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Intervento GRANDI OPERE – Ecoparata 2014

Sentiamo tanto parlare di grandi opere, grandi opere per il benessere, grandi opere per il progresso, grandi opere per il futuro. Ma la realtà dei fatti è ben diversa, quelle che loro cercano di propinarci come necessarie e fondamentali sono grandi opere del malaffare, grandi opere di speculazioni e appalti, grandi opere di distruzione e inquinamento, grandi opere che portano morte.

Cercano di convincerci che siano utili, creando ad esempio un malfunzionamento dei servizi già esistenti che potrebbero essere riammodernati e potenziati con danni ambientali e un costo economico ben inferiore a quello della costruzione di nuove opere. Ma la costruzione di opere nuove, più che per la loro utilità, interessano per i soldi che fanno girare…e quindi ogni progetto in cui i profitti potrebbero far girare quantitativi immensi di soldi vengono chiamate e propinate come grandi opere, dicitura che gli permette di aggirare le leggi ordinarie perché disciplinate da leggi speciali.

E così la costruzione di questi mostri impattanti e distruttivi può permettersi di non considerare ad esempio l’impatto ambientale, facendosi dare permessi da tecnici retribuiti dai promotori degli investimenti stessi, senza che ci sia un controllo esterno: in pratica in Italia ci si limita a chiedere all’oste se il vino è buono.

E anche quando tecnici indipendenti arrivano a un NO basato su analisi economiche e finanziarie le cose non cambiano.

E così partono con l’inizio di questi progetti le gare per l’affidamento degli appalti, obbligatorie si, ma sempre e solo vinte dalle stesse imprese nazionali. E questo lo dimostrano le recenti inchieste sul MOSE di Venezia, quelle sull’Expo 2015 di Milano e alla stazione sotterranea dell’alta velocità di Firenze.

Tutte opere per le quali era stata sottolineata da diversi esperti l’eccessiva onerosità per le casse pubbliche, o i danni per l’ambiente e la salute, ma per il quale il livello di corruzione e gli interessi economici sono talmente alti da far si che possano proseguire.

E se cercano di venderci queste opere raccontandoci che portano lavoro, in realtà hanno ricadute occupazionali scarsissime per ogni euro pubblico speso.

E non siamo noi a inventarci queste cose, ma anche la Corte di Conti, viste le cronache giudiziarie, ha affermato che le grandi opere sono anche caratterizzate da straordinari livelli di penetrazione della malavita organizzata e da scarsa innovazione tecnologica.

E se cercano di convincerci che servono anche per risollevare l’Italia dalla crisi economica, non ci dicono che è proprio questo settore che ha contribuito alla crisi del bilancio pubblico italiano.

L’alta velocità, quella che ci raccontano dovrebbe essere il futuro dell’Italia, l’opera che ci collegherà al resto d’Europa riducendo inquinamento e facendoci arricchire enermemente, ha in realtà scavato una voragine nei conti pubblici, costano il triplo se non di più rispetto agli altri paesi d’Europa.

Ma oltre al costo economico c’è da mettere nel conto anche la perdita di tempo: per realizzare queste opere ci sono tempi lunghi, costi assurdi e procedure complicatissime che sembrano ideate apposta per favorire i ritardi e le spese faraoniche, oltre alla corruzione.

A questo si aggiunge l’illegalità con cui procedono questi cantieri: regole minuziose e controlli accurati sulla carta, assenza di regole e assenza di controlli nella realtà. Come sta a dimostrare proprio il caso del MOSE di Venezia, dove ad esempio gli incarichi di collaudo venivano assegnati addirittura a persone prive di laurea e competenze.

E’ inutile girarci intorno: il nesso grandi opere / grandi eventi provoca disastro ambientale, ulteriore precarizzazione del lavoro, crescita della corruzione complessiva ed enormi debiti.

E il risultato è che mentre continuiamo a divorare il nostro meraviglioso paesaggio con distruttive e inutili gradi opere inutili,  non facciamo le opere pubbliche necessarie, le grandi opere utili.  E anche questo è un costo. Enorme.

Ci raccontano che non hanno soldi per le bonifiche e il risanamento ambientale e continuano a farci ammalare e ad ucciderci per l’inquinamento ambientale. Le bonifiche sono grandi opere, le grandi opere utili, le grandi opere che vogliamo, il vero progresso! E invece per l’ambiente e la salute ci lasciano le briciole che non servono sicuramente a restituire ai bresciani una terra pulita bonificata in cui vivere in salute.

