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Basta perdere tempo: IL TAV VA FERMATO – Comunicato stampa del 26.5.2018 e presentazione diffide ed esposti

In quest’ultimo mese la questione Tav è tornata prepotentemente a riempire le cronache dei quotidiani. L’incertezza politica nazionale e le elezioni locali hanno spinto gli amministratori a rilasciare continue dichiarazioni pro o contro l’opera.

Dichiarazioni che per la città di Brescia hanno un peso politico elettorale particolare.
Esattamente una settimana fa infatti, il bresciano Amministratore Delegato di FS Renato Mazzoncini, in occasione dell’ennesima inaugurazione di un nuovo tassello del rifacimento della stazione di Brescia, ha ribadito e dato per certo che “…la partita dell’alta velocità secondo Ferrovie è comunque una questione considerata chiusa” e che il contratto con Cepav2, ultimo tassello dell’iter procedurale, “…si può ritenere praticamente firmato”. Dai quotidiani locali apprendiamo sempre tramite le dichiarazioni di Mazzoncini che “…la firma definitiva è questione di giorni, ma loro (Cepav2) sono già partiti” e che i lavori non saranno impattanti per la città di Brescia.

Per l’ennesima volta, dal febbraio 2016, ciclicamente si annuncia l’apertura di un cantiere della Brescia-Verona. Queste dichiarazioni propagandistiche, oltre a non trovare alcun riscontro nei fatti, pongono una serie di interrogativi che Mazzoncini non prende minimamente in considerazione.

Primo tra tutti la grave situazione economica e giudiziaria in cui Condotte d’Acqua S.p.A. (consorzio di Cepav2 per il 12%) verte. E’ sempre di queste settimane infatti l’arresto del presidente di Condotte Duccio Astaldi per corruzione e tangenti, ed è di qualche giorno fa lo sciopero di centinaia di dipendenti per la non chiara situazione in cui versa la società che al momento non ha ancora comunicato un piano industriale per uscire dalla crisi. Un dettaglio questo non trascurabile considerando che Condotte è la terza azienda italiana di costruzioni e che è esposta per 767 milioni di euro verso le banche e per 1 miliardo di euro verso i fornitori.

Com’è possibile che in Italia venga appaltato, senza gara d’appalto ricordiamolo, un consorzio come Cepav2, che ha al suo interno imprese corrotte come Condotte, per la realizzazione di un’opera di così grande portata?

E’ un caso che in piena campagna elettorale a Brescia, l’AD di FS venga proprio in città a sostenere un progetto che nemmeno è stato completato nella sua fase di progettazione? (ricordiamo le 309 prescrizioni imposte per la realizzazione).

Com’è possibile rassicurare la cittadinanza bresciana che l’impatto dell’opera sarà minimo se non esiste ancora un progetto per l’uscita da Brescia?

Più che l’inaugurazione della Sala Freccia in stazione di Brescia, ci è sembrata una non casuale vetrina politica in sostegno dell’uscente Sindaco di Brescia del Pd, Emilio Del Bono, ricandidato alle prossime elezioni di giugno. Un’ennesima vetrina politica con “nuove”  e commedianti proclamazioni di avvio immediato dei lavori che proverebbero a mettere in secondo piano la politica nazionale che invece sembrerebbe voler mettere in discussione opere inutili, superate, costose e dannose come il TAV.
Forse l’uscente Sindaco Del Bono con la sua giunta, che fin dall’inizio del loro mandato hanno spinto e appoggiato la realizzazione di quest’opera nel centro della città, non sono più in grado di giustificare la necessità della realizzazione del TAV alla luce degli ultimi scandali e del cambio di opinione politica nazionale sull’opera? Incertezza che ha costretto la giunta bresciana a chiamare in campo un personaggio come l’Amministratore Delegato di FS in rassicurazione della realizzazione prossima e certa dell’opera tanto agognata.

