tecniche costruttive per la tutela dai terremoti, vecchie del 1996, invece di applicare le nuove emanate con DM nel 2008. Compromessa la sicurezza sismica, quindi, ma anche idraulica. Incredibile poi la superficialità con la quale si trattano i possibili effetti degli scavi delle gallerie e degli impatti su strutture appartenenti al patrimonio italiano. Un esempio la galleria di Lonato, dove le incertezze riguardano anche l’intersezione con un condotto sotterraneo denominato Stagno Lavagnonese-Bormida. Si legge “Le informazioni riguardante questa condotta non sono del tutto dettagliate :non esiste una planimetria precisa, ma solo un rilevamento a vista eseguito dall’Associazione Speleologica Bresciana su commissione dell’Ufficio Tecnico del Comune di Desenzano del Garda”.

Altrettanto critiche le situazioni delle gallerie che riguardano Peschiera del Garda. Nel Parere il CSLP rileva altre incedibili enormità. La prima, che il modello di esercizio, la quantità, la tipologia di treni che circoleranno e quindi della situazione infrastrutturale futura sono conseguenza dei dati di previsione, studio SIMPT (sistema informativo per il monitoraggio e la pianificazione dei trasporti) del 1999 del Ministero delle Infrastrutture. Su questa ipotesi fu elaborato nel 2006 quantità e tipologia di treni. Che cosa prevedeva? Un assurdo! In pratica il grosso del traffico era rappresentato da treni merci. Un aumento del 157% di treni merci. Attualizzazione a seguito della crisi globale che ha distrutto il 25% della capacità produttiva italiana? Della rivoluzione delle stampanti 3D? Dell’internet delle cose? Zero, e non è finita.

L’analisi costi benefici obbligatoria è rimasta quella del 2003. Un’analisi recente fatta dal Gruppo del Professor Ponti del Politecnico di Milano, già collaboratore della Banca Mondiale e di svariati ministri dei trasporti, utilizzando le linee guida del ministero dei trasporti e il tasso di attualizzazione dei benefici che è quello applicato dalla Commissione UE. Devastanti i risultati.

L’investimento per il tratto Brescia/Verona presenta un valore negativo per 1496 milioni di euro e la Verona/Padova per 1835 milioni di euro. Possibile che nel paese che trasferisce 8 mld di euro alle Ferrovie, della imminente entrata negli ordinamenti degli Stati del Fiscal Compact attraverso una direttiva self executing, della modifica del MES (meccanismo europeo di stabilità) trasformato in Fondo Monetario Europeo con la subordinazione della cosiddetta “condizionalità” (di intervento) si debba assistere a questa dilapidazione di risorse da parte di una società pubblica con la oggettiva collusione del ministero delle infrastrutture e dell’ambiente?

Allora plaudo al coraggio mostrato dalla Corte dei Conti, che in un paese normale sarebbe esercizio di una funzione e un dovere costituzionale. Cialtroni, ignoranti e cicisbei il coro dei critici della Corte. Rispettare il Principio di Legalità e la verifica dell’Efficienza ed Economicità delle sempre più flebili risorse pubbliche per sperare in quella rivoluzione democratica, etica e culturale senza le quali il Paese non si salverà. La storia della Brescia/Padova è il paradigma del modello perdente che si replica nella gran parte degli investimenti pubblici.

Ricorso al TAR: rigettato! La lotta contro il TAV non si fermerà qui!

Dopo molti mesi d’attesa da quel lunedì 9 gennaio 2017 in cui eravamo presenti a Roma per discutere l’udienza al TAR, presentato dal Coordinamento No Tav Brescia-Verona insieme a comitati territoriali che si battono per la difesa dell’ambiente, alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle e molti possibili espropriati di terreni o attività sulla tratta è arrivata dopo molti mesi d’attesa la notizia che il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso.

Ricordiamo, in breve, che il ricorso al Tar era stato presentato contro diversi provvedimenti: a partire dal decreto con cui si dava via libera al Cipe per l’approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, passando per la delibera per l’ennesima reiterazione del vincolo di esproprio presente sulle proprietà interessate a partire dal 2001, fino ad arrivare al decreto che aveva espresso il parere di compatibilità ambientale (VAS).

Nonostante a gennaio avessimo chiesto il rinvio dell’udienza, considerando che Cepav 2 aveva depositato la memoria difensiva soltanto in data limite 23/12/2016 limitando quindi il diritto di difesa e la possibilità di rispondere alla stessa, dopo alcuni dubbi, la Presidente del Collegio Elena Stanizzi aveva deciso di non accettare il rinvio e quindi di avviare la discussione.

