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07/01 @DESENZANO TAPPA DEL NO TAV TOUR “Io sto con chi resiste”

 

Il tour “IO STO CON CHI RESISTE” nasce per promuovere una nuova forma di resistenza: la violazione delle misure cautelari preventive emesse dal Tribunale di Torino.

Queste misure sono più che mai strumento di repressione e di vendetta verso l’opposizione sociale.
Numerose sono le persone colpite da ingiuste misure cautelari. Numerose sono anche le persone coraggiose che hanno deciso di opporsi a questa pratica repressiva di chiara matrice fascista.

Tra loro Nicoletta Dosio che ha intrapreso questo tour per far conoscere le storie di tutti coloro che sono colpiti dalla repressione in Valle di Susa e non solo. 

Invitiamo tutte e tutte alla tappa che ci sarà a Desenzano del Garda sabato 7 gennaio alle ore 20:30  presso la Sala Brunelli, in via Carducci 4, per una serata informativa con video e dibattito sulle tematiche legate al movimento NO TAV.

MAGGIORI INFORMAZIONI SULL’EVENTO FB DELLA SERATA!

VI ASPETTIAMO!

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Nicoletta Dosio arrestata al presidio in solidarietà agli imputati del maxi processo NO TAV dopo più di 30 giorni di evasione dai domiciliari!

 

da notav.info Nicoletta Dosio è ormai da mesi sottoposta a misure cautelari ingiuste e che come tali ha da subito scelto di non rispettare. E così dall’obbligo di firma quotidiano si trova  agli arresti domiciliari che ha deciso di evadere sin dal primo momento, ed è ora più di un mese che si trova alla Credenza sostenuta dal movimento tutto.

Una scelta fatta con cuore e testa, portata avanti grazie al sostegno di tutto il movimento che con lei condivide una lotta che va avanti da 25 anni, un passo indispensabile per far tornare al centro dell’attenzione del governo e dei media una situazione che rasenta l’assurdo, quella che tutti i giorni viviamo in Val di Susa e in tutto il Paese.

Ci troviamo infatti in un momento in cui è sempre più evidente la necessità delle messa in sicurezza di tutti quei territori colpiti da calamità naturali e quelli che sono a rischio, in cui è sempre più chiara a tutti l’emergenza sociale in cui l’intera popolazione è costretta a vivere, e come risposta ci troviamo soltanto ridicole soluzioni proposte dai soliti politici dall’alto delle loro calde poltrone.

Questa mattina abbiamo accompagnato Nicoletta all’udienza del maxi processo, dove era in programma un presidio in solidarietà agli imputati. Dopo aver letto un comunicato, ha provato ad entrare in tribunale per assistere all’udienza, ma in quel momento è stata intercettata dalla digos di Torino e trasferita in questura per il reato di evasione.

Anche dall’aula 6 del palazzo di giustizia torinese si enunciano comunicati di solidarietà per Nicoletta da parte degli imputati che fanno mettere agli atti e che in segno di protesta, si alzano ed escono dal tribunale.

Nicoletta non è stata trasferita in carcere, ma le sono stati dati nuovamente gli arresti domiciliari presso la sua abitazione a Bussoleno. E’ palese la difficoltà in cui versano tribunale e procura nella gestione di questa situazione, e questo non può che essere una soddisfazione per noi, perchè dimostra ancora una volta che siamo dalla parte giusta.

La lotta prosegue, e per questo questa sera ci si è dati appuntamento alla Credenza alle ore 18 per discutere sui prossimi passi da fare.

Nicoletta Libera! Liberi Tutti!

Avanti No Tav!

 

Questo di seguito è il testo letto da Nicoletta fuori dal tribunale prima di essere arrestata

