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Ferrovie dello Stato: mostro monopolista sulle spalle degli Italiani!

articolo tratto da: https://www.money.it/

Ferrovie dello Stato: una project review per finta su 25 grandi opere. Un avanzo primario monstre e pari al 4% del PIL nella Relazione del Governatore della Banca d’Italia per gestire gli effetti derivanti sul debito pubblico dalla progressiva riduzione dell’intervento della BCE. In tale prospettiva la Politica dovrebbe praticare il rigore nell’uso delle scarse risorse pubbliche ma verifichiamo la indisponibilità a «pensare al futuro».

I parametri di finanza pubblica nominalmente migliorati, uniti all’inevitabilmente dura legge di bilancio, mentre si realizza il grande imbroglio di non sottoporre a project review 26 grandi opere dal costo di varie decine di miliardi di euro: è la scandalosa vicenda dei progetti AV Bs/Vr, Vt/Pd e Ge/Mi. Trasferimenti statali a Fs notevolmente superiori a quelli degli altri Stati. Una FS monstre che gestirà strade, treni, trasporto pubblico locale e che si espande all’estero.

 Incomprensibili i benefici per il contribuente italiano mentre nasce un Moloch monopolista verso il quale non si è riusciti a sanare il conflitto d’interesse tra gestione del servizio e proprietà della rete.

Lo abbiamo denunciato su questo giornale che i trasferimenti alle Fs sono eccessivi. Abbiamo anche aggiunto che pur esistendo una legge dal 2011 nessuna valutazione degli investimenti è stata effettuata. Lo scomparso economista, parlamentare e ministro Prof. Andreatta affermava che un quinto del debito pubblico italiano era da accollare alle ferrovie.
Un politico come Andreotti diceva che i matti erano “chi si crede Napoleone e chi vuole risanare le ferrovie”. Entrambi non avevano fatto i conti con la contabilità creativa di alcune menti del Palazzo.

Leggiamo su un quotidiano le risposte date sull’argomento soldi a Fs, dell’ad Fs a un autorevole economista come il Prof. Ponti. I trasferimenti alle Fs ammontano mediamente a 8 mld di euro all’anno e comprendono sia la componente “investimenti in conto capitale” che la componente “gestione”. Nell’ultimo Conto Nazionale dei Trasporti si legge che i ricavi da media e lunga percorrenza – quindi da Frecce rosse, bianche, d’argento e intercity – ammontano a 1.954 mln di euro altri 2.615 milioni di euro derivano dal trasporto regionale. Di questi ricavi da traffico regionale 1.801 milioni derivano da contratti con le regioni. Ulteriori 478 milioni derivano dal trasporto merci.

 La prima osservazione è che se i ricavi del trasporto regionale coprono per legge minimo il 35% e questi ammontano a 814 mln allora vuol dire che sommando i ricavi da biglietti con contratti firmati con le Regioni i costi sono completamente coperti. Da osservare invece la rilevante caduta dei volumi di traffico tra il 2008 e ultimo dato CNT.

Nel 2008 le Fs hanno trasportato 45,76 mld di passeggeri*Km e sei anni dopo 38,6. Sul trasporto merci il disastro è stato totale: da 21,9 mld di tonnellate*km a 11,5.

Una caduta del trasporto ferroviario nel 2008 che è in continuità con gli anni precedenti e fortemente negativo se rapportato al mercato europeo e alle performance delle altre imprese ferroviarie. Le ferrovie francesi tra 1995 e 2007 hanno incrementato del 47% i passeggeri*km, quello tedesco dell’11% e quello italiano del 3%.
Un indice che misura il risultato operativo complessivo conseguito in un anno rispetto al capitale investito è il ROI, che per il gruppo Fs nel 2014 è stato pari al 2,5%. Molto basso rispetto all’11% di Enel e al 13,9% delle Poste. Il capitale sociale di Fs ammonta a circa 40 mld di euro, quello delle Poste a 1,5 mld.

 Recentemente abbiamo assistito a dichiarazioni tipo “in 10 anni le Frecce hanno trasportato 300 mln di passeggeri” e noi aggiungiamo che nello stesso periodo sulla rete regionale sono stati trasportati circa 4500 milioni di passeggeri e moltissimi di questi si sono lamentati della infima qualità del servizio.
Un biglietto su Frecciarossa Milano/Roma costa mediamente di più di un Parigi/Marsiglia impiegando quasi lo stesso tempo, ma su una distanza di circa 170 Km in meno rispetto al tratto francese.

Analoga osservazione per la tratta Madrid/Barcellona: quasi la stessa distanza, ma gli spagnoli impiegano mezz’ora in meno.

Recentemente si è data una grande rilevanza all’apertura della Treviglio/Brescia, che consente un risparmio di 10 minuti tra Mi/Bs rispetto i tempi attuali. ETR 1000, alimentazione come quella francese per raggiungere una velocità commerciale tra Milano e Brescia di 141 Km/h (84,5 Km in 36 minuti), ovvero 21 km/h in più rispetto alla velocità attuale e spendendo tra quadruplicamento e AV 2,85 mld di euro.