La discussione era stata molto vivace da parte nostra, mentre la controparte aveva continuato a ribadire l’idea di inammissibilità del ricorso appellandosi esclusivamente all’eterogeneità dei soggetti ricorrenti e ai presunti conflitti di interesse degli stessi, senza minimamente prendere in considerazione i numerosi punti portati ad appello.

Ai tempi ci era sembrata molto curiosa la presa di posizione di Cepav 2, ma l’avevamo giustificata come un “arrampicarsi sugli specchi” visto che sulle questioni poste non c’era molto a cui potevano appellarsi.

Avevamo anche ben sottolineato durante la discussione avuta durante l’udienza che l’eterogeneità dei soggetti ricorrenti fosse un valore aggiunto del ricorso che ben dimostrava che l’interesse comune è legato alla sopravvivenza e tutela di un territorio come elemento necessario e imprescindibile per ogni tipo di attività, pubblica o privata che sia.

Era stata portata anche alla luce la vergognosa mancata valutazione dell’opzione zero, la violazione delle norme europee sugli appalti pubblici, la mancata o parziale ottemperanza alle prescrizioni da parte di Cepav2 e il grave pregiudizio al territorio derivante dalla procedura dei lotti costruttivi.

Ad oggi, il ricorso è stato rigettato dal TAR, ma nonostante la sentenza sia molto complessa e nonostante lo sforzo di rispondere ai motivi del ricorso, essa a nostro parere non è né condivisibile né tanto meno convincente.

Ci sono innanzitutto alcuni vizi di forma che non rendono lineare, e quindi tanto meno convincente, il discorso fatto: leggendo la sentenza infatti si nota che per respingere il ricorso il TAR ha utilizzato talvolta motivazioni che sono usate anche per sostenere principi opposti, mentre in altre parti vengono respinti i motivi del ricorso pretendendo di rendere immodificabile la situazione approvata oltre 14 anni fa riguardo al progetto.

Vengono inoltre rigettati alcuni fondamentali motivi quali ad esempio quello sull’opzione zero non prevista nella Valutazione di Impatto Ambientale, ritenendo che il vizio avrebbe dovuto essere proposto nel 2003, dimenticandosi che a causa delle modifiche sostanziali apportate al progetto dell’Alta velocità è stato impugnato un parere VIA diverso da quello del 2003.

Davanti a “errori” del genere come possiamo pensare che questa risposta sia veramente ponderata su basi solide e concrete che vadano a tutelare noi e la nostra terra?

Ma andando avanti troviamo che è stata dichiarata inammissibile anche la richiesta di sottoporre alla Corte di Giustizia la questione dell’affidamento diretto dell’opera ai Contraenti Generali in quanto i ricorrenti non avrebbero la legittimazione attiva a contestare tale affidamento, creando in questo modo una gravissima limitazione al diritto di difesa dei cittadini direttamente interessati dall’esproprio e limitando di fatto la possibilità di contestare tale affidamento solo ai pochissimi soggetti in grado di partecipare ad una ipotetica gara di appalto di 4 miliardi di euro.

In questa risposta è palese che venga altresì dimenticato che le modalità di affidamento incidono direttamente e non solo astrattamente anche sui soggetti lesi dall’esproprio.

Il TAR, inoltre, sulla base dell’elevato grado di discrezionalità tecnica in possesso dell’Amministrazione pubblica ha omesso di valutare i gravi vizi della valutazione ambientale ed ha affermato che gli aspetti di dettaglio delle varie prescrizioni potranno essere sviluppati anche al livello di progettazione successivo costituito dal progetto esecutivo, dimenticando però che la disciplina legislativa impone determinate verifiche già con il progetto definitivo.

E invece il TAR legittima la costruzione di questa grande opera risolvendo i problemi “strada facendo”. Davanti a questo punto vorremmo anche ribadire che se le amministrazioni comunali di tutta la tratta, avessero aderito, con una spesa di ben 50 euro, al ricorso che abbiamo fatto, questo avrebbe sicuramente avuto un impatto, e forse anche una risposta diversa, davanti al TAR, ma purtroppo abbiamo visto che i nostri amministratori vanno a Roma solo per racimolare qualche mera compensazione in cambio della distruzione del nostro territorio e del suo futuro.

