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Ivan Cicconi ci ha lasciato: grazie per quello che hai fatto! Che la terra ti sia lieve..

Facciamo nostre le parole di alcuni No Tav della Val di Susa, per salutare una grande persona che ha saputo, con coerenza e tanta, tanta capacità, contrastare con il suo sapere il sistema Tav insieme a noi.

Ivan tra le tante cose è anche stato l’autore del libro “Il libro nero dell’alta velocità” che trovate online a questo link, dove viene raccontata la vera storia dell’Alta velocità, le scelte tecniche e finanziarie note e occulte, le bugie consapevoli e inconsapevoli, la truffa ai danni dello Stato e dell’Unione europea, la clamorosa bugia del finanziamento privato di una delle opere più controverse degli ultimi decenni.

È stato direttore dell’Associazione Nazionale Itaca, Istituto per la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale, organo tecnico della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province autonome. Dal 2010 è stato consulente della Comunità Montana Valdisusa-Valsangone per il progetto TAV/TAC Torino-Lione. Dal 2013 è stato Membro del Comitato regionale per la trasparenza degli appalti e la sicurezza nei cantieri della Regione Lombardia.

Insomma uno dei massimi esperti italiani di infrastrutture e normativa sugli appalti pubblici che per anni ha illuminato gli angoli bui delle grandi opere e dei loro interessi inconfessabili.

E’ anche per questo che tutti e tutte noi te ne siamo grati.
Ciao Ivan, che la terra ti sia lieve.

“Ciao Ivan. Per anni hai illuminato gli angoli bui delle grandi opere e dei loro interessi inconfessabili. Con la competenza e il rigore di sempre, generosamente messo a disposizione di chi lavora per un paese più giusto. Mancherai tantissimo. Ti vorremmo ancora con il gruppo dei tecnici No Tav, di cui sei stato parte insostituibile. Grazie per tutto quello che ci hai insegnato, cercheremo di farne tesoro. Continuando a lottare.”

“Purtroppo ci stiamo accorgendo che non e’ vero che “nessuno e’ indispensabile”. In mondi “particolari “come quello degli appalti pubblici e delle sue “regole” Ivan e’ stato uno dei pochissimi veri esperti che ha messo la sua straordinaria competenza a servizio dei cittadini e contro le mafie (specialmente le più subdole, ingorde e pericolose: quelle dei “collettibianchi” organiche ai partiti). Non mancherà’ solo a noi che siamo una comunità vitale con un ricambio generazionale promettente e in atto. Mancherà ancor di piuù a quei pochissimi eroici funzionari pubblici che resistono in solitaria alle nuove tangentopoli che si chiamano Consip e di cui nessuno parla.”

E’ ORA DI ABOLIRE LA LEGGE OBIETTIVO

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È ora di abolire la Legge Obiettivo

di IVAN CICCONI   

Un’altra delle micidiali formule inventate per trasferire, con la copertura della legge, risorse pubbliche a rapaci mani private è una legge non solo criminale ma generatrice di crimini. Si provvederà finalmente a cassarla? Lupi non lo avrebbe fatto. Vediamo il suo successore. Il Fatto Quotidiano, 2 aprile 2015
Il presidente dell’Anac Cantone ha definito criminogeno l’istituto contrattuale utilizzato per realizzare le grandi opere della legge obiettivo. Una magra consolazione per chi ne ha descritto questo carattere fin dalla sua codificazione nel 2002. Dopo i recenti arresti e le sciocchezze sciorinate sul tema dal ceto politico che, dopo 13 anni, scopre che il contraente generale produce quello che fin dall’inizio era del tutto evidente, merita comunque chiarire bene il punto.

La definizione è stata data con la legge obiettivo (443/2001) in questo modo: “Il contraente generale è distinto dal concessionario di opere pubbliche per l’esclusione della gestione dell’opera eseguita”. Nella relazione introduttiva al decreto legge 190/2002, con il quale si è dato corpo alla definizione, si arriva addirittura a sostenere che questa nuova figura è espressamente prevista nelle direttive europee. Una pura e semplice invenzione.