E anche quando le comunità locali investite dalle grandi opere esprimono pareri contrari e si oppongono a questo scempio, loro hanno creato una legge obbiettivo che rende irrilevanti le procedure di valutazione d’impatto ambientale e di calpestare le persone che vivono in queste terre.

Non ci opponiamo a queste opere perché siamo contro il progresso, ma perché le grandi opere che vogliano sono le opere utili, le opere che portano benessere, salute e futuro a tutte le persone.

Vogliamo bonifiche e risanamento ambientale, vogliamo una possibilità per i giovani di avere un futuro e un lavoro, vogliamo investire nella ricerca di opere che salvaguaridino l’ambiente e creino energia sostenibile.

Ed è per questi motivi che ci opponiamo a queste grandi opere, specchio di un sistema che non funziona e che va contestato fino in fondo reclamando un’inversione di rotta immediata, con coraggio e determinazione, mettendosi tutti in prima persona a combattere questa lotta.

Ed è per questo motivo che la nostra solidarietà e il nostro pensiero va a chi si è opposto e ha lottato contro queste grandi opere, accusato di terrorismo e ingiustamente incarcerato, come Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia. Perchè se terrorista è chi cerca di far fare o non far fare qualcosa al governo, allora di terroristi ce ne sono tanti altri tra di noi. E se accettiamo questa accusa verso questi quattro NO TAV, accetteremo che tutte le forme di protesta possano essere considerate un attentato con finalità di terrorismo e questo vorrebbe dire reprimere ogni forma di protesta accettando tutto quello che dall’alto ci viene imposto!

NON VOGLIAMO PIU’ VIVERE IN UNA CITTA’ CONTAMINATA, BASTA GRANDI OPERE E SPECULAZIONI SULLE NOSTRE VITE!

PER UNA SOLA GRANDE OPERA: CASA, SALUTE, REDDITO E DIGNITA’ PER TUTTI E TUTTE!

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BRE-BE-MI: un fallimento preannunciato stile “grandi opere inutili”

E’ di oggi la notizia che la Bre-Be-Mi, uno dei cavalli di battaglia delle grandi opere inutile stile alta velocità, per ora non prevede distributori sul suo tracciato.

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Oltre ad essere un ecomostro, un magazzino di veleni ed un generatore di debito pubblico è anche un fallimento preannunciato. Infatti nessun petroliere per ora, nonostante l’apertura della nuova strada sia prevista per il 1° luglio, si è sentito al sicuro per investire aprendovi una pompa di benzina.

Anche la terza gara pubblica per l’assegnazione del servizio carburanti nelle due stazioni di servizio che saranno realizzate a Caravaggio è andata quindi deserta. Per le altre due stazioni, previste nel Bresciano, non sono state ancora indette gare per l’assegnazione dei relativi servizi. Il motivo consiste proprio nelle difficoltà che la società Brebemi sta incontrando per far entrare in funzione le stazioni di Caravaggio.

Questa però è solo un punto di vista dell’accaduto.

Dall’altra parte questo potrebbe essere solo la prima di tante conferme della totale inutilità di questa autostrada. Ovviamente inutilità che riguarda chi ogni giorno percorre le provincie di Brescia, Bergamo e Milano. Inutilità che si trasforma ben presto in utilità per chi con il cemento riesce a muovere grandi capitali. E per la Brebemi parliamo di veri e propri colossi della finanza italiana chiamati a investire i propri capitali per l’opera: Intesa San Paolo, Banca innovazione infrastrutture e sviluppo (sempre gruppo San Paolo), Ubi, Banco di Brescia, Credito Bergamasco, Banca di credito cooperativo di Treviglioa, Unicredit, Monte Paschi Siena, Ubi, Credito bergamasco e la pubblica Cassa depositi e prestiti.

A gestirla saranno invece Autostrade Lombarde SpA, azienda che ha come soci Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Autostrade Centropadane, Milano Serravalle – Milano Tangenziali, il colosso della public utility lombarda A2A, associazioni industriali, camere di commercio ed enti locali.

I casi allora sono due: o il mercato non crede a questo investimento e allo sviluppo della mobilità su strada, o la Brebemi ha talmente bisogno di soldi, per ripagare i debiti generati dai costi di costruzione che ha tenuto altissime le commission fee e le royalties sul carburante al punto da scoraggiare tutti i colossi petroliferi.

