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Gli affari sporchi di Saipem tra TAV e TAP

Dopo le cariche dell’altra notte (15-16 maggio) a Melendugno (LE) ai danni di chi protesta contro la realizzazione del gasdotto TAP, ripubblichiamo questo interessante articolo di fine 2016, tratto da Wallstreetitalia.com. Qui si riporta il rapporto stilato dall’ONG Bankwatch rispetto ai finanziamenti europei che riceveranno le ditte per la realizzazione delle infrastrutture del cosiddetto corridoio Sud del gas. Tra le ditte italiane, in forte odore di mafia, c’è anche Saipem, la controllata ENI che da anni ormai  naviga in forti difficoltà economiche e che fa parte del consorzio Cepav 2 (consorzio eni per l’alta velocità) che vuole realizzare la tratta TAV Brescia – Verona. Ricordiamo inoltre che il corridoio sud del gas prevede, nella bassa Lombardia, la realizzazione di numerosi hub di stoccaggio, con lo scopo di far diventare l’intera zona uno snodo logistico fondamentale per la distribuzione del gas. A Brescia il centro di stoccaggio più importante che vuole essere realizzato si trova a Bagnolo Mella (per maggiori info qui), ma riguarderà un’area di 25 km quadrati, tutti in zona sismica.

Aziende italiane con passato corruzione e sospetti mafia: così nascerà il TAP

16 dicembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Tra le aziende che stanno lavorando per realizzare il “Corridoio sud del gas”, il maxi-progetto che collegherà l’Azerbaijan con la spiaggia di San Foca in Puglia, permettendo all’Europa di attingere alle riserve di gas naturale del Mar Caspio, compaiono anche Sicilsaldo, Bonatti e Renco. Aziende tutte italiane e aziende, stando a quanto mette in evidenza un rapporto stilato da Bankwatch, in passato finite nel mirino per sospetti su presunti legami con la mafia e che, nonostante ciò, sono sul punto di spartirsi una bella torta del valore di almeno 4,5 miliardi di euro. Si tratta di quei finanziamenti che le banche pubbliche europee -la Banca europea per gli investimenti (European Investment Bank- EIB) e la Banca europea di Ricostruzione e di Sviluppo (EBRD) – hanno proposto di erogare a favore del “Corridoio sud del gas” , progetto per la realizzazione di un gasdotto di 3.500 chilometri, concepito per trasportare il gas all’Europa dall’Azerbaijan, entro il 2020. Si tratta di un obiettivo ambizioso – e anche molto costoso – definito dalla Commissione dell’Unione europea “prioritario”. In particolare, la Banca europea per gli investimenti (European Investment Bank- EIB) ha proposto finanziamenti record di 2 miliardi di euro per il gasdotto Trans-Adriatico (TAP) e di 1 miliardo di euro per il TANAP, il gasdotto che attraverserà da est a ovest la Turchia. Un’altra banca, ovvero la Banca europea di Ricostruzione e di Sviluppo (EBRD) sta considerando l’erogazione di un prestito di 1,5 miliardi di euro. In totale, la realizzazione del gasdotto costerà più di 40 miliardi di euro.

Il report di Bankwatch, rete europea di Ong che controlla l’operato delle banche internazionali, denuncia proprio i finanziamenti che le banche pubbliche europee sono disposte a versare a favore di aziende con un passato discutibile. Del caso ne parla un articolo del quotidiano britannico The Guardian.

Passato discutibile di Saipem preoccupa l’Ong

Nel report compare anche il nome di Saipem, controllata di ENI, che lo scorso 14 aprile del 2016 si è aggiudicata la commessa per costruire la sezione offshore del gasdotto TAP, tra le coste dell’Albania e dell’Italia.

“Saipem costruirà circa 105 km di gasdotto a una profondità fino a 820 metri al di sotto del livello del mare”. E Saipem è la stessa finita al centro di diverse accuse di corruzione.

Bankwatch ricorda la multa da 600.000 euro che nel 2013 una corte di Milano ordinò a Saipem di pagare, oltre al sequestro di altri 24,5 milioni di euro di Snamprogetti, (acquistata da Saipem nel 2008) che aveva secondo le accuse pagato tangenti in Nigeria. Vale la pena riportare le motivazioni della Corte d’Appello di Milano, che ha confermato nel 2015 la condanna ad una sanzione pecuniaria di 600.000 euro e ad una confisca di 24,5 milioni di euro a carico di Saipem, società del gruppo Eni che ha incorporato Snamprogetti:

“Snamprogetti, assieme agli “altri tre soci” del Consorzio Tskj che si occupava di costruire un impianto di stoccaggio e trasporto del gas a Bonny Island nel sud della Nigeria, dietro la voce “costi culturali” avrebbe nascosto i “versamenti seguiti agli accordi corruttivi” a favore di politici e funzionari nigeriani per ottenere quei lavori”.

