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SERVIZIO PUBBLICO – “Sovversivi chi?”

In Val di Susa si consuma il sabotaggio contro il Tav, in una parte del Paese si diffonde l’idea di riprendere in mano la rivolta fiscale e il corteo dei movimenti che sabato ha invaso Roma contesta il sistema e la politica, mobilitando decine di migliaia di persone e sostenendo che sovversivo è lo Stato che non garantisce i diritti fondamentali come la casa. Ma chi sono i protagonisti di queste proteste? E cosa vogliono ottenere?

Per vedere l’intera puntata:

http://www.la7.it/serviziopubblico/pvideo-stream?id=i763031

Per vedere invece la dimostrazione dell’ignoranza dei politici favorevoli al TAV:

http://www.youtube.com/watch?feature=share&v=2oD5wvDcrY4&desktop_uri=%2Fwatch%3Fv%3D2oD5wvDcrY4%26feature%3Dshare&app=desktop

 

Tav, le richieste della Loggia

Il passaggio della Tav in città porterà benefici, ma anche tanti disagi. Ne è consapevole il sindaco Emilio Del Bono, che ieri ha annunciato di avere aperto una trattativa con Italferr, il braccio ingegneristico delle Ferrovie dello Stato, sulla partita delle compensazioni. L’impatto più diretto sulla cittadinanza l’hanno avuto, per la verità, gli interventi di esproprio in via Toscana, «che sono già stati oggetto di transazione – ha ricordato ieri il primo cittadino -. Ci risulta che l’80 per cento abbia trovato un accordo e di abitazioni direttamente coinvolte non ce ne sono altre». Tuttavia l’entrata della linea ad alta velocità per 7 chilometri nell’area urbana è un processo complesso «che dovremo governare», ha aggiunto Del Bono. Per la tratta da Treviglio a Brescia – ha ricordato poi – sono già previsti investimenti pari a oltre 2 miliardi di euro. «Ci permetterà di collegarci a Milano in 35 minuti», ma non sarà un intervento indolore.  Ci saranno i problemi quotidiani legati ai cantieri che serviranno per quadruplicare la linea ferroviaria (la nuova correrà parallela all’attuale sedime, con un allargamento). È vero anche, però, che una porzione della città sarà completamente ridisegnata, e può essere un’occasione per sistemare ad aree oggi degradate. L’AMMINISTRAZIONE, che ha seguito da vicino nelle scorse settimane la partita di via Toscana, ha voluto dunque muoversi per capire le intenzioni di Italferr. Non solo, ha avanzato una serie di richieste aggiornandosi con la società al 18 novembre, data nella quale – ha annunciato ieri il sindaco – «sarà chiarita la tempistica degli interventi». Anche se quel che è certo è che «prima di febbraio del 2014 non ci sarà nessun avvio dei lavori». Anche perché la sfida è dar vita prima di Natale ad una sorta di operazione trasparenza, in modo che i cittadini sappiano cosa li aspetta: «Abbiamo chiesto a Italferr di presentare con una convention pubblica tutti i benefici, gli effetti e i cambiamenti che la Tav porterà alla città – ha spiegato il primo cittadino -. Mi farò carico di tutelare la cittadinanza e di fare in modo che abbia un giovamento dalla realizzazione dell’opera, pur lontana nella sua genesi». Il carnet di desiderata consiste, in estrema sintesi, in una serie di interventi che la Loggia chiede a Italferr di realizzare contemporaneamente ai lavori per l’infrastruttura, che deve entrare in funzione entro dicembre 2016. «La zona intorno alla Stazione ha bisogno di essere messa a posto – ha detto il sindaco -. E poi mitigazione, barriere fonoassorbenti, e il grosso della partita si gioca sul calmierare l’impatto dell’intervento sulla mobilità». Per le risposte bisognerà attendere metà novembre.

 

TRA LE TANTE COSE CHE VORREMMO CAPIRE DOPO AVER LETTO QUESTO ARTICOLO, SIAMO PROPRIO CURIOSI DI SENTIRE QUALI SAREBBERO, SECONDO IL NOSTRO SINDACO, I BENEFICI CHE LA TAV PORTERA’ NELLA NOSTRA CITTA’.

