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23/7 ANGURIATA NO TAV @ PRESIDIO DI CAMPAGNA DI LONATO

Contro chi continua a minacciare la distruzione della nostra terra noi portiamo condivisione, voglia di stare insieme e costruire un presente e un futuro migliore, difendendo e prendendoci cura della nostra terra da chi vorrebbe distruggerla in nome di un “progresso” che ingrassa le tasche di mafiosi, lobbies e politici.

Domenica 23 luglio non mancare all’ ANGURIATA NO TAV al presidio di Campagna di Lonato.

* dalle 17:00 *

prendiamoci cura della nostra terra insieme
porta quello che vorresti trovare: attrezzi per giardinaggio, giochi, materiale per costruire sedute da lasciare al campo, ecc.

* dalle 19:00 *

anguriata e apertivo con prodotti del DES del lago di Garda
& musica

Vi aspettiamo per condividere idee e proposte future per il presidio e non solo!
Non mancate e ricordatevi dell’importante ASSEMBLEA PUBBLICA DI GIOVEDì SERAanguriatanotav

 

IL TAV BS-VR E’ STATO APPROVATO: ASSEMBLEA PUBBLICA NO TAV GIOVEDI’ 20/7 @ CAMPAGNA DI LONATO

Il 10 luglio il CIPE ha approvato il progetto definitivo della linea TAV Brescia-Verona e per questo motivo il Coordinamento No Tav Brescia-Verona ha deciso di promuovere un’assemblea pubblica per giovedì 20 luglio ore 20:45 presso la sala dell’Oratorio della Chiesa di Campagna in via Campagna di Sotto, 24 a Lonato (BS).

L’assemblea pubblica si pone l’obbiettivo di dare una risposta concreta alla recente approvazione da parte del CIPE del progetto definitivo della linea AV/AC Brescia-Verona. Progetto che abbiamo sempre contestato per diversi motivi, tra i quali:

– le gravi lacune evidenziate anche in sede Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (non aggiornamento dell’opera con le attuali norme anti-sismiche);

– la mancanza di un’analisi costi-benefici che giustifichi l’imponente spesa pubblica e che dimostri se questa opera sarà sostenibile o se, come noi riteniamo e come lo dimostrano quasi tutte le tratte ad alta velocità italiane, produrrà solo un incremento di debito pubblico;

– la gestione di questo progetto con i criteri dei “lotti costruttivi” previsti dalla Legge Obiettivo del 2001, definita “criminogena” dallo stesso presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone;

Il progetto approvato in realtà non ha nulla di “definitivo”: governo e costruttori non sanno ancora come il treno uscirà da Brescia e non sanno ancora come entrerà a Verona.

Riteniamo che una variante così importante come quella dello stralcio dello shunt di Montichiari e la proposta dell’uscita con quadruplicamento dei binari da Brescia debba prevedere quantomeno una nuova VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e più in generale una rivisitazione dell’intero progetto anche alla luce delle nuove tecnologie che permetterebbero di ammodernare e utilizzare al meglio la già esistente linea ferroviaria.

L’intenzione è invece quella di lavorare per lotti costruttivi, senza una visione d’insieme e lasciando le comunità intrappolate da cantieri che dureranno certamente molti più anni del previsto, come sta avvenendo ad esempio per la costruzione della tratta alta velocità “Terzo Valico” salita spesso alle cronache nazionali per le infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri.

Non merita molte parole invece la proposta della stazione sul lago di Garda in quanto ascrivibile ad una “boiata pazzesca”, che, accorciando ancora di più le distanze, annullerebbe completamente la definizione dell’opera stessa come “alta velocità”.

Questi e altri argomenti saranno trattati giovedì 20 luglio anche grazie alla presenza del Prof. Venosi  e dell’Avv. Scappini.

La lotta contro il TAV non si ferma qui, anzi, questo è in realtà un nuovo inizio e lo vogliamo costruire insieme alle persone che vivono i territori che verranno distrutti da un progetto inaccettabile e senza alcuna logica commerciale, trasportistica e ambientale.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI PERCHE’ FERMARLO E’ ANCORA POSSIBILE E TOCCA A TUTTI E TUTTE NOI!

assemblea20luglio2017

!!!INDICAZIONI PER RAGGIUNGERE LA SALA!!!

TANGENZIALE BRESCIA-AFFI – USCITA LONATO: PERCORRERE IL CENTRO STORICO DI LONATO IN SENSI UNICI, DIREZIONE BRESCIA, SU VIALE GARIBALDI ALLA SECONDA ROTONDA SEGUIRE LE INDICAZIONI A SINISTRA PER CAMPAGNA. GIRARE A SINISTRA SOTTO IL SOTTOPASSO DELLA FERROVIA, PROSEGUIRE (SULLA DESTRA VEDRETE IL PRESIDIO NO TAV CON LE BANDIERE!) FINO AL CAMPO SPORTIVO DELL’ORATORIO DELLA FRAZIONE DI CAMPAGNA DI LONATO.

IL CIPE HA APPROVATO IL PROGETTO DEFINITIVO DEL TAV BRESCIA-VERONA: LA LOTTA NO TAV CONTINUA “QUA VIVIAMO, QUA RESISTEREMO!”

Nella serata di ieri 10 luglio 2017 abbiamo appreso dell’approvazione da parte del CIPE del progetto definitivo della linea AV/AC Brescia – Verona, “Lotto Brescia est – Verona (escluso nodo di Verona)”, dal costo di 2.499 milioni.
Il CIPE ha altresì approvato l’avvio della realizzazione delle opere del 1° lotto costruttivo del “Lotto Brescia est – Verona (escluso nodo)” e disposto la progettazione, in sostituzione del cosiddetto “Shunt di Brescia”, della soluzione “Quadruplicamento in affiancamento alla linea storica nell’ambito del Nodo di Brescia.

