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BASTA BUGIE SUL TAV, QUEST’OPERA VA FERMATA: RISPOSTA ALLE DICHIARAZIONI DEGLI ULTIMI GIORNI

L’Amministratore Delegato e Dirigente di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) Maurizio Gentile è stato costretto a farsi intervistare sul Corriere di Verona e sul Corriere Brescia per smentire le esternazioni a ruota libera del Sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, che aveva orgogliosamente annunciato agli industriali del settore “movimento terra”, per la realizzazione del TAV Brescia – Verona tempi e costi molto inferiori a quelli prospettati dal progetto.

L’intervista ha quindi rimesso a posto i tempi di realizzazione (che erano quelli pubblicati sugli atti ufficiali del TAV) mentre sui costi siamo ancora un po’ ballerini.

Vorremmo dire la nostra su alcune questioni che ci sembrano non secondarie:

  • inizio lavori: Gentile ipotizza una rapida approvazione del progetto da parte del CIPE e l’inizio lavori entro giugno. Ci permettiamo di dubitare, anzi, accettiamo scommesse che questo è l’ennesimo annuncio sull’imminente apertura dei cantieri, destinato a essere smentito con il passare dei giorni: è già successo tante volte. Ricordiamo che già il Ministro delle Infrastrutture Delrio aveva ipotizzato l’approvazione del progetto entro dicembre 2016, rinnovando le promesse già fatte dal suo precedessore Maurizio Lupi, che, come fosse una questione di massima urgenza un’opera ferma da vent’anni, intendeva tagliare il nastro dell’inaugurazione dei lavori prima del Natale 2014. E la necessità di un ulteriore ritardo, che faremo di tutto per rendere uno stop definitivo, la troviamo palesemente motivata nel documento del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che ha fatto osservazioni di non poco conto: ha chiesto che IL PROGETTO VENGA RIFATTO perché ha carenze tali dal punto di vista tecnico da non stare in piedi. Gentile sostiene che le “correzioni” saranno fatte in sede di progetto esecutivo, ma arrivare solo a cantieri aperti a decidere come su come sarà realizzata l’opera completa è una vera atrocità dal punto di vista procedurale e una sottovalutazione delle carenze del progetto. Faciloneria giustificata da Gentile dicendo “per non rifare tutto da capo”.

  • laghetto e santuario del Frassino a Peschiera, area archeologica del Lavagnone a Desenzano: prendiamo atto che anche Rfi valuta il progetto carente sulla tutela di siti tutelati dall’UNESCO. Noi vogliamo sapere prima dell’approvazione cosa intendono fare visto che il General Contractor CEPAV 2 sosteneva, come riportato nella VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) del 2003, che il laghetto avrebbe visto una ricarica idrica ridotta del 15-20%. Tale da comprometterne l’esistenza nel giro di qualche anno. Condividiamo ovviamente anche le forti preoccupazioni esposte dai frati del Frassino, che come noi non si fidano delle promesse non certificate di lorsignori. Non crediamo proprio che il progetto si possa modificare in modo tale da annullare, o quantomeno ridurre al minimo i danni ambientali che sicuramente causerà: un’altra favola che viene raccontata.

  • Lavori realizzati per lotti costruttivi: si prosegue con la logica aberrante della famigerata “Legge Obiettivo”, definita da Raffaele Cantone “crimogena”. Ma non doveva essere superata, in nome della lotta alla corruzione, allo sperpero, e per la trasparenza e la partecipazione dei cittadini? Dove sono finiti questi bei principi? Solo dichiarazioni disattese nei fatti? Sappiamo bene che le opere realizzate con questo sistema non garantiscono certezza, dei tempi di realizzazione e dei costi.

  • potenziamento della linea esistente e traffico merci: Gentile è molto preoccupato che ipotesi di potenziamento della linea in alternativa al TAV prendano sempre più campo. Eppure è la stessa soluzione concordata con sindaci del Carso e Regione Friuli per la Mestre – Trieste. Le colline moreniche del Garda valgono meno del Carso? La linea esistente ha ancora una capacità residua di 110 treni/giorno circa. Perché non sfruttiamo questa e intanto non la potenziamo tecnologicamente? E poi facciamola finita con la favola dell’Alta Capacità: sulle linee veloci NON è possibile far viaggiare i treni merci. I vagoni merci sono troppo pesanti e lenti e provocherebbero seri problemi ai treni passeggeri veloci, con cui dovrebbero condividere i binari. L’alimentazione a 25 kvolt a corrente alternata delle linee ferroviarie ad alta velocità è incompatibile per i locomotori merci in circolazione alimentati a 3 kvolt in corrente continua. Ricordiamo che, oltretutto, secondo alcuni studi, le linee elettriche alimentate a corrente alternata sono un potenziale rischio per la salute umana, in particolare dei bambini, dato che generano forti campi elettromagnetici. Quante persone dovranno vivere accanto alla nuova ferrovia?