Alla luce di quanto sta accadendo, increduli della superficialità con cui la politica ed FS discutono di un’opera di tale portata e del futuro dei nostri territori, in data 21.05.2018 abbiamo inviato tre comunicazioni ufficiali per denunciare alcune procedure che potrebbero essere messe in atto in merito all’iter della linea AV/AC Brescia – Verona.

In particolare abbiamo depositato un esposto-denuncia alla Procura Generale presso Corte dei Conti della Regione Lombardia e Veneto (scaricabile esposto prefetto NO TAV BS-VR maggio 2018), un atto di diffida e messa in mora al Ministero delle Infrastrutture – Al Ministero Delrio e al Nuovo Ministro delle Infrastrutture e per conoscenza al presidente di A.N.AC Sig. Raffaele Cantone, ed infine un esposto ai Prefetti di Brescia e di Verona e per conoscenza a tutti i mezzi di comunicazione.

I documenti, composti da una premessa rilevante la situazione finanziaria in cui si trova la Società Italiana per Condotte d’Acqua S.p.A, della sua richiesta di concordato in bianco a causa di una pesante ristrutturazione dei debiti, del mancato rilascio da parte di alcune sedi dell’INPS del DURC (il Documento Unico di Regolarità Contributiva è il documento con il quale si dichiara la regolarità contributiva nei confronti di INPS, INAIL e, per le imprese tenute ad applicare i contratti del settore dell’edilizia, di Casse edili.) per mancati versamenti contributivi necessari ad effettuare qualsiasi appalto pubblico; diffidano e portano a conoscenza le modalità in cui sono state utilizzate le risorse economiche pubbliche, le modalità di affidamento degli appalti, la mancanza di una analisi seria dei costi e benefici, intimano a non formalizzare nessun atto contrattuale con il General Contractor CEPAV DUE pena la diretta responsabilità e la chiamata a rispondere in giudizio.

Dopo 30 anni di storia italiana NO TAV sappiamo che non esistono governi ed amministratori amici: ci possono essere governi ed amministratori meno ostili, più favorevoli, altri decisamente ostili, ma sono i fatti che contano, non le parole spese. Ci aspettiamo una posizione più netta sulle grandi opere e non deleghiamo più nessuno in difesa dei nostri territori, dei nostri soldi pubblici, delle nostre priorità e della salute.

Basta perdere tempo, basta slogan propagandistici basati sul nulla, basta parole, fermiamo davvero il TAV.

 

Coordinamento NO TAV Brescia-Verona

La Corte dei Conti NON ha approvato il TAV Bs-Vr: ma cosa sta succedendo?

La falsa notizia apparsa sui quotidiani locali bresciani e veronesi del 23 gennaio scorso, riguardante l’approvazione da parte della Corte dei Conti del progetto Tav Brescia – Verona,  ha coinvolto o sconvolto la vita di centinaia di persone: dalle centinaia di potenziali espropriati di case, ai comitati che si occupano di tutelare l’ambiente, ai frati del Frassino per la sorte del nostro patrimonio artistico e culturale, ai produttori che perderanno i loro terreni e le loro produzioni, a tutte le persone preoccupate delle sorti della nostra terra e della nostra salute.

Iniziamo col ricordare che l’approvazione di cui si discute non è del progetto nel suo intero,  bensì di un solo lotto costruttivo; l’uscita da Brescia e l’arrivo a Verona, ad esempio, sono ancora in fase di progettazione.
A seguito delle notizie apparse sui quotidiani e delle decine di chiamate e richieste di informazioni da parte di espropriati su quanto stava accadendo, con l’avvocato Fausto Scappini  abbiamo contattato la Corte dei Conti per verificare la veridicità della notizia.

La Corte dei Conti ci comunica che l’istruttoria è ancora in corso e che l’atto non è stato ancora registrato. Al giorno 23 gennaio, giorno dell’uscita degli articoli, alla Corte dei Conti non risultano pervenuti i documenti integrativi richiesti che avrebbero permesso di esprimere parere positivo o negativo al progetto.