Ricordiamo inoltre che se la nuova autostrada aprirà a luglio, il collegamento finale con la tangenziale di Milano, tra Segrate e Melzo, non sarà pronto. Questo comporterà un notevole rallentamento del traffico, tanto da far perdere l’unico vantaggio che pare avere quest’opera: arrivare da Brescia a Milano solo 5 minuti prima!

A quanto pare o per guadagnare qualche minuto di tempo (ricordiamo che il guadagno di tempo nella costruzione del lotto di alta velocità tra Treviglio e Brescia è stimato a poco più di 10 minuti) c’è davvero chi crede che l’inquinamento, la distruzione delle nostre case, terre e terreni sia un giusto prezzo da pagare, o anche qui per l’interesse di pochi si mette a rischio il futuro di tutti.

Il fallimento è preannunciato, con la speranza però che questo ci serva per non permettere un altro scempio per il nostro territorio!

 

#20 GENNAIO – BRESCIA SI SOLLEVA: ASSEDIAMO L’INCENERITORE!

20gennaioNella settimana di mobilitazione e lotta nazionale, che inizierà il 15 gennaio, la giornata del 20 gennaio sarà per Brescia, come per tante altre città, una giornata in cui si potranno connettere le lotte. Dal diritto alla casa al trasporto pubblico, alla salute, allo studio, al reddito, alla difesa dell’ambiente e del patrimonio pubblico, all’accoglienza e alla libertà di movimento.

Sarà una giornata di lotta per una diversa qualità della vita che vada a denunciare nuovamente una sofferenza e un disagio profondi, verso questa condizione di precarietà che pesa sulle vite di tutt*.

La giornata del 20 gennaio nasce a livello nazionale come giornata della “rabbia metropolitana e dei territori” , giornata da impiegare in scioperi e assedi in difesa della nostra terra contro le grandi opere, con blocchi della produzione e rifiuto a un lavoro precario, con la richiesta del riconoscimento dei diritti di cittadinanza, allo studio, alla salute, alla dignità.

E proprio nella nostra città, partendo da questi presupposti come non colpire e denunciare l’inceneritore di Brescia, il più grande d’Europa? Il 22 gennaio si svolgerà’ la Conferenza dei Servizi in Regione per discutere la richiesta da parte di A2a di bruciare su tre linee 800.000 tonnellate di rifiuti senza più distinguere tra rifiuti speciali e urbani e senza fissare alcun limite ai rifiuti speciali da bruciare. Siamo, inoltre, venuti a conoscenza del fatto che già oggi vengono importate 350.000 tonnellate di rifiuti provenienti da tutta Italia per far funzionare a pieno regime l’inceneritore a fronte di una produzione bresciana di rifiuti urbani che si assesta attorno alla stessa cifra. La richiesta è contenuta nel procedimento per il rinnovo dell’AIA per l’inceneritore di Brescia che verrà discussa in Regione.

Prendendo atto di ciò, vorremmo porre l’attenzione su quello che da alcuni anni sta succedendo nei martoriati territori della provincia bresciana dove abitiamo. Si sono infatti moltiplicate in Regione le richieste, sia di ampliamento sia di nuove installazioni, per impianti di trattamento di ceneri e rifiuti speciali provenienti in larga parte anche dall’inceneritore di Brescia. Si tratta di progetti molto controversi che insistono su una provincia già fortemente martoriata per la presenza di discariche (68 per la precisione) e di grossi impianti industriali dannosi e nocivi, il sito Caffaro ne è un esempio. Progetti contro i quali siamo costretti a lottare perché costituiscono una minaccia seria e gravosa per la salute e per le possibilità di vita di chi abita questi territori.

Alla luce di questi fatti risulta evidente che l’incenerimento non è una soluzione al problema della gestione dei rifiuti, ma anzi, come testimoniano le vicende che ci troviamo ad affrontare, ne aggrava ulteriormente la situazione. Noi siamo assolutamente convinti che il problema dei rifiuti lo si possa risolvere solo valorizzando pratiche virtuose di riciclaggio e riuso dei materiali (ad esempio con la raccolta differenziata porta a porta).

Non possiamo più tollerare che vengano importate da tutta Italia centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali, per mantenere in vita un impianto evidentemente mal funzionante e sovrastimato, alimentando così un circuito che devasta la nostra provincia e la nostra salute!