Vergognoso, a nostro parere, è come siano state liquidate le censure di carattere ambientale come la salvaguardia del Sito di Importanza Comunitaria del Laghetto del Frassino, la bonifica della Galleria di Lonato o l’eliminazione dei possibili effetti negativi della vicinanza dei cantieri alle aree destinate a parco, sostenendo che esse saranno oggetto di specifici approfondimenti e di apposite misure di mitigazione, dimenticando però che si tratta di approfondimenti che dovevano essere contenuti già nel progetto definitivo in quanto il progetto esecutivo non sarà sottoposto alla stringente procedura amministrativa del progetto definitivo.

Anche nei confronti delle censure riguardanti gli espropri e la distruzione dei vigneti il TAR ha rinviato ad un momento successivo l’elaborazione di criteri condivisi con le associazioni di agricoltori dimenticando che il progetto preliminare imponeva tale adempimento con il progetto definitivo e non in un momento successivo. Ma è ben chiaro che chi costruisce quest’opera non ha alcun interesse a tutelare o guadagnare meno per salvare parti del territorio o gli interessi dei singoli, quindi questa risposta è a maggior ragione inaccettabile.

Infine, il TAR ha respinto la censura sul mancato espletamento in via preventiva della Valutazione Ambientale Strategica sul progetto dell’opera pubblica ritenendo che essa non era necessaria ma dimenticando che la VAS avrebbe dovuto essere fatta quantomeno con l’approvazione del progetto definitivo.

Sottolineando in ultimo, in totale assonanza alla controparte contro cui stiamo combattendo questa lotta, il TAR avvalora l’assenza di validità ai motivi del ricorso vista l’eterogeneità di interessi dei diversi ricorrenti. Non servono a nostro parere molti commenti a riguardo.

La sentenza del TAR Lazio a nostro parere non è condivisibile e verrà quindi appellata al Consiglio di Stato. Chiederemo inoltre l’intervento della Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ma come avevamo già detto quel famoso 9 gennaio, al di là del risultato, sapremo con sempre più determinazione portare avanti le ragioni della nostra lotta, anche avvalorati dall’ennesima dimostrazione che gli interessi dietro questo progetto riescono a superare anche la legge stessa.

Ma non per questo ci arrenderemo, anzi, questa è l’ennesima mossa che ci da sempre più modi per far sapere a tutt* che siamo dalla parte giusta, e che non state difendendo né le persone ne l’ambiente, ma solo interessi economici, politici e mafiosi.

BRE-BE-MI: un fallimento preannunciato stile “grandi opere inutili”

E’ di oggi la notizia che la Bre-Be-Mi, uno dei cavalli di battaglia delle grandi opere inutile stile alta velocità, per ora non prevede distributori sul suo tracciato.

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Oltre ad essere un ecomostro, un magazzino di veleni ed un generatore di debito pubblico è anche un fallimento preannunciato. Infatti nessun petroliere per ora, nonostante l’apertura della nuova strada sia prevista per il 1° luglio, si è sentito al sicuro per investire aprendovi una pompa di benzina.

Anche la terza gara pubblica per l’assegnazione del servizio carburanti nelle due stazioni di servizio che saranno realizzate a Caravaggio è andata quindi deserta. Per le altre due stazioni, previste nel Bresciano, non sono state ancora indette gare per l’assegnazione dei relativi servizi. Il motivo consiste proprio nelle difficoltà che la società Brebemi sta incontrando per far entrare in funzione le stazioni di Caravaggio.

Questa però è solo un punto di vista dell’accaduto.

Dall’altra parte questo potrebbe essere solo la prima di tante conferme della totale inutilità di questa autostrada. Ovviamente inutilità che riguarda chi ogni giorno percorre le provincie di Brescia, Bergamo e Milano. Inutilità che si trasforma ben presto in utilità per chi con il cemento riesce a muovere grandi capitali. E per la Brebemi parliamo di veri e propri colossi della finanza italiana chiamati a investire i propri capitali per l’opera: Intesa San Paolo, Banca innovazione infrastrutture e sviluppo (sempre gruppo San Paolo), Ubi, Banco di Brescia, Credito Bergamasco, Banca di credito cooperativo di Treviglioa, Unicredit, Monte Paschi Siena, Ubi, Credito bergamasco e la pubblica Cassa depositi e prestiti.

A gestirla saranno invece Autostrade Lombarde SpA, azienda che ha come soci Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Autostrade Centropadane, Milano Serravalle – Milano Tangenziali, il colosso della public utility lombarda A2A, associazioni industriali, camere di commercio ed enti locali.

