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FRATELLI DI TAV

fratelli di tav

Il Circolo di Radio Onda D’Urto presenta:

FRATELLI DI TAV

Effetti collaterali del “treno ad alta velocità” (documentario, colore, 2008).
Una video-inchiesta sull’impatto della TAV lungo la penisola italiana. Lo scenario che si dipana analizzando l’impatto che questa “Grande Opera” esercita sui territori che attraversa – in termini ambientali, sociali ed economico/finanziari – è sorprendente.
Altrettanto sorprendenti ed esemplari le proteste delle popolazioni che quell’impatto, inevitabilmente, subiscono. “Fratelli di Tav” combina il racconto di queste lotte ad una spinosa inchiesta sui rapporti tra criminalità organizzata, imprese e corruzione politica – rapporti anch’essi ad “Alta Velocità” – intercorsi nella realizzazione della Tav.
Un’analisi scomoda che svela quali inquietanti dettagli siano sepolti tra cemento e binari sotto ogni tratto della ferrovia che, lentamente ed a costi esorbitanti, viene portato a termine.

Un documentario di Manolo Luppichini e Claudio Metallo

http://vimeo.com/26226413
Durante l’iniziativa parteciperanno membri del gruppo No Tav Brescia e Michele del C.S.A Magazzino 47.

DOMENICA 19 GENNAIO ORE 17.00
Circolo Di Radio Onda D’urto
Via Battaglie 29
Brescia

 

Comunicato Stampa. Sabato 22 febbraio 2014. Giornata Nazionale di Lotta

Comunicato Stampa

13 gennaio 2014

Sabato 22 febbraio 2014

Giornata Nazionale di Lotta

IL COORDINAMENTO DEI COMITATI NO TAV

riunito a Villar Focchiardo mercoledì 8 gennaio 2014

ha valutato attentamente

la gravissima situazione giuridica venutasi a creare con gli ultimi arresti di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, per i quali è stato costruito un castello accusatorio studiato apposta per intimorire  tutte le sacrosante lotte che anche grazie al Movimento NO TAV stanno crescendo in tutto il Paese.

Ha infatti  rilevato

che nelle carte dell’inchiesta gli inquirenti, forzando il piano strettamente giuridico, hanno sostenuto una tesi squisitamente politica. Infatti, dopo aver fatto una breve storia degli atti legislativi e dei vertici internazionali che hanno portato all’installazione del cantiere di Chiomonte, i magistrati sostengono che si tratta di procedure democratiche.
Quindi l’azione contro il cantiere – assieme allo stillicidio di pratiche di contrasto di cui il faldone giudiziario fornisce un ampio elenco – viene definita “terroristica” non tanto per le sue caratteristiche specifiche, ma in quanto si oppone alla democraticità di una decisione intergovernativa.
Se tutte le imposizioni dello Stato hanno un involucro legale, cioè sono formalmente basate sul Diritto, tutto ciò che mette realmente in discussione un progetto statale è dunque passibile di “terrorismo”. Con questa impostazione rimane solo   la possibilità di  dissentire in modo platonico, di diventare un movimento di opinione.
Dare invece concretezza al proprio NO, che in fondo è la caratteristica essenziale del movimento no tav, risulta quindi antidemocratico : il totalitarismo parla oggi un linguaggio diverso. “Non ti stanno bene le nostre imposizioni democratiche? Dunque sei un terrorista, ti sbatto in galera e butto via la chiave”.
Ricordando
che nei momenti epocali,  lo Stato ed i “poteri forti” attaccano frontalmente il nemico nei suoi punti di forza e non in quelli più deboli, diventa evidente che l’impiego della categoria di terrorismo contro il movimento no tav – per ciò che questo esprime e che simboleggia – è un avviso per tutti, per qualsiasi movimento di lotta.
Diventa  terrorista dunque  chiunque contesti le decisioni dello stato e viene smantellato il patto sociale pensato dalla costituente.
A seguire fino in fondo la logica della procura torinese, la natura “terroristica” della lotta contro il TAV non sta in un suo preteso “salto di qualità”, bensì nelle sue stesse premesse: in quel NO di cui vent’anni di esperienze, saperi, confronti, azioni non sono che il coerente sviluppo.
Non essersi rassegnati nemmeno di fronte ai manganelli, ai gas, alle ruspe, ai Lince, agli arresti, al terrorismo mediatico: questo è il crimine che contiene tutti gli altri.
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Per questi motivi il Movimento NO TAV
INDICE E PROPONE PER IL 22 FEBBRAIO
UNA GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE E DI LOTTA
OGNUNO NEL PROPRIO TERRITORIO
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a tutte quelle realtà che resistono e si battono contro lo spreco delle risorse pubbliche, contro la devastazione del territorio, per il diritto alla casa, per un lavoro dignitoso, sicuro e adeguatamente remunerato. Una giornata nazionale di lotta, territorio per territorio in difesa del diritto naturale e costituzionale di opporsi alle scelte governative che tengono solo conto degli interessi dei potentati, delle lobby, delle banche e delle mafie a danno della popolazione.
Una mobilitazione comune contro il delirante utilizzo delle leggi da parte della procura e della magistratura torinese e in solidarietà ai compagni di lotta incarcerati, ai compagni di lotta già condannati, a quella innumerevole schiera di resistenti che ancora deve affrontare il giudizio per aver difeso i beni comuni, una giornata di lotta alla quale seguirà nella metà di marzo un appuntamento a Roma per la difesa e la legittimità delle lotte sociali.
In preparazione della giornata di lotta si invita ad effettuare assemblee sui territori per sensibilizzare la popolazione sia su questi temi sia sui progetti che si contrastano.
In Valsusa sui progetti di spostamento dell’autoporto di Susa a San Didero, di spostamento della pista di Guida Sicura da Susa ad Avigliana e della ferrovia nel territorio di Borgone.