LE 800.000 TONNELLATE DI RIFIUTI BRUCIATI OGNI ANNO SI DIVIDONO IN:
CIRCA 350.000 URBANI BRESCIANI
CIRCA 100.000 SPECIALI BRESCIANI
CIRCA 50.000 URBANI IMPORTATI
CIRCA 300.000 SPECIALI IMPORTATI

PRETENDIAMO QUINDI LA CHIUSURA IMMEDIATA DELLA TERZA LINEA, COME PRIMO PASSO VERSO LA CHIUSURA DELL’INCENERITORE!

DICIAMO NO ALL’IMPORTAZIONE DI RIFIUTI DA FUORI!

DICIAMO SI ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA!

VI ASPETTIAMO LUNEDI’ 20 ALLE ORE 9:00 IN VIA CODIGNOLE, DAVANTI ALL’INCENERITORE!

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GdB: “Tra sei mesi viaggeremo sulla Brebemi” – Cari bresciani non c’è niente da festeggiare!

Questa mattina sul Giornale di Brescia c’era un articolo intitolato “Tra sei mesi viaggeremo sulla Brebemi“.

Cari bresciani non c’è proprio nulla da festeggiare a riguardo: quest’opera è costata il triplo di quanto era stato preventivato con una devastazione di 900 ettari di suolo agricolo e un “guadagno” in tempo di soli 5 minuti sul percorso Brescia -Milano!

Ricordiamo a tutti che questo progetto è totalmente assurdo in quanto prevedere che il flusso dei veicoli si rigetti, in prossimità di Milano, nuovamente sulla rete esistente, congestionandola!

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Questo è l’ennesimo spreco di risorse pubbliche, dove i soldi di tutt* vengono investiti a guadagno di pochi e a discapito degli altri! Questi soldi potevano essere in parte utilizzati per sistemare e/o aggiornare le strade esistenti, e la restante parte per l’ambiente, le bonifiche, l’istruzione, la sanità, ecc.

Invece la costruzione di quest’ennesima opera inutile ha regalato e regalerà ha tutt* un incremento del traffico su gomma, inquinamento acustico e atmosferico, devastazione del territorio, distruzione dell’assetto idrogeologico e paesaggistico delle campagne, danni e chiusure di aziende agricole, espropri e svalutazione del valore degli immobili residenziali dei paesi attraversati da tangenziale ed autostrada, stritolati dai capannoni e dai Centri Commerciali.

L’UNICA GRANDE OPERA CHE VOGLIAMO: CASA, SALUTE E REDDITO PER TUTT*!

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8 dicembre: NO TAV BRESCIA NEI SEGGI DEL PD A BRESCIA

Oggi va in scena la farsa delle primarie del PD, l’ennesimo stucchevole tentativo da parte di questa forza politica per provare a darsi una parvenza di democraticità, di far credere ai cittadini che ancora qualcosa contano.
Al di là dei proclami elettorali, la realtà delle cose è ben diversa e l’affare TAV, e più in generale il modello delle “grandi opere”, diventa emblematico in questo senso: nelle politiche messe in atto dal governo delle larghe intese, di cui il PD è l’artefice, l’unica via d’uscita dalla crisi presa in considerazione parla esclusivamente di nuovo cemento, di grandi infrastrutture e di grandi eventi. Tutto a scapito della sovranità decisionale di chi vive e abita le città ed i territori.
Al primo posto, quindi, ci sono esclusivamente le concessioni alle lobbies del cemento, cooperative di costruzione su tutte, e ai loro inattaccabili profitti legati a rendita finanziaria e consumo di suolo. Dalla Cmc in Val di Susa (colosso internazionale delle cooperative romagnole di costruzione, di cui è stato amministratore delegato niente meno che Pierluigi Bersani) a Italferr a Brescia e Firenze (con l’inchiesta che ha portato all’arresto della Lorenzetti e di Bellomo, esponenti di spicco del Pd), da Cociv fino ad arrivare a CoopSette (quella di Campione del Garda per intenderci). Tutto ciò mentre ogni giorno precari, studenti, disoccupati, lavoratori, sfrattati, migranti fanno i conti con le violenze e le sofferenze sempre più forti generate dalla crisi economica.
Interessi da difendere anche a costo della militarizzazione (come in Valle di Susa) e del sacrificio di interi territori (si pensi all’Aquila dove la ricostruzione appare ben lontana dal compiersi). Anche a Brescia, dove i cantieri ultramiliardari di TAV e BRE-BE-MI sono ormai alle porte della città, sono arrivati soltanto pochi spiccioli per bonifiche ambientali e politiche sociali, nonostante la situazione appaia sempre più emergenziale e insostenibile.
È per questi motivi che l’unica strada che ci appare praticabile è quella che parla di resistenza, di lotta, d’impegno in prima persona per fermare e arginare un modello di sviluppo che crea solamente debito, devastazione ambientale e sociale e precarietà. Per riappropriaci di quella ricchezza e di quelle risorse, che ci sono state espropriate per alimentare la macchina delle grandi opere, e per ridare, quindi, un futuro al nostro territorio.
Soprattutto ora che il grande Nemico è “decaduto”, ora che non è più possibile semplicemente far ricadere tutte le colpe su di lui, ora che non è più possibile nascondersi al riparo esclusivo di proclami giustizialisti, diventa per noi necessario che il Partito Democratico si prenda, senza più sconti, tutte le responsabilità della devastazione sociale che ha contribuito a creare in questo Paese!
Per quanto il voto di oggi possa far credere in una possibilità di scelta da parte del cittadino, è bene rendersi conto che una vera scelta non ci sarà. Che vinca Cuperlo, Renzi o Civati non ci sarà né differenza né un cambiamento che porti ad allontanarsi da tutti gli intrecci di interesse che circondano questo partito. E questa è una sconfitta per tutti.