Proprio in questi giorni il Coordinamento No Tav Brescia-Verona tramite l’ Associazione Cittadini Bresciani e Veronesi per la Tutela dell’Ambiente, insieme ad altre realtà politiche, ambientali e di futuri espropriati ha dato seguito all’azione legale successiva all’esito negativo del ricorso davanti al Tar del Lazio.
E’ stato infatti notificato il ricorso in appello al Consiglio di Stato con la richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Nei confronti della sentenza del TAR gli appellanti hanno riproposto tutti i vizi che avevano già proposto con il ricorso: le violazioni della normativa Comunitaria in materia di affidamento delle opere pubbliche non essendo mai stata fatta una gara pubblica, inottemperanze del progetto definitivo alle prescrizioni ambientali derivanti dalla delibera CIPE n. 12/2003 ed anche nei pareri della Commissione VIA del 17.04.2015 e del 29.05.2015.

L’inadeguatezza del progetto che il CIPE ha approvato è stato confermato dal parere del 15/12/2016 espresso dall’Assemblea del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che ha chiesto al Governo di rivedere il progetto. In particolare, si chiede di rivedere tutte le misure antisismiche previste in quanto NON AGGIORNATE con le normative vigenti e questo è un elemento fondamentale in una zona sismica come quella del Garda se si vuole garantire la sicurezza dei cittadini.

E’ stata riproposta anche la censura riguardante la mancata valutazione dell’opzione zero e/o di opzioni alternative dato che, se esse fossero state esaminate (e non lo sono mai state) questo progetto così costoso e così impattante non sarebbe stato approvato. Oltre ad altre censure relative al mancato esperimento della procedura di Valutazione Ambientale Strategica, alla mancata tutela del Laghetto del Frassino ed in generale del patrimonio ambientale, sono stati riproposti anche i vizi riguardanti la seconda reiterazione del vincolo urbanistico, ormai di durata ventennale. L’atto di appello verrà ora depositato in Consiglio di Stato e si attende che il Giudice fissi l’udienza per la discussione dell’appello.

Nonostante tutte le criticità, nella giornata di ieri è prevalsa la logica politica in difesa degli interessi di grosse aziende di Stato quali Fs e ENI con Cepav Due.
Nessun rispetto per il parere delle comunità locali, nessun rispetto per un territorio altamente problematico dal punto di vista ambientale,  e nessun rispetto neanche per le poche regole che ormai normano gli iter autorizzativi in materia di Grandi Opere.

Nei comunicati usciti sulla stampa, addirittura sembra sia previsto uno studio di fattibilità per la realizzazione di una possibile fermata aggiuntiva sul Garda. Un’alta velocità che diventa sempre più lenta rendendosi conto che le esigenze dei territori sono altre. Un’alta velocità che sembra sempre più inutile cosi come progettata e poco giustificabile.

Il progetto della tratta Tav Brescia – Verona  è inaccettabile.
Non lo diciamo solo noi che da anni ci battiamo contro questa inutile opera, ma anche alcuni dei più importanti organi tecnici dello Stato. Non solo ci sono grosse lacune dal punto di vista tecnico, ma addirittura si parla di un progetto che non rispetta le norme antisismiche, in un territorio fortemente sismico come quello del Garda e che, solamente il mese scorso, è tornato a tremare.

Non ci stupiamo di quanto approvato ieri, in materia di TAV in tutta Italia, a prevalere sono sempre le logiche speculative e privatistiche a discapito di tutto.

Aspettando ulteriori particolari che ci permettano di capire meglio con che logica sia avvenuta questa approvazione, ribadiamo il fatto che l’iter autorizzativo non è ancora concluso: manca, ad esempio, il passaggio alla Corte dei Conti per valutare la copertura finanziaria dell’opera. Sottolineiamo che con questa approvazione la nostra battaglia entra in una nuova fase.

Non lasceremo ovviamente intentata nessuna strada, ma pensiamo sia necessario rilanciare la mobilitazione popolare: dobbiamo tornare a riempire le strade dei luoghi che abitiamo e viviamo.

Non resteremo testimoni dell’ennesima devastazione che vogliono infliggere al nostro territorio, che, lo ricordiamo, vanta la presenza delle più grandi discariche di rifiuti speciali d’Europa, le quali, con drammatica regolarità, continuano a bruciare in circostanze sospette.

Non resteremo chiusi in casa, sequestrati dai cantieri di opere inutili e soffocati dai miasmi tossici.

Non resteremo passivi e chiederemo, ancora una volta, che i soldi pubblici siano spesi per qualcosa di effettivamente utile al nostro territorio, a partire dalle bonifiche ambientali che da troppo tempo aspettiamo.

QUA VIVIAMO E QUA RESISTEREMO! 

21/6 Serata informativa sull’uscita del TAV BS-VR da Brescia est @ Brescia

** MERCOLEDì 21 GIUNGO ORE 20:45 @ Piccolo Teatro Libero di San Polino (BS) in corso Bazoli 89 (fermata metro San Polino) **

Da più di 20 anni la possibile costruzione del TAV Brescia-Verona pesa sui nostri territori e sulle persone che vivono sul tracciato di quest’ipotetico progetto.
Negli ultimi anni però si è fatta sempre più forte l’idea della cancellazione dello storico “shunt” per Montichiari a favore del passaggio all’interno della città di Bresica verso est, modificando in modo sostanziale il progetto.

La città di Brescia negli scorsi anni ha già visto la costruzione di un ‘altra tratta di TAV, il lotto Treviglio-Brescia, che ha portato nella nostra città numerosi espropri di casa e proprietà, disagi del traffico dovuti alla chiusura prolungata di vie principali per la viabilità urbana, perdite economiche per le attività limitrofe ai cantieri, svalutazioni delle case, ma soprattutto anni di cantieri enormi, con rumore, vibrazioni, polveri, mezzi pesanti ecc.

Questi sono solo alcuni dei maggiori disagi che ha portato quest’opera, che seppur devastante niente è in confronto alla tratta Brescia-Verona, un’opera che vorrebbe distruggere non solo la nostra città, ma anche il basso Garda, proseguendo poi fino a Verona e Vicenza.