I casi allora sono due: o il mercato non crede a questo investimento e allo sviluppo della mobilità su strada, o la Brebemi ha talmente bisogno di soldi, per ripagare i debiti generati dai costi di costruzione che ha tenuto altissime le commission fee e le royalties sul carburante al punto da scoraggiare tutti i colossi petroliferi.

Ricordiamo inoltre che se la nuova autostrada aprirà a luglio, il collegamento finale con la tangenziale di Milano, tra Segrate e Melzo, non sarà pronto. Questo comporterà un notevole rallentamento del traffico, tanto da far perdere l’unico vantaggio che pare avere quest’opera: arrivare da Brescia a Milano solo 5 minuti prima!

A quanto pare o per guadagnare qualche minuto di tempo (ricordiamo che il guadagno di tempo nella costruzione del lotto di alta velocità tra Treviglio e Brescia è stimato a poco più di 10 minuti) c’è davvero chi crede che l’inquinamento, la distruzione delle nostre case, terre e terreni sia un giusto prezzo da pagare, o anche qui per l’interesse di pochi si mette a rischio il futuro di tutti.

Il fallimento è preannunciato, con la speranza però che questo ci serva per non permettere un altro scempio per il nostro territorio!

 

Aggiornamenti da via Roncadelle: prima via interessata a Brescia dai cantieri per l’alta velocità

Lunedì 21/10/2013 – ore 13:00  Abbiamo appena fatto un sopralluogo in via Roncadelle: dell’inizio dei lavori non c’è ancora traccia, troviamo solo i picchetti e le reti che nei giorni scorsi erano stati messi per evidenziare la parte di terreni espropriati.

Nelle prime foto potete vedere la parte di terreni espropriati alle famiglie di via Roncadelle; i picchetti sono a circa 8 metri dalla casa e le famiglie non sanno ancora ad oggi cosa succederà ai loro terreni e dove e se verrà costruito una barriera per proteggerli dal futuro inquinamento acustico dovuto all’alta velocità. Inoltre non sanno se verranno messe in atto delle misure di tutela della casa e del resto dei terreni durante i mesi di cantiere.

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In queste foto potete vedere invece l’ex campo abitato da una comunità Rom che è stato anch’esso picchettato per segnare il confine di esproprio; qui sono state aggiunte anche delle reti e degli ostacoli di cemento probabilmente per evitare che la comunità Rom potesse tornare nel loro terreno.

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A un paio di metri dalle case interessati dagli espropri dei terreni inoltre c’è il cartello che indica i lavori della BRE-BE-MI che sono vicinissimi al prossimo cantiere TAV. Per chi non lo sapesse il tracciato dell’alta velocità a Brescia si inserisce in un contesto territoriale dove esiste una situazione di incredibile concentrazione di infrastrutture: l’esistente ferrovia Mi-Ve, l’autostrada BS-MI e per l’appunto la sopracitata BRE-BE-MI che è costata il triplo di quanto era stato preventivato con una devastazione di 900 ettari di suono agricolo e un “guadagno” in tempo di solo 5 minuti sul percorso Brescia-Milano. Da sottolineare inoltre è l’ennesima l’assurdità di questo progetto che prevede che il flusso dei veicoli si rigetti, in prossimità di Milano, nuovamente sulla rete esistente, congestionandola.

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Vorremo inoltre ricordare a tutti che i lavori in questa parte di tratta sono stati appaltati anche alla ditta Condotte, indagata negli anni scorsi per infiltrazioni mafiose nel sud Italia; questo fatto non ci stupisce dal momento che è risaputo che la costruzione di quest’opera favorisce la crescita dell’intreccio tra partiti-imprenditori-mafie, come d’altronde tutte le grandi opere costruite in Italia.

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A pochi metri dalle case inoltre sono stati messi dei cartelli che indicano la presenza del cantiere per l’alta velocità, e senza troppe sorprese scopriamo che ovviamente anche qui gli abitanti non sapevano nulla.

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Vi terremo aggiornati sulla situazione di via Roncadelle in questo articolo.

Mercoledì 23 /10/ 2013 – da un articolo di Bresciaoggi si legge una dichiarazione del sindaco Del Bono “prima di febbraio del 2014 non ci sarà nessun avvio dei lavori”.

Mercoledì 23 /10/ 2013 – ore 8:00

Un escavatore inizia i lavori solo per qualche ora in via Roncadelle, ecco di seguito le immagini.