Nelle direttive i contratti tipizzati sono il contratto di “appalto” e quello di “concessione”. Della concessione è data una definizione inequivocabile: “La concessione di lavori pubblici è un contratto che presenta le stesse caratteristiche dell’appalto a eccezione del fatto che la controprestazione dei lavori consiste unicamente nel diritto di gestire l’opera o in tale diritto accompagnato da un prezzo”. La differenza fondamentale con il contratto di appalto è data dalla “controprestazione” offerta al contraente. Nell’appalto è un “prezzo”, mentre nella “concessione” consiste “nel diritto di gestire l’opera”. La definizione del contraente generale ci propone invece un soggetto per il quale l’oggetto del contratto è quello della concessione mentre il corrispettivo è esattamente quello dell’appalto. La stessa definizione era già stata sperimentata negli Anni 80 e, a fronte dei fallimenti registrati, indusse il Parlamento ad intervenire con la sua cancellazione, considerando proprio questa come uno dei pilastri fondamentali di tangentopoli. Le funzioni affidate dalla legge obiettivo al contraente generale sono esattamente quelle che il legislatore definì nel 1987 con la legge n. 80 (Norme straordinarie per l’accelerazione dell’esecuzione di opere pubbliche).

A proporre la norma fu il ministro dei Trasporti dell’epoca (Claudio Signorile, tecnico di fiducia Ercole Incalza) con l’esplicita motivazione di utilizzare tale procedura per le infrastrutture per il Treno ad Alta velocità. I contratti erano definiti dalla legge “concessioni di progettazione e sola costruzione” con l’esplicita esclusione della gestione.

Concessioni analoghe furono adottate anche nella sanità. In questo caso gli analoghi compiti affidati ai contraenti generali assumevano la forma della cosiddetta “concessione di committenza”. Su queste concessioni il Parlamento intervenne con una legge ad hoc, la 492/1993, con la quale si stabiliva addirittura l’annullamento retroattivo delle concessioni che il ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino, di concerto con quello della Sanità Francesco De Lorenzo, aveva affidato a tre general contractor. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella relazione al Parlamento sui meccanismi di Tangentopoli (luglio 1992), proprio in relazione alle distorsioni della concessione, scriveva: “La pratica degli affidamenti in concessione per l’esecuzione di opere pubbliche si è sviluppata in aperto contrasto con le norme comunitarie (e con la stessa normativa nazionale di recepimento) che limitano la figura della concessione ai soli contratti nei quali il corrispettivo delle attività svolte dal concessionario è rappresentato, in tutto o in parte, dal diritto di gestire l’opera realizzata. In base a tali norme, quindi, tutte le diverse forme di concessione a costruire, non accompagnate dalla gestione dell’opera, devono ritenersi equiparate all’appalto e come tali regolate”. Non a caso, nel complessivo riordinamento della materia, con l’emanazione della legge quadro sui lavori pubblici anti-tangentopoli (l. 109/94), furono espressamente soppresse sia la concessione di committenza che quella di sola costruzione.

La legge obiettivo per le grandi opere ha semplicemente resuscitato queste concessioni anomale attribuendo al contraente generale una condizione di assoluta libertà prevedendo espressamente che il contraente generale: “Possa liberamente affidare a terzi l’esecuzione delle proprie prestazioni”. Può affidare a trattativa privata qualsiasi attività come e a chi vuole.

La non responsabilità sulla gestione dell’opera determina una assenza di interesse anche sulla qualità e affidabilità dell’opera. Mentre nel caso dell’appaltatore questi esegue l’opera sulla base di un progetto esecutivo ed è sottoposto a un controllo costante del committente in fase di esecuzione attraverso il direttore dei lavori, nel caso del contraente-generale invece il controllo della esecuzione è in capo a esso stesso con tutte le conseguenze ovvie di tale paradossale situazione.

