Archivi tag: mafia

Cosa si nasconde sotto l’alta velocità? Lo scopriamo con il sistema Incalza-Lupi-Perotti e con la legge obbiettivo!- Dalla puntata di report del 3 maggio 2015

Domenica 3 maggio 2015 è andata in onda la puntata di Report che riguarda anche la nostra tratta alta velocità Brescia-Verona e che ha denunciato con dati ed interviste ai diretti interessati malaffari che i comitati no tav e cittadini urlano a gran voce già da tempo.

Report tratta l’inchiesta partita dalla Procura di Firenze nel 2013 e che ha portato all’arresto di Ercole Incalza il 16 marzo 2015.
Chi è Ercole Incalza: sovrintendente dal 2001 del ministero delle Infrastrutture, ha attraversato 7 governi diversi sopravvivendo a 14 inchieste, decideva lui come e quali opere finanziare.
L’unico ministro delle Infrastrutture che non lo ha voluto fu Di Pietro. Il dimesso ministro Lupi invece aveva persino minacciato di far cadere il governo pur di proteggere la struttura guidata da lui.

Nell’inchiesta c’è anche il ruolo di Francesco Cavallo, presidente di Cento Stazioni, galoppino di Lupi e che secondo i magistrati sarebbe l’uomo che faceva da filtro fra il ministero e le imprese.

Poi Stefano Perotti, fortemente voluto dal ministero (leggi Incalza) come direttore lavori di una quantità di opere impressionante: alta velocita, porto di Ancona, superstrada libica, un pezzo di Expo, metro C di Roma, linea 4 Milano, Pedemontana veneta, Pedemontana lombarda, due lotti della Salerno Reggio Calabria, ecc.

Incalza affidava i lavori a Perotti; Perotti pagava le relative tangenti a Incalza attraverso società di consulenza di imprese incaricate di costruire l’alta velocità; e pagava uno stipendio da 7.000 euro a Cavallo per il lavoro di tramite ministero-imprese.

Questi tre soggetti, aiutati da una rete complice e/o omertosa composta da liberi professionisti, uomini delle istituzioni, assessori e amministratori di società hanno mosso per 14 anni quantità enormi di denaro pubblico per opere inutili e dannose che hanno comportato costi sovrastimati durante la costruzione e che continuano a produrre debito pubblico perché le perdite di bilancio vengono poi pagate ancora con fondi pubblici.

Ma come è stato possibile tutto ciò?
La risposta è: LEGGE OBIETTIVO, la legge varata nel 2001 e proposta dal ministro Lunardi che proprio nell’agosto 2001 dichiarò: “La mafia e la camorra ci sono sempre state e sempre ci saranno. Dovremo imparare a convivere con queste realtà”.

Oggi il presidente dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) Raffaele Cantone definisce quella legge “criminogena”: son serviti 14 anni di sperpero di denaro pubblico per giungere a questa amara considerazione. Ma la legge era scritta, bastava leggerla.
Si tratta infatti di una legge che ha in sé tutte le possibilità per favorire la corruzione degli appalti e dello svolgimento dei lavori: consente al privato contraente generale (general contractor) di fare dei progetti esecutivi che costano normalmente di più, di non avere nessun vincolo sui tempi di esecuzione, nessun vincolo sulla qualità, perché non essendo responsabile della gestione e non dovendo recuperare assolutamente nulla dalla gestione, sulla qualità, ovviamente, non importa.
La legge obiettivo rende autoimmune l’impresa dal controllo pubblico perché i general contractor possono nominare i loro direttori dei lavori: l’impresa è controllata da uno che viene pagato dalla stessa impresa.

La relazione della Commissione Europea dice che nel solo caso delle opere pubbliche la corruzione è stimata attorno al 40% del valore dell’appalto. Vuol dire che abbiamo pagato mille quello che poteva essere pagato seicento. Inoltre, non sempre sono state fatte opere necessarie, e infatti la Corte dei conti ha scritto nel 2008: “Si stanno facendo opere che servono solo a chi le costruisce perché finiscono in un aumento del debito”.
La spesa complessiva per i lavori finora realizzati ammonta a 78,7 miliardi di euro.

Il costo medio della costruzione dell’alta velocità in Italia è di circa 61 milioni di euro a chilometro, nel resto d’Europa varia dai 6 ai 15 milioni di euro a chilometro. Le caratteristiche morfologiche non giustificano la differenza: la Milano-Novara viaggia su un territorio piano, come la Madrid Siviglia. La MilanoNovara è costata 55 milioni di euro a chilometro, la Madrid-Siviglia 9,8 milioni di euro a chilometro. Poi ci si chiede quale sia l’origine del debito pubblico che soffoca l’Italia…

La legge Obiettivo e il Cipe hanno autorizzato 187 grandi opere, ma dopo lo scandalo Incalza il neo ministro Derio le ha ridotte a 30 tutto questo interesse “strategico” improvvisamente è scomparso…salvando però il fiore all’occhiello del sistema Incalza: l’alta velocità, compresa la Brescia-Verona.
L’inchiesta Incalza della Procura di Firenze parte proprio dalle indagini sull’alta velocità fiorentina in fase di costruzione nel 2013 e grazie all’esposto della consigliere comunale Ornella de Zordo, questo per ricordare ai nostri consiglieri comunali e sindaci che non è vero che non hanno poteri: hanno grandi poteri, se vogliono applicarli. Quell’esposto ha portato oggi alle dimissioni del ministro Lupi e a scoperchiare il gran calderone degli appalti pubblici gonfiati.

Consigliamo la visione della puntata, disponibile in streaming a questo link  per vedere e ascoltare quali danni ha provocato la costruzione dell’alta velocità a Firenze e poi ad Arquata Scrivia per l’altro tratto sotto indagine della Milano-Genova: falde compromesse, case danneggiate dalle vibrazioni delle trivelle, montagne di amianto perforate e istituzioni preposte al controllo del livello di inquinamento che non forniscono i dati che allarmano la popolazione. Tutto ciò potrebbe ripetersi da noi, nei nostri paesi e sul nostro lago di Garda se lo lasceremo fare!