I lavori di questa mattina consistono in 2 scavi nell’ex campo Rom, e l’aggiunta di ulteriori picchetti nel campo successivo a quello delle famiglie espropriate del loro giardino.

Va inoltre sottolineato come i picchetti non seguano una linea dritta, ma abbiano continue rientranze lungo il tragitto, non permettendo in questo modo agli abitanti e ai proprietari dei terreni di capire come verranno svolti i lavori e quale sia effettivamente la parte di terreno che perderanno dalle loro proprietà.

 

Giovedì 24 /10/ 2013 – ore 15:00

Proseguono gli scavi e i lavori del sondaggio del terreno nei campi limitrofi a via Roncadelle. Questo pomeriggio è stato fatto uno scavo parallelamente alla MI-VE e hanno sondato il terreno con metal detector. Ecco le immagini della giornata.

ore 16:30

Continuano gli scavi.

Lunedì 28 /10 /2013 – ore 8:30

Ieri mattina hanno ricominciato a lavorare e alle 18:30,  tornando a casa un abitante di via Roncadelle, proprietario di uno dei giardini espropriati, ha trovato tutto il suo giardino recintato con la rete arancione, dove erano stati precedentemente messi i picchetti dell’esproprio. Stessa sorte anche per gli altri abitanti della zona limitrofa. I lavori continuano e nessuno informa queste persone! Torniamo a sottolineare con indignazione il fatto che la cittadinanza ancora non sappia la sorte a cui andrà in contro la nostra città!

Lunedì 04 /11 /2013 ore 12:00

I lavori continuano iniziando a devastare seriamente il territorio interessato e non sono state messe in atto misure di tutela adeguate al fatto che a pochi metri ci sono delle abitazioni.

Uno degli abitanti interessati ci riferisce che “la recinzione non è salda ma è di plastica e più che una recinzione è una segnalazione di cantiere, va benissimo in campagna, ma non nei pressi delle abitazioni, è già stata fatta cadere (da ignoti, un paio di notti fa, penetrati nelle proprietà rimaste, probabilmente in cerca di rottame o altro).”

Inoltre ci riferisce che “questa mattina hanno rimosso, con l’escavatore, la pavimentazione di autobloccanti nella parte espropriata, senza aver l’accortezza di tagliarla sul confine d’esproprio, con il risultato che mi hanno rovinato anche la parte in proprietà, rendendola inutilizzabile.”

Inoltre il personale delle varie imprese, nonostante sia stato pregato più volte di non passare dalle loro proprietà per recarsi o allontanarsi dal cantiere, spesso disattende tale preghiera.

Gli abitanti interessati si domandano, visto che il sindaco ha promesso pubblicamente di tutelare e stare vicino ai cittadini riguardo alle problematiche risultanti dai lavori della TAV , a chi potrebbero rivolgersi per essere tutelati. Questo è solo l’inizio dei lavori nella nostra città in una parte relativamente poco problematica, pensate quando si avvicineranno a via Corsica e via Dalmazia e i lavori verranno fatti con le stesse modalità che disastri che verranno a creare. E i cittadini non sanno ancora nulla, o fingono di non sapere per non pensarci.

Lunedì 27 /01 /2014 ore 15:00

Dopo un lungo periodo in cui non stati fatti lavori , è da qualche giorno che un’escavatore cingolato sta lavorando nel campo a ovest dell’area che era di proprietà della comunità Rom. Da alcuni giorni hanno portato alcuni mezzi: stanno infatti sistemando il piazzale che useranno per baracche e uffici (dove una struttura è già stata posizionata) e parcheggio mezzi, in via Roncadelle a nord della Mi-Ve.

In silenzio e fingendo il nulla continuano quindi i lavori di ingresso dell’alta velocità a Brescia. Le amministrazioni continuano a negare alla cittadinanza le informazioni a riguardo di quest’opera, ai lavori, ai disagi e alle precauzioni che dovrebbero prendere per la nostra salute e per chi abita o ha attività a ridosso dei cantieri.

Italferr sta ritardando inoltre i pagamenti degli indennizzi di terreni e delle proprietà espropriate.