Quanto tempo è passato da quando i Padri costituenti, ancora animati dal vento di Liberazione che spazzò via il nazifascismo e accese nuove, ahimè disattese speranze, dichiaravano che
«La resistenza, individuale e collettiva, agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino».
Quei diritti, quei doveri, per noi, per me, non sono un semplice slogan, ma ispirazione di vita e di azione.
Dalla prima misura cautelare inflittami, l’obbligo di firma, sono passati ormai quattro mesi. Ora, attraverso i successivi aggravamenti, sono giunta agli arresti domiciliari, che non sto rispettando.
Continuo la mia consapevole, condivisa, felice evasione contro provvedimenti preventivi che sono più che mai strumento di intimidazione, tentativo di minare una lotta giusta e collettiva, per questo irriducibile.
Evidentemente, il mio gesto di ribellione, che sono determinata a portare avanti fino in fondo, ha rotto lo schema di repressione che umilia le persone e le rende subalterne alle decisioni vendicative dei tribunali. La palese difficoltà del tribunale di Torino ad applicare quella che chiamano “l’obbligatorietà dell’azione penale” di fronte al mio pubblico e rivendicato “reato” di evasione è il maggior riconoscimento della forza di popolo che mi sostiene e insieme un messaggio attivo di fiducia e incoraggiamento per quanti subiscono arbitrii giudiziari che sembrano incontrastabili.
Un’evasione che vuole essere nuova tappa della lunga resistenza collettiva praticata dal movimento NO TAV contro i grandi, sporchi interessi del partito trasversale degli affari.
In questo mondo dove il dominio dei più forti sui più deboli si fa guerra, razzismo, sfruttamento, devastazione sociale e ambientale, gravissima emergenza democratica contro chi non si adegua, si aprono tribunali e carceri.
Oggi, nel vostro Palazzo, per l’ennesima volta, si processano, insieme ai cinquantatre compagni imputati, la Libera Repubblica della Maddalena e tutto il popolo NO TAV.
Anch’io sono parte di questo popolo, perciò sono qui, a testimoniare, come ho sempre fatto, complicità a compagne e compagni
Ho vissuto le giornate intense della Libera Repubblica, in cui si rafforzarono le radici della liberazione di Venaus e sperimentammo l’utopia realizzabile del ricevere da ognuno secondo le sue possibilità e del dare ad ognuno secondo i suoi bisogni.
Ero sulla barricata Stalingrado il 27 giugno 2011, a praticare la resistenza popolare contro gli armati e le ruspe giunte a sgomberarci. Ho visto e subìto la violenza poliziesca. Ho percorso i sentieri della Clarea il 3 luglio. Ho praticato l’assedio collettivo al cantiere; con donne, uomini, anziani e bambini ho respirato le migliaia di lacrimogeni lanciati quel giorno.
Il ricordo e l’indignazione per tanta ingiustizia sono, insieme alle ragioni della opposizione comune contro le grandi male opere e il modello di vita e di sviluppo che le genera, alimento potente di una lotta che dura, si rafforza, si allarga e vincerà.
Non sono qui per costituirmi o per fiducia nella vostra giustizia: sarà la storia che ci assolverà.

Torino, 3 novembre 2016
Nicoletta Dosio

Nicoletta Dosio a Roma : intervento a sorpresa in apertura all’assemblea nazionale “c’è chi dice no”

Nicoletta Dosio, intorno alle 13.00 di ieri, è intervenuta all’assemblea nazionale che si stava svolgendo all’università La Sapienza di Roma per la costruzione di un NO sociale al referendum costituzionale voluto da Renzi.

Nonostante sulla sua testa penda un mandato di arresto per aver deciso di evadere gli arresti domiciliari imposti dalla Procura di Torino, Nicoletta, con un breve intervento dritto e conciso, ha portato il sostegno della Valle di Susa contro le politiche renziane in vista del no al referendum di dicembre.

La platea, piacevolmente sorpresa, l’ha accolta e poi salutata con applausi e cori di solidarietà. Un messaggio di speranza volto a stimolare chi lotta dicendo NO alle ingiustizie che gravano sul nostro paese e per chi combatte contro uno stato repressivo, per la libertà di tutti e tutte. Parole e pensieri rivolti anche a chi, come lei, è sottoposta a misure cautelari qui in Valle e nel resto d’Italia.

La Questura subisce un altro smacco a firma No Tav in conclusione di una settimana durante la quale non ha saputo intervenire grazie al muro popolare che non ha lasciato mai sola Nicoletta.

Il movimento non si arresta e continuerà a stare al fianco di Nicoletta, seguiranno aggiornamenti!

AVANTI NO TAV!

 

NICOLETTA DOSIO RIFIUTA I DOMICILIARI: SOLIDARITA’ DAI NO TAV BRESCIA-VERONA

Giovedì mattina alle 6 la Questura di Torino si è presentata a casa di Nicoletta Dosio notificandole la misura cautelare degli arresti domiciliari in sostituzione a quella dell’obbligo di dimora.