Ferrovie dichiara allo stesso tempo di aver trasmesso i documenti richiesti dalla Corte dei Conti.
Come possiamo spiegare questo: è possibile che la Corte dei Conti, che ha come interlocutore il governo e non FS, non abbia ricevuto la documentazione. Quando FS deposita i documenti al governo non è scontato che immediatamente questo a sua volta lo giri alla Corte dei Conti.

È grave che Mazzoncini, direttore generale di FS dia già per scontato che l’invio della documentazione integrativa richiesta sia sufficiente per il conseguente parere favorevole della Corte dei Conti.
Come mai lo si considera un passaggio automatico? La Corte dei Conti potrebbe dichiarare che la documentazione ricevuta, ad esempio, non è esaustiva e non dare parere favorevole al progetto.
È bene ricordare che la Corte dei Conti ha un potere decisionale autonomo rispetto a Mazzoncini o al governo stesso.

Non vogliamo imputare la colpa di quanto accaduto interamente alla stampa, ci domandiamo come sia stato possibile che la Corte dei Conti, totalmente autonoma, si sia ritrovata costretta a smentire una notizia che sicuramente non può essere stata inventata. I giornali hanno infatti appreso la notizia dell’approvazione del lotto di progetto Tav dal sito internet del Cipe che dopo poco rimuove la notizia stessa.
La nostra sensazione è che ci siano forti pressioni affinché si termini l’iter procedurale entro le elezioni del 4 marzo prossimo.  Dopo le elezioni la situazione e le priorità del governo potrebbero cambiare.
Questa situazione ha comunque messo in luce una situazione di non trasparenza.

Tutte le notizie riguardanti questo progetto riteniamo debbano essere trattate con la massima fondatezza e delicatezza prima di essere divulgate. In questi anni abbiamo notato che è stato dato ampio spazio mediatico a ministri e politici che annunciano l’imminente apertura dei cantieri (dal 2014 che periodicamente viene annunciato come imminente.)
Come movimento abbiamo presentato alla Corte dei Conti una serie di documentazioni riguardanti il rapporto costi-benefici, valutazioni sulla copertura o meno del progetto, che ci auspichiamo possano servire al formarsi di una decisione così importante per il futuro di migliaia di persone e di chi ci sarà dopo di noi.
Il 15 febbraio inoltre si terrà la discussione al Consiglio di Stato del ricorso che come movimento No Tav abbiamo presentato. Questa riteniamo essere un’altra tappa importante per valutare quanto gli organismi amministrativi abbiano recepito tutte le criticità e le mancanze che tramite il ricorso abbiamo segnalato.

Mazzoncini ha inoltre dichiarato l’inizio dei cantieri per il mese di marzo. Vorremmo ricordare che qualora si decidesse di procedere senza l’occupazione d’urgenza i tempi burocratici previsti non rispecchiano nella verità quanto annunciato. Ci auspichiamo inoltre che non si decida di applicare l’occupazione d’urgenza perché a quel punto ci sarebbe il rischio per gli espropriati di un inizio di cantieri immediato.
Il caso del Tav si discute dal 1991, ci sembrerebbe assurda questa improvvisa accelerazione e forzatura, ricorrendo ad una vecchia legge poco utilizzata. Qualora ciò accadesse procederemo, sul piano legale, presso il Tar del Lazio impugnando il progetto e chiedendone la sospensione.

In attesa di queste importanti e fondamentali decisioni per il proseguimento o meno dell’iter dell’opera, nei territori bresciani sono comunque continuati lavori di trivellazione in deroga a tutte le normative in materia di lavori, in assenza di comunicazione delle amministrazioni dei comuni coinvolti, con superficiale e forviante comunicazione verso i proprietari dei terreni coinvolti, in prepotenza con i tanti che hanno provato a segnalarne le irregolarità. Anche questi lavori hanno generato sui territori coinvolti preoccupazioni e timori.