Nel percorso che in questi anni abbiamo costruito su tutto il territorio da Brescia a Verona per fermare quest’opera questa serata informativa sarà l’occasione per avere aggiornamenti dal nostro preziosissimo tecnico, il Professor Erasmo Venosi, che ci spiegherà tutte le falsità che si nascondono dietro quest’opera “strategica e fondamentale”.
Inoltre cercheremo di capire meglio cosa potrebbe accadere alla nostra città se questo progetto dovesse essere realizzato:
– DOVE DOVREBBE PASSARE?
– COSA POTREBBE DISTRUGGERE?
– QUALI DISAGI POTREBBE PORTARE?
– QUALE SAREBBE LA SUA UTILITA’?
– CHE SORTE POTREBBE AVERE IL PARCO DUCOS?
E TANTISSIME ALTRE DOMANDE CHE SORGONO NATURALI SE PROVIAMO A CAPIRE COSA POTREBBE COMPORTARE LA COSTRUZIONE DI QUEST’OPERA PER LA NOSTRA CITTA’.

Siamo convinti, e lo ribadiamo da anni, che l’enormità di soldi investiti per questo progetto inutile e altamente dannoso, potrebbero essere reinvestiti per altri capitoli di spesa più vicini ai reali bisogni e necessità di chi vive in questo paese o questa provincia devastata dai veleni ambientali, per cui non ci sono mai abbastanza fondi per le bonifiche e il risanamento ambientale.
Siamo altresì convinti che, come dicono le normative Europee, prima di passare alla costruzione di una nuova opera costosa e dannosa bisognerebbe riqualificare i servizi presenti, ben lontani dal loro massimo potenziale d’utilizzo, garantendo così un servizio ferroviario adeguato e economicamente accessibile.

Per questi e tanti altri motivi invitiamo tutti e tutte a partecipare perchè “per essere No Tav basta essere persone oneste e informate…“: conoscendo davvero cose’è il TAV e il sistema delle grandi opere mafiose italiane non si può non esserlo, soprattutto se si ha cuore il futuro delle nostre terre e delle prossime generazioni.

 

seratainfomrativaNOTAVbrescia21giungo2017

link all’evento facebook

Ferrovie dello Stato: mostro monopolista sulle spalle degli Italiani!

articolo tratto da: https://www.money.it/

Ferrovie dello Stato: una project review per finta su 25 grandi opere. Un avanzo primario monstre e pari al 4% del PIL nella Relazione del Governatore della Banca d’Italia per gestire gli effetti derivanti sul debito pubblico dalla progressiva riduzione dell’intervento della BCE. In tale prospettiva la Politica dovrebbe praticare il rigore nell’uso delle scarse risorse pubbliche ma verifichiamo la indisponibilità a «pensare al futuro».

I parametri di finanza pubblica nominalmente migliorati, uniti all’inevitabilmente dura legge di bilancio, mentre si realizza il grande imbroglio di non sottoporre a project review 26 grandi opere dal costo di varie decine di miliardi di euro: è la scandalosa vicenda dei progetti AV Bs/Vr, Vt/Pd e Ge/Mi. Trasferimenti statali a Fs notevolmente superiori a quelli degli altri Stati. Una FS monstre che gestirà strade, treni, trasporto pubblico locale e che si espande all’estero.

 Incomprensibili i benefici per il contribuente italiano mentre nasce un Moloch monopolista verso il quale non si è riusciti a sanare il conflitto d’interesse tra gestione del servizio e proprietà della rete.

Lo abbiamo denunciato su questo giornale che i trasferimenti alle Fs sono eccessivi. Abbiamo anche aggiunto che pur esistendo una legge dal 2011 nessuna valutazione degli investimenti è stata effettuata. Lo scomparso economista, parlamentare e ministro Prof. Andreatta affermava che un quinto del debito pubblico italiano era da accollare alle ferrovie.
Un politico come Andreotti diceva che i matti erano “chi si crede Napoleone e chi vuole risanare le ferrovie”. Entrambi non avevano fatto i conti con la contabilità creativa di alcune menti del Palazzo.

Leggiamo su un quotidiano le risposte date sull’argomento soldi a Fs, dell’ad Fs a un autorevole economista come il Prof. Ponti. I trasferimenti alle Fs ammontano mediamente a 8 mld di euro all’anno e comprendono sia la componente “investimenti in conto capitale” che la componente “gestione”. Nell’ultimo Conto Nazionale dei Trasporti si legge che i ricavi da media e lunga percorrenza – quindi da Frecce rosse, bianche, d’argento e intercity – ammontano a 1.954 mln di euro altri 2.615 milioni di euro derivano dal trasporto regionale. Di questi ricavi da traffico regionale 1.801 milioni derivano da contratti con le regioni. Ulteriori 478 milioni derivano dal trasporto merci.

 La prima osservazione è che se i ricavi del trasporto regionale coprono per legge minimo il 35% e questi ammontano a 814 mln allora vuol dire che sommando i ricavi da biglietti con contratti firmati con le Regioni i costi sono completamente coperti. Da osservare invece la rilevante caduta dei volumi di traffico tra il 2008 e ultimo dato CNT.

Nel 2008 le Fs hanno trasportato 45,76 mld di passeggeri*Km e sei anni dopo 38,6. Sul trasporto merci il disastro è stato totale: da 21,9 mld di tonnellate*km a 11,5.

Una caduta del trasporto ferroviario nel 2008 che è in continuità con gli anni precedenti e fortemente negativo se rapportato al mercato europeo e alle performance delle altre imprese ferroviarie. Le ferrovie francesi tra 1995 e 2007 hanno incrementato del 47% i passeggeri*km, quello tedesco dell’11% e quello italiano del 3%.
Un indice che misura il risultato operativo complessivo conseguito in un anno rispetto al capitale investito è il ROI, che per il gruppo Fs nel 2014 è stato pari al 2,5%. Molto basso rispetto all’11% di Enel e al 13,9% delle Poste. Il capitale sociale di Fs ammonta a circa 40 mld di euro, quello delle Poste a 1,5 mld.

 Recentemente abbiamo assistito a dichiarazioni tipo “in 10 anni le Frecce hanno trasportato 300 mln di passeggeri” e noi aggiungiamo che nello stesso periodo sulla rete regionale sono stati trasportati circa 4500 milioni di passeggeri e moltissimi di questi si sono lamentati della infima qualità del servizio.
Un biglietto su Frecciarossa Milano/Roma costa mediamente di più di un Parigi/Marsiglia impiegando quasi lo stesso tempo, ma su una distanza di circa 170 Km in meno rispetto al tratto francese.