Nei casi delle opere nelle quali i contraenti generali hanno affidato la direzione dei lavori alla società dell’ing. Perotti tutti questi caratteri anomali della relazione contrattuale si ritrovano interamente e puntualmente. Come si ritrovano puntualmente ed inevitabilmente fenomeni di relazioni corruttive. A oltre 12 anni dalla introduzione nel nostro ordinamento di un istituto contrattuale palesemente criminogeno, non solo le forze politiche e le associazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori, ma addirittura l’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici prima e l’Autorità per Vigilanza sui contratti pubblici dopo non si sono mai espresse in merito consentendo l’applicazione di una norma palesemente criminogena che ha già prodotto enormi danni erariali, ambientali e sociali. Già nel 2006, nel programma elettorale del centrosinistra, vi era l’impegno a cancellare questa norma. Rimase lettera morta. Chissà se questa sarà la volta buona.

leggi anche

http://www.bresciantagonista.org/notav/leggeobiettivo.htm

Il libro nero dell’Alta Velocità

il libro nero dell'alta velocitàEbbene si, questo libro parla di TAV. E non ne parla con toni entusiastici, anzi. Aspettate, non cambiate pagina. Fermatevi un attimo. Potreste pentirvi. Questo libro parla di TAV ma non di NoTAV (tranne un paio di paginette a metà libro, ma nulla più). Siete ancora qui? Incredibile come i media vi abbiano spaventato sulla Val Susa. Sbagliate, sbagliate di grosso.

Ma non siamo qui per parlare di questo.

Ivan Cicconi si laurea a Bologna presso la Facoltà di Ingegneria. E’ noto come uno dei maggiori esperti di infrastrutture e lavori pubblici. Giusto per farvi capire… E’ stato Capo della Segreteria Tecnica del Ministero dei Lavori Pubblici, membro del Consiglio di Amministrazione dell’ANAS, professore a contratto nelle facoltà di architettura delle università La Sapienza di Roma, del Politecnico di Torino ed alla Università LUISS di Roma. Ha svolto attività di ricerca per il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), per l’ENEA (Ente Nazionale per le Energie Alternative), per il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e per l’UE (Unione Europea) in programmi di assistenza per organismi di paesi dell’America Latina (Mercosur, Argentina, Uruguay).

Siete convinti che sia uno che sa il fatto suo?

Bene. In questo libro parla della Storia dell’Alta Velocità in Italia. Di chi ha pensato il progetto, di chi l’ha gestito e lo gestisce, di chi ne ha ricevuto in appalto la costruzione, di chi ha ricevuto il sub-appalto… Via via fino alla Val Susa ed oltre, anche della Milano-Venezia che sta stendendo le sue rotaie nella Provincia di Brescia mentre sto scrivendo.

Ora: so che se qualcuno lo leggerà (al di fuori della ristretta cerchia di chi ha capito che quello che succede in Val Susa è la più grande resistenza democratica degli ultimi anni) è perché si propone come un libro obiettivo. E lo è.

Il piccolo problema è che dice le stesse cose di tutti quei NoTav che odiate tanto, che vi spaventano. Le stesse identiche cose, non perché sia un sovversivo, ma perché conosce il problema dal punto di vista tecnico, tecniche che ha appreso anche dai Valsusini, che sono molto più preparati di questo Governo Tecnico.

Tecnico? Che battuta. Nell’Alta Velocità non c’è nulla di tecnico, se si vuole farla. Sono solo soldi. Che non andranno ai comuni cittadini, ma ai pochi furbetti che hanno capito come sopravvivere a Tangentopoli.

Se volete davvero informarvi su quello che sta succedendo, partite da qui. E’ la Bibbia con cui affrontare il dilemma dell’essere SiTav o NoTav.

Per quanto mi riguarda, siamo tutti NoTav.