Richiamiamo tutti i Sindaci coinvolti dal progetto affinché smettano di non affrontare la questione Tav, con la scusante di non essere a conoscenza di quanto sta accadendo o di non averne informazioni sufficienti per informare e discuterne con la propria cittadinanza. È principalmente compito loro verificare che il loro comune e i loro cittadini vengano tutelati da abusi di questo tipo.

Torniamo a ribadire che tutti e tutte siamo interessati direttamente dalla possibile approvazione e costrizione di questo progetto, perché 80 milioni di euro al Km per un treno inutile, non sono ammissibili in un Italia in queste condizioni economiche.

Sottolineiamo alla stampa che, in assenza di comunicazione da parte delle amministrazioni, è l’unica insieme al Coordinamento a dare informazioni su ciò che sta accadendo. Non sono ammissibili errori quando in gioco non è solamente la sorte di un treno ma la vita delle persone.
Ci auspichiamo quindi che qualunque informazione data venga quindi trattata con la massima serietà e fondatezza senza generale inutile allarmismo, così come è stato per la falsa notizia dei giorni scorsi.

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

Di seguito il susseguirsi di notizie uscite su alcune testate giornalistiche:

Parole, parole, parole… facciamo chiarezza sulle false dichiarazioni riguardo il TAV Brescia-Verona!

Continua il pressing del manager di FS Renato Mazzoncini sull’avvio dei lavori del TAV Brescia – Verona.
Venerdì 26 maggio 2017, ovviamente senza darne comunicazione pubblica, l’Amministratore delegato di Fs ha tenuto una conferenza stampa insieme al sindaco della città di Brescia Emilio Del Bono per annunciare lo stralcio, sembrerebbe definitivo, dello “shunt” di Montichiari, il quadruplicamento della linea in uscita dalla città di Brescia e l’annuncio dell’avvio dei cantieri nella zona del Garda già da fine estate, dopo un passaggio al CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) a giugno per l’approvazione del progetto esecutivo.
Sul sito del CIPE peraltro non è ancora stato pubblicato l’ordine del giorno della futura seduta, ma Mazzoncini evidentemente lo conosce già.

Verificheremo la natura di queste dichiarazioni che si susseguono da diversi anni con cadenza regolare, ma possiamo sicuramente dire che, se ci sarà un’approvazione al CIPE, questa avverrà attraverso pesanti storpiature dell’iter autorizzativo, con un progetto totalmente stravolto rispetto a quello sottoposto a VIA (Valutazione impatto ambientale) nell’ormai lontano 2003 e tenendo completamente all’oscuro fino all’ultimo, ancora una volta, quelle persone che ne saranno direttamente coinvolte.
Non una parola sulle conseguenze che la soppressione del collegamento con l’aeroporto di Montichiari, a favore del passaggio da Brescia, comporterebbe.
Nonostante non risultino documenti ufficiali depositati in Commissione VIA di questo politico “cambio di rotta”, è bene ricordare che l’entrata dei treni a Brescia Ovest, rappresenta una modifica sostanziale del progetto che necessiterebbe quindi di un nuovo procedimento di VIA, incompatibile con i tempi preannunciati di completamento dell’iter burocratico.

Non una parola, ovviamente, sul parere assolutamente negativo del massimo organo tecnico in materia di infrastrutture, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Il CSPL chiede che il progetto venga rifatto per adeguarlo alle normative antisismiche recenti prima di un eventuale passaggio al CIPE, e che si conduca un’analisi del traffico ferroviario che valuti se effettivamente sia necessaria la realizzazione di questa nuova linea. Non una parola sul fatto che, nell’ultimo DEF (Documento Economia Finanza) approvato dal governo, si preveda per 25 opere strategiche, tra cui la Brescia – Verona, un’analisi costi-benefici da condurre su criteri europei, sottoponendo in questo modo la nostra tratta a “project review”.
La revisione del progetto dovrebbe servire a rispettare il Dlgs 228 del 2011, che per assicurare un buon utilizzo delle tasse versate dai contribuenti, richiede un’analisi preventiva degli investimenti pubblici. Non una parola nemmeno sui finanziamenti stanziati che al momento non riusciranno nemmeno a coprire i costi stimati del primo lotto costruttivo: quei 700 milioni di euro stanziati nel 2014 dalla Legge di stabilità che fecero ripartire l’iter autorizzativo e che dovrebbero bastare a completare le gallerie nella zona del Basso Garda.