Bankwatch cita le altre accuse presentate nel 2015 contro Saipem e alcuni suoi dirigenti per il pagamento di tangenti a funzionari algerini per l’aggiudicazione di contratti del valore totale di 8 miliardi di euro da parte dell’azienda statale algerina Sonatrach: tangenti, secondo le accuse, del valore di 198 milioni di euro e versate tra il 2007 e il 2010. Riferimento da Bankwatch anche al processo che inizierà questo mese contro Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni ai tempi dei presunti pagamenti delle tangenti, con l’accusa sempre di corruzione, in un nuovo caso contro Saipem ed Eni. A tal proposito si riporta quanto ha scritto l’agenzia di stampa Radiocor lo scorso 5 dicembre:

Sono stati rinviati al 16 gennaio prossimo i due processi che vedono coinvolte Eni e Saipem sul presunto pagamento di tangenti in Algeria, in attesa della decisione del presidente del tribunale di Milano, Roberto Bichi, sull’invito ad astenersi rivolto dai legali delle due società al giudice della quarta sezione penale del tribunale di Milano Oscar Magi, davanti al quale si stavano celebrando i procedimenti. Il giudice Magi ha condiviso l’invito ad astenersi da questi processi proposto dagli avvocati di Eni e Saipem e ha inviato gli atti al presidente del tribunale che ora dovrà decidere su come procedere. L’invito al giudice Magi è stato motivato con il fatto che in passato si è già pronunciato in un processo per corruzione internazionale in Nigeria che vedeva coinvolta la società Snamprogetti, poi confluita in Saipem”.

Sempre Saipem ed Eni, nel 2011, erano state indagate dalla procura di Milano, insieme a Bonatti e Renco e altre aziende italiane, per corruzione internazionale nell’ambito dell’aggiudicazione di contratti per lo sfruttamento delle risorse in Iraq, Kuwait e Kazakistan.

Bankwatch scrive che “Renco, Saipem e altre cinque aziende italiane (Tecnimont, Ansaldo Energia, Elettra Progetti, Siirtec e Prysmian) vennero accusate di aver aiutato Eni a corrompere alcuni funzionari esteri”.

Bonatti: “notizie prive di fondamento”

Coinvolta anche Bonatti, incaricata della costruzione di un gasdotto di 760 chilometri. L’azienda parmense, che insieme ad ENI opera in Libia, aveva subappaltato insieme alla Di Vincenzo di Chieti alcuni lavori aggiudicati con una commessa per la realizzazione della stazione di Parma, a Edilperna e Acropoli. Nel 2011, i lavori vennero bloccati con una interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Reggio Emilia e confermata dal Tar contro Edil Perna e Acropoli. Motivo: legami di parentela stretti tra i titolari dell’aziende e alcuni clan mafiosi. Da segnalare che sia i titolari di Acropoli ed Edil Perna non furono direttamente collegati alla criminalità organizzata, anche se il proprietario di Edil Perna è il genero di Aurelio Domicoli, uomo legato ai clan di Gela che nel 1990 era rimasto gravemente ferito in una strage di mafia.

L’articolo del Guardian ricorda anche l’arresto di due imprenditori subappaltatori della Bonatti in Sicilia, per associazione mafiosa. La sentenza aveva ordinato di trasmettere gli atti del processo alla Procura della direzione distrettuale antimafia di Messina perché indagasse sui rapporti fra i due imprenditori e la stessa Bonatti. Nel report di Bankwatch si legge che ancora prima, nel 2010, alcuni pentiti della mafia, nel corso delle loro testimonianze, avevano citato la Bonatti come una delle aziende che avevano stretto accordi con la mafia riguardo alla costruzione di alcuni nuovi palazzi a Palermo, negli anni Novanta. Nel rapporto compare anche l’altra interdittiva antimafia che aveva colpito sempre Edil Perna nel ruolo di subappaltatore di Bonatti per la costruzione di un ospedale a Verona. Bonatti dice che le notizie su eventuali controllate riportate nel report dell’Ong sono “prive di ogni fondamento”.

Lo scrive in una nota il Gruppo Bonatti, che precisa: “né Bonatti né nessuna delle sue controllate sono mai state coinvolte nei fatti citati, e mai hanno subito o stanno subendo procedimenti giudiziari di alcun tipo riferibili alle vicende citate”.

Renco: “estranei ai fatti”

C’è poi il caso Renco, che “ha operazioni in tutto il mondo, inclusi l’Armenia, il Kazakistan, il Congo, la Nigeria, la Libia, l’Angola, il Belgio, la Svizzera, la Colombia e il Qatar” e il cui attuale ceo, Giovanni Rubini, stando a quanto risulta da alcune intercettazioni, avrebbe cooperato con una cooperativa legata alla mafia. Rubini figura tra l’altro nell’elenco degli imprenditori considerati vicino a Salvatore Buzzi, tra i tentacoli più potenti della piovra che ha stretto Roma.

La società si è difesa puntualizzando in una nota di non essere mai stata coinvolta dalle vicende giudiziarie relative ai fatti citati dal report, “nè tanto meno la Renco è stata mai interessata da vicende giudiziarie come Mafia capitale. Sono altresì infondate le accuse nei confronti dell’amministratore delegato. Il report di Bankwatch lede la nostra immagine di azienda impegnata da quarant’anni nel settore Oil & Gas. Non si può contrastare il Tap infangando l’immagine di Renco e di altre aziende impegnate nella realizzazione di questa opera”.

