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Nel 2014 Renzi riguardo le grandi opere disse: “chi ruba va fermato” – E ora premier cosa ne facciamo del TAV?

Il 14 maggio 2014 a Milano Renzi affermava “non lasceremo a chi ruba la possibilità di rubarci anche un pezzo del nostro futuro. Chi ruba va fermato, ma non si fermano le opere: si fermano i ladri“.

E continua dicendo che “di fronte a fenomeni di malaffare non si devono fermare i lavori pubblici, CI SI IMPEGNA PERCHE’ I LAVORI PUBBLICI SIANO FATTI NEL RISPETTO DI TUTTE LE NORME E SI VA AVANTI CON DECISIONE E DETERMINAZIONE PERCHE’ LO STATO E’ PIU’ GRANDE DEI LADRI, PERCHE’ LO STATO E’ PIU’ FORTE DEI LADRI E PERCHE’ IL RISPETTO DI LEGALITA’ E DI GIUSTIZIA E’ UN PRINCIPIO AL QUALE SIAMO TALMENTE AFFEZIONATI CHE NON CONSENTIREMO A NESSUNO DI PORTARLO VIA“.

Parole forti, parole che devono legittimare l’apertura di quello che sappiamo essere stato uno dei più grossi flop dell’ultimo secolo. Ma al di là di EXPO, ecco alcuni dei risultati di due anni di duro impegno del nostro governo per fare pulizia nel sistema dei lavori pubblici italiani, fermare i ladri, e far trionfare legalità e giustizia:

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Genova, la ‘ndrangheta tentava l’assalto al Terzo Valico: arresti in Liguria

e Piemonte, è stata accertata l’infiltrazione degli appartenenti alla cosca “RASO-GULLACE-ALBANESE” in sub-appalti già aggiudicati per la realizzazione dell’infrastruttura ferroviaria d’interesse nazionale denominata “Terzo Valico dei Giovi”, attualmente in fase di costruzione con l’avvenuta cantierizzazione di siti afferenti al settore ligure/piemontese. Allo scopo di agevolare l’inizio dei lavori alcuni affiliati hanno anche sostenuto il movimento “SI’ TAV”.

Grandi Opere, 31 arresti per i lavori della Tav e dell’A3: ‘Cemento che sembra colla’. Coinvolti i figli di Monorchio e Lunardi

Nel mirino le irregolarità nei subappalti dell’Alta velocità Milano-Genova e della Salerno-Reggio Calabria. Tra gli arrestati figura il figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato. Indagato Lunardi, figlio dell’ex ministro dei Trasporti.

Anche serate con le escort per ottenere appalti.

Grandi Opere, nella maxi-retata arrestati anche il progettista e il manager del ponte sullo Stretto.

Proprio un mese fa, nel giorno in cui Matteo Renzi rilanciava il progetto, Michele Longo ed Ettore Pagani erano al suo fianco. Da ieri sono agli arresti nell’ambito dell’inchiesta che ha portato in manette anche il figlio dell’ex ragioniere dello Stato Monorchio e in cui è finito indagato Lunardi jr. Il premier minimizza: “Processo sia rapido. Stiamo parlando di arresti legati a vicende del passato”.

Nel mirino della Dda l’Alta Velocità Brescia-Verona.

Le indagini ruoterebbero intorno alla figura di Alessandro Raineri, il presunto «faccendiere» che è stato arrestato assieme ad altre 13 persone nell’inchiesta milanese sull’acquisizione di subappalti di opere pubbliche.

Raineri, «uomo a libro paga degli imprenditori ed in contatto con numerosi esponenti di diverse amministrazioni ed enti pubblici».

Tra le relazioni intrecciate da Raineri spunta dalle intercettazioni quella con Ettore Fermi, all’epoca presidente del Cda di Metro Brescia srl, nonché consulente per il Consorzio Cepav 2, coinvolto dal faccendiere per agevolare l’inserimento delle «società amiche» per i lavori dell’alta velocità.