    Caduto il mito del “corridoio europeo” Lisbona – Kiev, a cui non crede più nessuno, ora la nuova giustificazione del Tav è che l’Europa ci impone entro il 2030 di portare il 30% del traffico merci su ferro. Non si dice che si continua comunque a progettare e costruire autostrade.

Auguriamoci che i dirigenti delle Ferrovie, Gentile in prima fila come Amministratore Delegato, smettano di essere costretti al defatigante compito di correggere estemporanee dichiarazioni di esponenti politici (in passato era toccato ai Ministri Lupi e Delrio) che non sanno di cosa parlano, tanto da essere smentiti dai comitati nel giro di due giorni, ma lo fanno con grande sicurezza, solamente per compiacere gli interessi di pochi.

Noi continuiamo a portare avanti la nostra posizione completamente contraria al sistema delle Grandi Opere. In questa Italia in sofferenza per la crisi economica, le emergenze ambientali, il recente terremoto, non possiamo e non vogliamo più tollerare simili follie – ogni giorno che passa sempre più difficili da giustificare e realizzare per chi le propone – perchè venga messa definitivamente una pietra sopra questo inutile e dannoso progetto chiamato TAV.

Domani ore 10:30 corteo NO TAV @ Brescia: ecco perchè dobbiamo esserci!

Tra i tanti motivi per cui domani alle 10:30 saremo in piazzale Garibaldi  a Brescia per dar vita a un corteo NO TAV verso la stazione di Brescia dove ci sarà l’inaugurazione del TAV Treviglio-Brescia, è perchè siamo convinti che tra le tante priorità per il nostro paese e chi lo vive, #conisoldidelTAV si debbano fare interventi concreti ed immediati di MESSA IN SICUREZZA del nostro Paese.

Ad ogni terremoto, ad ogni alluvione non si finiscono di contare i disagi e i danni, ogni volta si prega non ci siano altre vittime. Vittime di questo Stato che spende i soldi pubblici per opere inutili e mafiose al posto che per le reali necessità di tutti e tutte noi.

Un altro dei motivi per cui domani, nonostante l’assenza di Renzi, noi contesteremo i diversi rappresentanti politici presenti alla cerimonia di inaugurazione dell’ennesimo sperpero di soldi pubblici è perchè #conisoldidelTAV crediamo che si possa investire sul lavoro, sull’istruzione e sul futuro di questo Paese.

I bambini grazie alla “Buona scuola” hanno insegnati precari, edifici che crollano, aule senza riscaldamento.
Il carotrasporti, il carolibri, il caromensa ,tasse universitarie che aumentano di anno in anno, rendono la scuola e le università un privilegio e non un diritto.

Sempre più persone, sopratutto tra i più giovani, non possono fare progetti e costruirsi un futuro per la mancanza di una sicurezza economica.
La causa? Un lavoro assente o precario o ancora peggio non retribuito adeguatamente. Quali sono le condizioni che tanti e tante di noi sono costretti/e ad accettare per avere un lavoro?

Tante sono le realtà che aderiscono a questa manifestazione, in particolare i comitati ambientalisti di una delle province più inquinate d’Europa, perchè vogliamo che #conisoldidelTAV si bonifichi e risani tutto il nostro territorio.
Ci dicono sempre che non ci sono soldi, e quando arrivano sono solo briciole di quello che servirebbe…con pochi Km di TAV si potrebbe bonificare tutto il Sito Caffaro.

Qual’è la priorità: una linea inutile che dà soldi alla mafia, o la nostra salute e il futuro di queste terre?

A questo proposito #conisoldidelTAV si deve investire su una sanità efficiente e accessibile a tutti e tutte.

Viviamo in una delle province con un tasso di malattie, non solo tumorali, più alto della media nazionale ed europea.
Le cure mediche, gli esami specialistici, la prevenzione e la salute non sono un diritto garantito a tutti e tutte noi.
Non possiamo permettere che i soldi pubblici vengano sperperati nella costruzione di opere inutili e dannose per l’ambiente come il TAV!

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui saremo presenti domani in piazza a Brescia, per contestare quest’opera ormai costruita a discapito del nostro benessere presente e futuro, ma sopratutto per opporci e far sentire la nostra voce contro la loro volontà di costruire il TAV Brescia-Verona.