Infine c’è Sicilsaldo: l’attuale direttore generale della società è Emilio Brunetti, figlio di Angelo Brunetti, che ha gestito la società fino al 2008 dalla sua creazione, in Sicilia, nel 1994. Ebbene, scrive Bankwatch, la polizia italiana ha descritto Angelo Brunetti “completamente soggiogato a Cosa Nostra Catania”, aggiungendo che “secondo i media locali, Brunetti non ha fatto mai parte di Cosa Nostra, ma ha pagato sempre il pizzo”. Bankwatch tuttavia precisa:

“Angelo Brunetti potrebbe essere considerato un imprenditore che ha accettato la presenza della media e ha deciso di pagare la tassa alla mafia (il pizzo) per ragioni di sicurezza“.

Per il rapporto completo di Bankwatch, CLICCA QUI

6/5: Pullman da Brescia per il corteo No Tav in Val Susa

Anche il Coordinamento No Tav Brescia-Verona risponde all’appello lanciato dal popolo No TAV e organizza un pullman verso la manifestazione di sabato 6 maggio, una grande manifestazione popolare da Bussoleno a San Didero, in Valle di Susa, la valle che resiste e non si arrende, né ora né mai!

Una maifestazione che dopo oltre 25 anni di resistenza poterà avanti in modo ancora più determinato i nostri ideali perché non accetteremo mai che i nostri soldi vengano utilizzati per condannarci a morte con opere inutili, devastanti ed inquinanti piuttosto che per mettere in sicurezza i territori, per la ricostruzione, per le bonifiche, per la difesa della salute, per la scuola, per le pensioni, per il futuro dei nostri giovani.

C’eravamo, ci siamo, ci saremo! No TAV fino alla vittoria!

* * PULLMAN DA BRESCIA * *
Partenza ore 9.30 da via Industriale 10 (davanti al C.S. Magazzino 47). Rientro in serata.

COSTO 15 € (12 € per disoccupat* e student*).

PER PRENOTARE chiamare Radio Onda d’Urto al numero 03045670.

Qui trovi l’appello del Movimento No Tav della Val di Susa:http://www.notav.info/post/ceravamo-ci-siamo-e-ci-saremo-appello-notav-manifestazione-652017/

 

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Luca Lotti deve rinunciare (almeno) alla delega al CIPE!

Il recentissimo scandalo che riguarda Consip (Concessionaria servizi informativi pubblici) e che ha portato all’arresto per corruzione dell’imprenditore campano Romeo, ha coinvolto anche diversi esponenti politici. Tra i vari indagati, oltre al padre del ex-premier Renzi, è spuntato il nome dell’attuale Ministro dello Sport Luca Lotti, fedelissimo renziano. Aldilà delle responsabilità che spetterà alla magistratura accertare, vorremmo sottolineare come il ministro copra il ruolo di segretario del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), organo che gestisce gli investimenti per le 25 opere identificate dal Ministero delle Infrastrutture come prioritarie per un costo di 94 miliardi di euro. Tale ente è formato da 13 ministri ed è presieduto dal presidente del consiglio. Ma, in realtà, il ruolo più importante è quello costituito dal Segretario. Ai sensi di legge, questo svolge le seguenti funzioni: ” Art. 10. (Segretario della programmazione) Il segretario della programmazione attende alla preparazione dei documenti programmatici, impartisce le direttive tecniche all’istituto di studi per la programmazione economica in ordine all’attività’ da svolgere ai sensi dell’articolo 19 e dirige la segreteria della programmazione. L’incarico di segretario della programmazione e’ conferito con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per il bilancio e per la programmazione economica. Nelle stesse forme l’incarico può essere revocato. L’incarico e’ incompatibile con ogni altra attività” “. In sostanza, questo svolge una funzione di supporto e coordinamento tra il presidente del Cipe e la struttura organizzativa del Dipe (Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica) e amministra la fase istruttoria delle delibere. In pratica decide quali opere debbano partire ed essere finanziate.

Ci si chiede quindi, alla luce delle indagini che lo coinvolgono, aldilà delle sue possibili dimissioni da ministro dello sport, se possa essere opportuno che Luca Lotti mantenga la delega al Cipe?

BASTA BUGIE SUL TAV, QUEST’OPERA VA FERMATA: RISPOSTA ALLE DICHIARAZIONI DEGLI ULTIMI GIORNI

L’Amministratore Delegato e Dirigente di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) Maurizio Gentile è stato costretto a farsi intervistare sul Corriere di Verona e sul Corriere Brescia per smentire le esternazioni a ruota libera del Sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, che aveva orgogliosamente annunciato agli industriali del settore “movimento terra”, per la realizzazione del TAV Brescia – Verona tempi e costi molto inferiori a quelli prospettati dal progetto.

L’intervista ha quindi rimesso a posto i tempi di realizzazione (che erano quelli pubblicati sugli atti ufficiali del TAV) mentre sui costi siamo ancora un po’ ballerini.