Qui l’intervista di stamattina a Roberto, attivista del nostro movimento: http://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2013/12/rec1208-112805.mp3

19 ottobre, per un liberale hanno ragione

Questi manifestanti chiedono casa e lavoro invece di grandi opere. Innanzitutto propongono una alternativa alle modalità di spesa pubblica, non si limitano a chieder più spesa, come fanno tutti di questi tempi. E alcuni di questi sono anche al governo.

Poi chiedono cose che hanno un perfetto e condivisibile senso economico, oltre che sociale (e forse non tutti loro ne sono coscienti).

Vediamo più da vicino i due problemi. Le case ci sono, e moltissime sono vuote. Non credo che quelli che protestano hanno i soldi per comprarsele, anche se costassero meno. Quindi non chiedono case in proprietà. Vorrebbero case a prezzi di affitto ragionevoli, che non si trovano, soprattutto nelle grandi città. Certo la casa in affitto dà meno sicurezza psicologica, ma è molto meglio per chi cerca lavoro (ma anche per chi lo offre), non lo inchioda al posto dove abita. E così si diminuirebbero anche i costi ed i tempi di trasporto: un beneficio sia per i lavoratori che per i padroni che per l’ambiente (meno inquinamento, e meno spese in sussidi per i trasporti pubblici).

Ma perché non si trovano case in affitto? I padroni sono tutti cattivi se chiedono prezzi alti, o “autolesionisti” quando non affittano? Certo che no: il problema è il rischio troppo elevato se l’inquilino smette di pagare: gli sfratti per morosità sono molto complicati, poi arrivano leggine ad-hoc, poi c’è l’equo canone, ecc. ecc.. Questo “congela” il mercato, con danni per tutti. Ma poi c’è un meccanismo che aggrava, e molto, il problema: si chiama “prezzo di attesa”. Le case, anche se vuote, tendono nel lungo periodo a rivalutarsi, rappresentano un bene-rifugio solido (mattoni invece di carta). A questo contribuisce il fatto che l’incidenza del costo del terreno sul prezzo delle case è alto, dati i noti vincoli all’uso del suolo, gli infiniti permessi (e “mance”) necessari per costruire, la protezione insensata di inesistenti suoli agricoli ecc.. Infine c’è la secolare demagogia “bipartisan”, che da sempre protegge e incoraggia la casa in proprietà. Il Nobel Krugman attribuisce in parte all’immobilità dei lavoratori, fregati dai mutui “subprime” e che quindi non possono cambiar casa, la stasi della produttività americana.

Quindi occorre rompere questo intreccio inefficiente, che tiene artificialmente vuote moltissime case. Se entrassero sul mercato, anche gli affitti scenderebbero, e rapidamente (è la legge della domanda e dell’offerta, bambole….).