Proposta approvata dal coordinamento dei comitati del Movimento NO TAV.

NO-TAV-TORINO-LIONE

Articolo tratto da: http://www.tgvallesusa.it/

 

NO TAV: MOBILITAZIONE CONTINUA, DALLA VAL SUSA AI NO TERZO VALICO.

Proseguono in valle di Susa le mobilitazioni del movimento no tav, nonostante la repressione e la demonizzazione. Ieri pomeriggio, domenica 12 gennaio, l’appuntamento, a sorpresa, era presso la caserma Ceccaroni di Rivoli, alle porte della valle di Susa dove le truppe degli alpini alloggiano e da dove ogni giorno i pulmini carichi di militari partono verso il cantiere tav di Chiomonte. Cariche contro i no tav sia attorno al perimetro militare che per le vie di Rivoli, con identificazioni del centinaio di presenti.

L’intervista con Francesco Richetto, movimento No Tav.

Ieri le botte, oggi invece – puntuale più dei treni dei pendolari, in perenne ritardo – la criminalizzazione di tutto il movimento popolare antialtavelocità. Il tribunale del riesame di Torino ha confermato l’arresto dei quattro attivisti No Tav in carcere dallo scorso 9 dicembre per i fatti al cantiere di Chiomonte del 14 maggio 2013. Confermata anche l’ipotesi di reato di attentato con finalità terroristiche formulata dai pm Rinaudo e Padalino.

Il senatore Pd Sì Tav Stefano Esposito ha invece denunciato di aver trovato sull’uscio di casa, dentro un sacchetto della spazzatura, tre bottiglie definite “incendiarie”. Accanto c’era un biglietto, continua Esposito, con scritto “Torna in prefettura, altrimenti farai bum bum ora che non c’è più il procuratore Caselli a proteggerli”. Nel foglio, non firmato, ci sarebbero minacce anche ad altri esponenti politici.

NO TERZO VALICO – Ancora Tav ma cambiamo scenario. Sabato 18 la lotta si sposta dalla Val di Susa al Terzo Valico, vicino Alessandria. In calendario, dal pomeriggio in avanti, il blocco del cantiere del paese Voltaggio, vicino Ronco Scrivia, a pochi passi dal parco naturale delle Capanne di Marcarolo.

Stamattina, lunedì 13 gennaio, presentata l’iniziativa.

Sentiamo Claudio, No Tav Terzo Valico.

 

Articolo tratto da: http://www.radiondadurto.org/

Nasce il coordinamento tra tutti gli imputati/e NOTAV

E’ nato un coordinamento tra tutti gli imputati coinvolti in processi relativi alla lotta NO TAV.

Il coordinamento, per agevolare la comunicazione tra i vari componenti, si è dotato di una mail-list. Vista l’attuale difficoltà a raggiungere tutte le persone coinvolte, l’adesione e l’iscrizione alla list sono aperte a ogni imputato che ne farà richiesta (contattare processonotav@inventati.org specificando in quale processo o inchiesta si è imputati).

E’ in fase di elaborazione una banca dati in cui inserire i vari procedimenti sia per avere una visione corretta ed esaustiva della repressione in atto contro il movimento NO TAV sia in previsione di una pubblicazione in cui venga resa pubblica la dimensione del fenomeno. Chiunque sia coinvolto in procedimenti legali o sia a conoscenza di altri che lo sono e non sono al corrente dell’iniziativa è pregato di contattare Guido che si sta occupando della raccolta dati (gfissore@alice.it). Si è deciso anche di includere nel coordinamento gli imputati di procedimenti in altri tribunali (oltre Torino) per iniziative locali solidali alla lotta in Val Susa.