 

Articolo tratto da: bresciaoggi.it

19 Ottobre a Roma – Manifestazione della gente comune unita da una sola grande opera: CASA E REDDITO PER TUTTI!

Come sempre più spesso accade negli ultimi anni, la manifestazione di ieri era stata preceduta da un’ampia propaganda mediatica che prospettava scenari apocalittici: circolavano i numeri esorbitanti delle forze esibite dallo Stato per arginare i facinorosi, sono comparse fotografie di chi ricopriva le vetrine delle banche con pannelli metallici, e la data del 15 ottobre 2011 echeggiava nell’aria come anniversario da scongiurare.

La criminalizzazione che era stata preventivata per la manifestazione di ieri a Roma ha raggiunto infatti picchi estremi: parlavano di un corteo che doveva fare paura, pubblicizzato da alcuni come manifestazione “notav” perchè questa etichetta per i media spesso soppianta quella di black block e noglobal. Nei giorni scorsi erano stati gli stessi No Tav della Valle a ribadire la loro posizione nei confronti del 19 Ottobre a Roma: ” La manifestazione di Roma è organizzata da varie realtà politiche e sociali che si muovono per il diritto all’abitare principalmente, cioè per difendere e richiedere casa e diritti per tutti.” e ancora “Lo slogan della manifestazione: “una sola grande opera: casa e reddito per tutti” ben spiega l’idea della manifestazione e perchè le ragioni del movimento notav s’intrecciano con quelle del diritto all’abitare.”

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Nonostante il clima di paura creato ad arte dai media per scoraggiare la partecipazione al corteo e nonostante il “terrorismo” psicologico fatto per allontanare la gente a lottare per i propri diritti, ieri a Roma eravamo tantissimi: si parla di circa 100 mila persone. E all’interno del corteo c’eravamo tutti: per le vie della città ha sfilato la determinazione e la forza della gente comune, dagli occupanti di case, ai migranti, ai giovani.

Gruppi eterogenei che hanno lottato tutti insieme: da chi lotta per il diritto alla casa, per il diritto della cittadinanza, contro il precariato, per la salvaguardia del territorio appunto come i No Tav e i No Muos. Insomma, cittadini che si oppongono, in modo civile, allo spreco delle grandi opere.

100 mila persone hanno sfilato ieri a Roma, provenendo da tutta Italia uniti da valori come il rispetto dell’individuo e il rispetto dell’ambiente. Quello che la gente ieri ha portato in piazza è stata la salvaguardia della dignità umana, che la politica non sa affrontare.

Certo è che se l’Italia si dice sempre più distante dalla politica, ieri queste 100 mila persone hanno portato in piazza proprio la politica, che i partiti non sanno o non vogliono fare, con la forza e la determinazione di chi quotidianamente e individualmente fa politica, fuori da quei palazzi in cui troppo spesso l’interesse non è quello dello Stato ma privato.

Ieri per le strade sfilavano persone che si trovano a fare i conti direttamente con la crisi, che non hanno più nulla da difendere, tutti con l’obbiettivo comune di costruire un futuro per tutti e tutte.

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Vi erano con grandi numeri gli occupanti di case: l’enorme presenza di migranti, come protagonisti diretti del corteo, e il tema della casa è stato proprio uno dei temi principali della manifestazione, sollecitando all’occupazione che è diventata una risposta concreta e necessaria a un bisogno materiale sempre più messo in discussione o apertamente negato dalla crisi. Vi era poi, consistente, la presenza del precariato giovanile e di quegli stati sociali sociali privati di reddito e di possibilità, che hanno pagato i costi della crisi in termini forti.

Il pericolo che echeggiava ieri per le strade di Roma non era di ordine pubblico, ma di ordine sociale, dato dall’insieme di tutte quelle persone che non vogliono più pagare la crisi e si uniscono per farlo, non portando più avanti solo degli ideali ma mettendoli in atto nelle pratiche materiali di riappropriazione.

Leggendo gli articoli su tutte le testate di oggi riguardo a ieri possiamo solo renderci conto che ieri l’informazione ha perso l’occasione d’imparare qualcosa dai movimenti reali, di provare a raccontare le lotte per quello che sono, provare a dire la verità ogni tanto, dimenticandosi di chi gli versa lo stipendio. Ieri i professionisti dell’informazione hanno perso, non c’è che dire. I vincitori siamo stati noi, dimostrando a tutti che lottare per i propri diritti non deve far paura, è un nostro diritto e dobbiamo tenercelo stretto!

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Dopo la manifestazione di ieri oggi dobbiamo sentirci un più forti, anche perché al posto di un comizio, questa manifestazione è terminata con un accampamento, cioè con la determinazione di prendersi una piazza non solo simbolicamente e di restarci. Per la prima volta negli ultimi anni questa manifestazione è terminata per non terminare.