Scarica e leggi i testi della trasmissione

LUPI SI E’ DIMESSO! ORA FERMIAMO IL TAV E IL PIANO CASA – ORE 17:30 PIAZZA LOGGIA

Era stata annunciata, per la data di lunedì 23 marzo, la visita nella nostra città dell’ormai dimesso ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi: il programma prevedeva un incontro a Palazzo Loggia, dove avrebbe incontrato la Giunta comunale per parlare di emergenza casa, per poi spostarsi al Pirellino, dove doveva incontrare i sindaci dei comuni interessati dal passaggio dell’Alta Velocità Brescia-Verona.

Ma dopo i fatti di cronaca degli ultimi giorni riguardo al sistema delle grandi opere, la stampa nazionale e tutti i principali portali web non hanno parlato di altro se non del suo coinvolgimento (e del figlio) nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Firenze. Inchiesta, che per l’ennesima volta, dimostra come le posizioni chiare dei NO TAV nei confronti di questo tema siano sempre più legittime e vere: una storia di gigantesche tangenti, appalti truccati, lievitazione dei costi, mancati controlli, regali e regalini nella migliore delle tradizioni italiane.
Evidentemente non scopriamo nulla di nuovo, ma allo stesso tempo è sempre più evidente il ruolo, del Governo e dell’intera classe politica, di sponda istituzionale per le speculazioni e i profitti di coloro che detengono la maggior parte della ricchezza, lontana anni luce dai bisogni di quella che è invece la maggioranza della popolazione.

Poco importa che oggi lo dica anche la magistratura, il Movimento No Tav lo va dicendo da sempre.
E anche se Lupi si è dimesso, molti nodi dovranno ancora venire al pettine, che dimostreranno sempre più l’illegittimità con cui questa devastante opera continua a essere portata avanti.

Lunedì 23 quindi anche se Lupi non sarà presente, date le ovvie ragioni, noi saremo comunque in Piazza Loggia, sotto l’ufficio del nostro sindaco e chiedendo nuovamente che tutti gli amministratori coinvolti dalla tratta Brescia-Verona prendano una posizione: è giunto il momento di smetterla di sedersi al tavolo della corruzione e del malaffare, svendendosi per due rotonde, un sottopassaggio o un cavalcavia.

Non potete più permettervi di stare zitti, di non prendere una posizione su quanto sta succedendo e non potete più disinteressarvi del passaggio di quest’opera sui vostri territori.

Questo silenzio altrimenti non fa che avvalorare la tesi di quanti hanno sempre temuto che anche i nostri primi cittadini siano parte di questo sistema marcio e corrotto.

Sia comunque ben chiara una cosa: non ci basta sapere che avevamo ragione, adesso dovete abbandonare l’idea di questo catastrofico progetto! Questo è il momento giusto in cui il progetto della folle Brescia-Verona (insieme a tanti altri) torni nel cassetto, prima che sia troppo tardi, prima che sia di nuovo compito dei cittadini difendere ad ogni costo la propria terra da amministratori corrotti, e da una politica che puzza solo di malaffare e criminalità organizzata. E’ questo il tempo di chiudere la partita una volta per tutte e lunedì saremo in piazza a ribadirlo!

Ci troviamo tutti e tutte, rumorosi e ben visibili con cartelloni e bandiere NO TAV, a partire dalle 17:30 in Piazza Loggia a Brescia, insieme a migranti, disoccupati, ambientalisti, studenti e lavoratori per ribadire nuovamente che L’UNICA GRANDE OPERA CHE VOGLIAMO E’ CASA, SALUTE, REDDITO E DIGNITA’ PER TUTTI E TUTTE!

LUNEDì 23 – RIFIUTIAMO IL MINISTRO LUPI E IL TAV! PER UNA SOLA GRANDE OPERA: CASA, SALUTE, REDDITO E DIGNITA’ PER TUTTI E TUTTE!

L’uomo forte del TAV, anche per la tratta Brescia-Verona, Ercole Incalza è stato arrestato in questi giorni con accuse di corruzione, induzione indebita, turbata libertà degli incanti e altre violazioni relative alla pubblica amministrazione. Gli appalti finiti nell’indagine riguardano diverse grandi opere tra le quali la linea Alta velocità Milano-Verona. Indagini che arrivano fin dentro il Ministero delle Infrastrutture, guidato da Maurizio Lupi che, come annunciato dalla stampa locale,  sarà presente a Brescia il prossimo lunedì 23 marzo “per chiudere la conferenza dei servizi” riguardo alla costruzione del lotto Tav in questione.

Curiose coincidenze. E’ bene ricordare che Lupi e Incalza, infatti, sono gli stessi personaggi che lo scorso anno hanno “tirato fuori dal cassetto”, dove giaceva dimenticato da oltre dieci anni, il progetto per il TAV Brescia – Verona, intimidendo i nostri Comuni di aprire cantieri già entro il 2015. Il perche’ di questa curiosa accelerazione oggi è finalmente sotto gli occhi di tutti.
E’ bene non dimenticare inoltre che i nostri sindaci lacustri conoscono personalmente Ercole Incalza, che hanno incontrato svariate volte a Roma negli scorsi mesi, per sottoporre le diverse richieste di mitigazioni e compensazioni alla grande opera. Opera che vorrebbe, secondo i loro piani, trasformare il Basso Garda in un enorme cantiere per i prossimi dieci anni.