 

A questo punto, visti i risultati dell’impegno del nostro governo per fare pulizia nel sistema dei lavori pubblici italiani, fermare i ladri, e far trionfare legalità e giustizia,  non ci resta che domandarci come vorrà procedere Renzi nel proseguimento e nella costruzione di queste grandi opere inutili, mafiose e piene di favoritismi e irregolarità.

Ci domandiamo come possa portare avanti la volontà di costruire la nostra tratta di TAV, oltre che di tutte le altre, che nello specifico ancora prima di aver raggiunto la fase esecutiva del progetto è già indagata in un’inchiesta per le agevolazioni alle “società amiche”.

Inoltre, sappiamo che Renzi in effetti è una miniera di contraddizioni, che solo il mese scorso sui giornali giravano le sue vecchie dichiarazioni dove il ponte sullo stretto di Messina non era nei suoi discorsi una priorità ma i soldi dovevano andare alla sistemazione delle scuole. Ma ora più di prima, con che coraggio può portare avanti le grandi opere, con due intere regioni sbriciolate e migliaia di persone sfollate che vivono in una situazione di concreto disagio?

Insieme a queste tante sono le domande che sorgono spontanee, vedremo se anche sta volta il governo deciderà di “rubarci un pezzo del nostro futuro”. Nel frattempo non ci resta che dire…Renzi #civediamoil10 e noi ci vediamo il 14 novembre per l’assemblea pubblica in preparazione di questa importante giornata.

Avanti No Tav, fermarlo e fermarli tocca a noi!

EXPOpriamo CEPAV DUE

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Le recenti inchieste giudiziarie che hanno riguardato la costruzione e la realizzazione di alcune grandi opere (Mose a Venezia, Expo a Milano) ci impongono una nuova e approfondita riflessione rispetto all’Alta Velocità, i cui cantieri stanno da qualche tempo interessando la città di Brescia e nel giro di qualche mese, entro la meta’ del 2015, dovrebbero interessare anche la tratta verso Verona Continua la lettura di EXPOpriamo CEPAV DUE

Intervento GRANDI OPERE – Ecoparata 2014

Sentiamo tanto parlare di grandi opere, grandi opere per il benessere, grandi opere per il progresso, grandi opere per il futuro. Ma la realtà dei fatti è ben diversa, quelle che loro cercano di propinarci come necessarie e fondamentali sono grandi opere del malaffare, grandi opere di speculazioni e appalti, grandi opere di distruzione e inquinamento, grandi opere che portano morte.

Cercano di convincerci che siano utili, creando ad esempio un malfunzionamento dei servizi già esistenti che potrebbero essere riammodernati e potenziati con danni ambientali e un costo economico ben inferiore a quello della costruzione di nuove opere. Ma la costruzione di opere nuove, più che per la loro utilità, interessano per i soldi che fanno girare…e quindi ogni progetto in cui i profitti potrebbero far girare quantitativi immensi di soldi vengono chiamate e propinate come grandi opere, dicitura che gli permette di aggirare le leggi ordinarie perché disciplinate da leggi speciali.

E così la costruzione di questi mostri impattanti e distruttivi può permettersi di non considerare ad esempio l’impatto ambientale, facendosi dare permessi da tecnici retribuiti dai promotori degli investimenti stessi, senza che ci sia un controllo esterno: in pratica in Italia ci si limita a chiedere all’oste se il vino è buono.

E anche quando tecnici indipendenti arrivano a un NO basato su analisi economiche e finanziarie le cose non cambiano.

E così partono con l’inizio di questi progetti le gare per l’affidamento degli appalti, obbligatorie si, ma sempre e solo vinte dalle stesse imprese nazionali. E questo lo dimostrano le recenti inchieste sul MOSE di Venezia, quelle sull’Expo 2015 di Milano e alla stazione sotterranea dell’alta velocità di Firenze.

Tutte opere per le quali era stata sottolineata da diversi esperti l’eccessiva onerosità per le casse pubbliche, o i danni per l’ambiente e la salute, ma per il quale il livello di corruzione e gli interessi economici sono talmente alti da far si che possano proseguire.

E se cercano di venderci queste opere raccontandoci che portano lavoro, in realtà hanno ricadute occupazionali scarsissime per ogni euro pubblico speso.

