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Arrestato Astaldi, presidente di Condotte, impresa del consorzio Cepav 2

Arrestato Astaldi, presidente Condotte Spa, terza impresa di costruzione italiana che fa parte anche del Consorzio Cepav Due
che progetta e costruisce il Tav Treviglio-Brescia-Verona.
Ma anche il Terzo Valico, la Nuvola di Fuksas, La città della Salute di Milano…il Mose di Venezia.
Tutti Progetti con P-maiuscola, calati sulle comunità dalla politica esattamente con lo stesso modus operandi.

Insieme a lui sono state arrestate, su ordine della procura di Messina undici persone con l’accusa di abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti e corruzione.

Ciò che interessa a noi è invece altro, considerato che la Condotte d’Acqua Spa è parte anche del Consorzio Cepav 2, quello che dovrebbe costruire il TAV Brescia-Verona, lo stesso che ha costruito la Treviglio-Brescia che proprio negli scorsi giorni ha fatto allagare la stazione Metro della Stazione proprio per colpa dei lavori fatti per il TAV.

Non aggiungiamo altro, riportando parte di un’articolo:

” È di stamani la notizia che il presidente del consiglio di gestione di Condotte SpA, Duccio Astaldi, è stato arrestato per presunti reati, come turbativa d’asta e corruzione, relativi alla realizzazione di una autostrada siciliana. La notizia riguarda anche Firenze perché Condotte SpA è il general contractor che dovrebbe realizzare i tunnel TAV. Questa notizia va ad aggiungersi alla storia del progetto fiorentino che tutti vogliono rimuovere ma che ha visto ben due inchieste della magistratura che hanno sollevato il velo su uno spettacolo vergognoso fatto di corruzione, truffe, mafie, inquinamento, traffico di rifiuti; tutti vogliono dimenticare che i lavori dovevano essere conclusi nel 2013, che i costi si sono moltiplicati e ormai sono sull’ordine del miliardo di euro. Non c’è che dire, davvero un’”opera strategica”… ma non per Firenze. Nessuno vuole nemmeno porre mente al fatto che Condotte SpA è sull’orlo del fallimento, che, sempre in Sicilia, è stata estromessa dalla realizzazione di una autostrada. È scandaloso che si vogliano tenere gli occhi chiusi davanti a questo e si pensi davvero di affidare lavori delicati, come lo scavo di gallerie in ambiente urbano, ad una società decotta.”

Questo è quanto dichiarato dal Comitato No Tunnel TAV per l’ennesima volta sconcertato davanti allo spettacolo offerto dalle vicende relative ai lavori TAV a Firenze. Per leggere il resto dell’articolo visitare QUI

Ci pare che anche per l’ennesima volta si dimostri ciò che andiamo ripetendo da anni sui nostri territori, e da oltre 25 anni in tutta Italia: il TAV oltre ad essere inutile, devastante per l’ambiente e pericoloso per la salute viene costruito da aziende sulla cui immoralità continuiamo ad avere conferme (per approfondimenti sul 3 valico visitare QUI).

Ed è per questo che continuiamo la nostra strada contro questa vergogna chiamata TAV!

NON PERMETTEREMO CHE QUESTE PERSONE DISTRUGGANO LA NOSTRA TERRA E IL NOSTRO FUTURO: DA CHE SA PASA MIA!

 

Mugello: il presagio di quello che accadrà nel basso garda?

Pensiamo sia importante condividere questo resoconto sulla situazione del Mugello poco dopo la costruzione del TAV Firenze-Bologna; una storia che non parla di progresso ma al contrario racconta della distruzione dei territori.
Una storia comune a tanti altri posti, una storia che potrebbe essere la nostra se permettiamo la costruzione del TAV Brescia-Verona.

Ad aprile del 2012, a più di due anni dal passaggio del primo treno alta velocità sulla tratta Firenze-Bologna il Mugello è una terra devastata:a essere sconvolto è stato l’intero equilibrio idrogeologico del territorio.