Ulteriori considerazioni riguardano il risparmio di CO2, che sarebbe certificato da Ispra ma che andrebbe integrato dalla quantificazione del “grado di riempimento dei treni av” (load factor) perché diversamente l’affermazione ha poco senso.
Andrebbe osservato che i proventi delle alienazioni di rete telefonica, rete elettrica, i 366 cespiti non strumentali per complessivi 5,5 milioni di mq erano di proprietà pubblica trasferita a Fs con la famigerata legge 210 del 1985. Demanio pubblico concesso alle Fs per l’esercizio ferroviario oggi, a seguito dismissioni diventano entrate di Fs che spende secondo ottiche di tipo aziendale.

Un esempio è rappresentato dai 5 scali merci a Milano inutilizzati, con un’estensione equivalente a 140 campi di calcio e che saranno utilizzati prevalentemente per edilizia residenziale con un guadagno per Fs stimato in circa un miliardo. Che cosa dire poi di una Fs che gestisce rete ferroviaria e gestione del servizio? In questo Paese si è separata la rete elettrica, quella del gas, ma non si è riusciti a eliminare il conflitto di interesse tra RFI e Trenitalia.

Una rete av pagata esosamente con soldi pubblici: chi paga la manutenzione della rete av e gli interessi sui debiti contratti per costruirla? La perdita sui contratti derivati accesi per la Tav perché devono essere allocati sul bilancio pubblico?

Ulteriore osservazione riguarda la consolidata prassi di assenza di gare per il servizio: è successo con le pugliesi ferrovie Sud-est, per la manutenzione e gli interventi su Roma-Lido, Roma-Civita Castellana-Viterbo e Roma-Giardinetti.
Era già successo con la triste vicenda di Arenaways.

Infine, non si comprendono due cose: le Fs sono, per i trasporti, primi in Grecia, secondi in Germania con l’acquisto di Nitinera, gestiscono linee nel Regno Unito e Francia, e in California per l’alta velocità Los Angeles-San Francisco.

È nata Trenitalia UK con sede a Londra e ha speso 70 milioni di sterline per l’acquisto della società Nxet che gestisce la tratta City to Coast. Giusto che crescano, ma è altrettanto giusto che questo avvenga con i soldi dei contribuenti? Quali i benefici, in termini di maggiori e migliori servizi per gli italiani? Arriviamo a una Fs che gestisce strade, binari e trasporto pubblico locale?
Ultima osservazione riguarda l’imbroglio della project review su 25 grandi opere scritte nell’Allegato infrastrutture al DEF.
Il progetto definitivo av Bs/Vr rientra tra le opere da assoggettare alla verifica. Sembra che a giorni andrà al Cipe per l’approvazione. Una project review fatta in due mesi prescindendo – presumo, vista la celerità – da quanto intimato dal Dlgs 228 del 2011.
È poco serio e inaccettabile in uno Stato di Diritto dove il Parlamento ha approvato due leggi finalizzate a non sperperare le scarse risorse pubbliche e a verificarne congruità, efficacia, efficienza ed economicità.
Sulla vicenda av Bs/Ve opposizione cercasi.

Il TAV Brescia-Verona in 3 anni? E’ uno scherzo di carnevale…

Il carnevale è arrivato. A Verona, in fiera, il 22 febbraio, all’inaugurazione della 30ª edizione di Samoter, salone internazionale delle macchine movimento terra, da cantiere e per l’edilizia, è andata in scena una grande carnevalata con protagonista non il “papà del gnoco” ma il sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro che si è divertito a scherzare con i non disinteressati ascoltatori e con gli organi di informazione presenti.

Per dire così tante balle e fesserie in un colpo solo, il sottosegretario si è evidentemente fatto trasportare dal clima carnevalesco.

Ha sicuramente scherzato quando ha detto che i lavori si potrebbero finire in 36 mesi, prendendosi la libertà di diminuire i tempi previsti nella valutazione di impatto ambientale approvata dalla commissione ministeriale, dove il cronoprogramma (già molto ottimistico) prevede una durata di 89 mesi ovvero: 7 anni e 4 mesi.

Inoltre come evidenziato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici lo scorso dicembre, e messo nero su bianco in un lungo rapporto, l’opera presenta gravi carenze progettuali e “si basa sulla normativa tecnica risalente al 1988 e superata fin dal 2005” ed il progetto “deve essere rivisto, modificato e integrato/adeguato nel rispetto delle aggiornate e vigenti nuove norme tecniche per le costruzioni”. “Non viene fatto alcun riferimento alla recente zonizzazione sismica del territorio, con non trascurabili effetti sulla sicurezza”.

Ma questo non interessa né al Ministero dei Trasporti e Infrastrutture, né all’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile, che allegramente dichiara alla stampa che ciò non costituisce un impedimento, e non rallenterà minimamente la progettazione e la realizzazione dell’Alta Velocità Brescia-Verona.

Se non fossimo a carnevale il governo si preoccuperebbe di far rispettare le norme che tutti i normali cittadini devono rispettare, quando devono costruirsi la casa, anche ai progettisti del TAV. Così si eviterebbero rischi inutili a chi ipoteticamente dovrà realizzare l’ opera ed a chi (teoricamente) dovrà utilizzarla in futuro.

Altro scherzo è quello relativo al costo dell’opera che secondo il sottosegretario è di solo 1,5 miliardi di euro. Il rappresentante del governo non può non sapere che nel SILOS (Sistema Informativo Legge Opere Strategiche) della camera dei deputati (visibile QUI): è riportato il costo della linea TAV Brescia-Verona che è di 3,954 miliardi di euro, con disponibili solo 2,268 miliardi quindi con la necessità di trovare altri 1,686 miliardi di euro.