Vorremmo dire la nostra su alcune questioni che ci sembrano non secondarie:

  • inizio lavori: Gentile ipotizza una rapida approvazione del progetto da parte del CIPE e l’inizio lavori entro giugno. Ci permettiamo di dubitare, anzi, accettiamo scommesse che questo è l’ennesimo annuncio sull’imminente apertura dei cantieri, destinato a essere smentito con il passare dei giorni: è già successo tante volte. Ricordiamo che già il Ministro delle Infrastrutture Delrio aveva ipotizzato l’approvazione del progetto entro dicembre 2016, rinnovando le promesse già fatte dal suo precedessore Maurizio Lupi, che, come fosse una questione di massima urgenza un’opera ferma da vent’anni, intendeva tagliare il nastro dell’inaugurazione dei lavori prima del Natale 2014. E la necessità di un ulteriore ritardo, che faremo di tutto per rendere uno stop definitivo, la troviamo palesemente motivata nel documento del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che ha fatto osservazioni di non poco conto: ha chiesto che IL PROGETTO VENGA RIFATTO perché ha carenze tali dal punto di vista tecnico da non stare in piedi. Gentile sostiene che le “correzioni” saranno fatte in sede di progetto esecutivo, ma arrivare solo a cantieri aperti a decidere come su come sarà realizzata l’opera completa è una vera atrocità dal punto di vista procedurale e una sottovalutazione delle carenze del progetto. Faciloneria giustificata da Gentile dicendo “per non rifare tutto da capo”.

  • laghetto e santuario del Frassino a Peschiera, area archeologica del Lavagnone a Desenzano: prendiamo atto che anche Rfi valuta il progetto carente sulla tutela di siti tutelati dall’UNESCO. Noi vogliamo sapere prima dell’approvazione cosa intendono fare visto che il General Contractor CEPAV 2 sosteneva, come riportato nella VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) del 2003, che il laghetto avrebbe visto una ricarica idrica ridotta del 15-20%. Tale da comprometterne l’esistenza nel giro di qualche anno. Condividiamo ovviamente anche le forti preoccupazioni esposte dai frati del Frassino, che come noi non si fidano delle promesse non certificate di lorsignori. Non crediamo proprio che il progetto si possa modificare in modo tale da annullare, o quantomeno ridurre al minimo i danni ambientali che sicuramente causerà: un’altra favola che viene raccontata.

  • Lavori realizzati per lotti costruttivi: si prosegue con la logica aberrante della famigerata “Legge Obiettivo”, definita da Raffaele Cantone “crimogena”. Ma non doveva essere superata, in nome della lotta alla corruzione, allo sperpero, e per la trasparenza e la partecipazione dei cittadini? Dove sono finiti questi bei principi? Solo dichiarazioni disattese nei fatti? Sappiamo bene che le opere realizzate con questo sistema non garantiscono certezza, dei tempi di realizzazione e dei costi.

  • potenziamento della linea esistente e traffico merci: Gentile è molto preoccupato che ipotesi di potenziamento della linea in alternativa al TAV prendano sempre più campo. Eppure è la stessa soluzione concordata con sindaci del Carso e Regione Friuli per la Mestre – Trieste. Le colline moreniche del Garda valgono meno del Carso? La linea esistente ha ancora una capacità residua di 110 treni/giorno circa. Perché non sfruttiamo questa e intanto non la potenziamo tecnologicamente? E poi facciamola finita con la favola dell’Alta Capacità: sulle linee veloci NON è possibile far viaggiare i treni merci. I vagoni merci sono troppo pesanti e lenti e provocherebbero seri problemi ai treni passeggeri veloci, con cui dovrebbero condividere i binari. L’alimentazione a 25 kvolt a corrente alternata delle linee ferroviarie ad alta velocità è incompatibile per i locomotori merci in circolazione alimentati a 3 kvolt in corrente continua. Ricordiamo che, oltretutto, secondo alcuni studi, le linee elettriche alimentate a corrente alternata sono un potenziale rischio per la salute umana, in particolare dei bambini, dato che generano forti campi elettromagnetici. Quante persone dovranno vivere accanto alla nuova ferrovia?

    Caduto il mito del “corridoio europeo” Lisbona – Kiev, a cui non crede più nessuno, ora la nuova giustificazione del Tav è che l’Europa ci impone entro il 2030 di portare il 30% del traffico merci su ferro. Non si dice che si continua comunque a progettare e costruire autostrade.

Auguriamoci che i dirigenti delle Ferrovie, Gentile in prima fila come Amministratore Delegato, smettano di essere costretti al defatigante compito di correggere estemporanee dichiarazioni di esponenti politici (in passato era toccato ai Ministri Lupi e Delrio) che non sanno di cosa parlano, tanto da essere smentiti dai comitati nel giro di due giorni, ma lo fanno con grande sicurezza, solamente per compiacere gli interessi di pochi.

Noi continuiamo a portare avanti la nostra posizione completamente contraria al sistema delle Grandi Opere. In questa Italia in sofferenza per la crisi economica, le emergenze ambientali, il recente terremoto, non possiamo e non vogliamo più tollerare simili follie – ogni giorno che passa sempre più difficili da giustificare e realizzare per chi le propone – perchè venga messa definitivamente una pietra sopra questo inutile e dannoso progetto chiamato TAV.

L’udienza al TAR: entro 30 giorni il verdetto..ma la lotta NO TAV continua!

Si è tenuta nella giornata di lunedì 9 gennaio 2017 l’udienza davanti al TAR del Lazio per discutere il ricorso presentato dal Coordinamento No Tav Brescia-Verona a maggio 2016. Presenti oltre all’avv. Fausto Scappini per il Coordinamento, due avvocati di RFI e un avvocato di Cepav2.

