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PROCURA FIRENZE : IL TUNNEL TAV UN CONCENTRATO DI ILLEGALITA’

NO TUNNEL tAV

I pm chiudono l’inchiesta. Le accuse sull’appalto per costruire la stazione sotterranea a Firenze vanno da associazione a delinquere, corruzione, frode in forniture pubbliche, falso e truffa. Il costo medio a chilometro dell’alta velocità ferroviaria in Italia è di 61 milioni di euro (contro i 10 e poco più della Francia)

Associazione a delinquere, corruzione, frode in pubbliche forniture, falso, truffa, traffico organizzato di rifiuti, abuso d’ufficio. Per la procura di Firenze l’appalto per il tunnel e la stazione sotterranea dell’alta velocità ferroviaria è un concentrato di illegalità, di scambi di favori, di sottomissione dell’interesse pubblico a quello dei privati costruttori, di sprezzante noncuranza per la sicurezza e per l’ambiente. Continua la lettura di PROCURA FIRENZE : IL TUNNEL TAV UN CONCENTRATO DI ILLEGALITA’

Via Roncadelle – Da domani l’ingresso dei cantieri TAV a Brescia!

Condividiamo la lettera che Valentina, componente del gruppo No Tav Brescia, ha scritto oggi a tutti i quotidiani locali per informare la cittadinanza dell’inizio dei lavori della TAV a Brescia.
Ovviamente nessuno sapeva niente, ma come stupirsi date le modalità che hanno avuto negli ultimi anni a proposito di questa “grande opera”.
Mi chiamo Valentina e sono una dei “famosi” espropriati delle case di Via Toscana dal passaggio del Tav (Lotto Treviglio-Brescia).
Le vicende legate alla mia casa sono ormai note a tutta la cittadinanza, mentre mi rendo conto che è molto meno conosciuto il destino di altri nostri concittadini.
Domani mattina, lunedì 21 ottobre 2013, inizieranno i lavori di sgombero e presa di possesso di alcuni terreni in Via Roncadelle.
Forse molti non sanno che parte di questi terreni-giardini sono di proprietà di due famiglie bresciane e si trovano a ridosso delle loro case.
I trattamenti ricevuti da queste famiglie sono stati i medesimi degli abitanti di Via Toscana, come del Villaggio Violino.
La scoperta a meno di un anno dall’inizio dei lavori dell’esproprio del proprio bene (vorrei ricordare che io l’ho scoperto leggendo per caso il giornale!), il non sapere esattamente cosa accadrà, il non conoscere le tempistiche di esecuzione e soprattutto le condizioni di vita dopo i lavori.
Gli abitanti di Via Roncadelle hanno saputo solamente settimana scorsa dell’inizio del cantiere presso le loro case, tramite telefonata della ditta appaltatrice dei lavori Condotte, che intimava loro di sgomberare i beni sui terreni.
Non sanno nemmeno cosa accadrà di fronte alle loro casa, distante appena 8 metri dalla linea di confine dei lavori. La non informazione regna sovrana a Brescia!
Mi chiedo, cosa deve fare un comune cittadino per tutelarsi e conoscere il proprio destino di vita? Le istituzioni nazionali come Italferr non informano, bensì decretano prepotentemente cosa va espropriato. Il loro sito internet di riferimento è per di più un complicatissimi insieme di pensantissime, e poco comprensibili ai più, mappe cifrate da scaricare.
Le istituzioni locali che dovrebbero prendersi carico dei propri cittadini sono assenti o peggio capaci solo di promesse.
Ricordo a tutti che la Tav passerà per Brescia esclusivamente per volere del nostro ex sindaco Corsini, perché i progetti erano ben diversi originariamente. Ex sindaco Corsini, amico di partito della Lorenzetti, presidente/ex presidente di Italferr, il quale durante un incontro privato, non fu nemmeno in grado di spiegarmi esattamente che benefici concreti porterà a Brescia il Tav dal momento che abbiamo già la BreBeMi in costruzione e la nostra attuale linea ferroviaria supporta già l’alta velocità delle Frecce, se non parlarmi di “prestigio” arrecato alla città.
Ricordo che sia l’ex sindaco Paroli che recentemente il sindaco Del Bono avevano promesso di informare adeguatamente la cittadinanza.
Eppure i mesi sono passati, i lavori da domani entreranno prepotentemente a Brescia, colpiscono i cittadini e non se ne parla.
E’ cosi difficile spiegare cosa esattamente accadrà, informare ad uno ad uno tutti i cittadini coinvolti tempestivamente?
A chi bisogna chiedere per sapere quando, quanto e come saranno questi cantieri per Brescia? Quando il Tav uscirà da Brescia per ricongiungersi a Verona, chi e in che modo sarà coinvolto?
Ci sarà un altro “caso” come Via Toscana?
Sono stufa di sentire Primi Cittadini rispondermi che nemmeno loro sanno.
Perché è questa la risposta che mi hanno fornito in questi mesi. E’ mai possibile mi chiedo?
Io una risposta me la sono data. E’ SCOMODO INFORMARE PERCHE’ CREA MALCONTENTO. Crea mal contento a chi non avrà più casa sua, a chi non avrà più terreni o giardini, a chi avrà un muro di 8 metri davanti le finestre, a chi subirà mesi di cantiere con polveri e rumore ogni giorno della settimana, a chi si troverà periodicamente strade chiuse come Via Corsica o Via Dalmazia con disagi al traffico e ai commercianti. E il malcontento fa paura perché i cittadini bresciani non hanno richiesto quest’opera, e la Val Susa non è poi cosi distante da Brescia!
Valentina (No Tav Brescia)