 

20 dicembre: Presentazione del libro “IL PAESE DEI VELENI” – incontro con gli autori

“Tra i comitati, i movimenti, le associazioni che in questi anni si sono opposti agli inceneritori, alla Tav, alle trivellazioni dei nostri mari, a tutte le Ilva che avvelenano l’Italia, c’è una società civile che ha deciso di assumersi la responsabilità del Paese che abbiamo ricevuto in prestito dalle generazioni future. E non vuole essere complice di chi l’ha saccheggiato.
È arrivato il momento di riconoscere che il miracolo economico italiano ha un lato oscuro che, dietro la facciata del benessere e del lavoro per tutti, ha nascosto una realtà fatta di scorie e rifiuti tossici, di diossine e benzoapirene, piombo e arsenico. Un miracolo che del miracoloso ha ormai perso anche il ricordo. Macchiato di sangue, piuttosto, e di un cambiamento genetico che ha generato una rivoluzione epidemica delle patologie cronico-degenerative (dai tumori alle malattie cardiocircolatorie, dalle malattie neuro-degenerative a quelle del sistema immunitario). Il sistema industriale italiano si fonda su una totale noncuranza delle condizioni ambientali e del rispetto della salute che non è più nè accettabile nè sostenibile.” Continua la lettura di 20 dicembre: Presentazione del libro “IL PAESE DEI VELENI” – incontro con gli autori

La Valle in marcia con il suo diritto alla Resistenza

Un’altra giornata storica, di quelle che rimangono e ci spingono a guardare sempre più avanti. 30.000, 40.000 poco importa, oggi è sfilato l’orgoglio della Valle che Resiste con le sue famiglie, i suoi bambini, i suoi pensionati combattivi, i suoi giovani resistenti.

La manifestazione indetta contro la militarizzazione, a Susa dove è più evidente (cantiere/fortino escluso) si è fin da subito trasformata in una forma di partecipazione collettiva capace, ancora una volta, di prendersi in mano il proprio futuro, dimostrandolo con la lotta.

La giornata era iniziata con gli asfissianti posti di blocco al casello di Rivoli e per le statali della Valle, dove un nutrito numero di pattuglie della polizia effettuava minuziosi controlli per non far dimenticare a nessuno perchè si andava alla manifestazione.

La partenza così come il finale, in piazza d’armi, somigliava ad una festa di paese, mangiare, bere e banchetti lungo cui incontrare amici e notav di ogni parte d’Italia.

Poi la manifestazione da Susa a Susa con gli striscioni e i cartelli autoprodotti capaci con una frase di legare le lotte che ci sono in Italia, parlare dei bisogni del paese e di come spendere i soldi pubblici. In testa i nostri bambini con il treno di gomma piuma, poi i sindaci notav fieri di esserci, gli studenti e poi il popolo notav, compatto e determinato come sempre, ma anche gioso e felice della giornata di sole.

Una manifestazione notav come quelle di sempre ma con un qualcosa in più: oggi scendevano in piazza i “terrroristi”, il nemico pubblico dei Caselli e del Pd, quelli per cui ci sono più soldati procapite che in Afganistan. E la prova è stata superata, la Valle si toglie dall’imbuto in cui la volevano far finire per mirare più in alto, per guardare più avanti, aprendo nuove prospettive alla sua resistenza.

Siamo scesi in piazza dopo l’accensione della talpa nel cantiere, che continua a non avere l’elettricità sufficiente per lavorare se non 10 minuti per qualche show, e se qualcuno pensava di trovare un popolo rassegnato è rimasto molto deluso.

Mentre si manifestava a Napoli e nei Paesi Baschi, il nostro fiume in piena cresceva legando le lotte e non dimenticandosi di nessuno. “Fratelli nella lotta, figli della stessa rabbia” cantava una canzone, e così è stato anche a Susa.

Gli interventi finali sono stati moltissimi e non sono mancati i notav del terzo valico, un saluto dei notav baschi, gli amici di sempre e le facce note, ma in particolare Luca, del coordianamento di lotta per la casa di Roma, ci ha portato la forza e il coraggio del 19 ottobre e dell’assedio continuo, trasmettendo alla Valle la determinazione di chi lotta per un futuro dignitoso e ci prova fino ai portoni dei palazzi del potere. Per questo ci si vedrà a Roma il 20 novembre, perchè dobbiamo dire tutti insieme come si spendono i soldi pubblici e che Casa e reddito sono l’unica grande opera di cui questo paese ha bisogno, da subito.

Abbiamo dimostrato oggi che passano trattati internazionali, talpe senza elettricità, procuratori generali, politici da strapazzo, commissari di governo, ma qui, in questa Valle dovranno sempre fare i conti con i notav!

Nota di colore: per la questura eravamo 7 mila…

 

Articolo tratto dahttp://www.notav.info