Analoga osservazione per la tratta Madrid/Barcellona: quasi la stessa distanza, ma gli spagnoli impiegano mezz’ora in meno.

Recentemente si è data una grande rilevanza all’apertura della Treviglio/Brescia, che consente un risparmio di 10 minuti tra Mi/Bs rispetto i tempi attuali. ETR 1000, alimentazione come quella francese per raggiungere una velocità commerciale tra Milano e Brescia di 141 Km/h (84,5 Km in 36 minuti), ovvero 21 km/h in più rispetto alla velocità attuale e spendendo tra quadruplicamento e AV 2,85 mld di euro.

Ulteriori considerazioni riguardano il risparmio di CO2, che sarebbe certificato da Ispra ma che andrebbe integrato dalla quantificazione del “grado di riempimento dei treni av” (load factor) perché diversamente l’affermazione ha poco senso.
Andrebbe osservato che i proventi delle alienazioni di rete telefonica, rete elettrica, i 366 cespiti non strumentali per complessivi 5,5 milioni di mq erano di proprietà pubblica trasferita a Fs con la famigerata legge 210 del 1985. Demanio pubblico concesso alle Fs per l’esercizio ferroviario oggi, a seguito dismissioni diventano entrate di Fs che spende secondo ottiche di tipo aziendale.

Un esempio è rappresentato dai 5 scali merci a Milano inutilizzati, con un’estensione equivalente a 140 campi di calcio e che saranno utilizzati prevalentemente per edilizia residenziale con un guadagno per Fs stimato in circa un miliardo. Che cosa dire poi di una Fs che gestisce rete ferroviaria e gestione del servizio? In questo Paese si è separata la rete elettrica, quella del gas, ma non si è riusciti a eliminare il conflitto di interesse tra RFI e Trenitalia.

Una rete av pagata esosamente con soldi pubblici: chi paga la manutenzione della rete av e gli interessi sui debiti contratti per costruirla? La perdita sui contratti derivati accesi per la Tav perché devono essere allocati sul bilancio pubblico?

Ulteriore osservazione riguarda la consolidata prassi di assenza di gare per il servizio: è successo con le pugliesi ferrovie Sud-est, per la manutenzione e gli interventi su Roma-Lido, Roma-Civita Castellana-Viterbo e Roma-Giardinetti.
Era già successo con la triste vicenda di Arenaways.

Infine, non si comprendono due cose: le Fs sono, per i trasporti, primi in Grecia, secondi in Germania con l’acquisto di Nitinera, gestiscono linee nel Regno Unito e Francia, e in California per l’alta velocità Los Angeles-San Francisco.

È nata Trenitalia UK con sede a Londra e ha speso 70 milioni di sterline per l’acquisto della società Nxet che gestisce la tratta City to Coast. Giusto che crescano, ma è altrettanto giusto che questo avvenga con i soldi dei contribuenti? Quali i benefici, in termini di maggiori e migliori servizi per gli italiani? Arriviamo a una Fs che gestisce strade, binari e trasporto pubblico locale?
Ultima osservazione riguarda l’imbroglio della project review su 25 grandi opere scritte nell’Allegato infrastrutture al DEF.
Il progetto definitivo av Bs/Vr rientra tra le opere da assoggettare alla verifica. Sembra che a giorni andrà al Cipe per l’approvazione. Una project review fatta in due mesi prescindendo – presumo, vista la celerità – da quanto intimato dal Dlgs 228 del 2011.
È poco serio e inaccettabile in uno Stato di Diritto dove il Parlamento ha approvato due leggi finalizzate a non sperperare le scarse risorse pubbliche e a verificarne congruità, efficacia, efficienza ed economicità.
Sulla vicenda av Bs/Ve opposizione cercasi.

Parole, parole, parole… facciamo chiarezza sulle false dichiarazioni riguardo il TAV Brescia-Verona!

Continua il pressing del manager di FS Renato Mazzoncini sull’avvio dei lavori del TAV Brescia – Verona.
Venerdì 26 maggio 2017, ovviamente senza darne comunicazione pubblica, l’Amministratore delegato di Fs ha tenuto una conferenza stampa insieme al sindaco della città di Brescia Emilio Del Bono per annunciare lo stralcio, sembrerebbe definitivo, dello “shunt” di Montichiari, il quadruplicamento della linea in uscita dalla città di Brescia e l’annuncio dell’avvio dei cantieri nella zona del Garda già da fine estate, dopo un passaggio al CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) a giugno per l’approvazione del progetto esecutivo.
Sul sito del CIPE peraltro non è ancora stato pubblicato l’ordine del giorno della futura seduta, ma Mazzoncini evidentemente lo conosce già.

Verificheremo la natura di queste dichiarazioni che si susseguono da diversi anni con cadenza regolare, ma possiamo sicuramente dire che, se ci sarà un’approvazione al CIPE, questa avverrà attraverso pesanti storpiature dell’iter autorizzativo, con un progetto totalmente stravolto rispetto a quello sottoposto a VIA (Valutazione impatto ambientale) nell’ormai lontano 2003 e tenendo completamente all’oscuro fino all’ultimo, ancora una volta, quelle persone che ne saranno direttamente coinvolte.
Non una parola sulle conseguenze che la soppressione del collegamento con l’aeroporto di Montichiari, a favore del passaggio da Brescia, comporterebbe.
Nonostante non risultino documenti ufficiali depositati in Commissione VIA di questo politico “cambio di rotta”, è bene ricordare che l’entrata dei treni a Brescia Ovest, rappresenta una modifica sostanziale del progetto che necessiterebbe quindi di un nuovo procedimento di VIA, incompatibile con i tempi preannunciati di completamento dell’iter burocratico.