Lavori in corso – Servizio di Presa Diretta

Ferrovie, strade, porti, vi mostriamo quanto c’è ancora da fare per modernizzare le nostre infrastrutture e i mille cantieri che si potrebbero aprire per dare lavoro a centinaia di migliaia di persone. Mentre il “cantiere Italia” non riesce a decollare, le grandi opere rischiano di trasformarsi in grandi sprechi di denaro pubblico. PRESADIRETTA vi racconta l’ultima inchiesta aperta dalla Procura di Firenze sul cantiere dell’alta velocità di Firenze, quella che ha portato agli arresti domiciliari l’ex governatrice della Regione Umbria Lorenzetti e un gruppo di dirigenti pubblici. Vi raccontiamo il disastro dei collegamenti ferroviari del sud Italia, stazioni abbandonate, treni soppressi, linee tagliate. Un pezzo del nostro paese staccato dal resto del mondo. E quanto paghiamo per questo ritardo? Pensate che c’è chi ha stimato in 92 miliardi di euro il costo dei 700 chilometri di ferrovie convenzionali non costruite. PRESADIRETTA vi porta sulla Salerno – Reggio Calabria, l’autostrada degli eterni cantieri. E’ stato il più grande affare per le cosche della ndrangheta. Non c’è un solo chilometro che non sia entrato in un inchiesta della magistratura. Testimonianze esclusive, intercettazioni e retroscena dell’operazione “Alba di Scilla”. L’ultimo tratto della Salerno Reggio Calabria doveva essere ultimato alla fine dello scorso anno e invece, dopo una spesa di 12 miliardi e mezzo di euro, mancano ancora 58 chilometri. Ma i soldi sono finiti. Siamo andati a vedere come lavorano i più grandi porti italiani e quelli del nord Europa. PRESADIRETTA ha scoperto che 1 milione e 240mila tonnellate di merce, destinate all’Italia, passano per il porto di Anversa, in Belgio, invece che attraverso i porti italiani. Quanta ricchezza perdiamo ogni anno per colpa della disorganizzazione e per l’eccesso di burocrazia che strangola il porto di Genova? Un’immensa ricchezza che se ne va altrove.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-44110737-9255-4a41-b0ef-f764d4e8a619.html

Tav, il geologo del ministero arrestato: “Sto forzando la mano per fare la Cispadana”

Nell’ambito della maxi-inchiesta della procura di Firenze sugli appalti Tav, che ha portato agli arresti tra gli altri dell’ex governatrice Pd dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti, spuntano le conversazioni di Walter Bellomo, militante Pd e membro della commissione di impatto ambientale. Al centro delle telefonate l’iter per l’approvazione della grande opera emiliana.