La diminuzione dell’acqua ha comportato ricadute pesanti sull’ecosistema montano, influendo negativamente sia sulla flora che sulla fauna e costringendo aziende agro-zootecniche a chiudere i battenti.

Le tre gallerie principali del Tav, Vaglia (18,561 km), Firenzuola (15,060 km) e Raticosa (10,450 km), hanno svuotato come cannucce la montagna: la loro azione drenante ha fatto scomparire sorgenti, pozzi e torrenti.

Poco importa, al teatrino della politica, se dei corsi d’acqua sono stati dichiarati biologicamente morti, a causa della perdita totale del deflusso estivo, dovuta all’azione drenante delle gallerie.
Al Tav i lustrini dell’inaugurazione non potevano mancare: fu così che il 5 dicembre 2009, per celebrare la fine dei lavori e il passaggio del primo treno Frecciarossa, il sindaco di Bologna Flavio Delbono, e il collega fiorentino Matteo Renzi si abbracciarono sul primo binario della stazione di Bologna. Intesero simboleggiare l’unione delle loro città divise dall’Appennino e inaugurarono così la linea ad alta velocità da Salerno a Milano.

La maxi-opera, se si aggiunge anche la tratta Torino-Milano, è costata la cifra faraonica di 32 miliardi di euro. Circa 5,5 miliardi si sono spesi per i soli 78,5 km della Firenze-Bologna, vale a dire 70 milioni di euro al chilometro. Cifra ragguardevole per guadagnare solo 22 minuti, rispetto alla precedente linea.

Tra i torrenti prosciugati del Mugello vi è l’Erci (o Cannaticce), che scorreva nell’omonima località del Comune di Borgo San Lorenzo. In questa stagione, prima dei lavori del Tav, era un rio di montagna rigoglioso, habitat di trote e gamberi di fiume. Dopo 2 anni dal passaggio del primo treno ne rimane una pietraia desolante. Dai tavolini da picnic, costruiti per i visitatori che non ci sono più, si osserva l’alveo completamente secco. È solo un tratto dei 57 km d’acqua persi a causa dei lavori di scavo.
In generale non possiamo dire che l’acqua sia sparita, ma la falda si è abbassata di almeno 200 metri.

L’intera comunità mugellana ha sopportato i disagi della costruzione del Tav per 13 lunghi anni, dall’apertura del primo cantiere nel 1996. Tutto ciò senza nessun vantaggio, visto che da queste montagne, per prendere il treno AV, è necessario raggiungere Bologna o Firenze. Nessuna fermata “Mugello” è stata costruita, come si sostenne in un primo tempo e ai Comuni sono rimasti solo i danari delle onerose contropartite, stanziati a titolo di indennizzo.

Una grande opera non è mai a impatto zero, ma in questo caso, come in tanti altri purtroppo, non resta che constatare amaramente che il bilancio tra i costi e i benefici risulta quanto mai sfavorevole al territorio. 

Per questo e altri danni lo Stato e Tav, nel luglio del 2002, sottoscrissero un addendum all’accordo procedimentale del 1995. Furono stanziati 53 milioni di euro, ma non tutte le opere di ripristino ambientale progettate sono state realizzate in tempo, poiché a due anni dal passaggio del primo treno mancavano ancora 13 milioni. Nel frattempo, il Mugello leccandosi le sue ferite e in attesa di altri finanziamenti, si trovò a portare l’acqua con dei rilanci in zone a monte, dove prima pervenivano per caduta. Ciò ovviamente ha comportato il dispendio di molta energia elettrica e le stesse acque poi presentavano un decadimento delle loro qualità rendendo necessari costosi interventi di potabilizzazione.

Gli abitanti della comunità montana del Mugello che hanno criticato con vigore il Tav non hanno mai inteso portare avanti una crociata contro il progresso. Nel sostenere comunque la loro contrarietà all’opera hanno evidenziando come in ogni caso i lavori sarebbero dovuti essere preceduti da una seria valutazione di impatto ambientale, più approfondita e che tenesse nella dovuta considerazione la distribuzione dei tipi di terreni da attraversare. Si sarebbe così evitato, ad esempio, di dover ricostruire alcune gallerie minori che avevano fatto registrare deformazioni importanti, sotto la spinta di terreni argillosi.