Vogliamo a tal proposito rammentare un passaggio dell’intervento che il Coordinamento No Tav Brescia-Verona ha fatto a Desenzano il 21 novembre scorso, durante il Consiglio Comunale aperto: “… A Roma i Sindaci hanno parlato con Ettore Incalza, direttore generale del Ministero delle Infrastrutture. Vorremmo ricordarvi che quest’uomo è più volte inquisito per tangenti e ora entrato nell’inchiesta della costruzione del Tav a Firenze insieme alla Lorenzetti. L’ Opera bresciana inoltre è bene tenere a mente che sarà affidata al consorzio Cepav 2 del quale fa parte la Maltauro finita nell’inchiesta sia per il Mose di Venezia che per Expo’ di Milano. I quattro miliardi di euro in gioco per quest’opera sono una montagna di soldi che fanno gola a tanti e questa è la cosa che più ci preoccupa. Per speculare e accaparrarsi questi soldi saranno purtroppo troppe le persone e le istituzioni disposte a mettere in secondo piano ambiente, salute, economica locale e vite delle persone, per un mero rendiconto economico o peggio di immagine”.

Parole fino ad oggi rimaste inascoltate. Ora, alla luce di queste indagini, chiediamo a gran voce che nessuno dei nostri “Primi Cittadini” abbia la volontà di incontrare il Ministro Lupi lunedì 23 marzo. Anzi, sarebbe onesto verso i propri cittadini, che ne venissero chieste le dimissioni immediate. Dimissioni immediate che dovrebbero essere richieste anche per Ettore Fermi, presidente di Metro Brescia e consulente del Consorzio Cepav 2 (ditta appaltata per i lavori del Tav), che risulta fra i 50 indagati nell’inchiesta su corruzione e tangenti. Noi da parte nostra chiediamo inoltre l’immediata sospensione del progetto Tav della tratta Brescia – Verona oltre all’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulle Grandi Opere.

Un sistema quello delle” Grandi Opere all’italiana” che hanno parassistato parecchie centinaia di miliardi di euro a tutti e tutte noi. Euro che possono essere utilizzati per bonificare un territorio fortemente inquinato come quello di Brescia e provincia, oppure per mettere in sicurezza le scuole dei nostri figli che cadono letteralmente a pezzi o per fronteggiare l’emergenza sociale di una crisi che lascia senza lavoro e senza casa migliaia di persone.

Lunedì scenderemo di nuovo in piazza non solo per contestare il sistema delle Grandi Opere, ma saremo insieme a disoccupati, migranti, studenti, precari, ambientalisti e chiunque decida di voler lottare contro questo sistema, che guarda al mero profitto di pochi, condannando noi tutti e tutte a vivere in un ambiente insalubre e dannoso, privandoci di diritti, salute e dignità. Perché in ogni caso continueremo a ribadire che L’UNICA GRANDE OPERA CHE VOGLIAMO SONO CASA, SALUTE, REDDITO E DIGINITA’ PER TUTTI E TUTTE.

In piazza lunedì saremo presenti anche a ricordare che solo poche settimane fa 47 attivisti No Tav della Val di Susa sono stati condannati a 140 anni complessivi di carcere. Gia’ allora pareva una chiara vendetta di Stato alla legittima Resistenza , ma oggi ancora di piu’, pare una punizione contro chi si oppone a un sistema corrotto e ingiusto.

Per questo lunedi 23 marzo ” accoglieremo” il Ministro Lupi insieme agli altri movimenti sociali che come noi credono ” a un altro mondo possibile ” in Piazza Loggia a partire dalle 14.00 e in seguito davanti al Pirellino in via Dalmazia.

Coordinamento No Tav Brescia – Verona

Aggiornamenti da via Roncadelle: prima via interessata a Brescia dai cantieri per l’alta velocità

Lunedì 21/10/2013 – ore 13:00  Abbiamo appena fatto un sopralluogo in via Roncadelle: dell’inizio dei lavori non c’è ancora traccia, troviamo solo i picchetti e le reti che nei giorni scorsi erano stati messi per evidenziare la parte di terreni espropriati.

Nelle prime foto potete vedere la parte di terreni espropriati alle famiglie di via Roncadelle; i picchetti sono a circa 8 metri dalla casa e le famiglie non sanno ancora ad oggi cosa succederà ai loro terreni e dove e se verrà costruito una barriera per proteggerli dal futuro inquinamento acustico dovuto all’alta velocità. Inoltre non sanno se verranno messe in atto delle misure di tutela della casa e del resto dei terreni durante i mesi di cantiere.

CIMG3106 CIMG3107

CIMG3134 CIMG3131

In queste foto potete vedere invece l’ex campo abitato da una comunità Rom che è stato anch’esso picchettato per segnare il confine di esproprio; qui sono state aggiunte anche delle reti e degli ostacoli di cemento probabilmente per evitare che la comunità Rom potesse tornare nel loro terreno.

CIMG3114 CIMG3115 CIMG3116 CIMG3119 CIMG3120 CIMG3126

A un paio di metri dalle case interessati dagli espropri dei terreni inoltre c’è il cartello che indica i lavori della BRE-BE-MI che sono vicinissimi al prossimo cantiere TAV. Per chi non lo sapesse il tracciato dell’alta velocità a Brescia si inserisce in un contesto territoriale dove esiste una situazione di incredibile concentrazione di infrastrutture: l’esistente ferrovia Mi-Ve, l’autostrada BS-MI e per l’appunto la sopracitata BRE-BE-MI che è costata il triplo di quanto era stato preventivato con una devastazione di 900 ettari di suono agricolo e un “guadagno” in tempo di solo 5 minuti sul percorso Brescia-Milano. Da sottolineare inoltre è l’ennesima l’assurdità di questo progetto che prevede che il flusso dei veicoli si rigetti, in prossimità di Milano, nuovamente sulla rete esistente, congestionandola.

CIMG3109

Vorremo inoltre ricordare a tutti che i lavori in questa parte di tratta sono stati appaltati anche alla ditta Condotte, indagata negli anni scorsi per infiltrazioni mafiose nel sud Italia; questo fatto non ci stupisce dal momento che è risaputo che la costruzione di quest’opera favorisce la crescita dell’intreccio tra partiti-imprenditori-mafie, come d’altronde tutte le grandi opere costruite in Italia.