Non una parola, ovviamente, sul parere assolutamente negativo del massimo organo tecnico in materia di infrastrutture, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Il CSPL chiede che il progetto venga rifatto per adeguarlo alle normative antisismiche recenti prima di un eventuale passaggio al CIPE, e che si conduca un’analisi del traffico ferroviario che valuti se effettivamente sia necessaria la realizzazione di questa nuova linea. Non una parola sul fatto che, nell’ultimo DEF (Documento Economia Finanza) approvato dal governo, si preveda per 25 opere strategiche, tra cui la Brescia – Verona, un’analisi costi-benefici da condurre su criteri europei, sottoponendo in questo modo la nostra tratta a “project review”.
La revisione del progetto dovrebbe servire a rispettare il Dlgs 228 del 2011, che per assicurare un buon utilizzo delle tasse versate dai contribuenti, richiede un’analisi preventiva degli investimenti pubblici. Non una parola nemmeno sui finanziamenti stanziati che al momento non riusciranno nemmeno a coprire i costi stimati del primo lotto costruttivo: quei 700 milioni di euro stanziati nel 2014 dalla Legge di stabilità che fecero ripartire l’iter autorizzativo e che dovrebbero bastare a completare le gallerie nella zona del Basso Garda.

Sulla realizzazione di quest’ultime ricordiamo che il già citato Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha sottolineato il rischio che i costi possano aumentare fino al 50% rispetto a quelli stimati, vista l’aleatorietà delle soluzioni e dei dati forniti da Cepav 2.
Il restante miliardo e mezzo, sbandierato come finanziamento, non è altro che una voce di spesa inserita nell’Allegato Infrastrutture al DEF 2016.

Non rappresentando quindi liquidità realmente disponibile, ma unicamente una voce nei capitoli di spesa , potrebbe dunque essere stralciato per far rientrare il debito pubblico dello Stato senza incorrere in penali. Grande cura invece in conferenza stampa nell’uso di strumenti narrativi che in realtà tradiscono la loro natura di “specchietti per le allodole”.

Si riscoprono termini amichevoli come “piccola velocità”, “cura del ferro”, “rinascimento ferroviario” associati alla sigla “Tav”, anche se palesemente discordanti. Grande insistenza anche sulle possibilità di alcune stazioni come Desenzano e Rezzato.
Sottolineiamo che queste stazioni, oltre a quelle di Lonato e Ponte S. Marco, hanno avuto un pesante ridimensionamento per via delle molte linee regionali soppresse negli ultimi anni lungo la tratta tra Brescia e Verona.

Tutto ciò a dimostrazione del fatto che la linea storica è lontana dal punto di saturazione e possa essere potenziata senza realizzare una nuova, costosa, inutile opera, ad uso esclusivo, tra l’altro, dei carissimi e poco frequentati treni Freccia Rossa: sulla nuova linea AV non viaggeranno, infatti, né treni regionali né treni merci per mere ragioni tecniche.

Continueremo a vigilare su quanto sta accadendo, portando avanti quel percorso di lotta e mobilitazione che abbiamo intrapreso per fermare questo progetto delirante e completamente avulso alle reali esigenze di mobilità di questo territorio.

Denunciamo già ora il fatto che quest’opera non vedrà mai un suo completamento, ne siamo convinti.

Un progetto che fa acqua da tutte le parti e che trova conforto solo nelle dichiarazioni e negli slogan dei manager o politici di turno. Parole, parole, parole…

Cliccando su questi link potrete invece trovare le diverse dichiarazioni rilasciate ai quotidiani bresciani da Mazzoncini e
Del Bono:

Corriere della Sera, sezione di Brescia

Bresciaoggi

Giornale di Brescia

Teletutto

3/6 giornata NO TAV al presidio di Campagna di Lonato! Non mancate!

Sabato 3 giungo 2017
* PRENDIAMOCI CURA DELLA NOSTRA TERRA CONTRO IL TAV – GIORNATA AL PRESIDIO NO TAV DI CAMPAGNA DI LONATO *

DALLE 17:00
prendiamoci cura insieme delle painte e del campo del presidio, con musica, costruendo insieme spaventav e altre attività, anche per bambini!!!

Porta quello che vorresti trovare, atrezzi per fare giardinaggio, piante da piantare, materiale per costruire gli spaventav..o quello che preferisci fare insieme!

DALLE 20:00
APERI-CENA CONDIVISO
porta da mangiare e da bere e condivilo con tutti e tutte!

Per evitare di produrre rifiuti porta un piatto/bicchiere/posate da casa!

Vi aspettiamo numerosi e numerose per un’altra giornata insieme in cui ci prenderemo cura della nostra terra contro chi vorrebbe distruggerla per opere inutili e mafiose!

PRESIDIO NO TAV 3 GIUNGO2017

 

DESENZANO ASSEMBLEA PUBBLICA VENERDÌ 26 MAGGIO: “IL LAGO E SCARICHI”

Il Comitato Ambiente e Territorio di Desenzano organizza

Scarichi a lago. Lago e spiagge usate per scaricare rifiuti fognari.
Venerdi 26 maggio 2017 alle ore 20.30 presso la Sala Brunelli in Via Carducci a Desenzano del Garda, il CAT Vi invita a partecipare ad un incontro pubblico dove verrà mostrata l’indagine aperta sugli scarichi a lago, quanto emerso dall’incontro con la municipalizzata Garda Uno e quello che sarà del percorso per arrivare ad una soluzione per questo vergognoso problema.

Per chi volesse maggiori informazioni qua un breve report dell’incontro avvenuto ad inizio maggio tra alcuni attivisti del CAT e funzionari di Garda Uno.

Gli affari sporchi di Saipem tra TAV e TAP

Dopo le cariche dell’altra notte (15-16 maggio) a Melendugno (LE) ai danni di chi protesta contro la realizzazione del gasdotto TAP, ripubblichiamo questo interessante articolo di fine 2016, tratto da Wallstreetitalia.com. Qui si riporta il rapporto stilato dall’ONG Bankwatch rispetto ai finanziamenti europei che riceveranno le ditte per la realizzazione delle infrastrutture del cosiddetto corridoio Sud del gas. Tra le ditte italiane, in forte odore di mafia, c’è anche Saipem, la controllata ENI che da anni ormai  naviga in forti difficoltà economiche e che fa parte del consorzio Cepav 2 (consorzio eni per l’alta velocità) che vuole realizzare la tratta TAV Brescia – Verona. Ricordiamo inoltre che il corridoio sud del gas prevede, nella bassa Lombardia, la realizzazione di numerosi hub di stoccaggio, con lo scopo di far diventare l’intera zona uno snodo logistico fondamentale per la distribuzione del gas. A Brescia il centro di stoccaggio più importante che vuole essere realizzato si trova a Bagnolo Mella (per maggiori info qui), ma riguarderà un’area di 25 km quadrati, tutti in zona sismica.