Se anche il CIPE desse il via libera il mese prossimo, come annunciato dal Sottosegretario, il progetto dovrà passare l’esame della corte dei conti, poi dovrà essere redatto il progetto esecutivo, quindi tecnicamente i lavori non potrebbero iniziare comunque prima di un anno.

Senza dimenticare il ricorso presentato al TAR del Lazio da una sessantina di ricorrenti che evidenzia le innumerevoli carenze presenti nel progetto e il mancato rispetto di molte norme di legge, e che è stato discusso nell’udienza del 9 gennaio scorso, e di cui siamo in attesa della sentenza.

L’ultima chicca carnevalesca è che il TAV ora serve per collegare Verona a Torino quando fino a ieri ce lo hanno venduto come un’irrinunciabile progetto europeo che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev. Ora diventa un collegamento metropolitano tra due città a circa 300 km di distanza… il sottosegretario dimentica di ricordare che questo ipotetico corridoio europeo, nel tratto da Padova a Trieste, prevede semplicemente il potenziamento della linea esistente e non la costruzione di nuovi binari, e che oltre il confine italiano non è previsto niente neanche un collegamento ferroviario “tradizionale”.

Quindi invitiamo il sottosegretario a non farsi incantare dal carnevale della bella città di Verona e a fare penitenza, anche prima del mercoledì delle ceneri, così gli scherzi saranno finiti e potrà finalmente dirci la verità su un’opera inutile e devastante per l’ambiente, che serve solo a chi la progetta e la costruisce, ma che verrà pagata a carissimo prezzo (80 milioni di euro al chilometro) da tutti.

RFI smentisce Renzi: il 10 dicembre non ci sarà nessuna inagurazione! Ma noi #civediamoil10

Scoviamo a pagina 51 del Giornale di Brescia del 5 ottobre una precisazione di Rete Ferroviaria Italiana che contraddice quello che a partire da Delrio, passando per Mazzoncini (amministratore delegato di Ferrovie dello Stato) e arrivando allo stesso Renzi hanno pubblicizzato e dichiarato ovunque negli ultimi mesi.

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RFI DICHIARA CHE IL 10 DICEMBRE NON CI SARA’ NESSUNA INAUGURAZIONE DELLA STAZIONE DI BRESCIA.

E mentre la sagra delle contraddizioni, che dimostra ancora la poca trasparenza riguardo le grandi opere, continua e loro si decidono, non ci resta che dire che in ogni caso #civediamoil10!

La privatizzazione di Ferrovie dello Stato: ecco come funziona!

La crisi sembra avere colpito a fondo anche chi fa affari con i soldi pubblici. Il TAV si farà, dicono, ma i soldi scarseggiano e non si sa bene dove trovarli. I cantieri slittano in avanti di qualche mese, nella speranzosa attesa che quei soldi da qualche parte saltino fuori, per poi poterseli dividere come da copione tra partiti, imprese, riciclatori di rifiuti che nessuno vuole e mafie di vario tipo.

E così partono le Grandi Opere 2.0.

Come possono allora gli amministratori del nostro Stato trovare una nuova torta da spartire? La storia si ripete, e diventa farsa, dice l’Ing. Erasmo Venosi; perché la notizia annunciata ieri (anche se nota da almeno un anno) della svendita dell’ennesimo pezzetto di patrimonio pubblico, il 40% delle Ferrovie dello Stato, sa di deja-vu. Sa di già sentito. Come se fosse giù successo. E infatti era successo. Qualcosa più di 10 anni fa, nel 1992, con la privatizzazione di buona parte delle aziende pubbliche statali (tra cui IRI, ENI, ENEL, EFIM, GEPI e Finmeccanica).

E a chi affidare questa svendita? Pare ovvio rivolgersi a chi già aveva lavorato così bene ai tempi, no? Gli advisors finanziari sono la Merril Lynch e lo studio legale Gottlieb, che secondo alcune analisi del 2010 di alcune associazioni di consumatori (Adusbef e Federconsumatori) sono costate ai consumatori, a causa dei rincari dei prezzi dei servizi, circa 170 miliardi di euro (qualcosa come € 9.270 a famiglia).

Advisors finanziari.

La Merril Lynch è una banca che nel 2008 è stata acquistata dalla Bank of America in una sorta di fallimento controllato dopo perdite di 50 miliardi di dollari in un solo anno per aver giocato un pò troppo nel mercato dei subprimes. Lo studio legale Cleary Gottlieb Steen & Hamilton, invece, è uno studio legale specializzato nella ristrutturazione del debito. Per citare due esempi illustri: l’Argentina del 2005, con la ristrutturazione di $ 81800000000 (quella dei bond, ricordate?) e la più grande ristrutturazione del debito sovrano di tutti i tempi, quello della Grecia nel 2012. Vedendo che fine hanno fatto questi due stati dopo il loro intervento non c’è da preoccuparsi. Sono una garanzia.

Adivisor industriale.