Ricapitolando le tappe di questa vicenda giudiziaria, ricordiamo come Nicoletta fu sottoposta il 23/06 alla misura di obbligo di presentazione quotidiana ai carabinieri di Susa, mai ottemperata, e che in data 27/07 tale misura fu aggravata con quella dell’obbligo di dimora in Bussoleno.

Nicoletta in tour in giro per l’Italia con “Io sto con chi Resiste” ha violato sistematicamente anche questa applicazione e dichiarato pubblicamente, in molte occasioni, la sua volontà di non rispettare queste ingiuste imposizioni.

A seguito di due segnalazioni di violazione da parte della polizia, tra le tante, emerge dalle carte consegnate a Nicoletta come ella abbia commesso reato “nonostante avesse ben compreso il contenuto della misura cautelare e delle relative prescrizioni (che ha espressamente dichiarato di rifiutare), addirittura non presentandosi all’interrogatorio di garanzia fissato …” e come “tali condotte dimostrano che la misura originariamente applicata e nonostante i divieti le fossero stati espressamente ribaditi ella ha ripreso, o meglio, ha continuato a “trasgredire”.

Queste, per noi tutti, sono note di merito che attestano il coraggio di una giusta battaglia.

Di seguito la lettera di Nicoletta degli scorsi giorni:

Sono arrivati, all’alba, con la notifica dei domiciliari.

Il latrare di Argo al cancello, la mia casa nel disordine del primo mattino, il tuffo al cuore inevitabile anche quando sei preparata e ti aspetti gli eventi, il senso della tua intimità violata.

Domiciliari che non rispetterò, come non ho rispettato l’obbligo di firma quotidiana e l’obbligo di dimora.

Il conflitto contro ‘ingiustizia è un diritto e un dovere.

La mia casa non è una prigione;non sarò la carceriera di me stessa.

Mi sento serena e sicura.

La loro legalità ha più che mai il volto della guerra e dell’oppressione.

La nostra lotta è un cuore pulsante e generoso, un pensiero lucido e saggio, bella e struggente come i cieli autunnali, dolce come le albe che rinascono, concreta e generosa come la terra.

Sento intorno a me il sostegno di compagne e compagni, la solidarietà concreta di una Valle che continua a resistere ed a costruire l’idea di un futuro più giusto e vivibile per tutti.

Ho ancora in me l’emozione e la ricchezza dei tanti incontri avuti durante le settimane del NOTAVTour”io sto con chi resiste”.

Non è preoccupazione, ma una calma gioiosa quella che provo.

Questa sera sarò all’assemblea organizzata a Bussoleno a sostegno della Resistenza Kurda e del PKK.

L’importante è rimanere umani, ossia, come ci dice Rosa Luxemburg in una sua lettera dal carcere, “rimanere saldi e chiari e sereni, sì sereni nonostante tutto. Rimanere umani significa gettare con gioia la propria vita  sulla grande bilancia del destino, quando è necessario farlo, ma nel contempo gioire di ogni giorno di sole e di ogni bella nuvola”.

Liberi tutte e tutti!

Avanti NO TAV!

Nel frattempo si è attivata subito la solidarietà NO TAV in Valle e giovedì sera Nicoletta accompagnata da un corteo sereno e rumoroso ha attraversato le strade di Bussoleno; qui ha incontrato abbracci e parole di stima, ma soprattutto la solidarietà concreta di tutte le persone che condividono questa lotta.

La giornata di giovedì si è conclusa con un muro popolare a sostenere la scelta di Nicoletta di rimanere in Credenza, storica osteria popolare No Tav a Bussoleno, e non trasformare la propria casa in una prigione.

Nel pomeriggio di ieri con una conferenza stampa sono state spiegate le motivazioni non solo di Nicoletta, ma dell’intero movimento No Tav, di non rispettare queste restrizioni alla libertà personale.

Come movimento No Tav sosterremo Nicoletta in questa sua lotta di libertà per tutti e tutte e ribadiamo insieme a lei che non ci metterete mai in ginocchio.

Libertà per tutti e tutte i / le NO TAV!

DOMANI SERA TAPPA DEL NOTAVTOUR “IO STO CON CHI RESISTE” AL C.S. 28 MAGGIO @ ROVATO

All’interno della Festa del comitato provinciale per il No nel referendum dal 23 al 26 settembre, domani sera, sabato 24 settembre, è prevista una tappa del NO TAV TOUR “IO STO CON CHI RESISTE” al centro sociale 28 maggio di Rovato.