All’udienza pubblica hanno presenziato alcuni rappresentanti del Coordinamento No Tav Brescia-Verona, del Comitato Cittadini di Calcinato, del Comitato Castelnuovo Futura e del Comitato del Parco delle Colline Moreniche. Erano inoltre presenti due parlamentari del Movimento 5 stelle: Vito Crimi e Dino Alberti. Presente anche un altro del lungo elenco di ricorrenti, Dario Podestà, proprietario dell’Agriturismo Armea in zona Desenzano del Garda che come altri imprenditori locali subirà gravi danni dal passaggio dell’alta velocità.

Il ricorso al Tar è stato presentato contro i seguenti provvedimenti:

– decreto n. 50 del 22/02/2016 con il quale il Ministero dell’Ambiente aveva determinato la positiva conclusione dell’istruttoria di verifica di ottemperanza del progetto definitivo del lotto funzionale Brescia-Verona alle prescrizioni poste con il progetto preliminare del 2003. In sostanza, il Ministero aveva dato il via libera al CIPE per l’approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera.

– con deliberazione n. 22 dell’1 maggio 2016, pubblicata il 12 agosto 2016 il CIPE ha approvato la reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio. Si tratta della seconda reiterazione del vincolo e della terza volta che esso viene posto a partire dal 2001. Il provvedimento è stato reso necessario in quanto il precedente vincolo era scaduto.

– con decreto n. 251 del 23 settembre 2016 è stato espresso il parere di compatibilità ambientale (Valutazione Ambientale Strategica – VAS) dell’allegato infrastrutture al documento di economia e finanza del 13 novembre 2015. Quest’ultimo documento contiene anche la tratta Brescia – Verona dell’Alta Velocità.

Rispetto a questi provvedimenti sono stati fatti valere nel primo ricorso depositato ad aprile 2016 e nel secondo per motivi aggiunti a ottobre 2016 una serie di vizi e lacune dovute alla tardività e alla illegittimità degli stessi.

L’avv. Fausto Scappini ha richiesto rinvio dell’udienza considerando che Cepav2 ha depositato la memoria difensiva soltanto in data limite 23/12/2016 limitando quindi il diritto di difesa e la possibilità di rispondere alla stessa. Dopo alcuni dubbi, la Presidente del Collegio Elena Stanizzi ha deciso di non accettare il rinvio e quindi di avviare la discussione.

Si è trattata di una discussione molto vivace in cui l’avv. Fausto Scappini ha ben difeso la posizione del Coordinamento No Tav Brescia-Verona nel merito dei vizi eccepiti nel ricorso. La controparte ha sostenuto l’inammissibilità del ricorso più che entrando nel merito della questione, appellandosi alla eterogeneità dei soggetti ricorrenti e a presunti conflitti di interesse.

Molto curiosa la presa di posizione di Cepav2 secondo la quale ci sarebbe un conflitto di interesse tra le associazioni ambientaliste che difendono questioni legate alla tutela del territorio ed i privati espropriandi, i quali invece riceverebbero vantaggi turistici dal passaggio dell’alta velocità sul Garda. L’avv. Scappini ha infatti fatto l’esempio dell’Agriturismo di Dario Podestà presente tra il pubblico, il quale subirà enormi danni economici. Ed il suo purtroppo non è un esempio isolato: molte aziende del Garda subiranno danni diretti o collaterali dall’alta velocità.

A Cepav2 forse non è chiaro che tutela del territorio e attività turistiche/vitivinicole/enogastronomiche sono strettamente inscindibili?

Sulla questione della eterogeneità dei soggetti è stato fatto ben presente come le volontà dei singoli possano essere diverse, ma l’obbiettivo e la domanda del ricorso sono unici e legati alla sopravvivenza e tutela di un territorio come elemento necessario e imprescindibile per ogni tipo di attività, pubblica o privata, sullo stesso.

Per la nostra difesa l’avv. Scappini ha sostenuto:

  • la violazione del diritto di difesa, come descritto sopra;

  • la mancata valutazione dell’opzione zero, cosa che invece è stata applicata nella Regione Friuli dalla Presidente Serracchiani, caso citato in udienza;

  • violazione delle norme europee sull’appalto pubblico;

  • la illegittima reiterazione del vincolo d’esproprio;

  • mancata o parziale ottemperanza alle prescrizioni da parte di Cepav2;

  • grave pregiudizio al territorio derivante dalla procedura dei lotti costruttivi.

Ora non resta che attendere la sentenza definitiva, per il momento ci riteniamo soddisfatti per questa che è una delle tante iniziative promosse per contrastare questa inutile costosa e devastante opera per l’ambiente e le comunità locali.

Qualsiasi sarà il risultato, proseguiremo con ogni mezzo per contrastare l’ennesima devastazione di un territorio come quello bresciano-veronese che chiede solo un unico intervento ad alta velocità: la BONIFICHE!

L’alta velocità non si dimentica del lago di Garda: devasterà questo territorio!

Abbiamo letto, con profonda amarezza, l’accorata richiesta dei presidenti del Consorzio di promozione turistica Garda Unico e dei Consorzi Albergatori di Desenzano e Sirmione, riportate dal quotidiano “Bresciaoggi” del 29 dicembre, di inserire nel progetto di Alta Velocità ferroviaria tra Brescia e Verona una fermata intermedia, sul lago, da chiamarsi “stazione del Garda”.