CIMG3136 CIMG3110

A pochi metri dalle case inoltre sono stati messi dei cartelli che indicano la presenza del cantiere per l’alta velocità, e senza troppe sorprese scopriamo che ovviamente anche qui gli abitanti non sapevano nulla.

CIMG3141 CIMG3103

Vi terremo aggiornati sulla situazione di via Roncadelle in questo articolo.

Mercoledì 23 /10/ 2013 – da un articolo di Bresciaoggi si legge una dichiarazione del sindaco Del Bono “prima di febbraio del 2014 non ci sarà nessun avvio dei lavori”.

Mercoledì 23 /10/ 2013 – ore 8:00

Un escavatore inizia i lavori solo per qualche ora in via Roncadelle, ecco di seguito le immagini.

I lavori di questa mattina consistono in 2 scavi nell’ex campo Rom, e l’aggiunta di ulteriori picchetti nel campo successivo a quello delle famiglie espropriate del loro giardino.

Va inoltre sottolineato come i picchetti non seguano una linea dritta, ma abbiano continue rientranze lungo il tragitto, non permettendo in questo modo agli abitanti e ai proprietari dei terreni di capire come verranno svolti i lavori e quale sia effettivamente la parte di terreno che perderanno dalle loro proprietà.

 

Giovedì 24 /10/ 2013 – ore 15:00

Proseguono gli scavi e i lavori del sondaggio del terreno nei campi limitrofi a via Roncadelle. Questo pomeriggio è stato fatto uno scavo parallelamente alla MI-VE e hanno sondato il terreno con metal detector. Ecco le immagini della giornata.

ore 16:30

Continuano gli scavi.

Lunedì 28 /10 /2013 – ore 8:30

Ieri mattina hanno ricominciato a lavorare e alle 18:30,  tornando a casa un abitante di via Roncadelle, proprietario di uno dei giardini espropriati, ha trovato tutto il suo giardino recintato con la rete arancione, dove erano stati precedentemente messi i picchetti dell’esproprio. Stessa sorte anche per gli altri abitanti della zona limitrofa. I lavori continuano e nessuno informa queste persone! Torniamo a sottolineare con indignazione il fatto che la cittadinanza ancora non sappia la sorte a cui andrà in contro la nostra città!

Lunedì 04 /11 /2013 ore 12:00

I lavori continuano iniziando a devastare seriamente il territorio interessato e non sono state messe in atto misure di tutela adeguate al fatto che a pochi metri ci sono delle abitazioni.

Uno degli abitanti interessati ci riferisce che “la recinzione non è salda ma è di plastica e più che una recinzione è una segnalazione di cantiere, va benissimo in campagna, ma non nei pressi delle abitazioni, è già stata fatta cadere (da ignoti, un paio di notti fa, penetrati nelle proprietà rimaste, probabilmente in cerca di rottame o altro).”

Inoltre ci riferisce che “questa mattina hanno rimosso, con l’escavatore, la pavimentazione di autobloccanti nella parte espropriata, senza aver l’accortezza di tagliarla sul confine d’esproprio, con il risultato che mi hanno rovinato anche la parte in proprietà, rendendola inutilizzabile.”

Inoltre il personale delle varie imprese, nonostante sia stato pregato più volte di non passare dalle loro proprietà per recarsi o allontanarsi dal cantiere, spesso disattende tale preghiera.

Gli abitanti interessati si domandano, visto che il sindaco ha promesso pubblicamente di tutelare e stare vicino ai cittadini riguardo alle problematiche risultanti dai lavori della TAV , a chi potrebbero rivolgersi per essere tutelati. Questo è solo l’inizio dei lavori nella nostra città in una parte relativamente poco problematica, pensate quando si avvicineranno a via Corsica e via Dalmazia e i lavori verranno fatti con le stesse modalità che disastri che verranno a creare. E i cittadini non sanno ancora nulla, o fingono di non sapere per non pensarci.

Lunedì 27 /01 /2014 ore 15:00

Dopo un lungo periodo in cui non stati fatti lavori , è da qualche giorno che un’escavatore cingolato sta lavorando nel campo a ovest dell’area che era di proprietà della comunità Rom. Da alcuni giorni hanno portato alcuni mezzi: stanno infatti sistemando il piazzale che useranno per baracche e uffici (dove una struttura è già stata posizionata) e parcheggio mezzi, in via Roncadelle a nord della Mi-Ve.

In silenzio e fingendo il nulla continuano quindi i lavori di ingresso dell’alta velocità a Brescia. Le amministrazioni continuano a negare alla cittadinanza le informazioni a riguardo di quest’opera, ai lavori, ai disagi e alle precauzioni che dovrebbero prendere per la nostra salute e per chi abita o ha attività a ridosso dei cantieri.

Italferr sta ritardando inoltre i pagamenti degli indennizzi di terreni e delle proprietà espropriate.

 

L’ennesimo vertice, le solite cose: “La Tav è prioritaria”. Andatelo a dire in Sardegna!

E così è andato in scena l’ennesimo teatrino bilaterale tra Italia e Francia, che qui da noi è giusto servito per dire “La Tav si conferma prioritaria”. Mentre si seppelliscono le vittime delle politiche dei vari governi che hanno detto la stessa frase a discapito delle vere grandi opere di cui il Paese ha bisogno, Letta e Hollande stringono mani e lanciano sorrisi qua e là.

“La Tav è prioritaria” è il ritornello che cantano tutti i quotidiani italiani di oggi (accompagnato da scontri e assalti dei notav, ma ci arriviamo dopo), tutti soddisfatti, impegno ribadito, la Francia c’è e via discorrendo. Infatti è così prioritaria che nelle 26 pagine dell’accordo sottoscritto dai due premier merita ben mezza paginetta dove impegna i due stati ha chiedere la certezza del finanziamento europeo. (qui in pdf Vertice Italia-Francia 20.112.2013 Dichiarazione congiunta it)

Insomma è prioritario farsi dare i soldi per tenere in piedi una cosa che ha sempre meno senso, è sempre meno utile, ma in qualche modo è prioritaria. Ci sarebbe piaciuto vedere i due, o anche solo Letta vista la competenza territoriale, dirlo ai malati di Sla che protestavano in maniera eclatante dal mattino sotto i palazzi blindati, che nessuno voleva ricevere.