Durantela serata è previsto dalle 21:00 un dibattito:
PARTIGIANE A CONFRONTO
LIDIA MENAPACE (staffetta partigiana, senatrice della Repubblica, pacifista e femminista) e NICOLETTA DOSIO (storica attivista e portavoce del Movimento No Tav)

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25/6: “TAV E TERRITOTI RESISTENTI: DALLA VAL DI SUSA AL BASSO GARDA” – DIBATTITO + CONCERTO DEGLI EGIN

Giorno dopo giorno la grande opera del TAV viene sempre più riconosciuta come dannosa dal punto di vista ambientale e economico e difatti, nonostante i governi si succedano e provino ad estendere la grande opera anche in altre zone d’Italia, nascono comitati popolari e il movimento si espande ed esonda oltre la Val Susa, assumendo connotati nazionali.

Negli ultimi anni oltre al Terzo Valico e la Val Susa la nascita di nuove realtà NO TAV nel basso garda bresciano e veronese e anche a Vicenza sono la dimostrazione che il mostro TAV si può fermare, ma a rendere ciò possibile può solo essere l’autorganizzazione e l’autodeterminazione delle popolazioni.

Alle ore 19.00 il dibattito “Tav e territori resistenti: dalla Val di Susa al Basso Garda” con:

– Nicoletta Dosio (No Tav Val di Susa)

– Comitato NO TAV Desenzano

– Comitato popolare dei Ferrovieri di Vicenza

– Comitato No Tav Verona

Dalle ore 21.00 concerto con:

– EGIN (da Torino)

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La serata si inserisce nella settimana di festa MAGAFEST 2015 per cui saranno presenti:

+ Bar autogestito, pane e salamina, hamburger artigianali, cucina vegan!

+ Banchi di autoproduzione creativa

+ Pincanello

+ Mostra di pittura surrealista

Durante la serata sarà presente anche un banchetto informativo e con vendita di gadget per sostenere la lotta contro il TAV!

INGRESSO BENEFIT Cassa di resistenza NO TAV Val Susa
5 euro

BANNERMAGAZZINO

Più forte delle loro minacce è la canzone No Tav – il racconto di Nicoletta

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Si apre il cancello della centrale di Chiomonte davanti alla piccola auto . Per la prima volta, insieme a Marisa, Eleonora, Mario, Ezio, ripercorro la strada vietata da quel giugno del 2011 in cui fu messa in catene la libera repubblica della Maddalena .

Comincia il viaggio, in uno spazio che ci è stato sottratto, ma soprattutto nel tempo, nella memoria viva, che resiste. Un viaggio che fa rabbiosamente male, ma che alimenta le radici di una lotta mai spenta.

Rivedo le vigne immerse nella dolce luce della mattina d’autunno. Dove c’era il presidio d’accoglienza ora stazionano macchine da guerra, garitte e figure in divisa. Qualche vigna è stata abbandonata, l’agriturismo a metà strada appare malinconicamente chiuso.

In alto, tra alberi abbattuti, percorsi stradali cambiati, nuove reti e cancelli, si misura ancor meglio il degrado, la militarizzazione che avanza.

Ma ecco il piazzale della Maddalena, la cantina sociale ormai inaccessibile, il museo in stato d’abbandono : grandi macchie di umidità che invadono la facciata, infissi scrostati, incuria totale. Cerco invano il grande rosaio, la selva profumata di rose rosse che ci accoglieva, fino a quattro anni fa, e parlava di amore appassionato, di resistente bellezza. Sono scomparsi, sostituiti da reti e muri, i grandi cespugli di lavanda il cui profumo riempiva le notti della libera repubblica. Squallore, soldati, mezzi militari che posteggiano sul retro, sopra il piccolo cimitero neolitico.

E dov’è la barricata Stalingrado? Ora si criminalizza in tribunale quell’alba epica, nella quale le figlie e i figli della libera repubblica si prepararono a resistere contro l’esercito di luci blu avanzanti dall’autostrada. Allora nel cielo dell’alba splendeva l’ultima stella del mattino. Contro le truppe infinite che sbucavano dalla galleria autostradale e avanzavano sul viadotto, noi avemmo chiaro il senso di quanto fosse superiore al loro apparato bellico la forza della nostra fratellanza, l’invincibile, commovente risorsa che ancora dura e ci dà vita, anche nei momenti più amari.

Ora sotto di noi si stende il cantiere: vi accediamo scortati, dopo la vestizione con casco, giubbotto fosforescente, stivaloni ferrati, mascherina contro le polveri e tappi antirumore.