Per quanto riguarda invece l’advisors industriale delle FS sarà una compagnia temporanea guidata dalla McKinsey (il cui ex capo, Yoram Gutgeld, è onorevole del Partito Democratico e consigliere economico del presidente del consiglio) e di cui faranno parte Ernst & Young, Financial Business Advisors e The Brattle Group Limited Italian Branch.

La rete.

La rete viene valutata complessivamente 35 miliardi di euro, ma non si sa ancora se verrà scorporata con Grandi Stazioni (60% di FS), mentre la rete elettrica è già stata venduta a Terna Spa per un miliardo di euro. Nel 1992 la rete telefonica, Infostrada, dalle FS fu svenduta da De Benedetti per 740 miliardi di lire pagabili in 14 anni. Dopo pochissimo De Benedetti la cedette ai tedeschi di Mannesman per 14000 miliardi di lire e senza alcuna rateizzazione. Nel 2000 ENEL la ricompra dai tedeschi pagandola 11 miliardi di euro (22000 miliardi di lire) e sborsa anche 1,4 miliardi di euro per i debiti pregressi.

La vendita.

Ci sono ancora dubbi su cosa e quanto verrà venduto di Trenitalia. L’ipotesi di Messori, presidente del gruppo FS, è di mettere sul mercato il 40% di Trenitalia e un pezzo di rete soltanto, che pare essere proprio il pezzo di rete ad Alta Velocità, l’unico relativamente recente e remunerativo. Praticamente noi contribuenti che paghiamo le tasse stiamo pagando:
– i costi allucinanti della rete (i cui appalti sono stati affidati a trattativa privata);
– contratti di appalto per le linee BS/VR/PD e GE/MI che continuano ad esistere nonostante la Corte di Giustizia dell’Unione Europea li abbia dichiarati non conformi alle norme comunitarie;
– l’incremento dei costi di 2,205 miliardi di euro per il tratto BS/PD.
Ora le possibili entrate di tutti quei costi dell’Alta Velocità vengono vendute a privati, mentre tutti questi debiti continuano ad essere sulle spalle dello Stato Italiano, e quindi dei contribuenti. Debiti come il costo della TO/MI/NA/SA (45 miliardi di euro, a cui bisogna sommare gli interessi e le commissioni bancarie), o il costo della MI/VE (13 miliardi di euro), il costo delle linee alimentate a corrente alternata, il costo delle sottostazioni, degli elettrodotti che alimentano le linee ad alta velocità, il costo degli elettrotreni e delle locomotive bitensione. Le privatizzazioni sono sempre un affare, per chi compra. Perché chi compra compra la parte di utile in un’azienda, non quella dei debiti, altrimenti non comprerebbe. I debiti restano al Ministero del Tesoro. Allo Stato. A noi.
Benvenuti nelle Grandi Opere 2.0.

Valutazioni dopo l’incontro tra Comune e Italferr: le non risposte del Sindaco!

Questa mattina siamo scesi in piazza in occasione dell’incontro che si svolgeva in Loggia tra l’amministrazione comunale e i dirigenti di Italferr, l’ente incaricato della realizzazione delle linee AV/AC nella nostra provincia.

In concomitanza con l’incontro abbiamo convocato una conferenza stampa per ricordare che l’anno che verrà, il 2014, sarà l’anno di inaugurazione dei cantieri nella nostra città. Abbiamo ritenuto importante ribadire la nostra contrarietà alla realizzazione di quest’opera spiegando che non solo chi è direttamente interessato dovrebbe opporsi alla sua costruzione, ma spiegando come il TAV ha a che fare direttamente con la crisi economica in atto.

È infatti un opera inutile e dannosa che non porta sviluppo, non porta benefici ai cittadini ma bensì toglie risorse alla scuola, alla sanità, oltre che al trasporto pubblico locale.

Inoltre non dimentichiamo che ci troviamo in una città dove l’emergenza abitativa è a livelli mai raggiunti prima con decine di famiglie che ormai quasi quotidianamente vengono sfrattate. Come sottolineato nelle ultime manifestazioni del 19 ottobre scorso a Roma e il 16 novembre in Val di Susa, dove eravamo presenti, l’unica grande opera che vogliamo è “casa e reddito per tutti”.

Inoltre abbiamo ritenuto fondamentale ribadire come in una città che si trova in uno stato di vera e propria emergenza ambientale, come la nostra, le priorità di spesa dovrebbero essere quelle delle bonifiche ambientali per tutelare la salute di tutti e soprattutto quella delle generazioni future. Particolarmente critica a Brescia è l’emergenza del sito Caffaro inquinato da PCB e la qualità dell’acqua, con concentrazioni di sostanze cancerogene preoccupanti.

Questa mattina abbiamo richiesto di poter partecipare all’incontro tra comune e Italferr ma la possibilità c’è stata negata. Dopo ore di presidio e attesa siamo però riusciti a ottenere un incontro con il Sindaco Del Bono, al quale abbiamo posto una serie di domande e questioni.