Proposta che già il Consorzio aveva fatto in passato, e che già era stata caldeggiata dall’Assessore Regionale Lombardo Mauro Parolini nei mesi scorsi, individuando nella zona del casello di Sirmione della A4, in prossimità della Torre Monumentale di San Martino della Battaglia, il luogo prescelto.

Idea respinta da Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato di FS, che ha comunicato alla stampa che non verrà mai realizzata alcuna stazione in zona. Lo stesso Mazzoncini ha riconosciuto come sia insensato far rallentare e poi fermare un treno che si vorrebbe “ad alta velocità” dopo pochi km.

Già gli stessi operatori turistici che lanciano questo assurdo appello, sottolineano come già la zona del Lago di Garda sia ben servita dalle stazioni ferroviarie esistenti, a Desenzano e Peschiera, da dove si possono raggiungere facilmente e velocemente Milano e Venezia, e dove scendono ogni anno migliaia di turisti, provenienti anche da molto lontano.

Già loro stessi riconoscono come questo progetto porterà loro un gravissimo danno economico: i treni a lunga percorrenza non partiranno né fermeranno più sul lago.

Quale necessità giustifica allora la costruzione di una nuova linea ferroviaria? Non sarebbe la soluzione migliore cestinare il progetto? A questa domanda i rappresentanti degli operatori turistici non rispondono; dichiarano solo che gli pare strana l’idea di escludere l’area del Garda da quella che vuole essere una linea di comunicazione moderna e funzionale.

Ci rivolgiamo direttamente a voi e vi ricordiamo allora, lanciando noi a voi il nostro appello e le nostre domande, che il TAV non è un progetto moderno e funzionale, ma un progetto datato, già obsoleto, dispendioso, destinato ad alimentare il malaffare, a depredare non solo le casse pubbliche, ma anche i territori che attraverserà.

Una linea ferroviaria destinata a far transitare unicamente dei treni il cui biglietto sarà troppo caro per “limitare notevolmente il numero dei veicoli sulle strade” con conseguenti “ricadute positive in termini di vivibilità”, come sognate, illudendovi. Una linea ferroviaria che come sta già accadendo sulla tratta Brescia – Milano, sottrarrà risorse al già martoriato trasporto dei pendolari, che potrebbero trovare più comodo decidere di viaggiare in auto.

L’economia turistica della zona verrà messa in ginocchio da lunghi anni di cantieri.

Non ci avete pensato? Il TAV non si costruisce in un giorno, servirà molto, molto tempo.

La vivibilità della zona sarà messa in crisi da una viabilità che non potrà che essere sconvolta e resa difficile non solo dalle code estive, ma da enormi cantieri.

Non avete pensato a quante strade oggi percorse quotidianamente saranno interessate dai lavori di costruzione della nuova, inutile ferrovia?

I turisti potrebbero pensare di andare da un’altra parte a fare le ferie, quando sul Garda sarà troppo difficile muoversi, tra centinaia di camion che trasporteranno materiali di scavo e di costruzione, e deviazioni per lavori in corso.

Una enorme fetta di terreno agricolo, nell’immediato entroterra del lago, verrà perduto per il TAV. Cascine demolite, vigneti distrutti. Non avete letto gli appelli del Consorzio Lugana, che chiede il potenziamento e l’utilizzo della linea storica? Non vi importa di questo scempio? Lo sapete benissimo che l’economia turistica del Garda vive anche di eno-gastronomia, e delle bellezze paesaggistiche delle colline moreniche.

Le ruspe in azione, che sollevano polvere, non solo un bel biglietto da visita da porgere al turista.

E non vi importa dei danni che il progetto Alta Velocità Brescia-Verona apporterà all’intero eco-sistema dell’area del Garda, dei danni alle falde acquifere, del prosciugamento del laghetto del Frassino?

La costruzione di una stazione in zona non potrà che essere uno scempio nello scempio.

Dove pensate di collocarla? Nella campagna di San Martino, nei luoghi della storica battaglia?

Altro suolo cementificato, altro paesaggio compromesso. Non servirebbero probabilmente nuove strade per raggiungere una nuova stazione?

Per chi chiede un futuro con poche auto, e tanti turisti, oggi come domani, sul Garda, una contraddizione.

Vi rivolgiamo questo appello: RIPENSATECI.

Non chiedete stazioni. Chiedete che questo folle progetto sia abbandonato.

Intraprendere può sembrare facile quando si vive sul Garda! Guardare al futuro e’ un po’ più difficile!

Una nuova ferrovia che ruba territorio, che butta migliaia di tonnellate di cemento ovunque, che inquina acque e ambiente, che svuota le tasche di tutti gli italiani… e vi preoccupate che il lago resti senza una Stazione AV…

Perché non pensare a risolvere il problema degli scarichi inquinati a lago, perché non pensare alla navigazione lacustre con battelli vecchissimi, che inquinano, dall’età media di oltre i 30 anni, perché non progettare di rinnovare la navigazione con battelli elettrici, già in funzione su molti laghi del Nord Europa, perché non pensare ad una ferrovia che abbia funzioni di metropolitana di superficie…con corse continue per tutto l’arco della giornata, così davvero ci saranno in circolazione meno auto? … ma che avete in testa? RIPENSATECI, siete ancora in tempo!