Cispadana

“Io mi sono preso l’impegno che in tempi rapidissimi, quindi significa marzo, massimo primi di aprile, noi chiudiamo questa procedura”. È il 10 gennaio 2013, Walter Bellomo, geologo, membro della Commissione per la Valutazione d’impatto ambientale (VIA) è al telefono con un suo collega del ministero dell’Ambiente, che sta trattando in quei giorni la pratica per approvare il progetto dellaCispadana. Si tratta di un’opera sponsorizzata dal Pd, la prima autostrada regionale in Italia, avversata da anni dalle popolazioni dell’Emilia, tra Reggiolo e Ferrara, le stesse popolazioni colpite nel frattempo dai disastrosi terremoti del 2012. Ora, nell’ambito della maxi-inchiesta della procura di Firenze sugli appalti Tav, che ha portato agli arresti tra gli altri dell’ex governatrice Pd dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti e lo stesso Bellomo, anche lui militante Pd, spuntano le conversazioni telefoniche che hanno riguardato anche l’iter per l’approvazione della grande opera emiliana.

Le carte della Cispadana arrivano alla VIA il 3 ottobre 2012. Bellomo, è quanto scrive il gip Angelo Antonio Pezzuti, si dà da fare immediatamente per velocizzare l’iter burocratico in cambio di alcuni favori. L’ingegnere palermitano prende contatti con Cinzia Cammarata, dirigente di CoopSette, colosso delle cooperative rosse emiliane e in quanto tale anche dirigente di ARC, il consorzio creato per costruire la Cispadana, di cui CoopSette è tra i principali azionisti. “Siccome giustamente io sto forzando un po’ la mano… e Francesco Di Mino e Giuseppe Chiriatti [entrambi componenti della commissione VIA e non indagati, ndr] non avranno la possibilità di venire avendosi letto tutte le carte (…), la cosa che ti chiedo – spiega Bellomo a Cammarata – è comunque di evidenziare tutte le criticità che ci possono essere così da evitare un secondo sopralluogo”. Sempre con Cinzia Cammarata (che non è indagata), Bellomo si premura affinché sia preparata una relazione sintetica per la commissione: “Avete messo in crisi i miei poveri commissari (…) visto che oggi ci hanno liquidato in mezz’ora dicendo: ‘No no… abbiamo già capito tutto … però tornate con la sintesi’”. Bellomo prosegue rivolto alla rappresentante dei costruttori dell’autostrada: “Ora tu devi fare una cosa (…) perché noi vogliamo raggiungere l’obiettivo, perché non li possiamo costringere a studiarsi tutte queste carte”.

Chi sembra avere perso di vista l’obiettivo comune invece è il commissario Di Mino. Il 10 gennaio 2013 Bellomo ribadisce a Giuseppe Chiriatti che il loro collega nella commissione VIA sembra non reggere più una cosa “molto più grossa di quello che lui possa fare”: “Se lui ha questa difficoltà perché capisce che il problema è troppo grosso per poterlo lui affrontare in maniera adeguata, io cercherò… non ci vuole niente: lo sostituiamo. Non è che ora casca il mondo”. Chiriatti dal canto suo sembra pronto a occuparsi del problema personalmente: “Walter ti stoppo subito. Me la vedo io. Se lui ha difficoltà prendo la referenza e vado avanti, non ti preoccupare ci penso io”. A far dubitare Bellomo è stata la reazione di Di Mino a un’obiezione presentata dall’associazione ambientalista Wwf in commissione VIA: “Se lui [Di Mino] parte dal presupposto ‘Ah! ma io c’ho un’osservazione del Wwf che mi dice che il lavoro è inutile e quindi poi facciamolo approvare un progetto che c’è il Wwf che mi dice che è inutile’…”. Bellomo è preoccupato: “Io mi sono preso l’impegno che in tempi rapidissimi chiudiamo questa procedura. Lui [Di Mino] non sta lavorando per raggiungere questo obiettivo, perché se lui vuole raggiungere questo obiettivo, già come dire, è partito male”.