Le nostre richieste erano ben precise:

– vogliamo essere informati su quali, secondo loro, sarebbero gli effettivi benefici della costruzione di quest’opera sul nostro territorio e se, in tempo di crisi e emergenza ambientale, non sarebbe il caso di dare la priorità a queste problematiche piuttosto che all’alta velocità;

– vogliamo essere informati sull’avanzamento dei lavori e su come verranno organizzati, pretendendo che tutta la città venga a conoscenza dei reali tempi, disagi e danni che dovremo subire;

– vogliamo sapere se e come sono stati fatti i rilevamenti per escludere la possibilità di inquinamento da PCB nelle aree interessate dai lavori che rientrano nel cono d’inquinamento, e soprattutto vogliamo che l’eventuale bonifica di queste aree venga monitorata costantemente con particolare attenzione alla dislocazione del terreno inquinato in discariche apposite;

– vogliamo sapere come si pensa di intervenire per tutelare i bambini nell’asilo e nella scuola elementare che si trovano in prossimità dei futuri cantieri, soprattutto per quanto riguarda l’inquinamento acustico e da polveri;

– abbiamo chiesto al Sindaco di esporsi se contrario o favorevole alla tratta Brescia-Verona, cioè all’uscita del TAV da Brescia, che comporterà altri lavori nella nostra città molto più impattanti sull’ambiente e sugli abitanti rispetto alla tratta precedente, ribadendo la necessità che non si verifichi più una mancanza di informazione come successo negli anni scorsi.

Del Bono ha sottolineato fin da subito che i rapporti tra il Comune e Italferr non sono buoni e collaborativi ad oggi, questo perché ci si trova di fronte a una ditta che è ben cosciente del potere contrattuale che gli è stato dato dalla Legge Obiettivo e quindi, con una certa arroganza , lo fanno valere. In sostanza, a dir loro, gli Enti Locali in queste situazioni non hanno potere. Medesimo comportamento era stato mantenuto nei confronti degli espropriati, con modalità a dir poco sconcertanti.

Non potendo dare risposta alla maggior parte dei quesiti posti, Del Bono ha annunciato che verrà organizzato un incontro pubblico, possibilmente entro la fine dell’anno, in cui verranno noti “ i benefici che il TAV porterà a Brescia” (curioso che un sindaco favorevole al Tav non abbia saputo elencarne nemmeno uno!) e su come procederanno con i lavori nella nostra città.

Ovviamente non è stata fissata alcuna data per questo incontro, che dovrebbe essere fatto prima dell’inizio dei lavori, previsti per febbraio 2014. Dopo l’incontro di oggi però nemmeno quest’unica informazione è più certa.
Il primo cittadino ci ha informati però sul fatto che sarà attivata a breve una pagina internet sul portale del Comune sullo stato di avanzamento dei lavori.
Inoltre ci è stato comunicato che Italferr ha ottenuto la V.I.A. (valutazione impatto ambientale) per i lavori. Si presume quindi che i cantieri aperti in zona sito Caffaro saranno a norma. Nella realtà Italferr non ha affermato nulla di preciso a riguardo.
Per limitare i disagi ai cittadini verranno costruite, inoltre, barriere fonoassorbenti in prossimità delle rotaie, con “ attenzione anche all’aspetto estetico “ ha ribadito il primo cittadino.
Del Bono non ha saputo rispondere a nessuno dei nostri quesiti dal momento che nemmeno lui ha ricevuto risposte da parte di Italferr.
Per quanto riguarda l’eventuale uscita dell’alta velocità da Brescia, Del Bono oggi ha ipotizzato, in maniera completamente diversa da come se n’è sempre parlato fino ad oggi, un percorso alternativo. Anche su questo argomento nessuna certezza.
Se si dovesse dare un titolo all’incontro di oggi, lo potremmo solamente chiamare “Il concreto nulla”.

Siamo stufi di queste amministrazioni che non sanno, siamo stufi di dover pagare sulla nostra pelle scelte per le quali non siamo nemmeno stati interpellati, per questo continueremo a lottare insieme e pretendere risposte!

Vi ricordiamo quindi che domenica 24 novembre saremo a Desenzano a sostenere il presidio organizzato dal Coordinamento No Tav del Basso Garda- Alto Mantovano.  Appuntamento alle 15.00 in Piazza Malvezzi. Vi aspettiamo!

 

Via Roncadelle – Da domani l’ingresso dei cantieri TAV a Brescia!