Ci sarebbe piaciuto che il vertice si fosse tenuto in Sardegna, e dopo le lacrime da coccodrillo versate, vedere il premier dire, di fronte all’ennesima tragedia annunciata per l’incuria e la speculazione sul territorio, al popolo sardo “La Tav è prioritaria”.

Chiaro questo non è avvenuto e non avverrà e quindi è toccato ai notav e ai movimenti che si battono per il diritto all’abitare portare le ragioni di molti, il più vicino possibile ai luoghi dove vengono decise queste priorità.

Allo scorso vertice a Lyon, il 3 dicembre dell’anno scorso, ci avevano chiuso in un recinto con grate e forze speciali, questa volta, essendo in Italia, polizia e carabinieri hanno provato a fare la stessa cosa in Campo dei Fiori. Ma la vitalità dei movimenti c’è e la manifestazione ha provato a muoversi e prendere d’assedio l’ennesimo palazzo. Cariche e manganelli come al solito e poi tutto oggi si riduce ad “assalto alla sede del Pd”, che tradotto per noi comuni mortali significa “danneggiata l’insegna della sede del Pd”.

Perè lo sappiamo, come per “La Tav è prioritaria”, ‘”l’assalto alla sede del Pd” è un buon titolo che merita il cazziatone di Mentana in diretta e fa sembrare Cuperlo un uomo di sinistra vivo e vegeto.

Del resto anche qui è una questione di priorità, il Pd è il partito dell’alta velocità, socio in affari della Cmc, quello che in Piemonte chiede manette e militari e da ieri è quello che si è palesato come l’amico dei poteri forti, che in un colpo solo salva Cancellieri e Ligresti per non far torti a nessuno.

Ma questa è cronaca reale, così come lo è la sempre più crescente consapevolezza che le priorità in questo Paese sono decise da chi deve fare favori ai suoi amici e preferisce salvare un Ligresti piuttosto che altro.

Piangeremo la targhetta della sede del Pd anche noi, ma intanto continueremo a batterci perchè diventino prioritarie le uniche grandi opere di cui abbiamo bisogno: sicurezza e cura del territorio, casa e reddito per tutti!

 

Articolo tratto dahttp://www.notav.info

Via Roncadelle – Da domani l’ingresso dei cantieri TAV a Brescia!

Condividiamo la lettera che Valentina, componente del gruppo No Tav Brescia, ha scritto oggi a tutti i quotidiani locali per informare la cittadinanza dell’inizio dei lavori della TAV a Brescia.
Ovviamente nessuno sapeva niente, ma come stupirsi date le modalità che hanno avuto negli ultimi anni a proposito di questa “grande opera”.
Mi chiamo Valentina e sono una dei “famosi” espropriati delle case di Via Toscana dal passaggio del Tav (Lotto Treviglio-Brescia).
Le vicende legate alla mia casa sono ormai note a tutta la cittadinanza, mentre mi rendo conto che è molto meno conosciuto il destino di altri nostri concittadini.
Domani mattina, lunedì 21 ottobre 2013, inizieranno i lavori di sgombero e presa di possesso di alcuni terreni in Via Roncadelle.
Forse molti non sanno che parte di questi terreni-giardini sono di proprietà di due famiglie bresciane e si trovano a ridosso delle loro case.
I trattamenti ricevuti da queste famiglie sono stati i medesimi degli abitanti di Via Toscana, come del Villaggio Violino.
La scoperta a meno di un anno dall’inizio dei lavori dell’esproprio del proprio bene (vorrei ricordare che io l’ho scoperto leggendo per caso il giornale!), il non sapere esattamente cosa accadrà, il non conoscere le tempistiche di esecuzione e soprattutto le condizioni di vita dopo i lavori.
Gli abitanti di Via Roncadelle hanno saputo solamente settimana scorsa dell’inizio del cantiere presso le loro case, tramite telefonata della ditta appaltatrice dei lavori Condotte, che intimava loro di sgomberare i beni sui terreni.
Non sanno nemmeno cosa accadrà di fronte alle loro casa, distante appena 8 metri dalla linea di confine dei lavori. La non informazione regna sovrana a Brescia!
Mi chiedo, cosa deve fare un comune cittadino per tutelarsi e conoscere il proprio destino di vita? Le istituzioni nazionali come Italferr non informano, bensì decretano prepotentemente cosa va espropriato. Il loro sito internet di riferimento è per di più un complicatissimi insieme di pensantissime, e poco comprensibili ai più, mappe cifrate da scaricare.
Le istituzioni locali che dovrebbero prendersi carico dei propri cittadini sono assenti o peggio capaci solo di promesse.
Ricordo a tutti che la Tav passerà per Brescia esclusivamente per volere del nostro ex sindaco Corsini, perché i progetti erano ben diversi originariamente. Ex sindaco Corsini, amico di partito della Lorenzetti, presidente/ex presidente di Italferr, il quale durante un incontro privato, non fu nemmeno in grado di spiegarmi esattamente che benefici concreti porterà a Brescia il Tav dal momento che abbiamo già la BreBeMi in costruzione e la nostra attuale linea ferroviaria supporta già l’alta velocità delle Frecce, se non parlarmi di “prestigio” arrecato alla città.
Ricordo che sia l’ex sindaco Paroli che recentemente il sindaco Del Bono avevano promesso di informare adeguatamente la cittadinanza.
Eppure i mesi sono passati, i lavori da domani entreranno prepotentemente a Brescia, colpiscono i cittadini e non se ne parla.
E’ cosi difficile spiegare cosa esattamente accadrà, informare ad uno ad uno tutti i cittadini coinvolti tempestivamente?
A chi bisogna chiedere per sapere quando, quanto e come saranno questi cantieri per Brescia? Quando il Tav uscirà da Brescia per ricongiungersi a Verona, chi e in che modo sarà coinvolto?
Ci sarà un altro “caso” come Via Toscana?
Sono stufa di sentire Primi Cittadini rispondermi che nemmeno loro sanno.
Perché è questa la risposta che mi hanno fornito in questi mesi. E’ mai possibile mi chiedo?
Io una risposta me la sono data. E’ SCOMODO INFORMARE PERCHE’ CREA MALCONTENTO. Crea mal contento a chi non avrà più casa sua, a chi non avrà più terreni o giardini, a chi avrà un muro di 8 metri davanti le finestre, a chi subirà mesi di cantiere con polveri e rumore ogni giorno della settimana, a chi si troverà periodicamente strade chiuse come Via Corsica o Via Dalmazia con disagi al traffico e ai commercianti. E il malcontento fa paura perché i cittadini bresciani non hanno richiesto quest’opera, e la Val Susa non è poi cosi distante da Brescia!
Valentina (No Tav Brescia)

