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BASTA BUGIE SUL TAV, QUEST’OPERA VA FERMATA: RISPOSTA ALLE DICHIARAZIONI DEGLI ULTIMI GIORNI

L’Amministratore Delegato e Dirigente di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) Maurizio Gentile è stato costretto a farsi intervistare sul Corriere di Verona e sul Corriere Brescia per smentire le esternazioni a ruota libera del Sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, che aveva orgogliosamente annunciato agli industriali del settore “movimento terra”, per la realizzazione del TAV Brescia – Verona tempi e costi molto inferiori a quelli prospettati dal progetto.

L’intervista ha quindi rimesso a posto i tempi di realizzazione (che erano quelli pubblicati sugli atti ufficiali del TAV) mentre sui costi siamo ancora un po’ ballerini.

Vorremmo dire la nostra su alcune questioni che ci sembrano non secondarie:

  • inizio lavori: Gentile ipotizza una rapida approvazione del progetto da parte del CIPE e l’inizio lavori entro giugno. Ci permettiamo di dubitare, anzi, accettiamo scommesse che questo è l’ennesimo annuncio sull’imminente apertura dei cantieri, destinato a essere smentito con il passare dei giorni: è già successo tante volte. Ricordiamo che già il Ministro delle Infrastrutture Delrio aveva ipotizzato l’approvazione del progetto entro dicembre 2016, rinnovando le promesse già fatte dal suo precedessore Maurizio Lupi, che, come fosse una questione di massima urgenza un’opera ferma da vent’anni, intendeva tagliare il nastro dell’inaugurazione dei lavori prima del Natale 2014. E la necessità di un ulteriore ritardo, che faremo di tutto per rendere uno stop definitivo, la troviamo palesemente motivata nel documento del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che ha fatto osservazioni di non poco conto: ha chiesto che IL PROGETTO VENGA RIFATTO perché ha carenze tali dal punto di vista tecnico da non stare in piedi. Gentile sostiene che le “correzioni” saranno fatte in sede di progetto esecutivo, ma arrivare solo a cantieri aperti a decidere come su come sarà realizzata l’opera completa è una vera atrocità dal punto di vista procedurale e una sottovalutazione delle carenze del progetto. Faciloneria giustificata da Gentile dicendo “per non rifare tutto da capo”.

  • laghetto e santuario del Frassino a Peschiera, area archeologica del Lavagnone a Desenzano: prendiamo atto che anche Rfi valuta il progetto carente sulla tutela di siti tutelati dall’UNESCO. Noi vogliamo sapere prima dell’approvazione cosa intendono fare visto che il General Contractor CEPAV 2 sosteneva, come riportato nella VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) del 2003, che il laghetto avrebbe visto una ricarica idrica ridotta del 15-20%. Tale da comprometterne l’esistenza nel giro di qualche anno. Condividiamo ovviamente anche le forti preoccupazioni esposte dai frati del Frassino, che come noi non si fidano delle promesse non certificate di lorsignori. Non crediamo proprio che il progetto si possa modificare in modo tale da annullare, o quantomeno ridurre al minimo i danni ambientali che sicuramente causerà: un’altra favola che viene raccontata.

  • Lavori realizzati per lotti costruttivi: si prosegue con la logica aberrante della famigerata “Legge Obiettivo”, definita da Raffaele Cantone “crimogena”. Ma non doveva essere superata, in nome della lotta alla corruzione, allo sperpero, e per la trasparenza e la partecipazione dei cittadini? Dove sono finiti questi bei principi? Solo dichiarazioni disattese nei fatti? Sappiamo bene che le opere realizzate con questo sistema non garantiscono certezza, dei tempi di realizzazione e dei costi.

  • potenziamento della linea esistente e traffico merci: Gentile è molto preoccupato che ipotesi di potenziamento della linea in alternativa al TAV prendano sempre più campo. Eppure è la stessa soluzione concordata con sindaci del Carso e Regione Friuli per la Mestre – Trieste. Le colline moreniche del Garda valgono meno del Carso? La linea esistente ha ancora una capacità residua di 110 treni/giorno circa. Perché non sfruttiamo questa e intanto non la potenziamo tecnologicamente? E poi facciamola finita con la favola dell’Alta Capacità: sulle linee veloci NON è possibile far viaggiare i treni merci. I vagoni merci sono troppo pesanti e lenti e provocherebbero seri problemi ai treni passeggeri veloci, con cui dovrebbero condividere i binari. L’alimentazione a 25 kvolt a corrente alternata delle linee ferroviarie ad alta velocità è incompatibile per i locomotori merci in circolazione alimentati a 3 kvolt in corrente continua. Ricordiamo che, oltretutto, secondo alcuni studi, le linee elettriche alimentate a corrente alternata sono un potenziale rischio per la salute umana, in particolare dei bambini, dato che generano forti campi elettromagnetici. Quante persone dovranno vivere accanto alla nuova ferrovia?

    Caduto il mito del “corridoio europeo” Lisbona – Kiev, a cui non crede più nessuno, ora la nuova giustificazione del Tav è che l’Europa ci impone entro il 2030 di portare il 30% del traffico merci su ferro. Non si dice che si continua comunque a progettare e costruire autostrade.