Ci vediamo domani, carichi, rumorosi, visibili e determinati, perchè da Brescia il TAV NON PASSERA’ PIU’ e i politici lo devono capire una volta per tutte!

 

IL 4 DICEMBRE NOI VOTIAMO NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE! ECCO PERCHE’…..

Il “NO” che il Coordinamento No Tav Brescia-Verona esprime al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 ha motivazioni molto più ampie di quelle relative alla questione dell’Alta Velocità: riguarda nel merito l’intero stravolgimento della Carta Costituzionale (ben 47 articoli vengono modificati), le modalità con cui è stato portato avanti da un governo ed un parlamento illegittimi (sentenza della Corte Costituzionale 1/2014 di incostituzionalità della legge elettorale) ed i valori di fondo che ispirano la nostra azione.

Diciamo infatti NO ad una legge costituzionale che è un oltraggio ai valori nati dalla Resistenza e che calpesta la volontà del popolo a favore di interessi finanziari che stanno strangolando ogni giorno di più la nostra vita.

Ma, se anche ci soffermiamo solo sulla questione che più strettamente riguarda l’Alta Velocità, e in particolare sulla modifica dell’art. 117 riguardante gli ambiti di competenza Stato/Regioni, scopriamo che diventerebbero di competenza esclusiva dello Stato, oltre che la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia, le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto e di navigazione e relative norme di sicurezza; i porti e gli aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale.

Inoltre, diventano di competenza legislativa esclusiva dello Stato il governo del territorio (disposizioni generali e comuni); la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo ed altro ancora.

A ribadire la tendenza all’accentramento dei poteri c’è anche la “clausola di supremazia statale”, uno strumento che permetterà allo Stato, nei casi in cui verrà ritenuto necessario, di intervenire negli ambiti di competenza regionale.

Pensiamo a cosa questo può voler dire nel caso di autorizzazioni di grandi infrastrutture o di impianti energetici (inceneritori) laddove Regioni e comunità locali non saranno d’accordo, pensiamo all’accelerazione che il progetto TAV Brescia-Verona subirebbe qualora passasse questa riforma.

Non nascondiamo le contraddizioni e le difficoltà applicative della riforma del Titolo V, né che le Regioni oggi siano spesso male amministrate e inquinate da malcostume e corruzione (elementi non certo qualificanti per chi, come prevede la riforma, dovrà rappresentare il Senato della Repubblica) ma la visione che ispira l’attuale proposta di riforma, rappresenta una profonda e antistorica marcia indietro ed è molto indicativa della tendenza accentratrice su temi che non possono prescindere dalla partecipazione e dal confronto con i territori.

Questa modifica accentratrice dice chiaramente che la direzione non è quella di coinvolgere le comunità locali, ma di porle nella condizione di subire ancora più di oggi le scelte “dall’alto” o meglio del “capo del governo”, così come viene definito nella nuova legge elettorale. La compressione e lo svilimento delle forme di partecipazione inoltre sono evidenti anche nelle modifiche agli art. 71 e 75 della riforma della Costituzione: le modifiche alle norme per l’indizione di referendum abrogativi e per la proposta di leggi di iniziativa popolare riducono le possibilità di partecipazione dei cittadini, alzando il numero delle firme necessarie.

Non siamo contrari al “progresso”, al “cambiamento”, parole ormai in voga per chi sostiene questa riforma, che in realtà ha più sapore “di vecchio” che di nuovo.

Ma siamo consapevoli che la direzione del cambiamento è importante ancor più dei tempi decisionali, posto che il parlamento italiano risulta essere tra i più prolifici di leggi dell’Unione Europea. Riteniamo che l’unico problema della nostra Costituzione attuale è che non viene rispettata dalle stesse istituzioni che essa regolamenta e che quindi l’unica battaglia che abbia senso sia quella per la sua totale applicazione nella vita sociale delle persone.

Invitiamo perciò tutti e tutte coloro che hanno a cuore le sorti del proprio territorio e che sono contrari al progetto di Alta Velocità Brescia-Verona a VOTARE NO a questo referendum per impedire che domani, il Renzi di turno (eletto da nessuno) possa, senza problemi ed opposizioni, approvare leggi che azzerano il nostro diritto di vivere liberi e con dignità.