Il Coordinamento dei comitati NO TAV Brescia-Verona

Ricorso contro il reitero del vincolo di esproprio e esposto all’Unesco per il Laghetto del Frassino

Sabato 17 dicembre si è svolta a Peschiera una conferenza stampa nella quale sono state presentate le nuove azioni legali che, come coordinamento No Tav Brescia – Verona, abbiamo deciso di intraprendere. Innanzi tutto sono state depositate delle motivazioni aggiunte al ricorso al Tar già presentato. In particolare riguardanti:

  • l’illegittimità dell’ulteriore periodo di reiterazione del vincolo espropriativo (si arriverà alla cifra record di 19 ANNI DI VINCOLO DI ESPROPRIO SU CASE, TERRENI ED AZIENDE!);
  • la scadenza del vincolo espropriativo prima dell’approvazione della delibera del CIPE;
  •  l’illegittimità della pretesa di far valere la VAS (Valutazione ambientale strategica) appena approvata anche per il progetto definitivo dell’Alta Velocità, tratta Brescia – Milano dopo aver già espresso il parere di compatibilità tra il progetto preliminare ed il progetto definitivo. La VAS è stata infatti aggiunta in tutta fretta tramite il decreto n. 251 del 23 settembre 2016, dopo che, probabilmente, qualcuno si è accorto che mancava addirittura al piano generale dei trasporti del lontano 2001, contenete appunto il progetto di questa tratta.

Inoltre è stata fissata per il 9 gennaio 2017, con grande velocità, l’udienza presso il T.A.R. del Lazio riguardante il ricorso presentato dal Coordinamento. Per quelli presentati dai comuni del Garda e dal Consorzio Tutela Lugana D.O.C. non si conosce ancora la data.

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Infine è stato depositato un esposto all’Unesco per tutelare il laghetto del Frassino. L’ente delle Nazioni Unite è preposto alla tutela di questo sito dalla straordinaria importanza naturalistica e paesaggistica, patrimonio dell’umanità per la presenza di un sito palafitticolo e inserito dall’Unione Europea nella rete di tutela ambientale Natura 2000 (qui per maggiori info sul sito). Il laghetto è interessato infatti dai cantieri della tratta Brescia- Verona, che prevedono in questo luogo la realizzazione di una galleria che bypasserebbe il sito. I rischi idrogeologici, espressi anche dallo stesso general contractor nella valutazione ambientale presentata, sono enormi e si rischia il prosciugamento del lago nel giro di pochi anni. La galleria ridurrebbe del 12/15% l’afflusso dell’acqua di falda che alimenta da milioni di anni questo laghetto. A questa azione è seguito il plauso dei frati ospitati nel vicino Santuario del Frassino, uno dei più importanti luoghi di culto di tutto il Basso Garda che si troverebbe completamente circondato dai cantieri.

Un ultimo punto toccato riguarda alcune notizie trapelate dalla riunione coi sindaci presso il Consiglio superiore dei lavori pubblici, svoltasi lunedì 12 dicembre. La riunione, passaggio fondamentale nell’iter autorizzativo e che doveva esprimere parere favorevole o negativo al progetto, è stata rimandata. Sembrerebbe sia per gravi carenze progettuali e tecniche, sia perché nel progetto non sono state inserite nessuna delle richieste avanzate da alcune amministrazioni comunali. Torneremo comunque su quest’ultimo punto più avanti, una volta pubblicati i verbali ufficiali della riunione.

Per ascoltare gli audio della conferenza stampa rimandiamo al link della notizia riportata da Radio Onda d’Urto.

10 dicembre – Corteo NO TAV a Brescia: ritrovo 10:30 piazzale Garibaldi!

SABATO 10 DICEMBRE RITROVO ORE 10:30 @ PIAZZALE GARBILADI A BRESCIA PER UN CORTEO #NOTAV VERSO LA STAZIONE DI BRESCIA

Rilanciamo l’appuntamento per questo sabato 10 dicembre alle 10:30 in Piazza Garibaldi per dare vita ad un corteo NO TAV che vuole contestare l’inaugurazione del TAV Treviglio-Brescia.
Si tratta di un’occasione per ribadire a gran voce ai tanti politici locali, regionali ed anche nazionali, tutta la nostra contrarietà alla continuazione verso Verona dell’Alta Velocità.

Sappiamo che Renzi non sarà presente all’inaugurazione così come annunciato nelle scorse settimane, sconfitto dall’esito del Referendum di domenica scorsa, dal quale emerge l’abissale distanza tra gli interessi di una certa politica e i bisogni reali delle persone.

I soldi pubblici non devono più essere spesi per le grandi opere inutili, dannose e mafiose come il TAV Brescia-Verona.

Dimostriamo in tanti e tante, per l’ennesima volta, che il TAV si ferma a Brescia e da qui non proseguirà perchè c’è un’intera provincia che vuole altro per il proprio presente e futuro.

Percorreremo ogni strada possibile per far si che la Brescia-Verona non sia il prossimo punto sull’agenda di un qualsivoglia governo!