Inoltre nell’iter processuale è stato cancellato il maxi-risarcimento da 150 milioni di euro deciso in prima istanza, il 3 marzo 2009, a favore degli enti di Emilia e Toscana e alle persone che abitano le valli del Mugello. Hanno tolto loro l’acqua, aperto crepe nelle case, li hanno costretti a convivere per anni, dalla mattina alla sera, con polveri che si depositano ovunque, rumori assordanti delle esplosioni e bip dei camion in retromarcia.

Le opere di ripristino che si sono realizzate consentono di migliorare in parte la situazione, ma per gli abitanti del Mugello i loro fiumi non canteranno mai più come prima.

Tav Firenze: arresti domiciliari per Lorenzetti (Pd), ex presidente dell’Umbria

L’esponente democratica accusata in veste di presidente di Italferr (Fs).Corruzione, associazione a delinquere e abuso d’ufficio i reati ipotizzati. “Rischio di reiterazione del reato”. Nell’ordinanza del gip l’accusa di aver ottenuto favori per il marito nei lavori di riscostruzione dell’Emilia colpita dal terremoto: “Corruzione circolare per scambiarsi vantaggi”. Il legale:”Nessun beneficio”. Il ruolo dei Casalesi nello smaltimento dei detriti. Dal gip interdizione ai dirigenti di Coop7

Maria Rita Lorenzetti

Un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari è stata notificata all’ex governatrice dellaRegione Umbria Maria Rita Lorenzetti nella sua casa di Foligno nell’ambito dell’inchiesta sulnodo fiorentino dell’alta velocità. Provvedimenti cautelari sono stati recapitati ad altre sei persone. Secondo l’accusa, Lorenzetti si sarebbe data da fare per ottenere vantaggi in favore del marito nella ricostruzione dell’Emilia colpita dal terremoto, in un “articolato sistema corruttivo”.

Maria Rita Lorenzetti, laureata in filosofia e attiva in politica dal 1975 con il Pci, è stata presidente della Regione Umbria per due legislature. Precluso per legge il terzo mandato, nel 2010 è stata nominata presidente di Italferr, la società di ingegneria del gruppo Ferrovie dello Stato. Caratterizzata, a quanto si legge sul sito aziendale, da “uno staff altamente qualificato, un know-how specialistico proveniente dalla migliore tradizione ingegneristica”. Fino a quel momento la presidenza della società che sviluppa la rete ferroviaria italiana era occupata dall’ad di Fs Mauro Moretti.

A quanto emerge dall’ordinanza, notificata dal Ros dei Carabinieri di Firenze, è accusata di essersi adoperata perché venissero pagate due società impegnate nei lavori della Tav a Firenze, per le quali i versamenti erano in ritardo. In cambio la Lorenzetti avrebbe ricevuto presunti favori professionali per il marito. Lorenzetti avrebbbe agito “mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati, nell’interesse e a vantaggio della controparteNovadia e Coopsette, (che si sono aggiudicate l’appalto, ndr) da cui poi pretendeva favori per il marito nell’ambito della ricostruzione dell’Emilia”.

“Vantaggi assolutamente inesistenti”, commenta il suo legale Luciano Ghirga del Foro di Perugia, che incontrerà nelle prossime ore la sua assistita. “I fatti contestati nell’ordinanza di custodia cautelare – ha detto l’avvocato Ghirga – sembrano essere gli stessi dell’avviso di garanzia del gennaio scorso. La dottoressa Lorenzetti ha sempre sostenuto la sua estraneità a tutti i fatti contestati”. Gli arresti domiciliari sono stati disposti per il rischio di reiterazione dei reati.