Veniamo al lavoro: le grandi opere notoriamente generano pochissima occupazione per ogni euro pubblico speso (solo circa il 25% dei costi di costruzione va in salari). Basta vedere la Torino-Lione: quanta gente credete che occupi la “talpa” che scava per 5 anni sotto la montagna? Poi quei pochi occupati sono molto distribuiti nel tempo, e la massima occupazione si avrà verso la fine dell’opera, cioè fra 7-10 anni se tutto va bene. Ma non solo: per le grandi opere ferroviarie, l’intero costo ricade sulle esangui casse pubbliche, cioè toglie soldi a tutto il resto che si potrebbe fare.

All’economia (capitalistica, si intende) serve invece occupare tanta gente a basso reddito, che deve spendere, mica può permettersi di risparmiare…E deve occuparla subito, per rilanciare la domanda interna, che è il vero problema. Quindi manutenzioni di strade ed edifici, ma anche del territorio che frana ecc. Tutto questo certo a parità di spesa, ma altrettanto certamente non con assunzioni pubbliche, altrimenti ci troviamo i 15.000 forestali della Sila moltiplicati per 10…..Basta semplicemente fare gare per questo tipo di opere, cui possano partecipare sia privati che cooperative “momentanee”.

Dare soldi alle imprese, anche con sconti fiscali, oggi serve pochissimo: le imprese con una domanda interna debole non assumono comunque, e di nuovo non perché i padroni sono egoisti o cattivi, ovviamente: perché non venderebbero i loro prodotti.

 

Articolo tratto da: http://www.notav.info

19 Ottobre a Roma – Manifestazione della gente comune unita da una sola grande opera: CASA E REDDITO PER TUTTI!

Come sempre più spesso accade negli ultimi anni, la manifestazione di ieri era stata preceduta da un’ampia propaganda mediatica che prospettava scenari apocalittici: circolavano i numeri esorbitanti delle forze esibite dallo Stato per arginare i facinorosi, sono comparse fotografie di chi ricopriva le vetrine delle banche con pannelli metallici, e la data del 15 ottobre 2011 echeggiava nell’aria come anniversario da scongiurare.

La criminalizzazione che era stata preventivata per la manifestazione di ieri a Roma ha raggiunto infatti picchi estremi: parlavano di un corteo che doveva fare paura, pubblicizzato da alcuni come manifestazione “notav” perchè questa etichetta per i media spesso soppianta quella di black block e noglobal. Nei giorni scorsi erano stati gli stessi No Tav della Valle a ribadire la loro posizione nei confronti del 19 Ottobre a Roma: ” La manifestazione di Roma è organizzata da varie realtà politiche e sociali che si muovono per il diritto all’abitare principalmente, cioè per difendere e richiedere casa e diritti per tutti.” e ancora “Lo slogan della manifestazione: “una sola grande opera: casa e reddito per tutti” ben spiega l’idea della manifestazione e perchè le ragioni del movimento notav s’intrecciano con quelle del diritto all’abitare.”

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Nonostante il clima di paura creato ad arte dai media per scoraggiare la partecipazione al corteo e nonostante il “terrorismo” psicologico fatto per allontanare la gente a lottare per i propri diritti, ieri a Roma eravamo tantissimi: si parla di circa 100 mila persone. E all’interno del corteo c’eravamo tutti: per le vie della città ha sfilato la determinazione e la forza della gente comune, dagli occupanti di case, ai migranti, ai giovani.

Gruppi eterogenei che hanno lottato tutti insieme: da chi lotta per il diritto alla casa, per il diritto della cittadinanza, contro il precariato, per la salvaguardia del territorio appunto come i No Tav e i No Muos. Insomma, cittadini che si oppongono, in modo civile, allo spreco delle grandi opere.

100 mila persone hanno sfilato ieri a Roma, provenendo da tutta Italia uniti da valori come il rispetto dell’individuo e il rispetto dell’ambiente. Quello che la gente ieri ha portato in piazza è stata la salvaguardia della dignità umana, che la politica non sa affrontare.

Certo è che se l’Italia si dice sempre più distante dalla politica, ieri queste 100 mila persone hanno portato in piazza proprio la politica, che i partiti non sanno o non vogliono fare, con la forza e la determinazione di chi quotidianamente e individualmente fa politica, fuori da quei palazzi in cui troppo spesso l’interesse non è quello dello Stato ma privato.

Ieri per le strade sfilavano persone che si trovano a fare i conti direttamente con la crisi, che non hanno più nulla da difendere, tutti con l’obbiettivo comune di costruire un futuro per tutti e tutte.