A metà dicembre 2012 Bellomo scrive un messaggio a Cammarata spiegandole dell’approvazione da parte della commissione dei pareri sul Put e sulle varianti di autorizzazione paesaggistica. “È il mio regalo di Buon Natale!”, scrive Bellomo. Ma a metà gennaio il giochino si interrompe: Walter Bellomo è oggetto di una perquisizione della Guardia di Finanza il 17 gennaio. Anche l’ex governatrice Lorenzetti quel giorno riceve la visita delle fiamme gialle. L’inchiesta della procura di Firenze sta portando i primi frutti. L’affare della Cispadana per Bellomo è ormai una rogna: “Sì, ho qualche problema”, spiega al telefono al commissario Di Mino. “No no… fai quello che ti consiglio io: fai una nota in cui metti in evidenza la difficoltà del problema e la necessità di aspettare”. Poi senza mezzi termini conclude: “Nello specifico io di questa cosa non me ne voglio occupare più”.

Secondo il giudice per le indagini preliminari Pezzuti che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, Walter Bellomo, che a febbraio 2013 è stato a un passo dalla candidatura in parlamento col Pd, ha tratto da tutto questo intreccio di contatti, compreso l’affaire Cispadana, una serie di vantaggi come consulenze professionali, assunzioni di parenti. Tutte cose incompatibili con la sua funzione di pubblico ufficiale, che dovrebbe valutare quei progetti, per i quali invece le imprese si rivolgevano a lui cercando un’approvazione più rapida. Nei giorni scorsi il Movimento 5 Stelle in parlamento, il consigliere regionale Giovanni Favia e i comitati dei cittadini hanno chiesto di fermare il progetto dell’opera alla luce degli svuiluppi giudiziari.

La replica. “Mi sono occupato della cosa solo nelle fasi embrionali”, spiega a ilfattoquotidiano.itGiuseppe Chiriatti, membro della commissione VIA che compare nelle intercettazioni. “Dal 9 dicembre sino a marzo ho infatti avuto gravi problemi di salute: a dicembre e gennaio ancora dialogavo, ma da febbraio sono stato in rianimazione. Non ero in condizioni di poter valutare i documenti. Sì, ci fu forse qualche telefonata, ma si parlava di cose che poi si sarebbero dovute comunque valutare dopo. Io poi fui estromesso dal gruppo che si occcupava del tema. In quel periodo – ha proseguito Chiriatti – avevo sentito anche l’ingegnere Di Mino, referente del gruppo, e ho potuto dare una mano iniziale nell’andare a fare una disamina di tutta la documentazione, ma poi sono scomparso dalla vicenda”.

 

Tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it

Una Tav a forte infiltrazione

L’inchiesta sul tratto dell’Alta Velocità in Toscana, conferma l’intreccio di interessi sporchi su questa grande opera. Imprenditori legati alla camorra, coop “rosse”, dirigenti ministeriali, esponenti delle amministrazioni locali. No Tav per fare pulizia.
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I carabinieri del Ros hanno perquisito la sede della Nodavia, la società che ha vinto la gara d’appalto per la realizzazione del passante fiorentino della TAV, ed hanno acquisito documentazione in almeno 25 sedi in tutta Italia, ponendo sotto sequestro la grande trivella”Monnalisa”, utilizzata per realizzare il sottoattraversamento della città. I reati contestati sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d’ufficio L’indagine, partita nel 2010 grazie ad alcuni accertamenti svolti dal personale del Corpo forestale dello Stato, ha fatto “emergere un consistente traffico di rifiuti speciali, smaltiti illegalmente, nonché la truffa ai danni della Rete Ferroviaria Italiana, per cui si configura anche l’ipotesi di infiltrazioni mafiose. Si tratta di rifiuti- si legge ancora nella nota – derivanti dalle perforazioni avvenute sullo snodo dei lavori dell’alta velocità nei pressi di Firenze, nel tratto interessato dagli interventi infrastrutturali previsti per la realizzazione della linea Alta Velocità/Alta Capacità Milano-Napoli. Migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state smaltite abusivamente”. Ben 31 persone sono finite indagate in questa inchiesta, tra questi dei nomi non certo sconosciuti alle cronache.Ecco l’elenco delle persone che figurano indagate nell’inchiesta sui tunnel della Tav a Firenze:

– Stefano Bacci, pratese, 48 anni.

– Gualtiero Bellomo, palermitano, 54 anni. E’ funzionario della commisione ministeriale per l’impatto ambientale.

– Oliviero Bencini, fiorentino, 73 anni, legale rappresentante della Ecogest srl

– Mareno Bencini, Barberino del Mugello, 72 anni, dirigente Ecogest

– Renato Bianco, veneziano, 64 anni, dirigente Rfi (Rete ferroviaria italiana)

– Francesco Bocchimuzzo, torinese, 62 anni, dirigente Rfi

– Marco Bonistalli, romano, 61 anni, dirigente di Coopsette

– Paolo Bolondi, Reggio Emilia, 50 anni, dirigente Coopsette

– Maurizio Brioni, Reggio Emilia, 66 anni, resposabile relazioni istituzionali Coopsette

– Aristodemo Busillo, Salerno, 42 anni, dirigente Seli e presidente Innotek

– Renato Casale, pugliese, residente a Bologna, 63 anni, dirigente Italferr

– Piero Calandra, romano, 75 anni, dell’autorità di vigilanza contratti pubblici

– Alessandro Coletta, residente  a Roma, 79 anni

– Rosaria Ferro, fiorentina, 43 anni, funzionaria Italferr

– Matteo Forlani, Parma, 37 anni, dirigente Coopsette

– David Giorgetti, firentino, 38 anni

– Pietro Giuseppe Remo Grandori, romano, 52 anni, dirigente Seli

– Claudio Lanzafame, Reggio Emilia, 44 anni, tecnico Coopsette

– Alfio Lombardi, Mantova, 49 anni, dirigente Coopsette

– Valerio Lombardi, romano, 62 anni, dirigente Italferr

– Maria Rita Lorenzetti, Foligno, 59 anni, presidente Italferr, ex governatore Umbria

– Giuseppe Mele, romano, 49 anni, architetto, lavora al ministero

– Gianluca Morandini, fiorentino, 50 anni, supervisore lavori per Italferr

– Lorenza Ponzone, romana, 48 anni, funzionario autorità vigilanza appalti pubblici