Nella sua prima riunione il coordinamento imputati ha deciso di proporre al coordinamento dei comitati NO TAV l’indizione a breve di una giornata di mobilitazione in tutta Italia a sostegno del movimento NO TAV, anche per rispedire al mittente l’accusa di “terrorismo” e in solidarietà con i compagni arrestati e indagati, una giornata che sia anche occasione di rilancio delle varie lotte territoriali. A seguire si è pensato a una settimana di campagna diffusa in tutta Italia per lanciare una grande manifestazione nazionale da tenersi a Torino.

All’udienza del 23 dicembre prima di lasciarci si è fatta largo la proposta, da estendere a tutte le compagne e compagni di tutti i processi contro il movimento NO TAV, di tenere la prossima assemblea del coordinamento imputati domenica 19 Gennaio 2014 (sempre a Torino alle 14 in luogo da indicare), perché successiva all’assemblea dei comitati e perché facilitata dalla coincidenza delle udienze del processone di venerdì 17 e lunedì 20 gennaio.

Articolo tratto da: http://www.notav.info/post/nasce-il-coordinamento-tra-tutti-gli-imputatie-notav/

NOI NON DIMENTICHIAMO: SAPPIAMO CHI E’ STATO!

Invitiamo tutti a guardare la puntata di ieri sera di #presadiretta intitolata “Morti di Stato”: ribadiamo sempre più forte il nostro NO AGLI ABUSI IN DIVISA, affinchè casi come quelli di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Michele Ferrulli, Riccardo Rasman, Giuseppe Uva, Paolo Scaroni, Stefano Gugliotta, Tommaso De Michiel e tanti, troppi altri non si ripetano MAI PIU’, Diaz compresa! Senza ovviamente dimenticare Sole e Baleno, prima vittime della repressione #notav!

Pretendiamo quindi l’introduzione del reato di tortura e del numero identificativo sulle divise delle forze dell’ordine! Invitiamo inoltre tutti non solo a parlarne e condividere queste tragedie, ma anche ad agire non facendo mai sentire sole le famiglie di queste vittime dello Stato!

NOI NON DIMENTICHIAMO: SAPPIAMO CHI E’ STATO!

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Diaz, arrestata la polizia. Val Susa, quando arrestiamo la repressione?

diaz, arrestata la polizia

Il 31 Dicembre 2013 ci racconta due episodi molto diversi e distanti nel tempo, ma che hanno una psicosi del tutto simile e comune alla gestione del disordine pubblico nel nostro paese.

Passato quasi sotto totale silenzio, se non su alcuni giornali di Genova amplificati poi dai media di controinformazione come infoaut.org, è dell’ultimo giorno dell’anno la decisione di arrestare Spartaco Mortola, ex capo della digos di Genova, e Giovanni Luperi, ex capo analista dei Servizi Segreti ora in pensione, con l’accusa di massacro e per l’introduzione di prove false volte a giustificare l’irruzione delle forze dell’ordine durante l’assalto alla Scuola Diaz. I giudici non hanno accettato la richiesta degli imputati di affidamento ai servizi sociali, condannandoli a ben 8 mesi (Mortola) e un anno (Luperi) da scontare agli arresti domiciliari, con la possibilità di comunicare e di avere anche qualche ora di libertà durante il giorno. Si chiude così la vicenda processuale durata 13 anni, che vede la maggior parte delle bestie manganellanti in divisa antisommossa, anonime dietro le visiere dei loro caschi, perfettamente impunite.
Non che questi tre condannati abbiano subito gravi conseguenze da questa condanna. Per dirne una Spartaco Mortola dopo il Luglio 2001 è stato trasferito a gestire la situazione in Val Susa, e successivamente, con già una condanna in secondo grado con l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, alla direzione della Polfer di Torino.
Invece i manifestanti arrestati durante gli scontri degli stessi giorni sono in carcere praticamente da allora con l’accusa di devastazione e saccheggio. Come se aggredire la vetrina di un bancomat o di un supermercato (a cui per altro molti condannati hanno solo assistito) fosse un delitto molto più grave di fabbricare false prove per giustificare un attacco vendicativo con sapore di squadrismo contro manifestanti semiaddormentati.

Seguiamo Spartaco Mortola in Val Susa, anche se ormai lui se n’è allontanato. Il 31 Dicembre, mentre la giustizia ancora una volta cercava di dare il contentino alla rabbia folle dei movimenti, un gruppo di persone di mezza età si trovava al presidio della Clarea in Val Susa per brindare al nuovo anno, il 22esimo di resistenza NoTav. Bevono spumante, fanno scoppiare qualche fuoco d’artificio. Mentre stanno per scendere, la carica della polizia sulla “retroguardia”, giusto per ricordare che il 22esimo anno non sarà migliore dei precedenti, anzi.
Con la Val Susa completamente militarizzata, con le accuse di terrorismo da parte della stampa e gli arresti degli attivisti che si susseguono ad ogni occasione, non sarà un anno facile.