Nonostante i media abbiano fatto di tutto le 100 mila persone di ieri a Roma hanno dimostrato che la paura non è passata nelle case e decine di migliaia di persone hanno sfilato per le vie della capitale, hanno lottato e con dignità hanno rialzato la testa.

La manifestazione di ieri ha fatto quello che aveva detto, ha assediato i palazzi del potere e ha portato avanti con determinazione un percorso che è terminato in Porta Pia.

E per quanto riguarda i brevi momenti di tensione che ci sono stati durante il corteo, oggi leggiamo gli eleogi alla questura ma ci chiediamo cosa ci sia da elogiare, visto che hanno permesso persino ai fascisti di Casa Pound una sortita. Gli elogi arrivano dai giornalisti, ma per noi che ieri eravamo in mezzo al corteo l’elogio va al corteo stesso, agli organizzatori e al servizio d’ordine interno.

Infatti ieri per le strada di Roma nel corteo si è creato subito una sorta di servizio d’ordine con l’obbiettivo di impedire l’ennesima guerriglia urbana, impedendo gesti totalmente estranei alla ragioni della protesta, alla cittadinanza, al legittimo tentativo di portare nelle piazze temi di interesse generale.

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E se erano i No Tav a fare paura, ieri nel corteo abbiamo potuto incontrare un gruppo eterogeneo di persone, partiti all’alba dalla Valle, arrivati a Roma dopo ore e ore di pullman; e non si pensi a para guerriglieri in passamontagna calati dalla Val di Susa per mettere a ferro e fuoco la capitale, bensì si tratta di nuclei familiari, di impiegati, cittadini che nulla hanno a che fare con qualsivoglia forma di protesta violenta. Nell’arrivare a Roma, come è successo ad altri pullman, sono stati fermati in autostrada credendo, o forse sperando, di trovarli in possesso di chissà quale arsenale, ma così non è stato.

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E se i telegiornali e giornali hanno fin da subito cercato di “sbattere il mostro in prima pagina” mandando in onda solo le immagini di violenza nel solito tentativo di dividere “buoni” e “cattivi”, noi possiamo assicurarvi che il corteo, per nulla spaventato, si è conquistato Porta Pia tra canti e balli, tamburi, ecc. Durante la serata le realtà più organizzate hanno montato cucine da campo, gazebi dove passare la notte, birra alla spina, sound system ecc. E questa mattina l’assemblea che è stata fatta dai manifestanti ha preso la decisione che il presidio andrà avanti fino all’incontro previsto martedì con il ministro Lupi, poi si vedrà.

 

LA LOTTA CONTINUA, IL 19 OTTOBRE NON E’ UN ARRIVO MA UNA PARTENZA!

 

DOMANI: #19 OTTOBRE A ROMA

Si parla di manifestazione dei No Tav riferendosi al corteo che sfilerà domani per  Roma partendo da Piazza San Giovanni, ma si tratta in verità di una sollevazione generale in protesta contro le politiche di austerity e contro la precarietà nel mondo del lavoro e per ottenere “casa e reddito per tutti”. Anche per questo il corteo al quale prenderanno parte No Tav, centri sociali, No Muos, universitari, precari e lavoratori si muoverà per i luoghi-simbolo della protesta:il ministero della Finanze, la Cassa depositi e prestiti, il ministero delle Infrastrutture.

Sono gli stessi No Tav dalla Valle a chiarire la posizione del movimento in un comunicato:

“La manifestazione di Roma è organizzata da varie realtà politiche e sociali che si muovono per il diritto all’abitare principalmente, cioè per difendere e richiedere casa e diritti per tutti. Sono quelle realtà che nella crisi difendono gli sfratti delle famiglie, occupano alloggi risolvendo realmente le emergenze abitative nelle metropoli. Lo slogan della manifestazione: “una sola grande opera: casa e reddito per tutti” ben spiega l’idea della manifestazione e perchè le ragioni del movimento notav s’intrecciano con quelle del diritto all’abitare. Una delegazione del movimento parteciperà, un’assemblea di presentazione si è tenuta quest’estate al campeggio di Venaus, ma non sarà una manifestazione notav.”

E siccome ormai non c’è manifestazione che non abbia il corrispettivo digitale della piazza, è stato preparato un “manuale di autodifesa digitale”. Consigli pratici per evitare che le comunicazione siano intercettate. I consigli sono di questo tipo: “Impostate una password al blocco dello schermo del vostro telefonino; cifratura dell’intera memoria del telefono, per telefonare c’è RedPhone, SMS ed MMS invece possono essere affidati a TextSecure la cui funzione è quella di cifrare i messaggi testuali”.