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Il tragico filo rosso tra terremoto del 26 ottobre, crollo del cavalcavia e grandi opere

di  Mattia Fonzi – NewsTown –Qual è il tragico filo rosso che unisce i territori di Genova, della Brianza, di Salerno, fino a Pisa e ai comuni terremotati della Valnerina e dei Monti Sibillini? La decadenza, in termini sia letterali che simbolici, delle infrastrutture e dei territori in Italia. E poi i milioni di euro, fiumi di soldi pubblici, impiegati male – per utilizzare un eufemismo – dalle classi dirigenti del Paese. Da decenni.Mercoledì scorso si è verificato il quarto forte terremoto in Italia negli ultimi sette anni e mezzo. Un sisma che non ha fatto decine di vittime solo perché la natura è stata “clemente” (si fa per dire), preavvisando una scossa forte con una meno violenta, avvenuta due ore prima.

Già dall’ora di cena, come già successo a fine agosto in occasione del sisma dell’Appennino Piceno-Laziale, ore ed ore di diretta e analisi hanno affollato le trasmissioni televisive, nelle quali quali è stata evidenziata la necessità di fare prevenzione, di mettere in sicurezza i territori a rischio sismico elevato.

Utopia? Parole vuote? Non secondo la stessa Protezione Civile, che stimerebbe in circa 90 miliardi di euro la cifra necessaria per mettere in sicurezza edifici pubblici e privati, almeno nelle zone 1 (alto rischio sismico) in tutto il Paese: dalle faglie attive sulle Alpi, alla fascia appenninica, fino allo stretto di Messina.

Una cifra che, ad una prima lettura, sembrerebbe mostruosa. Impossibile da impiegare soprattutto ai tempi bui dell’austerità imposta dall’Europa. Ma siamo sicuri che, compiendo scelte politiche (dei governi centrali europeo e italiano) strategiche diverse, non si riescano a trovare 90 miliardi da spendere nei prossimi due decenni per la messa in sicurezza reale del territorio dalle frane, dai terremoti e dalle alluvioni?

strade copiaIn fondo, lo sta facendo da anni persino la Turchia, che dopo il terribile sisma di Izmet nel 1999 ha avviato un grande piano pluriennale di demolizione, ricostruzione e ristrutturazione degli edifici non sicuri. Ovviamente, partendo da quelli ad uso pubblico, che in Italia il terremoto del 24 agosto ha (incredibilmente) danneggiato più di quelli ad uso privato.

In fondo, tornando al tragico filo rosso iniziale, sono state arrestate, proprio a qualche ora dal terremoto del 26 ottobre, più di venti persone accusate di aver pilotato (e gonfiato) più di 300 milioni di commesse relative al cantiere per il Treno ad alta velocità (Tav) nel tratto Milano-Genova, ad un lotto dell’eterna incompiuta Salerno-Reggio Calabria e della grande (?) “navetta su rotaia” di Pisa.

In fondo, la Corte dei Conti francese ha stimato quattro anni fa in circa 27 miliardi di euro il costo del tav Torino-Lione. Senza considerare peraltro che le spese aumentano costantemente, a causa dei problemi tecnici nella realizzazione e delle relative consulenze e appalti assegnati per risolverli. D’altronde, l’impiego dei soldi del Tav per la messa in sicurezza del territorio fu una proposta reale affermata già qualche anno fa, congiuntamente, da comitati aquilani e valsusini [leggi l’articolo de Il Fatto Quotidiano].

leccoL’Italia è un Paese che si indigna se Roma ritira la candidatura alle Olimpiadi, ma che considera come un caso di cronaca isolato il crollo di un cavalcavia su una strada provinciale in Brianza. E’ un Paese che mostra a ripetizione lo squarcio provocato dal sisma nell’asfalto di una strada provinciale nel maceratese, ma ignora quotidianamente che cedono pezzi di strada (e non solo) ogni giorno, a causa della scarsa manutenzione, in tante vie dimenticate della provincia italiana.

E allora, quante grandi opere (in meno) servirebbero a risparmiare vite? Quanti ponti in provincia devono ancora crollare affinché si chiuda in un cassetto il progetto del ponte sullo Stretto? Quanti arresti devono ancora dimostrare che l’arricchimento delle organizzazioni criminali (di tipo mafioso, para-politico o lobbystico) avvenga esclusivamente a scapito delle comunità?