“L’appartenenza alla ‘squadra’ più volte richiamata da Maria Rita Lorenzetti riporta ad un articolato sistema corruttivo”, scrive il gip Angelo Antonio Pezzuti nelle 450 pagine di ordinanza di custodia cautelare, motivando l’esistenza di un’associazione a delinquere di cui Lorenzetti viene ritenuta una dei promotori. Il gip scrive che “ognuno nel ruolo al momento ricoperto provvede all’occorrenza a fornire il proprio apporto per il conseguimento del comune interesse, acquisendo meriti da far contare al momento opportuno per aspirare a più prestigiosi incarichi, potendo contare che gli effetti positivi si riverbereranno, anche se non nell’immediato, sui componenti della squadra medesima sotto forma di vantaggi anche di natura economica”. A quanto si apprende ci sarebbero state anche ingerenze per modificare la normativa in fatto di rifiuti. Lo scopo? Far sì che i prodotti di scavo della Tav venissero assimilati a sottoprodotti.

Questa l’accusa attorno alla quale ruota l’inchiesta scattata dalle indagini sul passante ferroviario fiorentino del 17 gennaio scorso. In quell’occasione vennero eseguite perquisizioni in tutta Italia e furono indagate 31 persone, fra cui appunto la presidente Maria Rita Lorenzetti, accusata di corruzioneassociazione a delinquere e abuso d’ufficio. I reati contestati furono truffa e corruzione. Tra le ipotesi dei pm fiorentini Giulio Monferini e Gianni Tei, coordinati dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi, c’era il presunto legame di interessi tra le ditte che smaltivano i fanghi e le acque nei cantieri Tav, con la criminalità organizzata, nello specifico con il clan dei Casalesi. In questa nuova inchiesta gli inquirenti puntano i fari anche sul ruolo del consulenteWalter Bellomo, membro della commissione Valutazione impatto ambientale del ministero dell’Ambiente ed ex coordinatore provinciale del Pd di Palermo. Secondo le accuse, rivela la fonte, “si sarebbe impegnato per far ottenere una corsia preferenziale in Commissione Via in cambio di appalti e della richiesta di una candidatura a deputato”.

Ma in lista non venne messo e, da quanto si apprende, nelle intercettazioni emerge proprio il suo disappunto per non essere stato “ripagato” dei presunti favori fatti. Nelle conversazioni, un dirigente del settore ambiente che aveva manifestato più di una perplessità sulle operazioni legate ai rifiuti sarebbe stato definito da uno degli indagati “terrorista”.

Secondo i magistrati fiorentini, inoltre, nella tratta toscana della Tav sarebbero stati utilizzati materiali scadenti per la costruzione della galleria e ci sarebbero stati favori negli appalti alle Coop rosse. La Procura ha inscritto nel registro degli indagati 36 persone.

Nell’inchiesta sui lavori Tav a Firenze, il gip Pezzuti ha deciso gli arresti domiciliari per Lorenzetti, Bellomo, Furio Saraceno, presidente di Nodavia, Valerio Lombardi, tecnico di Italferr, Alessandro Coletta, consulente, ex membro dell’Autorità di vigilanza sugli Appalti pubblici, Aristodemo Busillo, della società Seli di Roma, che gestisce la grande fresa sotterranea “Monna Lisa” per realizzare il tunnel alta velocità sotto Firenze.

Il gip ha respinto la richiesta del carcere, fatta dai pm, per Bellomo. Inoltre ha deciso la misura interdittiva di due mesi dallo svolgimento di attività per società ed enti di appartenenza a carico dei dirigenti della CoopSette di Castelnuovo di Sotto (Reggio Emilia) Alfio Lombardi, Maurizio Brioni, Marco Bonistalli, del presidente del cda di Seli Remo Grandori e dell’ad di Italferr Renato Casale. Nessuna misura interdittiva, diversamente da quanto chiesto dal pm, per Piero Calandra, membro dell’Autorità di vigilanza per i Lavori pubblici, che sarà interrogato dal gip il 25 settembre.

 

Articolo tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/16/tav-firenze-arresti-domiciliari-per-lorenzetti-ex-presidente-dellumbria/712718/