Vi alleghiamo anche le indicazioni che sono state fornite in caso di fermo e arresto:

SOLO UNA GRANDE OPERA: CASA E REDDITO PER TUTTI!

Fate qualcosa! – Appello delle donne NO TAV

donnenotavFate qualcosa.

La rete di persone che in questi lunghissimi anni è stata tessuta in Italia e anche all’estero si fa viva con telefonate, e-mail, sms per chiedere che si faccia qualcosa (con urgenza), che ci si materializzi per cercare di arginare la valanga di fango che scientificamente orchestrata tenta di sommergerci. (Fate qualcosa).  Ma come, ancora? Pensavamo di aver fatto e detto/di tutto. Cos’altro ci dobbiamo ancora inventare? Strano come questa domanda rappresenti bene il quotidiano femminile (domanda storica). Sempre pronte ad interrogarci a inizio come a fine giornata: Ho dimenticato qualcosa? E’ tutto a posto? Ho fatto tutto? (come sempre e sempre di più delegate a coprire le mancanze dello stato sociale).

Questa volta in ballo c’è la difesa di un grande movimento popolare, di più, c’è una storia di oltre vent’anni dove ogni giorno è stato vissuto con intensità. Migliaia di persone quotidianamente hanno contribuito a renderla concreta mettendoci la faccia, portando idee, rendendosi disponibili, finanziandola. Una lotta, un’esperienza di territorio che molti non esitano a definire unica e che è partita e ha messo le sue basi non su un preconcetto ideologico ma studiando i progetti, i flussi di merci, l’impatto ambientale, i costi, verificando sul campo i dati in possesso. Negli anni è cresciuta anche la consapevolezza di avere fra le mani, di veder crescere qualche cosa che va oltre la semplice opposizione ad una grande opera inutile e devastante. Un modello di presa di coscienza collettiva che difficilmente può retrocedere, anzi, si allarga assumendo in sé tutti i temi più attuali: dal lavoro, ai servizi, alla sanità ecc. Partecipando e interrogandosi sempre.

Come ora. Ci si interroga sui fatti accaduti, sul significato che tutto questo assume, è un clima pesante, opprimente e sentiamo soprattutto ingiusto. E’ tale la violenza del linguaggio usato, la sproporzione dei racconti sui fatti realmente accaduti che vengono a mancare le parole per spiegare ai nostri figli increduli (e smarriti). Vediamo e sentiamo raccontare da giornali e Tv una storia che Non ci appartiene. Non siamo un problema di ordine pubblico, siamo una risorsa per questo Paese, siamo una risorsa perché in tutti questi anni il movimento è diventato una comunità critica, consapevole, che sa scegliere. E’ questo che fa paura?

Rivendichiamo il diritto alla partecipazione e alla gestione della cosa pubblica nel rispetto del bene comune e della volontà della popolazione.

Fate qualcosa, ci chiedono da tutte le parti.

Possiamo per esempio fare due conti (siamo abituate a far quadrare bilanci), e dunque siamo consapevoli dello spreco enorme di denaro pubblico sia per l’opera e sia per la badanza armata all’opera. E’ evidente che le dichiarazioni dei ministri che si dicono pronti a sborsare laute ricompense facciano venire l’acquolina in bocca a molti: imprenditori avvezzi a trafficare con fatture false, giri strani, fallimenti e nuove società a scatole cinesi. A chi ha sperato di guadagnare dalle olimpiadi costruendo mega hotel (che neppure in riviera potrebbero trovare clientele tali da soddisfare centinaia di posti letto), ed ora non ha gli occhi per piangere fa tanto comodo buttare la croce addosso ai notav e invocare lo stato di crisi sperando nelle compensazioni.

Chiediamo alle donne (e però non solo alle donne), di prendere parola su quello che sta succedendo.

Conosciamo direttamente sulla nostra pelle la violenza, per questo la rifiutiamo, per questo deve fermarsi lo stupro della nostra valle, e deve finire l’autoritarismo militare su un intero territorio.

Fate qualcosa. Ci verrebbe da ribaltare la domanda e dire noi a voi: fate qualcosa.

Aiutateci ad impedire lo stato di polizia permanente in cui ci vogliono far vivere.

Fate qualcosa per denunciare questa campagna di stampa (che non si pone domande, non fa distinzioni, non esamina fatti e cose decisamente incongruenti che pure sono sotto gli occhi di tutti).