Grandi Opere, le intercettazioni: “Cemento come colla” e “calcestruzzo che defluisce a cazzo”. Gip: “Sicurezza violata”

da ilfattoquotidiano.it

La scarsa qualità dei materiali è evidente, in primo luogo a chi dovrebbe vigilare sulla regolarità dei lavori. Dalle intercettazioni si comprende che questo tipo di problemi potrebbe riguardare i lavori sulla autostrada Salerno Reggio Calabria. A parlare è l’imprenditore calabrese Domenico Gallo, che il gip di Genova nella complementare indagine ligure descrive come personaggio che “risulta avere contatti con soggetti legati alla criminalità organizzata”. Parlando dell’opera la definisce “non collaudabile”
di Giovanna Trinchella e Marco Pasciuti | 26 ottobre 2016

“Cemento che sembra colla“,  “calcestruzzo che non ha una barriera fisica e defluisce un po’ a cazzo come gli pare a lui”. È vario il frasario utilizzato dai protagonisti dell’inchiesta “Amalgama per descrivere la scadente qualità dei materiali utilizzati nei cantieri finiti sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Roma. Qualità così scadente che, in un caso, le betoniere pronte a gettare cemento che vengono rimandante indietro “essendo il materiale assolutamente inutilizzabile”. Il problema del calcestruzzo fornito dalla Breakout (secondo gli inquirenti di Roma riferibili agli arrestati Giampiero De Michelis e Domenico Gallo) appare davvero inquietante: all’inizio la fornitura era “acqua” mentre la seconda “non scendeva nemmeno dalla canalina e si intasa pure la pompa”. Miscele, quindi, che “non erano assolutamente idonee”. In un altro caso il “cemento” era “diverso da quello prescritto”.

Il cemento che sembra colla
Il primo a svelare questo particolare è stato il procuratore aggiunto Paolo Ielo nella conferenza stampa durante la quale il magistrato ha citato un’intercettazione del 27 novembre 2015 in cui Paolo Brogani, responsabile della Divisione Coordinamento Infrastrutture e Viabilità di Cociv – Consorzio Collegamenti Integrati Veloci, general contractor a cui è affidata la progettazione e la realizzazione della linea Alta Velocità Milano-Genovariceve lamentazioni a causa del “cemento che sembra colla”. Anche perché a dire di un intercettato l’imprenditore Domenico Gallo “ha sempre avuto il vizio di mettere nel cemento troppo additivo”.

La scarsa qualità dei materiali è evidente, in primo luogo a chi dovrebbe vigilare sulla regolarità dei lavori. Il 24 luglio 2015 Jennifer De Michelis, indagata, responsabile Qualità e Sicurezza per società Grandi Opere Italiane e figlia di quel Giampiero ritenuto dai pm cardine dell’intero sistema corruttivo, parla al telefono con il suo fidanzato Enrico Conventi, indagato, ispettore di cantiere nella costruzione dell’Alta Velocità Milano-Genova, della scarsa qualità del calcestruzzo utilizzato e cerca di convincerlo, scrive il Gip, a “falsificare gli atti del controllo per garantire mediante soluzione condivisa la tenuta del patto criminale“.

L’intercettazione: “Poi vediamo chi se la cava peggio”
Illuminanti i virgolettati: “C’è il calcestruzzo della fondazione che che non ha una barriera fisica… ma defluisce un po’ a cazzo come gli pare a lui – protesta l’ispettore con la De Michelis – allora lì è un problema ancora una volta! Se mettiamo “non conforme” il problema è che non essendo conforme va aperta una non conformità per quello. Però io ho autorizzato il getto. Quindi sono nella merda anch’io. Quindi che cazzo dobbiamo fare?”. Conventi è terrorizzato perché “la firma è mia” e la responsabile Qualità e Sicurezza gli fornisce  – scrive il gip – la “soluzione documentale al fine di occultare le irregolarità commesse e certificare la regolarità della gittata”: il suggerimento è quello di metterci “una bella X sopra (…) visto che sul progetto c’è scritto ‘gettato controterra‘ (…) O cresciamo tutti e ognuno si assume le proprie responsabilità e tutti quanti troviamo una soluzione condivisa o sennò ognuno pensa al culo suo. Poi vediamo chi se la cava peggio”.

Il gip: “Violate sistematicamente le procedure di sicurezza”
È il gip a fotografare in maniera inequivocabile la situazione: “Gli indagati (…) violano sistematicamente le procedure di sicurezza e di qualità delle opere realizzate grazie alla compiacenza della direzione dei lavori”. “I risultati – scrive ancora Sturzo – di solito sono noti per altre esperienze accertate nel campo delle indagini degli uffici giudiziari; cosi poi emergeranno i cementi depotenziati, gli inerti di scarsa qualità, il ferro e gli acciai non conformi, gli asfalti diversi per qualità e quantità a quelli dei capitolati”. Cause, scrive ancora il magistrato, alla base dei crolli e dei malfunzionamenti di cui sono protagonisti le opere pubbliche: “Questiartifici truffaldini saranno la matrice dei crolli spontanei o indotti dai terremoti e dall’uso, di migliaia di opere pubbliche consegnate comegioielli della tecnica ma, alla luce di ciò che solitamente si accerta, in molti casi frutto di gravissime truffe ai soggetti pubblici”.