Condividiamo la lettera che Valentina, componente del gruppo No Tav Brescia, ha scritto oggi a tutti i quotidiani locali per informare la cittadinanza dell’inizio dei lavori della TAV a Brescia.
Ovviamente nessuno sapeva niente, ma come stupirsi date le modalità che hanno avuto negli ultimi anni a proposito di questa “grande opera”.
Mi chiamo Valentina e sono una dei “famosi” espropriati delle case di Via Toscana dal passaggio del Tav (Lotto Treviglio-Brescia).
Le vicende legate alla mia casa sono ormai note a tutta la cittadinanza, mentre mi rendo conto che è molto meno conosciuto il destino di altri nostri concittadini.
Domani mattina, lunedì 21 ottobre 2013, inizieranno i lavori di sgombero e presa di possesso di alcuni terreni in Via Roncadelle.
Forse molti non sanno che parte di questi terreni-giardini sono di proprietà di due famiglie bresciane e si trovano a ridosso delle loro case.
I trattamenti ricevuti da queste famiglie sono stati i medesimi degli abitanti di Via Toscana, come del Villaggio Violino.
La scoperta a meno di un anno dall’inizio dei lavori dell’esproprio del proprio bene (vorrei ricordare che io l’ho scoperto leggendo per caso il giornale!), il non sapere esattamente cosa accadrà, il non conoscere le tempistiche di esecuzione e soprattutto le condizioni di vita dopo i lavori.
Gli abitanti di Via Roncadelle hanno saputo solamente settimana scorsa dell’inizio del cantiere presso le loro case, tramite telefonata della ditta appaltatrice dei lavori Condotte, che intimava loro di sgomberare i beni sui terreni.
Non sanno nemmeno cosa accadrà di fronte alle loro casa, distante appena 8 metri dalla linea di confine dei lavori. La non informazione regna sovrana a Brescia!
Mi chiedo, cosa deve fare un comune cittadino per tutelarsi e conoscere il proprio destino di vita? Le istituzioni nazionali come Italferr non informano, bensì decretano prepotentemente cosa va espropriato. Il loro sito internet di riferimento è per di più un complicatissimi insieme di pensantissime, e poco comprensibili ai più, mappe cifrate da scaricare.
Le istituzioni locali che dovrebbero prendersi carico dei propri cittadini sono assenti o peggio capaci solo di promesse.
Ricordo a tutti che la Tav passerà per Brescia esclusivamente per volere del nostro ex sindaco Corsini, perché i progetti erano ben diversi originariamente. Ex sindaco Corsini, amico di partito della Lorenzetti, presidente/ex presidente di Italferr, il quale durante un incontro privato, non fu nemmeno in grado di spiegarmi esattamente che benefici concreti porterà a Brescia il Tav dal momento che abbiamo già la BreBeMi in costruzione e la nostra attuale linea ferroviaria supporta già l’alta velocità delle Frecce, se non parlarmi di “prestigio” arrecato alla città.
Ricordo che sia l’ex sindaco Paroli che recentemente il sindaco Del Bono avevano promesso di informare adeguatamente la cittadinanza.
Eppure i mesi sono passati, i lavori da domani entreranno prepotentemente a Brescia, colpiscono i cittadini e non se ne parla.
E’ cosi difficile spiegare cosa esattamente accadrà, informare ad uno ad uno tutti i cittadini coinvolti tempestivamente?
A chi bisogna chiedere per sapere quando, quanto e come saranno questi cantieri per Brescia? Quando il Tav uscirà da Brescia per ricongiungersi a Verona, chi e in che modo sarà coinvolto?
Ci sarà un altro “caso” come Via Toscana?
Sono stufa di sentire Primi Cittadini rispondermi che nemmeno loro sanno.
Perché è questa la risposta che mi hanno fornito in questi mesi. E’ mai possibile mi chiedo?
Io una risposta me la sono data. E’ SCOMODO INFORMARE PERCHE’ CREA MALCONTENTO. Crea mal contento a chi non avrà più casa sua, a chi non avrà più terreni o giardini, a chi avrà un muro di 8 metri davanti le finestre, a chi subirà mesi di cantiere con polveri e rumore ogni giorno della settimana, a chi si troverà periodicamente strade chiuse come Via Corsica o Via Dalmazia con disagi al traffico e ai commercianti. E il malcontento fa paura perché i cittadini bresciani non hanno richiesto quest’opera, e la Val Susa non è poi cosi distante da Brescia!
Valentina (No Tav Brescia)

19 Ottobre a Roma – Manifestazione della gente comune unita da una sola grande opera: CASA E REDDITO PER TUTTI!

Come sempre più spesso accade negli ultimi anni, la manifestazione di ieri era stata preceduta da un’ampia propaganda mediatica che prospettava scenari apocalittici: circolavano i numeri esorbitanti delle forze esibite dallo Stato per arginare i facinorosi, sono comparse fotografie di chi ricopriva le vetrine delle banche con pannelli metallici, e la data del 15 ottobre 2011 echeggiava nell’aria come anniversario da scongiurare.

La criminalizzazione che era stata preventivata per la manifestazione di ieri a Roma ha raggiunto infatti picchi estremi: parlavano di un corteo che doveva fare paura, pubblicizzato da alcuni come manifestazione “notav” perchè questa etichetta per i media spesso soppianta quella di black block e noglobal. Nei giorni scorsi erano stati gli stessi No Tav della Valle a ribadire la loro posizione nei confronti del 19 Ottobre a Roma: ” La manifestazione di Roma è organizzata da varie realtà politiche e sociali che si muovono per il diritto all’abitare principalmente, cioè per difendere e richiedere casa e diritti per tutti.” e ancora “Lo slogan della manifestazione: “una sola grande opera: casa e reddito per tutti” ben spiega l’idea della manifestazione e perchè le ragioni del movimento notav s’intrecciano con quelle del diritto all’abitare.”

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Nonostante il clima di paura creato ad arte dai media per scoraggiare la partecipazione al corteo e nonostante il “terrorismo” psicologico fatto per allontanare la gente a lottare per i propri diritti, ieri a Roma eravamo tantissimi: si parla di circa 100 mila persone. E all’interno del corteo c’eravamo tutti: per le vie della città ha sfilato la determinazione e la forza della gente comune, dagli occupanti di case, ai migranti, ai giovani.

Gruppi eterogenei che hanno lottato tutti insieme: da chi lotta per il diritto alla casa, per il diritto della cittadinanza, contro il precariato, per la salvaguardia del territorio appunto come i No Tav e i No Muos. Insomma, cittadini che si oppongono, in modo civile, allo spreco delle grandi opere.