Fate qualcosa perché la storia di un movimento popolare come il nostro non venga liquidata manu militari fra le carte di una procura.

Stiamo resistendo perché vogliamo andare avanti, vogliamo vivere in pace nella nostra valle,vogliamo raccogliere i frutti di oltre vent’anni di crescita collettiva su tutte le questioni a noi care: ilfuturo delle prossime generazioni, le risorse del nostro territorio, intervenendo per risparmiarlo,risanarlo, non per rapinarlo; mettendo a disposizione le nostre capacità come alternativa al consumo dissennato e per un uso responsabile e consapevole delle risorse. Vogliamo riappropriarci del nostro tempo per partecipare alla gestione e alla cura della nostra comunità. Liberarci dal tav.

 

                                               Donne in Movimento Valle di Susa

 

Articolo tratto da: http://www.notav.info

TAV: per la tratta Brescia-Verona stanziati un miliardo e 600 milioni in 15 anni

«Un miliardo e 600 milioni in 15 anni per la realizzazione dell’alta velocità tra Brescia e Padova, vale a dire 120 milioni l’anno, e tre milioni di contributo straordinario per Veronafiere». Sono queste, afferma il sottosegretario all’Economia e finanze Alberto Giorgetti, «le due efficaci risposte del Governo inserite nella legge di stabilità appena varata». Per l’esponente di governo del Pdl, «si tratta di interventi strategici che proseguono il lavoro svolto dal sottoscritto e dal Governo negli anni scorsi a favore di Verona e del Quadrante Europa». Interventi, sostiene, «finalizzati a incentivare la ripresa e a consentire al sistema Paese di reggere la sfida dei prossimi anni». Per Giorgetti «questa rappresenta la migliore risposta a considerazioni stantie ascoltate in recenti consessi». La legge di stabilità ora passerà al vaglio della commissione per la conversione in legge che dovrà avvenire entro 60 giorni con modifiche ed emendamenti. I tre milioni di finanziamento per la Fiera, contenuti nel cosiddetto «fondo Letta», sono finalizzati allo sviluppo delle infrastrutture e al piano degli investimenti, e una quota parte probabilmente verrà anche investita per il padiglione di Veronafiere all’Expo 2015. Lo stesso ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo nei giorni scorsi aveva fatto sapere che, grazie anche alla legge di stabilità, parte dei fondi per l’Expo saranno destinati al padiglione del vino. E di questo padiglione aveva parlato a margine del forum Eurasiatico, svoltosi alla Gran Guardia, anche l’amministratore delegato di Expo 2015 Giuseppe Sala. Su un milione di metri quadrati di esposizione, il padiglione Italia ne avrà a disposizione 2.500 per promuovere a livello internazionale il vino italiano, targato Vinitaly. Verona aveva dato la disponibilità a giocare un ruolo di regia istituzionale e operativa assieme al ministero delle Politiche agricole per la progettazione e la gestione del padiglione del vino italiano. A tale proposito, Vinitaly è la prima fiera al mondo per il settore del vino, con 4.200 espositori da oltre 20 Paesi. All’Expo ci saranno 232 delegazioni internazionali, fra politici, uomini di governi, industriali. Inoltre si prevedono 30 milioni di visitatori. Quanto all’alta velocità-alta capacità ferroviaria, secondo Giorgetti «i nuovi investimenti contenuti nella legge di stabilità apriranno la strada, nei prossimi anni, all’erogazione di nuovi fondi da parte del Parlamento. In poche parole si tratta di un intervento strategico». Nelle tabelle della legge di stabilità, si citano la tratta Brescia-Verona-Padova della linea ferroviaria Av/Ac Milano-Venezia, la tratta Apice-Orsara e la tratta Frasso Telesino-Vitulano della linea ferroviaria Av/Ac Napoli-Bari. Il testo, inoltre, recita che «il Cipe può approvare i progetti preliminari delle opere indicate al primo periodo anche nelle more del finanziamento della fase realizzativa e i relativi progetti definitivi a condizione che sussistano disponibilità finanziarie sufficienti per il finanziamento di un primo lotto costruttivo di valore non inferiore al 10 per cento del costo complessivo delle opere». E continua: «A tal fine è autorizzata la spesa mediante erogazione diretta di 120 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2029».

 

Articolo tratto da: http://www.larena.it/stories/Cronaca/578269_alta_velocit_soldi_confermati_arrivano_16_miliardi_in_15_anni/?refresh_ce&scroll=2080