La Salerno Reggio Calabria “opera non collaudabile”
Dalle intercettazioni si comprende che questo tipo di problemi potrebbe riguardare i lavori sulla autostrada Salerno Reggio Calabria. A parlare è l’imprenditore calabrese Domenico Gallo, che il gip di Genova nella complementare indagine ligure descrive come personaggio che “risulta avere contatti con soggetti legati alla criminalità organizzata“. “Dici ma io posso pensare pure perché eh m’avete fatto revocare pure l’incarico mi avete spinto pure voi perché non firmo quello che volevate … e io … Allora io le so tutte e tenete conto di un’altra cosa allora che qua caschiamo e tutta la Salerno Reggio Calabria, dell’opera non collaudabile, dell’arbitrato… Ed io le relazioni gli dici… che le troviamo… di quando dovevate chiudere a 40 milioni (inc) è stato trasferito apposta e cosa ora qua o fate le persone per bene completiamo il ciclo e poi mi mandate a fanculo però io 10 adesso devo completare perché cosi vi siete messi d accordo tutti per mettermi in mezzo ad una strada? Io mi difendo”. Ad ascoltare c’è l’ingegnere Giampiero De Michelis, direttore dei lavori del Cociv, che con Gallo, secondo gli inquirenti, avevano innescato un ricatto nei confronti di Giandomenico Monorchio.

Delrio in visita a Brescia per promuovere le grandi opere inutili e costose

Oggi il ministro Delrio è stato in visita a Brescia per parlare di Tav e Autostrada della Val Trompia con le amministrazioni locali.

Oggi il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, insieme all’amministratore delegato del Gruppo FS Italia Renato Mazzoncini e l’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile, ha preso parte ad un viaggio di collaudo della linea Tav Treviglio-Brescia che verrà inaugurata il prossimo 10 dicembre dallo stesso Renzi.

Oggi Delrio ha nuovamente dichiarato che entro fine anno termineranno le procedure autorizzative anche per le tratte Tav Brescia-Verona e Verona-Padova e si apriranno nuovi cantieri.

Un tour questo per sponsorizzare le grandi opere inutili in progetto nel territorio bresciano.

Oggi, mentre era in corso in provincia l’incontro con i sindaci dei comuni interessati dalla tratta, abbiamo voluto dare un segnale con un messaggio chiaro: il nostro territorio non si arrenderà all’idea di essere devastato dai progetti di un governo che cura solo gli interessi delle lobbie.

Non abbiamo bisogno di grandi opere, ma di bonifiche e politiche sociali che risolvano gli enormi problemi di chi oggi vive il nostro territorio.
Al ministro e al governo Renzi non possiamo che lanciare un chiaro messaggio: ci vediamo il 10 dicembre!

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Per maggiori informazioni: https://www.forexinfo.it/Delrio-investimenti-su-Fs-Tutto

Cipe ammette: “i soldi non ci sono”. Interrogazione alla Commissione UE

FrecciarossaCon una delibera dei primi di maggio, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ad agosto, il Cipe rinnova il vincolo d’esproprio per terreni e residenze interessate dal progetto dell’Alta Velocità tra Brescia e Verona. Un’operazione vergognosa visto che il vincolo d’esproprio è stato continuamente rinnovato dal 2003 in poi, senza tenere in considerazione i diritti dei proprietari di quei fondi o di quegli immobili. Ma, quantomeno, il Cipe stesso ammette l’indisponibilità dei finanziamenti, confermando quanto da anni i comitati denunciano, nonostante gli slogan dei politici locali. Per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo la lettura di questo articolo a cura di Erasmo Venosi.