Sulla realizzazione di quest’ultime ricordiamo che il già citato Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha sottolineato il rischio che i costi possano aumentare fino al 50% rispetto a quelli stimati, vista l’aleatorietà delle soluzioni e dei dati forniti da Cepav 2.
Il restante miliardo e mezzo, sbandierato come finanziamento, non è altro che una voce di spesa inserita nell’Allegato Infrastrutture al DEF 2016.

Non rappresentando quindi liquidità realmente disponibile, ma unicamente una voce nei capitoli di spesa , potrebbe dunque essere stralciato per far rientrare il debito pubblico dello Stato senza incorrere in penali. Grande cura invece in conferenza stampa nell’uso di strumenti narrativi che in realtà tradiscono la loro natura di “specchietti per le allodole”.

Si riscoprono termini amichevoli come “piccola velocità”, “cura del ferro”, “rinascimento ferroviario” associati alla sigla “Tav”, anche se palesemente discordanti. Grande insistenza anche sulle possibilità di alcune stazioni come Desenzano e Rezzato.
Sottolineiamo che queste stazioni, oltre a quelle di Lonato e Ponte S. Marco, hanno avuto un pesante ridimensionamento per via delle molte linee regionali soppresse negli ultimi anni lungo la tratta tra Brescia e Verona.

Tutto ciò a dimostrazione del fatto che la linea storica è lontana dal punto di saturazione e possa essere potenziata senza realizzare una nuova, costosa, inutile opera, ad uso esclusivo, tra l’altro, dei carissimi e poco frequentati treni Freccia Rossa: sulla nuova linea AV non viaggeranno, infatti, né treni regionali né treni merci per mere ragioni tecniche.

Continueremo a vigilare su quanto sta accadendo, portando avanti quel percorso di lotta e mobilitazione che abbiamo intrapreso per fermare questo progetto delirante e completamente avulso alle reali esigenze di mobilità di questo territorio.

Denunciamo già ora il fatto che quest’opera non vedrà mai un suo completamento, ne siamo convinti.

Un progetto che fa acqua da tutte le parti e che trova conforto solo nelle dichiarazioni e negli slogan dei manager o politici di turno. Parole, parole, parole…

Cliccando su questi link potrete invece trovare le diverse dichiarazioni rilasciate ai quotidiani bresciani da Mazzoncini e
Del Bono:

Corriere della Sera, sezione di Brescia

Bresciaoggi

Giornale di Brescia

Teletutto

RFI smentisce Renzi: il 10 dicembre non ci sarà nessuna inagurazione! Ma noi #civediamoil10

Scoviamo a pagina 51 del Giornale di Brescia del 5 ottobre una precisazione di Rete Ferroviaria Italiana che contraddice quello che a partire da Delrio, passando per Mazzoncini (amministratore delegato di Ferrovie dello Stato) e arrivando allo stesso Renzi hanno pubblicizzato e dichiarato ovunque negli ultimi mesi.

renzinoninaugurail10dicembre

RFI DICHIARA CHE IL 10 DICEMBRE NON CI SARA’ NESSUNA INAUGURAZIONE DELLA STAZIONE DI BRESCIA.

E mentre la sagra delle contraddizioni, che dimostra ancora la poca trasparenza riguardo le grandi opere, continua e loro si decidono, non ci resta che dire che in ogni caso #civediamoil10!