Scendiamo in mezzo al marasma di edifici, pedane, montacarichi, silos, macchinari, vasconi, blindati, cemento mascherato di vernici verdi, bacini di acque torbide, riflettori, rotaie, cumuli di detriti: una realtà che di solito vediamo da lontano, oltre i muri, dall’alto dei nostri presidi resistenti, di cui si scorgono le bandiere e ci giunge l’ incoraggiamento di quanti sono venuti a condividere questa nostra esperienza di lotta.

Ancora ricordi: qui si dipanava, tra faggi e betulle , la vecchia stradina verso Giaglione. Ed ecco il prato dove con una giornata di festa popolare, erano stati messi a dimora migliaia di piccoli arbusti, ecco il pilone dell’autostrada su cui resiste il nostro murale. Dove ora ci sono blindati era sottobosco; qui scorreva un ruscello; qui, al posto del capannone-officina e del piazzale d’asfalto, viveva il bosco dei castagni, giganti centenari che vidi estirpare ad uno ad uno in una primavera di nidi infranti, tra la disperazione degli uccelli.

Ma dove sono le casette sugli alberi, i tendoni del campeggio, quel villaggio di Asterix che visse un’ affollatissima estate ?

Resiste la nostra piccola baita, il tetto ingombro di filo spinato, presidiata da figure in grigioverde: “area sotto sequestro, non ci si può avvicinare”; ma mi avvicino lo stesso, mi appoggio a quei muri che mi rispondono, vivi. Dalla finestrella aperta, protetta da grate, rivedo l’interno e provo un tuffo al cuore: tra le sue mura il tempo si è fermato a quel tragico febbraio 2012 dello sgombero e della caduta di Luca dal traliccio. Sul tavolo c’è ancora una bottiglia d’acqua, scatole di bicarbonato stoviglie; gli scaffali ancora pieni di vasetti e provviste di cibo, immagazzinate per una resistenza che avevamo immaginato lunghissima. Sulle pareti disegni di bambini, un calendario, fogli ingialliti, la stufetta allora sempre incandescente, ma non abbastanza per vincere il freddo delle notti stellate di Clarea. Di fianco alla piccola baita resiste un magro ciliegio, precario superstite del mare verde che si stendeva lungo il pendìo e diventava bosco di betulle, la dove ora si apre la bocca del tunnel.

Quella bocca ci inghiotte, sul trenino che ci porta nel ventre dell’antica frana, lungo il chilometro di galleria in fondo a cui si acquatta la trivella.

“ Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente…” i versi danteschi mi martellano in testa mentre procediamo tra sbalzi e rumori in “quell’aria sanza tempo tinta”.

L’accompagnatore di Ltf magnifica il lavoro svolto, minimizza i rischi, risponde alle domande tecnicamente ferrate di Mario; ma dicono altro lo squallore del luogo, l’estraneità triste degli sparuti operai (non più di quattro) che intravvediamo lungo il percorso, le fenditure della roccia inchiavardata, l’acqua che a un certo punto gocciola dalla volta e scorre sotto i nostri piedi in un fossatello di acqua limpida: il sangue della terra svenata. La “talpa Gea” non sta lavorando; percorriamo a piedi parte dei suoi 200 metri, essenzialmente una pedana metallica su cui stanno armadietti, quadri elettrici, rotaie, tubi di ogni dimensione, il tutto pieno di polvere e di ruggine precoce. Non vediamo la grande testa della trivella.

Il sopralluogo è terminato, il trenino riparte all’indietro. Ritroviamo il piazzale, lo squallore del deserto armato.

Guardo verso le montagne, i boschi che si stendono in alto, lungo la Clarea; vedo, sopra il cantiere, il giardino NO TAV : il piccolo prato sembra di velluto fiorito, sventolano le bandiere, sorridono i volti cari di compagne e compagni con cui condividiamo vita e lotta.

Questa giornata non può finire nel clima fittizio e vischioso di una visita di cortesia.

Incatenarsi per dire la quotidianità di una popolazione cui è negato diritto e parola, le catene di un lavoro che non è lavoro, di un sistema che si fa devastazione sociale, ambientale, economica, culturale; e denunciare il carcere dei nostri figli, la militarizzazione delle nostre vite.