#CIVEDIAMOIL10 #CONISOLDIDELTAV

Evento facebook

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Delrio in visita a Brescia per promuovere le grandi opere inutili e costose

Oggi il ministro Delrio è stato in visita a Brescia per parlare di Tav e Autostrada della Val Trompia con le amministrazioni locali.

Oggi il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, insieme all’amministratore delegato del Gruppo FS Italia Renato Mazzoncini e l’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile, ha preso parte ad un viaggio di collaudo della linea Tav Treviglio-Brescia che verrà inaugurata il prossimo 10 dicembre dallo stesso Renzi.

Oggi Delrio ha nuovamente dichiarato che entro fine anno termineranno le procedure autorizzative anche per le tratte Tav Brescia-Verona e Verona-Padova e si apriranno nuovi cantieri.

Un tour questo per sponsorizzare le grandi opere inutili in progetto nel territorio bresciano.

Oggi, mentre era in corso in provincia l’incontro con i sindaci dei comuni interessati dalla tratta, abbiamo voluto dare un segnale con un messaggio chiaro: il nostro territorio non si arrenderà all’idea di essere devastato dai progetti di un governo che cura solo gli interessi delle lobbie.

Non abbiamo bisogno di grandi opere, ma di bonifiche e politiche sociali che risolvano gli enormi problemi di chi oggi vive il nostro territorio.
Al ministro e al governo Renzi non possiamo che lanciare un chiaro messaggio: ci vediamo il 10 dicembre!

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Per maggiori informazioni: https://www.forexinfo.it/Delrio-investimenti-su-Fs-Tutto

IMPORTANTE: APPELLO PER ADESIONE AL RICORSO AL TAR CONTRO IL TAV BRESCIA-VERONA

Il Coordinamento No Tav Brescia-Verona, formato da comitati di uomini e donne che negli ultimi anni stanno svolgendo attività informativa su quest’opera altamente distruttiva per il nostro territorio, promuove un nuovo RICORSO AL TAR autonomo e in aggiunta a quello già depositato ad aprile ed in attesa di fissazione di udienza. A tal fine, ci avvaliamo del sostegno di un avvocato esperto in diritto amministrativo e la consulenza di professionisti esperti in materie tecniche. Come Coordinamento No Tav Brescia-Verona riteniamo che ogni azione legale vada intrapresa, così come tutte le altre strade che abbiamo percorso in questi anni, per tentare di fermare un’opera che non presenta alcuna utilità per il nostro territorio e che creerà gravi danni all’economia locale, al turismo e alla vita quotidiana di tutti gli abitanti di queste terre.

APPELLO RIVOLTO A:
* TUTTI GLI ESPRORPIANDI DEL TAV BS-VR
* FRONTISTI cioè CHI ABITA A RIDOSSO DELL’OPERA E SUBIRÀ’ DANNI DI DIVERSO TIPO (pur non essendo espropriato)
* ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE DI TUTTA LA PROVINCIA
* COMUNI INTERESSATI DALLA TRATTA TAV BRESCIA-VERONA

QUI trovate la lettera completa: lettera-espropriati-ricorso-ottobre-2016

La motivazione principale di questo nuovo ricorso è che con delibera CIPE del 12 agosto 2016 è STATO REITERATO IL VINCOLO ALL’ESPROPRIO SUI TERRENI, CASE E AZIENDE interessati dalla linea alta velocità.
In questo modo si arriverà ad un vincolo RECORD e a nostro parere VERGOGNOSO di 19 anni!

Per gli espropriandi è FONDAMENTALE impugnare ANCHE questi atti in quanto ci sono una serie di gravi vizi e lacune che possono essere fatti valere in sede legale. Tale impugnazione unisce le forze per un’azione legale collettiva e quindi aumenta le speranze per un esito positivo. E’ ovviamente possibile per il singolo esproporiando fare ricorso autonomamente, ma partecipare al ricorso collettivo riduce fortemente i costi legali e aumenta la forza del ricorso in sè.

E’ fondamentale inoltre anche l’adesione di associazioni ambientaliste visti i numerosi vizi impugnabili a riguardo della VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE STRATEGICA (VAS).

L’adesione al ricorso che stiamo preparando va comunicata ENTRO IL 19 OTTOBRE.

I costi saranno tanto più limitati, tanto maggiore sarà il numero dei partecipanti, ma sicuramente notevolmente inferiore rispetto a intraprendere questa strada legale da soli, e con un efficacia legale ben diversa quante più realtà e persone vengono riunite insieme per un NO a gran voce (in ogni caso il costo non supererà l’importo minimo di adesione di € 50,00 a testa).

L’interesse all’adesione va comunicato via mail all’indirizzo info@notavbs.org e verrete poi contattati per essere informati sui contenuti specifici del ricorso. Oppure, per chi ha difficoltà con l’uso del computer, potete contattare via telefono, anche per ogni ulteriore informazione, i seguenti contatti:

  • Laura Corsini 338 2243648 (chiamare dopo ore 12);
  • Renato Peretti 338 2663156
  • Marina Beatini 333 4696961

CHIEDIAMO AIUTO A TUTTI E TUTTE PER LA MASSIMA DIFFUSIONE DELL’APPELLO PERCHE’ PER POTERLO FERMARE DOBBIAMO PROVARE A PERCORRERE OGNI STRADA, MA SEMPRE INSIEME!

Coordinamento No Tav Brescia-Verona

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