Aziende italiane con passato corruzione e sospetti mafia: così nascerà il TAP

16 dicembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Tra le aziende che stanno lavorando per realizzare il “Corridoio sud del gas”, il maxi-progetto che collegherà l’Azerbaijan con la spiaggia di San Foca in Puglia, permettendo all’Europa di attingere alle riserve di gas naturale del Mar Caspio, compaiono anche Sicilsaldo, Bonatti e Renco. Aziende tutte italiane e aziende, stando a quanto mette in evidenza un rapporto stilato da Bankwatch, in passato finite nel mirino per sospetti su presunti legami con la mafia e che, nonostante ciò, sono sul punto di spartirsi una bella torta del valore di almeno 4,5 miliardi di euro. Si tratta di quei finanziamenti che le banche pubbliche europee -la Banca europea per gli investimenti (European Investment Bank- EIB) e la Banca europea di Ricostruzione e di Sviluppo (EBRD) – hanno proposto di erogare a favore del “Corridoio sud del gas” , progetto per la realizzazione di un gasdotto di 3.500 chilometri, concepito per trasportare il gas all’Europa dall’Azerbaijan, entro il 2020. Si tratta di un obiettivo ambizioso – e anche molto costoso – definito dalla Commissione dell’Unione europea “prioritario”. In particolare, la Banca europea per gli investimenti (European Investment Bank- EIB) ha proposto finanziamenti record di 2 miliardi di euro per il gasdotto Trans-Adriatico (TAP) e di 1 miliardo di euro per il TANAP, il gasdotto che attraverserà da est a ovest la Turchia. Un’altra banca, ovvero la Banca europea di Ricostruzione e di Sviluppo (EBRD) sta considerando l’erogazione di un prestito di 1,5 miliardi di euro. In totale, la realizzazione del gasdotto costerà più di 40 miliardi di euro.

Il report di Bankwatch, rete europea di Ong che controlla l’operato delle banche internazionali, denuncia proprio i finanziamenti che le banche pubbliche europee sono disposte a versare a favore di aziende con un passato discutibile. Del caso ne parla un articolo del quotidiano britannico The Guardian.

Passato discutibile di Saipem preoccupa l’Ong

Nel report compare anche il nome di Saipem, controllata di ENI, che lo scorso 14 aprile del 2016 si è aggiudicata la commessa per costruire la sezione offshore del gasdotto TAP, tra le coste dell’Albania e dell’Italia.

“Saipem costruirà circa 105 km di gasdotto a una profondità fino a 820 metri al di sotto del livello del mare”. E Saipem è la stessa finita al centro di diverse accuse di corruzione.

Bankwatch ricorda la multa da 600.000 euro che nel 2013 una corte di Milano ordinò a Saipem di pagare, oltre al sequestro di altri 24,5 milioni di euro di Snamprogetti, (acquistata da Saipem nel 2008) che aveva secondo le accuse pagato tangenti in Nigeria. Vale la pena riportare le motivazioni della Corte d’Appello di Milano, che ha confermato nel 2015 la condanna ad una sanzione pecuniaria di 600.000 euro e ad una confisca di 24,5 milioni di euro a carico di Saipem, società del gruppo Eni che ha incorporato Snamprogetti:

“Snamprogetti, assieme agli “altri tre soci” del Consorzio Tskj che si occupava di costruire un impianto di stoccaggio e trasporto del gas a Bonny Island nel sud della Nigeria, dietro la voce “costi culturali” avrebbe nascosto i “versamenti seguiti agli accordi corruttivi” a favore di politici e funzionari nigeriani per ottenere quei lavori”.

Bankwatch cita le altre accuse presentate nel 2015 contro Saipem e alcuni suoi dirigenti per il pagamento di tangenti a funzionari algerini per l’aggiudicazione di contratti del valore totale di 8 miliardi di euro da parte dell’azienda statale algerina Sonatrach: tangenti, secondo le accuse, del valore di 198 milioni di euro e versate tra il 2007 e il 2010. Riferimento da Bankwatch anche al processo che inizierà questo mese contro Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni ai tempi dei presunti pagamenti delle tangenti, con l’accusa sempre di corruzione, in un nuovo caso contro Saipem ed Eni. A tal proposito si riporta quanto ha scritto l’agenzia di stampa Radiocor lo scorso 5 dicembre:

Sono stati rinviati al 16 gennaio prossimo i due processi che vedono coinvolte Eni e Saipem sul presunto pagamento di tangenti in Algeria, in attesa della decisione del presidente del tribunale di Milano, Roberto Bichi, sull’invito ad astenersi rivolto dai legali delle due società al giudice della quarta sezione penale del tribunale di Milano Oscar Magi, davanti al quale si stavano celebrando i procedimenti. Il giudice Magi ha condiviso l’invito ad astenersi da questi processi proposto dagli avvocati di Eni e Saipem e ha inviato gli atti al presidente del tribunale che ora dovrà decidere su come procedere. L’invito al giudice Magi è stato motivato con il fatto che in passato si è già pronunciato in un processo per corruzione internazionale in Nigeria che vedeva coinvolta la società Snamprogetti, poi confluita in Saipem”.

Sempre Saipem ed Eni, nel 2011, erano state indagate dalla procura di Milano, insieme a Bonatti e Renco e altre aziende italiane, per corruzione internazionale nell’ambito dell’aggiudicazione di contratti per lo sfruttamento delle risorse in Iraq, Kuwait e Kazakistan.

Bankwatch scrive che “Renco, Saipem e altre cinque aziende italiane (Tecnimont, Ansaldo Energia, Elettra Progetti, Siirtec e Prysmian) vennero accusate di aver aiutato Eni a corrompere alcuni funzionari esteri”.

