Archivi tag: messa in sicurezza

Con la rabbia nel cuore solidarietà alla Val Susa colpita dalle frane di fango

Ecco il risultato degli incendi dello scorso autunno in Val di Susa: un nubifragio primaverile in quota e subito acqua e fango arrivano fino in paese con una frana che si è staccata proprio dai pendii devastati dagli incendi, costringendo decine di persone ad evacuare le proprie abitazioni.
Quando da anni si denuncia la mancanza di messa in sicurezza dei territori a favore dello sperpero dei soldi pubblici per opere dannose come il TAV questo è il risultato.

Fortunatamente, come sempre, fin da subito la popolazione valsusina si è mossa in solidarietà degli abitanti di Bussoleno colpiti dalla frana e da diverse zone di Italia tanti volontari si stanno muovendo per portare il loro aiuto, perchè non possiamo mai delegare nulla a questo Stato che ha ben altre priorità.

La nostra solidarietà va a tutti e tutte le persone colpite da questa ennesima tragedia che ci dimostra che quello che da 30 anni il popolo NO TAV dice è sempre e solo più vero e tangibile sulla nostra pelle.

Fermiamo quest’opera inutile e dannosa perchè noi e i territori in cui viviamo abbiamo bisogno di altro!

FORZA NO TAV, FORZA VAL SUSA!

Di seguito il comunicato di notav.info:

No questa volta non aspettiamo a dire le cose come stanno, perchè siamo stufi, amareggiati e molto, molto arrabbiati.

Siamo di fronte ad una tragedia che ci dimostra, con tutta la violenza che solo la natura sa esprimere, come il nostro territorio abbia bisogno di cura, di manutenzione, di una vera politica di messa in sicurezza.

Siamo travolti dalle frane di fango che giungono fino ai nostri paesi, travolgendo le nostre case senza trovare nessun ostacolo: nella loro corsa non trovano più barriere naturali perchè bruciate durante gli incendi di mesi fa.

Incendi che ci avevano dimostrato come nel territorio della grande opera non ci siano i soldi per qualche canadair in più, ed oggi le conseguenze sono pesantissime, come avevamo sperato non avvenisse mai. E invece dalla siccità di quest’inverno siamo passati alle piogge copiose di questi giorni e come era normale e purtroppo prevedibile, ecco il conto che ci viene presentato, tutto in una volta.

No questa volta non possiamo aspettare a indicare le colpe di quanto sta avvenendo perchè chi ha responsabilità politiche di voler costruire il Tav e amministrare la Regione si deve sentire responsabile di questa situazione.

E’ criminale chi vuole ancora il Tav e non vuole abbandonare un progetto inutile in favore di tante piccole opere utili di cura e messa in sicurezza di un territorio che ne ha veramente bisogno. Siamo alla quarta frana in poco tempo a Bussoleno e non abbiamo mai visto i papaveri della Regione, intervenire, stanziare fondi, mettere in cima alle priorità la salvaguardia di una valle ferita dal fuoco e a rischio  e oggi colpita dall’acqua e dal fango.

Abbiamo invece sentito dire a Chiamparino, presidente della Regione “Finché sono qui prima di bloccare la Tav devono passare sul mio corpo”.

Ha detto proprio così e non lo abbiamo visto mettersi davanti alle nostre case per farsi passare sopra dal fango, come non lo avevamo visto farsi passare sopra dagli incendi per fermare il fuoco mesi fa.

No, lui dice che “che per bloccarla devono passarmi sopra” perchè anche di fronte ad una realtà schiacciante sulle necessità dalle Valle di Susa e del Paese intero, si schiera a favore dei grandi interessi e delle prorità del sistema tav, di cui è un buon custode.

No questa volta non possiamo aspettare e vi accusiamo subito, senza paura, perchè forti delle nostre ragioni e feriti nel nostro orgoglio di comunità, che ancora una volta dovrà fare da sè e fare a meno di voi, politici ipocriti, chiusi nei bei palazzi barocchi a fare il tifo per i cantieri militarizzati.

Non possiamo dire che vi passeremmo volentieri sopra, ma la tentazione è veramente tanta.

Forza Valsusa!

ps: Come Movimento No Tav anche in questo caso dobbiamo dimostrarci uniti e non lasciare sole le persone coinvolte in questa emergenza! 
L’appuntamento è per domani mattina alle ore 9 presso “La Credenza” di Bussoleno.
Diamo una mano concreta a chi ha bisogno : portiamo tutto l’occorrente per liberare le case da fango e detriti.

E se fosse come si dice in queste ore che Chiamparino potrebbe venire a Bussoleno per la sua parata davanti alle macchine fotografiche dei giornalisti, sapremo trovare il tempo da dedicargli.

 

Terremoto a Ischia: i soldi pubblici alla messa in sicurezza del territorio non alle grandi opere inutili!

A meno di un anno dal primo terremoto che colpì il centro Italia il 24 agosto 2016, la terra torna a tremare a Ischia, a fare vittime e a dimostrare dove veramente servirebbero i soldi pubblici nel nostro paese: tra i primi edifici evacuati per le crepe create dal terremoto è un ospedale.

È troppo chiedere che in una zona notoriamente ad alto rischio sismico gli ospedali siano antisismici???