Auguriamoci che i dirigenti delle Ferrovie, Gentile in prima fila come Amministratore Delegato, smettano di essere costretti al defatigante compito di correggere estemporanee dichiarazioni di esponenti politici (in passato era toccato ai Ministri Lupi e Delrio) che non sanno di cosa parlano, tanto da essere smentiti dai comitati nel giro di due giorni, ma lo fanno con grande sicurezza, solamente per compiacere gli interessi di pochi.

Noi continuiamo a portare avanti la nostra posizione completamente contraria al sistema delle Grandi Opere. In questa Italia in sofferenza per la crisi economica, le emergenze ambientali, il recente terremoto, non possiamo e non vogliamo più tollerare simili follie – ogni giorno che passa sempre più difficili da giustificare e realizzare per chi le propone – perchè venga messa definitivamente una pietra sopra questo inutile e dannoso progetto chiamato TAV.

Il TAV Brescia-Verona in 3 anni? E’ uno scherzo di carnevale…

Il carnevale è arrivato. A Verona, in fiera, il 22 febbraio, all’inaugurazione della 30ª edizione di Samoter, salone internazionale delle macchine movimento terra, da cantiere e per l’edilizia, è andata in scena una grande carnevalata con protagonista non il “papà del gnoco” ma il sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro che si è divertito a scherzare con i non disinteressati ascoltatori e con gli organi di informazione presenti.

Per dire così tante balle e fesserie in un colpo solo, il sottosegretario si è evidentemente fatto trasportare dal clima carnevalesco.

Ha sicuramente scherzato quando ha detto che i lavori si potrebbero finire in 36 mesi, prendendosi la libertà di diminuire i tempi previsti nella valutazione di impatto ambientale approvata dalla commissione ministeriale, dove il cronoprogramma (già molto ottimistico) prevede una durata di 89 mesi ovvero: 7 anni e 4 mesi.

Inoltre come evidenziato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici lo scorso dicembre, e messo nero su bianco in un lungo rapporto, l’opera presenta gravi carenze progettuali e “si basa sulla normativa tecnica risalente al 1988 e superata fin dal 2005” ed il progetto “deve essere rivisto, modificato e integrato/adeguato nel rispetto delle aggiornate e vigenti nuove norme tecniche per le costruzioni”. “Non viene fatto alcun riferimento alla recente zonizzazione sismica del territorio, con non trascurabili effetti sulla sicurezza”.

Ma questo non interessa né al Ministero dei Trasporti e Infrastrutture, né all’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile, che allegramente dichiara alla stampa che ciò non costituisce un impedimento, e non rallenterà minimamente la progettazione e la realizzazione dell’Alta Velocità Brescia-Verona.

Se non fossimo a carnevale il governo si preoccuperebbe di far rispettare le norme che tutti i normali cittadini devono rispettare, quando devono costruirsi la casa, anche ai progettisti del TAV. Così si eviterebbero rischi inutili a chi ipoteticamente dovrà realizzare l’ opera ed a chi (teoricamente) dovrà utilizzarla in futuro.

Altro scherzo è quello relativo al costo dell’opera che secondo il sottosegretario è di solo 1,5 miliardi di euro. Il rappresentante del governo non può non sapere che nel SILOS (Sistema Informativo Legge Opere Strategiche) della camera dei deputati (visibile QUI): è riportato il costo della linea TAV Brescia-Verona che è di 3,954 miliardi di euro, con disponibili solo 2,268 miliardi quindi con la necessità di trovare altri 1,686 miliardi di euro.

Se anche il CIPE desse il via libera il mese prossimo, come annunciato dal Sottosegretario, il progetto dovrà passare l’esame della corte dei conti, poi dovrà essere redatto il progetto esecutivo, quindi tecnicamente i lavori non potrebbero iniziare comunque prima di un anno.

Senza dimenticare il ricorso presentato al TAR del Lazio da una sessantina di ricorrenti che evidenzia le innumerevoli carenze presenti nel progetto e il mancato rispetto di molte norme di legge, e che è stato discusso nell’udienza del 9 gennaio scorso, e di cui siamo in attesa della sentenza.

L’ultima chicca carnevalesca è che il TAV ora serve per collegare Verona a Torino quando fino a ieri ce lo hanno venduto come un’irrinunciabile progetto europeo che dovrebbe collegare Lisbona a Kiev. Ora diventa un collegamento metropolitano tra due città a circa 300 km di distanza… il sottosegretario dimentica di ricordare che questo ipotetico corridoio europeo, nel tratto da Padova a Trieste, prevede semplicemente il potenziamento della linea esistente e non la costruzione di nuovi binari, e che oltre il confine italiano non è previsto niente neanche un collegamento ferroviario “tradizionale”.

Quindi invitiamo il sottosegretario a non farsi incantare dal carnevale della bella città di Verona e a fare penitenza, anche prima del mercoledì delle ceneri, così gli scherzi saranno finiti e potrà finalmente dirci la verità su un’opera inutile e devastante per l’ambiente, che serve solo a chi la progetta e la costruisce, ma che verrà pagata a carissimo prezzo (80 milioni di euro al chilometro) da tutti.