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Vi erano con grandi numeri gli occupanti di case: l’enorme presenza di migranti, come protagonisti diretti del corteo, e il tema della casa è stato proprio uno dei temi principali della manifestazione, sollecitando all’occupazione che è diventata una risposta concreta e necessaria a un bisogno materiale sempre più messo in discussione o apertamente negato dalla crisi. Vi era poi, consistente, la presenza del precariato giovanile e di quegli stati sociali sociali privati di reddito e di possibilità, che hanno pagato i costi della crisi in termini forti.

Il pericolo che echeggiava ieri per le strade di Roma non era di ordine pubblico, ma di ordine sociale, dato dall’insieme di tutte quelle persone che non vogliono più pagare la crisi e si uniscono per farlo, non portando più avanti solo degli ideali ma mettendoli in atto nelle pratiche materiali di riappropriazione.

Leggendo gli articoli su tutte le testate di oggi riguardo a ieri possiamo solo renderci conto che ieri l’informazione ha perso l’occasione d’imparare qualcosa dai movimenti reali, di provare a raccontare le lotte per quello che sono, provare a dire la verità ogni tanto, dimenticandosi di chi gli versa lo stipendio. Ieri i professionisti dell’informazione hanno perso, non c’è che dire. I vincitori siamo stati noi, dimostrando a tutti che lottare per i propri diritti non deve far paura, è un nostro diritto e dobbiamo tenercelo stretto!

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Dopo la manifestazione di ieri oggi dobbiamo sentirci un più forti, anche perché al posto di un comizio, questa manifestazione è terminata con un accampamento, cioè con la determinazione di prendersi una piazza non solo simbolicamente e di restarci. Per la prima volta negli ultimi anni questa manifestazione è terminata per non terminare.

Nonostante i media abbiano fatto di tutto le 100 mila persone di ieri a Roma hanno dimostrato che la paura non è passata nelle case e decine di migliaia di persone hanno sfilato per le vie della capitale, hanno lottato e con dignità hanno rialzato la testa.

La manifestazione di ieri ha fatto quello che aveva detto, ha assediato i palazzi del potere e ha portato avanti con determinazione un percorso che è terminato in Porta Pia.

E per quanto riguarda i brevi momenti di tensione che ci sono stati durante il corteo, oggi leggiamo gli eleogi alla questura ma ci chiediamo cosa ci sia da elogiare, visto che hanno permesso persino ai fascisti di Casa Pound una sortita. Gli elogi arrivano dai giornalisti, ma per noi che ieri eravamo in mezzo al corteo l’elogio va al corteo stesso, agli organizzatori e al servizio d’ordine interno.

Infatti ieri per le strada di Roma nel corteo si è creato subito una sorta di servizio d’ordine con l’obbiettivo di impedire l’ennesima guerriglia urbana, impedendo gesti totalmente estranei alla ragioni della protesta, alla cittadinanza, al legittimo tentativo di portare nelle piazze temi di interesse generale.

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E se erano i No Tav a fare paura, ieri nel corteo abbiamo potuto incontrare un gruppo eterogeneo di persone, partiti all’alba dalla Valle, arrivati a Roma dopo ore e ore di pullman; e non si pensi a para guerriglieri in passamontagna calati dalla Val di Susa per mettere a ferro e fuoco la capitale, bensì si tratta di nuclei familiari, di impiegati, cittadini che nulla hanno a che fare con qualsivoglia forma di protesta violenta. Nell’arrivare a Roma, come è successo ad altri pullman, sono stati fermati in autostrada credendo, o forse sperando, di trovarli in possesso di chissà quale arsenale, ma così non è stato.

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E se i telegiornali e giornali hanno fin da subito cercato di “sbattere il mostro in prima pagina” mandando in onda solo le immagini di violenza nel solito tentativo di dividere “buoni” e “cattivi”, noi possiamo assicurarvi che il corteo, per nulla spaventato, si è conquistato Porta Pia tra canti e balli, tamburi, ecc. Durante la serata le realtà più organizzate hanno montato cucine da campo, gazebi dove passare la notte, birra alla spina, sound system ecc. E questa mattina l’assemblea che è stata fatta dai manifestanti ha preso la decisione che il presidio andrà avanti fino all’incontro previsto martedì con il ministro Lupi, poi si vedrà.

 

LA LOTTA CONTINUA, IL 19 OTTOBRE NON E’ UN ARRIVO MA UNA PARTENZA!