Intanto è stata presentata un’interrogazione alla commissione UE da parte dell’europarlamentare cinque stelle David Borrelli rispetto alle gravi violazioni della normativa comunitaria nella fase di approvazione del progetto dell’ Alta Velocità. Qua sotto riportiamo il testo dell’interrogazione:

“In Italia è in corso da molti anni il procedimento amministrativo di approvazione del progetto di realizzazione della linea ferroviaria AV/AC lotto Brescia-Verona, in seno al quale è stato recentemente (in data 5 febbraio 2016) reso parere favorevole sulla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) da parte della competente Commissione, come previsto dalla direttiva 85/377/CEE (ora 2011/92/UE). Tale parere favorevole, tuttavia, è stato reso senza esaminare né l’“opzione zero” né alcun progetto alternativo, nonostante con tutta evidenza l’opera sia grandemente impattante. Si segnala, inoltre, che il Piano Generale dei Trasporti per la linea Brescia-Verona non è mai stato sottoposto a previa VAS (Valutazione Ambientale Strategica) come invece imposto dalla direttiva 2001/42/CE. A ciò aggiungasi, infine, che l’affidamento dell’opera è avvenuto con convenzione sottoscritta tra TAV S.p.A. e General Contractor in assenza di una procedura di evidenza pubblica, con violazione della relativa disciplina comunitaria e in particolare dei principi di libertà di stabilimento, libera prestazioni dei servizi, libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, pubblicità e del divieto di restrizione ai movimenti di capitali (1). Tutto ciò premesso, quali iniziative intende intraprendere la Commissione per reagire alle suesposte violazioni del diritto comunitario?”

E per Delrio il terremoto è un “volano per la crescita”

Un volano per l’economia. Un’occasione per la crescita. Sono i concetti espressi riguardo al terremoto, con una leggerezza che trasuda un cinismo inaccettabile, da Bruno Vespa e dal ministro Graziano Delrio in un nauseante siparietto durante la puntata del 25 agosto di Porta a Porta.

Gioire per il fatto che L’Aquila sia ad anni di distanza “il più grande cantiere di Europa”, sottolineare i vantaggi per le imprese edili di quanto successo nel rietino, è prova definitiva, se ce ne fosse stato bisogno, di un atteggiamento strutturale delle istituzioni verso questo tipo di eventi che non è confinabile alla coppia Bertolaso/Berlusconi e alle loro new town, bensì è pratica fondante delle politiche di governo di ogni colore e tipo.

Più di 250 morti e paesi completamente distrutti o devastati in parti enormi sono così ricondotti ad un’ottica contabile, da PIL, con uno sguardo gioioso al profitto generato dalla tragedia che non risuona così lontano dalle risate dell’imprenditore aquilano Piscicelli nelle ore seguenti al dramma abruzzese del 2009.

I dati sulle potenzialità per l’economia – e per le aziende che vinceranno gli appalti – della ricostruzione di Amatrice, Accumuli e delle altre località colpite dal terremoto a sole 48 ore dai fatti riescono così ad oscurare le responsabilità collettive di un sistema politico che porta a subire ancora centinaia di morti in terremoti che potrebbero essere gestiti in maniera molto migliore, come dimostra l’esempio di Norcia.

Chissà se per Delrio anche il crollo della scuola Capranica di Amatrice, inaugurata nel 2012 nel non-rispetto totale di alcuna norma anti-sismica e crollata 4 (quattro!) anni dopo – fortunatamente nella pausa estiva – costituirà un’opportunità di ripresa. C’è chi piange, come la famiglia Scafidi, ancora i propri cari in scuole pericolanti mentre il governo lancia progetti come la Buona Scuola utili solo a formare nuovi lavoratori giovani e docili per le imprese.

Del resto quando, finalmente, si smette di piangere e si passa ad un’azione concreta di denuncia e rottura nei nostri luoghi di esistenza, esponenti del governo e della Protezione Civile attaccano in tutti i modi possibili le raccolte autorganizzate sui territori. La colpa delle quali è essersi dimostrate in grado di portare un livello di solidarietà inaudito per quantità di beni raccolti, mettendo in mostra la potenza e le possibilità dell’autorganizzazione sociale.

Evidentemente nei due euro degli sms si nascondono le potenzialità di business della shock economy che ben abbiamo conosciuto in anni e anni di tragedie che si ripropongono senza soste. Del resto, avevamo lasciato solo qualche mese fa un altro pezzo di cuore nella tragedia ferroviaria di Andria, sottolineando anche in quel caso come non esistano fatalità quando manca un programma serio di investimenti in opere utili e di messa in sicurezza delle infrastrutture già esistenti e dei territori.

Ancora una volta mettere in collegamento i nostri morti e i loro profitti è un esercizio minimo per capire chi si augura e lucra su simili tragedie e chi invece si batte a suo modo affinchè queste non avvengano più.

 

Articolo da: inofoaut.org

Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere

di Antonello Caporale per ilfattoquotidiano.it
L’Italia ha la mappa meglio aggiornata del rischio sismicoSappiamo cosa fare ma non facciamo. C’è un perché, anzi due.