Bonatti: “notizie prive di fondamento”

Coinvolta anche Bonatti, incaricata della costruzione di un gasdotto di 760 chilometri. L’azienda parmense, che insieme ad ENI opera in Libia, aveva subappaltato insieme alla Di Vincenzo di Chieti alcuni lavori aggiudicati con una commessa per la realizzazione della stazione di Parma, a Edilperna e Acropoli. Nel 2011, i lavori vennero bloccati con una interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Reggio Emilia e confermata dal Tar contro Edil Perna e Acropoli. Motivo: legami di parentela stretti tra i titolari dell’aziende e alcuni clan mafiosi. Da segnalare che sia i titolari di Acropoli ed Edil Perna non furono direttamente collegati alla criminalità organizzata, anche se il proprietario di Edil Perna è il genero di Aurelio Domicoli, uomo legato ai clan di Gela che nel 1990 era rimasto gravemente ferito in una strage di mafia.

L’articolo del Guardian ricorda anche l’arresto di due imprenditori subappaltatori della Bonatti in Sicilia, per associazione mafiosa. La sentenza aveva ordinato di trasmettere gli atti del processo alla Procura della direzione distrettuale antimafia di Messina perché indagasse sui rapporti fra i due imprenditori e la stessa Bonatti. Nel report di Bankwatch si legge che ancora prima, nel 2010, alcuni pentiti della mafia, nel corso delle loro testimonianze, avevano citato la Bonatti come una delle aziende che avevano stretto accordi con la mafia riguardo alla costruzione di alcuni nuovi palazzi a Palermo, negli anni Novanta. Nel rapporto compare anche l’altra interdittiva antimafia che aveva colpito sempre Edil Perna nel ruolo di subappaltatore di Bonatti per la costruzione di un ospedale a Verona. Bonatti dice che le notizie su eventuali controllate riportate nel report dell’Ong sono “prive di ogni fondamento”.

Lo scrive in una nota il Gruppo Bonatti, che precisa: “né Bonatti né nessuna delle sue controllate sono mai state coinvolte nei fatti citati, e mai hanno subito o stanno subendo procedimenti giudiziari di alcun tipo riferibili alle vicende citate”.

Renco: “estranei ai fatti”

C’è poi il caso Renco, che “ha operazioni in tutto il mondo, inclusi l’Armenia, il Kazakistan, il Congo, la Nigeria, la Libia, l’Angola, il Belgio, la Svizzera, la Colombia e il Qatar” e il cui attuale ceo, Giovanni Rubini, stando a quanto risulta da alcune intercettazioni, avrebbe cooperato con una cooperativa legata alla mafia. Rubini figura tra l’altro nell’elenco degli imprenditori considerati vicino a Salvatore Buzzi, tra i tentacoli più potenti della piovra che ha stretto Roma.

La società si è difesa puntualizzando in una nota di non essere mai stata coinvolta dalle vicende giudiziarie relative ai fatti citati dal report, “nè tanto meno la Renco è stata mai interessata da vicende giudiziarie come Mafia capitale. Sono altresì infondate le accuse nei confronti dell’amministratore delegato. Il report di Bankwatch lede la nostra immagine di azienda impegnata da quarant’anni nel settore Oil & Gas. Non si può contrastare il Tap infangando l’immagine di Renco e di altre aziende impegnate nella realizzazione di questa opera”.

Infine c’è Sicilsaldo: l’attuale direttore generale della società è Emilio Brunetti, figlio di Angelo Brunetti, che ha gestito la società fino al 2008 dalla sua creazione, in Sicilia, nel 1994. Ebbene, scrive Bankwatch, la polizia italiana ha descritto Angelo Brunetti “completamente soggiogato a Cosa Nostra Catania”, aggiungendo che “secondo i media locali, Brunetti non ha fatto mai parte di Cosa Nostra, ma ha pagato sempre il pizzo”. Bankwatch tuttavia precisa:

“Angelo Brunetti potrebbe essere considerato un imprenditore che ha accettato la presenza della media e ha deciso di pagare la tassa alla mafia (il pizzo) per ragioni di sicurezza“.

Per il rapporto completo di Bankwatch, CLICCA QUI

Ricorso al TAR: rigettato! La lotta contro il TAV non si fermerà qui!

Dopo molti mesi d’attesa da quel lunedì 9 gennaio 2017 in cui eravamo presenti a Roma per discutere l’udienza al TAR, presentato dal Coordinamento No Tav Brescia-Verona insieme a comitati territoriali che si battono per la difesa dell’ambiente, alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle e molti possibili espropriati di terreni o attività sulla tratta è arrivata dopo molti mesi d’attesa la notizia che il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso.

Ricordiamo, in breve, che il ricorso al Tar era stato presentato contro diversi provvedimenti: a partire dal decreto con cui si dava via libera al Cipe per l’approvazione del progetto definitivo e per la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, passando per la delibera per l’ennesima reiterazione del vincolo di esproprio presente sulle proprietà interessate a partire dal 2001, fino ad arrivare al decreto che aveva espresso il parere di compatibilità ambientale (VAS).

Nonostante a gennaio avessimo chiesto il rinvio dell’udienza, considerando che Cepav 2 aveva depositato la memoria difensiva soltanto in data limite 23/12/2016 limitando quindi il diritto di difesa e la possibilità di rispondere alla stessa, dopo alcuni dubbi, la Presidente del Collegio Elena Stanizzi aveva deciso di non accettare il rinvio e quindi di avviare la discussione.

La discussione era stata molto vivace da parte nostra, mentre la controparte aveva continuato a ribadire l’idea di inammissibilità del ricorso appellandosi esclusivamente all’eterogeneità dei soggetti ricorrenti e ai presunti conflitti di interesse degli stessi, senza minimamente prendere in considerazione i numerosi punti portati ad appello.

Ai tempi ci era sembrata molto curiosa la presa di posizione di Cepav 2, ma l’avevamo giustificata come un “arrampicarsi sugli specchi” visto che sulle questioni poste non c’era molto a cui potevano appellarsi.

