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Cantieri TAV a Lonato: uno scempio da fermare!

Davanti a questo scempio mancano le parole, fa male al di là dell’essere o meno abitanti di questa zona, fa male perché é un’aggressione, una violenza verso la terra e il futuro e soprattutto fa male perché non ha una ragione di essere.

Questi sono i cantieri che in questo momento sono stati aperti nella zona tra Calcinato e Lonato per la costruzione del TAV Brescia-Verona, opera che la stessa analisi costi benefici ha dimostrato essere inutile per i nostri territori.

Fa male perché chi è consapevole di quanto la nostra provincia sia inquinata e martoriata non può che indignarsi e continuare a lottare percorrendo ogni strada possibile contro questo scempio, per il quale se volessero sarebbero ancora in tempo fermare limitando danni e costi.

Certo con qualche penale, ma sempre molto meno sia dal punto di vista economico, oltre che ambientale e sociale.

Al momento non c’è praticamente nulla, è solo una fase di pre-cantierizzazione. Ma le dimensioni di questi cantieri, i continui problemi che stanno già creando a livello di viabilità, polveri, vibrazioni, cali di elettricità, ecc. dovrebbero farci capire a cosa potremmo andare incontro se permettiamo che questa opera continui ad essere costruita.

In tutto questo, nessuna compensazione, nessun palazzetto dello sport per quei sindaci e quei comuni che hanno venduto la nostra terra per ipotetiche compensazioni. A Campagna di Lonato proprio in questi giorni stanno tracciando le compensazioni: un nuovo cavalcavia e una bretella stradale solo ed esclusivamente a funzione del cantiere.
Il tracciato a Lonato si trova a ridosso di abitazioni e vicino all’oratorio dove i numerosi bambini saranno costretti per anni a respirare in prima linea le polveri degli scarichi dei camion, oltre le polveri date dal lavoro dei cantieri.

Siamo consapevoli che tutti i problemi che abbiamo denunciato negli ultimi anni riguardo a questi territori uno ad uno continueranno a venire a galla aumentando i tempi, le dimensioni, e i costi di quest’opera che è già vecchia è inutile ancora prima di essere costruita.

Non si può stare fermi/e e zitti/e, mentre le terre nelle quali si vive vengono devastate! È importante tutelare sia la nostra salute che il futuro della terra! Per questo ci vediamo sabato 22 davanti al cantiere TAV di Lonato del Garda 22/02 h.15:00 presidio davanti al cantiere del TAV di Lonato

#notav #notavbresciaverona #lonato #devastazione #cantieri #difendilatuaterra #nograndiopereinutili

ENI: chi è e che responsabilità ha una delle principali aziende coinvolte nella realizzazione del TAV Brescia-Verona?

Eni, attraverso la sua controllata Saipem, sarà la principale azienda coinvolta nella realizzazione del progetto AV Brescia – Verona. A rafforzare le nostre convinzioni rispetto all’inutilità dell’opera, oltre ad una sequela lunghissima di documenti ufficiali, c’è anche questo fatto. Per rendersi conto di cosa sia ENI e delle sue responsabilità vi consigliamo l’ascolto di questa breve intervista.

“Innanzitutto è necessario rendersi conto di cosa sia Eni oggi e cosa sia Eni in Italia. Un paio di anni fa è stato pubblicato un libro -secondo me molto interessante – che tutti gli attivisti che hanno a cuore l’ambiente e che vogliono anche capire la struttura delle relazioni di potere di cui Eni fa parte dovrebbero leggere; si chiama Lo Stato parallelo (di Andrea Greco e Giuseppe Oddo, Chiarelettere 2016, ndr).”

#notav #versoil5ottobre #stopeni #nograndiopere

Di seguito l’articolo intero di global project:

Il primo focus-lab del Venice Climate Camp ha messo in rilievo come agisce l’appropriazione da parte del capitale delle risorse su scala planetaria. Elena Gerebizza, ricercatrice di Re:Common che a lungo ha studiato la condotta di Eni nel delta del Niger, è stata intervistata da Radio Sherwood al termine del dibattito. La distruzione del delta del Niger risponde a esigenze quasi completamente finanziarie, specie in una fase storica in cui i movimenti ambientalisti in tutto il mondo chiedono con forza è proprio la fuoriuscita e l’abbandono dal carbon fossile.

Abbiamo chiesto ad Elena quali possono essere gli strumenti più adeguati per contrastare la governance energetica, e in particolare Eni, ponendo un argine alla crisi climatica.

 Innanzitutto è necessario rendersi conto di cosa sia  Eni oggi e cosa sia Eni in Italia. Un paio di anni fa è stato pubblicato un libro -secondo me molto interessante – che tutti gli attivisti che hanno a cuore l’ambiente e che vogliono anche capire la struttura delle relazioni di potere di cui Eni fa parte dovrebbero leggere; si chiama Lo Stato parallelo (di Andrea Greco e Giuseppe Oddo, Chiarelettere 2016, ndr).

Questo è per dire, intanto, che bisogna cercare di capire di cosa stiamo parlando. Dopodiché rendiamoci anche conto che Eni è una delle multinazionali del petrolio che anche messa a confronto con i propri peer, quindi con le altre grandi multinazionali, è tra quelle in fase di espansione. Quindi anche se ci sono i cambiamenti climatici, anche se in Italia c’è un movimento che chiede un cambio di rotta chiaro, Eni sta continuando ad esplorare nuovi pozzi, nuovi giacimenti, ed entra sempre di più in quello che è il settore dei combustibili fossili di frontiera (quindi dalle acque profonde all’artico).

In Nigeria si è trovata coinvolta in un caso di corruzione gigante, già da un anno è in corso il processo a Milano riguardante proprio questo caso che coinvolge sia Eni che Shell. L’obiettivo, per loro, per riuscire a mettere le mani sul giacimento più grande di petrolio e gas ancora da esplorare in Nigeria.

Si tratta di una società che sicuramente non vuole mollare il suo core business, ma allo stesso tempo inizia a fare delle promesse di cambiamento, quindi a parlare di ridurre l’impatto delle proprie attività ecc. Ma se si va a vedere che cosa intendono, ci rendiamo conto che stanno ancora nell’ambito delle soluzioni di mercato più false: dai progetti red+ a vari schemi di offsetting, tutti passi che ci dicono che è più che lontana dall’iniziare un cambiamento.

Per cui sicuramente in Italia chiunque abbia a cuore il tema dei cambiamenti climatici deve iniziare a fare i conti con Eni, e deve quindi iniziare a fare i conti con una società che pesa tremendamente sul futuro dell’Italia e non è una risorsa per noi che invece desideriamo un cambiamento reale del sistema economico.