#12 ottobre in difesa dei territori!

«Azione informativa» ieri alle 13 in stazione da parte del comitato No Tav bresciano, nella giornata inaugurale della Settimana di mobilitazione nazionale in difesa dei territori che sabato 19 sfocerà in un corteo a Roma.

La prossima settimana convergeranno nella capitale i movimenti impegnati nelle lotte «per il diritto all’abitare e al reddito, contro la devastazione dei territori e contro le nocività».

 

Anche a Brescia si sta preparando la partecipazione e l’azione di ieri in stazione serviva proprio a diffondere l’informazione con un volantinaggio ai pendolari e ai viaggiatori «per renderli consapevoli delle scelte politiche che li riguardano di persona, attuate dagli ultimi governi», come spiega il comunicato diffuso dai dimostranti.

NO ALLA TAV da un lato, ma sì al trasporto ferroviario «utile» dall’altro: «Mentre si finanzia l’Alta Velocità sia sulle tratte esistenti sia sulle nuove, il servizio ferroviario reale per la stragrande maggioranza degli utenti peggiora ogni giorno di più con la soppressione frequente di corse, aumento dei costi, assistenza clienti confusa o inesistente e mille altre sorprese che Trenitalia offre quotidianamente», accusa il comunicato distribuito in centinaia di copie in stazione.

«Recentemente è arrivata la notizia della soppressione di 8 treni regionali veloci Milano-Venezia per il venir meno dei 5 milioni di euro di finanziamento che la Regione Veneto elargiva – aggiunge la nota -. Tutto questo mentre vengono spesi 2 miliardi di euro di soldi pubblici per costruire la tratta Treviglio-Brescia, i cui cantieri sono ormai alle porte della città. Non solo: un’altra pioggia di miliardi verrà spesa per la progettazione e realizzazione della tratta che collegherà la città a Verona, andando a devastare l’anfiteatro morenico del Basso Garda».

 

Secondo i No Tav, il tracciato dell’Alta velocità a Brescia si inserisce in un contesto territoriale già segnato da «un’incredibile concentrazione di infrastrutture» e rappresenta «un ulteriore elemento di consumo di suolo e devastazione del territorio. Ma lo scandalo di questa grande e inutile opera non finisce qui – sostengono -, perché la stessa ditta che ha in mano l’appalto per la realizzazione della tratta. l’Italferr, si è vista decapitare il vertice a seguito di indagini su alcune ditte che lavorano all’interno del cantiere Tav a Firenze».

PER CONTINUARE la protesta gli attivisti hanno dato appuntamento per sabato prossimo a Roma: «Saremo là per assediare i palazzi del potere, contro la mancanza di casa e lavoro, l’assenza di adeguate strutture sanitarie, l’impoverimento della scuola, le politiche razziste, il saccheggio e la devastazione dei territori, le installazioni e gli investimenti militari e la realizzazione di grandi opere inutili».

Ecco il volantino informativo distribuito in stazione nella giornata di ieri:

Vi aspettiamo numerosi per le strade di Roma il 19 Ottobre!

 

Articolo tratto da: bresciaoggi.it

Contro le mafie, contro il Terzo Valico

A seguito di alcuni episodi “singolari” verificatisi nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla messa in onda della puntata di “Presa Diretta” che si è occupata anche di terzo valico, il Comitato No Tav Terzo Valico Tortona rende noto che alcuni suoi attivisti hanno ricevuto  diverse “strane ” telefonate…e fin qui si potrebbe pensare a qualche buontempone (non mancano in città)…non lo si può più pensare, invece, di fronte al tentativo concreto di forzare la porta dell’abitazione di uno dei nostri attivisti: tentativo non portato a termine, non si sa se per scelta o per altri motivi.

Non lo si può più pensare, quando si sa benissimo che il clima in città, e nella zona della frazione interessata (Rivalta Scrivia) è un clima di intimidazione ed omertà.

Alcuni residenti ci hanno raccontato di strani traffici notturni, di camion che vanno e vengono, e fanno rumore e movimento a tutte le ore della notte.

Queste persone hanno chiesto spiegazioni e si sono lamentate dapprima coi vigili (che ci dicono non essere intervenuti), poi direttamente con chi lavora sul posto, ed hanno ricevuto in cambio intimidazioni e minacce.

Non sappiamo – ancora – quanto tutto questo sia direttamente collegabile con i lavori e le ditte del terzo valico, ma sappiamo bene che anche nel nostro territorio, come dimostrano recenti fatti di cronaca, operano clan della ‘ndrangheta e della mafia e che fra le imprese a cui sono affidate le opere propedeutiche  ce ne sono alcune inquisite per reati quali truffa aggravata ai danni dallo Stato perché avrebbero messo in piedi un meccanismo di false fatturazioni ottenendo dalla regione dei finanziamenti mentre giravano poi i lavori da eseguire ad una ditta priva di certificazioni (la Co.Ge.Fa. di Torino che è stata implicata in altri scandali in Regione, sempre relativi alla corruzione, anche insieme al gruppo Gavio, come nel caso dei lavori per la variante di Tortona).