E non siamo noi a inventarci queste cose, ma anche la Corte di Conti, viste le cronache giudiziarie, ha affermato che le grandi opere sono anche caratterizzate da straordinari livelli di penetrazione della malavita organizzata e da scarsa innovazione tecnologica.

E se cercano di convincerci che servono anche per risollevare l’Italia dalla crisi economica, non ci dicono che è proprio questo settore che ha contribuito alla crisi del bilancio pubblico italiano.

L’alta velocità, quella che ci raccontano dovrebbe essere il futuro dell’Italia, l’opera che ci collegherà al resto d’Europa riducendo inquinamento e facendoci arricchire enermemente, ha in realtà scavato una voragine nei conti pubblici, costano il triplo se non di più rispetto agli altri paesi d’Europa.

Ma oltre al costo economico c’è da mettere nel conto anche la perdita di tempo: per realizzare queste opere ci sono tempi lunghi, costi assurdi e procedure complicatissime che sembrano ideate apposta per favorire i ritardi e le spese faraoniche, oltre alla corruzione.

A questo si aggiunge l’illegalità con cui procedono questi cantieri: regole minuziose e controlli accurati sulla carta, assenza di regole e assenza di controlli nella realtà. Come sta a dimostrare proprio il caso del MOSE di Venezia, dove ad esempio gli incarichi di collaudo venivano assegnati addirittura a persone prive di laurea e competenze.

E’ inutile girarci intorno: il nesso grandi opere / grandi eventi provoca disastro ambientale, ulteriore precarizzazione del lavoro, crescita della corruzione complessiva ed enormi debiti.

E il risultato è che mentre continuiamo a divorare il nostro meraviglioso paesaggio con distruttive e inutili gradi opere inutili,  non facciamo le opere pubbliche necessarie, le grandi opere utili.  E anche questo è un costo. Enorme.

Ci raccontano che non hanno soldi per le bonifiche e il risanamento ambientale e continuano a farci ammalare e ad ucciderci per l’inquinamento ambientale. Le bonifiche sono grandi opere, le grandi opere utili, le grandi opere che vogliamo, il vero progresso! E invece per l’ambiente e la salute ci lasciano le briciole che non servono sicuramente a restituire ai bresciani una terra pulita bonificata in cui vivere in salute.

E anche quando le comunità locali investite dalle grandi opere esprimono pareri contrari e si oppongono a questo scempio, loro hanno creato una legge obbiettivo che rende irrilevanti le procedure di valutazione d’impatto ambientale e di calpestare le persone che vivono in queste terre.

Non ci opponiamo a queste opere perché siamo contro il progresso, ma perché le grandi opere che vogliano sono le opere utili, le opere che portano benessere, salute e futuro a tutte le persone.

Vogliamo bonifiche e risanamento ambientale, vogliamo una possibilità per i giovani di avere un futuro e un lavoro, vogliamo investire nella ricerca di opere che salvaguaridino l’ambiente e creino energia sostenibile.

Ed è per questi motivi che ci opponiamo a queste grandi opere, specchio di un sistema che non funziona e che va contestato fino in fondo reclamando un’inversione di rotta immediata, con coraggio e determinazione, mettendosi tutti in prima persona a combattere questa lotta.

Ed è per questo motivo che la nostra solidarietà e il nostro pensiero va a chi si è opposto e ha lottato contro queste grandi opere, accusato di terrorismo e ingiustamente incarcerato, come Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia. Perchè se terrorista è chi cerca di far fare o non far fare qualcosa al governo, allora di terroristi ce ne sono tanti altri tra di noi. E se accettiamo questa accusa verso questi quattro NO TAV, accetteremo che tutte le forme di protesta possano essere considerate un attentato con finalità di terrorismo e questo vorrebbe dire reprimere ogni forma di protesta accettando tutto quello che dall’alto ci viene imposto!

NON VOGLIAMO PIU’ VIVERE IN UNA CITTA’ CONTAMINATA, BASTA GRANDI OPERE E SPECULAZIONI SULLE NOSTRE VITE!

PER UNA SOLA GRANDE OPERA: CASA, SALUTE, REDDITO E DIGNITA’ PER TUTTI E TUTTE!

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