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19 Ottobre a Roma – Manifestazione della gente comune unita da una sola grande opera: CASA E REDDITO PER TUTTI!

Come sempre più spesso accade negli ultimi anni, la manifestazione di ieri era stata preceduta da un’ampia propaganda mediatica che prospettava scenari apocalittici: circolavano i numeri esorbitanti delle forze esibite dallo Stato per arginare i facinorosi, sono comparse fotografie di chi ricopriva le vetrine delle banche con pannelli metallici, e la data del 15 ottobre 2011 echeggiava nell’aria come anniversario da scongiurare.

La criminalizzazione che era stata preventivata per la manifestazione di ieri a Roma ha raggiunto infatti picchi estremi: parlavano di un corteo che doveva fare paura, pubblicizzato da alcuni come manifestazione “notav” perchè questa etichetta per i media spesso soppianta quella di black block e noglobal. Nei giorni scorsi erano stati gli stessi No Tav della Valle a ribadire la loro posizione nei confronti del 19 Ottobre a Roma: ” La manifestazione di Roma è organizzata da varie realtà politiche e sociali che si muovono per il diritto all’abitare principalmente, cioè per difendere e richiedere casa e diritti per tutti.” e ancora “Lo slogan della manifestazione: “una sola grande opera: casa e reddito per tutti” ben spiega l’idea della manifestazione e perchè le ragioni del movimento notav s’intrecciano con quelle del diritto all’abitare.”

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Nonostante il clima di paura creato ad arte dai media per scoraggiare la partecipazione al corteo e nonostante il “terrorismo” psicologico fatto per allontanare la gente a lottare per i propri diritti, ieri a Roma eravamo tantissimi: si parla di circa 100 mila persone. E all’interno del corteo c’eravamo tutti: per le vie della città ha sfilato la determinazione e la forza della gente comune, dagli occupanti di case, ai migranti, ai giovani.

Gruppi eterogenei che hanno lottato tutti insieme: da chi lotta per il diritto alla casa, per il diritto della cittadinanza, contro il precariato, per la salvaguardia del territorio appunto come i No Tav e i No Muos. Insomma, cittadini che si oppongono, in modo civile, allo spreco delle grandi opere.

100 mila persone hanno sfilato ieri a Roma, provenendo da tutta Italia uniti da valori come il rispetto dell’individuo e il rispetto dell’ambiente. Quello che la gente ieri ha portato in piazza è stata la salvaguardia della dignità umana, che la politica non sa affrontare.

Certo è che se l’Italia si dice sempre più distante dalla politica, ieri queste 100 mila persone hanno portato in piazza proprio la politica, che i partiti non sanno o non vogliono fare, con la forza e la determinazione di chi quotidianamente e individualmente fa politica, fuori da quei palazzi in cui troppo spesso l’interesse non è quello dello Stato ma privato.

Ieri per le strade sfilavano persone che si trovano a fare i conti direttamente con la crisi, che non hanno più nulla da difendere, tutti con l’obbiettivo comune di costruire un futuro per tutti e tutte.

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Vi erano con grandi numeri gli occupanti di case: l’enorme presenza di migranti, come protagonisti diretti del corteo, e il tema della casa è stato proprio uno dei temi principali della manifestazione, sollecitando all’occupazione che è diventata una risposta concreta e necessaria a un bisogno materiale sempre più messo in discussione o apertamente negato dalla crisi. Vi era poi, consistente, la presenza del precariato giovanile e di quegli stati sociali sociali privati di reddito e di possibilità, che hanno pagato i costi della crisi in termini forti.

Il pericolo che echeggiava ieri per le strade di Roma non era di ordine pubblico, ma di ordine sociale, dato dall’insieme di tutte quelle persone che non vogliono più pagare la crisi e si uniscono per farlo, non portando più avanti solo degli ideali ma mettendoli in atto nelle pratiche materiali di riappropriazione.

Leggendo gli articoli su tutte le testate di oggi riguardo a ieri possiamo solo renderci conto che ieri l’informazione ha perso l’occasione d’imparare qualcosa dai movimenti reali, di provare a raccontare le lotte per quello che sono, provare a dire la verità ogni tanto, dimenticandosi di chi gli versa lo stipendio. Ieri i professionisti dell’informazione hanno perso, non c’è che dire. I vincitori siamo stati noi, dimostrando a tutti che lottare per i propri diritti non deve far paura, è un nostro diritto e dobbiamo tenercelo stretto!

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Dopo la manifestazione di ieri oggi dobbiamo sentirci un più forti, anche perché al posto di un comizio, questa manifestazione è terminata con un accampamento, cioè con la determinazione di prendersi una piazza non solo simbolicamente e di restarci. Per la prima volta negli ultimi anni questa manifestazione è terminata per non terminare.

Nonostante i media abbiano fatto di tutto le 100 mila persone di ieri a Roma hanno dimostrato che la paura non è passata nelle case e decine di migliaia di persone hanno sfilato per le vie della capitale, hanno lottato e con dignità hanno rialzato la testa.

La manifestazione di ieri ha fatto quello che aveva detto, ha assediato i palazzi del potere e ha portato avanti con determinazione un percorso che è terminato in Porta Pia.

E per quanto riguarda i brevi momenti di tensione che ci sono stati durante il corteo, oggi leggiamo gli eleogi alla questura ma ci chiediamo cosa ci sia da elogiare, visto che hanno permesso persino ai fascisti di Casa Pound una sortita. Gli elogi arrivano dai giornalisti, ma per noi che ieri eravamo in mezzo al corteo l’elogio va al corteo stesso, agli organizzatori e al servizio d’ordine interno.

Infatti ieri per le strada di Roma nel corteo si è creato subito una sorta di servizio d’ordine con l’obbiettivo di impedire l’ennesima guerriglia urbana, impedendo gesti totalmente estranei alla ragioni della protesta, alla cittadinanza, al legittimo tentativo di portare nelle piazze temi di interesse generale.

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E se erano i No Tav a fare paura, ieri nel corteo abbiamo potuto incontrare un gruppo eterogeneo di persone, partiti all’alba dalla Valle, arrivati a Roma dopo ore e ore di pullman; e non si pensi a para guerriglieri in passamontagna calati dalla Val di Susa per mettere a ferro e fuoco la capitale, bensì si tratta di nuclei familiari, di impiegati, cittadini che nulla hanno a che fare con qualsivoglia forma di protesta violenta. Nell’arrivare a Roma, come è successo ad altri pullman, sono stati fermati in autostrada credendo, o forse sperando, di trovarli in possesso di chissà quale arsenale, ma così non è stato.

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E se i telegiornali e giornali hanno fin da subito cercato di “sbattere il mostro in prima pagina” mandando in onda solo le immagini di violenza nel solito tentativo di dividere “buoni” e “cattivi”, noi possiamo assicurarvi che il corteo, per nulla spaventato, si è conquistato Porta Pia tra canti e balli, tamburi, ecc. Durante la serata le realtà più organizzate hanno montato cucine da campo, gazebi dove passare la notte, birra alla spina, sound system ecc. E questa mattina l’assemblea che è stata fatta dai manifestanti ha preso la decisione che il presidio andrà avanti fino all’incontro previsto martedì con il ministro Lupi, poi si vedrà.

 

LA LOTTA CONTINUA, IL 19 OTTOBRE NON E’ UN ARRIVO MA UNA PARTENZA!