Perché la giustizia italiana è strana. Mi fa venire in mente Benigni in Johnny Stecchino quando dice di “non toccare le banane”, pensando che siano quelle la causa del tentato omicidio ai suoi danni. Qui è lo stesso. Se vuoi manifestare non toccare le reti. Certi simboli. Certi argomenti. Sono quelli che fanno paura ai sistemi di potere. Se tagli le reti di un cantiere vai in carcere. Se picchi un manifestante che sta facendo resistenza passiva invece no. Se ordini l’assalto ad una scuola piena di persone che si stanno preparando a dormire per far sfogare gli uomini a cui hai affidato l’ordine pubblico, per farli vendicare della tensione a cui sono stati sottoposti, 8 mesi di carcere. Se devasti la vetrina di un bancomat 10 anni.

Questa strana Italia. Mi immagino un turista inglese, di ritorno da una vacanza tra le montagne della Val Susa prima che le stuprino con l’ennesima devastazione ambientale che, quando un’amico gli chiede com’è andata, risponde:

“Se vai in Italia, non toccare le reti!”

Potrebbe essere pericoloso. Che cazzo, sono reti, mica altri esseri umani, no?

 

Articolo tratto da: http://www.aforismidiunpazzo.org

#26 dicembre: serata di autofinanziamento, informazione e musica @ C.s. 28 maggio di Rovato

NO COMPROMISE JUST DUBWISE #15: Stop that train!

Giovedì 26 dicembre a partire dalle 19.00 APERICENA di autofinanziamento del gruppo No Tav Brescia (vegan); a seguire dalle 21.00 PROIEZIONE, PRESENTAZIONE E DIBATTITO.

Durante la serata inoltre potrete trovare il nostro banchetto informativo dove trovare anche le felpe no tav, spillette e adesivi e il foglio per iscriversi alla nostra mailing list per rimanere sempre aggiornati sulle nostre iniziative e sulle notizie che riguardano la nostra città e in generale la lotta No Tav!

Infine dalle 24.00 MILITANT SOUND SYSTEM SESSION con:

-EARTH RESISTENCE DUB SOUND (BG)
-AFRIKAN CHILDREN (TO)
-UNITED ROOTS SOUND SYSTEM (TO sud)
-ONDEROOTZ FAMILY SOUND SYSTEM (BS)

Vi aspettiamo al C.S. 28Maggio in viale Europa, Rovato (BS)!

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La serata è organizzata in collaborazione con diverse realtà: ART@HACK – C.S. 28MAGGIO – NOTAV BS – ONDEROOTZ FAMILY SOUND SYSTEM

 

 

E’ TEMPO DI APRIRE UN PERCORSO NAZIONALE CONTRO I VELENI

“Poi una sera vai a Brescia a presentare Il paese dei veleni in una palestra popolare proprio accanto alla Caffaro. Ci sono un sacco di persone ed il libro va a ruba. Parliamo da un ring di boxe e viene fuori una discussione preziosissima. E’ tempo di aprire un percorso nazionale contro i veleni “. Sintetizza cosi’ sulla sua pagina FB Antonio Musella la serata di presentazione del libro Il paese dei veleni avvenuta venerdi 20 dicembre alla Palestra Popolare Antirazzista di Brescia . Pensiamo abbia ragione. Continua la lettura di E’ TEMPO DI APRIRE UN PERCORSO NAZIONALE CONTRO I VELENI

20 dicembre: Presentazione del libro “IL PAESE DEI VELENI” – incontro con gli autori

“Tra i comitati, i movimenti, le associazioni che in questi anni si sono opposti agli inceneritori, alla Tav, alle trivellazioni dei nostri mari, a tutte le Ilva che avvelenano l’Italia, c’è una società civile che ha deciso di assumersi la responsabilità del Paese che abbiamo ricevuto in prestito dalle generazioni future. E non vuole essere complice di chi l’ha saccheggiato.
È arrivato il momento di riconoscere che il miracolo economico italiano ha un lato oscuro che, dietro la facciata del benessere e del lavoro per tutti, ha nascosto una realtà fatta di scorie e rifiuti tossici, di diossine e benzoapirene, piombo e arsenico. Un miracolo che del miracoloso ha ormai perso anche il ricordo. Macchiato di sangue, piuttosto, e di un cambiamento genetico che ha generato una rivoluzione epidemica delle patologie cronico-degenerative (dai tumori alle malattie cardiocircolatorie, dalle malattie neuro-degenerative a quelle del sistema immunitario). Il sistema industriale italiano si fonda su una totale noncuranza delle condizioni ambientali e del rispetto della salute che non è più nè accettabile nè sostenibile.” Continua la lettura di 20 dicembre: Presentazione del libro “IL PAESE DEI VELENI” – incontro con gli autori