100 mila persone hanno sfilato ieri a Roma, provenendo da tutta Italia uniti da valori come il rispetto dell’individuo e il rispetto dell’ambiente. Quello che la gente ieri ha portato in piazza è stata la salvaguardia della dignità umana, che la politica non sa affrontare.

Certo è che se l’Italia si dice sempre più distante dalla politica, ieri queste 100 mila persone hanno portato in piazza proprio la politica, che i partiti non sanno o non vogliono fare, con la forza e la determinazione di chi quotidianamente e individualmente fa politica, fuori da quei palazzi in cui troppo spesso l’interesse non è quello dello Stato ma privato.

Ieri per le strade sfilavano persone che si trovano a fare i conti direttamente con la crisi, che non hanno più nulla da difendere, tutti con l’obbiettivo comune di costruire un futuro per tutti e tutte.

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Vi erano con grandi numeri gli occupanti di case: l’enorme presenza di migranti, come protagonisti diretti del corteo, e il tema della casa è stato proprio uno dei temi principali della manifestazione, sollecitando all’occupazione che è diventata una risposta concreta e necessaria a un bisogno materiale sempre più messo in discussione o apertamente negato dalla crisi. Vi era poi, consistente, la presenza del precariato giovanile e di quegli stati sociali sociali privati di reddito e di possibilità, che hanno pagato i costi della crisi in termini forti.

Il pericolo che echeggiava ieri per le strade di Roma non era di ordine pubblico, ma di ordine sociale, dato dall’insieme di tutte quelle persone che non vogliono più pagare la crisi e si uniscono per farlo, non portando più avanti solo degli ideali ma mettendoli in atto nelle pratiche materiali di riappropriazione.

Leggendo gli articoli su tutte le testate di oggi riguardo a ieri possiamo solo renderci conto che ieri l’informazione ha perso l’occasione d’imparare qualcosa dai movimenti reali, di provare a raccontare le lotte per quello che sono, provare a dire la verità ogni tanto, dimenticandosi di chi gli versa lo stipendio. Ieri i professionisti dell’informazione hanno perso, non c’è che dire. I vincitori siamo stati noi, dimostrando a tutti che lottare per i propri diritti non deve far paura, è un nostro diritto e dobbiamo tenercelo stretto!

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Dopo la manifestazione di ieri oggi dobbiamo sentirci un più forti, anche perché al posto di un comizio, questa manifestazione è terminata con un accampamento, cioè con la determinazione di prendersi una piazza non solo simbolicamente e di restarci. Per la prima volta negli ultimi anni questa manifestazione è terminata per non terminare.

Nonostante i media abbiano fatto di tutto le 100 mila persone di ieri a Roma hanno dimostrato che la paura non è passata nelle case e decine di migliaia di persone hanno sfilato per le vie della capitale, hanno lottato e con dignità hanno rialzato la testa.

La manifestazione di ieri ha fatto quello che aveva detto, ha assediato i palazzi del potere e ha portato avanti con determinazione un percorso che è terminato in Porta Pia.

E per quanto riguarda i brevi momenti di tensione che ci sono stati durante il corteo, oggi leggiamo gli eleogi alla questura ma ci chiediamo cosa ci sia da elogiare, visto che hanno permesso persino ai fascisti di Casa Pound una sortita. Gli elogi arrivano dai giornalisti, ma per noi che ieri eravamo in mezzo al corteo l’elogio va al corteo stesso, agli organizzatori e al servizio d’ordine interno.

Infatti ieri per le strada di Roma nel corteo si è creato subito una sorta di servizio d’ordine con l’obbiettivo di impedire l’ennesima guerriglia urbana, impedendo gesti totalmente estranei alla ragioni della protesta, alla cittadinanza, al legittimo tentativo di portare nelle piazze temi di interesse generale.

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E se erano i No Tav a fare paura, ieri nel corteo abbiamo potuto incontrare un gruppo eterogeneo di persone, partiti all’alba dalla Valle, arrivati a Roma dopo ore e ore di pullman; e non si pensi a para guerriglieri in passamontagna calati dalla Val di Susa per mettere a ferro e fuoco la capitale, bensì si tratta di nuclei familiari, di impiegati, cittadini che nulla hanno a che fare con qualsivoglia forma di protesta violenta. Nell’arrivare a Roma, come è successo ad altri pullman, sono stati fermati in autostrada credendo, o forse sperando, di trovarli in possesso di chissà quale arsenale, ma così non è stato.

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E se i telegiornali e giornali hanno fin da subito cercato di “sbattere il mostro in prima pagina” mandando in onda solo le immagini di violenza nel solito tentativo di dividere “buoni” e “cattivi”, noi possiamo assicurarvi che il corteo, per nulla spaventato, si è conquistato Porta Pia tra canti e balli, tamburi, ecc. Durante la serata le realtà più organizzate hanno montato cucine da campo, gazebi dove passare la notte, birra alla spina, sound system ecc. E questa mattina l’assemblea che è stata fatta dai manifestanti ha preso la decisione che il presidio andrà avanti fino all’incontro previsto martedì con il ministro Lupi, poi si vedrà.

 

LA LOTTA CONTINUA, IL 19 OTTOBRE NON E’ UN ARRIVO MA UNA PARTENZA!