Sappiamo che silenzio ed omertà sono il terreno  indispensabile ai signori dei clan, e proprio per questo respingiamo al mittente qualsiasi tentativo di intimidazione!

Andiamo avanti, sereni ma determinati perché sappiamo che l’intero Movimento No Tav Terzo Valico è con noi e perchè silenzio e omertà non appartengono alle donne ed agli uomini di questa terra. Non siamo nè saremo mai complici!

Comitato No Tav Terzo Valico Tortona

 

Articolo tratto da: http://www.notavterzovalico.info

Lavori in corso – Servizio di Presa Diretta

Ferrovie, strade, porti, vi mostriamo quanto c’è ancora da fare per modernizzare le nostre infrastrutture e i mille cantieri che si potrebbero aprire per dare lavoro a centinaia di migliaia di persone. Mentre il “cantiere Italia” non riesce a decollare, le grandi opere rischiano di trasformarsi in grandi sprechi di denaro pubblico. PRESADIRETTA vi racconta l’ultima inchiesta aperta dalla Procura di Firenze sul cantiere dell’alta velocità di Firenze, quella che ha portato agli arresti domiciliari l’ex governatrice della Regione Umbria Lorenzetti e un gruppo di dirigenti pubblici. Vi raccontiamo il disastro dei collegamenti ferroviari del sud Italia, stazioni abbandonate, treni soppressi, linee tagliate. Un pezzo del nostro paese staccato dal resto del mondo. E quanto paghiamo per questo ritardo? Pensate che c’è chi ha stimato in 92 miliardi di euro il costo dei 700 chilometri di ferrovie convenzionali non costruite. PRESADIRETTA vi porta sulla Salerno – Reggio Calabria, l’autostrada degli eterni cantieri. E’ stato il più grande affare per le cosche della ndrangheta. Non c’è un solo chilometro che non sia entrato in un inchiesta della magistratura. Testimonianze esclusive, intercettazioni e retroscena dell’operazione “Alba di Scilla”. L’ultimo tratto della Salerno Reggio Calabria doveva essere ultimato alla fine dello scorso anno e invece, dopo una spesa di 12 miliardi e mezzo di euro, mancano ancora 58 chilometri. Ma i soldi sono finiti. Siamo andati a vedere come lavorano i più grandi porti italiani e quelli del nord Europa. PRESADIRETTA ha scoperto che 1 milione e 240mila tonnellate di merce, destinate all’Italia, passano per il porto di Anversa, in Belgio, invece che attraverso i porti italiani. Quanta ricchezza perdiamo ogni anno per colpa della disorganizzazione e per l’eccesso di burocrazia che strangola il porto di Genova? Un’immensa ricchezza che se ne va altrove.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-44110737-9255-4a41-b0ef-f764d4e8a619.html

Una Tav a forte infiltrazione

L’inchiesta sul tratto dell’Alta Velocità in Toscana, conferma l’intreccio di interessi sporchi su questa grande opera. Imprenditori legati alla camorra, coop “rosse”, dirigenti ministeriali, esponenti delle amministrazioni locali. No Tav per fare pulizia.
NO-TAV_NO-MAFIA
I carabinieri del Ros hanno perquisito la sede della Nodavia, la società che ha vinto la gara d’appalto per la realizzazione del passante fiorentino della TAV, ed hanno acquisito documentazione in almeno 25 sedi in tutta Italia, ponendo sotto sequestro la grande trivella”Monnalisa”, utilizzata per realizzare il sottoattraversamento della città. I reati contestati sono, a vario titolo, associazione a delinquere, corruzione, truffa, frode nelle pubbliche forniture, traffico illecito di rifiuti, violazione delle norme paesaggistiche e abuso d’ufficio L’indagine, partita nel 2010 grazie ad alcuni accertamenti svolti dal personale del Corpo forestale dello Stato, ha fatto “emergere un consistente traffico di rifiuti speciali, smaltiti illegalmente, nonché la truffa ai danni della Rete Ferroviaria Italiana, per cui si configura anche l’ipotesi di infiltrazioni mafiose. Si tratta di rifiuti- si legge ancora nella nota – derivanti dalle perforazioni avvenute sullo snodo dei lavori dell’alta velocità nei pressi di Firenze, nel tratto interessato dagli interventi infrastrutturali previsti per la realizzazione della linea Alta Velocità/Alta Capacità Milano-Napoli. Migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state smaltite abusivamente”. Ben 31 persone sono finite indagate in questa inchiesta, tra questi dei nomi non certo sconosciuti alle cronache.Ecco l’elenco delle persone che figurano indagate nell’inchiesta sui tunnel della Tav a Firenze:

– Stefano Bacci, pratese, 48 anni.

– Gualtiero Bellomo, palermitano, 54 anni. E’ funzionario della commisione ministeriale per l’impatto ambientale.