Avevamo anche ben sottolineato durante la discussione avuta durante l’udienza che l’eterogeneità dei soggetti ricorrenti fosse un valore aggiunto del ricorso che ben dimostrava che l’interesse comune è legato alla sopravvivenza e tutela di un territorio come elemento necessario e imprescindibile per ogni tipo di attività, pubblica o privata che sia.

Era stata portata anche alla luce la vergognosa mancata valutazione dell’opzione zero, la violazione delle norme europee sugli appalti pubblici, la mancata o parziale ottemperanza alle prescrizioni da parte di Cepav2 e il grave pregiudizio al territorio derivante dalla procedura dei lotti costruttivi.

Ad oggi, il ricorso è stato rigettato dal TAR, ma nonostante la sentenza sia molto complessa e nonostante lo sforzo di rispondere ai motivi del ricorso, essa a nostro parere non è né condivisibile né tanto meno convincente.

Ci sono innanzitutto alcuni vizi di forma che non rendono lineare, e quindi tanto meno convincente, il discorso fatto: leggendo la sentenza infatti si nota che per respingere il ricorso il TAR ha utilizzato talvolta motivazioni che sono usate anche per sostenere principi opposti, mentre in altre parti vengono respinti i motivi del ricorso pretendendo di rendere immodificabile la situazione approvata oltre 14 anni fa riguardo al progetto.

Vengono inoltre rigettati alcuni fondamentali motivi quali ad esempio quello sull’opzione zero non prevista nella Valutazione di Impatto Ambientale, ritenendo che il vizio avrebbe dovuto essere proposto nel 2003, dimenticandosi che a causa delle modifiche sostanziali apportate al progetto dell’Alta velocità è stato impugnato un parere VIA diverso da quello del 2003.

Davanti a “errori” del genere come possiamo pensare che questa risposta sia veramente ponderata su basi solide e concrete che vadano a tutelare noi e la nostra terra?

Ma andando avanti troviamo che è stata dichiarata inammissibile anche la richiesta di sottoporre alla Corte di Giustizia la questione dell’affidamento diretto dell’opera ai Contraenti Generali in quanto i ricorrenti non avrebbero la legittimazione attiva a contestare tale affidamento, creando in questo modo una gravissima limitazione al diritto di difesa dei cittadini direttamente interessati dall’esproprio e limitando di fatto la possibilità di contestare tale affidamento solo ai pochissimi soggetti in grado di partecipare ad una ipotetica gara di appalto di 4 miliardi di euro.

In questa risposta è palese che venga altresì dimenticato che le modalità di affidamento incidono direttamente e non solo astrattamente anche sui soggetti lesi dall’esproprio.

Il TAR, inoltre, sulla base dell’elevato grado di discrezionalità tecnica in possesso dell’Amministrazione pubblica ha omesso di valutare i gravi vizi della valutazione ambientale ed ha affermato che gli aspetti di dettaglio delle varie prescrizioni potranno essere sviluppati anche al livello di progettazione successivo costituito dal progetto esecutivo, dimenticando però che la disciplina legislativa impone determinate verifiche già con il progetto definitivo.

E invece il TAR legittima la costruzione di questa grande opera risolvendo i problemi “strada facendo”. Davanti a questo punto vorremmo anche ribadire che se le amministrazioni comunali di tutta la tratta, avessero aderito, con una spesa di ben 50 euro, al ricorso che abbiamo fatto, questo avrebbe sicuramente avuto un impatto, e forse anche una risposta diversa, davanti al TAR, ma purtroppo abbiamo visto che i nostri amministratori vanno a Roma solo per racimolare qualche mera compensazione in cambio della distruzione del nostro territorio e del suo futuro.

Vergognoso, a nostro parere, è come siano state liquidate le censure di carattere ambientale come la salvaguardia del Sito di Importanza Comunitaria del Laghetto del Frassino, la bonifica della Galleria di Lonato o l’eliminazione dei possibili effetti negativi della vicinanza dei cantieri alle aree destinate a parco, sostenendo che esse saranno oggetto di specifici approfondimenti e di apposite misure di mitigazione, dimenticando però che si tratta di approfondimenti che dovevano essere contenuti già nel progetto definitivo in quanto il progetto esecutivo non sarà sottoposto alla stringente procedura amministrativa del progetto definitivo.

Anche nei confronti delle censure riguardanti gli espropri e la distruzione dei vigneti il TAR ha rinviato ad un momento successivo l’elaborazione di criteri condivisi con le associazioni di agricoltori dimenticando che il progetto preliminare imponeva tale adempimento con il progetto definitivo e non in un momento successivo. Ma è ben chiaro che chi costruisce quest’opera non ha alcun interesse a tutelare o guadagnare meno per salvare parti del territorio o gli interessi dei singoli, quindi questa risposta è a maggior ragione inaccettabile.

Infine, il TAR ha respinto la censura sul mancato espletamento in via preventiva della Valutazione Ambientale Strategica sul progetto dell’opera pubblica ritenendo che essa non era necessaria ma dimenticando che la VAS avrebbe dovuto essere fatta quantomeno con l’approvazione del progetto definitivo.

Sottolineando in ultimo, in totale assonanza alla controparte contro cui stiamo combattendo questa lotta, il TAR avvalora l’assenza di validità ai motivi del ricorso vista l’eterogeneità di interessi dei diversi ricorrenti. Non servono a nostro parere molti commenti a riguardo.

La sentenza del TAR Lazio a nostro parere non è condivisibile e verrà quindi appellata al Consiglio di Stato. Chiederemo inoltre l’intervento della Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo.

Ma come avevamo già detto quel famoso 9 gennaio, al di là del risultato, sapremo con sempre più determinazione portare avanti le ragioni della nostra lotta, anche avvalorati dall’ennesima dimostrazione che gli interessi dietro questo progetto riescono a superare anche la legge stessa.

Ma non per questo ci arrenderemo, anzi, questa è l’ennesima mossa che ci da sempre più modi per far sapere a tutt* che siamo dalla parte giusta, e che non state difendendo né le persone ne l’ambiente, ma solo interessi economici, politici e mafiosi.