 

#12 ottobre in difesa dei territori!

«Azione informativa» ieri alle 13 in stazione da parte del comitato No Tav bresciano, nella giornata inaugurale della Settimana di mobilitazione nazionale in difesa dei territori che sabato 19 sfocerà in un corteo a Roma.

La prossima settimana convergeranno nella capitale i movimenti impegnati nelle lotte «per il diritto all’abitare e al reddito, contro la devastazione dei territori e contro le nocività».

 

Anche a Brescia si sta preparando la partecipazione e l’azione di ieri in stazione serviva proprio a diffondere l’informazione con un volantinaggio ai pendolari e ai viaggiatori «per renderli consapevoli delle scelte politiche che li riguardano di persona, attuate dagli ultimi governi», come spiega il comunicato diffuso dai dimostranti.

NO ALLA TAV da un lato, ma sì al trasporto ferroviario «utile» dall’altro: «Mentre si finanzia l’Alta Velocità sia sulle tratte esistenti sia sulle nuove, il servizio ferroviario reale per la stragrande maggioranza degli utenti peggiora ogni giorno di più con la soppressione frequente di corse, aumento dei costi, assistenza clienti confusa o inesistente e mille altre sorprese che Trenitalia offre quotidianamente», accusa il comunicato distribuito in centinaia di copie in stazione.

«Recentemente è arrivata la notizia della soppressione di 8 treni regionali veloci Milano-Venezia per il venir meno dei 5 milioni di euro di finanziamento che la Regione Veneto elargiva – aggiunge la nota -. Tutto questo mentre vengono spesi 2 miliardi di euro di soldi pubblici per costruire la tratta Treviglio-Brescia, i cui cantieri sono ormai alle porte della città. Non solo: un’altra pioggia di miliardi verrà spesa per la progettazione e realizzazione della tratta che collegherà la città a Verona, andando a devastare l’anfiteatro morenico del Basso Garda».

 

Secondo i No Tav, il tracciato dell’Alta velocità a Brescia si inserisce in un contesto territoriale già segnato da «un’incredibile concentrazione di infrastrutture» e rappresenta «un ulteriore elemento di consumo di suolo e devastazione del territorio. Ma lo scandalo di questa grande e inutile opera non finisce qui – sostengono -, perché la stessa ditta che ha in mano l’appalto per la realizzazione della tratta. l’Italferr, si è vista decapitare il vertice a seguito di indagini su alcune ditte che lavorano all’interno del cantiere Tav a Firenze».

PER CONTINUARE la protesta gli attivisti hanno dato appuntamento per sabato prossimo a Roma: «Saremo là per assediare i palazzi del potere, contro la mancanza di casa e lavoro, l’assenza di adeguate strutture sanitarie, l’impoverimento della scuola, le politiche razziste, il saccheggio e la devastazione dei territori, le installazioni e gli investimenti militari e la realizzazione di grandi opere inutili».

Ecco il volantino informativo distribuito in stazione nella giornata di ieri:

Vi aspettiamo numerosi per le strade di Roma il 19 Ottobre!

 

Articolo tratto da: bresciaoggi.it

Racconta la tua esperienza con le ferrovie dello stato con #trenitaglia

Treni super-veloci e super-confortevoli. Ecco il nuovo servizio offerto dalle ferrovie italiane…ma per chi questi servizi li usa la realtà è ben diversa!

Una realtà fatta di ritardi cronici e soppressione frequente di corse, molti treni costosissimi e vuoti contro pochi treni economici che inevitabilmente sono sempre stracolmi, assistenza clienti confusa o inesistente e mille altre sorprese che Trenitalia può offrire quotidianamente, trasformando un normale spostamento in un’ avventura surreale e tragi-comica in stile fantozziano.

Ma fuori dalle stazioni questa realtà non arriva… per le molte persone che non prendono il treno vengono costruite campagne pubblicitarie che mirano a giustificare i nuovi investimenti ferroviari come le Frecce o la T.A.V, mentre un altro servizio pubblico viene spolpato a danno non solo degli utenti, ma del intero paese.

Contro i loro slogan e le loro false campagne pubblicitarie, RACCONTA LA TUA ESPERIENZA USANDO #trenitaglia su https://www.facebook.com/pages/Trenitaglia/167526330106661.

Mentre con i soldi pubblici si finanzia l’alta velocità sia sulle tratte esistenti (1342 km su 22.000 totali), sia con la costruzione delle nuove tratte T.A.V, il servizio reale per la stragrande maggioranza degli utenti è drasticamente peggiorato.

131 stazioni abbandonate
1700 stazioni senza personale
7000 Km di binari non utilizzati

Secondo uno studio di Confcommercio se noi avessimo la rete capillare che hanno i tedeschi il nostro PIL vanterebbe + 20 miliardi di euro; se avessimo investito tutti i soldi che i tedeschi hanno investito negli ultimi 12 anni nell’ammodernamento della rete ferroviaria già esistente oggi avremmo 120 milardi di euro in più.
Se il sud italia disponesse di una rete ferroviaria come quella della Lombardia il PIL segnerebbe un + 48 miliardi di euro.
Avremmo cioè un miglior servizio e più soldi in tasca!

ALTA VELOCITA’ : BASSISSIMA QUALITA’! DICIAMO BASTA ALLE TRUFFE!