– Furio Saraceno, residente a Rapallo, 49 anni, dirigente Nodavia

– Franco Barbarito, Figline Valdarno, 39 anni, dirigente Varvarito

– Lazzaro Ventrone, casertano, 43 anni, dirigente Veca Sud

– Dario Vizzino, fiorentino, 45 anni, dipendente Seli

– Riccardo Guagliata, ferrarese, 36 anni, dirigente Nodavia

– Domenico Carizia, Reggio Emilia, 57 anni, tecnico Nodavia

– Ercole Incalza, romano, 69 anni, ingegnere del ministero

Nella lista degli indagati spiccano alcuni nomi. Il primo è Lazzaro Ventrone e della società – la Veca Sud – di cui è dirigente. L’azienda è giù finita nei guai giudiziari nel 2006 e nel 2010. I suoi camion trasportavano quotidianamente fino a Brescia le ceneri tossiche prodotte dall’inceneritore di Acerra. Centinaia di viaggi con destinazione gli impianti lombardi specializzati nel trattamento delle scorie nocive. E al ritorno, per incrementare le diarie pagate dallo Stato, riempivano le cisterne di mais da destinare ad alcune aziende meridionali di trasformazione in mangime per gli allevamenti bovini. Ed è così che centinaia di tonnellate di sfarinati contaminati da metalli pesanti hanno alimentato gli allevamenti campani finendo sulla tavola dei consumatori di carne e prodotti caseari. Il traffico illegale era stato scoperto dai carabinieri del Nas di Brescia. Ad essere denunciati sono stati ben 21 autisti della «Veca Sud» di Maddaloni, la ditta incaricata dal commissariato di governo dalla primavera dell’anno scorso di trasportare le ceneri prodotte dai rifiuti bruciati nell’inceneritore di Acerra. Una società che già nel 2006 era finita nel mirino della magistratura lombarda. All’epoca il suo dirigente Lazzaro Ventrone fu condannato insieme ad altre 8 persone dal tribunale di Milano a due anni di reclusione per traffico illecito di rifiuti parte dei quali provenienti proprio dall’emergenza rifiuti in Campania.

C’ è poi il sig. Ercole Incalza che nel febbraio 1998, quando era amministratore delegato della Tav, fu arrestato dai magistrati di Perugia. L’inchiesta era quella sugli appalti delle Ferrovie che portò in carcere anche l’allora presidente Lorenzo Necci e il finanziere Francesco Pacini Battaglia. Incalza è stato anche stretto colaboratore nei governi di centro-destra prima del ministro alle in Infrastrutture Matteoli e poi di Lunardi. Nel 2004 fu al centro di una vicenda per un finanziamento di 520mila euro ottenuto con il “solito metodo”, cioè assegni da diecimila euro ciascuno per comprare un appartamente di lusso a Roma in via Emanuele Gianturco, nella prestigiosa zona Flaminia. Il contante veniva trasformato in assegni nella filiale “Deutsche Bank” di Roma centro. Il problema era che il prezzo reale di vendita – 900 mila euro – era ben diverso quello dichiarato: 390 mila euro. Il “nero“, risultava “coperto” dal famoso imprenditore Anemone coinvolto nelle indagini sulla cricca del G 8 e degli appalti della Protezione Civile. Il “chiaro” (saldato in due tranche da 150 e 240 mila euro) era stato saldato dall’acquirente: Alberto Donati, 52 anni, “dirigente”, e genero di Ercole Incalza.

Infine c’è la ex presidente della Regione Umbria (Pd), Maria Rita Lorenzetti, oggi presidente della Italfer, la quale in una dichiarazione rilasciata all’Ansa ribadisce “la propria totale estraneità a tutti i fatti ipotizzati nei suoi confronti”. Secondo l’’accusa, “Maria Rita Lorenzetti, quale presidente di Italferr” nell’ambito dell’appalto sul nodo fiorentino della Tav, avrebbe operato “mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati, nell’interesse e a vantaggio della controparte Novadia e Coopsette, da cui poi pretendeva favori per il marito nell’ambito della ricostruzione dell’Emilia”. Le due società, Novadia e Coopsette si erano poi aggiudicate effettivamente l’appalto.

Si conferma così che la TAV continua a rivelarsi un intreccio di interessi molto spesso, sempre più spesso, illeciti e una costosissima ed inutile opera. I costi del tratto fiorentino infatti sono già lievitati dai 500 previsti a 900 milioni di euro. A carico delle casse pubbliche che per essere rimpinguate magari chiuderanno un reparto ospedaliero o licenzieranno decine di lavoratori precari. I No Tav hanno ragioni da vendere, chi li attacca dovrebbe vergognarsi.