– Oliviero Bencini, fiorentino, 73 anni, legale rappresentante della Ecogest srl

– Mareno Bencini, Barberino del Mugello, 72 anni, dirigente Ecogest

– Renato Bianco, veneziano, 64 anni, dirigente Rfi (Rete ferroviaria italiana)

– Francesco Bocchimuzzo, torinese, 62 anni, dirigente Rfi

– Marco Bonistalli, romano, 61 anni, dirigente di Coopsette

– Paolo Bolondi, Reggio Emilia, 50 anni, dirigente Coopsette

– Maurizio Brioni, Reggio Emilia, 66 anni, resposabile relazioni istituzionali Coopsette

– Aristodemo Busillo, Salerno, 42 anni, dirigente Seli e presidente Innotek

– Renato Casale, pugliese, residente a Bologna, 63 anni, dirigente Italferr

– Piero Calandra, romano, 75 anni, dell’autorità di vigilanza contratti pubblici

– Alessandro Coletta, residente  a Roma, 79 anni

– Rosaria Ferro, fiorentina, 43 anni, funzionaria Italferr

– Matteo Forlani, Parma, 37 anni, dirigente Coopsette

– David Giorgetti, firentino, 38 anni

– Pietro Giuseppe Remo Grandori, romano, 52 anni, dirigente Seli

– Claudio Lanzafame, Reggio Emilia, 44 anni, tecnico Coopsette

– Alfio Lombardi, Mantova, 49 anni, dirigente Coopsette

– Valerio Lombardi, romano, 62 anni, dirigente Italferr

– Maria Rita Lorenzetti, Foligno, 59 anni, presidente Italferr, ex governatore Umbria

– Giuseppe Mele, romano, 49 anni, architetto, lavora al ministero

– Gianluca Morandini, fiorentino, 50 anni, supervisore lavori per Italferr

– Lorenza Ponzone, romana, 48 anni, funzionario autorità vigilanza appalti pubblici

– Furio Saraceno, residente a Rapallo, 49 anni, dirigente Nodavia

– Franco Barbarito, Figline Valdarno, 39 anni, dirigente Varvarito

– Lazzaro Ventrone, casertano, 43 anni, dirigente Veca Sud

– Dario Vizzino, fiorentino, 45 anni, dipendente Seli

– Riccardo Guagliata, ferrarese, 36 anni, dirigente Nodavia

– Domenico Carizia, Reggio Emilia, 57 anni, tecnico Nodavia

– Ercole Incalza, romano, 69 anni, ingegnere del ministero

Nella lista degli indagati spiccano alcuni nomi. Il primo è Lazzaro Ventrone e della società – la Veca Sud – di cui è dirigente. L’azienda è giù finita nei guai giudiziari nel 2006 e nel 2010. I suoi camion trasportavano quotidianamente fino a Brescia le ceneri tossiche prodotte dall’inceneritore di Acerra. Centinaia di viaggi con destinazione gli impianti lombardi specializzati nel trattamento delle scorie nocive. E al ritorno, per incrementare le diarie pagate dallo Stato, riempivano le cisterne di mais da destinare ad alcune aziende meridionali di trasformazione in mangime per gli allevamenti bovini. Ed è così che centinaia di tonnellate di sfarinati contaminati da metalli pesanti hanno alimentato gli allevamenti campani finendo sulla tavola dei consumatori di carne e prodotti caseari. Il traffico illegale era stato scoperto dai carabinieri del Nas di Brescia. Ad essere denunciati sono stati ben 21 autisti della «Veca Sud» di Maddaloni, la ditta incaricata dal commissariato di governo dalla primavera dell’anno scorso di trasportare le ceneri prodotte dai rifiuti bruciati nell’inceneritore di Acerra. Una società che già nel 2006 era finita nel mirino della magistratura lombarda. All’epoca il suo dirigente Lazzaro Ventrone fu condannato insieme ad altre 8 persone dal tribunale di Milano a due anni di reclusione per traffico illecito di rifiuti parte dei quali provenienti proprio dall’emergenza rifiuti in Campania.

C’ è poi il sig. Ercole Incalza che nel febbraio 1998, quando era amministratore delegato della Tav, fu arrestato dai magistrati di Perugia. L’inchiesta era quella sugli appalti delle Ferrovie che portò in carcere anche l’allora presidente Lorenzo Necci e il finanziere Francesco Pacini Battaglia. Incalza è stato anche stretto colaboratore nei governi di centro-destra prima del ministro alle in Infrastrutture Matteoli e poi di Lunardi. Nel 2004 fu al centro di una vicenda per un finanziamento di 520mila euro ottenuto con il “solito metodo”, cioè assegni da diecimila euro ciascuno per comprare un appartamente di lusso a Roma in via Emanuele Gianturco, nella prestigiosa zona Flaminia. Il contante veniva trasformato in assegni nella filiale “Deutsche Bank” di Roma centro. Il problema era che il prezzo reale di vendita – 900 mila euro – era ben diverso quello dichiarato: 390 mila euro. Il “nero“, risultava “coperto” dal famoso imprenditore Anemone coinvolto nelle indagini sulla cricca del G 8 e degli appalti della Protezione Civile. Il “chiaro” (saldato in due tranche da 150 e 240 mila euro) era stato saldato dall’acquirente: Alberto Donati, 52 anni, “dirigente”, e genero di Ercole Incalza.

Infine c’è la ex presidente della Regione Umbria (Pd), Maria Rita Lorenzetti, oggi presidente della Italfer, la quale in una dichiarazione rilasciata all’Ansa ribadisce “la propria totale estraneità a tutti i fatti ipotizzati nei suoi confronti”. Secondo l’’accusa, “Maria Rita Lorenzetti, quale presidente di Italferr” nell’ambito dell’appalto sul nodo fiorentino della Tav, avrebbe operato “mettendo a disposizione le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti grazie ai quali era in grado di promettere utilità ai pubblici ufficiali avvicinati, nell’interesse e a vantaggio della controparte Novadia e Coopsette, da cui poi pretendeva favori per il marito nell’ambito della ricostruzione dell’Emilia”. Le due società, Novadia e Coopsette si erano poi aggiudicate effettivamente l’appalto.

Si conferma così che la TAV continua a rivelarsi un intreccio di interessi molto spesso, sempre più spesso, illeciti e una costosissima ed inutile opera. I costi del tratto fiorentino infatti sono già lievitati dai 500 previsti a 900 milioni di euro. A carico delle casse pubbliche che per essere rimpinguate magari chiuderanno un reparto ospedaliero o licenzieranno decine di lavoratori precari. I No Tav hanno ragioni da vendere, chi li attacca dovrebbe vergognarsi.