La prevenzione del rischio sismico e di quello idrogeologico punta a una cucitura lenta e vasta dell’Appennino. Piccoli cantieri, piccole opere, ma molto utili. Lavoro faticoso e invisibile. L’adeguamento antisismico inciderebbe un minimo rispetto al costo dell’edificio ma chi lo riconoscerebbe? La riconoscibilità politica di un’opera è essenziale per la propaganda.

Le due Tav più il Mose avrebbero condotto l’Italia più fragile alla salvezza. Il costo di mezza Metro C di Roma avrebbe potuto far riattivare gli ottomila chilometri di binari morti. Ma queste grandi opere hanno grandi costruttoriche muovono grandi interessi. La lobby ha un valore e un potere. Sono imprese spesso multinazionali con fatturati miliardari che pressano, indicano, consigliano ed eleggono deputati e senatori. Avrebbe infatti avuto senso spendere centinaia di milioni di euro per il solo studio di fattibilità (solo lo studio eh?) del Ponte sullo Stretto invece che mettere in sicurezza l’area dello Stretto, la più esposta d’Italia al rischio sismico e idrogeologico?

Seconda spiegazione del perché. Il valore e il costo dell’emergenza è molto più elevato di quella prevenzione. SoloL’Aquila (meno di centomila abitanti) ha prodotto un fatturato per le grandi aziende (compresa quella dell’ex presidente di Confindustria che ha fatto milioni con i suoi ponteggi). Vogliamo parlare dell’Irpinia e dei 56mila miliardi spesi, oppure del piccolo terremoto del piccolo San Giuliano di Puglia esteso artificiosamente a tutto il Molise?

Mi scrivono, gli imbecilli, che oggi è il tempo della solidarietà. Ma che bravi, e come no? Oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere.

22/4: DOPPIO PRESIDIO PER DARE IL BENVENUTO AL MINISTRO DELRIO A PADENGHE E CASTENEDOLO

Questo pomeriggio-sera va in scena il tour del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Delrio.

Sarà a Padenghe questo pomeriggio alle ore 18 per l’inaugurazione della nuova piazza D’Annunzio, “opera” estremamente costosa e criticata.
Mentre una piazza viene inaugurata i progetti del Tav Brescia-Verona procedono e il risultato di quest’altra ben più devastante “grande opera” sarà la gravissima penalizzazione dell’ambiente, dell’economia, della vita sociale e del turismo di tutto il Basso Garda. Dopo Padenghe sarà a Castenedolo, altro comune toccato dal progetto TAV Brescia-Verona, invitato ad un confronto pubblico dal titolo “Il Vaticano secondo Francesco”.
Castenedolo rappresenta uno dei comuni più colpiti dal saccheggio del territorio avvenuto in anni recenti.
Cave e discariche rappresentano una delle piaghe maggiori di questo territorio ad Est di Brescia ed è proprio in questa fascia di provincia che si concentreranno alcune delle criticità più importanti che il progetto dell’alta velocità prevede: da qua verranno estratte la maggioranza delle sabbie e ghiaie necessarie a realizzarla, qua si materializzerà una delle speculazioni maggiori attraverso la realizzazione della stazione di servizio che servirà l’inutilizzato aeroporto di Montichiari.

Il movimento No Tav agisce nelle sedi dei tribunali (abbiamo appena depositato un ricorso al TAR per impugnare il decreto 50/2016 che sostanzialmente darebbe il via al CIPE per deliberare sull’approvazione finale del progetto TAV), ma anche e soprattutto nelle piazze ed è per questo che oggi “accoglieremo” il ministro Delrio per ricordargli che sul Basso Garda, se vogliono continuare con questo progetto inutile e devastante, i cittadini contrari saranno sempre presenti e attivi.
 E soprattutto sarà un’altra occasione per pretendere che quelle risorse che vorrebbero buttare nella realizzazione dell’Alta Velocità siano destinate ad inaugurare quella stagione delle bonifiche che a migliaia abbiamo preteso il 10 aprile scorso per le strade della città, perchè non ci stancheremo mai di dirlo: L’UNICA VELOCITA’ CHE VOGLIAMO E’ QUELLA DELLE BONIFICHE!

Siete tutti/e invitati/e!

APPUNTAMENTO ALLE 17:30 A PADENGHE – Piazza Caduti
https://www.facebook.com/events/235055616883338/

APPUNTAMENTO ALLE 20:30 A CASTENEDOLO – Piazza Cavour
https://www.facebook.com/events/1249403551743952/