Ma in un paese dove dopo quasi 1 anno la situazione delle persone che vivono queste zone è ancora quella di vivere al margine delle sconfinate zone rosse, tra le frane, le macerie immobili da mesi, le strade sbarrate, dove si viene fermati, controllati e identificati centinaia di volte per poter circolare, dove i bambini hanno fatto un’intero anno scolastico viaggiando per ore e ore nei pulmini sulla costa per raggiungere la scuola distante troppi chilometri, o che hanno resistito dentro tensostrutture dall’aria densa ed irrespirabile, dove le persone ancora sopravvivono in camper e roulotte dal 30 ottobre, a combattere il freddo ed il caldo, a fare i turni per la doccia, cosa altro possiamo aspettarci?

Loro continuano con le grandi opere inutili e intanto noi paghiamo sulla nostra pelle quotidianamente le conseguenze di queste scelte. Non abbiamo titolo per entrare nel merito dell’entità del terremoto di Ischia, ma abbiamo il sacrosanto diritto di denunciare ancora una volta la fragilità del nostro territorio e la mancanza di investimenti nella prevenzione e nella ricostruzione prima e dopo gli eventi sismici.
Non ci stancheremo mai di dirlo e di lottare perché le risorse economiche dedicate a grandi opere inutili vengano dirottate sull’unica grande opera di cui il nostro paese ha bisogno: la cura e la messa in sicurezza dell’Italia, tutta!

La nostra solidarietà va alla popolazione colpita, con la consapevolezza che solo noi tutti e tutte insieme possiamo fare la differenza, anche questa volta.

#terremoto #notav #vergogna #ischia

Il tragico filo rosso tra terremoto del 26 ottobre, crollo del cavalcavia e grandi opere

di  Mattia Fonzi – NewsTown –Qual è il tragico filo rosso che unisce i territori di Genova, della Brianza, di Salerno, fino a Pisa e ai comuni terremotati della Valnerina e dei Monti Sibillini? La decadenza, in termini sia letterali che simbolici, delle infrastrutture e dei territori in Italia. E poi i milioni di euro, fiumi di soldi pubblici, impiegati male – per utilizzare un eufemismo – dalle classi dirigenti del Paese. Da decenni.Mercoledì scorso si è verificato il quarto forte terremoto in Italia negli ultimi sette anni e mezzo. Un sisma che non ha fatto decine di vittime solo perché la natura è stata “clemente” (si fa per dire), preavvisando una scossa forte con una meno violenta, avvenuta due ore prima.

Già dall’ora di cena, come già successo a fine agosto in occasione del sisma dell’Appennino Piceno-Laziale, ore ed ore di diretta e analisi hanno affollato le trasmissioni televisive, nelle quali quali è stata evidenziata la necessità di fare prevenzione, di mettere in sicurezza i territori a rischio sismico elevato.

Utopia? Parole vuote? Non secondo la stessa Protezione Civile, che stimerebbe in circa 90 miliardi di euro la cifra necessaria per mettere in sicurezza edifici pubblici e privati, almeno nelle zone 1 (alto rischio sismico) in tutto il Paese: dalle faglie attive sulle Alpi, alla fascia appenninica, fino allo stretto di Messina.

Una cifra che, ad una prima lettura, sembrerebbe mostruosa. Impossibile da impiegare soprattutto ai tempi bui dell’austerità imposta dall’Europa. Ma siamo sicuri che, compiendo scelte politiche (dei governi centrali europeo e italiano) strategiche diverse, non si riescano a trovare 90 miliardi da spendere nei prossimi due decenni per la messa in sicurezza reale del territorio dalle frane, dai terremoti e dalle alluvioni?

strade copiaIn fondo, lo sta facendo da anni persino la Turchia, che dopo il terribile sisma di Izmet nel 1999 ha avviato un grande piano pluriennale di demolizione, ricostruzione e ristrutturazione degli edifici non sicuri. Ovviamente, partendo da quelli ad uso pubblico, che in Italia il terremoto del 24 agosto ha (incredibilmente) danneggiato più di quelli ad uso privato.

In fondo, tornando al tragico filo rosso iniziale, sono state arrestate, proprio a qualche ora dal terremoto del 26 ottobre, più di venti persone accusate di aver pilotato (e gonfiato) più di 300 milioni di commesse relative al cantiere per il Treno ad alta velocità (Tav) nel tratto Milano-Genova, ad un lotto dell’eterna incompiuta Salerno-Reggio Calabria e della grande (?) “navetta su rotaia” di Pisa.

In fondo, la Corte dei Conti francese ha stimato quattro anni fa in circa 27 miliardi di euro il costo del tav Torino-Lione. Senza considerare peraltro che le spese aumentano costantemente, a causa dei problemi tecnici nella realizzazione e delle relative consulenze e appalti assegnati per risolverli. D’altronde, l’impiego dei soldi del Tav per la messa in sicurezza del territorio fu una proposta reale affermata già qualche anno fa, congiuntamente, da comitati aquilani e valsusini [leggi l’articolo de Il Fatto Quotidiano].

leccoL’Italia è un Paese che si indigna se Roma ritira la candidatura alle Olimpiadi, ma che considera come un caso di cronaca isolato il crollo di un cavalcavia su una strada provinciale in Brianza. E’ un Paese che mostra a ripetizione lo squarcio provocato dal sisma nell’asfalto di una strada provinciale nel maceratese, ma ignora quotidianamente che cedono pezzi di strada (e non solo) ogni giorno, a causa della scarsa manutenzione, in tante vie dimenticate della provincia italiana.

E allora, quante grandi opere (in meno) servirebbero a risparmiare vite? Quanti ponti in provincia devono ancora crollare affinché si chiuda in un cassetto il progetto del ponte sullo Stretto? Quanti arresti devono ancora dimostrare che l’arricchimento delle organizzazioni criminali (di tipo mafioso, para-politico o lobbystico) avvenga esclusivamente a scapito delle comunità?