A questo punto l’atmosfera di falsa cortesia va in pezzi, la repressione ritorna repressione, i cortesi funzionari parlano con la voce del tribunale, spuntano le telecamere dell’inquisizione, partono gli insulti massmediatici dei pennivendoli di regime.

Ma più forte delle loro minacce è la canzone NO TAV che giunge di lontano e porta l’eco di tante lotte, da tante parti del mondo.

Mi sento libera e felice, sicura che presto vinceremo.

I popoli in rivolta scrivono la storia. NO TAV fino alla vittoria.

TANTE SOLITUDINI DIVENTANO VALANGA POTENTE

Nicoletta Dosio

“Le lotte non sono mai sole soprattutto se a combattere siamo in tanti”. Inizia cosi’ il suo intervento Nicoletta Dosio storica militante del Comitato popolare No Tav di Bussoleno in Val di Susa, ospite a Brescia di un dibattito organizzato in vista della marcia popolare di sabato 16 novembre. Nicoletta approfondisce una per una tutte le tematiche che sono alla base della lotta No Tav, sottolineando che le ragioni del Movimento hanno trovato riscontro in realtà anche molto lontane dalla “valle che resiste”, “in altre solitudini che insieme diventano potenza”.

Il 16 sarà soprattutto una manifestazione contro lo spreco di denaro pubblico, che deve essere usato diversamente. La TAV è un opera inutile e dannosa “che nega il futuro a tutti”. Toglie soldi alla sanità “con presidi ospedalieri che chiudono o vengono negati là dove servono”. E’ un opera che provoca devastazione ambientale e non crea lavoro come vogliono farci credere. Solo lavoro temporaneo e insicuro. Provoca danni alla salute delle persone perchè il “buco” libera amianto e uranio contenuto nella montagna. “Ruba” l’acqua alle comunità: nel migliore dei casi ne provoca lo spostamento, nel peggiore la inquina. Toglie risorse al servizio pubblico locale: già 26 linee destinate ai pendolari sono state tagliate, di cui 13 solo in Piemonte. Tutto è iniziato con la privatizzazione delle ferrovie cominciata nei primi anni novanta. Ma sono ancora i contribuenti a pagare il costo maggiore del “disservizio pubblico”. Secondo le stime del mensile Altreconomia (vedi numero di novembre 2013), dal 2006 a oggi, lo Stato italiano ha garantito alle Ferrovie dello Stato 45 miliardi di euro, tra finanziamenti per realizzare gli investimenti e trasferimenti alle Regioni per “pagare” i treni del trasporto regionale, utilizzato ogni giorno da circa 3 milioni di pendolari. Ma evidentemente non basta: otto treni che collegano Lombardia e Veneto saranno tagliati. La maggior parte dei fondi è destinata infatti all’alta velocità, anche se questa è utilizzata in percentuali decisamente minori rispetto al resto della rete ferroviaria.

Nicoletta ricorda che la manifestazione del 16 è anche per dire No Tav = No Mafia sottolineando come il sistema degli appalti in Italia favorisca l’infiltrazione delle cosche nei cantieri dell’alta velocità, spesso utilizzati per smaltire rifiuti tossici e pericolosi in maniera del tutto illegale. Ma non solo. Il 16 si manifesta anche contro la militarizzazione della valle. Ormai sono oltre un migliaio gli uomini in divisa che stazionano permanentemente, giorno e notte, attorno ai cantieri, rendendo difficile e difficoltosa la mobilità delle persone residenti in Val di Susa. La lotta è diventata solo una questione di ordine pubblico.

“Questo non è più il momento della concertazione ma è il momento del conflitto” dice Nicoletta nel ricordare l’importanza delle due giornate di lotta del 18 e 19 ottobre scorsi a Roma. In quelle giornate si sono incontrate non “una sommatoria di sigle” ma realtà sociali “presenti sul territorio che si muovono per il cambiamento ora e adesso”. Bisogna sapersi organizzare, impedire che il movimento venga messo in un angolo e avere anche fiducia nelle nuove generazioni. La lotta è una responsabilità collettiva e ora che abbiamo ritrovato la “socialità” bisogna andare avanti. “Solo così tante solitudini diventano valanga potente”.

Dopo il 16 ci sara’ il 20, rilancia Nicoletta, quando a Roma verrà ratificato l’accordo Italia- Francia e si discuterà della linea Torino – Lione, anche se la Corte dei Conti francese ha già detto di ritenere inutile quell’opera e che se ne riparlerà solo nel 2030. I No Tav ci saranno.